Anni di chemio per un tumore che non c’era: maxi condanna all’Azienda ospedaliera di Pisa
Una diagnosi di linfoma intestinale in fase terminale, anni di chemioterapia e cortisone, la vita sospesa nel timore di morire. Poi, dopo oltre quattro anni di terapie devastanti, l’esito che ribalta tutto: quel tumore non era mai esistito. Per questo la Corte d’Appello di Firenze ha condannato l’Azienda ospedaliero-universitaria pisana (Aoup) a un maxi risarcimento di circa 500 mila euro in favore di una donna oggi 47enne, riconoscendo non solo i danni fisici permanenti, ma anche l’eccezionale carico di angoscia e sofferenza psicologica subita. (iltirreno.it, corrierefiorentino.corriere.it, open.online, lanazione.it)
La diagnosi di linfoma “terminale” e l’inizio dell’incubo
La vicenda prende avvio nel 2006, quando la donna si rivolge all’ospedale di Volterra per un problema ortopedico. (tgcom24.mediaset.it, open.online) Nel corso degli accertamenti emergono dati clinici ritenuti sospetti e viene avviato un percorso diagnostico ematologico.
Gli esami conducono alla diagnosi più temuta: linfoma intestinale non Hodgkin in fase avanzata, definito come una forma grave e potenzialmente terminale. (tgcom24.mediaset.it, corrierefiorentino.corriere.it, open.online) Convinta di avere un tumore aggressivo, la paziente viene presa in carico dall’Aoup di Pisa e inizia un lungo protocollo di cure:
- chemioterapia ripetuta
- cortisone ad alte dosi
- altri farmaci steroidei e immunosoppressori (virgilio.it, iltirreno.it, corrierefiorentino.corriere.it, lanazione.it)
Per la donna comincia un percorso di oltre quattro anni tra reparti, cicli di terapia e controlli, segnato dagli effetti collaterali pesanti dei farmaci e dalla convinzione di lottare contro un cancro all’ultimo stadio. (virgilio.it, corrierefiorentino.corriere.it, open.online, lanazione.it)
Quattro anni di terapie inutili: il tumore non esiste
Il punto di svolta arriva solo diversi anni dopo, quando ulteriori accertamenti specialistici – in altra struttura – escludono la presenza di linfoma. (virgilio.it, tgcom24.mediaset.it, open.online) Le analisi evidenziano come il quadro neoplastico ipotizzato non corrispondesse a un tumore vero e proprio, mettendo in luce la gravità dell’errore diagnostico iniziale.
A quel punto appare chiaro:
- la donna aveva seguito anni di chemio e terapie antitumorali senza alcuna reale necessità
- l’intero percorso terapeutico era stato impostato su una diagnosi di tumore errata (virgilio.it, iltirreno.it, corrierefiorentino.corriere.it, open.online, lanazione.it)
La paziente interrompe le cure oncologiche, ma il danno era ormai compiuto.
Le conseguenze sulla salute: invalidità permanente al 60%
Secondo quanto ricostruito nelle motivazioni della sentenza, i trattamenti prolungati hanno lasciato esiti permanenti importanti. (iltirreno.it, corrierefiorentino.corriere.it, open.online, lanazione.it) I giudici di appello hanno riconosciuto:
- invalidità permanente del 60%, superiore al 40% stimato in primo grado (iltirreno.it, corrierefiorentino.corriere.it, open.online, lanazione.it)
- gravi alterazioni dell’equilibrio ormonale
- osteoporosi con fratture
- stati depressivi e ansiosi
- altre patologie collegate alla marcata immunodepressione indotta dalle cure, come la cosiddetta spasmofilia e la sindrome di Tietze (virgilio.it, corrierefiorentino.corriere.it)
La chemioterapia e i farmaci steroidei, somministrati per anni in assenza di un tumore effettivo, hanno compromesso in modo duraturo la salute della donna e la sua possibilità di svolgere una vita normale, incidendo anche sulla sfera lavorativa e sociale. (virgilio.it, iltirreno.it, corrierefiorentino.corriere.it, open.online)
Il processo: dal tribunale di Pisa all’aumento del risarcimento in appello
Dopo un tentativo di accordo stragiudiziale fallito, la paziente decide di portare in giudizio l’Aoup davanti al Tribunale civile di Pisa. (virgilio.it, iltirreno.it, tgcom24.mediaset.it, open.online)
In primo grado, il giudice pisano:
- riconosce la colpa medica dell’azienda ospedaliera
- condanna l’Aoup a un risarcimento di circa 258–295 mila euro (a seconda delle ricostruzioni, cifra aggiornata poi in sede di appello) (iltirreno.it, corrierefiorentino.corriere.it, open.online, lanazione.it)
La difesa dell’ospedale ha sostenuto la complessità del quadro clinico e la difficoltà della diagnosi, rivendicando la correttezza dell’iter terapeutico sulla base dei dati allora disponibili. (iltirreno.it, tgcom24.mediaset.it)
La donna, ritenendo insufficiente la quantificazione del danno, ricorre in appello a Firenze. La Corte d’Appello:
- conferma la responsabilità dell’Aoup per errore diagnostico e terapeutico
- rivede al rialzo la valutazione dell’invalidità permanente, dal 40% al 60% (iltirreno.it, corrierefiorentino.corriere.it, open.online)
- applica la “personalizzazione del danno”, riconoscendo l’eccezionale gravità del vissuto di malattia infondata (virgilio.it, corrierefiorentino.corriere.it, open.online)
Il risultato è un maxi risarcimento quantificato in oltre 470 mila euro, che arriva a circa 500 mila euro complessivi includendo spese legali e ulteriori voci risarcitorie. (iltirreno.it, corrierefiorentino.corriere.it, open.online, lanazione.it)
Nelle motivazioni, i giudici sottolineano in particolare la “straordinaria angoscia e sofferenza” provocata dalla diagnosi di linfoma intestinale in fase terminale, che ha costretto la donna a vivere per cinque anni nel costante timore di morire per una grave patologia mai avuta. (corrierefiorentino.corriere.it, open.online)
Il significato della sentenza: diagnosi, responsabilità e tutela del paziente
La decisione della Corte d’Appello di Firenze assume un rilievo che va oltre il singolo caso. Dal punto di vista giuridico e sanitario, la sentenza:
- ribadisce che una diagnosi errata, quando comporta terapie pesanti e inutili, può integrare pienamente una colpa medica risarcibile
- riconosce il peso del danno non patrimoniale, non solo fisico ma anche psicologico, legato al vivere a lungo con una prognosi di morte imminente (corrierefiorentino.corriere.it, open.online)
- valorizza l’importanza della personalizzazione del danno, adeguando il risarcimento alla specificità della vicenda e degli effetti sulla vita della persona (virgilio.it, corrierefiorentino.corriere.it, open.online)
Il caso riaccende inoltre il dibattito sulla sicurezza del percorso diagnostico in oncologia:
- la necessità di second opinion e di controlli di conferma, soprattutto davanti a diagnosi di tumori rari o complessi
- l’importanza del confronto multidisciplinare e di un uso prudente di terapie ad alto impatto in presenza di elementi clinici non univoci
Per la donna protagonista di questa storia, la sentenza non può cancellare anni di cure inutili e le conseguenze sulla salute, ma rappresenta il riconoscimento pubblico e giudiziario di un errore che ha segnato in modo irreversibile la sua esistenza.
Fonti principali:
ANSA; Il Tirreno; La Nazione; Corriere Fiorentino; Open; Tgcom24; Virgilio Notizie. (virgilio.it, iltirreno.it, tgcom24.mediaset.it, corrierefiorentino.corriere.it, open.online, lanazione.it)
