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Le creme antibiotiche sono farmaci da banco o con ricetta molto utilizzati per trattare infezioni della pelle, piccole ferite infette o a rischio di infezione. Proprio perché considerate “semplici” e di uso locale, vengono spesso applicate in modo improprio, per troppo tempo o su lesioni che non richiederebbero affatto un antibiotico. Questo può aumentare il rischio di effetti collaterali e, soprattutto, contribuire allo sviluppo di resistenze batteriche.
Capire quando una crema antibiotica è davvero indicata, quali principi attivi esistono, come applicarla correttamente e quando invece è meglio usare alternative (come antisettici o semplici prodotti cicatrizzanti) è fondamentale per proteggere la salute della pelle e preservare l’efficacia degli antibiotici nel tempo. Questa guida offre informazioni generali e aggiornate, ma non sostituisce il parere del medico o del dermatologo, che resta il riferimento per valutare il singolo caso.
Quando è davvero indicata una crema antibiotica per la pelle
Una crema antibiotica è indicata solo quando è presente, o c’è un rischio concreto di sviluppare, un’infezione batterica della pelle. In pratica, si utilizza per trattare o prevenire infezioni superficiali causate da batteri sensibili al principio attivo contenuto nel farmaco. Esempi tipici sono piccole ferite o abrasioni contaminate, escoriazioni, tagli, ustioni superficiali, impetigine (un’infezione cutanea contagiosa, frequente nei bambini) o alcune forme di follicolite. In molti di questi casi, però, la valutazione medica è importante per distinguere un’irritazione o un’infiammazione semplice da una vera infezione batterica che richiede antibiotico.
Non tutte le lesioni cutanee hanno bisogno di una crema antibiotica: molte piccole ferite pulite guariscono bene con una corretta detersione e l’uso di antisettici locali (come clorexidina o iodopovidone) senza necessità di antibiotici. Anche per brufoli, punture di insetto, dermatiti irritative o allergiche, eczemi o eritemi da sfregamento, l’uso di una crema antibiotica è in genere inappropriato se non c’è sovrainfezione batterica documentata. In questi casi, l’impiego “preventivo” di antibiotici topici non solo non porta benefici, ma può favorire resistenze e sensibilizzazioni cutanee.
È importante distinguere tra infezione batterica e altre cause di arrossamento o secrezione. Una ferita che presenta lieve arrossamento ai bordi, un po’ di siero trasparente e dolore moderato può rientrare nel normale processo di guarigione. Segni più sospetti per infezione sono invece aumento progressivo del rossore e del calore locale, dolore intenso, secrezione purulenta (pus giallo-verdastro), cattivo odore, comparsa di febbre o malessere generale. In presenza di questi sintomi, soprattutto se l’area è estesa o in sedi delicate (viso, mani, genitali), è opportuno rivolgersi al medico per valutare se serva una crema antibiotica, un antibiotico per bocca o altri interventi.
Un altro aspetto cruciale è la profondità e l’estensione della lesione. Le creme antibiotiche sono formulate per uso cutaneo superficiale: non sono adatte per ferite profonde, morsi di animali, ustioni estese o lesioni molto contaminate, che richiedono una valutazione urgente in pronto soccorso o dal medico. Inoltre, alcune infezioni cutanee come cellulite, erisipela o ascessi profondi necessitano quasi sempre di terapia sistemica (antibiotici per via orale o endovenosa) e non possono essere gestite solo con prodotti topici. In sintesi, la crema antibiotica è uno strumento utile ma con indicazioni precise, da non estendere a tutte le problematiche della pelle.
Principali principi attivi delle creme antibiotiche e differenze
In Italia sono disponibili diverse creme, pomate o unguenti antibiotici per uso cutaneo, contenenti uno o più principi attivi. Tra i più utilizzati vi sono la gentamicina, la neomicina, la bacitracina, la mupirocina, l’acido fusidico e, in alcune formulazioni specifiche, la sulfadiazina argentica (spesso usata per ustioni). Questi antibiotici appartengono a classi diverse (aminoglicosidi, polipeptidici, ecc.) e hanno spettro d’azione differente, cioè sono efficaci contro batteri diversi. Alcuni prodotti combinano più antibiotici o associano un antibiotico a un cortisonico o a sostanze cicatrizzanti, per agire contemporaneamente su infezione, infiammazione e riparazione tissutale.
La scelta del principio attivo dipende dal tipo di infezione sospettata o documentata, dalla sede, dall’età del paziente e da eventuali allergie note. Ad esempio, la mupirocina è spesso impiegata per l’impetigine e per la decolonizzazione di Staphylococcus aureus in alcune situazioni, mentre l’acido fusidico è indicato per infezioni cutanee superficiali sostenute da stafilococchi. Le combinazioni con cortisone possono essere utili in quadri in cui coesistono infezione batterica e forte componente infiammatoria o pruriginosa, ma vanno usate con particolare cautela e sempre sotto controllo medico, perché il cortisone può mascherare i segni di infezione o favorire la proliferazione di altri microrganismi (come funghi).
È importante anche distinguere tra le diverse forme farmaceutiche: in linguaggio comune si parla spesso di “crema antibiotica” in modo generico, ma dal punto di vista farmaceutico esistono creme (a base acquosa, più leggere), pomate (più grasse, a base oleosa) e unguenti. In Italia, per molti principi attivi sono effettivamente commercializzate sia creme sia pomate, mentre in altri casi è disponibile solo una delle due forme. La scelta dipende dal tipo di lesione: le creme sono in genere preferite su aree umide, essudanti o coperte da pieghe cutanee, mentre le pomate sono più adatte a zone secche o crostose, perché creano un film più occlusivo.
Un ulteriore elemento di differenziazione riguarda la necessità o meno di ricetta medica. Alcune creme antibiotiche sono dispensate solo con prescrizione, altre possono essere acquistate come farmaci da banco (OTC) o di automedicazione. Anche quando il prodotto è disponibile senza ricetta, ciò non significa che possa essere usato in modo indiscriminato o prolungato: le indicazioni riportate nel foglio illustrativo e le raccomandazioni del farmacista e del medico restano fondamentali. In caso di dubbi su quale principio attivo sia più adatto, o se si sono già avute reazioni allergiche a antibiotici topici in passato, è sempre prudente consultare il medico o il dermatologo prima di iniziare il trattamento.
Come applicare correttamente la crema antibiotica e per quanto tempo
Un uso corretto della crema antibiotica è essenziale per massimizzarne l’efficacia e ridurre il rischio di effetti indesiderati e resistenze. Prima di tutto, la zona da trattare deve essere pulita con delicatezza: si consiglia di lavare le mani, detergere la lesione con acqua e, se indicato, con un detergente delicato o un antisettico, rimuovendo eventuali residui di sporco o materiale necrotico secondo le indicazioni del medico. Dopo aver tamponato con garza sterile o tessuto pulito (evitando sfregamenti aggressivi), si applica uno strato sottile di crema antibiotica, sufficiente a coprire uniformemente l’area interessata, senza eccedere nelle quantità.
La frequenza di applicazione e la durata del trattamento variano in base al prodotto e al quadro clinico, ma in generale le creme antibiotiche si usano una o due volte al giorno per periodi limitati, spesso non superiori a 7–10 giorni, salvo diversa indicazione medica. Prolungare l’uso oltre i tempi raccomandati, soprattutto in assenza di miglioramento, non aumenta l’efficacia e può invece favorire irritazioni, allergie da contatto e selezione di batteri resistenti. Se dopo pochi giorni non si osserva un chiaro miglioramento, o se la situazione peggiora (maggiore dolore, arrossamento, secrezione, febbre), è necessario sospendere l’automedicazione e rivolgersi al medico per una rivalutazione.
In molti casi, dopo l’applicazione della crema antibiotica, la lesione viene coperta con una garza sterile o un cerotto, soprattutto se si trova in zone soggette a sfregamento o contaminazione (mani, piedi, aree esposte). La scelta tra medicazione aperta o chiusa dipende dal tipo di ferita, dalla quantità di essudato e dalle indicazioni del professionista sanitario. È importante non condividere il tubetto di crema con altre persone, per evitare contaminazioni crociate, e non utilizzare il prodotto su aree estese del corpo o su mucose (bocca, genitali, occhi) se non espressamente previsto dal foglio illustrativo o dal medico.
Un errore frequente è interrompere la crema antibiotica non appena si nota un miglioramento iniziale, magari dopo 2–3 giorni, senza completare il ciclo consigliato. Questo comportamento può favorire la sopravvivenza di batteri più resistenti e la ricomparsa dell’infezione. Allo stesso tempo, non bisogna prolungare autonomamente il trattamento “per sicurezza”: la regola è attenersi alle indicazioni riportate nel foglietto illustrativo e, in caso di prescrizione, a quelle del medico. Infine, è bene conservare il farmaco secondo le istruzioni (ad esempio, al riparo da calore e umidità) e non utilizzare creme antibiotiche scadute o aperte da molto tempo, perché potrebbero aver perso efficacia o essersi contaminate.
Rischi, effetti collaterali e resistenze agli antibiotici
Le creme antibiotiche, pur agendo localmente, sono farmaci a tutti gli effetti e possono causare effetti collaterali. I più comuni sono reazioni cutanee locali: arrossamento, bruciore, prurito, secchezza o desquamazione nella zona di applicazione. In alcuni casi si sviluppano vere e proprie dermatiti da contatto allergiche, soprattutto con alcuni principi attivi come la neomicina, che è un allergene relativamente frequente. Queste reazioni possono comparire anche dopo utilizzi ripetuti nel tempo e rendere impossibile l’uso futuro di quel farmaco o di antibiotici correlati. Per questo è importante segnalare sempre al medico eventuali reazioni avverse avute in passato con creme antibiotiche.
Un altro rischio è l’alterazione dell’equilibrio della flora cutanea: la pelle ospita normalmente batteri “buoni” che contribuiscono alla sua difesa. L’uso prolungato o esteso di antibiotici topici può ridurre questa flora protettiva e favorire la crescita di microrganismi opportunisti, come funghi (ad esempio Candida) o batteri resistenti. Ciò può tradursi in infezioni miste, più difficili da trattare, o in quadri di irritazione cronica. In alcune situazioni, soprattutto se si applicano grandi quantità di crema su superfici estese o su cute lesa, è possibile anche un assorbimento sistemico del farmaco, con potenziali effetti collaterali generali, sebbene questo sia meno frequente rispetto agli antibiotici assunti per bocca.
Il tema più delicato è quello delle resistenze agli antibiotici. L’uso inappropriato di antibiotici, inclusi quelli topici, contribuisce alla selezione di batteri resistenti, cioè non più sensibili ai farmaci abitualmente utilizzati. Questo fenomeno è riconosciuto come una delle principali minacce per la salute pubblica a livello mondiale. L’abuso di creme antibiotiche per problemi che non ne richiedono l’uso (come semplici irritazioni, punture di insetto non infette, acne lieve) o l’impiego per periodi troppo lunghi aumenta la probabilità che sulla pelle si selezionino ceppi batterici resistenti, che possono poi causare infezioni più difficili da curare, anche in altre sedi dell’organismo.
Per ridurre questi rischi, le principali società scientifiche e le autorità sanitarie raccomandano un uso prudente e mirato degli antibiotici topici: solo quando realmente indicati, per il tempo strettamente necessario e, quando possibile, sulla base di una diagnosi medica. È importante non utilizzare vecchi tubetti di crema antibiotica rimasti in casa per “ogni evenienza”, non condividere il farmaco con familiari o amici e non applicarlo su lesioni di natura dubbia senza una valutazione professionale. In caso di comparsa di effetti collaterali importanti (rash diffuso, gonfiore, difficoltà respiratoria, sintomi sistemici), è necessario sospendere immediatamente il prodotto e contattare il medico o il pronto soccorso, perché potrebbe trattarsi di una reazione allergica grave.
Alternative e quando è necessario rivolgersi al medico o al dermatologo
In molte situazioni, esistono alternative efficaci alla crema antibiotica che permettono di gestire correttamente piccole lesioni cutanee senza ricorrere subito agli antibiotici. Per ferite superficiali pulite, abrasioni lievi, piccole escoriazioni o tagli non contaminati, la strategia di base prevede una buona detersione con acqua e sapone delicato, eventualmente l’uso di un antisettico locale (come clorexidina o iodopovidone, se tollerati) e l’applicazione di medicazioni sterili che mantengano un ambiente umido controllato, favorevole alla cicatrizzazione. Esistono inoltre creme e gel cicatrizzanti non antibiotici, a base di sostanze come acido ialuronico, pantenolo o altri agenti emollienti e rigeneranti, che possono supportare il processo di guarigione senza interferire con la flora batterica in modo selettivo come gli antibiotici.
Per alcune condizioni dermatologiche infiammatorie non infette, come dermatiti da contatto, eczemi, psoriasi o eritemi da sfregamento, il trattamento di prima scelta non è l’antibiotico, ma prodotti specifici (creme emollienti, cortisonici topici, inibitori della calcineurina, ecc.) prescritti dal medico o dal dermatologo in base alla diagnosi. Anche nell’acne, l’uso di antibiotici topici è regolato da linee guida precise e spesso associato ad altri principi attivi (come perossido di benzoile o retinoidi), mentre l’automedicazione con creme antibiotiche generiche non è raccomandata. In molti casi di punture di insetto, orticaria o reazioni allergiche cutanee, sono più indicati antistaminici topici o sistemici e prodotti lenitivi, non antibiotici.
È fondamentale rivolgersi al medico o al dermatologo quando la lesione è estesa, molto dolorosa, localizzata in aree delicate (viso, mani, genitali), quando compaiono segni sistemici come febbre, brividi, malessere generale, o quando l’infezione non migliora o peggiora nonostante un trattamento corretto. Anche nei soggetti con patologie croniche che riducono le difese immunitarie (diabete, terapie immunosoppressive, malattie oncologiche) o nei neonati e nei bambini molto piccoli, la soglia per chiedere una valutazione medica deve essere più bassa, perché il rischio di complicanze è maggiore. In presenza di secrezione purulenta abbondante, striature rosse che si estendono dalla lesione, gonfiore marcato o dolore intenso, è opportuno recarsi rapidamente dal medico o in pronto soccorso.
Un consulto dermatologico è particolarmente utile quando le infezioni cutanee tendono a recidivare, quando si sospettano allergie da contatto a componenti delle creme (antibiotici o eccipienti) o quando la diagnosi non è chiara (ad esempio, lesioni che non guariscono, che cambiano aspetto, che sanguinano facilmente). Il dermatologo può eseguire esami specifici, come tamponi colturali per identificare il batterio responsabile e test di sensibilità agli antibiotici, o patch test per individuare eventuali allergeni. In questo modo, la scelta del trattamento (topico o sistemico) diventa più mirata e si riduce il rischio di uso inappropriato di antibiotici.
In sintesi, la crema antibiotica è uno strumento terapeutico utile ma da utilizzare con criterio: è indicata solo in presenza di infezioni batteriche cutanee o di un rischio concreto di infezione, per periodi limitati e seguendo attentamente le indicazioni del foglio illustrativo e del medico. Conoscere i principali principi attivi, le corrette modalità di applicazione, i possibili effetti collaterali e le alternative disponibili permette di fare scelte più consapevoli, proteggere la salute della pelle e contribuire alla lotta contro le resistenze agli antibiotici. In caso di dubbi, mancato miglioramento o lesioni particolarmente estese o delicate, il riferimento resta sempre il medico di fiducia o il dermatologo.
Per approfondire
Ministero della Salute – Vendita online di medicinali Informazioni ufficiali sui canali autorizzati per l’acquisto di farmaci, utili per orientarsi anche nell’acquisto di creme antibiotiche in sicurezza.
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) Portale istituzionale con schede tecniche e fogli illustrativi dei medicinali, comprese le formulazioni antibiotiche per uso cutaneo.
Istituto Superiore di Sanità (ISS) Approfondimenti su antibiotico-resistenza, uso appropriato degli antibiotici e documenti divulgativi per cittadini e operatori sanitari.
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Sezione dedicata alla resistenza antimicrobica e alle strategie globali per un uso prudente degli antibiotici, inclusi quelli topici.
Centers for Disease Control and Prevention (CDC) Risorse in lingua inglese su infezioni cutanee, gestione delle ferite e raccomandazioni sull’uso degli antibiotici.
