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Le pomate cicatrizzanti sono prodotti di uso comune, ma spesso ci si chiede come si chiamano davvero, quali differenze esistono tra le varie formulazioni e in quali situazioni sia opportuno utilizzarle. Sotto il termine generico di “pomata cicatrizzante” rientrano infatti farmaci, dispositivi medici e semplici cosmetici, con meccanismi d’azione e indicazioni anche molto diversi tra loro. Capire queste differenze è importante per usare il prodotto giusto al momento giusto, senza aspettarsi risultati miracolosi e senza correre rischi inutili per la pelle.
In dermatologia le pomate cicatrizzanti trovano impiego in numerosi contesti: piccole ferite superficiali, abrasioni, escoriazioni, ustioni lievi, ma anche ulcere croniche, piaghe da decubito o ferite chirurgiche in fase di guarigione, sempre secondo indicazione medica. Alcuni prodotti, come le pomate enzimatiche a base di collagenasi (ad esempio Iruxol), sono veri e propri farmaci e vengono utilizzati per favorire la rimozione del tessuto necrotico nelle lesioni più complesse, sotto stretto controllo dello specialista. In questa guida vedremo quali sono i principali tipi di pomate cicatrizzanti, come funzionano, quali effetti collaterali possono dare, quando sono indicate o controindicate e quali accortezze seguire per un uso corretto.
Tipi di pomate cicatrizzanti
Quando si parla di “come si chiama la pomata cicatrizzante” è utile chiarire che non esiste un solo prodotto, ma diverse categorie. Una prima grande distinzione è tra pomate a base di sostanze emollienti e idratanti, spesso classificate come cosmetici o dispositivi medici, e pomate che contengono principi attivi farmacologici veri e propri. Le prime includono creme e unguenti con acido ialuronico, pantenolo, glicerina, ceramidi o oli vegetali, pensate per mantenere un ambiente umido controllato sulla ferita e favorire la riepitelizzazione, cioè la ricrescita dello strato superficiale della pelle. Le seconde comprendono, ad esempio, pomate antibiotiche, cortisoniche, enzimatiche o con antisettici, che agiscono su specifici meccanismi patologici come infezione, infiammazione o presenza di tessuto necrotico.
Un gruppo importante è rappresentato dalle pomate enzimatiche cicatrizzanti, come quelle a base di collagenasi batterica (per esempio Iruxol), utilizzate soprattutto in ambito ospedaliero o specialistico per il debridement enzimatico, cioè la rimozione selettiva del tessuto morto o devitalizzato nelle ulcere croniche o nelle piaghe da decubito. Questi prodotti non sono semplici “creme per far chiudere la ferita”, ma farmaci soggetti a prescrizione, con indicazioni precise e modalità d’uso che richiedono la supervisione di un medico o di un infermiere esperto in wound care. Accanto a queste esistono pomate cicatrizzanti con sostanze come allantoina, ossido di zinco, vitamine A ed E, che hanno un ruolo più blando ma utile nel proteggere la cute e favorire la rigenerazione in lesioni superficiali non complicate.
Un’altra categoria è costituita dalle pomate cicatrizzanti con componente antisettica o antibiotica. Le formulazioni con clorexidina, iodopovidone o altri antisettici sono spesso classificate come dispositivi medici e vengono impiegate per ridurre la carica batterica locale in piccole ferite a rischio di contaminazione. Le pomate antibiotiche topiche, invece, contengono principi attivi come gentamicina, mupirocina o altri, e sono farmaci veri e propri, da usare solo quando indicato dal medico per evitare fenomeni di resistenza batterica. In molti casi, per piccole ferite pulite, non è necessario ricorrere a pomate antibiotiche, ma è sufficiente una corretta detersione e l’uso di prodotti cicatrizzanti non medicati.
Infine, esistono pomate e gel cicatrizzanti specifici per la gestione delle cicatrici già formate, come i prodotti a base di silicone (in gel o cerotti), spesso classificati come dispositivi medici. Questi non servono a “chiudere” la ferita aperta, ma a migliorare l’aspetto della cicatrice in fase di maturazione, riducendo il rischio di cicatrici ipertrofiche o cheloidi. In questa categoria rientrano anche creme con estratti vegetali, come la centella asiatica, e con sostanze lenitive e antiossidanti. È importante quindi distinguere tra pomata cicatrizzante per la ferita fresca e prodotto per la gestione della cicatrice: si tratta di momenti diversi del processo di guarigione, con esigenze e formulazioni differenti.
Come funzionano
Il funzionamento delle pomate cicatrizzanti dipende dalla loro composizione, ma in generale l’obiettivo è favorire un ambiente ottimale per la guarigione della ferita. Oggi sappiamo che la cicatrizzazione è più rapida e di migliore qualità quando la ferita è mantenuta in un ambiente umido controllato, non secca all’aria come si pensava in passato. Le pomate a base di sostanze idratanti, come acido ialuronico o pantenolo, contribuiscono a trattenere l’acqua nello strato superficiale della cute e a creare una sorta di microfilm protettivo che limita la disidratazione e le microlesioni da sfregamento. Questo favorisce la migrazione dei cheratinociti, le cellule che ricoprono la superficie cutanea, e accelera la riepitelizzazione, riducendo al contempo il rischio di cicatrici visibili.
Le pomate enzimatiche cicatrizzanti, come quelle a base di collagenasi, hanno un meccanismo d’azione più specifico e complesso. La collagenasi è un enzima in grado di degradare selettivamente il collagene denaturato presente nel tessuto necrotico o fibrinoso che spesso ricopre le ulcere croniche o le piaghe da decubito. Rimuovendo questo “tappo” di tessuto non vitale, si facilita la formazione di tessuto di granulazione sano e si prepara il letto della ferita alla successiva riepitelizzazione. È importante sottolineare che questo tipo di pomata non va usato su ferite pulite e in fase avanzata di guarigione, né su lesioni banali, perché il suo ruolo è specifico per il debridement e richiede un inquadramento clinico preciso.
Le pomate cicatrizzanti con componente antisettica o antibiotica agiscono invece sul controllo della carica microbica locale. Gli antisettici, come la clorexidina, hanno un ampio spettro d’azione e riducono la presenza di batteri sulla superficie della ferita, limitando il rischio di infezione in situazioni a rischio moderato. Gli antibiotici topici, al contrario, sono mirati contro specifici batteri e vengono utilizzati quando c’è un sospetto o una conferma di infezione cutanea localizzata, ad esempio impetigine o piccole sovrainfezioni di ferite. Tuttavia, l’uso indiscriminato di pomate antibiotiche “per far guarire prima” non è giustificato e può favorire lo sviluppo di resistenze, oltre a causare reazioni allergiche locali.
Un altro meccanismo importante è quello delle pomate cicatrizzanti protettive e lenitive, spesso a base di ossido di zinco, allantoina, vitamine o estratti vegetali. Questi prodotti creano una barriera fisica contro agenti irritanti esterni (urina, feci, sudore, sfregamento) e riducono l’infiammazione superficiale, permettendo alla pelle di rigenerarsi in condizioni più favorevoli. In alcune formulazioni, la presenza di antiossidanti e sostanze che stimolano la microcircolazione può contribuire a migliorare l’apporto di nutrienti e ossigeno ai tessuti in guarigione. È però fondamentale ricordare che nessuna pomata, da sola, può compensare una cattiva gestione generale della ferita: detersione corretta, eventuale medicazione e controllo delle patologie di base (come diabete o insufficienza venosa) restano elementi centrali del processo di cicatrizzazione.
Effetti collaterali
Come tutti i prodotti applicati sulla pelle, anche le pomate cicatrizzanti possono causare effetti collaterali, sebbene nella maggior parte dei casi si tratti di reazioni lievi e reversibili. Il disturbo più frequente è l’irritazione locale, che può manifestarsi con arrossamento, bruciore, prurito o sensazione di calore nella zona di applicazione. Questi sintomi possono dipendere da una sensibilità individuale a uno o più componenti della formulazione, come conservanti, profumi, eccipienti o lo stesso principio attivo. In genere, la sospensione del prodotto porta a una rapida regressione dei disturbi, ma se i sintomi sono intensi o persistenti è opportuno consultare il medico o il farmacista per valutare alternative più adatte alla propria pelle.
Un capitolo a parte riguarda le reazioni allergiche vere e proprie, che possono verificarsi con qualsiasi pomata, ma sono più probabili con prodotti contenenti antibiotici topici, antisettici o determinate sostanze vegetali. Le dermatiti da contatto allergiche si presentano con arrossamento marcato, vescicole, prurito intenso e talvolta estensione della lesione oltre l’area di applicazione. In questi casi è importante interrompere subito l’uso della pomata e rivolgersi al medico, che potrà confermare il sospetto e, se necessario, prescrivere una terapia adeguata. In soggetti con storia di allergie cutanee o sensibilità note a determinati componenti, è consigliabile leggere attentamente la composizione del prodotto prima dell’uso e, in caso di dubbio, chiedere un parere professionale.
Le pomate cicatrizzanti contenenti principi attivi farmacologici, come corticosteroidi o antibiotici, possono dare effetti collaterali specifici legati alla loro azione. I cortisonici topici, se usati in modo improprio (per periodi troppo lunghi, su aree estese o sotto bendaggi occlusivi), possono causare assottigliamento della pelle, comparsa di strie, teleangectasie (piccoli capillari visibili) e maggiore suscettibilità alle infezioni locali. Gli antibiotici topici, oltre al rischio di allergia, possono favorire la selezione di ceppi batterici resistenti, rendendo più difficile il trattamento di eventuali infezioni future. Per questo motivo, l’uso di queste categorie di pomate dovrebbe sempre avvenire su indicazione medica e per il tempo strettamente necessario.
Un ulteriore aspetto da considerare è il rischio di uso inappropriato delle pomate cicatrizzanti in presenza di ferite che richiedono invece un intervento medico urgente. Applicare ripetutamente creme o unguenti su una lesione che peggiora, che presenta segni di infezione importante (dolore intenso, calore, arrossamento esteso, secrezione purulenta, febbre) o che non mostra segni di miglioramento nel tempo può ritardare la diagnosi e il trattamento adeguato. In questi casi, più che gli effetti collaterali diretti del prodotto, il problema è il ritardo nella presa in carico specialistica. È quindi fondamentale riconoscere i limiti dell’automedicazione e rivolgersi al medico quando la situazione lo richiede, soprattutto in presenza di patologie croniche come diabete, insufficienza venosa o immunodeficienze.
Indicazioni e controindicazioni
Le indicazioni delle pomate cicatrizzanti variano in base al tipo di prodotto. Le creme idratanti e protettive, spesso a base di pantenolo, acido ialuronico o ossido di zinco, sono generalmente indicate per piccole ferite superficiali, abrasioni, screpolature, irritazioni da sfregamento o da pannolino, purché la lesione sia pulita e non infetta. In questi casi il loro ruolo è quello di favorire un ambiente umido controllato, proteggere la cute e ridurre il disagio locale. Le pomate enzimatiche come quelle a base di collagenasi (Iruxol e analoghi) sono invece indicate per il trattamento di ulcere croniche, piaghe da decubito e ferite con tessuto necrotico o fibrinoso, nell’ambito di un piano di cura definito dal medico o dal team di wound care.
Le pomate cicatrizzanti con antisettici sono generalmente indicate per piccole ferite a rischio di contaminazione, come tagli o escoriazioni esposte a sporco o ambienti non igienici, sempre dopo un’adeguata detersione con soluzioni idonee. Le pomate antibiotiche topiche trovano indicazione in infezioni cutanee localizzate di lieve entità, come alcune forme di impetigine o sovrainfezioni di ferite, ma il loro uso dovrebbe essere limitato nel tempo e guidato dal medico. Non è raccomandato applicare pomate antibiotiche “a scopo preventivo” su ogni piccola ferita, perché questo non migliora la cicatrizzazione e aumenta il rischio di resistenze. Per le cicatrici già formate, i gel e le pomate a base di silicone o altri attivi specifici sono indicati per migliorare l’aspetto estetico e ridurre il rischio di cicatrici ipertrofiche, soprattutto se iniziati nelle prime fasi di maturazione della cicatrice.
Per quanto riguarda le controindicazioni, molte pomate cicatrizzanti non vanno applicate su ferite infette non trattate, su lesioni molto estese o profonde, su ustioni di secondo grado estese o di terzo grado, né su mucose (bocca, genitali) se non espressamente previsto dal foglietto illustrativo. Le pomate enzimatiche a base di collagenasi sono controindicate su ferite pulite in fase avanzata di guarigione, su tessuti vitali esposti (come tendini o muscoli) senza adeguata protezione, e in caso di ipersensibilità nota al principio attivo o agli eccipienti. Anche le pomate con cortisonici o antibiotici hanno controindicazioni specifiche, ad esempio in caso di infezioni virali cutanee (herpes, varicella) o di allergia nota al farmaco.
Un’attenzione particolare va riservata a bambini piccoli, donne in gravidanza o allattamento e persone con patologie croniche complesse. In questi gruppi, anche prodotti apparentemente “innocui” dovrebbero essere utilizzati con prudenza e, se possibile, dopo aver chiesto consiglio al medico o al pediatra. Inoltre, è importante non considerare le pomate cicatrizzanti come sostituti di altre misure fondamentali: nel caso delle ulcere venose, ad esempio, la terapia compressiva resta il cardine del trattamento, mentre la pomata ha un ruolo di supporto. In sintesi, prima di scegliere una pomata cicatrizzante è bene valutare il tipo di lesione, la presenza di eventuali segni di infezione, le condizioni generali della persona e le indicazioni specifiche riportate nel foglietto illustrativo.
Consigli per l’uso
Per utilizzare correttamente una pomata cicatrizzante è fondamentale partire da una buona detersione della ferita. Prima dell’applicazione, le mani devono essere accuratamente lavate e, se possibile, si dovrebbero usare guanti monouso per ridurre il rischio di contaminazione. La ferita va pulita delicatamente con soluzione fisiologica o con detergenti specifici indicati dal medico, evitando l’uso di sostanze irritanti come alcol o acqua ossigenata ad alte concentrazioni, che possono danneggiare i tessuti in guarigione. Solo dopo aver asciugato con garze sterili, tamponando senza sfregare, si può procedere all’applicazione della pomata, seguendo le indicazioni di quantità e frequenza riportate nel foglietto illustrativo o fornite dal professionista sanitario.
La quantità di pomata da applicare non deve essere eccessiva: uno strato sottile e uniforme è generalmente sufficiente per coprire l’area interessata, a meno che il medico non indichi diversamente. Uno strato troppo spesso può macerare la pelle circostante, soprattutto se la zona viene poi coperta con una medicazione occlusiva. Dopo l’applicazione, a seconda del tipo di ferita e di prodotto, si può lasciare la zona all’aria o coprirla con una garza sterile e un bendaggio adeguato. È importante rispettare i tempi di cambio della medicazione: cambiarla troppo spesso può traumatizzare il tessuto in formazione, mentre lasciarla troppo a lungo può favorire la macerazione o la proliferazione batterica, soprattutto se la ferita produce essudato.
Un altro consiglio importante riguarda la durata complessiva del trattamento. Le pomate cicatrizzanti per piccole ferite superficiali dovrebbero portare a un miglioramento visibile in pochi giorni; se la lesione non tende a chiudersi, peggiora o compaiono segni di infezione (aumento del dolore, arrossamento esteso, secrezione purulenta, cattivo odore, febbre), è necessario sospendere l’automedicazione e consultare il medico. Per le ferite croniche o complesse, come le ulcere da pressione o le ulcere diabetiche, la gestione deve essere sempre affidata a un team sanitario: in questi casi la pomata è solo uno degli elementi di un piano terapeutico più ampio, che comprende controllo delle patologie di base, eventuale terapia antibiotica sistemica, gestione della pressione o del carico sulla zona interessata e monitoraggio periodico.
Infine, è bene conservare le pomate cicatrizzanti secondo le indicazioni riportate sulla confezione, generalmente a temperatura ambiente e al riparo da luce e calore eccessivi. Non si dovrebbero utilizzare prodotti scaduti o che hanno cambiato colore, odore o consistenza, perché potrebbero aver perso efficacia o essere diventati irritanti. È utile anche evitare di condividere le pomate con altre persone, soprattutto se contengono principi attivi farmacologici, per ridurre il rischio di allergie crociate o di uso improprio. Ricordare sempre che, pur essendo di uso comune, le pomate cicatrizzanti non sono tutte uguali: leggere il foglietto illustrativo, rispettare le indicazioni d’uso e chiedere consiglio al medico o al farmacista in caso di dubbi è il modo migliore per favorire una guarigione sicura e di buona qualità.
In conclusione, quando ci si chiede “come si chiama la pomata cicatrizzante” è importante pensare non tanto a un singolo nome commerciale, quanto alla categoria di prodotto più adatta al tipo di ferita e alla situazione clinica. Esistono pomate idratanti e protettive per piccole lesioni superficiali, pomate enzimatiche come quelle a base di collagenasi per ulcere croniche e piaghe da decubito, formulazioni con antisettici o antibiotici per gestire il rischio infettivo e prodotti specifici per migliorare l’aspetto delle cicatrici già formate. Conoscere le differenze tra queste opzioni, i possibili effetti collaterali, le indicazioni e le controindicazioni consente di utilizzare questi strumenti in modo più consapevole, integrandoli sempre in una corretta gestione generale della ferita e, quando necessario, nel percorso di cura definito con il proprio medico.
Per approfondire
Ministero della Salute – Portale istituzionale con informazioni aggiornate sulla gestione delle ferite, prevenzione delle infezioni e corretta automedicazione, utile per orientarsi tra i diversi prodotti per la cura della pelle.
Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Offre documenti tecnici e materiali divulgativi su cicatrizzazione, infezioni cutanee e buone pratiche di medicazione, con particolare attenzione alle persone fragili e alle ulcere croniche.
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – Banca dati ufficiale dei farmaci, dove è possibile consultare i foglietti illustrativi aggiornati di pomate enzimatiche, antibiotiche e cortisoniche, comprese le indicazioni e le avvertenze di sicurezza.
Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) – Fonte autorevole per linee guida e valutazioni sui medicinali topici, con documenti utili a comprendere criteri di efficacia e sicurezza delle diverse formulazioni cicatrizzanti.
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) – Pubblica raccomandazioni e linee guida internazionali sulla prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza e sulla gestione delle ferite, con particolare attenzione all’uso appropriato degli antibiotici topici.
