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I brufoli infiammati sono una delle manifestazioni più fastidiose dell’acne: compaiono spesso all’improvviso, sono dolenti al tatto, arrossati e possono lasciare segni o cicatrici se manipolati in modo scorretto. Scegliere quale pomata usare non è banale: in farmacia esistono prodotti molto diversi tra loro, con principi attivi specifici e indicazioni precise, che non sono sovrapponibili alle semplici creme cosmetiche “anti-imperfezioni”. È quindi utile capire come nasce un brufolo infiammato, quali pomate sono più utilizzate secondo le evidenze scientifiche e in quali situazioni è invece necessario rivolgersi al dermatologo.
Questa guida offre una panoramica generale, basata sulle principali linee guida internazionali sull’acne, su quali pomate possono essere impiegate per i brufoli infiammati, come applicarle correttamente e quali accortezze adottare per prevenire nuove lesioni. Le informazioni hanno carattere divulgativo e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico o del farmacista: in presenza di acne estesa, dolore importante, peggioramento improvviso o altre patologie cutanee concomitanti è sempre opportuno un inquadramento specialistico personalizzato.
Cause dei brufoli infiammati
Un brufolo infiammato è il risultato finale di una serie di processi che interessano il follicolo pilosebaceo, cioè la struttura che comprende il pelo e la ghiandola sebacea. Alla base c’è quasi sempre una predisposizione all’acne, condizione in cui si combinano iperproduzione di sebo, ispessimento dello strato corneo (ipercheratinizzazione) e proliferazione di batteri cutanei, in particolare Cutibacterium acnes. Quando il sebo e le cellule morte ostruiscono il poro, si forma il comedone (punto bianco o punto nero); se il tappo si rompe e il contenuto entra in contatto con il tessuto circostante, si scatena una risposta infiammatoria che porta alla comparsa del classico brufolo rosso, dolente, talvolta con pus.
Oltre ai meccanismi locali, numerosi fattori sistemici contribuiscono alla formazione di brufoli infiammati. Gli ormoni androgeni (come il testosterone) aumentano l’attività delle ghiandole sebacee, motivo per cui l’acne è frequente in adolescenza e può riacutizzarsi in alcune fasi della vita adulta, ad esempio nelle donne con irregolarità mestruali o sindrome dell’ovaio policistico. Anche la familiarità gioca un ruolo importante: chi ha genitori che hanno sofferto di acne severa ha maggior probabilità di sviluppare forme più marcate. Infine, alcuni farmaci (per esempio corticosteroidi sistemici, alcuni anticonvulsivanti o integratori ad alto contenuto di vitamina B12) possono favorire la comparsa di lesioni acneiche infiammate.
Fattori ambientali e comportamentali possono peggiorare brufoli già presenti o favorirne la comparsa in soggetti predisposti. L’uso di cosmetici comedogeni, molto occlusivi o non adatti al proprio tipo di pelle, può ostruire ulteriormente i pori. Anche l’abitudine a toccarsi spesso il viso con le mani non pulite, a spremere i brufoli o a utilizzare strumenti non sterili per “rimuovere punti neri” aumenta il rischio di infiammazione, sovrainfezione batterica e cicatrici. Lo stress cronico, attraverso meccanismi ormonali e immunitari, può contribuire a peggiorare il quadro acneico, così come il fumo di sigaretta, che altera la microcircolazione cutanea e i processi di riparazione della pelle.
Negli ultimi anni si è discusso molto anche del ruolo dell’alimentazione e dello stile di vita. Le evidenze suggeriscono che diete ad alto indice glicemico (ricche di zuccheri semplici e farine raffinate) e un consumo eccessivo di latticini, in particolare latte scremato, possano essere associati a un peggior controllo dell’acne in alcune persone, probabilmente attraverso l’aumento di insulina e IGF-1, ormoni che stimolano le ghiandole sebacee. Tuttavia, non esiste una “dieta dell’acne” valida per tutti: più che eliminare singoli alimenti, è consigliabile puntare su un’alimentazione equilibrata, ricca di frutta, verdura, cereali integrali e fonti di grassi “buoni”, e valutare con il medico eventuali correlazioni individuali tra cibo e peggioramento dei brufoli.
Pomate consigliate
Quando si parla di “pomata per un brufolo infiammato” è importante distinguere tra prodotti cosmetici e veri e propri medicinali topici. Le principali linee guida internazionali sull’acne indicano come cardini del trattamento locale alcuni principi attivi specifici: il perossido di benzoile, i retinoidi topici (come adapalene o tretinoina), gli antibiotici topici (per esempio clindamicina o eritromicina, sempre in associazione con perossido di benzoile) e altre molecole come acido azelaico o acido salicilico. Queste sostanze non vanno usate in modo casuale: hanno indicazioni, controindicazioni e possibili effetti collaterali, per cui è preferibile che la scelta della pomata sia guidata dal medico o almeno dal farmacista, soprattutto in presenza di acne diffusa.
Il perossido di benzoile è uno dei trattamenti topici più utilizzati per i brufoli infiammati. Ha un’azione antibatterica non antibiotica (riduce la proliferazione di Cutibacterium acnes senza favorire resistenze), oltre a un effetto leggermente cheratolitico, cioè aiuta a “sciogliere” il tappo di cellule morte che ostruisce il poro. È disponibile in diverse concentrazioni e formulazioni (gel, crema, lozione) e spesso viene associato ad antibiotici topici in pomate o gel a dose fissa, proprio per potenziarne l’efficacia e ridurre il rischio di resistenza batterica. Può però causare secchezza, bruciore o irritazione, soprattutto nelle prime settimane, e scolorire tessuti e capelli, motivo per cui va usato con attenzione e secondo le indicazioni.
I retinoidi topici rappresentano un altro pilastro del trattamento dell’acne, inclusi i brufoli infiammati. Agiscono normalizzando il turnover delle cellule dell’epidermide, prevenendo la formazione di nuovi comedoni e favorendo il riassorbimento delle lesioni esistenti; hanno inoltre un effetto antinfiammatorio diretto. Le linee guida più recenti li considerano un elemento chiave di quasi tutti i regimi terapeutici per l’acne, spesso in combinazione con perossido di benzoile o antibiotici topici. Tuttavia, possono provocare irritazione, arrossamento e desquamazione, soprattutto all’inizio: per questo è frequente che il dermatologo consigli un’introduzione graduale (a sere alterne, poi quotidiana) e l’uso concomitante di detergenti delicati e creme idratanti non comedogene.
Gli antibiotici topici, come clindamicina o eritromicina in gel o crema, sono indicati per le forme di acne con componente infiammatoria, ma le linee guida raccomandano di non utilizzarli mai da soli e di limitarne la durata, per ridurre il rischio di resistenze batteriche. Per questo vengono quasi sempre prescritti in associazione fissa con perossido di benzoile, in pomate o gel che agiscono contemporaneamente sulla carica batterica e sull’ostruzione del poro. Altri principi attivi topici utili per singoli brufoli infiammati o per acne lieve includono l’acido azelaico (con azione antibatterica e schiarente sulle macchie post-infiammatorie) e l’acido salicilico (cheratolitico), spesso presenti in prodotti da banco. In ogni caso, anche se molte pomate sono acquistabili senza ricetta, è prudente confrontarsi con un professionista sanitario per scegliere il prodotto più adatto al proprio tipo di pelle e al grado di acne.
Come applicare correttamente
La modalità di applicazione della pomata è quasi importante quanto la scelta del principio attivo. Prima di tutto, la pelle va detersa con un prodotto delicato, specifico per pelli miste o acneiche, evitando saponi troppo aggressivi che rimuovono eccessivamente il film idrolipidico e possono indurre una produzione “di rimbalzo” di sebo. Dopo il lavaggio, il viso va tamponato con un asciugamano pulito, senza strofinare, per non irritare ulteriormente le aree già infiammate. Solo a pelle completamente asciutta si applica la pomata: l’umidità residua può aumentare la penetrazione del farmaco e il rischio di irritazione, soprattutto con perossido di benzoile e retinoidi.
Un errore molto comune è usare la pomata solo sul singolo brufolo visibile. In realtà, molti trattamenti topici per l’acne sono pensati per essere applicati a strato sottile sull’intera area interessata (per esempio tutta la zona T o l’intero volto), perché agiscono anche in prevenzione sui microcomedoni non ancora visibili. Naturalmente, questo dipende dal tipo di prodotto: alcune formulazioni spot, a base di acido salicilico o zolfo, sono invece concepite per l’applicazione mirata sulla singola lesione. È quindi fondamentale leggere attentamente il foglietto illustrativo e seguire le indicazioni del medico o del farmacista, che possono adattare frequenza e modalità di applicazione alla sensibilità della pelle e alla gravità dell’acne.
La quantità di prodotto da utilizzare deve essere moderata: uno strato sottile è generalmente sufficiente e riduce il rischio di irritazione. Per i retinoidi topici, spesso si fa riferimento alla cosiddetta “regola del dito” (una striscia di prodotto lunga quanto la falange distale per trattare l’intero volto), ma il dosaggio preciso va sempre verificato con il medico. È importante evitare il contatto con mucose, occhi, angoli del naso e labbra, zone particolarmente sensibili. Se si usano più prodotti (per esempio un detergente specifico, una crema idratante non comedogena e una pomata farmacologica), è bene attendere qualche minuto tra un’applicazione e l’altra per ridurre il rischio di interazioni irritative e permettere un assorbimento più uniforme.
Molti principi attivi utilizzati nelle pomate per brufoli infiammati aumentano la fotosensibilità cutanea, cioè rendono la pelle più sensibile ai raggi UV, con rischio di eritema, bruciore e macchie post-infiammatorie. Per questo, salvo diversa indicazione del dermatologo, i retinoidi topici si applicano preferibilmente la sera, mentre al mattino è raccomandato l’uso di una protezione solare ad ampio spettro, con SPF adeguato e formulazione non comedogena. Anche il perossido di benzoile può rendere la pelle più reattiva al sole e scolorire tessuti e capelli: è prudente lavare bene le mani dopo l’applicazione e fare attenzione a federe, asciugamani e indumenti chiari. In caso di irritazione marcata, bruciore intenso o peggioramento improvviso delle lesioni, è opportuno sospendere il prodotto e consultare il medico.
Nel corso del trattamento è utile monitorare l’evoluzione delle lesioni e la tollerabilità cutanea, eventualmente adattando la frequenza di applicazione in accordo con il medico o il farmacista. In alcune fasi può essere necessario ridurre temporaneamente le applicazioni o alternare giorni di trattamento a giorni di pausa, per permettere alla pelle di recuperare. Mantenere costanza nell’uso delle pomate, evitando interruzioni eccessive o cambi frequenti di prodotto senza indicazione professionale, favorisce risultati più stabili nel tempo.
Quando consultare un dermatologo
Anche se molti brufoli infiammati possono essere gestiti con pomate da banco e semplici accorgimenti, esistono situazioni in cui è fortemente consigliato rivolgersi a un dermatologo. Se l’acne interessa ampie aree del volto, del dorso o del torace, se compaiono noduli profondi, cisti dolorose o lesioni che lasciano cicatrici evidenti, è improbabile che i soli trattamenti topici da automedicazione siano sufficienti. In questi casi, lo specialista può valutare la necessità di terapie combinate più strutturate, che includano farmaci sistemici (per esempio antibiotici orali o isotretinoina) e un monitoraggio periodico, in linea con le raccomandazioni delle linee guida internazionali.
È opportuno consultare il dermatologo anche quando i brufoli infiammati compaiono improvvisamente in età adulta senza una storia precedente di acne, soprattutto se associati ad altri segni come irregolarità mestruali, aumento di peli in sedi tipicamente maschili (irsutismo), aumento di peso o altri sintomi sistemici: in questi casi può essere necessario escludere condizioni ormonali sottostanti, come la sindrome dell’ovaio policistico o altre endocrinopatie. Allo stesso modo, se l’acne peggiora in modo significativo dopo l’inizio di una nuova terapia farmacologica (per esempio corticosteroidi, alcuni farmaci psichiatrici o integratori), è importante parlarne con il medico curante, che valuterà l’eventuale correlazione e possibili alternative terapeutiche.
Un altro motivo spesso sottovalutato per rivolgersi allo specialista è l’impatto psicologico dei brufoli infiammati. L’acne, soprattutto se localizzata sul volto, può influenzare in modo marcato l’autostima, la vita sociale e, nei casi più gravi, essere associata a sintomi ansioso-depressivi. Le linee guida sottolineano come la presenza di disagio psicosociale significativo sia di per sé un’indicazione a trattare l’acne in modo più deciso, anche con farmaci sistemici quando appropriato. Parlare apertamente con il dermatologo delle proprie preoccupazioni estetiche ed emotive permette di impostare un percorso terapeutico più aderente ai bisogni reali della persona.
Infine, è bene richiedere una valutazione specialistica quando i trattamenti topici già provati non hanno dato risultati soddisfacenti dopo un periodo adeguato di utilizzo corretto (in genere alcune settimane o pochi mesi, a seconda del farmaco), oppure quando compaiono effetti collaterali importanti come irritazioni severe, dermatiti da contatto, fotosensibilità marcata o reazioni allergiche. Il dermatologo può distinguere l’acne da altre patologie che possono simulare brufoli infiammati (per esempio rosacea, follicoliti batteriche o fungine, dermatite periorale) e proporre terapie mirate, evitando l’uso prolungato e inefficace di pomate non adatte al problema reale.
In alcune situazioni, il consulto dermatologico può essere utile anche per ricevere indicazioni su eventuali trattamenti complementari, come peeling chimici, laser o altre procedure ambulatoriali, che possono contribuire a migliorare l’aspetto delle cicatrici o delle macchie residue. Lo specialista è inoltre la figura di riferimento per programmare controlli periodici e valutare nel tempo l’andamento dell’acne, adattando la terapia alle diverse fasi della malattia e alle esigenze della persona.
Consigli per la prevenzione
La prevenzione dei brufoli infiammati passa innanzitutto da una corretta routine di cura della pelle. È consigliabile detergere il viso due volte al giorno con prodotti delicati, specifici per pelli miste o grasse, evitando saponi aggressivi o scrub meccanici troppo frequenti che possono irritare la pelle e peggiorare l’infiammazione. Dopo la detersione, è utile applicare una crema idratante leggera, non comedogena, per mantenere la barriera cutanea in buone condizioni: una pelle eccessivamente secca e irritata risponde spesso con un aumento compensatorio della produzione di sebo. È importante anche rimuovere sempre il trucco prima di andare a dormire, scegliendo cosmetici “oil-free” o “non comedogeni” e sostituendo regolarmente pennelli e spugnette per evitare accumuli di batteri.
Un’abitudine fondamentale per prevenire l’aggravamento dei brufoli è evitare di toccare e spremere le lesioni. Anche se può sembrare un gesto innocuo o addirittura “risolutivo”, la spremitura traumatizza i tessuti, spinge il contenuto infiammatorio più in profondità e aumenta il rischio di cicatrici e macchie post-infiammatorie. Inoltre, le mani non sempre sono perfettamente pulite e possono introdurre nuovi batteri nella lesione. Se un brufolo è particolarmente dolente o voluminoso, è preferibile rivolgersi al dermatologo, che può valutare l’eventuale esecuzione di procedure ambulatoriali (come piccole incisioni o iniezioni intralesionali di corticosteroidi) in condizioni sterili e controllate, riducendo il rischio di complicanze.
Lo stile di vita gioca un ruolo non trascurabile nella gestione a lungo termine dell’acne. Pur non esistendo una dieta “miracolosa”, adottare un’alimentazione equilibrata, con un apporto moderato di zuccheri semplici e cibi ad alto indice glicemico, può contribuire a un migliore controllo dei brufoli in alcune persone. Allo stesso modo, limitare il consumo di latte e derivati ad alto contenuto di grassi o altamente processati può essere utile nei soggetti che riferiscono un peggioramento dell’acne in relazione a questi alimenti. Mantenere un peso corporeo adeguato, praticare attività fisica regolare e gestire lo stress con tecniche di rilassamento, sonno sufficiente e supporto psicologico quando necessario sono strategie che, pur non sostituendo le terapie farmacologiche, possono favorirne l’efficacia complessiva.
Un’attenzione particolare va riservata alla protezione solare. Sebbene una moderata esposizione al sole possa dare l’impressione di migliorare temporaneamente l’aspetto dei brufoli (per effetto ottico e lieve azione antinfiammatoria), nel medio-lungo periodo i raggi UV possono peggiorare l’infiammazione, favorire l’iperpigmentazione post-infiammatoria e accelerare l’invecchiamento cutaneo. Inoltre, molti trattamenti topici per l’acne aumentano la fotosensibilità. È quindi consigliabile utilizzare quotidianamente un fotoprotettore ad ampio spettro, con SPF adeguato, in formulazione leggera e non comedogena, da applicare come ultimo step della routine mattutina e da riapplicare in caso di esposizione prolungata. Associare questi accorgimenti a un uso corretto e costante delle pomate prescritte dal medico rappresenta la strategia più efficace per ridurre nel tempo la frequenza e la severità dei brufoli infiammati.
Nel lungo periodo, mantenere regolarità nelle abitudini quotidiane e osservare con attenzione le reazioni della propria pelle ai diversi prodotti consente di individuare più facilmente eventuali fattori scatenanti personali. Tenere un diario delle abitudini cosmetiche, alimentari e dello stile di vita può aiutare a riconoscere pattern di peggioramento o miglioramento, da condividere con il medico o il dermatologo per ottimizzare la prevenzione e la gestione dei brufoli infiammati.
In sintesi, la scelta della pomata per un brufolo infiammato non può prescindere da una corretta comprensione delle cause dell’acne, del tipo di lesioni presenti e dello stato generale della pelle. Perossido di benzoile, retinoidi topici, associazioni con antibiotici e altri principi attivi come acido azelaico o salicilico rappresentano strumenti efficaci, ma vanno utilizzati con criterio, seguendo le indicazioni del medico o del farmacista e inseriti in una routine quotidiana che includa detersione delicata, idratazione adeguata e protezione solare. In presenza di acne estesa, nodulare, cicatriziale o con importante impatto psicologico, il riferimento rimane il dermatologo, che può impostare un percorso terapeutico personalizzato e monitorato nel tempo.
Per approfondire
AIFA – Linee guida AAD sulla gestione dell’acne Sintesi in italiano delle raccomandazioni dell’American Academy of Dermatology, utile per comprendere il ruolo dei diversi trattamenti topici e sistemici nell’acne.
Pharmastar – Acne, nuove linee guida AAD Articolo di aggiornamento rivolto ai professionisti sanitari che riassume le priorità terapeutiche, inclusi perossido di benzoile, retinoidi topici e combinazioni a dose fissa.
Corriere Nazionale – Acne, priorità delle cure Approfondimento divulgativo sulle linee guida aggiornate, utile per pazienti e medici di medicina generale interessati alle opzioni di trattamento.
Farmacista33 – Acne vulgaris, il punto sulle terapie più efficaci Rassegna basata su metanalisi che confronta diverse combinazioni di terapie topiche e sistemiche, con particolare attenzione all’efficacia e al rischio di resistenze.
Centro Medico Galeno – Trattamenti anti acne Scheda informativa rivolta al grande pubblico che illustra, in modo semplice, le principali opzioni terapeutiche per l’acne e quando è indicato un consulto specialistico.
