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La defecazione ostruita è un disturbo frequente ma spesso sottovalutato, che può compromettere in modo significativo la qualità di vita. Chi ne soffre descrive la sensazione di non riuscire a evacuare completamente, di dover fare molta fatica o di avere un “blocco” a livello del retto, anche quando le feci non sono particolarmente dure. Questo problema può avere cause molto diverse tra loro, che vanno da semplici abitudini scorrette fino a vere e proprie patologie del pavimento pelvico o dell’intestino, e richiede quindi un inquadramento attento per evitare soluzioni fai‑da‑te potenzialmente dannose.
In questa guida verranno spiegate in modo chiaro ma rigoroso le principali cause della defecazione ostruita, i sintomi a cui prestare attenzione e gli esami che lo specialista può proporre per arrivare a una diagnosi corretta. Verranno inoltre illustrati i trattamenti medici e i rimedi naturali di supporto, i consigli dietetici per migliorare la funzione intestinale e i segnali che indicano quando è opportuno rivolgersi a un gastroenterologo o a un centro specializzato in disturbi del pavimento pelvico. Le informazioni fornite hanno carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico curante o di uno specialista.
Cause della defecazione ostruita
Con il termine “defecazione ostruita” si indica una difficoltà meccanica o funzionale nell’espellere le feci, anche in presenza di stimolo e talvolta nonostante un transito intestinale relativamente normale. Una prima grande categoria di cause riguarda i disturbi funzionali del pavimento pelvico, cioè l’insieme di muscoli e strutture che sostengono gli organi pelvici e regolano l’atto della defecazione. In alcune persone questi muscoli non si rilassano in modo adeguato durante lo sforzo, oppure si contraggono paradossalmente, ostacolando l’uscita delle feci: si parla in questo caso di dissinergia del pavimento pelvico o anismo. Anche cicatrici, esiti di interventi chirurgici o traumi ostetrici possono alterare la coordinazione muscolare e contribuire al disturbo.
Un secondo gruppo di cause è rappresentato dalle alterazioni anatomiche del retto e del canale anale. Tra queste rientrano il rettocele (una sorta di “ernia” del retto verso la vagina nelle donne), il prolasso rettale interno o esterno, le intussuscezioni (invaginazioni di un tratto di intestino in un altro) e le stenosi anali o rettali dovute a infiammazioni croniche, interventi o radioterapia. Queste condizioni creano una vera e propria ostruzione al passaggio delle feci o una tasca in cui le feci si accumulano senza riuscire a essere espulse completamente. In alcuni casi il paziente riferisce la necessità di esercitare pressione con le dita sulla vagina o intorno all’ano per facilitare l’evacuazione, segno tipico di un problema strutturale. Per chi cerca indicazioni pratiche su come favorire l’evacuazione a casa, può essere utile un approfondimento dedicato alle strategie per sbloccare l’intestino in modo sicuro: come sbloccare l’intestino a casa in sicurezza.
Non vanno dimenticate le cause legate alla consistenza delle feci e alle abitudini di vita. Una dieta povera di fibre, un apporto insufficiente di liquidi, la sedentarietà prolungata e l’abitudine a trattenere lo stimolo per mancanza di tempo o per imbarazzo possono favorire la formazione di feci dure e voluminose, più difficili da espellere. Nel tempo, lo sforzo ripetuto può indebolire o danneggiare le strutture di sostegno del pavimento pelvico, creando un circolo vizioso in cui la difficoltà di evacuazione si autoalimenta. Anche l’uso cronico e non controllato di lassativi stimolanti può alterare la sensibilità rettale e peggiorare la percezione dello stimolo.
Altre condizioni sistemiche o farmacologiche possono contribuire alla defecazione ostruita. Malattie neurologiche (come il morbo di Parkinson, la sclerosi multipla, alcune neuropatie periferiche), il diabete con interessamento dei nervi autonomi, le patologie della colonna vertebrale e alcuni farmaci (oppioidi, antidepressivi triciclici, anticolinergici, integratori di ferro) possono ridurre la motilità intestinale o interferire con la coordinazione dei muscoli pelvici. Infine, è importante ricordare che in rari casi una sensazione di ostruzione può essere il sintomo di patologie più serie, come tumori del retto o dell’ano, motivo per cui la valutazione medica è sempre raccomandata quando il disturbo è recente, peggiora rapidamente o si associa a sanguinamento, calo di peso o anemia.
Sintomi e diagnosi
I sintomi della defecazione ostruita possono variare da persona a persona, ma esistono alcuni elementi ricorrenti che aiutano a riconoscere il disturbo. Molti pazienti riferiscono la sensazione di evacuazione incompleta, come se una parte delle feci rimanesse “bloccata” nel retto anche dopo aver terminato lo sforzo. Spesso è presente la necessità di spingere a lungo e con molta forza, talvolta assumendo posizioni particolari sul water per cercare di facilitare l’uscita delle feci. Alcune persone descrivono la necessità di ricorrere a manovre digitali, introducendo un dito nel retto o esercitando pressione sulla parete vaginale o perianale, per riuscire a svuotare l’intestino. Questi comportamenti, sebbene talvolta percepiti come “normali” da chi li pratica da anni, sono segnali importanti di un problema di defecazione.
Altri sintomi associati possono includere dolore o bruciore anale durante o dopo l’evacuazione, sanguinamento dovuto a ragadi o emorroidi causate dallo sforzo, gonfiore addominale, senso di peso o di corpo estraneo a livello del retto. In alcune donne, soprattutto dopo gravidanze o parti difficili, può comparire una sensazione di “cedimento” vaginale o di massa che sporge dall’ano, suggestiva di rettocele o prolasso rettale. È importante distinguere la defecazione ostruita dalla stipsi da rallentato transito: nella prima il problema principale è l’espulsione delle feci dal retto, mentre nella seconda le feci impiegano molto tempo a percorrere l’intestino e lo stimolo può essere poco frequente.
La diagnosi inizia sempre da un’accurata anamnesi, in cui il medico raccoglie informazioni sulla storia del disturbo, sulle abitudini intestinali, sulla dieta, sui farmaci assunti e su eventuali malattie concomitanti. L’esame obiettivo comprende l’ispezione dell’area anale e perineale e l’esplorazione rettale digitale, che permette di valutare la presenza di masse, stenosi, dolore localizzato, ma anche il tono e la coordinazione dei muscoli sfinterici durante contrazione e spinta. In molti casi, già questa valutazione iniziale orienta verso un disturbo funzionale del pavimento pelvico o verso un sospetto problema anatomico, guidando la scelta degli esami successivi.
Per approfondire, lo specialista può richiedere indagini strumentali specifiche. La defecografia (radiologica o con risonanza magnetica) consente di visualizzare in tempo reale il comportamento del retto e del pavimento pelvico durante l’atto della defecazione, evidenziando eventuali rettocele, prolassi interni, intussuscezioni o dissinergie muscolari. La manometria anorettale misura le pressioni all’interno del canale anale e del retto, valutando il tono degli sfinteri e la loro risposta alla contrazione e alla spinta. In alcuni casi possono essere utili anche l’ecografia endoanale, la colonscopia o la sigmoidoscopia per escludere lesioni organiche. Una volta escluse cause gravi, il medico potrà discutere con il paziente le opzioni terapeutiche più adatte, che possono includere anche strategie domiciliari per favorire l’evacuazione in sicurezza: metodi casalinghi per favorire l’evacuazione in caso di intestino bloccato.
Trattamenti medici e naturali
Il trattamento della defecazione ostruita dipende strettamente dalla causa prevalente individuata durante il percorso diagnostico. Quando il problema principale è una dissinergia del pavimento pelvico, l’approccio di prima scelta è spesso la riabilitazione con biofeedback. Si tratta di un percorso fisioterapico specializzato in cui, tramite sensori e dispositivi che forniscono un riscontro visivo o sonoro, il paziente impara a riconoscere e correggere i movimenti dei muscoli pelvici durante la defecazione. Questo tipo di terapia, se eseguito con costanza e sotto la guida di professionisti esperti, può migliorare in modo significativo la coordinazione muscolare, ridurre lo sforzo necessario e aumentare la sensazione di svuotamento completo, con benefici duraturi nel tempo.
Quando sono presenti alterazioni anatomiche importanti, come rettocele di grandi dimensioni, prolasso rettale marcato o stenosi significative, può essere indicato un trattamento chirurgico. Le tecniche disponibili sono diverse e vengono scelte in base al tipo di lesione, all’età, alle condizioni generali del paziente e alla presenza di altre patologie pelviche, come il prolasso degli organi genitali nelle donne. L’obiettivo dell’intervento è ripristinare un’adeguata anatomia del retto e del pavimento pelvico, riducendo l’ostacolo meccanico all’evacuazione. È fondamentale che la decisione chirurgica sia presa dopo un’attenta valutazione multidisciplinare, che includa gastroenterologo, chirurgo colorettale e, se necessario, ginecologo o urologo, per evitare interventi non necessari o non risolutivi.
Dal punto di vista farmacologico, il medico può prescrivere lassativi osmotici o formanti massa per ammorbidire le feci e facilitarne il passaggio, soprattutto quando coesiste una componente di stipsi da feci dure. Questi farmaci agiscono richiamando acqua nel lume intestinale o aumentando il volume fecale, rendendo le feci più morbide e scorrevoli. In alcuni casi selezionati possono essere utilizzati clisteri o supposte, ma il loro impiego deve essere limitato e guidato dal medico per evitare dipendenza o irritazione della mucosa. È generalmente sconsigliato l’uso prolungato di lassativi stimolanti senza controllo, perché possono peggiorare la sensibilità rettale e alterare ulteriormente la fisiologia della defecazione.
Accanto ai trattamenti medici, esistono strategie naturali e comportamentali che possono offrire un valido supporto. L’educazione a una corretta postura sul water (ad esempio sollevando leggermente le ginocchia rispetto alle anche, come nella posizione accovacciata), la creazione di una routine regolare per andare in bagno senza fretta, l’allenamento a non trattenere lo stimolo e l’apprendimento di tecniche di respirazione e rilassamento possono ridurre lo sforzo e migliorare l’efficacia dell’evacuazione. Anche l’attività fisica moderata e costante, come camminare ogni giorno, favorisce la motilità intestinale. In alcuni casi, integratori di fibre solubili o probiotici possono contribuire a regolarizzare l’alvo, ma vanno introdotti gradualmente e sempre discussi con il medico, soprattutto in presenza di gonfiore o altre patologie intestinali.
Consigli dietetici per migliorare la funzione intestinale
L’alimentazione svolge un ruolo centrale nella gestione della defecazione ostruita, sia quando il problema è legato a feci dure e voluminose, sia quando coesistono disturbi funzionali del pavimento pelvico. Un primo obiettivo è garantire un adeguato apporto di fibre alimentari, che contribuiscono a dare volume e morbidezza alle feci, facilitandone il transito e l’espulsione. Le fibre si trovano principalmente in frutta, verdura, legumi e cereali integrali; è consigliabile introdurle in modo graduale, per evitare un eccesso di gas e gonfiore, e distribuirle nell’arco della giornata. È importante ricordare che non tutte le fibre sono uguali: quelle solubili (presenti ad esempio in avena, mele, agrumi, legumi) formano un gel che ammorbidisce le feci, mentre le insolubili (crusca di frumento, alcune verdure) aumentano soprattutto il volume fecale.
Parallelamente, l’idratazione è fondamentale: un apporto insufficiente di liquidi rende le feci secche e difficili da espellere, aggravando la sensazione di blocco. In assenza di controindicazioni cardiache o renali, molte linee guida suggeriscono di assumere circa 1,5–2 litri di acqua al giorno, modulando la quantità in base al clima, all’attività fisica e alle esigenze individuali. Anche tisane non zuccherate, brodi leggeri e acqua contenuta in frutta e verdura contribuiscono all’idratazione complessiva. È invece opportuno limitare le bevande molto zuccherate, gli alcolici e l’eccesso di caffeina, che in alcune persone possono irritare l’intestino o favorire la disidratazione.
Un altro aspetto importante riguarda la qualità complessiva della dieta. Un’alimentazione ricca di cibi ultra‑processati, grassi saturi, carni lavorate e zuccheri semplici è spesso associata a un peggior funzionamento intestinale e a un maggior rischio di stipsi. Al contrario, una dieta di tipo mediterraneo, basata su abbondante consumo di vegetali, cereali integrali, legumi, pesce, olio extravergine d’oliva e un apporto moderato di latticini e carni bianche, favorisce un microbiota intestinale più equilibrato e una migliore motilità. Anche la regolarità dei pasti ha un ruolo: mangiare a orari abbastanza costanti aiuta a sincronizzare i ritmi dell’intestino e può facilitare la comparsa di uno stimolo evacuativo prevedibile, spesso al mattino dopo la colazione.
In alcuni casi, il medico o il dietista possono suggerire l’uso di integratori di fibre solubili (come psillio o gomma di guar parzialmente idrolizzata) per aumentare gradualmente l’apporto di fibre senza eccedere con i volumi di cibo. Questi prodotti vanno sempre assunti con abbondante acqua e introdotti lentamente, monitorando la risposta dell’intestino. Anche i probiotici, cioè batteri “buoni” in grado di modulare il microbiota intestinale, possono essere utili in alcune forme di stipsi funzionale, ma la scelta del ceppo e la durata del trattamento dovrebbero essere personalizzate e discusse con lo specialista. Infine, è bene ricordare che, sebbene alcuni rimedi casalinghi possano offrire sollievo temporaneo, è sempre opportuno inserirli in un piano complessivo concordato con il medico, che può includere anche indicazioni pratiche su come favorire l’evacuazione in sicurezza a domicilio: strategie domiciliari per sbloccare l’intestino in caso di difficoltà evacuative.
Quando rivolgersi a uno specialista
Non tutte le difficoltà evacuative richiedono immediatamente una valutazione specialistica, ma esistono situazioni in cui è importante non rimandare la consultazione di un gastroenterologo o di un centro dedicato ai disturbi del pavimento pelvico. Se la sensazione di blocco rettale, lo sforzo eccessivo o la necessità di manovre digitali sono presenti da tempo, peggiorano progressivamente o interferiscono con le normali attività quotidiane, è opportuno richiedere un approfondimento. Allo stesso modo, se i sintomi compaiono in modo relativamente improvviso in una persona che in precedenza non aveva problemi di evacuazione, è prudente escludere cause organiche, come stenosi o lesioni del retto e del canale anale, che possono richiedere interventi mirati.
Segnali di allarme che richiedono una valutazione tempestiva includono la presenza di sangue nelle feci o sulla carta igienica, soprattutto se non attribuibile con certezza a emorroidi note, il calo di peso non intenzionale, l’anemia documentata agli esami del sangue, il dolore addominale persistente o notturno, la febbre, la comparsa di una massa che sporge dall’ano o dalla vagina durante la defecazione. In questi casi, il medico di medicina generale può indirizzare rapidamente verso gli esami più appropriati, come colonscopia, defecografia o risonanza magnetica pelvica, per escludere patologie serie e impostare un trattamento adeguato.
È consigliabile rivolgersi a uno specialista anche quando i tentativi di gestione con modifiche dello stile di vita, dieta e rimedi da banco non portano beneficio o addirittura peggiorano la situazione. L’uso ripetuto e non controllato di lassativi stimolanti, clisteri o manovre digitali può infatti danneggiare la mucosa rettale, alterare la sensibilità e rendere più complesso il quadro clinico. Uno specialista esperto può proporre un percorso strutturato che includa, se indicato, riabilitazione del pavimento pelvico, farmaci mirati, eventuali procedure endoscopiche o chirurgiche, oltre a un’educazione personalizzata sulle corrette abitudini evacuative.
Infine, è importante considerare l’impatto psicologico della defecazione ostruita. Molte persone provano imbarazzo nel parlare di questi problemi, li minimizzano o li considerano una conseguenza inevitabile dell’età o delle gravidanze. In realtà, nella maggior parte dei casi esistono margini di miglioramento significativi, soprattutto se il disturbo viene affrontato precocemente e con un approccio multidisciplinare. Rivolgersi a uno specialista non significa “avere qualcosa di grave”, ma prendersi cura della propria salute intestinale e della qualità di vita, evitando il ricorso cronico a soluzioni improvvisate e potenzialmente rischiose.
La defecazione ostruita è un disturbo complesso, in cui fattori anatomici, funzionali, dietetici e comportamentali si intrecciano in modo diverso da persona a persona. Riconoscere i sintomi, comprendere le possibili cause e sapere che esistono percorsi diagnostici e terapeutici specifici è il primo passo per uscire dal circolo vizioso di sforzo, frustrazione e paura di andare in bagno. Un approccio integrato, che combini valutazione specialistica, eventuali terapie mediche o chirurgiche, riabilitazione del pavimento pelvico, modifiche dello stile di vita e adeguati consigli dietetici, permette nella maggior parte dei casi di ottenere un miglioramento significativo e duraturo, restituendo alla persona una funzione intestinale più regolare e una migliore qualità di vita.
Per approfondire
Ministero della Salute – Portale istituzionale con informazioni aggiornate su stipsi, salute intestinale e corretti stili di vita, utile per inquadrare il problema della defecazione ostruita nel contesto della prevenzione e dell’educazione sanitaria.
Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Offre documenti tecnici e materiali divulgativi su disturbi gastrointestinali, uso appropriato dei lassativi e promozione di una dieta equilibrata ricca di fibre.
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – Fornisce schede e note informative sui farmaci lassativi e su altri medicinali che possono influenzare la motilità intestinale, con particolare attenzione alla sicurezza d’uso.
United European Gastroenterology (UEG) – Sito della società europea di gastroenterologia, con linee guida e materiali educativi per professionisti e pazienti sui disturbi funzionali dell’intestino e del pavimento pelvico.
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) – Propone raccomandazioni globali su alimentazione, attività fisica e prevenzione delle malattie croniche, utili anche per comprendere il ruolo dello stile di vita nella salute intestinale.
