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Le pastiglie per la nausea sono tra i rimedi più richiesti quando questo disturbo diventa fastidioso o limita le attività quotidiane. La nausea può comparire in molti contesti diversi: disturbi gastrointestinali, cinetosi (mal d’auto, mal di mare), emicrania, gravidanza, terapie farmacologiche come la chemioterapia. Capire come si chiamano i principali farmaci, a cosa servono e in quali situazioni vengono utilizzati aiuta a parlarne in modo più consapevole con il medico o il farmacista, evitando il fai-da-te e riducendo il rischio di effetti indesiderati.
In questa guida vedremo cosa sono le pastiglie per la nausea, come funzionano a livello di meccanismo d’azione, quando possono essere prese e quali sono i principali effetti collaterali da conoscere. Verranno citati i nomi delle molecole più comuni (come ondansetron e altri antiemetici), ma le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico curante. In presenza di nausea persistente, intensa, associata a dolore, febbre, vomito incoercibile, sangue nel vomito o dimagrimento, è sempre necessario un inquadramento clinico accurato prima di assumere o proseguire qualsiasi farmaco.
Cosa sono le pastiglie per la nausea?
Con l’espressione “pastiglie per la nausea” si indicano in modo generico diversi tipi di farmaci antiemetici, cioè medicinali che riducono la sensazione di nausea e il riflesso del vomito. Non si tratta quindi di un’unica compressa “standard”, ma di più categorie di principi attivi, ciascuna con indicazioni specifiche, controindicazioni e profilo di sicurezza proprio. Alcune pastiglie sono disponibili come farmaci da banco per disturbi lievi e transitori, ad esempio il mal d’auto; altre, come l’ondansetron, sono medicinali soggetti a prescrizione medica, usati soprattutto in ambito ospedaliero o specialistico per nausea e vomito legati a chemioterapia, radioterapia o interventi chirurgici. È importante ricordare che la forma farmaceutica può variare: compresse deglutibili, compresse orodispersibili che si sciolgono in bocca, capsule, gocce o soluzioni orali, supposte o formulazioni iniettabili, scelte dal medico in base alla causa della nausea, alla gravità dei sintomi e alle condizioni generali della persona.
Tra le principali classi di pastiglie per la nausea rientrano gli antagonisti dei recettori 5-HT3 della serotonina (come ondansetron), spesso utilizzati per prevenire nausea e vomito indotti da chemioterapia o anestesia; gli antagonisti dei recettori D2 della dopamina (come metoclopramide o domperidone), impiegati in alcune forme di nausea di origine gastrointestinale o funzionale; gli antistaminici H1 di prima generazione (come dimenidrinato o meclozina), tradizionalmente usati per la cinetosi; e gli anticolinergici (come lo scopolamino in cerotto transdermico) per il mal di mare o di viaggio. Esistono poi associazioni specifiche per la nausea in gravidanza, a base di doxilamina e vitamina B6, che in Italia sono disponibili in formulazioni autorizzate e studiate proprio per questo contesto. Ogni molecola ha un nome commerciale diverso a seconda dell’azienda produttrice, ma ciò che conta per il medico è il principio attivo, che determina il meccanismo d’azione e il profilo di sicurezza.
Dal punto di vista regolatorio, molte di queste pastiglie sono considerate farmaci essenziali in determinati setting clinici, perché consentono di prevenire complicanze importanti legate al vomito, come disidratazione, squilibri elettrolitici, peggioramento dello stato nutrizionale e ridotta aderenza a terapie salvavita (per esempio la chemioterapia). Per questo, le agenzie regolatorie come AIFA e EMA aggiornano periodicamente le schede tecniche e le avvertenze di sicurezza, in particolare per molecole come l’ondansetron, per le quali sono state emesse note informative riguardo al rischio di prolungamento dell’intervallo QT e aritmie in caso di dosaggi elevati o in pazienti predisposti. In ambito territoriale, invece, le pastiglie per la nausea vendute senza ricetta sono generalmente destinate a disturbi lievi e di breve durata, e riportano in foglietto illustrativo indicazioni precise su durata massima del trattamento e categorie di persone che devono evitarne l’uso.
È fondamentale sottolineare che le pastiglie per la nausea non sono tutte intercambiabili tra loro e non sono “neutre”: scegliere il farmaco giusto richiede una valutazione della causa probabile del sintomo, dell’età del paziente, di eventuali malattie concomitanti (per esempio cardiopatie, epatopatie, disturbi neurologici) e delle terapie in corso che potrebbero interagire. Per esempio, alcuni antiemetici dopaminergici sono sconsigliati nei bambini piccoli o in chi assume farmaci che aumentano il rischio di disturbi del movimento; altri, come gli antagonisti 5-HT3, richiedono cautela in caso di prolungamento congenito del QT o uso concomitante di altri medicinali che influenzano la conduzione cardiaca. Per questo, anche quando si parla di “semplici pastiglie per la nausea”, è prudente confrontarsi con il medico o il farmacista, soprattutto se i sintomi si ripetono nel tempo o se si hanno patologie croniche.
Come funzionano le pastiglie per la nausea?
Per comprendere come funzionano le pastiglie per la nausea è utile ricordare che il vomito è un riflesso complesso, controllato da un’area del sistema nervoso centrale chiamata “centro del vomito”, situata nel tronco encefalico. Questo centro riceve segnali da diverse fonti: l’apparato gastrointestinale (per esempio in caso di irritazione della mucosa gastrica o intestinale), l’orecchio interno e l’apparato vestibolare (responsabili della cinetosi), la corteccia cerebrale (odori, emozioni intense, ansia), il sangue e il liquido cerebrospinale tramite la cosiddetta “zona trigger chemorecettoriale”, sensibile a farmaci, tossine e metaboliti. Le pastiglie antiemetiche agiscono modulando questi segnali, bloccando specifici recettori per neurotrasmettitori come serotonina, dopamina, istamina o acetilcolina, riducendo così la probabilità che il centro del vomito scateni la risposta motoria che porta al conato e al vomito vero e proprio.
Gli antagonisti dei recettori 5-HT3, come l’ondansetron, agiscono principalmente bloccando l’azione della serotonina rilasciata nell’intestino e a livello centrale in risposta a stimoli come la chemioterapia o la radioterapia. In questo modo riducono la trasmissione del segnale emetico dalla mucosa gastrointestinale al tronco encefalico e dalla zona trigger chemorecettoriale al centro del vomito. Questo meccanismo li rende particolarmente efficaci nella prevenzione della nausea e del vomito acuti indotti da farmaci antitumorali, tanto che sono diventati lo standard di cura in molti protocolli oncologici, spesso in associazione con corticosteroidi o altri antiemetici. Tuttavia, proprio perché agiscono su recettori presenti anche nel cuore, possono influenzare la ripolarizzazione cardiaca e prolungare l’intervallo QT, motivo per cui le autorità regolatorie hanno definito limiti di dose e raccomandazioni specifiche per l’uso endovenoso e, per estensione, richiedono cautela anche nelle altre vie di somministrazione.
Gli antiemetici dopaminergici, come metoclopramide e domperidone, bloccano i recettori D2 della dopamina nella zona trigger chemorecettoriale e, nel caso della metoclopramide, esercitano anche un’azione procinetica, cioè favoriscono lo svuotamento gastrico e la motilità intestinale. Questo doppio effetto può essere utile quando la nausea è legata a rallentato svuotamento dello stomaco o a dispepsia funzionale. Tuttavia, l’inibizione dei recettori dopaminergici a livello centrale può, in alcune persone, favorire la comparsa di effetti extrapiramidali (rigidità, tremori, movimenti involontari), soprattutto a dosi elevate, in trattamenti prolungati o in soggetti predisposti, come i bambini e gli adolescenti. Per questo motivo, le linee guida e le schede tecniche raccomandano di limitare la durata del trattamento e di usare la minima dose efficace, riservando l’impiego a indicazioni ben definite.
Gli antistaminici H1 di prima generazione, come dimenidrinato e meclozina, agiscono bloccando i recettori dell’istamina nell’orecchio interno e nel sistema nervoso centrale, riducendo la trasmissione dei segnali provenienti dall’apparato vestibolare che, in caso di movimenti ripetuti o insoliti (come in auto, nave o aereo), possono innescare la cinetosi. Spesso possiedono anche un’azione anticolinergica lieve, che contribuisce all’effetto antiemetico ma spiega anche alcuni effetti collaterali tipici, come sonnolenza, secchezza delle fauci, visione offuscata o ritenzione urinaria. Gli anticolinergici più specifici, come lo scopolamino in cerotto, agiscono in modo simile ma con maggiore selettività sui recettori muscarinici, risultando efficaci nel prevenire il mal di mare in viaggi prolungati; tuttavia, richiedono particolare cautela negli anziani e in chi soffre di glaucoma o ipertrofia prostatica. Infine, le associazioni a base di doxilamina (un antistaminico) e piridossina (vitamina B6) per la nausea in gravidanza sfruttano un meccanismo combinato, modulando i segnali centrali e periferici in modo ritenuto sicuro quando usato secondo le indicazioni.
Quando utilizzare le pastiglie per la nausea?
Le pastiglie per la nausea dovrebbero essere utilizzate quando il sintomo è tale da compromettere il benessere o le attività quotidiane, oppure quando esiste un rischio concreto di complicanze legate al vomito, come disidratazione, squilibri elettrolitici o impossibilità di assumere terapie importanti. In molti casi di nausea lieve e transitoria, legata per esempio a un pasto troppo abbondante o a un episodio isolato di stress, possono essere sufficienti misure non farmacologiche (riposo, idratazione a piccoli sorsi, pasti leggeri) senza ricorrere subito ai farmaci. Al contrario, in contesti come la chemioterapia antitumorale, la radioterapia o il post-operatorio, l’uso programmato di antiemetici è parte integrante del piano terapeutico, perché consente di prevenire la comparsa di nausea e vomito e di mantenere l’aderenza ai trattamenti. In questi casi, la scelta della molecola (per esempio ondansetron o altri antagonisti 5-HT3) e dello schema di somministrazione è definita dallo specialista sulla base delle linee guida internazionali e delle caratteristiche del singolo paziente.
Un capitolo a parte riguarda la nausea in gravidanza, molto frequente soprattutto nel primo trimestre. Sebbene spesso venga considerata “fisiologica”, gli studi più recenti mostrano che, quando è intensa o prolungata, può avere un impatto significativo sulla qualità di vita, sullo stato nutrizionale e, nei casi più gravi, sul decorso della gravidanza stessa. In questo contesto, le linee guida raccomandano di non banalizzare il sintomo e di valutare, insieme al ginecologo, l’eventuale ricorso a terapie farmacologiche specifiche, come le associazioni di doxilamina e vitamina B6, che hanno un profilo di sicurezza favorevole quando utilizzate correttamente. È importante evitare il fai-da-te con farmaci antiemetici non studiati o non raccomandati in gravidanza, e ricordare che anche i rimedi “naturali” non sono automaticamente sicuri: alcune linee guida internazionali, ad esempio, invitano alla prudenza nell’uso sistematico dello zenzero per non ritardare l’avvio di trattamenti efficaci in caso di nausea severa.
Le pastiglie per la nausea trovano indicazione anche nella cinetosi, cioè il malessere da movimento che si manifesta con nausea, pallore, sudorazione fredda e talvolta vomito durante viaggi in auto, nave, treno o aereo. In questi casi, gli antistaminici H1 o gli anticolinergici possono essere assunti prima della partenza, secondo le indicazioni del foglietto illustrativo o del medico, per prevenire la comparsa dei sintomi. Tuttavia, la sonnolenza e il rallentamento dei riflessi che possono accompagnare questi farmaci impongono cautela a chi deve guidare o svolgere attività che richiedono attenzione. In ambito gastroenterologico, invece, gli antiemetici dopaminergici o procinetici possono essere prescritti per brevi periodi in caso di nausea associata a rallentato svuotamento gastrico, reflusso o dispepsia funzionale, sempre dopo una valutazione clinica che escluda cause organiche più serie come ulcere, ostruzioni o patologie sistemiche.
In ogni caso, la regola generale è che la nausea che si ripete nel tempo, che peggiora, che si associa a sintomi di allarme (dolore addominale intenso, febbre, vomito con sangue o materiale “a fondo di caffè”, perdita di peso, mal di testa improvviso e violento, disturbi neurologici) richiede un consulto medico tempestivo e non va mascherata con l’uso prolungato e non controllato di pastiglie antiemetiche. I farmaci possono alleviare il sintomo, ma non sostituiscono la diagnosi della causa sottostante, che può spaziare da disturbi funzionali benigni a condizioni che necessitano di interventi specifici, come infezioni, occlusioni intestinali, patologie endocrine o neurologiche. Per questo, soprattutto se si assumono altri medicinali cronici o se si appartiene a categorie più fragili (bambini, anziani, donne in gravidanza, persone con malattie croniche), è sempre opportuno concordare con il medico se, quando e per quanto tempo utilizzare le pastiglie per la nausea.
Effetti collaterali delle pastiglie per la nausea
Come tutti i farmaci, anche le pastiglie per la nausea possono causare effetti collaterali, che variano a seconda del principio attivo, della dose, della durata del trattamento e delle caratteristiche individuali di chi le assume. Gli antagonisti dei recettori 5-HT3, come l’ondansetron, sono generalmente ben tollerati, ma possono provocare mal di testa, stipsi, sensazione di calore o arrossamento cutaneo, e in rari casi alterazioni del ritmo cardiaco legate al prolungamento dell’intervallo QT. Per questo motivo, le autorità regolatorie hanno emesso avvertenze specifiche, in particolare per le formulazioni endovenose ad alte dosi, raccomandando di non superare determinati limiti e di usare cautela nei pazienti con fattori di rischio cardiaco o che assumono altri farmaci che prolungano il QT. Sebbene le compresse orali utilizzate a dosaggi standard presentino un rischio inferiore, è comunque importante segnalare al medico eventuali palpitazioni, capogiri o svenimenti.
Gli antiemetici dopaminergici, come metoclopramide e domperidone, possono causare sonnolenza, diarrea o, al contrario, stipsi, e soprattutto effetti extrapiramidali, cioè disturbi del movimento come rigidità, tremori, contrazioni muscolari involontarie (distonie), irrequietezza motoria (acatisia). Questi effetti sono più probabili a dosi elevate, in trattamenti prolungati, nei bambini e negli adolescenti, e in persone predisposte. Per questo, le schede tecniche raccomandano di limitare la durata del trattamento a pochi giorni e di evitare l’uso cronico senza stretto controllo medico. Il domperidone, inoltre, è stato associato a un aumento del rischio di aritmie ventricolari e morte cardiaca improvvisa in alcune categorie di pazienti, soprattutto anziani o con patologie cardiache preesistenti, motivo per cui il suo impiego richiede particolare prudenza e rispetto rigoroso delle dosi massime raccomandate.
Gli antistaminici H1 di prima generazione, spesso usati per la cinetosi, sono noti per la loro capacità di attraversare la barriera emato-encefalica e causare sedazione. La sonnolenza, il rallentamento dei riflessi, la difficoltà di concentrazione e, talvolta, una sensazione di “testa pesante” sono effetti collaterali frequenti, che possono interferire con la guida di veicoli o l’uso di macchinari. Altri effetti possibili, legati all’azione anticolinergica, includono secchezza delle fauci, visione offuscata, stipsi e ritenzione urinaria, particolarmente problematici negli anziani o in chi soffre di ipertrofia prostatica o glaucoma ad angolo chiuso. Gli anticolinergici più specifici, come lo scopolamino in cerotto, condividono molti di questi effetti e, se usati in modo improprio o in persone sensibili, possono causare confusione, agitazione o allucinazioni, soprattutto in età avanzata.
Anche le associazioni a base di doxilamina e vitamina B6 per la nausea in gravidanza, pur avendo un profilo di sicurezza favorevole quando utilizzate secondo le indicazioni, non sono completamente prive di effetti indesiderati. La doxilamina, essendo un antistaminico sedativo, può causare sonnolenza, capogiri, secchezza delle mucose e, raramente, reazioni allergiche cutanee. La vitamina B6, alle dosi impiegate per la nausea, è generalmente ben tollerata, ma a dosaggi molto elevati e prolungati nel tempo può essere associata a neuropatie sensitivo-motorie; per questo, è importante attenersi alle posologie raccomandate dal medico. In tutti i casi, la comparsa di sintomi inusuali, intensi o persistenti dopo l’assunzione di una pastiglia per la nausea dovrebbe indurre a sospendere il farmaco e a consultare il medico, portando con sé il foglietto illustrativo o indicando chiaramente il nome del principio attivo assunto.
Alternative alle pastiglie per la nausea
Le alternative alle pastiglie per la nausea comprendono sia approcci non farmacologici sia, in alcuni casi, l’uso di forme farmaceutiche diverse (come soluzioni orali, supposte o terapie endovenose) quando il vomito impedisce l’assunzione per bocca. Tra le misure non farmacologiche più semplici rientrano la suddivisione dei pasti in porzioni piccole e frequenti, evitando cibi grassi, fritti o molto conditi, e privilegiando alimenti leggeri e facilmente digeribili. Bere a piccoli sorsi durante la giornata, preferendo acqua, tisane leggere o soluzioni reidratanti, può aiutare a prevenire la disidratazione senza sovraccaricare lo stomaco. In caso di cinetosi, è utile scegliere un posto stabile (per esempio al centro dell’auto o della nave), fissare lo sguardo su un punto lontano, evitare di leggere o usare dispositivi elettronici in movimento e garantire una buona aerazione dell’ambiente. Queste strategie, pur non sostituendo i farmaci quando necessari, possono ridurre l’intensità della nausea e, in alcuni casi, renderne superfluo l’uso.
In gravidanza, oltre alle modifiche dietetiche e comportamentali, possono essere utili alcuni accorgimenti come alzarsi lentamente dal letto, fare uno spuntino secco (per esempio cracker non salati) prima di alzarsi, evitare odori forti o ambienti chiusi e caldi, e programmare i pasti nei momenti della giornata in cui la nausea è meno intensa. Alcune donne riferiscono beneficio dall’uso di braccialetti per l’acupressione sul punto P6 (situato sull’avambraccio), sebbene le evidenze scientifiche siano eterogenee e non sempre conclusive. È importante, tuttavia, non affidarsi esclusivamente a rimedi “naturali” o complementari in presenza di nausea e vomito severi, perché il rischio di disidratazione, perdita di peso e squilibri metabolici può diventare significativo e richiedere un trattamento medico strutturato, talvolta con ricovero ospedaliero e terapia endovenosa.
Al di fuori della gravidanza, alcune persone sperimentano sollievo con tisane leggere (per esempio a base di camomilla) o con l’uso moderato di zenzero in forma di infuso o estratto, ma è bene ricordare che anche i prodotti di origine vegetale possono avere effetti collaterali e interazioni con i farmaci, soprattutto se assunti in quantità elevate o in presenza di patologie croniche. Inoltre, le più recenti linee guida di alcuni Paesi invitano alla prudenza nel raccomandare lo zenzero come trattamento principale per la nausea in gravidanza, per evitare che il suo impiego ritardi l’avvio di terapie farmacologiche efficaci quando necessarie. In generale, qualsiasi rimedio, anche se percepito come “naturale”, andrebbe discusso con il medico, in particolare se si è in gravidanza, si allatta, si assumono farmaci cronici o si soffre di malattie epatiche, renali o ematologiche.
Infine, un aspetto spesso sottovalutato è il ruolo dei fattori psicologici e dello stress nella comparsa o nel mantenimento della nausea, soprattutto quando non si identifica una causa organica evidente. Tecniche di rilassamento, respirazione controllata, supporto psicologico o psicoterapeutico possono contribuire a ridurre l’ansia anticipatoria legata a situazioni che scatenano la nausea (per esempio viaggi, procedure mediche, odori specifici), migliorando la percezione del sintomo e la qualità di vita. In alcuni casi selezionati, il medico può valutare l’uso di farmaci ansiolitici o antidepressivi con azione anche sui circuiti del vomito, ma si tratta di scelte specialistiche che richiedono un’attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio. In sintesi, le pastiglie per la nausea rappresentano solo uno degli strumenti disponibili: un approccio integrato, che combini misure comportamentali, eventuali terapie farmacologiche mirate e attenzione agli aspetti emotivi, è spesso la strategia più efficace e sicura nel medio-lungo periodo.
In conclusione, le pastiglie per la nausea comprendono diverse categorie di farmaci, dai più noti antagonisti della serotonina come l’ondansetron agli antiemetici dopaminergici, agli antistaminici per la cinetosi e alle associazioni specifiche per la gravidanza. Conoscere, almeno a grandi linee, come funzionano, quando è opportuno utilizzarle e quali effetti collaterali possono dare aiuta a discuterne in modo più consapevole con il medico o il farmacista e a evitare l’automedicazione prolungata o inappropriata. La nausea, soprattutto se intensa, persistente o associata a sintomi di allarme, non va mai banalizzata: è un segnale che merita attenzione clinica, perché può nascondere condizioni molto diverse tra loro. Affidarsi a percorsi diagnostico-terapeutici basati sulle linee guida e sulle raccomandazioni delle principali agenzie regolatorie consente di gestire il sintomo in modo efficace, riducendo al minimo i rischi e preservando la qualità di vita.
Per approfondire
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) Sito istituzionale con schede tecniche aggiornate, note informative di sicurezza (inclusa quella su ondansetron) e documenti ufficiali sui farmaci antiemetici disponibili in Italia.
European Medicines Agency (EMA) Portale europeo con valutazioni regolatorie, linee guida e rapporti di sicurezza relativi ai medicinali, compresi gli antagonisti 5-HT3 e altri farmaci per la nausea e il vomito.
Istituto Superiore di Sanità (ISS) Fonte autorevole di linee guida e materiali informativi su gravidanza, salute materno-infantile e gestione di sintomi come nausea e vomito in diversi contesti clinici.
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) Offre raccomandazioni globali e documenti tecnici sulla gestione della nausea e del vomito in ambito oncologico, infettivologico e di salute pubblica.
National Cancer Institute (NCI) Sito del NIH statunitense con sezioni dedicate alla prevenzione e al trattamento della nausea e del vomito indotti da chemioterapia e radioterapia, rivolte a pazienti e professionisti.
