Come alleviare il dolore delle emorroidi?

Dolore da emorroidi: sintomi, rimedi medici e casalinghi, dieta e quando rivolgersi al proctologo

Le emorroidi sono una condizione molto frequente, spesso sottovalutata finché non compaiono dolore, bruciore e difficoltà a sedersi o a evacuare. Quando l’infiammazione è intensa, il dolore può diventare limitante nelle attività quotidiane, dal lavoro alla vita sociale, e generare imbarazzo o timore di parlarne con il medico. Comprendere quali sintomi richiedono attenzione, quali trattamenti sono disponibili e quali abitudini possono alleviare il disturbo è il primo passo per gestire meglio il problema e ridurre il rischio di complicanze.

Questa guida offre una panoramica completa sui sintomi delle emorroidi dolorose, sui trattamenti medici più utilizzati e sui principali rimedi casalinghi supportati dall’esperienza clinica. Verranno inoltre approfonditi il ruolo della dieta e dello stile di vita nella prevenzione delle riacutizzazioni e i segnali che devono spingere a rivolgersi al medico o allo specialista in gastroenterologia o proctologia. Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono il parere del proprio curante, ma possono aiutare a orientarsi tra le diverse opzioni disponibili.

Sintomi delle emorroidi dolorose

Le emorroidi sono cuscinetti vascolari fisiologici presenti nel canale anale, che contribuiscono alla continenza fine. Diventano patologiche quando si dilatano, si infiammano o si spostano verso l’esterno, dando origine alla cosiddetta malattia emorroidaria. Il dolore compare soprattutto nelle fasi acute, quando le emorroidi si congestinano, si trombizzano (formazione di un coagulo all’interno) o si irritano per il passaggio di feci dure. Il sintomo doloroso può essere percepito come bruciore, fitte pungenti o sensazione di corpo estraneo, spesso peggiora durante o dopo la defecazione e può rendere difficile stare seduti a lungo o camminare, soprattutto in presenza di emorroidi esterne molto gonfie.

Oltre al dolore, sono frequenti altri sintomi che aiutano a riconoscere un episodio emorroidario acuto. Il prurito anale è dovuto all’irritazione della cute circostante, spesso favorita da secrezioni mucose o da una pulizia troppo aggressiva. Il sanguinamento, di solito rosso vivo e non mescolato alle feci, può comparire sulla carta igienica o gocciolare nel water, soprattutto nelle emorroidi interne. Alcuni pazienti riferiscono una sensazione di peso o di “prolasso”, cioè la percezione di un tessuto che sporge all’esterno dell’ano, talvolta da dover riposizionare manualmente. In fase acuta, il dolore può essere così intenso da far temere la defecazione e indurre a trattenerla, con ulteriore peggioramento della stipsi e del quadro clinico. Cosa succede se non si curano le emorroidi

La gravità dei sintomi non sempre corrisponde al grado anatomico delle emorroidi, ma in generale le forme più avanzate tendono a dare disturbi più persistenti. Le emorroidi interne vengono classificate in quattro gradi: nel primo grado rimangono all’interno del canale anale e sanguinano senza prolassare; nel secondo prolassano durante la defecazione ma rientrano spontaneamente; nel terzo richiedono il riposizionamento manuale; nel quarto rimangono permanentemente all’esterno. Le emorroidi esterne, invece, sono visibili e palpabili come noduli o rigonfiamenti cutanei, che in caso di trombosi diventano duri, violacei e particolarmente dolorosi. Riconoscere queste differenze aiuta il medico a impostare il trattamento più adeguato.

È importante ricordare che non tutti i sintomi attribuiti alle emorroidi sono effettivamente dovuti a questa condizione. Sanguinamento rettale, dolore anale o modifiche dell’alvo possono essere espressione anche di altre patologie, alcune delle quali più serie, come polipi, malattie infiammatorie intestinali o tumori del colon-retto. Per questo, soprattutto dopo i 50 anni o in presenza di fattori di rischio, è raccomandabile non autodiagnosticarsi le emorroidi ma sottoporsi a una valutazione medica, che può includere esplorazione rettale, anoscopia o, se indicato, colonscopia. Un inquadramento corretto consente di trattare in modo mirato il dolore e di non trascurare eventuali cause sottostanti.

Trattamenti medici

Il trattamento medico delle emorroidi dolorose ha come obiettivo principale il controllo dei sintomi, in particolare del dolore, del sanguinamento e del gonfiore, e la prevenzione delle recidive. Nelle forme lievi o moderate, spesso è sufficiente una terapia conservativa che combina modifiche dello stile di vita, farmaci topici e, se necessario, farmaci sistemici. Le pomate e le supposte ad azione locale contengono in genere una combinazione di anestetici locali, che attenuano rapidamente il dolore e il bruciore, e sostanze antinfiammatorie o vasocostrittrici, che riducono l’edema e la congestione dei plessi emorroidari. L’uso di cortisonici locali può essere utile nelle fasi brevi e acute, ma va limitato nel tempo per evitare assottigliamento cutaneo e ritardo di cicatrizzazione.

Per migliorare la fragilità capillare e la congestione venosa, il medico può prescrivere farmaci flebotonici o capillaroprotettori per via orale, spesso a base di flavonoidi o altri principi attivi che agiscono sul tono venoso. Questi medicinali non eliminano le emorroidi, ma possono ridurre la frequenza e l’intensità delle crisi dolorose, soprattutto se associati a una dieta ricca di fibre e a una buona idratazione. In presenza di dolore importante, possono essere utilizzati analgesici sistemici, valutando con il medico eventuali controindicazioni, soprattutto nei pazienti con problemi gastrici, renali o cardiovascolari. È sconsigliato assumere farmaci di propria iniziativa per periodi prolungati senza un controllo clinico.

Quando la terapia conservativa non è sufficiente o quando le emorroidi sono di grado avanzato, si può ricorrere a trattamenti ambulatoriali mini-invasivi. Tra questi, la legatura elastica delle emorroidi interne è una procedura molto utilizzata: consiste nel posizionare un piccolo elastico alla base del gavocciolo emorroidario, interrompendo l’afflusso di sangue e determinando nel giro di alcuni giorni la caduta del tessuto in eccesso. Altre tecniche comprendono la scleroterapia (iniezione di sostanze sclerosanti) e la coagulazione con infrarossi o altre fonti di energia. Questi interventi, eseguiti da specialisti, mirano a ridurre il volume delle emorroidi e i sintomi correlati, con tempi di recupero generalmente brevi. Durata delle emorroidi esterne e decorso

Nei casi più severi, con emorroidi prolassate permanentemente, trombizzate recidivanti o sanguinamenti importanti, può rendersi necessario un intervento chirurgico vero e proprio. Esistono diverse tecniche chirurgiche, dalla emorroidectomia tradizionale alle procedure con stapler o con dispositivi a energia avanzata, scelte in base al quadro clinico e alle caratteristiche del paziente. L’intervento ha lo scopo di rimuovere o riposizionare i cuscinetti emorroidari, riducendo in modo duraturo i sintomi, ma comporta un periodo post-operatorio che può essere doloroso e richiede una stretta collaborazione del paziente nel seguire le indicazioni su igiene, dieta e attività fisica. La decisione chirurgica va sempre presa insieme allo specialista, valutando rischi, benefici e possibili alternative.

Rimedi casalinghi

Accanto ai trattamenti medici, molti pazienti trovano sollievo dal dolore emorroidario grazie a semplici rimedi casalinghi, che possono essere un utile complemento, ma non un sostituto, della valutazione clinica. Uno dei più consigliati è il bagno seduto in acqua tiepida, da effettuare più volte al giorno, soprattutto dopo l’evacuazione: l’immersione della regione anale per 10–15 minuti aiuta a rilassare lo sfintere, ridurre l’edema e attenuare il bruciore. È importante che l’acqua sia tiepida e non troppo calda, per evitare ulteriore irritazione. Dopo il bagno, la zona va asciugata tamponando delicatamente con un asciugamano morbido o con salviette non profumate, evitando sfregamenti vigorosi che potrebbero peggiorare il dolore.

Un altro aspetto fondamentale è la cura dell’igiene anale quotidiana. In presenza di emorroidi dolorose, è preferibile evitare saponi aggressivi, detergenti profumati o salviette contenenti alcol, che possono irritare ulteriormente la cute. Dopo la defecazione, si può utilizzare acqua tiepida, eventualmente con un detergente delicato a pH fisiologico, e asciugare con delicatezza. L’uso eccessivo di carta igienica ruvida o lo sfregamento ripetuto per “sentirsi più puliti” possono in realtà mantenere l’infiammazione. Anche la scelta della biancheria intima ha un ruolo: meglio preferire tessuti naturali, come il cotone, e indumenti non troppo aderenti, che favoriscano la traspirazione e riducano l’umidità locale.

Per alleviare temporaneamente il dolore e il gonfiore, alcune persone utilizzano impacchi freddi o ghiaccio avvolto in un panno, applicati per pochi minuti alla volta sulla zona anale. Il freddo ha un effetto vasocostrittore e analgesico, ma va usato con prudenza per evitare ustioni da freddo o irritazioni. È sconsigliato applicare direttamente il ghiaccio sulla pelle o utilizzare rimedi “fai da te” non testati, come sostanze irritanti o non sterili. Anche l’assunzione di liquidi caldi, come tisane non zuccherate, e il mantenimento di una buona idratazione durante la giornata contribuiscono a rendere le feci più morbide, riducendo lo sforzo evacuativo e quindi il dolore associato alle emorroidi.

Infine, è utile prestare attenzione alla postura e alle abitudini in bagno. Trascorrere molto tempo seduti sul water, magari leggendo o usando lo smartphone, aumenta la pressione sui plessi emorroidari e può peggiorare il dolore. È consigliabile andare in bagno solo quando si avverte lo stimolo, evitare di trattenerlo a lungo e non sforzare eccessivamente durante la defecazione. Alcune persone trovano beneficio nell’appoggiare i piedi su un piccolo sgabello per assumere una posizione più fisiologica, che facilita l’evacuazione. Se, nonostante questi accorgimenti, il dolore rimane intenso o si associa a sanguinamento abbondante, febbre o secrezioni anomale, è necessario sospendere i tentativi di autogestione e rivolgersi al medico.

Dieta e stile di vita

La dieta gioca un ruolo centrale sia nella prevenzione sia nell’alleviare il dolore delle emorroidi. Una delle principali cause di riacutizzazione è la stipsi, che costringe a sforzi prolungati e determina il passaggio di feci dure e voluminose, in grado di irritare e traumatizzare i cuscinetti emorroidari. Per contrastare questo meccanismo, è raccomandabile aumentare gradualmente l’apporto di fibre alimentari, privilegiando frutta, verdura, legumi e cereali integrali. Le fibre solubili e insolubili contribuiscono a rendere le feci più morbide e a regolarizzare il transito intestinale, ma devono essere sempre accompagnate da un’adeguata idratazione, altrimenti possono peggiorare il gonfiore addominale.

Bere a sufficienza durante la giornata, in genere almeno 1,5–2 litri di acqua salvo diversa indicazione medica, aiuta a mantenere le feci idratate e più facili da espellere. È utile distribuire i liquidi nell’arco della giornata, limitando il consumo eccessivo di bevande zuccherate o alcoliche, che possono irritare la mucosa intestinale e favorire la disidratazione. Alcuni alimenti, come cibi molto piccanti, insaccati, fritti o ricchi di grassi saturi, possono peggiorare il bruciore e la sensazione di fastidio anale in soggetti predisposti, e andrebbero consumati con moderazione. Anche l’abuso di caffeina e alcol è sconsigliato, perché può influire negativamente sulla circolazione e sulla regolarità intestinale.

Lo stile di vita sedentario è un altro fattore che contribuisce alla comparsa e al peggioramento delle emorroidi. Stare seduti a lungo, soprattutto su superfici rigide, aumenta la pressione nella regione pelvica e favorisce il ristagno venoso nei plessi emorroidari. Integrare nella propria routine quotidiana una moderata attività fisica, come camminare a passo sostenuto, nuotare o andare in bicicletta su percorsi non troppo impegnativi, aiuta a migliorare la circolazione, a mantenere un peso corporeo adeguato e a stimolare la motilità intestinale. Anche semplici accorgimenti, come alzarsi ogni 30–60 minuti se si svolge un lavoro sedentario, fare brevi passeggiate e utilizzare le scale invece dell’ascensore, possono avere un impatto positivo.

Infine, la gestione dello stress e l’attenzione alle abitudini quotidiane completano il quadro. Lo stress cronico può influenzare negativamente la funzione intestinale, favorendo sia la stipsi sia episodi di diarrea, entrambi potenzialmente irritanti per le emorroidi. Tecniche di rilassamento, sonno adeguato e una buona organizzazione dei tempi per i pasti e per l’evacuazione possono contribuire a ridurre le crisi dolorose. È importante educarsi a rispettare lo stimolo alla defecazione, evitando di rimandarlo per impegni lavorativi o sociali, perché questo comportamento favorisce il riassorbimento di acqua dalle feci e ne aumenta la durezza. Un approccio globale a dieta e stile di vita, mantenuto nel tempo, è spesso la strategia più efficace per ridurre il dolore e le recidive emorroidarie.

Quando rivolgersi al medico

Anche se molte persone tendono a gestire le emorroidi in autonomia, ci sono situazioni in cui è fondamentale rivolgersi al medico per una valutazione accurata. Un primo campanello d’allarme è la presenza di sanguinamento rettale, soprattutto se si ripete nel tempo o se la quantità di sangue è significativa. Sebbene il sangue rosso vivo sulla carta igienica o nel water sia spesso legato alle emorroidi, non è possibile esserne certi senza un esame obiettivo, e il rischio è quello di attribuire automaticamente il sintomo a una causa benigna, trascurando altre patologie. Anche un dolore molto intenso, improvviso, associato a un nodulo duro e violaceo a livello anale, può indicare una trombosi emorroidaria che richiede un inquadramento specialistico.

È opportuno consultare il medico anche quando il dolore emorroidario non migliora nonostante l’adozione di misure igienico-dietetiche e l’uso corretto di farmaci da banco per alcuni giorni. La persistenza di sintomi come prurito intenso, secrezioni anomale, sensazione di corpo estraneo o difficoltà a mantenere la continenza possono indicare complicanze o condizioni associate, come ragadi anali, fistole o prolassi più complessi. Nei pazienti con fattori di rischio per patologie del colon-retto, come familiarità per tumori intestinali, malattie infiammatorie croniche intestinali o età superiore ai 50 anni, il medico può ritenere opportuno approfondire con esami endoscopici, anche in presenza di sintomi apparentemente tipici delle emorroidi.

La visita specialistica in gastroenterologia o proctologia è particolarmente indicata quando le crisi dolorose sono frequenti, quando le emorroidi prolassano all’esterno e devono essere riposizionate manualmente o quando si sospetta la necessità di un trattamento ambulatoriale o chirurgico. Durante la visita, oltre all’anamnesi dettagliata, lo specialista esegue un esame obiettivo della regione anale e può ricorrere a strumenti come l’anoscopio per visualizzare direttamente i plessi emorroidari interni. Questo consente di definire il grado della malattia emorroidaria e di discutere con il paziente le opzioni terapeutiche più appropriate, dai trattamenti conservativi alle procedure mini-invasive o chirurgiche.

Infine, è importante rivolgersi tempestivamente al medico in caso di sintomi sistemici associati al dolore anale, come febbre, brividi, malessere generale o difficoltà a urinare, che potrebbero indicare infezioni o complicanze più serie. Anche un cambiamento improvviso e persistente dell’alvo, con alternanza di stipsi e diarrea, perdita di peso non intenzionale o anemia documentata agli esami del sangue, merita sempre un approfondimento. Affrontare con il proprio curante il tema delle emorroidi, superando imbarazzo e reticenze, permette non solo di alleviare il dolore in modo più efficace, ma anche di prendersi cura in modo globale della salute intestinale e di prevenire problemi futuri.

In sintesi, il dolore dovuto alle emorroidi può essere gestito nella maggior parte dei casi con un approccio combinato che integra trattamenti medici, rimedi casalinghi mirati e modifiche durature della dieta e dello stile di vita. Riconoscere precocemente i sintomi, evitare l’autodiagnosi eccessiva e non sottovalutare segnali come il sanguinamento rettale sono passi fondamentali per proteggere la propria salute. Un dialogo aperto con il medico o lo specialista consente di individuare la strategia più adatta alla situazione individuale, riducendo il rischio di recidive e migliorando significativamente la qualità di vita di chi soffre di malattia emorroidaria.

Per approfondire

Humanitas Salute – Emorroidi: come prevenirle e come curarle Scheda completa e aggiornata che descrive cause, sintomi, prevenzione e principali opzioni di trattamento delle emorroidi, utile per integrare le informazioni generali fornite in questa guida.

Humanitas Gavazzeni – Emorroidi: prevenzione Approfondimento dedicato soprattutto agli aspetti di prevenzione attraverso dieta, idratazione e attività fisica, con consigli pratici facilmente applicabili nella vita quotidiana.

MyPersonalTrainer – Emorroidi e sedentarietà Articolo che spiega in modo chiaro il legame tra sedentarietà, stipsi e malattia emorroidaria, offrendo suggerimenti concreti per muoversi di più e ridurre il rischio di riacutizzazioni dolorose.

The Wom Healthy – Dieta e emorroidi Risorsa focalizzata sull’alimentazione, con indicazioni su alimenti consigliati e da limitare in caso di emorroidi infiammate, utile per impostare un regime dietetico favorevole al benessere intestinale.

Ministero della Salute – Guadagnare salute: stili di vita Pagina istituzionale che, pur non dedicata solo alle emorroidi, offre raccomandazioni ufficiali su alimentazione, attività fisica e abitudini salutari, fondamentali anche per la prevenzione della malattia emorroidaria.