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La sindrome di Rett è un disturbo neurologico raro che colpisce principalmente le bambine, con un’incidenza stimata di circa 1 su 10.000-15.000 nascite. (iss.it) Questa patologia comporta una regressione dello sviluppo neurologico dopo un periodo iniziale di crescita normale, portando a disabilità cognitive e motorie significative. La comprensione dei meccanismi genetici sottostanti e il riconoscimento precoce dei sintomi sono fondamentali per una gestione terapeutica adeguata.
Cos’è la sindrome di Rett
La sindrome di Rett è una malattia neurodegenerativa progressiva che si manifesta quasi esclusivamente nelle femmine. Dopo un periodo di sviluppo apparentemente normale nei primi 6-18 mesi di vita, le bambine affette iniziano a mostrare una perdita delle abilità acquisite, come l’uso intenzionale delle mani e le capacità linguistiche.
Questa regressione è accompagnata dall’insorgenza di movimenti stereotipati delle mani, come torcersi o battere le mani, e da problemi di coordinazione motoria. Inoltre, possono emergere disturbi respiratori, convulsioni e anomalie nel ritmo cardiaco, complicando ulteriormente il quadro clinico.
La sindrome di Rett è classificata come una delle malattie rare, con una prevalenza stimata di 1 caso ogni 10.000-15.000 nascite femminili. Nonostante la sua rarità, rappresenta una delle cause più comuni di disabilità intellettiva nelle bambine.
La diagnosi precoce e l’intervento tempestivo sono cruciali per migliorare la qualità di vita delle pazienti. La ricerca continua a concentrarsi sulla comprensione dei meccanismi genetici e molecolari alla base della malattia, con l’obiettivo di sviluppare terapie più efficaci.

Cause genetiche
La sindrome di Rett è principalmente causata da mutazioni nel gene MECP2, situato sul cromosoma X. Questo gene codifica per una proteina essenziale nella regolazione dell’espressione genica e nello sviluppo neurologico. Le mutazioni in MECP2 compromettono la funzione della proteina, portando a disfunzioni neuronali.
Nonostante la presenza di mutazioni in MECP2, esiste una notevole variabilità clinica tra le pazienti. Fattori come l’inattivazione casuale del cromosoma X nelle femmine possono influenzare la gravità dei sintomi. Inoltre, varianti in altri geni potrebbero contribuire alla diversità delle manifestazioni cliniche osservate.
La maggior parte dei casi di sindrome di Rett è sporadica, risultante da mutazioni de novo. Tuttavia, in rari casi, la malattia può essere ereditata in modo legato all’X, con madri portatrici asintomatiche che trasmettono la mutazione ai figli.
La comprensione delle cause genetiche della sindrome di Rett è fondamentale per lo sviluppo di terapie mirate. La ricerca attuale si concentra su approcci come la terapia genica per correggere o compensare le mutazioni in MECP2.
Sintomi caratteristici
I sintomi della sindrome di Rett emergono tipicamente tra i 6 e i 18 mesi di età, dopo un periodo di sviluppo normale. La regressione delle abilità acquisite è uno dei segni distintivi della malattia.
Le manifestazioni cliniche includono:
- Perdita dell’uso intenzionale delle mani, sostituita da movimenti stereotipati come torcersi o battere le mani.
- Compromissione delle capacità linguistiche, con difficoltà nella comunicazione verbale e non verbale.
- Disturbi motori, tra cui atassia e difficoltà nella deambulazione.
- Problemi respiratori, come iperventilazione o apnea.
- Convulsioni e anomalie nel ritmo cardiaco.
La gravità e la progressione dei sintomi possono variare significativamente tra le pazienti. Alcune possono mantenere una certa capacità di comunicazione e mobilità, mentre altre possono sviluppare disabilità più severe.
Il riconoscimento precoce dei sintomi è essenziale per una diagnosi tempestiva e per l’implementazione di interventi terapeutici appropriati. La gestione dei sintomi mira a migliorare la qualità di vita delle pazienti e a supportare le loro famiglie.
La ricerca continua a esplorare nuovi approcci terapeutici per affrontare i sintomi della sindrome di Rett. Tra questi, le terapie geniche sperimentali rappresentano una promettente area di studio.
Diagnosi precoce
La diagnosi precoce della sindrome di Rett è fondamentale per avviare interventi terapeutici tempestivi e migliorare la prognosi delle pazienti. Tradizionalmente, la diagnosi si basa sull’osservazione clinica dei sintomi caratteristici e sulla conferma mediante test genetici per identificare mutazioni nel gene MECP2.
Recentemente, l’intelligenza artificiale (IA) è stata introdotta come strumento innovativo per riconoscere precocemente i neonati a rischio di sviluppare la sindrome di Rett. Algoritmi avanzati analizzano anomalie fenotipiche, anche lievi, nei primi mesi di vita, permettendo di anticipare la diagnosi e personalizzare la gestione clinica.
Il progetto coordinato dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e altri centri di ricerca, ha ricevuto un finanziamento di 1 milione di euro per sviluppare strumenti basati su IA per la diagnosi precoce della sindrome di Rett. Questo approccio mira a identificare le caratteristiche molecolari precoci della malattia e a comprendere i fattori determinanti la variabilità clinica.
La combinazione di osservazione clinica, test genetici e strumenti basati su IA rappresenta un passo avanti significativo nella diagnosi precoce della sindrome di Rett. Questo approccio integrato consente di avviare interventi terapeutici mirati in una fase iniziale, migliorando le prospettive di sviluppo e qualità di vita delle pazienti.
Gestione terapeutica
La gestione terapeutica della sindrome di Rett richiede un approccio multidisciplinare volto a migliorare la qualità di vita delle pazienti e a mitigare i sintomi associati. Attualmente, non esiste una cura definitiva; pertanto, le terapie si concentrano sul controllo delle manifestazioni cliniche e sul supporto allo sviluppo.
Le terapie riabilitative, come la fisioterapia e l’ergoterapia, sono fondamentali per mantenere e migliorare le capacità motorie, prevenire le deformità muscolo-scheletriche e promuovere l’autonomia nelle attività quotidiane. La logopedia può aiutare a migliorare le capacità comunicative, anche attraverso l’uso di sistemi di comunicazione aumentativa e alternativa.
Dal punto di vista farmacologico, possono essere utilizzati farmaci per controllare sintomi specifici, come anticonvulsivanti per le crisi epilettiche, farmaci per migliorare il tono muscolare e trattamenti per disturbi gastrointestinali o respiratori. È essenziale monitorare attentamente la risposta ai farmaci e gli eventuali effetti collaterali, adattando le terapie alle esigenze individuali della paziente.
Negli ultimi anni, la ricerca ha esplorato approcci innovativi, come la terapia genica, con l’obiettivo di correggere le mutazioni genetiche alla base della sindrome di Rett. Studi preclinici hanno mostrato risultati promettenti, suggerendo la possibilità di ripristinare la funzione del gene MECP2 e migliorare i sintomi neurologici. Tuttavia, queste terapie sono ancora in fase sperimentale e richiedono ulteriori ricerche per garantirne sicurezza ed efficacia. (telethon.it)
Per approfondire
Associazione Italiana Rett (AIRETT): Informazioni dettagliate sulla terapia genica per la sindrome di Rett.
Fondazione Telethon: Progetti di ricerca su strategie innovative di terapia genica per la sindrome di Rett.
Osservatorio Malattie Rare: Notizie aggiornate su trattamenti sperimentali per la sindrome di Rett.
Osservatorio Terapie Avanzate: Approfondimenti sulle terapie avanzate per la sindrome di Rett.
CORDIS – Commissione Europea: Articolo sulla ricerca preclinica di nuovi farmaci per la sindrome di Rett.
Portale delle Malattie Rare: Notizie su nuovi approcci terapeutici per la sindrome di Rett.
