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Il pick up ovocitario è uno dei momenti centrali di un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA) e, proprio perché rappresenta una tappa cruciale, è normale avere dubbi, timori e molte domande su come prepararsi al meglio. Conoscere in anticipo le fasi della procedura, cosa aspettarsi prima, durante e dopo, aiuta a ridurre l’ansia e a vivere questo passaggio con maggiore consapevolezza e serenità.
Questa guida offre una panoramica completa e aggiornata su cos’è il pick up ovocitario, come ci si prepara dal punto di vista medico e pratico, quali sensazioni sono più frequenti nel post-procedura e quali accorgimenti possono favorire il recupero e il successo del percorso. Le informazioni sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il colloquio diretto con il proprio ginecologo o con l’équipe del centro di medicina della riproduzione.
Cos’è il pick up ovocitario
Con il termine pick up ovocitario (o prelievo ovocitario) si indica la procedura con cui vengono prelevati gli ovociti maturi dalle ovaie, dopo una fase di stimolazione ovarica controllata. In un ciclo naturale, di solito matura un solo ovocita; nella PMA, invece, attraverso farmaci ormonali si stimola la crescita di più follicoli, ciascuno potenzialmente contenente un ovocita. Il pick up è quindi il momento in cui, guidati dall’ecografia, si aspira il liquido follicolare per recuperare gli ovociti che verranno poi fecondati in laboratorio. Si tratta di una procedura programmata con precisione, che avviene in un arco di tempo ben definito dopo la somministrazione del cosiddetto “trigger” ovulatorio, cioè l’iniezione che induce la maturazione finale degli ovociti.
Dal punto di vista pratico, il pick up ovocitario viene generalmente eseguito in regime di day hospital, in una sala operatoria dedicata alla PMA, con l’utilizzo di una sonda ecografica vaginale a cui è collegato un ago sottile per l’aspirazione dei follicoli. Nella maggior parte dei centri si ricorre a una sedazione profonda o a un’anestesia leggera, in modo che la paziente non avverta dolore e non abbia un ricordo sgradevole della procedura. La durata è relativamente breve, spesso nell’ordine di pochi minuti, ma richiede un’organizzazione accurata e il coordinamento tra ginecologi, anestesisti, embriologi e personale infermieristico.
Il pick up rappresenta un passaggio chiave non solo dal punto di vista tecnico, ma anche emotivo: è il momento in cui il percorso di stimolazione ovarica “si concretizza” in ovociti che potranno essere fecondati. Per molte coppie è una tappa carica di aspettative, perché il numero e la qualità degli ovociti recuperati influenzeranno le possibilità di ottenere embrioni idonei al trasferimento. È importante ricordare, tuttavia, che quantità non significa automaticamente qualità: anche con un numero non elevato di ovociti è possibile ottenere buoni risultati, e il giudizio complessivo spetta sempre all’équipe medica e al laboratorio di embriologia.
Un altro aspetto fondamentale è che il pick up ovocitario si inserisce in un percorso strutturato di medicina riproduttiva, che comprende valutazione iniziale della coppia, scelta del protocollo di stimolazione, monitoraggi ecografici e ormonali, fino alla programmazione del giorno del prelievo. Nella stessa giornata, di norma, il partner maschile effettua la raccolta del liquido seminale, che verrà utilizzato per la fecondazione in vitro (FIVET o ICSI, a seconda delle indicazioni). Tutto il processo è regolato da protocolli rigorosi, per garantire sicurezza, tracciabilità dei gameti e massima attenzione agli aspetti etici e normativi.
Preparazione pre-procedura
La preparazione al pick up ovocitario inizia ben prima del giorno fissato per il prelievo e comprende sia aspetti medici sia organizzativi e psicologici. Dal punto di vista clinico, la fase di stimolazione ovarica viene monitorata con ecografie transvaginali e dosaggi ormonali seriati, per valutare la crescita dei follicoli e modulare la terapia. Quando un numero adeguato di follicoli raggiunge le dimensioni considerate ottimali, il medico programma la somministrazione del farmaco che induce la maturazione finale degli ovociti e stabilisce con precisione l’orario del pick up. Il rispetto rigoroso degli orari indicati per le iniezioni è cruciale, perché un anticipo o un ritardo eccessivo possono compromettere la maturazione ovocitaria o aumentare il rischio di ovulazione spontanea prima del prelievo.
Nei giorni che precedono la procedura, la paziente riceve indicazioni dettagliate su digiuno pre-operatorio, eventuale sospensione di farmaci, gestione di patologie concomitanti (come diabete, ipertensione, disturbi della coagulazione) e documentazione da portare con sé. In genere viene richiesto di non assumere cibi solidi per alcune ore prima della sedazione e di limitare l’assunzione di liquidi secondo le indicazioni dell’anestesista. È importante informare il team medico di qualsiasi terapia in corso, inclusi integratori, prodotti fitoterapici e farmaci da banco, perché alcuni possono interferire con l’anestesia o aumentare il rischio di sanguinamento. In questa fase possono essere eseguiti anche esami pre-operatori di routine, come elettrocardiogramma e analisi del sangue, in base all’età e alle condizioni generali della paziente.
La preparazione non è solo fisica, ma anche emotiva e organizzativa. Sapere che si verrà dimessi in giornata implica programmare il rientro a casa, organizzare un accompagnatore (non è consigliabile guidare dopo la sedazione) e prevedere un ambiente tranquillo per il riposo nelle ore successive. Molte donne trovano utile preparare in anticipo una piccola borsa con abbigliamento comodo, assorbenti (per eventuali piccole perdite di sangue dopo la procedura), documenti e referti. Dal punto di vista psicologico, può essere d’aiuto confrontarsi con il partner o con uno psicologo esperto in infertilità, per gestire le aspettative e le paure legate al numero di ovociti che verranno recuperati e all’esito del ciclo.
Un altro elemento della preparazione riguarda la raccolta del liquido seminale da parte del partner, che nella maggior parte dei casi avviene lo stesso giorno del pick up, in un’area dedicata del centro. È utile che la coppia riceva in anticipo istruzioni chiare sui tempi di astinenza sessuale consigliati, sulle modalità di raccolta e su cosa fare in caso di difficoltà (ad esempio, possibilità di congelare un campione in anticipo in situazioni particolari). Infine, è bene chiarire con l’équipe medica tutti i dubbi su rischi, benefici e alternative terapeutiche, firmando il consenso informato solo dopo aver compreso appieno il significato della procedura e le sue implicazioni nel percorso di PMA.
Cosa aspettarsi durante la procedura
Il giorno del pick up ovocitario, dopo l’accettazione in day hospital, la paziente viene accompagnata in un’area di preparazione dove il personale infermieristico verifica i dati anagrafici, la documentazione e lo stato di salute generale. Vengono controllati parametri vitali come pressione arteriosa, frequenza cardiaca e saturazione di ossigeno, e si conferma l’osservanza del digiuno. L’anestesista effettua un ultimo colloquio per valutare eventuali cambiamenti rispetto alla visita pre-operatoria e per spiegare il tipo di sedazione che verrà utilizzata. Nella maggior parte dei casi si tratta di una sedazione profonda o di un’anestesia breve per via endovenosa, che induce un sonno rapido e controllato, durante il quale la paziente non percepisce dolore né ricorda la procedura.
Una volta in sala operatoria, la paziente viene posizionata sul lettino ginecologico e collegata ai monitor che controllano costantemente i parametri vitali. Il ginecologo utilizza una sonda ecografica transvaginale alla quale è collegato un ago sottile, che viene fatto avanzare attraverso la parete vaginale fino a raggiungere i follicoli ovarici. Sotto guida ecografica, il liquido contenuto in ciascun follicolo viene aspirato e raccolto in provette riscaldate, che vengono immediatamente passate al laboratorio di embriologia adiacente. L’intera procedura dura in genere dai 10 ai 20 minuti, a seconda del numero di follicoli da aspirare e delle caratteristiche anatomiche della paziente.
Nel laboratorio, gli embriologi esaminano subito il liquido follicolare al microscopio per individuare e isolare gli ovociti. È importante comprendere che non tutti i follicoli necessariamente contengono un ovocita, e non tutti gli ovociti recuperati saranno maturi o idonei alla fecondazione. Il numero finale di ovociti utilizzabili viene comunicato alla coppia secondo le modalità concordate con il centro, spesso non immediatamente ma nelle ore successive, quando è stata completata la valutazione. Nel frattempo, il partner maschile effettua la raccolta del liquido seminale, che verrà preparato in laboratorio per la fecondazione in vitro (con tecnica convenzionale o ICSI, in base alle indicazioni cliniche).
Terminato il prelievo, la paziente viene trasferita in sala risveglio o in un’area di osservazione, dove rimane monitorata per un periodo variabile, di solito da una a poche ore. In questa fase è normale avvertire una certa sonnolenza, un lieve senso di confusione o di freddo, legati alla sedazione. Il personale sanitario controlla la presenza di eventuali dolori addominali, perdite di sangue vaginali e lo stato generale di benessere. Prima della dimissione, vengono fornite indicazioni scritte su cosa fare a casa, quali sintomi considerare attesi e quali, invece, richiedono un contatto tempestivo con il centro o con il pronto soccorso (ad esempio dolore intenso, febbre, sanguinamento abbondante, difficoltà respiratoria).
Recupero post-procedura
Il recupero dopo il pick up ovocitario è in genere rapido, ma può variare da donna a donna in base al numero di follicoli aspirati, alla sensibilità individuale al dolore e alla risposta alla sedazione. Nelle prime ore dopo la procedura è frequente avvertire un lieve dolore o fastidio pelvico, simile a un crampo mestruale, che di solito si controlla con comuni analgesici prescritti dal medico. Possono comparire anche piccole perdite di sangue vaginale o spotting, considerate normali se di modesta entità e di breve durata. È consigliabile riposare per il resto della giornata, evitare sforzi fisici, sollevamento di pesi e attività che aumentino la pressione addominale.
Dal punto di vista pratico, molte donne possono riprendere le normali attività lavorative leggere già dal giorno successivo, se si sentono in condizioni adeguate, ma è opportuno evitare attività sportive intense, rapporti sessuali e bagni caldi (vasca, idromassaggio, sauna) per alcuni giorni, secondo le indicazioni del centro. Questo perché le ovaie, dopo la stimolazione, possono essere ancora aumentate di volume e più sensibili, e movimenti bruschi potrebbero favorire il rischio, seppur raro, di torsione ovarica. È importante ascoltare il proprio corpo e non forzare i tempi: il recupero non è solo fisico, ma anche emotivo, e molte donne riferiscono un misto di sollievo per aver superato la procedura e di ansia in attesa delle notizie sugli ovociti e sugli embrioni.
Un aspetto cruciale del post-pick up è la sorveglianza di eventuali segni di sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS), una complicanza rara ma potenzialmente seria della stimolazione ormonale. I sintomi che devono allertare includono dolore addominale intenso e persistente, addome molto gonfio, nausea e vomito importanti, difficoltà respiratoria, aumento rapido di peso in pochi giorni, riduzione marcata della diuresi. In presenza di questi segnali è fondamentale contattare immediatamente il centro o recarsi in pronto soccorso. La maggior parte delle pazienti, tuttavia, sperimenta solo disturbi lievi e transitori, che si risolvono spontaneamente in pochi giorni con riposo, idratazione adeguata e, se necessario, analgesici.
Parallelamente al recupero fisico, nelle ore e nei giorni successivi al pick up si svolge il lavoro del laboratorio di embriologia: fecondazione degli ovociti, coltura degli embrioni e monitoraggio del loro sviluppo. La coppia viene informata, secondo i protocolli del centro, sul numero di ovociti maturi, sul tasso di fecondazione e sul numero di embrioni in coltura. Questo periodo può essere emotivamente impegnativo, perché si entra nella cosiddetta “attesa dei risultati”, in cui è facile sentirsi in balia di numeri e percentuali. Mantenere un dialogo aperto con l’équipe medica, chiedere chiarimenti e, se necessario, un supporto psicologico, può aiutare a gestire meglio questa fase delicata del percorso.
Consigli per il successo
Quando si parla di “successo” del pick up ovocitario, è importante chiarire che nessun comportamento può garantire un esito positivo, perché entrano in gioco molti fattori non controllabili, come la riserva ovarica, l’età, la qualità ovocitaria e spermatica. Tuttavia, esistono alcuni accorgimenti pratici e di stile di vita che possono contribuire a ottimizzare le condizioni generali dell’organismo e a vivere la procedura nel modo più sereno possibile. Mantenere un’alimentazione equilibrata, ricca di frutta, verdura, proteine di buona qualità e grassi “buoni”, limitando alcol, fumo e cibi ultra-processati, è una base importante non solo per la fertilità, ma per la salute complessiva. Anche un peso corporeo eccessivamente basso o elevato può influenzare la risposta alla stimolazione ovarica, per cui è utile confrontarsi con il medico su eventuali strategie di riequilibrio ponderale prima di iniziare il percorso.
Un altro elemento spesso sottovalutato è la gestione dello stress. Il percorso di PMA è di per sé carico di tensione emotiva, e il giorno del pick up può rappresentare un picco di ansia. Tecniche di rilassamento come respirazione diaframmatica, mindfulness, yoga dolce o semplici esercizi di stretching possono aiutare a ridurre la tensione fisica e mentale. Alcuni centri offrono percorsi di supporto psicologico o gruppi di condivisione tra coppie che stanno vivendo la stessa esperienza: parteciparvi può dare un senso di maggiore controllo e di non essere soli. È utile anche programmare il giorno del pick up in modo da non avere impegni lavorativi o familiari gravosi immediatamente dopo, concedendosi il tempo di riposare e di elaborare le emozioni.
Dal punto di vista organizzativo, prepararsi bene significa anche conoscere in anticipo ogni passaggio: orari delle iniezioni, modalità di accesso al centro, documenti da portare, tempi di permanenza in day hospital, gestione del rientro a casa. Avere un promemoria scritto, condiviso con il partner, riduce il rischio di dimenticanze e imprevisti che possono aumentare lo stress. È consigliabile annotare in un quaderno o in un’app dedicata i farmaci assunti, gli orari, eventuali sintomi o dubbi da sottoporre al medico durante i controlli. Un dialogo chiaro e continuo con l’équipe di medicina riproduttiva è uno dei fattori più importanti per sentirsi accompagnati e per prendere decisioni informate lungo tutto il percorso.
Infine, un consiglio fondamentale è quello di mantenere aspettative realistiche. Anche con un pick up tecnicamente perfetto e un buon numero di ovociti, non sempre si ottiene un embrione trasferibile o una gravidanza al primo tentativo. La PMA è spesso un percorso fatto di tappe successive, in cui ogni fase fornisce informazioni utili per ottimizzare le strategie future. Considerare il pick up non solo come un “esame da superare”, ma come una parte di un processo più ampio, può aiutare a ridurre il senso di fallimento in caso di esito negativo e a mantenere la motivazione. Condividere pensieri e paure con il partner, con professionisti esperti e, se lo si desidera, con altre coppie nella stessa situazione, può fare una grande differenza nel modo in cui si vive questa esperienza complessa e profondamente personale.
Prepararsi al pick up ovocitario significa quindi prendersi cura di sé a 360 gradi: comprendere la procedura, seguire con attenzione le indicazioni mediche, organizzare con calma gli aspetti pratici e dare spazio alle proprie emozioni. Pur non potendo controllare ogni variabile del percorso di PMA, una buona informazione e un’alleanza solida con l’équipe di medicina riproduttiva permettono di affrontare questo passaggio cruciale con maggiore consapevolezza, riducendo l’ansia e valorizzando ogni tappa come parte di un progetto di genitorialità costruito con competenza e attenzione.
Per approfondire
Humanitas Fertility Center – Pick-up ovocitario offre una descrizione dettagliata del percorso di prelievo degli ovociti in regime di day hospital, con informazioni pratiche su sedazione, organizzazione della giornata e ruolo del laboratorio di embriologia.
Humanitas – Percorsi del Fertility Center illustra in modo completo le diverse fasi dei trattamenti di procreazione medicalmente assistita, dal monitoraggio dell’ovulazione alla fecondazione in vitro, inserendo il pick up ovocitario nel contesto dell’intero iter terapeutico.
