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Capire se un uomo ha la candida non è sempre immediato: i sintomi possono essere molto evidenti, con arrossamento e prurito del glande, ma in altri casi l’infezione può essere quasi silente o confusa con altre condizioni, come dermatiti o infezioni batteriche. Inoltre, non tutti gli uomini con candida hanno avuto rapporti sessuali non protetti di recente: spesso il fungo è già presente sulla pelle e sulle mucose e prolifera solo quando cambiano alcune condizioni locali, come umidità, microtraumi o alterazioni del sistema immunitario.
In questa guida vedremo in modo sistematico quali sono i principali segni e sintomi della candida maschile, come viene posta la diagnosi dal medico, quali trattamenti sono generalmente utilizzati e quali abitudini igieniche e comportamentali possono ridurre il rischio di recidive. Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono il parere del proprio medico o dello specialista: in presenza di disturbi ai genitali è sempre opportuno un controllo clinico per escludere altre malattie a trasmissione sessuale o patologie dermatologiche che possono richiedere approcci diversi.
Sintomi della candida maschile
La candida maschile interessa più spesso il glande e il prepuzio, configurando un quadro di balanite o balanopostite da candida. Il sintomo più tipico è il prurito intenso, spesso descritto come bruciore o fastidio continuo, che peggiora con il calore, dopo i rapporti sessuali o dopo aver sudato a lungo. Alla visita, la cute del glande appare arrossata, lucida o macerata, talvolta con piccole fissurazioni dolorose. Possono comparire anche chiazze biancastre o un sottile strato di materiale bianco-cremoso che ricopre il glande, facilmente asportabile ma tendente a riformarsi. Non di rado l’uomo riferisce anche una maggiore sensibilità o dolore durante l’erezione e la penetrazione, con possibile riduzione del desiderio sessuale per timore del fastidio.
Un altro segno frequente è la comparsa di piccoli puntini rossi o biancastri sul glande e sulla superficie interna del prepuzio, talvolta accompagnati da un odore sgradevole, diverso dal normale odore genitale. Alcuni uomini notano secrezioni biancastre sotto il prepuzio, simili a “ricotta” o a residui di sapone, che persistono nonostante l’igiene quotidiana. In presenza di fimosi o di difficoltà a retrarre il prepuzio, l’ambiente caldo-umido favorisce ulteriormente la proliferazione del fungo, rendendo i sintomi più intensi e prolungati. È importante sottolineare che questi segni non sono esclusivi della candida e possono comparire anche in altre infezioni o dermatiti irritative, motivo per cui l’autodiagnosi può essere fuorviante.
In alcuni casi la candida maschile può manifestarsi con sintomi urinari lievi, come bruciore all’inizio o alla fine della minzione, sensazione di peso al basso ventre o bisogno di urinare più spesso, soprattutto se l’infiammazione si estende al meato uretrale. Tuttavia, questi disturbi non sono specifici e possono essere legati anche a infezioni batteriche delle vie urinarie o a uretriti di altra natura. Un elemento che può far sospettare la candida è la comparsa dei sintomi dopo un periodo di terapia antibiotica, dopo rapporti non protetti con una partner che ha candidosi vaginale o in presenza di fattori predisponenti come diabete non ben controllato, obesità, sudorazione intensa o uso prolungato di indumenti sintetici e molto aderenti.
Non bisogna dimenticare che una quota di uomini può essere portatrice di candida a livello genitale senza sintomi evidenti. In questi casi si parla di colonizzazione asintomatica: il fungo è presente ma non provoca infiammazione significativa. Di solito non è necessario alcun trattamento se non ci sono disturbi, ma la situazione può cambiare in presenza di nuovi fattori di rischio o se la partner presenta candidosi ricorrenti. Per questo, in caso di episodi ripetuti nella coppia, è utile che entrambi i partner vengano valutati dal medico, così da impostare una gestione coordinata e ridurre il rischio di reinfezioni reciproche.
Diagnosi e test
La diagnosi di candida maschile inizia sempre dall’anamnesi, cioè dalla raccolta accurata dei sintomi e dei fattori di rischio: il medico chiede da quanto tempo sono presenti prurito, bruciore o arrossamento, se ci sono stati rapporti non protetti, se il paziente ha assunto antibiotici o cortisonici di recente, se è diabetico o ha altre condizioni che possono ridurre le difese immunitarie. Segue l’esame obiettivo dei genitali, durante il quale lo specialista osserva il glande, il prepuzio e, se necessario, la regione inguinale, valutando l’aspetto delle lesioni, la presenza di secrezioni biancastre, fissurazioni o segni di grattamento. In molti casi, l’aspetto clinico è già fortemente suggestivo di candidosi, ma è buona pratica confermare il sospetto con esami mirati, soprattutto se i sintomi sono ricorrenti o resistenti ai trattamenti di prima linea.
Il test più semplice è il prelievo di un campione di secrezione o di materiale prelevato dal glande e dal prepuzio, che viene esaminato al microscopio dopo colorazione o montaggio in soluzione specifica. La visualizzazione di ife o pseudife di Candida conferma la presenza del fungo in forma patogena. In alternativa o in aggiunta, il campione può essere inviato al laboratorio per una coltura micologica, che permette non solo di confermare la diagnosi ma anche di identificare la specie di Candida coinvolta (ad esempio Candida albicans o altre specie meno comuni) e, se necessario, di valutare la sensibilità ai principali antimicotici. Questo passaggio diventa particolarmente importante nei casi recidivanti o quando i trattamenti standard non risultano efficaci, perché può orientare verso terapie più mirate e ridurre l’uso inappropriato di farmaci antimicotici, spesso prescritti in modo empirico o dopo cicli ripetuti di antibiotici, come discusso anche negli approfondimenti sugli antibiotici e candida.
In alcuni contesti, soprattutto se si sospetta una malattia sessualmente trasmessa concomitante o alternativa, il medico può richiedere esami aggiuntivi, come tamponi uretrali per la ricerca di batteri o altri microrganismi (ad esempio Chlamydia trachomatis, Neisseria gonorrhoeae, Mycoplasma genitalium) o test sierologici per infezioni virali. Questo approccio integrato è importante perché i sintomi genitali maschili non sono specifici e diverse condizioni possono coesistere nello stesso paziente. Nei soggetti con diabete, immunodeficienze o terapia immunosoppressiva, può essere indicato un inquadramento più ampio, con esami del sangue per valutare glicemia, emocromo e altri parametri generali, al fine di identificare eventuali fattori sistemici che favoriscono la proliferazione della candida e che andrebbero corretti parallelamente alla terapia locale.
È utile sottolineare che i test “fai da te” o l’uso di prodotti da banco senza una diagnosi medica possono portare a ritardi nella corretta identificazione del problema e a trattamenti inadeguati. L’autodiagnosi basata solo su prurito o arrossamento rischia di confondere la candida con dermatiti irritative da saponi aggressivi, allergie da lattice, psoriasi genitale o altre micosi. Inoltre, l’uso ripetuto e non controllato di antimicotici topici può alterare la flora cutanea e selezionare ceppi meno sensibili, rendendo più complessa la gestione delle recidive. Per questo, soprattutto al primo episodio o in caso di sintomi atipici, è consigliabile rivolgersi al medico di base, al dermatologo o all’andrologo per una valutazione strutturata e, se necessario, per l’esecuzione dei test più appropriati.
Trattamenti disponibili
Il trattamento della candida maschile si basa principalmente sull’uso di farmaci antimicotici, per lo più in formulazioni topiche (creme, gel, lozioni) da applicare direttamente sul glande e sul prepuzio. Le molecole più utilizzate appartengono alla classe degli azolici (come clotrimazolo, miconazolo, econazolo), che agiscono inibendo la sintesi dell’ergosterolo, componente fondamentale della membrana cellulare del fungo, determinandone la morte o l’inibizione della crescita. In genere, la terapia topica viene proseguita per alcuni giorni dopo la scomparsa dei sintomi, secondo le indicazioni del medico o del foglietto illustrativo, per ridurre il rischio di recidiva precoce. In presenza di infiammazione marcata, il medico può associare per brevi periodi preparazioni che contengono anche un cortisonico a bassa potenza, per attenuare rapidamente arrossamento e prurito, sempre valutando attentamente rischi e benefici.
Nei casi più estesi, recidivanti o in pazienti con fattori di rischio sistemici (come diabete non controllato, immunodeficienze, terapie immunosoppressive), può essere indicato l’uso di antimicotici per via orale, appartenenti in genere alla classe dei triazoli. Questi farmaci agiscono a livello sistemico e possono essere utili quando la sola terapia locale non è sufficiente o quando la candida interessa anche altre sedi (come cavità orale o tratto gastrointestinale). È fondamentale che la prescrizione di questi medicinali avvenga sotto stretto controllo medico, perché possono interagire con altri farmaci e richiedere monitoraggio di alcuni parametri, come la funzionalità epatica. In parallelo, è spesso necessario rivedere eventuali terapie antibiotiche in corso o ripetute nel tempo, poiché l’uso non appropriato di antibiotici può alterare la flora batterica e favorire la crescita della candida, come viene spiegato anche negli approfondimenti dedicati alla scelta dell’antibiotico in caso di candida.
Un aspetto spesso sottovalutato del trattamento è la gestione della coppia. Se la partner presenta candidosi vaginale sintomatica o recidivante, il medico può valutare l’opportunità di trattare contemporaneamente entrambi, anche se l’uomo ha sintomi lievi, per ridurre il rischio di reinfezioni reciproche. In questi casi, oltre alla terapia farmacologica, viene consigliato l’uso del preservativo per tutta la durata del trattamento e per un breve periodo successivo, così da limitare il passaggio di microrganismi e consentire alle mucose di guarire completamente. È importante anche evitare rapporti sessuali in presenza di dolore o irritazione marcata, per non peggiorare le lesioni e non prolungare i tempi di guarigione. Il medico può inoltre suggerire prodotti specifici per l’igiene intima, con pH adeguato e privi di sostanze irritanti, da utilizzare durante e dopo la terapia.
Infine, nei casi di candida maschile recidivante, il trattamento non può limitarsi alla sola somministrazione di antimicotici, ma deve includere un’analisi accurata dei fattori predisponenti e delle abitudini quotidiane. Ciò può significare intervenire sul controllo della glicemia nei pazienti diabetici, ridurre il sovrappeso, modificare l’abbigliamento (preferendo biancheria in cotone e pantaloni meno aderenti), rivedere l’uso di detergenti aggressivi o profumati e, quando possibile, razionalizzare l’impiego di antibiotici e cortisonici. In alcuni casi selezionati, lo specialista può proporre schemi di terapia di mantenimento o ciclica, soprattutto se le recidive sono frequenti e impattano in modo significativo sulla qualità di vita e sulla sfera sessuale del paziente, sempre valutando attentamente il rapporto tra benefici attesi e potenziali effetti indesiderati.
Prevenzione e igiene
La prevenzione della candida maschile passa innanzitutto da una corretta igiene intima quotidiana, che deve essere accurata ma non eccessiva. È consigliabile lavare i genitali una volta al giorno, retrarre delicatamente il prepuzio per detergere il glande e l’area sottoprepuziale, risciacquando con cura per eliminare residui di sapone. L’uso di detergenti specifici per l’igiene intima, con pH leggermente acido e privi di profumi o sostanze irritanti, può aiutare a mantenere l’equilibrio della flora cutanea; al contrario, saponi troppo aggressivi, disinfettanti usati senza indicazione o lavaggi troppo frequenti possono alterare le difese naturali della pelle e favorire irritazioni e sovrainfezioni. Dopo il lavaggio, è importante asciugare bene la zona genitale, tamponando con un asciugamano morbido, perché l’umidità persistente rappresenta un terreno ideale per la proliferazione della candida.
La scelta dell’abbigliamento ha un ruolo non trascurabile nella prevenzione. Indossare biancheria intima in cotone, traspirante, e pantaloni non eccessivamente aderenti aiuta a ridurre la sudorazione e a mantenere la zona genitale più asciutta e ventilata. Al contrario, slip sintetici, costumi da bagno tenuti addosso a lungo dopo il mare o la piscina, pantaloni molto stretti e tessuti poco traspiranti creano un microclima caldo-umido che favorisce la crescita del fungo. È buona norma cambiare la biancheria ogni giorno, e anche più spesso in caso di intensa attività fisica o sudorazione abbondante. Per chi pratica sport, può essere utile fare la doccia subito dopo l’allenamento e indossare indumenti asciutti, evitando di restare a lungo con abiti sudati o umidi a contatto con la pelle.
Anche le abitudini sessuali possono influenzare il rischio di candida. L’uso del preservativo riduce non solo il rischio di malattie sessualmente trasmesse, ma anche la possibilità di scambiarsi microrganismi, inclusa la candida, soprattutto se uno dei partner ha un’infezione in atto o recidivante. È opportuno evitare rapporti sessuali in presenza di sintomi importanti, come dolore, bruciore o lesioni evidenti, perché l’attrito può peggiorare l’infiammazione e prolungare i tempi di guarigione. Dopo il rapporto, una delicata igiene dei genitali può aiutare a rimuovere secrezioni e residui di lubrificanti o spermicidi, che in alcune persone possono risultare irritanti. In caso di partner con candidosi vaginale ricorrente, è utile che entrambi si confrontino con il medico o il ginecologo per valutare una strategia condivisa di prevenzione e trattamento.
Infine, la prevenzione passa anche attraverso la gestione dei fattori di rischio generali. Mantenere un buon controllo del diabete, seguire un’alimentazione equilibrata, limitare il consumo eccessivo di zuccheri semplici, evitare il fumo e ridurre lo stress contribuisce a sostenere le difese immunitarie e a ridurre la probabilità di infezioni fungine. Quando vengono prescritti antibiotici per altre patologie, è importante usarli solo se realmente necessari e seguire scrupolosamente le indicazioni del medico, evitando automedicazione e cicli ripetuti non controllati, che possono alterare profondamente la flora batterica e favorire la crescita della candida. In caso di terapie prolungate o frequenti, è opportuno segnalare al medico eventuali sintomi genitali precoci, così da intervenire tempestivamente e, se necessario, valutare anche l’impatto degli antibiotici sul rischio di candidosi.
Quando rivolgersi a un medico
È consigliabile rivolgersi a un medico ogni volta che compaiono sintomi genitali nuovi o insoliti, come prurito intenso, bruciore, arrossamento persistente del glande o del prepuzio, secrezioni biancastre o maleodoranti, dolore durante i rapporti sessuali o la minzione. Anche se la candida è una causa frequente di questi disturbi, non è l’unica possibile: infezioni batteriche, altre micosi, malattie sessualmente trasmesse, dermatiti irritative o allergiche possono presentarsi con quadri simili. Un consulto medico permette di inquadrare correttamente la situazione, escludere condizioni più serie e impostare un trattamento mirato, evitando l’uso improprio di farmaci da banco che potrebbero mascherare i sintomi senza risolvere la causa. È particolarmente importante non sottovalutare i disturbi se si è appena iniziata una nuova relazione o se si hanno più partner sessuali.
La visita specialistica diventa urgente se i sintomi sono molto intensi, se compaiono lesioni ulcerate, bolle, croste o se si associa febbre, malessere generale o ingrossamento doloroso dei linfonodi inguinali. Questi segni possono indicare infezioni più complesse o sovrapposte, che richiedono un inquadramento rapido e, talvolta, esami specifici per malattie sessualmente trasmesse. Anche la presenza di dolore marcato alla minzione, sangue nelle urine o secrezioni uretrali abbondanti deve indurre a un consulto tempestivo, perché potrebbe trattarsi di uretriti batteriche o di altre condizioni che non vanno confuse con una semplice candidosi. In questi contesti, il medico può decidere di eseguire tamponi, esami del sangue o delle urine e, se necessario, avviare terapie antibiotiche o antivirali mirate, valutando con attenzione l’eventuale impatto degli antibiotici sul rischio di candida.
Un’altra situazione in cui è fondamentale rivolgersi al medico è la comparsa di episodi ricorrenti di candida maschile, cioè quando i sintomi si ripresentano più volte nell’arco dell’anno nonostante i trattamenti. In questi casi, oltre a confermare la diagnosi con esami mirati, è necessario indagare la presenza di fattori predisponenti come diabete non diagnosticato o non ben controllato, immunodeficienze, terapie croniche con cortisonici o altri farmaci che riducono le difese immunitarie. Il medico può anche valutare la necessità di coinvolgere altri specialisti, come il diabetologo o l’infettivologo, per una gestione integrata. Inoltre, è importante considerare la situazione della partner: candidosi vaginali ricorrenti nella donna possono essere collegate a colonizzazione o infezione subclinica nel partner maschile, e una valutazione di coppia può risultare decisiva per interrompere il circolo delle reinfezioni.
Infine, è opportuno chiedere un parere medico prima di iniziare o modificare autonomamente terapie antimicotiche, soprattutto se si stanno assumendo altri farmaci o se si hanno patologie croniche. Alcuni antimicotici sistemici possono interagire con medicinali di uso comune, come anticoagulanti, farmaci per il cuore o per il colesterolo, e richiedono quindi una valutazione attenta del profilo di sicurezza. Anche l’uso prolungato di creme cortisoniche nella zona genitale, senza controllo medico, può assottigliare la pelle e peggiorare la suscettibilità alle infezioni. Un confronto con il proprio medico di base, il dermatologo, l’andrologo o il ginecologo permette di scegliere il percorso più appropriato, bilanciando efficacia, sicurezza e prevenzione delle recidive, e di ricevere indicazioni personalizzate su igiene, abitudini di vita e monitoraggio dei sintomi nel tempo.
Riconoscere precocemente i sintomi della candida maschile, evitare l’autodiagnosi e affidarsi a una valutazione medica consente nella maggior parte dei casi di risolvere l’infezione in tempi relativamente brevi e di ridurre il rischio di recidive. Una corretta igiene intima, la gestione dei fattori di rischio generali, l’uso consapevole di antibiotici e una buona comunicazione all’interno della coppia rappresentano i pilastri della prevenzione. In presenza di disturbi persistenti o ricorrenti, non esitare a consultare il medico: un inquadramento accurato è il modo più sicuro per proteggere la salute genitale e sessuale, evitando trattamenti inadeguati o ritardi diagnostici che potrebbero complicare il quadro clinico.
Per approfondire
Ministero della Salute – Candida albicans Scheda istituzionale aggiornata che descrive cos’è la candida, le principali forme di infezione, i fattori di rischio e le misure di prevenzione, utile per inquadrare il problema anche nel sesso maschile.
Ministero della Salute – Candida albicans e infezioni sessualmente trasmesse Approfondimento dedicato alla candida nell’ambito delle infezioni sessualmente trasmesse, con indicazioni su trasmissione, sintomi e prevenzione nella popolazione sessualmente attiva.
Istituto Superiore di Sanità – Miceti e infezioni fungine Pagina informativa sulle principali micosi umane, compresa la candidosi, con focus su fattori di rischio, diagnosi e strategie di controllo a livello di sanità pubblica.
World Health Organization – Fungal diseases Scheda in lingua inglese che inquadra le infezioni fungine, inclusa la candida, come problema emergente di salute globale, con riferimenti a resistenze ai farmaci e popolazioni a rischio.
Centers for Disease Control and Prevention – Candidiasis Risorsa aggiornata sulla candidosi, con sezioni dedicate a forme genitali, fattori predisponenti, diagnosi e opzioni terapeutiche, utile per approfondire l’argomento da una prospettiva internazionale.
