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Scabbia: trasmissione, contagiosità e profilassi

Scabbia: scheda riassuntiva di notifica e profilassi


Classificazione ICD-9: 133

Tipo di Notifica: Classe IV

Periodo di incubazione: Da 2 a 6 settimane in caso di persone non esposte in precedenza, da 1 a 4 giorni in caso di reinfestazione.

Periodo di contagiosità: Fino a che gli acari e le uova non siano stati distrutti da adeguato trattamento.

Possono essere necessari 2 o più cicli di trattamento, eseguiti ad intervalli di una settimana.

Provvedimenti nei confronti del malato: Allontanamento da scuola o dal lavoro fino al giorno successivo a quello di inizio del trattamento.

Per soggetti ospedalizzati o istituzionalizzati, isolamento da contatto per 24 ore dall’inizio del trattamento.

Provvedimenti nei confronti dei conviventi e dei contatti: Sorveglianza clinica per la ricerca di altri casi di infestazione; per i familiari e per i soggetti che abbiano avuto contatti cutanei prolungati con il caso è indicato il trattamento profilattico simultaneo.

In caso di epidemie è indicato il trattamento profilattico dei contatti.

Lenzuola, coperte e vestiti vanno lavati a macchina con acqua a temperatura maggiore di 60 °C; i vestiti non lavabili con acqua calda vanno tenuti da parte per una settimana, per evitare reinfestazioni.

1 Isolamento da contatto: da applicare in caso di infezioni meno virulente, trasmesse per contatto diretto o semidiretto. E’ indicata una stanza separata (pazienti con la stessa patologia possono essere ospitati nella stessa stanza) e l’uso di maschere per tutte le persone che vengono in contatto con il paziente; i guanti sono indicati nel caso di manipolazione o contatto con materiali contaminati e l’uso di grembiuli in caso di possibilità di insudiciamento.
2 Sorveglianza clinica: la ricerca giornaliera, in conviventi e contatti di un paziente affetto da malattia trasmissibile, di segni e sintomi riferibili ad essa.
3 Contatti: persona o animale che in seguito ad associazione con una persona o un animale infetta, abbia avuto la possibilità di acquisire l’infezione.
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Generalità

L’acaro della scabbia umana, Sarcoptes scabiei, che infesta circa 300 milioni di persone ogni anno, è una delle più comuni cause di dermatosi pruriginose nel mondo.

Le femmine gravide dell’acaro della scabbia, la cui lunghezza è di 0,3-0,4 mm, scavano una tana superficialmente sotto lo strato corneo nell’arco di un mese, depositando 2 o 3 uova al giorno.

scabbia: il cunicolo
Il cunicolo della scabbia

Le ninfe che si schiudono da queste uova maturano in circa 2 settimane attraverso una serie di mute e poi emergono in forma adulta sulla superficie della pelle dove si accoppiano e invadono nuovamente la pelle dello stesso o di un altro ospite.

Contagio e trasmissione

Il trasferimento interumano di nuove femmine fertilizzate di acaro si verifica per contatto intimo personale ed è facilitato dall’affollamento, dalla sporcizia e dalla promiscuità sessuale.

La trasmissione attraverso la condivisione di effetti letterecci o di vestiario è infrequente perché questi acari non possono sopravvivere più di un giorno senza l’ospite.

La scabbia è responsabile del 2-5% delle visite dermatologiche; molto spesso sono interessati i bambini immigrati da Paesi in via di sviluppo che vivono in condizioni di sovraffollamento.

Le epidemie si verificano nelle cliniche, negli istituti di ricovero per malati mentali e negli ospedali.

Quadro clinico della scabbia

Il prurito e l’eruzione cutanea associati alla scabbia derivano da una reazione di sensibilizzazione diretta contro gli escrementi che l’acaro deposita nel suo cunicolo.

Per questa ragione, un’infestazione iniziale rimane asintomatica per 4-6 settimane e la reinfestazione produce rapidamente una reazione di ipersensibilità.

Il grattamento generalmente distrugge l’acaro rintanato, ma i sintomi permangono anche in sua assenza.

I cunicoli vengono circondati da infiltrali di eosinofili, linfociti e istiociti e più tardi in aree distanti si sviluppa un rash generalizzato da ipersensibilità.

L’immunità e il grattamento, distruggendo questi patogeni, limitano la maggior parte delle infestazioni a meno di 15 acari per soggetto.

Sovrainfestazioni sostenute da migliaia o milioni di acari, una condizione conosciuta come scabbia crostosa (o norvegese) possono essere conseguenti all’uso di glucocorticoidi, a sindromi da immunodeficienza (inclusa l’AIDS) e a malattie neurologiche e psichiatriche che interferiscono con il prurito e il grattamento.

I pazienti affetti da scabbia riferiscono un prurito intenso che peggiora durante la notte e dopo una doccia calda.

I tipici cunicoli possono essere difficili da rilevare perché sono in numero limitato e possono essere coperti dalle escoriazioni.

I cunicoli appaiono come linee nere ondulate sull’epidermide che misurano da 3 a 15 mm e finiscono in una piccola vescichetta perlacea che contiene la femmina di acaro.

Queste lesioni generalmente si sviluppano sulla superficie volare del polso, tra le dita, sul gomito e sul pene.

Piccole papule e vescicole, spesso accompagnate da placche eczematose, pustole o noduli, sono simmetricamente distribuite in questi siti e nelle pieghe della pelle sotto il seno e intorno all’ombelico, sotto le ascelle, a livello della linea della cintura, delle natiche, della parte superiore delle cosce e dello scroto.

Tranne che nei lattanti, la faccia, il cuoio capelluto, il collo, le palme e le piante dei piedi sono risparmiate.

I cunicoli e le altre lesioni tipiche sono rare nei soggetti che si lavano frequentemente e il trattamento topico con glucocorticoidi o una sovrainfezione batterica può alterare l’aspetto del rash.

Una sovrainfezione sostenuta da ceppi nefritogeni può portare a una glomerulonefrite acuta.

La scabbia crostosa assomiglia alla psoriasi per il suo eritema diffuso, le croste cheratotiche spesse, la desquamazione e le unghie distrofiche.

Nella scabbia crostosa i caratteristici cunicoli non sono visibili e i pazienti usualmente non hanno prurito, sebbene tali infestazioni siano fortemente contagiose e si siano rese responsabili di epidemie di scabbia classica negli ospedali.

Nei pazienti affetti da AIDS con scabbia crostosa e fessure profonde si ha frequentemente batteriemia.

I soggetti con infestazioni massive occasionalmente si presentano con prurito diffuso e papule generalizzate o con segni cutanei minimi o assenti.

Diagnosi di scabbia

La diagnosi di scabbia deve essere presa in considerazione in pazienti con prurito e lesioni cutanee polimorfe simmetriche in sedi caratteristiche, particolarmente in presenza di una storia di contatto familiare con un soggetto affetto.

I cunicoli devono essere cercati e scoperchiati con un ago sterile o con un bisturi piatto; il materiale raschiato deve essere esaminato microscopicamente per l’identificazione dell’acaro, delle sue uova e delle sue pallottoline fecali.

Una goccia di olio minerale facilita la rimozione del campione.

Anche le biopsie o il raschiamento delle lesioni papulo-vescicolose possono essere diagnostici.

In assenza di acari o prodotti dell’acaro identificabili, la diagnosi si basa sulla presentazione clinica e sull’anamnesi.

Nei soggetti adulti affetti da scabbia devono essere escluse altre patologie trasmesse sessualmente.

Terapia della scabbia

Per il trattamento della scabbia una crema contenente permetrina al 5% è meno tossica delle preparazioni di lindano all’1%, un tempo comunemente usate, ed è efficace contro infestazioni resistenti al lindano.

Entrambi gli scabicidi sono applicati in strato sottile dietro le orecchie e dal collo in giù dopo il bagno e sono rimossi 8 ore dopo con sapone e acqua.

Il lindano è assorbito attraverso la pelle e il suo abuso ha causato crisi epilettiche e anemia aplastica.

Non deve essere applicato a donne gravide o a lattanti.

Terapie alternative includono la crema topica al crotamitone, il benzilbenzoato e le pomate solfuree.

Il trattamento efficace della scabbia crostosa richiede prima l’applicazione di un agente cheratolitico come l’acido salicilico al 6% (per migliorare la penetrazione dello scabicida) e poi dello scabicida su cuoio capelluto, faccia e orecchie (facendo attenzione a evitare gli occhi).

Possono essere necessari trattamenti ripetuti oppure un uso sequenziale di parecchi preparati.

In soggetti altrimenti sani una singola dose orale di ivermectina (200 p.g per kg di peso corporeo) cura efficacemente la scabbia.

Nei pazienti con scabbia crostosa possono essere necessarie due o più dosi di ivermectina.

Sebbene una infestazione di scabbia trattata efficacemente diventi non infettiva entro un giorno, il prurito e il rash dovuto all’ipersensibilità frequentemente persistono per settimane o mesi.

Un ulteriore trattamento non necessario dei pazienti affetti può provocare una dermatite da contatto.

Antistaminici, salicilati e lozioni alla calamina alleviano il prurito durante il trattamento e i glucocorticoidi topici sono utili se il prurito persiste dopo un trattamento efficace.

Un antibiotico per via orale può essere necessario in caso di sovrainfezioni batteriche che non si risolvono con la terapia antiscabbia.

Per prevenire le reinfestazioni la biancheria da letto e il vestiario devono essere lavati in acqua calda.

I soggetti che hanno contatti stretti con i soggetti infestati, anche se asintomatici, devono essere trattati simultaneamente.

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