Come si cura lo streptococco negli adulti?

Sintomi, diagnosi, terapia antibiotica e prevenzione delle complicanze della faringite da streptococco negli adulti

Lo streptococco è uno dei batteri più frequentemente coinvolti nei mal di gola acuti dell’adulto, in particolare nella faringite e faringotonsillite. Capire come si cura lo streptococco negli adulti significa prima di tutto riconoscere quando è davvero presente un’infezione batterica, distinguerla dalle forme virali (molto più comuni) e sapere in quali casi gli antibiotici sono utili e in quali, invece, rischiano solo di favorire resistenze senza portare benefici.

In questa guida analizziamo i sintomi tipici dell’infezione da streptococco, i test diagnostici disponibili, i principali trattamenti antibiotici utilizzati negli adulti e le misure per prevenire complicanze e contagio. Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono il parere del medico o dello specialista, che resta il riferimento per la valutazione del singolo caso e per la prescrizione di eventuali terapie.

Sintomi dell’infezione da streptococco

Quando si parla di “streptococco” in relazione al mal di gola dell’adulto, ci si riferisce soprattutto allo Streptococcus pyogenes, noto anche come streptococco beta-emolitico di gruppo A. Questo batterio può causare faringite o faringotonsillite acuta, cioè un’infiammazione della gola e delle tonsille. I sintomi tipici includono mal di gola intenso, spesso a insorgenza rapida, dolore alla deglutizione, febbre moderata o alta, malessere generale e ingrossamento dei linfonodi del collo. A differenza di molte forme virali, la faringite streptococcica tende a presentarsi senza tosse, raffreddore marcato o congiuntivite, elementi che orientano invece verso un’origine virale.

All’esame obiettivo, il medico può osservare tonsille arrossate e tumefatte, talvolta con essudato biancastro (placche), e una mucosa faringea molto arrossata. I linfonodi laterocervicali possono risultare dolenti alla palpazione. Negli adulti, rispetto ai bambini, la sintomatologia può essere talvolta più sfumata, con febbre meno elevata o prevalenza di dolore locale e stanchezza. È importante ricordare che nessun singolo sintomo è di per sé sufficiente a distinguere con certezza una faringite da streptococco da una virale: per questo si utilizzano spesso combinazioni di segni e sintomi per stimare la probabilità di infezione batterica.

In ambito clinico vengono talvolta impiegati degli score, come il punteggio di Centor o le sue varianti, che attribuiscono un punteggio alla presenza di febbre, assenza di tosse, essudato tonsillare e linfonodi cervicali dolenti, oltre all’età del paziente. Un punteggio più alto indica una maggiore probabilità di faringite streptococcica e può orientare il medico sulla necessità di eseguire test diagnostici specifici. Tuttavia, anche questi punteggi non sostituiscono gli esami di laboratorio: servono soprattutto a ridurre l’uso inappropriato di antibiotici, evitando di trattare con farmaci batterici mal di gola che sono in realtà virali e destinati a guarire spontaneamente.

Oltre alla faringite, lo streptococco di gruppo A può causare altre manifestazioni nell’adulto, come la scarlattina (più rara rispetto all’età pediatrica), infezioni cutanee (impetigine, erisipela, cellulite) e, in casi più gravi, infezioni invasive come sepsi o fascite necrotizzante. In questo articolo ci concentriamo soprattutto sulla faringite/faringotonsillite, che rappresenta la forma più comune in ambito ambulatoriale. È comunque utile sapere che la presenza di sintomi sistemici importanti, come febbre molto alta, brividi intensi, dolore localizzato severo o segni cutanei estesi, richiede una valutazione medica urgente per escludere forme più gravi di infezione streptococcica.

Diagnosi e test

La diagnosi di infezione da streptococco negli adulti si basa sulla combinazione di valutazione clinica e test di laboratorio. Poiché la maggior parte dei mal di gola è causata da virus, non è indicato eseguire automaticamente esami per lo streptococco in tutti i pazienti con faringodinia. Il medico, sulla base dei sintomi, dell’esame obiettivo e di eventuali score clinici, valuta la probabilità che si tratti di una faringite streptococcica. Se la probabilità è bassa, spesso è sufficiente un trattamento sintomatico e un monitoraggio clinico; se è intermedia o alta, può essere indicato un test specifico per confermare o escludere la presenza del batterio.

Gli strumenti principali per la diagnosi sono il tampone faringeo con coltura e i test rapidi per la ricerca dell’antigene streptococcico (RADT, Rapid Antigen Detection Test). Il tampone faringeo consiste nel passare un bastoncino sterile sulla mucosa della faringe e delle tonsille per raccogliere il materiale da analizzare in laboratorio. La coltura permette di identificare con elevata sensibilità e specificità lo streptococco di gruppo A, ma richiede in genere 24–48 ore per il risultato. I test rapidi, invece, forniscono una risposta in pochi minuti e sono molto utili in ambulatorio per decidere rapidamente se iniziare o meno una terapia antibiotica.

Nei pazienti adulti, le linee guida internazionali tendono a raccomandare l’uso dei test rapidi soprattutto quando la probabilità clinica di faringite streptococcica è intermedia. In caso di test rapido positivo, la diagnosi è considerata confermata e si può impostare una terapia antibiotica mirata. Se il test rapido è negativo, la necessità di confermare con una coltura dipende dal contesto clinico e dalle raccomandazioni locali: negli adulti, spesso non è necessario eseguire la coltura di conferma in presenza di un test rapido negativo, soprattutto se il quadro clinico non è particolarmente suggestivo per streptococco.

È importante sottolineare che la ricerca di anticorpi anti-streptococco nel sangue (come il titolo antistreptolisinico, TAS) non è utile per la diagnosi di faringite acuta, perché questi anticorpi si sviluppano dopo alcune settimane e riflettono un’infezione pregressa, non necessariamente in atto. Tali esami possono essere indicati in altri contesti, ad esempio nella valutazione di complicanze non suppurative come la febbre reumatica, ma non servono a decidere se trattare un mal di gola acuto con antibiotici. In sintesi, per la gestione pratica dell’adulto con sospetta faringite da streptococco, il percorso più razionale prevede una valutazione clinica accurata, l’uso selettivo di test rapidi o tampone e l’evitare sia l’eccesso di esami inutili sia l’abuso di antibiotici.

Trattamenti antibiotici

La cura dello streptococco negli adulti si basa, quando indicato, sull’uso di antibiotici mirati contro Streptococcus pyogenes. È fondamentale sottolineare che gli antibiotici sono utili solo se l’infezione è effettivamente causata da questo batterio, documentata da un test positivo (tampone o test rapido). Trattare con antibiotici un mal di gola virale non accelera la guarigione, non previene complicanze e contribuisce invece allo sviluppo di resistenze batteriche, oltre a esporre il paziente a possibili effetti collaterali inutili. Per questo motivo, le linee guida internazionali insistono sull’importanza di confermare la diagnosi prima di iniziare la terapia antibiotica, soprattutto negli adulti.

Gli antibiotici di prima scelta per la faringite streptococcica nell’adulto sono tradizionalmente la penicillina V per via orale o l’amoxicillina, grazie alla loro efficacia, sicurezza e spettro relativamente ristretto, che limita l’impatto sulla flora batterica commensale. In caso di allergia alla penicillina, possono essere utilizzate alternative come alcuni macrolidi o cefalosporine orali, secondo le indicazioni del medico e tenendo conto dei profili di resistenza locali. In alcune situazioni particolari, ad esempio quando non è possibile garantire l’aderenza a una terapia orale di più giorni, si può ricorrere a formulazioni parenterali a lunga durata d’azione, sempre su indicazione specialistica.

Un principio chiave nella terapia antibiotica dello streptococco è la durata adeguata del trattamento. Sebbene i sintomi tendano a migliorare già dopo 24–48 ore dall’inizio dell’antibiotico, è importante completare l’intero ciclo prescritto, che nelle linee guida classiche è di circa 10 giorni per le terapie orali. Questo aiuta a eradicare il batterio, ridurre il rischio di recidive e prevenire complicanze non suppurative come la febbre reumatica. Interrompere la terapia non appena ci si sente meglio può favorire la persistenza di batteri residui e aumentare il rischio di fallimento terapeutico o di ricomparsa dei sintomi.

Accanto alla terapia antibiotica, la gestione della faringite streptococcica prevede sempre un trattamento sintomatico: analgesici e antipiretici per controllare dolore e febbre, adeguata idratazione, riposo e, se tollerate, misure locali come gargarismi con soluzioni tiepide. È importante evitare l’autoprescrizione di antibiotici avanzati da precedenti terapie o ottenuti senza controllo medico: oltre a essere potenzialmente inefficaci o inappropriati, possono mascherare i sintomi, rendere più difficile la diagnosi e contribuire alla diffusione di batteri resistenti. La scelta dell’antibiotico, della via di somministrazione e della durata del trattamento deve sempre essere effettuata dal medico, che valuta il quadro clinico complessivo, le eventuali comorbidità e le allergie del paziente.

Prevenzione e gestione delle complicanze

La prevenzione delle complicanze dell’infezione da streptococco negli adulti passa innanzitutto attraverso una diagnosi corretta e un uso appropriato degli antibiotici. Le complicanze si dividono in suppurative (cioè dovute all’estensione locale dell’infezione, come l’ascesso peritonsillare, l’otite media o la sinusite) e non suppurative, legate a meccanismi immunologici, come la febbre reumatica acuta o la glomerulonefrite post-streptococcica. Sebbene queste ultime siano oggi meno frequenti nei Paesi ad alto reddito, rappresentano ancora un motivo importante per trattare adeguatamente le faringiti streptococciche confermate, soprattutto in soggetti a rischio o in contesti epidemiologici particolari.

Dal punto di vista pratico, la prevenzione delle complicanze suppurative richiede attenzione all’evoluzione dei sintomi. Un mal di gola che, nonostante la terapia adeguata, peggiora rapidamente, si associa a difficoltà marcata ad aprire la bocca, voce “ovattata”, dolore intenso localizzato a un solo lato della gola o difficoltà respiratoria può indicare la formazione di un ascesso peritonsillare o di altre complicanze locali. In questi casi è necessario rivolgersi con urgenza al medico o al pronto soccorso, perché possono essere richiesti interventi specifici, come il drenaggio chirurgico o una terapia antibiotica endovenosa.

Per quanto riguarda le complicanze non suppurative, la chiave è completare la terapia antibiotica quando indicata e monitorare eventuali sintomi tardivi. La febbre reumatica, ad esempio, può manifestarsi alcune settimane dopo l’infezione faringea con febbre, artralgie o artrite, interessamento cardiaco e altri segni sistemici; la glomerulonefrite post-streptococcica può presentarsi con edema, ipertensione e alterazioni delle urine (ematuria, proteinuria). Sebbene rare nell’adulto, queste condizioni richiedono una valutazione specialistica tempestiva. È importante informare il medico se, dopo un episodio di faringite streptococcica, compaiono sintomi nuovi o insoliti a distanza di tempo.

Un altro aspetto cruciale è la prevenzione del contagio e delle recidive. Lo streptococco di gruppo A si trasmette principalmente attraverso le goccioline respiratorie emesse con tosse, starnuti o parlando a distanza ravvicinata, e tramite il contatto con superfici contaminate. Le misure di igiene di base, come lavarsi spesso le mani con acqua e sapone, evitare di condividere posate, bicchieri o asciugamani, coprire bocca e naso quando si tossisce o starnutisce e arieggiare gli ambienti, riducono significativamente il rischio di trasmissione. Dopo 24 ore di terapia antibiotica adeguata, la maggior parte dei pazienti non è più considerata contagiosa, ma è comunque prudente mantenere buone pratiche igieniche.

Infine, negli adulti con episodi ricorrenti di faringite streptococcica o nei cosiddetti “portatori cronici” (persone che ospitano il batterio in gola senza sintomi evidenti), la gestione può richiedere un inquadramento più approfondito, eventualmente con il coinvolgimento di uno specialista in otorinolaringoiatria o infettivologia. In questi casi si valuta se gli episodi siano realmente dovuti a nuove infezioni o a persistenza del batterio, se vi siano fattori predisponenti (come fumo, reflusso gastroesofageo, esposizione professionale) e se siano indicati interventi aggiuntivi. In ogni caso, l’obiettivo resta quello di bilanciare il beneficio della terapia con la necessità di limitare l’uso non necessario di antibiotici, nel rispetto dei principi di stewardship antibiotica.

In sintesi, la cura dello streptococco negli adulti richiede un approccio razionale: riconoscere i sintomi suggestivi, utilizzare in modo mirato i test diagnostici, riservare gli antibiotici ai casi confermati e completare correttamente la terapia per prevenire complicanze e recidive. Le misure di igiene e la sorveglianza dei segnali di allarme contribuiscono a ridurre il rischio di diffusione del batterio e di forme più gravi di malattia. In presenza di dubbi, sintomi importanti o mancato miglioramento, è sempre opportuno rivolgersi al medico per una valutazione personalizzata.

Per approfondire

CDC – Outpatient Clinical Care for Adults offre una panoramica aggiornata sulla gestione ambulatoriale delle infezioni respiratorie acute negli adulti e sull’uso appropriato degli antibiotici, con un focus specifico sulla faringite da streptococco di gruppo A.

Recommendations for Management of Acute Pharyngitis in Adults – NIH riassume le principali raccomandazioni per la gestione della faringite acuta nell’adulto, inclusa la scelta degli antibiotici e la durata tipica della terapia.

IDSA Clinical Practice Guideline for Group A Streptococcal Pharyngitis rappresenta una linea guida di riferimento internazionale per diagnosi, uso dei test rapidi e regimi terapeutici nella faringite da streptococco di gruppo A.

Recommendations for management of acute pharyngitis in adults – PubMed è una revisione che conferma il ruolo di penicillina e amoxicillina come antibiotici di scelta e discute le alternative in caso di allergia.

Principles of appropriate antibiotic use for acute pharyngitis in adults – PubMed approfondisce i principi di uso appropriato degli antibiotici nella faringite acuta, sottolineando che solo i casi da streptococco di gruppo A traggono reale beneficio dalla terapia antibiotica.