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Collirio o unguento? La domanda è comune sia tra pazienti sia tra professionisti che desiderano scegliere il veicolo oculare più adatto in base al quadro clinico, al momento della giornata e alla tollerabilità individuale. Entrambe le forme servono a portare un principio attivo o un agente lubrificante a contatto con la superficie oculare, ma lo fanno con caratteristiche fisico‑chimiche molto diverse: il collirio è liquido e leggero, l’unguento è denso e persistente. Capire come ciascuna formulazione si comporta sul film lacrimale, quanto a rapidità d’azione, durata e comfort, aiuta a impiegare il trattamento in modo più efficace e consapevole.
In questo confronto approfondiremo che cos’è un collirio e che cos’è un unguento oftalmico, quali sono le differenze sostanziali tra le due forme, quando privilegiarne una rispetto all’altra e quali vantaggi/svantaggi considerare nella pratica quotidiana. Le informazioni fornite hanno finalità educative e non sostituiscono il giudizio clinico: in presenza di sintomi nuovi o persistenti è sempre opportuno rivolgersi al medico oculista o al farmacista per una valutazione del caso e per la scelta del prodotto più indicato e sicuro.
Che cos’è un collirio
Il collirio è una forma farmaceutica sterile, liquida, destinata all’instillazione nel sacco congiuntivale. Può presentarsi come soluzione limpida (principio attivo completamente disciolto) o come sospensione (microparticelle disperse nel veicolo), e talvolta come emulsione olio‑in‑acqua per migliorare la permanenza sulla superficie oculare. La base più comune è acquosa e isotonica, con sistemi tampone per stabilizzare il pH e agenti di tonicità (per esempio cloruro di sodio) per rendere il collirio confortevole alla goccia. Spesso si aggiungono polimeri viscosizzanti, come idrossipropilmetilcellulosa, carbossimetilcellulosa o carbomeri, che aumentano il tempo di contatto con la cornea e riducono l’evaporazione del film lacrimale. In formulazioni multidose sono presenti conservanti per garantire la sterilità nel tempo; le unità monodose, invece, sono generalmente prive di conservanti, a beneficio delle superfici oculari più sensibili. Il collirio può avere finalità diverse: lubrificare, ridurre l’infiammazione, contrastare infezioni, modulare reazioni allergiche o ridurre la pressione intraoculare, a seconda del principio attivo contenuto.
Dal punto di vista pratico, i colliri si differenziano per tecnologia di flacone, viscosità e presenza o meno di conservanti. Le formulazioni in soluzione sono pronte all’uso e non richiedono accorgimenti particolari; le sospensioni vanno invece agitate delicatamente prima dell’instillazione per rimettere in sospensione le particelle e garantire una dose uniforme. I flaconi multidose tradizionali utilizzano conservanti come benzalconio cloruro, efficaci ma potenzialmente irritanti se usati molto spesso; per questo, in pazienti con occhio secco, portatori di lenti a contatto o terapie prolungate, si preferiscono confezioni monodose senza conservanti o flaconi con sistemi filtranti che mantengono la sterilità senza additivi. Alcune formulazioni sono compatibili con lenti a contatto, altre richiedono di rimuoverle prima dell’uso e reinserirle dopo un certo intervallo, indicazione sempre riportata nel foglio illustrativo. Per un esempio pratico legato a un prodotto specifico, può essere utile approfondire quante gocce di Betabioptal collirio devo usare quante gocce di Betabioptal collirio devo usare
Dal punto di vista farmacocinetico, dopo l’instillazione una parte consistente della goccia viene diluita e drenata attraverso il dotto nasolacrimale; solo una frazione raggiunge la cornea e la congiuntiva per l’assorbimento locale. La capacità del sacco congiuntivale è limitata (pochi microlitri), quindi volumi maggiori non aumentano significativamente la disponibilità del farmaco e possono accentuare lacrimazione e fastidio. Tecniche semplici come l’occlusione del puntino lacrimale (pressando delicatamente l’angolo interno dell’occhio per 1‑2 minuti) o tenere l’occhio chiuso dopo l’instillazione aiutano a prolungare il contatto del collirio con la superficie oculare, riducendo il drenaggio e la potenziale assorbimento sistemico. Comfort e tollerabilità dipendono anche da pH, osmolarità e presenza di eccipienti: un pH vicino a quello lacrimale e una moderata viscosità migliorano la sensazione alla goccia, mentre eccipienti irritanti possono causare bruciore transitorio.

Le indicazioni dei colliri sono ampie. I lubrificanti (lacrime artificiali) sostengono il film lacrimale nelle forme di secchezza oculare e nell’affaticamento visivo; gli antistaminici e gli stabilizzatori dei mastociti attenuano prurito e arrossamento in corso di congiuntivite allergica; gli antibiotici e gli antisettici si impiegano nelle infezioni batteriche secondo indicazione medica; i corticosteroidi topici riducono l’infiammazione, ma richiedono monitoraggio e tempi ben definiti; i colliri ipotensivi (per esempio betabloccanti, analoghi delle prostaglandine, inibitori dell’anidrasi carbonica) rientrano nella terapia del glaucoma. Esistono inoltre colliri midriatici o cicloplegici per uso diagnostico o terapeutico, e formulazioni con acido ialuronico, lipidi o nanoemulsioni per ripristinare la componente acquosa o lipidica del film lacrimale. La scelta del prodotto tiene conto della diagnosi, della durata prevista della terapia, dell’età del paziente, dell’uso di lenti a contatto e della necessità di minimizzare l’esposizione a conservanti.
Oltre alla composizione, contano le modalità d’uso e la gestione quotidiana. L’instillazione corretta prevede igiene delle mani, inclinazione della testa, lieve trazione della palpebra inferiore per creare una tasca congiuntivale, caduta controllata della goccia evitando il contatto del beccuccio con l’occhio o le ciglia, e chiusura dolce dell’occhio per favorire la distribuzione. Se si utilizzano più colliri, è buona prassi distanziarli di alcuni minuti per evitare diluizione reciproca; se si associa anche un unguento, quest’ultimo va generalmente applicato per ultimo. Dopo l’apertura, i flaconi multidose hanno una validità limitata (indicata dal produttore), trascorsa la quale è consigliabile non usarli più; le monodose vanno scartate dopo l’utilizzo. Conservazione, compatibilità con lenti e frequenza di instillazione sono aspetti riportati nel foglio illustrativo e vanno seguiti con attenzione per ottimizzare efficacia e sicurezza.
Che cos’è un unguento
L’unguento oftalmico è una forma farmaceutica sterile, semisolida, destinata all’applicazione nel sacco congiuntivale. È costituito da una base lipofila (per esempio vaselina, paraffine, oli minerali e cere) nella quale è disperso o disciolto il principio attivo; nelle formulazioni esclusivamente lubrificanti la base stessa svolge l’azione protettiva e umettante. La natura anidra della matrice rende l’unguento poco miscibile con la fase acquosa lacrimale e ne favorisce l’adesione prolungata alla superficie oculare.
Per garantire sterilità e stabilità, gli unguenti vengono preparati in condizioni asettiche e confezionati in tubetti a punta oftalmica, monodose o multidose. L’assenza o la scarsa quantità di acqua riduce la necessità di conservanti rispetto ai colliri; eventuali antiossidanti o stabilizzanti possono essere impiegati in funzione del principio attivo e della base. La struttura grassa esercita un effetto occlusivo che limita l’evaporazione del film lacrimale e consente un rilascio graduale del farmaco.
Dal punto di vista clinico‑funzionale, la permanenza dell’unguento è superiore a quella di una goccia, con beneficio nelle situazioni in cui serve protezione prolungata della superficie (per esempio in corso di secchezza significativa, esposizione corneale o irritazioni palpebrali) o quando si desidera mantenere la terapia durante il sonno. L’effetto collaterale più comune è l’offuscamento transitorio della vista subito dopo l’applicazione, legato alla dispersione del film lipidico sulla cornea; in genere si attenua con il tempo e risulta meno rilevante se l’uso è serale.
L’applicazione prevede igiene delle mani, trazione lieve della palpebra inferiore e deposizione di una sottile striscia (circa 0,5–1 cm) di prodotto nella tasca congiuntivale, evitando il contatto del beccuccio con l’occhio o le ciglia. Dopo la chiusura delle palpebre, alcuni movimenti oculari aiutano a distribuire l’unguento. Se associato a colliri, l’unguento si applica di norma per ultimo; le lenti a contatto vanno rimosse prima dell’uso e reinserite dopo un intervallo adeguato secondo quanto riportato nel foglio illustrativo.
Differenze tra collirio e unguento
I colliri e gli unguenti oftalmici differiscono principalmente nella loro formulazione e modalità di applicazione. I colliri sono soluzioni liquide che vengono instillate direttamente nell’occhio sotto forma di gocce, mentre gli unguenti sono preparazioni semisolide che si applicano all’interno della palpebra inferiore.
Una delle principali differenze riguarda la durata dell’azione. Gli unguenti tendono a rimanere più a lungo sulla superficie oculare, fornendo un rilascio prolungato del principio attivo. Questo può essere particolarmente utile durante la notte, quando l’applicazione di un unguento può garantire un effetto terapeutico continuo. I colliri, d’altra parte, vengono rapidamente dilavati dal film lacrimale, richiedendo applicazioni più frequenti durante il giorno.
Un’altra differenza significativa è l’impatto sulla visione. Gli unguenti possono causare un temporaneo offuscamento della vista subito dopo l’applicazione a causa della loro consistenza oleosa. I colliri, essendo soluzioni acquose, hanno meno probabilità di influenzare la chiarezza visiva, rendendoli più adatti per l’uso durante le attività quotidiane.
In termini di conservazione, i colliri spesso contengono conservanti per prevenire la contaminazione batterica, il che può essere problematico per persone con sensibilità a tali sostanze. Gli unguenti, grazie alla loro composizione, hanno una minore necessità di conservanti, riducendo il rischio di reazioni allergiche.
Infine, la scelta tra collirio e unguento può dipendere dalla natura specifica della condizione oculare da trattare. Ad esempio, per infezioni superficiali o infiammazioni, un unguento può essere preferibile per garantire un contatto prolungato del farmaco con l’area interessata. Per condizioni che richiedono un’azione rapida o per l’uso durante il giorno, un collirio potrebbe essere più appropriato.
Quando usare collirio o unguento
La decisione su quando utilizzare un collirio o un unguento oftalmico dipende da vari fattori, tra cui la natura della condizione oculare, le esigenze del paziente e le caratteristiche specifiche del farmaco.
I colliri sono generalmente preferiti per il trattamento di condizioni che richiedono un’azione rapida e per l’uso durante le ore diurne. Ad esempio, in caso di allergie oculari stagionali, l’uso di un collirio antistaminico può fornire un sollievo immediato dai sintomi. Inoltre, i colliri sono spesso utilizzati per somministrare farmaci che devono essere assorbiti rapidamente dalla superficie oculare.
Gli unguenti oftalmici, d’altra parte, sono spesso raccomandati per il trattamento di infezioni oculari batteriche, come la congiuntivite, poiché la loro consistenza permette un contatto prolungato del farmaco con l’occhio, migliorando l’efficacia del trattamento. Inoltre, gli unguenti sono spesso utilizzati prima di coricarsi, poiché la visione offuscata che possono causare non interferisce con le attività quotidiane.
In alcuni casi, il medico può prescrivere una combinazione di collirio e unguento per massimizzare l’efficacia del trattamento. Ad esempio, un collirio può essere utilizzato durante il giorno per fornire un sollievo immediato, mentre un unguento può essere applicato di notte per garantire un effetto terapeutico prolungato.
È fondamentale seguire le indicazioni del medico riguardo alla scelta e all’uso di colliri o unguenti, poiché l’uso improprio può ridurre l’efficacia del trattamento o causare effetti indesiderati.
Vantaggi e svantaggi di collirio e unguento
Sia i colliri che gli unguenti oftalmici presentano vantaggi e svantaggi che possono influenzare la scelta del trattamento più appropriato per una determinata condizione oculare.
I vantaggi dei colliri includono:
- Facilità di applicazione durante il giorno senza interferire significativamente con la visione.
- Assorbimento rapido, che consente un’azione terapeutica immediata.
- Minore probabilità di causare visione offuscata rispetto agli unguenti.
Tuttavia, i colliri presentano anche alcuni svantaggi:
- Richiedono applicazioni più frequenti a causa della rapida eliminazione dal film lacrimale.
- Possono contenere conservanti che potrebbero causare reazioni allergiche in individui sensibili.
I vantaggi degli unguenti oftalmici includono:
- Rilascio prolungato del principio attivo, riducendo la frequenza delle applicazioni.
- Minore necessità di conservanti, riducendo il rischio di reazioni allergiche.
Gli svantaggi degli unguenti comprendono:
- Possono causare visione offuscata temporanea dopo l’applicazione, rendendoli meno adatti per l’uso durante le attività quotidiane.
- Possono essere meno confortevoli da applicare rispetto ai colliri.
In conclusione, la scelta tra collirio e unguento oftalmico dovrebbe basarsi sulle specifiche esigenze terapeutiche, sulle caratteristiche del farmaco e sulle preferenze del paziente, sempre sotto la guida di un professionista sanitario.
Per approfondire
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – Informazioni ufficiali sui farmaci approvati in Italia.
Società Oftalmologica Italiana (SOI) – Risorse e linee guida per la pratica oftalmologica.
Ministero della Salute – Informazioni sulla salute pubblica e linee guida mediche.
Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) – Regolamentazione e valutazione dei medicinali in Europa.
PubMed Central – Archivio di letteratura medica e studi scientifici.
