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Applicare correttamente le gocce agli occhi è un gesto apparentemente semplice, ma in realtà richiede attenzione, igiene e qualche accortezza tecnica per essere davvero efficace e sicuro. Una somministrazione non corretta può ridurre l’effetto del farmaco, aumentare il rischio di infezioni o irritazioni e, in alcuni casi, favorire effetti indesiderati sistemici. Imparare a mettere il collirio da soli, seguendo passaggi chiari e ripetibili, aiuta a gestire meglio terapie per congiuntiviti, secchezza oculare, allergie e molte altre condizioni trattate in oculistica.
Questa guida pratica spiega passo dopo passo come prepararsi, come posizionarsi, dove far cadere la goccia, cosa fare subito dopo l’instillazione e quali errori evitare. Le indicazioni sono di carattere generale e non sostituiscono mai il parere dell’oculista o del farmacista, che restano i riferimenti principali per qualsiasi dubbio su tipo di collirio, durata del trattamento, compatibilità con altre terapie o presenza di patologie oculari specifiche. In caso di incertezza, dolore intenso, calo della vista o peggioramento dei sintomi è sempre opportuno rivolgersi a un professionista sanitario.
Preparazione
La fase di preparazione è fondamentale per garantire che l’applicazione delle gocce oculari avvenga in condizioni di massima sicurezza e igiene. Prima di tutto è essenziale lavare accuratamente le mani con acqua e sapone, strofinando palmi, dorsi, spazi tra le dita e sotto le unghie per almeno 40–60 secondi, quindi asciugarle con un asciugamano pulito o carta monouso. Una buona igiene delle mani riduce il rischio di trasferire batteri o virus alla superficie oculare o al contagocce del flacone. È consigliabile scegliere un ambiente ben illuminato, possibilmente davanti a uno specchio, e avere a portata di mano fazzoletti puliti o garze sterili per eventuali eccessi di liquido o lacrime. Prima dell’uso, controllare sempre la data di scadenza e l’integrità del flacone: se il contenitore è danneggiato, sporco o il liquido appare torbido, colorato in modo anomalo o con particelle in sospensione, il collirio non va utilizzato e occorre chiedere consiglio al farmacista.
Un altro aspetto importante della preparazione riguarda la corretta identificazione del farmaco e dello schema di utilizzo prescritto. Molte persone assumono più colliri contemporaneamente (per esempio un antibiotico, un antinfiammatorio e un lubrificante) e possono confondersi tra flaconi simili. È utile leggere con attenzione l’etichetta prima di ogni applicazione, eventualmente applicando etichette aggiuntive o usando un ordine fisso di somministrazione per ridurre gli errori. In caso di terapia per infezioni come la congiuntivite batterica, è fondamentale rispettare i tempi e la durata indicati dal medico, come avviene per colliri antibiotici a base di tobramicina, spesso prescritti per alcuni giorni consecutivi in base alla gravità del quadro clinico; per approfondire la durata tipica di trattamenti specifici, è possibile consultare spiegazioni dedicate sull’uso del collirio antibiotico per la congiuntivite batterica come il Tobral quanti giorni mettere il Tobral per la congiuntivite.
Prima di instillare le gocce, è opportuno rimuovere eventuali lenti a contatto, salvo diversa indicazione dell’oculista o specifiche istruzioni nel foglietto illustrativo. Molti colliri, soprattutto quelli che contengono conservanti come il benzalconio cloruro, possono danneggiare le lenti morbide o essere assorbiti da esse, prolungando il contatto del farmaco con la superficie oculare e aumentando il rischio di irritazione. In genere si consiglia di attendere almeno 15–20 minuti prima di reinserire le lenti, ma il tempo preciso va verificato per ogni prodotto. Se l’occhio è molto arrossato, dolente o lacrimante, può essere preferibile sospendere temporaneamente l’uso delle lenti a contatto fino a miglioramento del quadro, per non ostacolare la guarigione e ridurre il rischio di complicanze come cheratiti.
Infine, la preparazione comprende anche la corretta gestione del flacone o delle monodosi. I colliri multidose devono essere richiusi subito dopo l’uso, evitando di toccare con il contagocce ciglia, palpebre, dita o qualsiasi altra superficie, per non contaminare la soluzione. Molti prodotti hanno una durata limitata dopo l’apertura (spesso 28–30 giorni, ma il dato preciso è riportato nel foglietto illustrativo): superato questo periodo, il rischio di contaminazione microbica aumenta e il collirio va eliminato anche se non è terminato. Le monodosi, invece, vanno gettate subito dopo l’instillazione, anche se rimane del liquido, proprio perché prive di conservanti e più vulnerabili alla contaminazione. Tenere il collirio lontano da fonti di calore e luce diretta, e fuori dalla portata dei bambini, completa una preparazione corretta e sicura.
Modalità di applicazione
La modalità di applicazione delle gocce oculari incide in modo diretto sull’efficacia del trattamento e sul comfort del paziente. Per iniziare, è consigliabile assumere una posizione comoda: seduti con la testa leggermente reclinata all’indietro, oppure sdraiati su un letto o un divano. Con una mano si tiene il flacone tra pollice e indice, mentre con l’altra si abbassa delicatamente la palpebra inferiore, creando una piccola “tasca” (il fornice congiuntivale inferiore) dove la goccia dovrà cadere. È importante guardare verso l’alto per allontanare la cornea dal punto di caduta e ridurre la sensazione di fastidio. Il contagocce non deve mai toccare l’occhio, le ciglia o la pelle circostante: mantenere una distanza di pochi millimetri è sufficiente per far cadere la goccia in modo preciso, evitando contaminazioni del flacone.
Una volta posizionata la goccia nella tasca congiuntivale, si può chiudere delicatamente l’occhio senza strizzare le palpebre. Strizzare con forza, infatti, favorisce la fuoriuscita del collirio e ne riduce la permanenza sulla superficie oculare, diminuendo l’efficacia del trattamento. È preferibile tenere l’occhio chiuso per 1–2 minuti, respirando normalmente e cercando di non muovere troppo le palpebre. In questo intervallo, il farmaco si distribuisce sul film lacrimale e sulla congiuntiva, aumentando il contatto con i tessuti bersaglio. Se si avverte un sapore amaro o metallico in bocca subito dopo l’instillazione, significa che parte del collirio è defluito nel dotto naso-lacrimale e poi in gola, un fenomeno frequente ma che può essere ridotto con una semplice manovra.
Per limitare il passaggio del farmaco nel circolo sistemico e ridurre eventuali effetti indesiderati generali, è utile eseguire l’occlusione del punto lacrimale. Subito dopo aver instillato la goccia e chiuso l’occhio, si può esercitare una leggera pressione con un dito sull’angolo interno dell’occhio, vicino al naso, per circa 1–2 minuti. Questa manovra riduce il drenaggio del collirio attraverso il dotto naso-lacrimale, aumentando la quantità di farmaco che rimane a livello oculare e diminuendo quella che raggiunge la mucosa nasale e la circolazione. È una tecnica particolarmente raccomandata per colliri che contengono principi attivi con potenziali effetti sistemici (per esempio alcuni antiglaucomatosi o corticosteroidi), ma può essere utile in generale per ottimizzare qualsiasi terapia topica oculare.
Se si devono applicare più colliri diversi nello stesso occhio, è importante rispettare un intervallo minimo tra un prodotto e l’altro, in genere di almeno 5–10 minuti, per evitare che il secondo collirio diluisca o lavi via il primo. L’ordine di somministrazione va concordato con l’oculista, ma spesso si instillano prima i colliri più fluidi (come gli antibiotici o gli antinfiammatori) e per ultimi i prodotti più densi o in gel, che tendono a permanere più a lungo sulla superficie oculare. Nel caso in cui sia previsto anche un unguento oftalmico, questo di solito viene applicato per ultimo, dopo aver completato tutte le instillazioni di gocce. Rispettare questi passaggi aiuta a massimizzare l’efficacia di ogni farmaco e a ridurre sprechi e sovrapposizioni inutili.
Per chi ha difficoltà motorie, tremori o problemi di vista che rendono complicata l’instillazione autonoma, può essere utile farsi aiutare da un familiare o da un caregiver, spiegando con calma la procedura e mostrando come tenere il flacone e la palpebra. In alcuni casi, l’oculista o il farmacista possono suggerire l’uso di dispositivi guida per il collirio, pensati per facilitare il corretto posizionamento della goccia e ridurre il rischio di contatto accidentale con l’occhio. Qualunque sia la modalità scelta, è importante mantenere sempre calma e pazienza, ripetendo i passaggi con ordine e senza fretta, in modo che l’applicazione diventi un gesto abituale e meno fonte di ansia.
Frequenza di utilizzo
La frequenza di utilizzo delle gocce oculari non è uguale per tutti i colliri e dipende dal principio attivo, dalla formulazione e dalla patologia da trattare. Alcuni prodotti lubrificanti per occhio secco possono essere usati più volte al giorno, anche al bisogno, mentre colliri contenenti antibiotici, antinfiammatori o antiglaucomatosi richiedono schemi di somministrazione precisi, stabiliti dall’oculista. È fondamentale attenersi alle indicazioni riportate nella prescrizione e nel foglietto illustrativo, evitando sia di ridurre autonomamente il numero di instillazioni (rischiando un trattamento insufficiente) sia di aumentarlo oltre il necessario (con possibile incremento di effetti indesiderati). In fase acuta, per esempio nelle congiuntiviti batteriche, può essere previsto un numero di applicazioni più elevato nei primi giorni, seguito da una graduale riduzione, ma ogni modifica deve essere concordata con il medico curante.
Un errore frequente è interrompere il collirio non appena i sintomi migliorano, soprattutto quando si tratta di antibiotici o antinfiammatori. La scomparsa di arrossamento, secrezione o fastidio non significa necessariamente che l’infezione o l’infiammazione siano completamente risolte; sospendere troppo presto la terapia può favorire recidive o, nel caso degli antibiotici, contribuire allo sviluppo di resistenze batteriche. Per questo motivo, anche se l’occhio appare “guarito”, è importante completare i giorni di trattamento indicati dall’oculista o dal foglietto illustrativo, salvo comparsa di effetti collaterali significativi che richiedano una rivalutazione. In caso di dubbi sulla durata di un ciclo terapeutico, è sempre preferibile contattare il medico o il farmacista prima di modificare la frequenza di utilizzo.
La regolarità delle applicazioni è altrettanto importante: saltare spesso lesi dosi o concentrare più instillazioni in un breve intervallo di tempo per “recuperare” non è una strategia efficace. Idealmente, le gocce andrebbero distribuite in modo uniforme nell’arco della giornata, rispettando gli intervalli consigliati (per esempio ogni 6, 8 o 12 ore, a seconda del farmaco). Per facilitare l’aderenza alla terapia, molte persone trovano utile impostare promemoria sullo smartphone, utilizzare un diario delle somministrazioni o associare l’instillazione a routine quotidiane fisse (come i pasti o l’igiene serale). Nei pazienti anziani o con difficoltà motorie o cognitive, il supporto di un familiare o di un caregiver può essere determinante per garantire il rispetto della frequenza prescritta.
Infine, è importante considerare che alcune condizioni croniche, come il glaucoma o la sindrome dell’occhio secco, richiedono trattamenti prolungati o addirittura continuativi. In questi casi, la frequenza di utilizzo può essere aggiustata nel tempo dall’oculista in base alla risposta clinica, alla tollerabilità e all’eventuale associazione con altri farmaci sistemici. È essenziale non modificare autonomamente la posologia, anche se i sintomi sembrano stabili o migliorati, perché la malattia di base può progredire in modo silente. Qualsiasi variazione nella frequenza delle gocce, inclusa la decisione di sospenderle, dovrebbe essere discussa durante i controlli periodici, che rappresentano un momento chiave per valutare efficacia, sicurezza e necessità di eventuali aggiustamenti terapeutici.
Effetti collaterali comuni
Come tutti i medicinali, anche i colliri possono causare effetti collaterali, sebbene non tutte le persone li manifestino e, nella maggior parte dei casi, si tratti di disturbi lievi e transitori. Uno degli effetti più frequenti è il bruciore o pizzicore immediatamente dopo l’instillazione, spesso accompagnato da una sensazione di corpo estraneo o di sabbia negli occhi. Questo fastidio di solito dura pochi secondi o minuti e tende a ridursi con il proseguire del trattamento; se però il bruciore è intenso, persistente o peggiora nel tempo, è opportuno sospendere temporaneamente il collirio e consultare il medico. Altri sintomi comuni includono arrossamento congiuntivale, aumento della lacrimazione, lieve offuscamento transitorio della vista subito dopo l’applicazione (soprattutto con colliri più densi o in gel) e sensazione di secchezza oculare.
Alcuni colliri possono provocare reazioni di ipersensibilità o allergia, dovute sia al principio attivo sia agli eccipienti, come conservanti o stabilizzanti. In questi casi possono comparire prurito intenso, gonfiore delle palpebre, edema congiuntivale (che conferisce un aspetto “gonfio” alla parte bianca dell’occhio), arrossamento marcato e, talvolta, piccole vescicole cutanee o dermatite nella zona perioculare. Se si sospetta una reazione allergica, è importante interrompere subito l’uso del prodotto e rivolgersi al medico, che potrà valutare la necessità di sostituire il collirio con un’alternativa priva del componente sospetto o con una formulazione senza conservanti. In rari casi, le reazioni allergiche possono essere più estese e richiedere un trattamento sistemico con antistaminici o corticosteroidi, sempre sotto controllo specialistico.
Un altro aspetto da considerare è il possibile assorbimento sistemico di alcuni principi attivi, che, pur essendo somministrati localmente, possono raggiungere il circolo sanguigno attraverso la mucosa nasale o la congiuntiva. Questo fenomeno è generalmente limitato, ma può avere rilevanza in pazienti fragili, bambini, anziani o persone con patologie cardiovascolari, respiratorie o metaboliche. Alcuni colliri antiglaucomatosi, per esempio, possono influenzare la frequenza cardiaca o la pressione arteriosa, mentre corticosteroidi topici usati a lungo possono aumentare il rischio di ipertensione oculare, cataratta o infezioni opportunistiche. Per ridurre questi rischi, è utile applicare la tecnica di occlusione del punto lacrimale e informare sempre l’oculista di eventuali malattie sistemiche o terapie concomitanti.
Infine, l’uso prolungato o inappropriato di alcuni colliri, in particolare antibiotici e corticosteroidi, può favorire complicanze specifiche. Gli antibiotici usati per periodi eccessivamente lunghi o senza una reale indicazione possono selezionare ceppi batterici resistenti, rendendo più difficile il trattamento di future infezioni. I corticosteroidi topici, se impiegati senza controllo specialistico, possono mascherare segni di infezioni in atto, rallentare la guarigione di lesioni corneali e aumentare il rischio di glaucoma o cataratta. Per questo motivo, è essenziale utilizzare questi farmaci solo per il tempo strettamente necessario e sotto stretto monitoraggio oculistico, segnalando tempestivamente qualsiasi peggioramento dei sintomi, dolore o alterazione della vista.
Quando consultare un medico
È importante sapere riconoscere le situazioni in cui l’autogestione dell’applicazione delle gocce non è più sufficiente e diventa necessario consultare un medico, preferibilmente un oculista. Un primo campanello d’allarme è rappresentato dal dolore oculare intenso, soprattutto se insorge improvvisamente, è associato a fotofobia marcata (fastidio alla luce), nausea o vomito, o se si accompagna a un calo rapido della vista: in questi casi potrebbe trattarsi di condizioni potenzialmente gravi, come un glaucoma acuto o una cheratite severa, che richiedono un intervento urgente. Anche la comparsa di un’ombra fissa nel campo visivo, lampi di luce, improvvisa visione di molte “mosche volanti” o la sensazione di una tenda che scende davanti all’occhio sono sintomi che impongono una valutazione immediata in pronto soccorso oculistico.
Un altro motivo per consultare il medico è il mancato miglioramento o il peggioramento dei sintomi nonostante l’uso corretto del collirio per alcuni giorni, secondo le indicazioni ricevute. Se arrossamento, secrezione, bruciore o sensazione di corpo estraneo persistono o peggiorano, potrebbe essere necessario rivedere la diagnosi iniziale, modificare il tipo di collirio o eseguire esami aggiuntivi (come un esame alla lampada a fessura o un tampone congiuntivale). È particolarmente importante non prolungare autonomamente l’uso di antibiotici o corticosteroidi nel tentativo di “forzare” la guarigione: questa strategia può essere controproducente e aumentare il rischio di complicanze. Nei bambini piccoli, nei pazienti immunodepressi o in chi ha già subito interventi oculari, la soglia per richiedere una valutazione specialistica dovrebbe essere ancora più bassa.
La comparsa di segni di reazione allergica o di intolleranza marcata al collirio rappresenta un’ulteriore indicazione a rivolgersi al medico. Se dopo l’instillazione compaiono prurito intenso, gonfiore evidente delle palpebre, arrossamento diffuso, eruzioni cutanee nella zona perioculare o difficoltà a tenere gli occhi aperti, è opportuno sospendere il prodotto e contattare rapidamente l’oculista o il medico di base. In presenza di sintomi sistemici come difficoltà respiratoria, gonfiore del volto o della lingua, senso di costrizione alla gola o vertigini, bisogna invece rivolgersi immediatamente al pronto soccorso, poiché potrebbe trattarsi di una reazione allergica grave (anafilassi), sebbene rara con i colliri. Portare con sé il flacone o la confezione del farmaco aiuta i sanitari a identificare rapidamente il principio attivo coinvolto.
Infine, è consigliabile consultare il medico ogni volta che si deve iniziare un nuovo collirio in presenza di condizioni particolari, come gravidanza, allattamento, malattie croniche importanti (per esempio cardiopatie, asma, diabete) o terapie sistemiche complesse. Alcuni principi attivi possono avere controindicazioni o richiedere precauzioni specifiche in queste situazioni, e solo il medico può valutare il rapporto rischio-beneficio individuale. Anche chi ha una storia di interventi oculari (come chirurgia della cataratta, del glaucoma o correzione laser della vista) dovrebbe informare l’oculista prima di utilizzare colliri non prescritti da lui, inclusi prodotti da banco o cosmetici per gli occhi. Un confronto tempestivo con il professionista permette di prevenire problemi, ottimizzare la terapia e garantire che l’uso delle gocce oculari sia sempre il più sicuro ed efficace possibile.
In sintesi, applicare le gocce agli occhi da soli è un’abilità che si può acquisire facilmente seguendo alcune regole di base: curare l’igiene delle mani e del flacone, preparare l’ambiente e la posizione, instillare la goccia nella tasca congiuntivale senza toccare l’occhio, mantenere l’occhio chiuso per qualche minuto e, se necessario, comprimere delicatamente l’angolo interno per ridurre l’assorbimento sistemico. Rispettare la frequenza di utilizzo prescritta, non interrompere la terapia troppo presto e prestare attenzione a eventuali effetti collaterali sono elementi chiave per ottenere il massimo beneficio dal trattamento. In presenza di dolore intenso, calo visivo, peggioramento dei sintomi o segni di allergia, è sempre opportuno rivolgersi al medico, ricordando che questa guida ha finalità informative generali e non sostituisce in alcun modo una valutazione oculistica personalizzata.
Per approfondire
Ministero della Salute – Farmaci Portale istituzionale con schede aggiornate sui medicinali, indicazioni d’uso e avvertenze di sicurezza, utile per verificare informazioni ufficiali sui colliri prescritti.
AIFA – Banca dati farmaci Database ufficiale dell’Agenzia Italiana del Farmaco, dove consultare foglietti illustrativi e riassunti delle caratteristiche del prodotto dei principali colliri in commercio.
Istituto Superiore di Sanità – Igiene delle mani Sezione dedicata all’igiene delle mani, fondamentale per una corretta applicazione dei colliri e per la prevenzione delle infezioni oculari correlate a pratiche non sicure.
World Health Organization – Hand hygiene Pagina OMS con linee guida e materiali educativi sull’igiene delle mani, rilevanti per ridurre il rischio di contaminazione durante l’instillazione delle gocce oculari.
American Academy of Ophthalmology – Eye Health Risorse divulgative in ambito oculistico, con articoli su uso corretto dei colliri, gestione delle principali patologie oculari e consigli pratici per i pazienti.
