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La congiuntivite è un disturbo molto comune che può colpire persone di tutte le età e che spesso genera una domanda pratica: quale collirio usare e come si chiama il collirio “giusto” per curarla? In realtà non esiste un unico collirio valido per tutte le forme di congiuntivite, perché le cause possono essere diverse (infettive, allergiche, irritative) e ogni situazione richiede un approccio specifico. Capire da cosa dipende l’infiammazione della congiuntiva è il primo passo per orientarsi tra i vari prodotti disponibili in farmacia e per evitare l’uso inappropriato di farmaci, in particolare di antibiotici e cortisonici.
In questa guida analizzeremo che cos’è la congiuntivite, quali sono i principali tipi di colliri utilizzati, come orientarsi nella scelta insieme al medico o all’oculista e quali possibili effetti collaterali tenere presenti. Verranno inoltre forniti consigli pratici per l’uso corretto dei colliri, in modo da massimizzarne l’efficacia e ridurre il rischio di complicanze o ricadute. Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono in alcun modo la valutazione personalizzata di un professionista sanitario, indispensabile soprattutto in caso di sintomi intensi, dolore o calo della vista.
Cos’è la congiuntivite?
La congiuntivite è un’infiammazione della congiuntiva, la sottile membrana trasparente che riveste la parte interna delle palpebre e la superficie anteriore del bulbo oculare, ad eccezione della cornea. Quando questa membrana si infiamma, i piccoli vasi sanguigni che la attraversano si dilatano e diventano più visibili, dando al bianco dell’occhio un aspetto arrossato. A seconda della causa, la congiuntivite può essere monolaterale (un solo occhio) o bilaterale (entrambi gli occhi), acuta o cronica, lieve o molto fastidiosa. I sintomi tipici includono bruciore, sensazione di corpo estraneo, prurito, lacrimazione aumentata, secrezioni e fotofobia (fastidio alla luce), ma la vista di solito rimane conservata, salvo complicazioni.
Le cause di congiuntivite sono numerose e comprendono infezioni virali (come quelle da adenovirus), infezioni batteriche, reazioni allergiche a pollini, acari o cosmetici, irritazioni chimiche o fisiche (cloro delle piscine, fumo, polveri), fino a forme legate a secchezza oculare e uso prolungato di lenti a contatto. Ogni causa tende a dare un quadro clinico leggermente diverso: ad esempio, la congiuntivite virale è spesso molto contagiosa e associata a sintomi respiratori, mentre quella allergica è caratterizzata da prurito intenso e recidive stagionali. Per questo motivo non esiste un unico collirio “per la congiuntivite”, ma diverse categorie di prodotti che il medico può scegliere in base al tipo di infiammazione e al contesto clinico complessivo del paziente.
Dal punto di vista clinico, è importante distinguere la congiuntivite da altre patologie oculari che possono dare arrossamento, come la cheratite (infiammazione della cornea), l’uveite o il glaucoma acuto. In queste condizioni, oltre al rossore, compaiono spesso dolore intenso, calo della vista, aloni colorati attorno alle luci o mal di testa, e si tratta di urgenze oculistiche che richiedono una valutazione immediata. La congiuntivite semplice, invece, pur essendo fastidiosa, raramente mette a rischio la funzione visiva se trattata correttamente. Tuttavia, anche in presenza di sintomi apparentemente banali, è prudente consultare il medico se non si osserva un miglioramento in pochi giorni o se i disturbi peggiorano.
Un altro aspetto spesso sottovalutato è la contagiosità di alcune forme di congiuntivite, in particolare quelle virali e batteriche. Il contatto diretto con secrezioni oculari, asciugamani, cuscini o cosmetici contaminati può facilitare la trasmissione dell’infezione tra familiari, colleghi o compagni di scuola. Per questo, oltre al collirio, il medico raccomanda di solito misure igieniche rigorose: lavaggio frequente delle mani, uso di asciugamani personali, sospensione temporanea delle lenti a contatto e sostituzione di trucchi per gli occhi. Comprendere la natura della congiuntivite aiuta quindi non solo a scegliere il trattamento più adatto, ma anche a prevenire la diffusione dell’infezione e le recidive.
Tipi di colliri per la congiuntivite
Quando si chiede “come si chiama il collirio per la congiuntivite?”, in realtà si fa riferimento a un insieme molto eterogeneo di prodotti, che spaziano dalle semplici lacrime artificiali ai colliri antibiotici, antistaminici o cortisonici. I colliri lubrificanti, a base di sostanze come acido ialuronico o carbossimetilcellulosa, non contengono principi attivi farmacologici veri e propri contro l’infezione o l’allergia, ma aiutano a diluire gli agenti irritanti, a migliorare il film lacrimale e a ridurre il bruciore. Sono spesso utilizzati come supporto in quasi tutte le forme di congiuntivite e possono essere acquistati senza ricetta, ma è comunque utile farsi consigliare dal farmacista o dal medico per scegliere il prodotto più adatto, soprattutto in caso di uso prolungato.
I colliri antibiotici sono indicati nelle congiuntiviti batteriche, caratterizzate in genere da secrezione densa, giallastra o verdastra, palpebre incollate al risveglio e talvolta coinvolgimento di un solo occhio all’inizio. Questi colliri contengono principi attivi in grado di contrastare la crescita dei batteri più comuni a livello oculare e devono essere prescritti dal medico, che valuterà la necessità di terapia in base ai sintomi, all’età del paziente e ad eventuali fattori di rischio. L’uso improprio di antibiotici, ad esempio in forme virali o allergiche, non solo è inutile, ma può favorire lo sviluppo di resistenze batteriche e alterare l’equilibrio della flora oculare, rendendo più difficili da trattare eventuali infezioni future.
Un’altra categoria importante è rappresentata dai colliri antistaminici e stabilizzanti dei mastociti, utilizzati soprattutto nelle congiuntiviti allergiche. Questi prodotti agiscono riducendo il rilascio e l’azione dell’istamina e di altre sostanze coinvolte nella reazione allergica, alleviando prurito, arrossamento e lacrimazione. Possono essere impiegati in modo continuativo durante la stagione dei pollini o in previsione dell’esposizione a un allergene noto, sempre secondo indicazione medica. In alcuni casi, il medico può associare brevi cicli di colliri cortisonici per controllare le fasi acute più intense, ma questi ultimi richiedono particolare prudenza per il rischio di effetti collaterali a carico della pressione intraoculare e della cornea.
Esistono infine colliri con azione decongestionante (vasocostrittori), che riducono temporaneamente il rossore facendo restringere i vasi sanguigni superficiali. Sebbene possano dare un rapido miglioramento estetico, non trattano la causa della congiuntivite e, se usati a lungo o in modo eccessivo, possono provocare un effetto “rimbalzo” con arrossamento ancora più marcato alla sospensione. Per questo motivo, il loro impiego dovrebbe essere limitato e sempre valutato con il medico. In sintesi, più che cercare il “nome” di un collirio universale, è fondamentale capire a quale categoria appartiene il prodotto consigliato e per quale tipo di congiuntivite è stato prescritto, così da usarlo in modo consapevole e sicuro.
Come scegliere il collirio giusto
La scelta del collirio per la congiuntivite non dovrebbe mai basarsi solo sul passaparola, sulla pubblicità o sull’esperienza di amici e familiari, perché ogni persona può presentare cause e fattori di rischio diversi. Il primo criterio è sempre la valutazione medica: l’oculista o il medico di base, dopo aver raccolto la storia clinica e visitato gli occhi, può orientarsi verso una forma virale, batterica, allergica o irritativa e proporre il trattamento più adeguato. In alcuni casi, soprattutto se i sintomi sono lievi e recenti, può essere sufficiente un approccio conservativo con lacrime artificiali e misure igieniche; in altri, invece, è necessario ricorrere a colliri specifici, talvolta in associazione con terapie sistemiche (per esempio antistaminici per bocca nelle allergie importanti).
Un secondo elemento da considerare è la presenza di condizioni oculari preesistenti, come occhio secco, glaucoma, uso abituale di lenti a contatto o pregressi interventi chirurgici agli occhi. Alcuni colliri, in particolare quelli contenenti cortisonici o vasocostrittori, possono essere controindicati o richiedere controlli più ravvicinati in pazienti con glaucoma o con rischio aumentato di aumento della pressione intraoculare. Anche i conservanti presenti in molti colliri, come il benzalconio cloruro, possono risultare irritanti se usati a lungo, soprattutto in chi soffre di secchezza oculare o deve instillare più farmaci contemporaneamente. In questi casi, il medico può preferire formulazioni senza conservanti o in monodose, più delicate sulla superficie oculare.
È importante poi valutare la durata prevista della terapia e la capacità del paziente di seguire correttamente lo schema di somministrazione. Alcuni colliri richiedono instillazioni molto frequenti nelle fasi iniziali (ad esempio ogni 2–3 ore), mentre altri hanno una posologia più comoda. Per bambini, anziani o persone con difficoltà motorie, il medico può scegliere prodotti con una frequenza di somministrazione più gestibile, eventualmente coinvolgendo un caregiver nell’applicazione. Anche la forma farmaceutica (flacone multidose, flaconcini monodose, gel oftalmici) può influire sull’aderenza alla terapia: i gel, ad esempio, garantiscono una permanenza più lunga sulla superficie oculare ma possono offuscare temporaneamente la vista, aspetto da considerare in chi guida o utilizza macchinari.
Infine, nella scelta del collirio è utile discutere con il medico eventuali allergie note a farmaci o eccipienti, l’uso concomitante di altri colliri o terapie sistemiche e lo stato fisiologico particolare, come gravidanza e allattamento. Alcuni principi attivi hanno dati di sicurezza più consolidati in queste condizioni, mentre per altri è preferibile un impiego limitato o la scelta di alternative. Riassumendo, non esiste un “miglior collirio per la congiuntivite” valido per tutti: la decisione deve essere personalizzata, basata sulla causa dell’infiammazione, sulle caratteristiche del paziente e sulle possibili interazioni o controindicazioni, sempre nell’ottica di massimizzare i benefici e ridurre i rischi.
Effetti collaterali dei colliri
Anche se i colliri agiscono localmente sull’occhio, non sono privi di possibili effetti collaterali. Il più comune è una sensazione transitoria di bruciore o pizzicore subito dopo l’instillazione, che di solito dura pochi secondi e tende a ridursi con l’uso continuativo. Alcuni pazienti possono notare una visione leggermente offuscata per qualche minuto, soprattutto con colliri più densi o in gel: per questo si consiglia di attendere prima di mettersi alla guida o svolgere attività che richiedono una vista particolarmente nitida. In presenza di dolore intenso, peggioramento del rossore, gonfiore marcato delle palpebre o comparsa di secrezioni abbondanti dopo l’inizio di un nuovo collirio, è invece necessario sospendere il prodotto e contattare il medico, perché potrebbe trattarsi di una reazione irritativa importante o di un’allergia.
I colliri antibiotici, pur essendo in genere ben tollerati, possono talvolta causare fenomeni di sensibilizzazione locale, con arrossamento, prurito e gonfiore, oppure alterare temporaneamente l’equilibrio della flora batterica congiuntivale. L’uso prolungato o ripetuto senza reale necessità favorisce inoltre la selezione di ceppi batterici resistenti, rendendo meno efficaci gli stessi antibiotici in caso di future infezioni. Per questo è fondamentale attenersi alla durata di terapia indicata dal medico e non conservare i flaconi per “auto-curarsi” in occasione di nuovi episodi di arrossamento oculare, che potrebbero avere una causa diversa. Anche i colliri contenenti più principi attivi (ad esempio associazioni antibiotico-cortisoniche) richiedono particolare prudenza e un attento bilancio tra benefici e rischi.
I colliri cortisonici meritano un’attenzione specifica: se usati in modo inappropriato o per periodi prolungati senza controllo oculistico, possono aumentare la pressione intraoculare, favorire la comparsa di glaucoma, ritardare la guarigione di lesioni corneali e, in alcuni casi, predisporre a infezioni opportunistiche da funghi o virus. Per questo motivo non dovrebbero mai essere utilizzati di propria iniziativa per “sfiammare” un occhio arrossato, ma solo su prescrizione e sotto monitoraggio dell’oculista, che valuterà la necessità di controlli periodici della pressione oculare. Anche i colliri decongestionanti (vasocostrittori) possono dare effetti indesiderati se usati a lungo, come secchezza, irritazione e fenomeni di dipendenza con peggioramento del rossore alla sospensione.
Un capitolo a parte riguarda i conservanti, sostanze aggiunte a molti colliri multidose per evitare la contaminazione microbica del flacone. Sebbene utili da un punto di vista igienico, alcuni conservanti possono risultare irritanti per la superficie oculare, soprattutto in caso di uso frequente o prolungato, e contribuire a peggiorare la secchezza oculare o la sensazione di sabbia negli occhi. Nei pazienti che devono instillare più colliri al giorno, come i glaucomatosi, o che soffrono di occhio secco cronico, il medico può preferire formulazioni senza conservanti, spesso disponibili in flaconcini monodose. In ogni caso, leggere attentamente il foglietto illustrativo e segnalare al medico qualsiasi disturbo nuovo o inatteso durante la terapia aiuta a individuare precocemente eventuali effetti collaterali e a modificare il trattamento se necessario.
Consigli per l’uso dei colliri
Perché un collirio sia davvero efficace nella gestione della congiuntivite, non basta scegliere il prodotto giusto: è fondamentale anche utilizzarlo correttamente. Prima di ogni instillazione è importante lavare accuratamente le mani con acqua e sapone, asciugandole con un asciugamano pulito. Il flacone non deve mai toccare ciglia, palpebre o altre superfici, per evitare contaminazioni che potrebbero trasformare il collirio in una fonte di infezione. La tecnica consigliata prevede di inclinare leggermente la testa all’indietro, abbassare delicatamente la palpebra inferiore con un dito pulito per formare una piccola tasca e instillare la goccia mirando a questa zona, evitando di guardare direttamente il beccuccio. Dopo l’instillazione, si può chiudere l’occhio per qualche secondo, senza strizzare troppo, per favorire la distribuzione del farmaco.
Se si devono usare più colliri diversi nello stesso periodo, è opportuno rispettare un intervallo di almeno 5–10 minuti tra un prodotto e l’altro, per evitare che il secondo collirio diluisca o lavi via il primo, riducendone l’efficacia. In genere si instilla per primo il collirio più liquido e per ultimo quello più denso o in gel, ma è sempre bene seguire le indicazioni specifiche del medico o del foglietto illustrativo. Le lenti a contatto dovrebbero essere rimosse prima di applicare qualsiasi collirio, salvo diversa indicazione specialistica, e riindossate solo dopo un adeguato intervallo, perché alcuni principi attivi e conservanti possono aderire alla lente e irritare ulteriormente l’occhio. In molte forme di congiuntivite, comunque, è consigliabile sospendere temporaneamente l’uso delle lenti fino alla completa risoluzione dei sintomi.
La conservazione corretta del collirio è un altro aspetto cruciale spesso trascurato. Molti prodotti devono essere utilizzati entro un certo numero di giorni dall’apertura del flacone (ad esempio 28 o 30 giorni), trascorsi i quali è necessario eliminarli anche se non sono terminati, per ridurre il rischio di contaminazione batterica. I flaconcini monodose, invece, vanno generalmente gettati subito dopo l’uso, anche se rimane del liquido, salvo diverse indicazioni del produttore. È importante conservare i colliri al riparo da luce e calore e non lasciarli in auto o in ambienti molto caldi o freddi, che potrebbero alterarne la stabilità. Inoltre, non si dovrebbero mai condividere i colliri con altre persone, nemmeno all’interno della stessa famiglia, per evitare la trasmissione di infezioni.
Infine, è essenziale rispettare la posologia e la durata della terapia indicate dal medico, senza interrompere il trattamento appena i sintomi migliorano né prolungarlo di propria iniziativa. Se dopo alcuni giorni di uso corretto del collirio non si osserva alcun miglioramento, o se compaiono dolore, calo della vista, forte sensibilità alla luce o secrezioni abbondanti, è necessario rivalutare la situazione con un professionista sanitario. Tenere un piccolo promemoria scritto con gli orari di instillazione può aiutare a non dimenticare le dosi, soprattutto nei bambini o negli anziani assistiti da caregiver. Un uso consapevole e attento dei colliri, associato alle misure igieniche e comportamentali consigliate, rappresenta la chiave per gestire in modo efficace e sicuro la maggior parte delle congiuntiviti.
In conclusione, non esiste un singolo collirio che possa essere definito “il” collirio per la congiuntivite, perché questa condizione ha cause e caratteristiche molto diverse tra loro. La scelta del prodotto più adatto dipende dal tipo di infiammazione (virale, batterica, allergica, irritativa), dalla gravità dei sintomi, dalle condizioni oculari generali e da eventuali fattori di rischio individuali. Affidarsi alla valutazione del medico o dell’oculista, evitare l’automedicazione con antibiotici o cortisonici e utilizzare i colliri seguendo scrupolosamente le indicazioni ricevute sono i passi fondamentali per ottenere un miglioramento rapido e ridurre il rischio di complicanze o recidive.
Per approfondire
Ministero della Salute – Schede informative aggiornate sulle principali malattie dell’occhio, con indicazioni generali su prevenzione, diagnosi e trattamento, utili per inquadrare correttamente la congiuntivite nel contesto delle patologie oculari più frequenti.
Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Portale con approfondimenti su infezioni, allergie e uso appropriato degli antibiotici, rilevanti per comprendere quando i colliri antibiotici sono indicati e perché è importante evitarne l’abuso nella congiuntivite.
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – Banca dati dei farmaci autorizzati in Italia, dove è possibile consultare i foglietti illustrativi ufficiali dei colliri, con informazioni su indicazioni, controindicazioni ed effetti indesiderati.
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – Sezione dedicata alle infezioni oculari, con dati epidemiologici e raccomandazioni generali sulla prevenzione e gestione delle congiuntiviti a livello globale.
American Academy of Ophthalmology – Pagina informativa in lingua inglese sulla congiuntivite (“pink eye”), utile per approfondire classificazione, sintomi e opzioni terapeutiche secondo una grande società scientifica internazionale di oftalmologia.
