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La blefarite è un’infiammazione cronica o ricorrente del margine palpebrale che può provocare bruciore, prurito, sensazione di corpo estraneo e arrossamento oculare. Spesso si associa a disfunzione delle ghiandole di Meibomio e a sindrome dell’occhio secco, creando un circolo vizioso di infiammazione e discomfort visivo. In questo contesto, molti pazienti si chiedono quale collirio usare per la blefarite e se esista un prodotto “migliore” o risolutivo. In realtà, la scelta del collirio dipende dal tipo di blefarite, dalla gravità dei sintomi, dalla presenza di infezioni o allergie e da eventuali patologie oculari o sistemiche associate, e va sempre effettuata dall’oculista dopo una valutazione completa.
È importante chiarire che nessun collirio, da solo, sostituisce l’igiene palpebrale quotidiana e le misure comportamentali consigliate nelle linee guida: impacchi caldo-umidi, pulizia accurata del bordo ciliare e gestione dei fattori di rischio (cosmetici, lenti a contatto, esposizione a schermi e inquinanti). I colliri possono avere funzioni diverse: lubrificare e stabilizzare il film lacrimale, ridurre l’infiammazione, contrastare la proliferazione batterica, modulare la risposta allergica o immunitaria. In questa guida analizzeremo i principali tipi di colliri utilizzati nella blefarite, le modalità corrette di applicazione, i possibili effetti collaterali e le controindicazioni, con consigli pratici per discutere in modo informato con il proprio oculista le opzioni terapeutiche più adatte al singolo caso.
Tipi di Colliri per Blefarite
Quando si parla di “collirio per blefarite” si fa in realtà riferimento a diverse categorie di gocce oculari, ciascuna con un ruolo specifico nel controllo dei sintomi e dell’infiammazione. Una prima grande categoria è rappresentata dai colliri lubrificanti o “lacrime artificiali”, spesso a base di acido ialuronico, carbossimetilcellulosa o altri polimeri idrofili, talvolta arricchiti con componenti lipidiche per stabilizzare lo strato oleoso del film lacrimale. Questi prodotti non agiscono direttamente sulle cause della blefarite, ma riducono bruciore, secchezza e sensazione di corpo estraneo, migliorando il comfort e proteggendo la superficie oculare. Sono generalmente ben tollerati, disponibili anche in formulazioni senza conservanti in monodose, particolarmente indicate nei trattamenti prolungati o nei pazienti con occhio secco moderato-severo.
Una seconda categoria comprende i colliri antibiotici o antibiotico-cortisonici, utilizzati nelle forme di blefarite in cui è documentata o fortemente sospettata una componente infettiva batterica, ad esempio nelle blefariti stafilococciche o nelle forme acute ulcerative. Questi colliri contengono principi attivi come aminoglicosidi, fluorochinoloni o macrolidi, talvolta associati a un corticosteroide a basso assorbimento sistemico per ridurre rapidamente l’infiammazione. Le evidenze più recenti suggeriscono che i corticosteroidi topici, da soli o in associazione, possono migliorare alcuni segni infiammatori, ma con un livello di certezza ancora limitato, motivo per cui il loro impiego deve essere mirato, per periodi brevi e sotto stretto controllo specialistico, soprattutto nei soggetti a rischio di aumento della pressione intraoculare o cataratta.
Un terzo gruppo di colliri è rappresentato dai prodotti antinfiammatori non steroidei (FANS topici) e dagli immunomodulanti, come la ciclosporina o il lifitegrast, utilizzati in alcuni casi selezionati di blefarite associata a marcata infiammazione della superficie oculare o a sindrome dell’occhio secco di tipo immunomediato. La ciclosporina topica, ad esempio, agisce modulando la risposta immunitaria T-mediata e può contribuire a migliorare la qualità del film lacrimale e a ridurre la cheratite puntata superficiale, anche se gli studi disponibili sono ancora limitati e non sempre concordi sull’entità del beneficio. In ogni caso, si tratta di terapie che richiedono prescrizione specialistica, monitoraggio nel tempo e una corretta gestione delle aspettative, poiché l’effetto può richiedere settimane o mesi per manifestarsi in modo evidente.
Infine, esistono colliri specifici per le forme di blefarite di origine allergica o associate a ipersensibilità a cosmetici, farmaci topici o altri allergeni ambientali. In questi casi l’oculista può prescrivere colliri antistaminici, stabilizzatori di membrana mastocitaria o combinazioni antistaminico-cortisoniche per brevi periodi, con l’obiettivo di controllare prurito, edema palpebrale e iperemia congiuntivale. È fondamentale, tuttavia, identificare e rimuovere il fattore scatenante (ad esempio un mascara o un eyeliner, una soluzione per lenti a contatto, un collirio contenente conservanti irritanti), perché il solo uso del collirio, senza modificare le abitudini, porta spesso a recidive. In parallelo, anche in queste forme, rimangono centrali l’igiene palpebrale e l’uso di lacrime artificiali prive di conservanti, per ridurre l’esposizione a sostanze potenzialmente irritanti e favorire il ripristino di una superficie oculare più stabile.
Modalità di Applicazione
La corretta modalità di applicazione del collirio è un aspetto spesso sottovalutato, ma decisivo per l’efficacia del trattamento della blefarite e per la prevenzione di complicanze. Prima di instillare qualsiasi goccia oculare è essenziale lavare accuratamente le mani con acqua e sapone, asciugandole con un asciugamano pulito. Successivamente, è consigliabile eseguire l’igiene palpebrale, se prescritta, con impacchi caldo-umidi e detergenti specifici per il bordo ciliare, in modo da rimuovere croste, secrezioni e residui di trucco: questo permette al collirio di raggiungere meglio la superficie oculare e il margine palpebrale. Durante l’instillazione, il paziente dovrebbe inclinare leggermente il capo all’indietro, abbassare delicatamente la palpebra inferiore con un dito pulito e far cadere una goccia nel fornice congiuntivale, evitando che il beccuccio del flacone entri in contatto con ciglia, pelle o occhio, per ridurre il rischio di contaminazione batterica del prodotto.
Dopo aver instillato il collirio, è utile mantenere l’occhio chiuso per 1–2 minuti, senza strizzare le palpebre, per favorire la distribuzione uniforme della soluzione sulla superficie oculare e ridurre il drenaggio attraverso il dotto nasolacrimale. In alcuni casi, soprattutto quando si utilizzano colliri contenenti corticosteroidi o altri principi attivi potenzialmente assorbibili a livello sistemico, l’oculista può consigliare di esercitare una leggera pressione con un dito sull’angolo interno dell’occhio (occlusione puntale) per circa un minuto, così da limitare il passaggio del farmaco nel circolo sistemico. Se sono stati prescritti più colliri diversi, è importante rispettare un intervallo di almeno 5–10 minuti tra un prodotto e l’altro, per evitare diluizioni reciproche e garantire che ciascun farmaco abbia il tempo di agire in modo adeguato sulla superficie oculare.
Un altro aspetto cruciale riguarda la durata del trattamento e il rispetto delle indicazioni fornite dall’oculista. I colliri antibiotici o antibiotico-cortisonici, ad esempio, non devono essere utilizzati più a lungo del periodo prescritto, anche se i sintomi sembrano migliorare rapidamente, per ridurre il rischio di selezione di ceppi batterici resistenti, aumento della pressione intraoculare o comparsa di cataratta subcapsulare posteriore in caso di uso prolungato di steroidi. Al contrario, i colliri lubrificanti possono essere impiegati anche per periodi lunghi, adattando la frequenza delle instillazioni all’andamento dei sintomi e alle condizioni ambientali (uso prolungato di schermi, aria condizionata, ambienti molto secchi). È importante non sospendere bruscamente un collirio prescritto per un ciclo definito senza consultare il medico, soprattutto se contiene principi attivi antinfiammatori o immunomodulanti, perché un’interruzione improvvisa potrebbe favorire una riacutizzazione dell’infiammazione.
Infine, occorre prestare attenzione alle modalità di conservazione del collirio e alla data di scadenza. Molti prodotti multidose contengono conservanti che limitano la proliferazione microbica nel flacone, ma che possono risultare irritanti in caso di uso frequente o prolungato, soprattutto nei pazienti con occhio secco o con patologie della superficie oculare. Per questo motivo, quando è previsto un impiego intensivo o di lunga durata, spesso si preferiscono formulazioni senza conservanti in contenitori monodose, da utilizzare e gettare subito dopo l’apertura. È fondamentale non utilizzare colliri scaduti o che presentino alterazioni di colore, odore o limpidezza della soluzione, e non condividere mai il proprio collirio con altre persone, anche se i sintomi sembrano simili, per evitare trasmissioni crociate di infezioni e garantire che ogni paziente riceva un trattamento adeguato alla propria situazione clinica.
Effetti Collaterali
Come tutti i farmaci, anche i colliri utilizzati nella blefarite possono causare effetti collaterali, che variano in base al principio attivo, alla presenza di conservanti, alla durata del trattamento e alla sensibilità individuale del paziente. Gli effetti indesiderati più comuni, condivisi da molte categorie di colliri, includono bruciore oculare transitorio, lieve arrossamento, sensazione di corpo estraneo o visione offuscata immediatamente dopo l’instillazione, soprattutto con formulazioni più viscose o in gel. Questi sintomi, se di breve durata e di modesta intensità, non sono necessariamente motivo di sospensione del trattamento, ma vanno monitorati e riferiti all’oculista se diventano persistenti o particolarmente fastidiosi. Alcuni pazienti possono sviluppare reazioni di ipersensibilità ai conservanti (come il benzalconio cloruro) o ad altri eccipienti, manifestando prurito intenso, edema palpebrale, congiuntivite follicolare o peggioramento dell’infiammazione: in tali casi è spesso necessario passare a formulazioni prive di conservanti o a prodotti alternativi.
I colliri antibiotici possono determinare, oltre a reazioni locali di irritazione o allergia, alterazioni della flora batterica congiuntivale e selezione di ceppi resistenti, soprattutto se utilizzati per periodi più lunghi di quelli raccomandati o in assenza di una reale indicazione infettiva. Alcuni principi attivi possono causare fenomeni di fotosensibilizzazione o reazioni cutanee perioculari, mentre l’uso ripetuto di associazioni antibiotico-cortisoniche aumenta il rischio di mascherare infezioni virali o micotiche della cornea, con potenziali conseguenze gravi sulla funzione visiva. È quindi fondamentale che la prescrizione di questi colliri sia sempre guidata da una valutazione specialistica e che il paziente non ricorra all’automedicazione con prodotti avanzati da precedenti terapie o consigliati da terzi senza un controllo medico.
I colliri contenenti corticosteroidi, pur essendo spesso molto efficaci nel ridurre rapidamente segni e sintomi infiammatori, sono associati a effetti collaterali potenzialmente rilevanti, soprattutto in caso di uso prolungato o in soggetti predisposti. Tra questi si annoverano l’aumento della pressione intraoculare con rischio di glaucoma cortisonico, la formazione o la progressione di cataratta sottocapsulare posteriore, il ritardo nella guarigione delle lesioni corneali e un maggior rischio di infezioni opportunistiche. Per questo motivo, le linee di evidenza più recenti sottolineano che i corticosteroidi topici dovrebbero essere impiegati nella blefarite solo quando strettamente necessario, per periodi limitati e con monitoraggio periodico della pressione intraoculare, soprattutto nei pazienti con familiarità per glaucoma o altre patologie oculari croniche.
Anche i colliri immunomodulanti, come la ciclosporina, possono causare effetti indesiderati, tra cui bruciore oculare persistente, sensazione di corpo estraneo, iperemia congiuntivale e, più raramente, reazioni allergiche. Sebbene il profilo di sicurezza sistemica di questi farmaci topici sia generalmente favorevole, è importante che il paziente sia informato sulla possibile comparsa di questi disturbi e sulla necessità di un periodo di adattamento, durante il quale i sintomi possono anche sembrare peggiorare prima di migliorare. In ogni caso, la comparsa di dolore oculare intenso, calo visivo improvviso, fotofobia marcata o secrezioni purulente richiede una valutazione oculistica urgente, poiché potrebbe indicare complicanze corneali o infezioni che richiedono un intervento tempestivo e mirato.
In alcuni pazienti, soprattutto in presenza di patologie sistemiche concomitanti o di terapie oculari multiple, il rischio di effetti collaterali può risultare maggiore e richiedere un monitoraggio più ravvicinato. È utile che il paziente informi sempre l’oculista di tutti i farmaci assunti, inclusi integratori e prodotti da banco, per valutare possibili interazioni o sovrapposizioni di effetti irritativi sulla superficie oculare. Una comunicazione chiara e tempestiva di eventuali disturbi insorti durante il trattamento consente di adattare la terapia, modificare il tipo di collirio o la frequenza di instillazione e, se necessario, programmare controlli aggiuntivi per prevenire complicanze.
Controindicazioni
Le controindicazioni all’uso dei colliri nella blefarite dipendono in larga misura dal tipo di principio attivo e dalle condizioni generali del paziente. In termini generali, è controindicato l’uso di qualsiasi collirio in presenza di nota ipersensibilità o allergia a uno dei componenti della formulazione, inclusi conservanti ed eccipienti: in questi casi l’esposizione ripetuta può determinare reazioni sempre più intense e difficili da controllare. I colliri antibiotici non dovrebbero essere utilizzati in assenza di un sospetto clinico fondato di infezione batterica o per periodi più lunghi di quelli prescritti, per evitare lo sviluppo di resistenze e la selezione di flora patogena più aggressiva. Inoltre, alcune classi di antibiotici topici sono sconsigliate in pazienti con specifiche allergie note (ad esempio alle aminoglicosidi o ai macrolidi), e la storia farmacologica deve essere sempre discussa con l’oculista prima di iniziare la terapia.
I colliri corticosteroidei presentano controindicazioni più stringenti: sono generalmente controindicati in caso di infezioni virali attive della cornea (come cheratite erpetica), infezioni micotiche o tubercolari oculari, poiché possono peggiorare il quadro clinico mascherando i sintomi e favorendo la replicazione del patogeno. Devono essere utilizzati con estrema cautela, o evitati, nei pazienti con glaucoma noto o con forte familiarità per questa patologia, a causa del rischio di aumento della pressione intraoculare; in questi casi, se ritenuti indispensabili, richiedono un monitoraggio ravvicinato della pressione e del nervo ottico. Anche nei soggetti con pregressa chirurgia oculare recente, ulcere corneali o assottigliamenti corneali, l’uso di steroidi topici può essere controindicato o limitato, perché può ritardare la cicatrizzazione e aumentare il rischio di perforazione.
Per quanto riguarda i colliri immunomodulanti come la ciclosporina, le principali controindicazioni riguardano l’ipersensibilità nota al principio attivo o a uno qualsiasi degli eccipienti, nonché la presenza di infezioni oculari attive non controllate, nelle quali la modulazione della risposta immunitaria locale potrebbe teoricamente interferire con i meccanismi di difesa. In gravidanza e allattamento, l’uso di molti colliri, in particolare quelli contenenti corticosteroidi, antibiotici o immunomodulanti, richiede una valutazione caso per caso, bilanciando i potenziali benefici per la madre con i possibili rischi per il feto o il lattante; in assenza di dati di sicurezza robusti, si tende a privilegiare prodotti con lunga esperienza d’uso e profilo di sicurezza consolidato, limitando la durata del trattamento allo stretto necessario.
Infine, anche i colliri lubrificanti, pur essendo generalmente considerati sicuri, possono avere alcune limitazioni d’uso. Formulazioni molto viscose o in gel possono non essere adatte a pazienti che necessitano di una visione nitida immediata (ad esempio chi guida frequentemente o utilizza macchinari), poiché possono causare offuscamento transitorio della vista subito dopo l’instillazione. Alcuni prodotti contenenti lipidi o emulsionanti particolari potrebbero non essere ben tollerati da tutti i pazienti, determinando sensazione di appiccicosità o visione velata prolungata. Nei portatori di lenti a contatto, è spesso controindicato l’uso di colliri contenenti conservanti mentre le lenti sono indossate, perché questi possono accumularsi nel materiale della lente e aumentare l’irritazione: in tali casi si preferiscono colliri senza conservanti, da instillare dopo la rimozione delle lenti o secondo le indicazioni specifiche dell’oculista.
In presenza di patologie sistemiche importanti, come malattie autoimmuni, diabete non controllato o disturbi ematologici, alcune terapie topiche per la blefarite possono richiedere ulteriori cautele o risultare non indicate. È quindi opportuno che il quadro clinico generale sia sempre condiviso con lo specialista, in modo da evitare sovrapposizioni terapeutiche, valutare il rischio di interazioni e scegliere il collirio più appropriato in termini di sicurezza. Anche l’età avanzata, la ridotta manualità o la difficoltà a seguire schemi terapeutici complessi possono rappresentare un limite pratico all’uso di determinati prodotti, rendendo talvolta preferibili regimi più semplici e meglio gestibili nel quotidiano.
Consigli per la Cura della Blefarite
La gestione efficace della blefarite non si basa solo sulla scelta del collirio più adatto, ma su un approccio globale che combina terapia farmacologica, igiene palpebrale quotidiana e modifiche dello stile di vita. Le evidenze e l’esperienza clinica concordano nel considerare l’igiene del bordo palpebrale il cardine del trattamento a lungo termine: impacchi caldo-umidi applicati per alcuni minuti sulle palpebre aiutano a fluidificare le secrezioni delle ghiandole di Meibomio, mentre la successiva detersione delicata con garze sterili o prodotti specifici consente di rimuovere croste, secrezioni e residui di trucco. Questa routine, se eseguita con costanza, può ridurre significativamente la frequenza e l’intensità delle riacutizzazioni, migliorando la qualità del film lacrimale e il comfort oculare, anche indipendentemente dall’uso di colliri farmacologici.
Un altro aspetto importante è la gestione dei fattori ambientali e comportamentali che possono favorire o aggravare la blefarite. L’esposizione prolungata a schermi digitali, l’aria condizionata, il fumo di sigaretta e ambienti molto secchi o polverosi contribuiscono a destabilizzare il film lacrimale e a peggiorare i sintomi di bruciore e secchezza. È utile fare pause regolari durante il lavoro al computer (regola del 20-20-20: ogni 20 minuti, guardare per 20 secondi a 20 piedi/6 metri di distanza), aumentare la frequenza dell’ammiccamento, utilizzare umidificatori negli ambienti chiusi e limitare l’esposizione a fumo e inquinanti. Nei portatori di lenti a contatto, è spesso consigliabile ridurre le ore di utilizzo, valutare materiali più traspiranti o, nei casi più severi, sospendere temporaneamente le lenti a favore degli occhiali, in accordo con l’oculista.
La scelta e l’uso dei cosmetici perioculari meritano particolare attenzione nei pazienti con blefarite. Mascara, eyeliner e ombretti possono contenere sostanze irritanti o allergizzanti e, se applicati troppo vicino al margine ciliare, o non rimossi accuratamente a fine giornata, possono ostruire le ghiandole di Meibomio e favorire l’infiammazione. È preferibile utilizzare prodotti ipoallergenici, evitare l’applicazione sulla rima interna della palpebra (tightlining) e sostituire regolarmente i cosmetici per ridurre il rischio di contaminazione batterica. In caso di blefarite attiva o di riacutizzazioni frequenti, può essere opportuno sospendere temporaneamente il trucco degli occhi fino a stabilizzazione del quadro clinico, seguendo le indicazioni del proprio specialista.
Infine, è importante ricordare che la blefarite è spesso una condizione cronica o recidivante, che richiede un approccio di lungo periodo più che una “cura definitiva” in pochi giorni. Mantenere un dialogo aperto con l’oculista, riferire tempestivamente eventuali cambiamenti dei sintomi, seguire i controlli programmati e non modificare autonomamente la terapia sono elementi fondamentali per ottenere risultati duraturi. In alcuni casi, soprattutto nelle forme associate a patologie cutanee (rosacea, dermatite seborroica) o sistemiche, può essere utile un inquadramento multidisciplinare con il dermatologo o altri specialisti, per trattare in modo integrato le diverse componenti della malattia. L’obiettivo realistico è ridurre la frequenza e la severità delle riacutizzazioni, migliorare il comfort visivo e preservare nel tempo la salute della superficie oculare.
In sintesi, non esiste un unico “miglior collirio” valido per tutti i pazienti con blefarite: la scelta del prodotto più appropriato dipende dal tipo di infiammazione palpebrale, dalla presenza di infezioni, allergie o occhio secco, dalle comorbidità oculari e sistemiche e dalla tollerabilità individuale. I colliri lubrificanti rappresentano spesso la base del trattamento sintomatico, mentre antibiotici, corticosteroidi, antistaminici e immunomodulanti trovano indicazione in situazioni specifiche e per periodi limitati, sempre sotto controllo specialistico. Al di là del singolo farmaco, la costanza nell’igiene palpebrale, l’attenzione ai fattori ambientali e comportamentali e il follow-up regolare con l’oculista sono gli elementi che, nel lungo periodo, fanno davvero la differenza nel controllo della blefarite e nella prevenzione delle sue complicanze.
Per approfondire
IAPB Italia – Scheda aggiornata sulla blefarite con spiegazione chiara di sintomi, cause, fattori di rischio e consigli pratici di igiene palpebrale, utile come riferimento per pazienti e caregiver.
Humanitas Salute – Approfondimento redatto da specialisti di oculistica su congiuntivite e blefarite, con particolare attenzione ai sintomi, alle possibili complicanze e alle opzioni di trattamento disponibili.
Cochrane Library – Revisione sistematica aggiornata sull’efficacia e la sicurezza dei farmaci antinfiammatori topici nella blefarite, utile per comprendere i limiti delle evidenze disponibili sui colliri corticosteroidei e immunomodulanti.
PubMed – Topical immunosuppressants for blepharitis – Articolo scientifico recente che analizza il ruolo della ciclosporina e di altri immunosoppressori topici nella gestione della blefarite, rivolto a professionisti sanitari e lettori con maggiore interesse clinico.
American Academy of Ophthalmology – Pagina informativa in lingua inglese che offre una panoramica completa su blefarite, sintomi, diagnosi e trattamenti, con indicazioni pratiche per la gestione quotidiana e la prevenzione delle recidive.
