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La congiuntivite è un’infiammazione della congiuntiva, la sottile membrana che riveste la parte bianca dell’occhio e l’interno delle palpebre. Si manifesta con arrossamento, bruciore, sensazione di corpo estraneo, lacrimazione e, in alcuni casi, secrezioni più o meno dense. È una condizione molto frequente, che può colpire adulti e bambini, e che nella maggior parte dei casi è benigna, ma richiede comunque attenzione per evitare complicanze e per limitare il contagio quando l’origine è infettiva. Una delle domande più comuni riguarda proprio quale collirio usare per la congiuntivite, tema che dipende strettamente dalla causa scatenante.
Non esiste infatti un unico “collirio per la congiuntivite” valido per tutti: la scelta del prodotto deve tenere conto dell’origine virale, batterica, allergica o irritativa del disturbo, della presenza di altre patologie oculari, dell’età del paziente e di eventuali terapie in corso. In questa guida verranno illustrati i principali tipi di congiuntivite, le categorie di colliri più utilizzate, le modalità corrette di applicazione, i possibili effetti collaterali e alcuni consigli pratici per gestire al meglio i sintomi, ricordando sempre che la valutazione dell’oculista o del medico curante è fondamentale per una diagnosi accurata e per impostare il trattamento più appropriato.
Tipi di Congiuntivite
Per capire quale collirio usare per la congiuntivite è essenziale distinguere i diversi tipi di infiammazione congiuntivale, perché la causa determina l’approccio terapeutico. La congiuntivite virale è spesso associata a infezioni delle vie respiratorie superiori, come raffreddore o influenza, ed è caratterizzata da arrossamento, lacrimazione acquosa e sensazione di sabbia negli occhi; di solito inizia in un occhio e poi coinvolge l’altro. La congiuntivite batterica, invece, si manifesta più frequentemente con secrezione densa, giallastra o verdastra, che incolla le palpebre soprattutto al risveglio, e può interessare uno o entrambi gli occhi. Esistono poi forme allergiche, legate a pollini, acari o altri allergeni, in cui prevalgono prurito intenso, gonfiore palpebrale e lacrimazione.
Oltre a queste forme principali, si riconoscono congiuntiviti irritative, dovute al contatto con sostanze chimiche, fumo, cloro delle piscine o corpi estranei, e congiuntiviti da secchezza oculare, in cui la ridotta produzione o la scarsa qualità del film lacrimale determinano infiammazione cronica e fastidio. In ambito clinico è importante anche distinguere le congiuntiviti semplici da quelle complicate da interessamento corneale (cheratocongiuntiviti), che possono causare dolore più intenso, fotofobia marcata e calo visivo, richiedendo una valutazione oculistica urgente. La storia clinica, l’esame obiettivo e, in casi selezionati, esami di laboratorio o tamponi congiuntivali aiutano a identificare l’eziologia e a orientare la scelta del collirio più adatto.
La congiuntivite virale, spesso sostenuta da adenovirus, tende a risolversi spontaneamente in una o due settimane, ma può essere molto contagiosa; per questo sono fondamentali le misure igieniche, come il lavaggio frequente delle mani, l’uso di asciugamani personali e l’evitare di toccarsi gli occhi. In genere, in assenza di complicanze, si utilizzano colliri lubrificanti e, se necessario, antistaminici topici per alleviare il prurito, mentre gli antibiotici non sono utili perché non agiscono sui virus. La congiuntivite batterica, al contrario, può beneficiare di colliri antibiotici a largo spettro, scelti dal medico in base al quadro clinico e, se necessario, ai risultati di un eventuale tampone, soprattutto nei casi recidivanti o particolarmente severi.
Nella congiuntivite allergica, che può essere stagionale (per esempio in primavera per i pollini) o perenne (per acari della polvere o peli di animali), il cardine del trattamento è rappresentato dai colliri antistaminici e stabilizzatori dei mastociti, talvolta associati a decongestionanti vasocostrittori per brevi periodi. In forme più importanti, l’oculista può valutare l’uso di colliri corticosteroidei per tempi limitati, monitorando attentamente la pressione intraoculare e il rischio di effetti collaterali. Le congiuntiviti irritative e da secchezza, infine, si giovano soprattutto di colliri lubrificanti e di una correzione dei fattori ambientali o comportamentali che favoriscono l’irritazione, come l’esposizione prolungata a schermi o ambienti molto secchi.
Colliri Consigliati
Quando si parla di “colliri consigliati” per la congiuntivite è importante sottolineare che non esiste un prodotto universale, ma diverse classi di farmaci oftalmici, ciascuna indicata per specifiche situazioni. I colliri antibiotici, contenenti principi attivi come cloramfenicolo, tobramicina, fluorochinoloni o altri antibatterici, sono utilizzati nelle congiuntiviti batteriche documentate o fortemente sospette, soprattutto in presenza di secrezione purulenta e marcato arrossamento. Il loro impiego deve essere limitato al periodo indicato dal medico, per ridurre il rischio di resistenze batteriche e di reazioni avverse locali. È sconsigliato l’uso “preventivo” di antibiotici in congiuntiviti chiaramente virali o allergiche, dove non apportano beneficio.
Per le congiuntiviti allergiche, i colliri antistaminici (come emedastina, olopatadina, ketotifene e altri) e quelli stabilizzatori dei mastociti (per esempio sodio cromoglicato) rappresentano la base del trattamento, perché riducono il rilascio e l’azione dell’istamina, principale mediatore del prurito e del gonfiore. In alcuni preparati, gli antistaminici sono associati a vasocostrittori (come nafazolina), che riducono temporaneamente il rossore grazie alla costrizione dei vasi congiuntivali; tuttavia, questi prodotti vanno usati con cautela e per periodi brevi, per evitare fenomeni di rimbalzo e possibili effetti sistemici, soprattutto nei bambini e nei soggetti con patologie cardiovascolari. I colliri lubrificanti, a base di acido ialuronico o altri polimeri idrofili, sono invece utili in quasi tutti i tipi di congiuntivite per alleviare secchezza, bruciore e sensazione di corpo estraneo.
Un capitolo a parte riguarda i colliri corticosteroidei, che hanno una potente azione antinfiammatoria e possono essere indicati in alcune forme di congiuntivite severa, allergica o immunomediata, o in presenza di complicanze corneali. Il loro uso, però, deve essere sempre strettamente controllato dall’oculista, perché possono aumentare la pressione intraoculare, favorire la comparsa di cataratta e mascherare o peggiorare infezioni virali o micotiche. Per questo motivo non dovrebbero mai essere utilizzati di propria iniziativa o acquistati senza prescrizione, né prolungati oltre il tempo indicato. In alcune congiuntiviti virali particolari, come quelle da herpes simplex, possono essere prescritti colliri antivirali specifici, che richiedono una diagnosi accurata e un follow-up specialistico.
Infine, esistono colliri combinati che associano più principi attivi, come antistaminico e vasocostrittore, o antibiotico e corticosteroide. Queste formulazioni possono risultare utili in quadri clinici selezionati, ma aumentano anche la complessità del profilo di sicurezza e il rischio di effetti indesiderati, per cui la loro prescrizione deve essere riservata al medico, che valuterà attentamente benefici e rischi. Per i pazienti che portano lenti a contatto, è spesso necessario sospenderne l’uso durante la fase acuta della congiuntivite e scegliere colliri privi di conservanti o con conservanti a bassa tossicità, per ridurre l’irritazione corneale. In ogni caso, prima di iniziare un collirio medicato è opportuno un consulto con il professionista sanitario, soprattutto in presenza di dolore intenso, calo visivo, fotofobia marcata o se i sintomi non migliorano in pochi giorni.
Modalità di Applicazione
La corretta modalità di applicazione del collirio è fondamentale per garantire l’efficacia del trattamento e ridurre il rischio di contaminazioni o effetti indesiderati. Prima di instillare le gocce, è essenziale lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone, asciugandole con un asciugamano pulito. Il flacone va agitato se indicato nel foglietto illustrativo e il tappo non deve mai essere appoggiato su superfici potenzialmente sporche. Il paziente dovrebbe assumere una posizione comoda, seduto o sdraiato, inclinando leggermente la testa all’indietro; con un dito si abbassa delicatamente la palpebra inferiore per formare una piccola tasca congiuntivale, nella quale instillare la goccia senza che il beccuccio del flacone tocchi l’occhio, le ciglia o la pelle circostante, per evitare contaminazioni batteriche del prodotto.
Dopo aver instillato la goccia, è utile chiudere delicatamente l’occhio per uno o due minuti, evitando di strizzare le palpebre o di sbattere gli occhi ripetutamente, perché ciò favorirebbe il drenaggio del farmaco nel dotto nasolacrimale, riducendo la quantità che rimane sulla superficie oculare e aumentando il rischio di assorbimento sistemico. In alcuni casi, soprattutto con colliri che possono avere effetti sistemici significativi, si consiglia di esercitare una lieve pressione con un dito sull’angolo interno dell’occhio (occlusione del punto lacrimale) per circa un minuto, in modo da limitare il passaggio del farmaco nel naso e nel circolo sanguigno. Se sono prescritti più colliri, è opportuno distanziare le instillazioni di almeno 5–10 minuti, per evitare diluizioni reciproche e garantire che ogni principio attivo possa agire correttamente sulla superficie oculare.
Quando si utilizzano sia colliri sia pomate oftalmiche, di solito si instillano prima le gocce e, dopo alcuni minuti, si applica l’unguento, che ha una permanenza più lunga sulla superficie oculare ma può temporaneamente offuscare la vista. È importante rispettare scrupolosamente la posologia indicata dal medico o riportata nel foglietto illustrativo, evitando di aumentare autonomamente la frequenza delle instillazioni nella speranza di ottenere un effetto più rapido: un uso eccessivo può infatti aumentare il rischio di irritazione, tossicità locale o effetti sistemici. I flaconi multidose con conservanti hanno in genere una durata limitata dopo l’apertura (spesso 28–30 giorni), trascorsi i quali è consigliabile eliminarli anche se non completamente utilizzati, per ridurre il rischio di contaminazione microbica.
Particolare attenzione va posta nell’applicazione dei colliri nei bambini, negli anziani o in persone con difficoltà motorie o visive, che possono avere bisogno dell’aiuto di un familiare o di un caregiver. In questi casi è utile spiegare e mostrare con calma la procedura, assicurandosi che chi somministra il farmaco abbia le mani pulite e segua le stesse regole di igiene e sicurezza. È bene inoltre evitare la condivisione di colliri tra persone diverse, anche all’interno della stessa famiglia, perché ciò può favorire la trasmissione di infezioni, soprattutto nelle congiuntiviti batteriche o virali. Se durante l’uso del collirio compaiono sintomi come dolore intenso, peggioramento improvviso del rossore, visione offuscata persistente, gonfiore marcato o reazioni allergiche (prurito diffuso, gonfiore delle palpebre, difficoltà respiratorie), è necessario sospendere il prodotto e contattare tempestivamente il medico.
Un’ulteriore attenzione riguarda la corretta conservazione dei colliri: è opportuno tenerli lontano da fonti di calore e luce diretta, rispettando le indicazioni di temperatura riportate sulla confezione, e non utilizzare prodotti con data di scadenza superata o che presentino alterazioni di colore, odore o consistenza. Nei colliri monodose, il contenuto del flaconcino va in genere utilizzato immediatamente dopo l’apertura e l’eventuale residuo deve essere eliminato, per evitare contaminazioni. Seguire queste semplici regole contribuisce a mantenere l’efficacia del farmaco e a ridurre il rischio di infezioni secondarie legate a un uso improprio del prodotto.
Effetti Collaterali
Come tutti i farmaci, anche i colliri utilizzati per la congiuntivite possono causare effetti collaterali, che variano in base al principio attivo, alla presenza di conservanti e alla sensibilità individuale del paziente. Gli effetti indesiderati più comuni sono di tipo locale e comprendono bruciore oculare transitorio, lieve irritazione, sensazione di corpo estraneo, arrossamento o lacrimazione aumentata subito dopo l’instillazione; nella maggior parte dei casi questi sintomi sono lievi e tendono a ridursi con il proseguimento della terapia. Alcuni colliri, in particolare quelli contenenti vasocostrittori, possono provocare un effetto “rimbalzo”, con peggioramento del rossore e della congestione congiuntivale se utilizzati per periodi troppo lunghi o con frequenza eccessiva, motivo per cui se ne raccomanda l’uso solo per brevi cicli e sotto controllo medico.
I colliri antibiotici possono talvolta determinare reazioni allergiche locali, con prurito, edema palpebrale, arrossamento marcato e secrezione aumentata; in questi casi è opportuno sospendere il trattamento e consultare il medico per valutare un’alternativa terapeutica. Un uso prolungato o inappropriato di antibiotici topici può inoltre favorire la selezione di ceppi batterici resistenti, rendendo più difficile il trattamento di eventuali infezioni future. I colliri corticosteroidei, pur essendo molto efficaci nel ridurre l’infiammazione, presentano un profilo di rischio più complesso: se utilizzati per periodi prolungati o senza adeguato monitoraggio, possono aumentare la pressione intraoculare, favorire lo sviluppo di cataratta sottocapsulare posteriore e mascherare o aggravare infezioni virali, batteriche o micotiche della cornea e della congiuntiva.
Alcuni colliri possono avere effetti sistemici, soprattutto se una parte significativa del farmaco viene assorbita attraverso il dotto nasolacrimale e la mucosa nasale. Questo è particolarmente rilevante per i vasocostrittori simpaticomimetici, che in soggetti sensibili o in caso di uso eccessivo possono causare aumento della pressione arteriosa, tachicardia, cefalea o disturbi del sonno, e per alcuni beta-bloccanti utilizzati in altre patologie oculari, che possono influenzare la frequenza cardiaca e la funzione respiratoria. Nei bambini, nei pazienti anziani, nelle donne in gravidanza o allattamento e in chi presenta patologie cardiovascolari, respiratorie o metaboliche, è quindi fondamentale che la scelta del collirio avvenga sotto stretto controllo medico, valutando attentamente il rapporto beneficio/rischio.
Un ulteriore aspetto riguarda i conservanti presenti in molti colliri multidose, come il benzalconio cloruro, che possono risultare irritanti per la superficie oculare, soprattutto in caso di uso cronico o in pazienti con occhio secco, portatori di lenti a contatto o con patologie corneali preesistenti. In queste situazioni, quando possibile, si preferiscono formulazioni senza conservanti, spesso in flaconcini monodose, che riducono il rischio di tossicità epiteliale e di reazioni allergiche. In ogni caso, è importante leggere con attenzione il foglietto illustrativo, segnalare al medico eventuali allergie note e riferire prontamente qualsiasi sintomo inusuale che compaia durante il trattamento, per consentire un intervento tempestivo e, se necessario, la modifica della terapia.
In rari casi, alcuni colliri possono alterare temporaneamente la visione subito dopo l’instillazione, con comparsa di offuscamento o aloni, motivo per cui è prudente attendere qualche minuto prima di mettersi alla guida o svolgere attività che richiedono particolare attenzione visiva. Alcuni principi attivi possono inoltre modificare la colorazione delle lenti a contatto morbide o interagire con il materiale di cui sono composte, per cui spesso se ne sconsiglia l’uso contemporaneo. Informare il medico di tutti i farmaci assunti, inclusi quelli per altre patologie oculari, aiuta a prevenire interazioni indesiderate e a scegliere la terapia più sicura e adatta alle proprie esigenze.
Consigli per la Cura della Congiuntivite
Oltre alla scelta del collirio più appropriato, la gestione efficace della congiuntivite richiede una serie di accorgimenti pratici che possono ridurre i sintomi, accelerare la guarigione e limitare il rischio di contagio. In presenza di congiuntivite virale o batterica, è fondamentale adottare rigorose misure igieniche: lavarsi spesso le mani con acqua e sapone, evitare di toccarsi o strofinarsi gli occhi, utilizzare asciugamani, federe e cosmetici personali e non condividerli con altri membri della famiglia. Le secrezioni oculari possono essere rimosse delicatamente con garze sterili o dischetti di cotone inumiditi con soluzione fisiologica o acqua bollita e raffreddata, utilizzando un tampone diverso per ciascun occhio e gettandolo dopo l’uso. È consigliabile sospendere l’uso di lenti a contatto fino alla completa risoluzione dei sintomi e alla valutazione del medico.
Per alleviare il fastidio, possono essere utili impacchi freddi o tiepidi applicati sulle palpebre chiuse per alcuni minuti, più volte al giorno, avendo cura di utilizzare panni puliti e di non scambiarli tra persone diverse. Nelle congiuntiviti allergiche, oltre all’uso dei colliri specifici, è importante ridurre l’esposizione agli allergeni quando possibile: ad esempio, tenere le finestre chiuse nelle ore di maggiore concentrazione pollinica, utilizzare filtri antipolline, lavare spesso lenzuola e tende ad alte temperature, aspirare con sistemi dotati di filtri HEPA e, se necessario, valutare con l’allergologo strategie di desensibilizzazione. In caso di congiuntivite da secchezza oculare, è utile fare pause regolari durante l’uso prolungato di schermi, umidificare gli ambienti troppo secchi e bere adeguate quantità di acqua nel corso della giornata.
È importante riconoscere i segnali di allarme che richiedono una valutazione oculistica urgente: dolore oculare intenso, calo visivo improvviso o progressivo, fotofobia marcata, comparsa di aloni colorati intorno alle luci, trauma oculare recente, presenza di corpi estranei non rimovibili facilmente, secrezione molto abbondante o sanguinolenta, febbre elevata o compromissione dello stato generale, soprattutto nei bambini piccoli. In questi casi, l’automedicazione con colliri da banco non è sufficiente e può ritardare una diagnosi importante, come cheratiti, uveiti o glaucoma acuto. Anche nelle congiuntiviti che non migliorano entro pochi giorni nonostante l’uso corretto del collirio prescritto, o che tendono a recidivare frequentemente, è opportuno un approfondimento specialistico per escludere cause sottostanti o errori terapeutici.
Infine, è utile ricordare che la prevenzione gioca un ruolo chiave: evitare di toccarsi gli occhi con le mani sporche, rimuovere sempre il trucco oculare prima di andare a dormire, sostituire regolarmente mascara, matite e ombretti, seguire scrupolosamente le norme di igiene per l’uso e la manutenzione delle lenti a contatto e sottoporsi a controlli oculistici periodici, soprattutto in presenza di fattori di rischio o patologie oculari note. Educare i bambini a non scambiarsi asciugamani, fazzoletti o trucchi con i coetanei e a lavarsi spesso le mani può ridurre significativamente la diffusione delle congiuntiviti nelle comunità scolastiche. Un approccio combinato, che unisce la scelta appropriata del collirio, l’osservanza delle norme igieniche e il monitoraggio dei sintomi, rappresenta la strategia più efficace per curare la congiuntivite e proteggere la salute degli occhi nel lungo periodo.
In sintesi, la scelta del collirio per la congiuntivite dipende strettamente dal tipo di infiammazione congiuntivale e dalle caratteristiche del paziente: forme virali, batteriche, allergiche, irritative o da secchezza richiedono approcci differenti, che spaziano dai lubrificanti agli antibiotici, dagli antistaminici ai corticosteroidi, sempre con attenzione al profilo di sicurezza. Una corretta modalità di applicazione, il rispetto della posologia, la consapevolezza dei possibili effetti collaterali e l’adozione di adeguate misure igieniche e preventive sono elementi fondamentali per ottenere un buon controllo dei sintomi e ridurre il rischio di complicanze. In presenza di segnali di allarme o di mancato miglioramento, il riferimento all’oculista rimane il passo più importante per tutelare la salute visiva.
Per approfondire
Mayo Clinic – Pink eye (conjunctivitis) Scheda aggiornata che descrive cause, sintomi e opzioni di trattamento della congiuntivite, utile per comprendere quando i colliri antibiotici sono indicati e quando invece è sufficiente una terapia di supporto.
CDC – Conjunctivitis (Pink Eye) Risorsa istituzionale che offre informazioni dettagliate su prevenzione, modalità di contagio e gestione delle diverse forme di congiuntivite, con particolare attenzione agli aspetti di sanità pubblica.
American Academy of Ophthalmology – Conjunctivitis Pagina dedicata alla congiuntivite con spiegazioni chiare e aggiornate rivolte a pazienti e professionisti, inclusi consigli pratici sull’uso dei colliri e sui segnali di allarme.
MSF Medical Guidelines – Conjunctivitis Linee guida cliniche che riassumono l’approccio diagnostico-terapeutico alla congiuntivite in diversi contesti, con indicazioni sui colliri antibiotici e sulle misure igieniche.
NHS Lothian – Conjunctivitis Antimicrobial Prescribing Documento di riferimento per la prescrizione di colliri antimicrobici nelle congiuntiviti, utile per comprendere le raccomandazioni attuali sull’uso responsabile degli antibiotici topici.
