Quali farmaci danneggiano gli occhi?

Rischi oculari da farmaci: corticosteroidi, antimalarici, antibiotici, antiaritmici, retinoidi, PDE5-inibitori, topiramato, antipsicotici. Effetti collaterali, prevenzione, monitoraggio, quando consultare l’oculista e linee guida d’uso sicuro.

Molti farmaci essenziali per la salute sistemica possono influenzare anche gli occhi. L’apparato visivo è particolarmente sensibile perché retina, nervo ottico e superfici oculari hanno un ricambio cellulare rapido, un’elevata richiesta metabolica e una barriera emato-oculare che, pur proteggendo, può essere superata da molecole lipofile o somministrate ad alte dosi e per lunghi periodi. Gli effetti possono andare da disturbi transitori (occhi secchi, abbagliamento, alterazioni del colore) a danni strutturali più seri (retinopatie, neuropatie ottiche, aumento della pressione endoculare), con impatto sulla qualità visiva e, talvolta, sull’aderenza alla terapia di base.

Comprendere quali classi farmacologiche comportano i principali rischi oculari aiuta a bilanciare benefici e possibili effetti indesiderati, pianificando monitoraggi adeguati. Il rischio individuale dipende da dose e durata del trattamento, via di somministrazione (sistemica, topica, intravitreale), comorbidità (es. glaucoma, secchezza oculare, patologie retiniche), età, funzione renale/epatica e associazioni farmacologiche. Riconoscere precocemente sintomi come visione annebbiata, aloni, fotofobia, scotomi, dolore oculare o secchezza marcata è fondamentale per intervenire tempestivamente, senza sospendere autonomamente i farmaci ma confrontandosi con il curante e, quando utile, con l’oculista.

Farmaci comuni che possono danneggiare gli occhi

I corticosteroidi, per via sistemica o come colliri/unguenti, sono tra le molecole più frequentemente implicate in effetti oculari. L’uso prolungato può determinare aumento della pressione intraoculare (con rischio di glaucoma da steroidi), cataratta sottocapsulare posteriore, ritardo di cicatrizzazione corneale e maggiore suscettibilità alle infezioni. Il rischio di ipertono oculare è particolarmente elevato con formulazioni topiche potenti e in soggetti predisposti (familiarità per glaucoma, miopia elevata, diabete), ma anche steroidi inalatori o intranasali ad alte dosi, se usati a lungo, possono contribuire. In alcuni individui, la terapia cortisonica sistemica è stata associata alla corioretinopatia sierosa centrale, che si manifesta con visione distorta o macchie scure centrali. Per questi motivi, i trattamenti cortisonici oculari dovrebbero essere impostati alla minima dose efficace e rivalutati periodicamente, soprattutto quando superano le poche settimane.

Tra i colliri impiegati in oculistica, le associazioni antibiotico-cortisoniche trovano indicazione in quadri infiammatori e infettivi della superficie oculare, come la blefarite, o nel post-operatorio. Pur essendo utili per controllare infiammazione e carica batterica, condividono i rischi dei corticosteroidi (aumento della pressione oculare, cataratta nel lungo periodo, riattivazione/mascheramento di infezioni) e, per la componente antibiotica, possibili fenomeni di sensibilizzazione o di resistenza. L’impiego deve quindi essere limitato al tempo prescritto, con rivalutazioni cliniche se compaiono dolore, calo visivo, arrossamento persistente o peggioramento dei sintomi. Anche i conservanti, come il benzalconio cloruro, possono irritare la superficie oculare e aggravare una disfunzione lacrimale sottostante; formulazioni senza conservanti sono preferibili nelle terapie ripetute o croniche. Per approfondire un esempio di collirio utilizzato nella blefarite, consultare la scheda di Betabioptal, collirio indicato per la blefarite.

Gli antimalarici di sintesi, in particolare idrossiclorochina e clorochina, sono noti per il potenziale rischio di retinopatia dose- e tempo-dipendente. L’idrossiclorochina è ampiamente usata nelle malattie reumatologiche e, a dosi appropriate, presenta un profilo di sicurezza favorevole; tuttavia, oltre una certa dose giornaliera rapportata al peso corporeo e con l’aumentare della dose cumulativa e degli anni di terapia, il rischio di danno retinico (spesso a pattern “bull’s eye”) cresce. Fattori di rischio aggiuntivi sono la ridotta funzionalità renale, la co-somministrazione di tamoxifene e una pregressa maculopatia. I sintomi iniziali possono essere sfumati (difficoltà di lettura, alterazione della visione dei colori, scotomi paracentrali), per cui lo screening presso l’oculista con esame del fondo oculare, test del campo visivo e imaging retinico (OCT e, quando indicato, autofluorescenza) è raccomandato a partire dall’inizio della terapia (valutazione basale) e a intervalli regolari successivi, soprattutto dopo i primi anni di uso continuativo.

Farmaci che possono danneggiare la vista

Alcuni antibiotici e farmaci cardiovascolari possono interessare il nervo ottico o la cornea. L’etambutolo (antitubercolare) e il linezolid sono associati a neurite ottica, spesso dose- o durata-relata: si manifestano con calo della vista, riduzione della sensibilità ai colori (discromatopsia rosso-verde) e difetti del campo visivo; la sospensione precoce migliora le probabilità di recupero. L’amiodarone può indurre cheratopatia a vortice (verticillata), generalmente reversibile e poco sintomatica, e, più raramente, una neuropatia ottica. Nella pratica clinica è utile documentare la funzione visiva e la visione cromatica prima e durante i trattamenti a rischio, educando il paziente a riferire tempestivamente segni come offuscamento visivo, fotofobia inusuale o difficoltà di percezione dei colori. Anche i chemioterapici e alcuni inibitori delle tirosin-chinasi possono dare edema maculare o alterazioni dell’epitelio pigmentato retinico, richiedendo controlli dedicati quando la terapia si prolunga o in presenza di sintomi.

Altre classi meritano attenzione. I retinoidi sistemici (es. isotretinoina) riducono la secrezione delle ghiandole di Meibomio e possono provocare secchezza oculare, intolleranza alle lenti a contatto, abbagliamento e riduzione della visione notturna; l’associazione con tetracicline può aumentare il rischio di ipertensione endocranica benigna con papilledema. Gli inibitori della fosfodiesterasi-5 (sildenafil e analoghi) possono causare disturbi visivi transitori (cromatopsia, aumentata sensibilità all’abbagliamento) e, molto raramente, ischemia del nervo ottico non arteritica; il rischio è maggiore in presenza di fattori vascolari. Il topiramato, come alcune sulfonamidi, può indurre un attacco di glaucoma acuto da chiusura d’angolo con miopizzazione improvvisa, dolore e arrossamento oculare: si tratta di un’urgenza oftalmologica. Il tamoxifene, in uso oncologico, è stato associato a depositi retinici e maculopatia; il fingolimod, impiegato nelle malattie demielinizzanti, può causare edema maculare, specie in soggetti con diabete o uveite pregressa. Tra gli psicofarmaci, la tioridazina ad alte dosi può determinare retinopatia pigmentaria, mentre diversi antidepressivi e antistaminici peggiorano la secchezza oculare riducendo la lacrimazione. In chirurgia della cataratta, gli alfa-1 bloccanti come la tamsulosina favoriscono la sindrome dell’iride a bandiera (floppy iris), dato utile per programmare l’intervento. Infine, l’uso eccessivo di decongestionanti topici da banco può portare a iperemia di rimbalzo, e i conservanti come il benzalconio cloruro, presenti in molte soluzioni, possono essere tossici per l’epitelio corneoconjuntivale: nei trattamenti cronici è preferibile valutare alternative senza conservanti e strategie per la superficie oculare.

Effetti collaterali oculari

L’uso di determinati farmaci può comportare effetti collaterali a carico dell’apparato visivo. Questi effetti possono variare da lievi disturbi temporanei a condizioni più gravi che richiedono interventi medici specifici.

Ad esempio, i farmaci antiglaucomatosi topici, come gli analoghi delle prostaglandine, possono causare effetti indesiderati quali iperemia congiuntivale (arrossamento dell’occhio), crescita anomala delle ciglia, alterazioni della pigmentazione dell’iride e macchie scure peri-orbitarie. Inoltre, possono verificarsi infiammazioni delle ghiandole di Meibomio e diminuzione della stabilità del film lacrimale, con conseguente secchezza oculare. (ateneapolieditore.it)

Gli antipsicotici, utilizzati nel trattamento di disturbi mentali, sono stati associati a effetti collaterali oculari come strabismo, movimenti involontari degli occhi (crisi oculogire) e blefarospasmo. Questi sintomi sono probabilmente dovuti all’interferenza con i neurotrasmettitori oculari. (allaboutvision.com)

Anche i farmaci cicloplegici, impiegati per indurre la paralisi temporanea del muscolo ciliare, possono provocare effetti collaterali oculari quali irritazione, aumento transitorio della pressione intraoculare e fotofobia. In alcuni casi, possono manifestarsi sintomi sistemici come mal di testa, secchezza delle fauci e tachicardia. (my-personaltrainer.it)

Prevenzione e monitoraggio

Per prevenire e monitorare gli effetti collaterali oculari indotti dai farmaci, è fondamentale adottare misure preventive e sottoporsi a controlli regolari.

Prima di iniziare una terapia farmacologica, è importante informare il medico su eventuali patologie oculari preesistenti o su una storia familiare di malattie oculari. Questo consente al professionista sanitario di valutare i potenziali rischi e di scegliere il trattamento più appropriato.

Durante il trattamento, è consigliabile sottoporsi a visite oculistiche periodiche per monitorare la salute degli occhi e rilevare tempestivamente eventuali effetti collaterali. Ad esempio, i pazienti in terapia con farmaci antiglaucomatosi dovrebbero essere istruiti su tecniche di somministrazione che riducano l’assorbimento sistemico del farmaco, come la chiusura passiva delle palpebre e l’occlusione del puntino lacrimale. ()

In caso di comparsa di sintomi oculari durante l’assunzione di un farmaco, è essenziale contattare immediatamente il medico per valutare la necessità di modificare o interrompere la terapia.

Quando consultare un oculista

È fondamentale consultare un oculista in presenza di sintomi oculari insoliti o persistenti durante una terapia farmacologica. Segni come visione offuscata, dolore oculare, arrossamento persistente, secchezza oculare o alterazioni della vista richiedono una valutazione specialistica tempestiva.

Alcuni farmaci, come gli antipsicotici, possono causare effetti collaterali oculari rari ma significativi, tra cui disturbi del movimento oculare e retinopatia. In tali casi, una diagnosi precoce è cruciale per prevenire danni permanenti alla vista. ()

Anche l’uso prolungato di farmaci cicloplegici può indurre effetti collaterali oculari che necessitano di attenzione medica. Se si manifestano sintomi come fotofobia intensa o aumento della pressione intraoculare, è opportuno rivolgersi a uno specialista. ()

Linee guida per l’uso sicuro dei farmaci

Per minimizzare il rischio di effetti collaterali oculari associati all’uso di farmaci, è consigliabile seguire alcune linee guida:

  • Informare sempre il medico su eventuali patologie oculari preesistenti prima di iniziare una nuova terapia farmacologica.
  • Seguire scrupolosamente le indicazioni del medico riguardo al dosaggio e alla durata del trattamento.
  • Sottoporsi a controlli oculistici periodici per monitorare la salute degli occhi durante la terapia.
  • In caso di comparsa di sintomi oculari, contattare immediatamente il medico per valutare la necessità di modificare o interrompere il trattamento.
  • Evitare l’automedicazione e l’uso prolungato di farmaci senza supervisione medica.

Adottando queste precauzioni, è possibile ridurre significativamente il rischio di effetti collaterali oculari e garantire un uso sicuro dei farmaci.

In conclusione, sebbene molti farmaci siano essenziali per il trattamento di varie condizioni mediche, è importante essere consapevoli dei potenziali effetti collaterali oculari. Una comunicazione aperta con il proprio medico, un monitoraggio regolare e l’adozione di misure preventive possono contribuire a preservare la salute degli occhi durante le terapie farmacologiche.

Per approfondire

Farmacovigilanza di farmaci Anti-VEGF in oculistica – Informazioni dell’Agenzia Italiana del Farmaco sugli effetti collaterali dei farmaci Anti-VEGF utilizzati in oculistica.

Effetti collaterali dei farmaci – Panoramica sugli effetti indesiderati dei farmaci, inclusi quelli a carico degli occhi.

Effetti collaterali degli antipsicotici e degli stabilizzatori dell’umore sulla vista – Approfondimento sugli effetti oculari di questi farmaci.