Quali sono i migliori colliri per gli occhi?

Tipi di colliri, scelta consapevole, rischi ed effetti collaterali per la salute degli occhi

I colliri sono tra i farmaci più utilizzati in assoluto, sia per piccoli disturbi come secchezza e bruciore, sia per patologie oculari che richiedono terapie mirate. Di fronte agli scaffali della farmacia o alle prescrizioni dell’oculista, è spontaneo chiedersi quali siano i “migliori” colliri per gli occhi. In realtà, non esiste un prodotto valido per tutti, ma esistono categorie diverse di colliri, ognuna indicata per specifici problemi.

Conoscere i principali tipi di colliri, capire come scegliere in modo consapevole (sempre insieme al medico oculista) e imparare a usarli correttamente è fondamentale per proteggere la salute degli occhi ed evitare rischi da automedicazione. Questa guida offre una panoramica completa e aggiornata, con un linguaggio accessibile ma rigoroso, per orientarsi tra le varie opzioni disponibili e riconoscere i segnali che richiedono una visita specialistica.

Tipi di colliri disponibili

Con il termine “collirio” si indicano soluzioni o sospensioni di sostanze attive da instillare direttamente sulla superficie oculare, sotto forma di gocce. Non tutti i colliri sono uguali: alcuni sono veri e propri farmaci, altri sono dispositivi medici a base di sostanze lubrificanti o idratanti, spesso chiamati “lacrime artificiali”. I colliri medicinali contengono principi attivi che agiscono su infiammazione, infezioni, allergie o pressione intraoculare, mentre le lacrime artificiali servono soprattutto a ristabilire il film lacrimale e a ridurre secchezza, bruciore e sensazione di corpo estraneo. Capire questa distinzione è il primo passo per non confondere un prodotto di benessere con una terapia vera e propria.

Una grande categoria è rappresentata dai colliri lubrificanti o sostituti lacrimali, spesso a base di acido ialuronico, carbossimetilcellulosa o altri polimeri idrofili. Questi prodotti non contengono farmaci antinfiammatori o antibiotici, ma agiscono creando un film protettivo sulla superficie dell’occhio, utile in caso di secchezza oculare, uso prolungato di schermi, ambienti climatizzati o uso di lenti a contatto (quando compatibili). Sono generalmente ben tollerati e possono essere usati anche per periodi lunghi, seguendo le indicazioni del foglietto illustrativo e del medico.

Un’altra grande famiglia è quella dei colliri antiallergici, che comprendono antistaminici e stabilizzatori di membrana mastocitaria. Sono indicati soprattutto nella congiuntivite allergica, caratterizzata da prurito intenso, arrossamento, lacrimazione e spesso associazione con rinite allergica. Questi colliri riducono la risposta allergica locale e alleviano i sintomi, ma devono essere scelti e impostati dal medico, che valuta durata della terapia, eventuale associazione con altri farmaci e possibili controindicazioni. L’uso “a tentativi” senza diagnosi può mascherare altre patologie oculari che richiedono trattamenti diversi.

Esistono poi colliri antibiotici, antivirali, antifungini, antinfiammatori non steroidei (FANS), cortisonici e antiglaucoma. I colliri antibiotici sono indicati nelle infezioni batteriche come alcune forme di congiuntivite; i cortisonici e i FANS vengono utilizzati per controllare l’infiammazione; i colliri antiglaucoma servono a ridurre la pressione intraoculare in pazienti con glaucoma o ipertensione oculare. Queste categorie non devono essere mai usate di propria iniziativa: richiedono diagnosi precisa, monitoraggio e controllo degli effetti collaterali da parte dell’oculista, perché un uso scorretto può peggiorare la situazione o mascherare malattie più gravi.

Come scegliere il collirio giusto

La domanda “quale collirio è il migliore?” andrebbe sempre riformulata in “qual è il collirio più adatto al mio problema specifico?”. La scelta dipende infatti dalla causa dei sintomi: un occhio rosso può essere dovuto a secchezza, allergia, infezione, trauma, aumento della pressione oculare o altre condizioni. Senza una diagnosi, è impossibile individuare il prodotto corretto e il rischio è di usare un collirio inappropriato, che magari attenua temporaneamente il fastidio ma non cura la causa, o addirittura la peggiora. Per questo, soprattutto se i disturbi sono intensi, ricorrenti o associati a dolore e calo visivo, è indispensabile una valutazione oculistica.

In presenza di sintomi lievi e transitori, come secchezza occasionale legata a ore al computer o aria condizionata, può essere ragionevole iniziare con lacrime artificiali lubrificanti, preferibilmente senza conservanti se l’uso è frequente. Tuttavia, se il disturbo persiste, peggiora o si associa ad altri sintomi (fotofobia, secrezioni, dolore), è necessario rivolgersi al medico per escludere patologie come secchezza oculare cronica, congiuntiviti o cheratiti. L’automedicazione con colliri “decongestionanti” che sbiancano l’occhio grazie a vasocostrittori va evitata: possono dare sollievo apparente ma non risolvono la causa e, se usati a lungo, possono provocare fenomeni di rimbalzo con arrossamento ancora più marcato.

Un capitolo a parte riguarda i colliri antibiotici e cortisonici, che non dovrebbero mai essere scelti senza prescrizione. Gli antibiotici sono utili solo nelle infezioni batteriche: usarli per irritazioni non infettive o per congiuntiviti virali non solo è inutile, ma può favorire lo sviluppo di resistenze batteriche. I cortisonici, invece, sono potenti antinfiammatori ma possono peggiorare infezioni virali o fungine, aumentare la pressione intraoculare e, se usati in modo improprio o prolungato, contribuire allo sviluppo di cataratta o glaucoma in soggetti predisposti. Per questo la loro prescrizione e il loro controllo spettano esclusivamente allo specialista.

Altri fattori da considerare nella scelta del collirio sono la presenza di conservanti, la compatibilità con le lenti a contatto, l’età del paziente, la gravidanza o l’allattamento e l’eventuale uso concomitante di altri farmaci oculari o sistemici. I conservanti, pur utili a mantenere sterile il flacone multidose, possono irritare la superficie oculare in soggetti sensibili o in caso di uso frequente; in questi casi si preferiscono formulazioni senza conservanti, spesso in flaconcini monodose. Tutte queste valutazioni devono essere discusse con il medico oculista o con il farmacista, sempre nel rispetto delle indicazioni riportate nel foglietto illustrativo.

Effetti collaterali comuni

Come tutti i medicinali, anche i colliri possono causare effetti collaterali, che variano in base al principio attivo, agli eccipienti (come conservanti e stabilizzanti), alla frequenza d’uso e alla sensibilità individuale. Un effetto molto comune, spesso transitorio, è il bruciore o pizzicore immediatamente dopo l’instillazione, dovuto al contatto della soluzione con la superficie oculare. In molti casi si tratta di un fastidio lieve e di breve durata, ma se il bruciore è intenso, persistente o peggiora nel tempo, è opportuno sospendere il prodotto e consultare il medico, perché potrebbe trattarsi di irritazione o reazione allergica.

Altri effetti frequenti includono arrossamento, sensazione di corpo estraneo, lacrimazione aumentata o, al contrario, maggiore secchezza. Alcuni colliri possono causare visione offuscata temporanea subito dopo l’applicazione, soprattutto se sono più densi o in forma di gel: per questo si consiglia di non guidare o usare macchinari immediatamente dopo l’instillazione, finché la vista non torna nitida. In rari casi, possono comparire reazioni allergiche vere e proprie, con gonfiore delle palpebre, prurito intenso, arrossamento marcato e, talvolta, coinvolgimento di entrambi gli occhi; in queste situazioni è necessario interrompere il collirio e rivolgersi rapidamente al medico.

Alcuni principi attivi possono avere anche effetti sistemici, cioè su tutto l’organismo, perché una parte del collirio può passare nel circolo sanguigno attraverso il dotto nasolacrimale e la mucosa nasale. È il caso, ad esempio, di alcuni colliri antiglaucoma o contenenti vasocostrittori, che possono influenzare la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca o interagire con altri farmaci assunti per via orale. Per ridurre questo rischio, spesso si consiglia di comprimere delicatamente l’angolo interno dell’occhio (punto lacrimale) per alcuni secondi dopo l’instillazione, in modo da limitare il deflusso verso il naso, seguendo le indicazioni del medico e del foglietto illustrativo.

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda i conservanti, come il benzalconio cloruro, presenti in molti flaconi multidose per mantenere sterile la soluzione. In soggetti con superficie oculare delicata, in chi usa colliri più volte al giorno o in portatori di lenti a contatto, questi conservanti possono contribuire a irritazione cronica, secchezza e alterazione del film lacrimale. In tali casi, il medico può consigliare formulazioni senza conservanti, spesso in monodose, o alternative più tollerate. In ogni caso, è fondamentale leggere attentamente il foglietto illustrativo, segnalare al medico eventuali disturbi insorti dopo l’inizio del trattamento e non prolungare l’uso di un collirio oltre il periodo indicato senza un nuovo controllo specialistico.

Consigli per l’uso corretto

Usare bene un collirio significa non solo scegliere il prodotto giusto, ma anche applicarlo correttamente e in condizioni di igiene adeguata. Prima di tutto, è essenziale lavare accuratamente le mani con acqua e sapone, asciugandole con un asciugamano pulito. Questo semplice gesto riduce il rischio di trasferire batteri o virus dall’ambiente all’occhio. Il flacone o il flaconcino monodose va agitato se indicato nel foglietto illustrativo (ad esempio per le sospensioni) e il tappo non deve mai essere appoggiato su superfici sporche. È importante controllare la data di scadenza e, per i flaconi già aperti, rispettare il periodo massimo di utilizzo dopo l’apertura indicato dal produttore.

Per instillare il collirio, si consiglia di inclinare leggermente la testa all’indietro, guardare verso l’alto e abbassare delicatamente la palpebra inferiore con un dito pulito, creando una piccola tasca. Tenendo il flacone con l’altra mano, si avvicina il contagocce all’occhio senza toccare ciglia, palpebre o superficie oculare, per evitare contaminazioni. Si lascia cadere il numero di gocce prescritto nella tasca congiuntivale e poi si chiude l’occhio per alcuni secondi, evitando di strizzare forte le palpebre. In alcuni casi, il medico può consigliare di comprimere delicatamente l’angolo interno dell’occhio per ridurre l’assorbimento sistemico.

Se si devono usare più colliri diversi nello stesso occhio, è importante rispettare un intervallo di alcuni minuti tra un prodotto e l’altro (di solito almeno 5–10 minuti, salvo diverse indicazioni mediche), per evitare che il secondo collirio diluisca o lavi via il primo. In genere, le formulazioni più liquide si instillano prima e i gel o le pomate alla fine. Le lenti a contatto, quando non controindicate, vanno in genere rimosse prima dell’instillazione e reinserite dopo un certo intervallo, secondo le indicazioni del medico e del foglietto illustrativo; alcuni colliri non sono compatibili con le lenti e richiedono sospensione temporanea del loro uso.

La conservazione corretta è un altro punto chiave: molti colliri devono essere tenuti a temperatura ambiente, al riparo da luce e calore eccessivi; alcuni prodotti specifici richiedono la conservazione in frigorifero. Non bisogna mai utilizzare colliri che hanno cambiato colore, presentano particelle in sospensione non previste o hanno un odore anomalo. I flaconcini monodose, una volta aperti, in genere vanno gettati dopo l’uso, anche se rimane del liquido, salvo diverse indicazioni. Rispettare queste regole riduce il rischio di infezioni oculari e garantisce che il principio attivo mantenga la sua efficacia per tutta la durata del trattamento.

Quando consultare un oculista

Non tutti i disturbi oculari richiedono una visita urgente, ma è fondamentale riconoscere i segnali di allarme che impongono un controllo specialistico rapido. Dolore oculare intenso, improvviso o persistente, soprattutto se associato a calo della vista, aloni colorati intorno alle luci, nausea o vomito, può indicare condizioni serie come un attacco acuto di glaucoma o altre patologie che richiedono intervento immediato. Anche un trauma oculare (ad esempio un colpo, una scheggia, un corpo estraneo penetrante o un’esposizione a sostanze chimiche) deve essere valutato con urgenza, senza tentare di “curare” il problema con colliri a caso.

Un altro campanello d’allarme è la presenza di secrezioni dense, giallo-verdi, che incollano le palpebre, soprattutto al risveglio, associata a forte arrossamento e fastidio: può trattarsi di una congiuntivite batterica o di altre infezioni che richiedono diagnosi e terapia mirata. Anche la comparsa di fotofobia marcata (fastidio intenso alla luce), visione offuscata persistente, sensazione di corpo estraneo che non passa, o la percezione di “mosche volanti” improvvise e lampi di luce possono essere segni di patologie della cornea, dell’uvea o della retina, che non vanno sottovalutate.

È importante consultare l’oculista anche quando i sintomi sono più sfumati ma persistono nel tempo: secchezza oculare cronica, bruciore ricorrente, arrossamento che non si risolve con semplici lacrime artificiali, prurito stagionale intenso o disturbi legati all’uso di lenti a contatto meritano una valutazione per identificare la causa e impostare la terapia più adeguata. Nei bambini, qualsiasi arrossamento oculare associato a secrezioni, dolore, fotofobia o calo dell’attenzione visiva va valutato con particolare attenzione, perché i piccoli non sempre riescono a descrivere bene i sintomi.

Infine, chi è già in terapia con colliri per patologie croniche, come il glaucoma, deve sottoporsi regolarmente ai controlli programmati e contattare l’oculista se nota peggioramento della vista, comparsa di nuovi sintomi o difficoltà a seguire la terapia (ad esempio per effetti collaterali o problemi di instillazione). Non bisogna mai sospendere o modificare autonomamente un collirio prescritto per una malattia oculare cronica senza averne parlato con lo specialista. Una comunicazione chiara con il medico, accompagnata da un uso corretto dei colliri, è la chiave per preservare la salute degli occhi nel lungo periodo.

In sintesi, non esiste un “miglior collirio” valido per tutti, ma esiste il collirio più adatto a ciascuna situazione clinica. Conoscere le diverse tipologie di prodotti, i loro possibili effetti collaterali e le regole per un uso corretto permette di sfruttarne al meglio i benefici, riducendo i rischi legati all’automedicazione. Di fronte a sintomi intensi, persistenti o insoliti, la scelta più sicura resta sempre quella di rivolgersi all’oculista, che potrà formulare una diagnosi precisa e indicare la terapia più appropriata.

Per approfondire

Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – Banca dati farmaci offre schede ufficiali e foglietti illustrativi dei colliri autorizzati in Italia, utili per verificare composizione, indicazioni, controindicazioni ed effetti collaterali.

Ministero della Salute – Portale istituzionale mette a disposizione informazioni aggiornate su sicurezza dei farmaci, prevenzione e salute degli occhi, con indicazioni generali sull’uso appropriato dei medicinali.

Istituto Superiore di Sanità (ISS) raccoglie materiali divulgativi e documenti tecnici su igiene, prevenzione delle infezioni e uso corretto dei medicinali, utili anche per chi utilizza colliri in modo continuativo.

World Health Organization (WHO) – Eye health and medicines safety propone raccomandazioni internazionali sulla sicurezza dei farmaci, sull’igiene delle mani e sulla prevenzione delle infezioni oculari.

Occhio secco, per curarlo bisogna ridonare qualità alla lacrima approfondisce il tema della secchezza oculare e del ruolo dei colliri lubrificanti nel migliorare la qualità del film lacrimale, indicando quando è necessario rivolgersi allo specialista.