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L’artrosi dell’anca (coxartrosi) è una delle cause più comuni di dolore e limitazione funzionale negli adulti e negli anziani. Quando il dolore diventa persistente, la mobilità si riduce e compiti semplici come salire le scale, indossarsi le scarpe o percorrere brevi distanze richiedono uno sforzo significativo, molte persone si chiedono se esista un riconoscimento formale dell’invalidità e quale percentuale possa essere attribuita. È una domanda legittima, perché il “punteggio di invalidità” non riguarda soltanto una definizione clinica, ma ha ricadute concrete sulla possibilità di accedere a tutele, benefici e supporti.
In ambito medico-legale, il punteggio di invalidità esprime in termini percentuali la riduzione della capacità lavorativa (o, per chi non lavora, della capacità funzionale generale) conseguente a una determinata condizione, come l’artrosi dell’anca. Non si tratta quindi di un numero “automatico” collegato alla diagnosi, ma di una valutazione che tiene conto della gravità del danno articolare, dell’impatto sulla vita quotidiana e, in alcune situazioni, delle caratteristiche personali. Nelle righe che seguono chiariremo i criteri principali con cui viene stimata l’invalidità per coxartrosi e come, a partire da questi, si arriva alla percentuale riconosciuta.
Criteri di Valutazione dell’Invalidità
In Italia la valutazione dell’invalidità civile è eseguita da commissioni medico-legali che si basano su tabelle nazionali e su una visita clinica integrata dalla documentazione sanitaria. Per l’artrosi dell’anca, la percentuale non dipende dalla sola presenza della malattia, ma dal deficit funzionale che ne deriva: quanto dolore è presente, quanto la mobilità dell’anca è ridotta, come cambia la deambulazione, se sono necessari ausili (bastone, deambulatore) e in che misura la persona riesce a svolgere le attività della vita quotidiana e, se pertinente, a mantenere un’occupazione. È utile ricordare che alcune soglie percentuali hanno implicazioni pratiche: a partire da determinati valori si accede a specifiche agevolazioni, con passaggi importanti come il collocamento mirato per il lavoro (percentuali medio-alte), l’assegno mensile per invalidità (almeno intorno ai tre quarti di riduzione), fino alla pensione di inabilità per invalidità totale e all’eventuale indennità di accompagnamento in caso di non autosufficienza.
Le commissioni valutano indicatori clinico-funzionali oggettivi e coerenti con le evidenze radiologiche. Oltre al grado di artrosi (ad esempio descritto nei referti con sistemi come Kellgren-Lawrence per la radiografia), vengono considerati la limitazione dell’arco di movimento (flessione, estensione, abduzione, rotazioni), l’intensità del dolore e la resistenza alla marcia, la presenza di zoppia, eventuali differenze di lunghezza degli arti o deformità, il coinvolgimento monolaterale o bilaterale. La necessità di un intervento di sostituzione protesica è un indice indiretto di gravità, ma nemmeno la protesi d’anca comporta automaticamente il massimo punteggio: molto dipende dall’esito funzionale, dalle complicanze e dalla qualità del recupero. In altre parole, la percentuale è il risultato dell’integrazione tra dati clinici misurabili e impatto sulla vita reale, e può essere diversa prima e dopo l’intervento, nonché in presenza di esiti protesici complessi o revisioni multiple. Quanti punti di invalidità per protesi d’anca
La misurazione del deficit funzionale dell’anca tiene conto sia della motilità sia delle performance. Una riduzione importante della flessione o delle rotazioni, la presenza di dolore alla mobilizzazione passiva, il segno di Trendelenburg (indice di deficit dei muscoli abduttori) e la difficoltà a salire/scendere le scale sono marcatori clinici che pesano nella valutazione. Ai fini medico-legali, è utile accompagnare la visita con strumenti standardizzati di valutazione funzionale e del dolore (ad esempio scale analogiche del dolore, indici di disabilità come WOMAC o Harris Hip Score), non tanto perché attribuiscano di per sé la percentuale, quanto perché documentano in modo ripetibile la perdita di funzione. Anche parametri pratici come la distanza percorribile a piedi senza fermarsi, la capacità di stare in piedi per un certo tempo e la necessità di ausili contribuiscono a delineare il quadro.

Comorbilità e fattori concomitanti possono aumentare il punteggio. La coxartrosi bilaterale, ad esempio, ha in genere un impatto maggiore rispetto alla forma monolaterale, perché limita simmetricamente la spinta e la stabilità alla marcia; l’associazione con artrosi del ginocchio, lombalgia degenerativa con radicolopatia, deformità post-traumatiche o esiti di fratture del collo del femore può peggiorare il profilo funzionale. Anche condizioni sistemiche come obesità, sarcopenia e patologie neurologiche interferiscono con l’autonomia e la deambulazione. Nei portatori di protesi, complicanze come mobilizzazione dell’impianto, dolore persistente, limitazioni marcate dell’arco di movimento, instabilità o infezione protesica possono condurre a un incremento della valutazione rispetto a chi ha un esito chirurgico stabile e soddisfacente. È importante che tutti questi elementi emergano chiaramente dai referti e dai follow-up specialistici.
Il contesto personale e lavorativo orienta la lettura del dato clinico in termini di “riduzione della capacità lavorativa generale”. In chi svolge mansioni manuali pesanti, una coxartrosi moderata può tradursi in una limitazione lavorativa più rilevante rispetto a chi svolge attività sedentarie; ciò non cambia la patologia, ma incide sulla valutazione del danno funzionale rapportato al lavoro in senso ampio. Diverso è il discorso dell’handicap ai sensi della legge sull’inclusione: la condizione di “gravità” non coincide automaticamente con la percentuale di invalidità e riguarda invece il bisogno di supporti e misure di integrazione. Infine, non va confusa l’invalidità con l’indennità di accompagnamento, che richiede la dimostrazione di non autosufficienza (incapacità di deambulare senza aiuto o di compiere gli atti quotidiani). Per una valutazione corretta e aggiornata, la commissione necessita di documentazione clinica completa e recente che descriva in modo oggettivo il quadro articolare e le ripercussioni funzionali.
Impatto dell’Artrosi dell’Anca sulla Vita Quotidiana
L’artrosi dell’anca influenza in modo variabile autonomia, performance e partecipazione sociale. Nella valutazione medico-legale, oltre ai referti, contano molto le ripercussioni pratiche nelle attività della vita quotidiana (ADL) e in quelle strumentali (IADL).
Dolore, mobilità e resistenza
- Dolore meccanico (inguinale, gluteo o laterale) che aumenta con carico e movimento, con irradiazione talvolta al ginocchio.
- Limitazione del ROM (soprattutto rotazioni e flessione): difficoltà ad accavallare le gambe, allacciarsi le scarpe, entrare/uscire dall’auto.
- Zoppia e ridotta resistenza alla marcia (distanza percorribile, tempo in stazione eretta), necessità di fermarsi frequentemente.
Autonomia personale (ADL)
- Igiene e vestizione: problemi a indossare calze/pantaloni, a tagliare le unghie dei piedi, uso di calzascarpe lungo o pinze prensili.
- Scale e trasferimenti: difficoltà nel salire/scendere gradini, alzarsi da sedie basse o dal WC senza appoggi; rischio di caduta.
- Riposo notturno: dolore a riposo o start-up pain che interrompe il sonno, peggiorando stanchezza diurna e performance.
Attività strumentali e lavoro (IADL)
- Faccende domestiche (pulizie, spesa, gestione bimbi/anziani) limitate da dolore e carico prolungato.
- Guida e mobilità urbana: tempi più lunghi, necessità di parcheggio vicino, evitamento di mezzi affollati.
- Attività lavorativa: ridotta tolleranza a stazione eretta prolungata, posizioni forzate, movimentazione carichi; possibili adattamenti di mansione, orari e ausili ergonomici.
Ausili, adattamenti e strategie
- Uso di bastone controlaterale, deambulatore, rialzi per WC, sedie più alte, rialzo plantare in caso di dismetria.
- Pacing dell’attività (pause programmate), riduzione carico ponderale, fisioterapia mirata (abduttori, core, mobilità controllata).
- Calzature stabili e con ammortizzazione; valutazione di terapia del dolore e di eventuali infiltrazioni secondo indicazione specialistica.
Sfera psicologica e partecipazione
- Evitamento di attività ricreative e sportive, riduzione della rete sociale, impatto su umore (ansia/depressione) e qualità di vita.
- Dipendenza graduale da familiari/caregiver per commissioni e trasferimenti, con potenziale bisogno di assistenza nelle fasi avanzate.
Dopo protesi d’anca
- In caso di esito favorevole: recupero del cammino, riduzione del dolore e ampliamento delle ADL; residuano limitazioni per corsa/salto/posizioni estreme.
- Se presenti complicanze (dolore persistente, instabilità, mobilizzazione, infezione): necessità di ausili, limitazioni marcate e possibili revisioni, con impatto maggiore sulla valutazione funzionale.
Documentare con scale validate (es. WOMAC, Harris Hip Score, VAS del dolore), distanza percorribile, tempo in stazione eretta e uso di ausili aiuta a tradurre il quadro clinico in un impatto funzionale oggettivato, rilevante ai fini della percentuale di invalidità.
Procedure per Richiedere l’Invalidità
Per ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile a causa dell’artrosi dell’anca, è necessario seguire un iter ben definito. Il primo passo consiste nell’ottenere un certificato medico introduttivo, redatto da un medico abilitato, che attesti la presenza e la gravità della patologia. Questo certificato viene trasmesso telematicamente all’INPS e ha una validità di 90 giorni, entro i quali il richiedente deve presentare la domanda di invalidità.
Successivamente, la domanda di invalidità civile deve essere inoltrata all’INPS attraverso il portale online dell’ente, utilizzando le proprie credenziali SPID, o avvalendosi dell’assistenza di un patronato o di un’associazione di categoria. È fondamentale compilare accuratamente tutti i campi richiesti e allegare la documentazione medica pertinente.
Dopo l’invio della domanda, l’INPS convoca il richiedente per una visita medica presso la commissione medica competente. Durante questa visita, la commissione valuta la documentazione presentata e lo stato di salute del richiedente per determinare il grado di invalidità. In alcuni casi, se le condizioni di salute lo giustificano, è possibile richiedere una visita domiciliare.
Una volta completata la valutazione, l’INPS emette un verbale che indica il grado di invalidità riconosciuto. Se il grado di invalidità è pari o superiore al 74%, il richiedente ha diritto a prestazioni economiche, come l’assegno mensile di assistenza. In caso di riconoscimento del 100% di invalidità con necessità di assistenza continua, è possibile ottenere l’indennità di accompagnamento.
Documentazione Necessaria
Per supportare la richiesta di invalidità civile per artrosi dell’anca, è essenziale presentare una documentazione medica completa e aggiornata. Questa dovrebbe includere:
- Certificato medico introduttivo: redatto da un medico abilitato, che attesti la diagnosi e la gravità della patologia.
- Referti specialistici: valutazioni di ortopedici o reumatologi che confermino la diagnosi e descrivano l’impatto funzionale dell’artrosi dell’anca.
- Esami diagnostici: radiografie, risonanze magnetiche o altri esami strumentali che evidenzino il grado di degenerazione articolare.
- Documentazione sulle terapie effettuate: dettagli sui trattamenti farmacologici, fisioterapici o chirurgici intrapresi e la loro efficacia.
- Cartelle cliniche di eventuali ricoveri: informazioni su interventi chirurgici o ospedalizzazioni correlate all’artrosi dell’anca.
È importante che tutta la documentazione sia chiara, dettagliata e aggiornata, in modo da fornire alla commissione medica un quadro completo della situazione clinica del richiedente.
Consigli per i Pazienti
Affrontare il percorso per il riconoscimento dell’invalidità civile può essere complesso. Ecco alcuni consigli utili per i pazienti con artrosi dell’anca:
- Consultare un medico specialista: un ortopedico o un reumatologo può fornire una valutazione accurata della condizione e assistere nella preparazione della documentazione necessaria.
- Raccogliere tutta la documentazione medica: assicurarsi di avere copie di tutti i referti, esami diagnostici e certificati medici pertinenti.
- Richiedere supporto a un patronato o associazione di categoria: queste organizzazioni possono offrire assistenza gratuita nella compilazione e presentazione della domanda.
- Prepararsi adeguatamente per la visita medica: durante la visita con la commissione medica, è importante descrivere in modo chiaro e dettagliato come l’artrosi dell’anca influisce sulla vita quotidiana e sulle capacità funzionali.
- Essere pazienti e perseveranti: il processo può richiedere tempo; è fondamentale seguire attentamente tutte le fasi e, se necessario, presentare ricorso in caso di esito negativo.
In conclusione, ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile per artrosi dell’anca richiede un’attenta preparazione e la presentazione di una documentazione medica completa. Seguendo le procedure indicate e avvalendosi del supporto di professionisti e associazioni, è possibile affrontare con maggiore serenità questo percorso.
Per approfondire
INPS – Invalidità Civile: Pagina ufficiale dell’INPS con informazioni dettagliate sulle procedure per il riconoscimento dell’invalidità civile.
Ministero della Salute – Disabilità: Informazioni sulle politiche e i servizi per le persone con disabilità in Italia.
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA): Risorse su farmaci e terapie disponibili per il trattamento dell’artrosi.
Società Italiana di Reumatologia (SIR): Linee guida e aggiornamenti scientifici sulle malattie reumatiche, inclusa l’artrosi.
Istituto Superiore di Sanità (ISS): Studi e pubblicazioni scientifiche sulle patologie articolari e le relative implicazioni.
