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I giramenti di testa che compaiono da sdraiati, ad esempio quando ci si corica, ci si gira nel letto o ci si rialza dal cuscino, sono un sintomo frequente e spesso molto fastidioso. Possono essere percepiti come una vera e propria vertigine (sensazione che la stanza giri), come instabilità o come una sorta di “vuoto alla testa”. Nella maggior parte dei casi non indicano una malattia grave, ma è importante capire quando possono essere il segnale di un disturbo dell’orecchio interno, della circolazione o di altre condizioni che meritano una valutazione specialistica.
Questa guida spiega in modo chiaro e strutturato le principali cause dei giramenti di testa da sdraiati, come il medico effettua la diagnosi differenziale, quali trattamenti sono disponibili e quali accorgimenti pratici possono aiutare a ridurre i sintomi. Troverai anche indicazioni su quando è opportuno rivolgersi al medico o allo specialista in otorinolaringoiatria o neurologia, per evitare inutili allarmismi ma anche per non sottovalutare segnali potenzialmente importanti.
Cause dei giramenti di testa da sdraiati
Quando il giramento di testa compare o si accentua in posizione sdraiata, o durante i cambi di posizione nel letto, una delle cause più frequenti è la vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB). Si tratta di un disturbo dell’orecchio interno dovuto allo spostamento di piccoli cristalli di calcio (otoliti) all’interno dei canali semicircolari, strutture deputate al controllo dell’equilibrio. Quando la testa cambia posizione, questi cristalli stimolano in modo anomalo i recettori vestibolari, provocando brevi ma intense vertigini, spesso accompagnate da nausea. Il sintomo tipico è la vertigine che insorge girandosi nel letto, piegandosi in avanti o alzando lo sguardo verso l’alto.
Oltre alla VPPB, i giramenti di testa da sdraiati possono essere legati ad altri disturbi dell’orecchio interno, come il morbo di Ménière, che si manifesta con vertigini ricorrenti, ipoacusia fluttuante (calo dell’udito che va e viene) e acufeni (fischi o ronzii nelle orecchie). In questo caso le vertigini non sono solo posizionali, ma possono durare da minuti a ore e associarsi a una sensazione di orecchio pieno. Chi soffre di Ménière può percepire instabilità anche da sdraiato, soprattutto nei periodi di riacutizzazione della malattia, e spesso riferisce episodi ricorrenti di vertigini e acufeni che richiedono una valutazione otorinolaringoiatrica approfondita, come descritto negli approfondimenti sul morbo di Ménière e vertigini ricorrenti.
Un’altra possibile causa è rappresentata da problemi di pressione arteriosa e regolazione del flusso sanguigno al cervello. In alcune persone, soprattutto anziane o che assumono farmaci antipertensivi, la pressione può abbassarsi troppo quando ci si alza dal letto (ipotensione ortostatica), provocando giramenti di testa, offuscamento della vista o sensazione di svenimento imminente. Meno noto, ma possibile, è che alcune variazioni pressorie o aritmie cardiache possano dare una sensazione di testa leggera o instabilità anche da sdraiati, specie se associate a palpitazioni, affanno o dolore toracico. In questi casi la vertigine non è “rotatoria” ma più simile a un senso di svenimento o debolezza generale.
Non vanno dimenticate le cause di origine neurologica e quelle legate all’ansia. Disturbi come l’emicrania vestibolare possono provocare episodi di vertigine anche in posizione supina, talvolta associati a mal di testa, sensibilità alla luce o ai rumori. Alcune patologie più rare, come lesioni del tronco encefalico o del cervelletto, possono esordire con vertigini persistenti, instabilità marcata e altri segni neurologici (difficoltà a parlare, debolezza di un lato del corpo, visione doppia). Infine, stati d’ansia, attacchi di panico e iperventilazione possono generare una sensazione di testa leggera, sbandamento e formicolii, che talvolta si avvertono anche da sdraiati, soprattutto nei momenti di forte tensione emotiva o prima di addormentarsi.
Diagnosi differenziale
La diagnosi differenziale dei giramenti di testa da sdraiati parte sempre da un’accurata raccolta della storia clinica (anamnesi). Il medico chiederà quando compaiono i sintomi, quanto durano, se sono scatenati da movimenti specifici della testa (ad esempio girarsi nel letto, alzarsi dal cuscino, piegarsi in avanti), se sono associati a nausea, vomito, calo dell’udito, acufeni, mal di testa, palpitazioni o altri disturbi. È importante descrivere con precisione la sensazione: vertigine rotatoria (la stanza gira), instabilità, “testa vuota”, sensazione di svenimento. Anche l’età, le malattie concomitanti (ipertensione, diabete, cardiopatie) e i farmaci assunti aiutano a orientare la diagnosi.
Per distinguere una vertigine di origine vestibolare (orecchio interno) da altre cause, l’esame obiettivo comprende la valutazione dei movimenti oculari (ricerca del nistagmo, un movimento involontario degli occhi tipico di molte vertigini) e test posizionali come la manovra di Dix-Hallpike, utilizzata per diagnosticare la VPPB. In questo test, il paziente viene rapidamente portato dalla posizione seduta a quella sdraiata con la testa ruotata e leggermente estesa: la comparsa di vertigine intensa e nistagmo caratteristico suggerisce la presenza di canalolitiasi di un canale semicircolare. Altri test, come la valutazione dell’equilibrio in piedi e durante la marcia, aiutano a capire se il problema è periferico (orecchio) o centrale (sistema nervoso centrale).
Quando si sospettano cause cardiovascolari, il medico può misurare la pressione arteriosa in posizione sdraiata e poi in piedi, per verificare la presenza di ipotensione ortostatica, e richiedere un elettrocardiogramma (ECG) per escludere aritmie. In alcuni casi sono utili esami del sangue per valutare anemia, alterazioni elettrolitiche o problemi tiroidei, che possono contribuire a sensazioni di debolezza e giramenti di testa. Se i sintomi sono associati a dolore toracico, mancanza di respiro o perdita di coscienza, la valutazione cardiologica diventa prioritaria, perché potrebbe trattarsi di un problema acuto che richiede intervento tempestivo.
Per le forme sospette di origine neurologica, soprattutto se i giramenti di testa sono persistenti, associati a disturbi della vista, difficoltà nel parlare, debolezza o formicolii a un lato del corpo, il medico può richiedere esami di imaging come la risonanza magnetica o la TAC encefalica. Questi esami servono a escludere lesioni del cervelletto, del tronco encefalico o altre patologie del sistema nervoso centrale. In presenza di vertigini ricorrenti associate a calo dell’udito e acufeni, la valutazione otorinolaringoiatrica con esami audiometrici e vestibolari è fondamentale per distinguere tra morbo di Ménière, VPPB e altre labirintopatie, e per impostare un percorso diagnostico-terapeutico mirato.
In alcuni casi, soprattutto quando i sintomi sono sfumati o si sovrappongono più possibili cause, la diagnosi differenziale richiede tempo e controlli ripetuti. Il monitoraggio dell’andamento dei disturbi, magari annotando la frequenza e le circostanze in cui compaiono i giramenti di testa, può fornire informazioni preziose al medico. La collaborazione tra diverse figure specialistiche consente di integrare i dati clinici, gli esami strumentali e la risposta alle prime terapie, arrivando progressivamente a un inquadramento più preciso del problema.
Trattamenti disponibili
Il trattamento dei giramenti di testa da sdraiati dipende strettamente dalla causa sottostante. Nel caso della vertigine parossistica posizionale benigna, la terapia di prima scelta non è farmacologica ma consiste in specifiche manovre liberatorie eseguite dal medico o dal fisioterapista esperto in vestibologia. Queste manovre (come la manovra di Epley o di Semont) guidano la testa e il corpo del paziente attraverso una sequenza di posizioni studiate per riportare i cristalli di calcio nella loro sede corretta, riducendo o eliminando le vertigini. Spesso sono sufficienti poche sedute per ottenere un netto miglioramento, anche se in alcuni casi possono verificarsi recidive nel tempo.
Per le vertigini legate al morbo di Ménière o ad altre labirintopatie, l’approccio terapeutico è più articolato e può includere modifiche dello stile di vita (ad esempio riduzione del sale nella dieta, controllo dello stress), farmaci sintomatici per le fasi acute (anti-vertiginosi, antiemetici per la nausea) e, in alcuni casi, terapie specifiche prescritte dallo specialista otorinolaringoiatra. L’obiettivo è ridurre la frequenza e l’intensità delle crisi, proteggere la funzione uditiva e migliorare la qualità di vita del paziente, che spesso è compromessa da vertigini ricorrenti, acufeni e sensazione di orecchio pieno.
Quando i giramenti di testa sono correlati a problemi di pressione arteriosa o cardiaci, il trattamento si concentra sulla correzione di questi fattori. Può essere necessario rivedere la terapia antipertensiva, trattare un’ipotensione ortostatica con misure posturali e, se indicato, con farmaci specifici, oppure gestire aritmie e altre cardiopatie secondo le linee guida cardiologiche. In presenza di anemia, squilibri elettrolitici o disfunzioni tiroidee, la normalizzazione di questi parametri spesso porta a un miglioramento significativo dei sintomi di testa leggera e instabilità, anche in posizione sdraiata.
Per le forme di origine neurologica o legate all’emicrania vestibolare, il neurologo può proporre terapie preventive (farmaci antiemicranici, stabilizzatori del tono vascolare cerebrale) e indicazioni su fattori scatenanti da evitare (alcuni alimenti, mancanza di sonno, stress intenso). Nei casi in cui l’ansia e gli attacchi di panico giocano un ruolo importante, possono essere utili percorsi di psicoterapia cognitivo-comportamentale, tecniche di rilassamento e, se necessario, farmaci ansiolitici o antidepressivi prescritti dallo specialista. In ogni caso, l’automedicazione con farmaci sedativi o anti-vertiginosi senza una diagnosi chiara non è raccomandata, perché può mascherare i sintomi e ritardare l’individuazione della causa reale.
In alcune situazioni selezionate, soprattutto quando le vertigini sono croniche e incidono in modo rilevante sulla vita quotidiana, può essere indicato un percorso di riabilitazione vestibolare strutturato. Si tratta di programmi di esercizi personalizzati, condotti da fisioterapisti esperti, che mirano a migliorare l’equilibrio, ridurre la dipendenza visiva e aumentare la capacità del sistema nervoso di compensare eventuali deficit dell’orecchio interno. La costanza nell’esecuzione degli esercizi e il monitoraggio periodico dei progressi sono elementi chiave per ottenere benefici duraturi.
Consigli per alleviare i sintomi
In attesa della valutazione medica o come complemento al trattamento prescritto, alcuni accorgimenti pratici possono aiutare a ridurre i giramenti di testa da sdraiati. Un primo consiglio è quello di evitare movimenti bruschi della testa, soprattutto al momento di coricarsi o alzarsi dal letto. Può essere utile sedersi sul bordo del letto per qualche secondo prima di sdraiarsi completamente, oppure al mattino passare gradualmente dalla posizione sdraiata a quella seduta e poi in piedi, dando il tempo al sistema circolatorio e vestibolare di adattarsi. Anche l’uso di un cuscino leggermente più alto può ridurre, in alcune persone, l’intensità delle vertigini posizionali.
Chi soffre di vertigini scatenate da movimenti specifici può imparare, sotto guida medica o fisioterapica, semplici esercizi vestibolari da eseguire a casa. Questi esercizi mirano a “rieducare” il sistema dell’equilibrio, migliorando la capacità del cervello di compensare i segnali anomali provenienti dall’orecchio interno. È importante eseguirli con regolarità e in sicurezza, preferibilmente in un ambiente dove sia possibile appoggiarsi o farsi assistere per evitare cadute. In alcuni casi, dopo le manovre liberatorie per la VPPB, il medico può consigliare di evitare per qualche giorno determinate posizioni o di dormire con la testa leggermente sollevata, per favorire la stabilizzazione dei cristalli nell’orecchio interno.
Dal punto di vista dello stile di vita, mantenere una buona idratazione, evitare pasti troppo abbondanti prima di coricarsi e limitare l’assunzione di alcol e caffeina può contribuire a ridurre la sensazione di instabilità in alcune persone. Lo stress e la mancanza di sonno sono fattori che peggiorano molti disturbi dell’equilibrio e dell’emicrania: cercare di mantenere orari regolari, dedicare tempo al rilassamento e, se necessario, ricorrere a tecniche come la respirazione diaframmatica o la meditazione può avere un impatto positivo sui sintomi. È inoltre consigliabile evitare di guidare o svolgere attività a rischio (lavori in quota, uso di macchinari pericolosi) nei periodi in cui le vertigini sono più intense.
Infine, è fondamentale prevenire le cadute, soprattutto negli anziani o in chi ha già problemi di equilibrio. In casa può essere utile rimuovere tappeti scivolosi, assicurare una buona illuminazione, installare corrimano o maniglie di sostegno in bagno e vicino al letto. Indossare calzature stabili e con suola antiscivolo riduce il rischio di scivolare quando ci si alza di notte. Se i giramenti di testa sono frequenti o imprevedibili, può essere prudente farsi accompagnare quando si esce, almeno finché la causa non è stata chiarita e i sintomi non sono sotto controllo. Questi accorgimenti non sostituiscono la diagnosi medica, ma possono rendere più gestibile la quotidianità in attesa di un inquadramento preciso.
Per alcune persone può essere utile tenere un diario dei sintomi, annotando quando compaiono i giramenti di testa, quanto durano, quali posizioni o attività li scatenano e se sono presenti altri disturbi associati. Queste informazioni possono aiutare sia a riconoscere eventuali fattori favorenti (ad esempio mancanza di sonno, pasti abbondanti, stress intenso) sia a fornire al medico elementi più precisi per l’inquadramento del problema. Conoscere meglio il proprio corpo e le situazioni che peggiorano i sintomi permette anche di organizzare le attività quotidiane in modo più sicuro e meno faticoso.
Quando rivolgersi a uno specialista
Non tutti i giramenti di testa richiedono un accesso urgente al pronto soccorso, ma è importante riconoscere i campanelli d’allarme. Bisogna rivolgersi immediatamente ai servizi di emergenza se la vertigine insorge improvvisamente ed è molto intensa, soprattutto se associata a difficoltà a parlare, debolezza o paralisi di un lato del corpo, perdita di sensibilità, visione doppia, forte mal di testa improvviso, dolore toracico o difficoltà respiratoria. Questi sintomi possono indicare un problema neurologico o cardiaco acuto (come un ictus o un evento coronarico) che richiede una valutazione tempestiva.
È opportuno consultare il medico di medicina generale o lo specialista in tempi brevi se i giramenti di testa da sdraiati si ripetono frequentemente, durano da diversi giorni, peggiorano nel tempo o interferiscono con le attività quotidiane (ad esempio rendono difficile dormire, lavorare o guidare). Anche la presenza di calo dell’udito, acufeni, sensazione di orecchio pieno o instabilità persistente tra un episodio e l’altro è un motivo valido per richiedere una valutazione otorinolaringoiatrica, perché potrebbe trattarsi di una labirintopatia che beneficia di un trattamento mirato.
Lo specialista otorinolaringoiatra è la figura di riferimento per le vertigini di sospetta origine vestibolare, come la VPPB, il morbo di Ménière e altre patologie dell’orecchio interno. Attraverso esami specifici (test posizionali, esami audiometrici, valutazioni vestibolari strumentali) può definire con precisione la causa dei sintomi e proporre manovre liberatorie, terapie farmacologiche o percorsi di riabilitazione vestibolare. In presenza di segni che fanno sospettare un coinvolgimento del sistema nervoso centrale, il paziente può essere indirizzato al neurologo per ulteriori approfondimenti, inclusi eventuali esami di imaging.
In molti casi, soprattutto negli anziani o in persone con più patologie concomitanti, è utile un approccio multidisciplinare che coinvolga medico di base, otorinolaringoiatra, neurologo, cardiologo e fisioterapista. Questo permette di valutare tutti i possibili fattori che contribuiscono ai giramenti di testa (orecchio interno, circolazione, farmaci, postura, ansia) e di costruire un piano di gestione personalizzato, pur senza fornire indicazioni specifiche per il singolo individuo in questa sede. Rivolgersi a uno specialista non significa necessariamente avere una malattia grave, but è il modo più efficace per ottenere una diagnosi corretta, ridurre i sintomi e migliorare la qualità di vita.
I giramenti di testa che compaiono o si accentuano da sdraiati sono un sintomo comune, spesso legato a disturbi dell’orecchio interno come la vertigine parossistica posizionale benigna, ma talvolta associato anche a problemi di pressione, patologie neurologiche o stati d’ansia. Riconoscere le caratteristiche del proprio disturbo, descriverle con precisione al medico e non sottovalutare i segnali di allarme permette di orientarsi tra le diverse possibili cause e di arrivare più rapidamente a una diagnosi. Un inquadramento specialistico adeguato consente, nella maggior parte dei casi, di intraprendere trattamenti efficaci e di adottare strategie pratiche per ridurre l’impatto delle vertigini sulla vita quotidiana.
Per approfondire
Humanitas – Vertigini: quali possono essere le cause Panoramica aggiornata sulle principali cause di vertigini, con particolare attenzione ai disturbi dell’orecchio interno e alle forme posizionali.
NIH / PubMed Central – Benign paroxysmal positional vertigo, dizziness, and health-related quality of life among older adults Studio in lingua inglese che analizza la frequenza della VPPB negli anziani e l’impatto delle vertigini sulla qualità di vita.
