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La cosiddetta “labirintite” è un disturbo che spaventa molto chi ne soffre, perché provoca vertigini intense, nausea e una sensazione di perdita di controllo del proprio equilibrio. In realtà, con questo termine popolare si indicano diverse forme di vertigine periferica acuta, che possono avere cause differenti (infiammatorie, virali, vascolari, degenerative) e che richiedono una valutazione medica accurata per essere inquadrate correttamente. Capire che cosa si intende davvero per labirintite è il primo passo per comprendere quali farmaci possono essere utilizzati e con quali obiettivi.
In questa guida analizziamo che cos’è la labirintite, quali sono i sintomi principali e come viene posta la diagnosi, per poi concentrarci sui farmaci più utilizzati nella pratica clinica: medicinali sintomatici contro vertigini e nausea, terapie che mirano alla causa quando identificabile, e farmaci che oggi non sono più raccomandati per il trattamento delle vertigini. Verranno inoltre illustrati gli effetti collaterali più frequenti, le principali precauzioni e alcuni consigli pratici per gestire al meglio la fase acuta e il recupero, sempre con l’avvertenza che le decisioni terapeutiche spettano al medico e non devono essere autogestite.
Che cos’è la labirintite
In ambito medico il termine “labirintite” viene usato sempre meno, perché è poco preciso. Il labirinto è la struttura dell’orecchio interno che contiene la coclea (per l’udito) e l’apparato vestibolare (per l’equilibrio). Quando si parla di labirintite in senso stretto si dovrebbe indicare un’infiammazione del labirinto, spesso di origine virale o, più raramente, batterica. Nella pratica clinica, però, con “labirintite” si indicano spesso quadri di neurite vestibolare o di vestibolopatia acuta unilaterale, in cui è colpito soprattutto il nervo vestibolare, con vertigini improvvise e intense ma senza perdita dell’udito. È importante distinguere queste forme da altre cause di vertigine, come la vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB) o la malattia di Ménière, che hanno meccanismi e trattamenti diversi.
La caratteristica comune delle condizioni che nel linguaggio comune vengono chiamate labirintite è la presenza di una vertigine periferica acuta, cioè la sensazione di movimento rotatorio dell’ambiente dovuta a un’alterazione dell’orecchio interno o del nervo vestibolare, e non del cervello. Spesso l’esordio è improvviso, con vertigini molto intense, nausea, vomito, difficoltà a stare in piedi e a camminare, talvolta accompagnate da movimenti involontari degli occhi (nistagmo). In alcuni casi possono associarsi sintomi uditivi (ipoacusia, acufeni), in altri no: questo aiuta lo specialista a orientarsi verso una diagnosi più precisa di sindrome vestibolare periferica, come spiegato in modo approfondito nelle pagine dedicate alla sindrome vestibolare periferica con vertigini intense e nistagmo.
Dal punto di vista delle cause, la labirintite/neurite vestibolare è spesso attribuita a un processo infiammatorio o virale che colpisce il nervo vestibolare o le strutture dell’orecchio interno. In altri casi possono essere coinvolti meccanismi vascolari (ridotto apporto di sangue al labirinto), reazioni autoimmuni o, più raramente, infezioni batteriche che si estendono dall’orecchio medio o da altre sedi. La forma batterica è più grave, spesso associata a febbre, dolore auricolare e marcata compromissione dell’udito, e richiede un inquadramento urgente. Le forme virali o infiammatorie, invece, tendono a migliorare gradualmente nel giro di giorni o settimane, grazie ai meccanismi di compenso del sistema nervoso centrale, anche se la sensazione di instabilità può persistere più a lungo.
Un aspetto cruciale è che la “labirintite” non è una diagnosi definitiva, ma un termine ombrello che richiede di essere specificato. Lo specialista in otorinolaringoiatria o in neurologia, attraverso la visita e gli esami strumentali, cercherà di capire se si tratta di neurite vestibolare, di una forma associata a perdita uditiva improvvisa, di una malattia di Ménière o di altre patologie. Questa distinzione è fondamentale perché influenza la scelta dei farmaci: per esempio, la terapia di una neurite vestibolare acuta senza sintomi uditivi non è sovrapponibile a quella di una labirintite batterica o di una crisi di Ménière. Inoltre, alcune forme di vertigine possono avere origine centrale (cerebrale) e simulare una labirintite, ma richiedono percorsi diagnostici e terapeutici completamente diversi.
Sintomi e diagnosi
I sintomi che portano a parlare di labirintite sono dominati dalla vertigine vera, cioè la sensazione che l’ambiente giri o che il corpo ruoti, spesso descritta come “giramento di testa fortissimo” o “come se fossi su una giostra”. A questa si associano quasi sempre nausea intensa e vomito, sudorazione fredda, pallore, difficoltà a mantenere la stazione eretta e a camminare senza appoggio. Molti pazienti riferiscono di dover restare immobili a letto, perché ogni movimento del capo peggiora bruscamente i sintomi. In alcuni casi compaiono anche acufeni (fischi o ronzii nelle orecchie) e riduzione dell’udito da un lato, segni che suggeriscono il coinvolgimento anche della parte uditiva del labirinto.
Un segno clinico tipico è il nistagmo, un movimento involontario e ritmico degli occhi, che il medico può osservare durante la visita. Il nistagmo periferico ha caratteristiche specifiche (direzione, intensità, variazione con la posizione dello sguardo) che aiutano a distinguere una vertigine di origine labirintica da una di origine centrale (per esempio dovuta a un problema cerebellare o vascolare cerebrale). La presenza di altri sintomi neurologici, come difficoltà a parlare, debolezza di un lato del corpo, disturbi della vista o della coordinazione, è un campanello d’allarme che impone di escludere cause centrali potenzialmente gravi, come un ictus, e non va mai sottovalutata, soprattutto se la vertigine insorge in persone anziane o con fattori di rischio vascolare.
La diagnosi di labirintite/neurite vestibolare è principalmente clinica, basata sull’anamnesi (racconto dei sintomi, modalità di esordio, durata, fattori scatenanti) e sull’esame obiettivo, con particolare attenzione alla valutazione oculomotoria, alle prove di equilibrio e alla ricerca di segni neurologici associati. Lo specialista può eseguire test specifici come l’head impulse test (valutazione dei movimenti oculari in risposta a rapidi movimenti del capo) o manovre posizionali per escludere una vertigine posizionale benigna. In presenza di sintomi uditivi, viene effettuata un’audiometria per valutare il grado e il tipo di perdita uditiva, utile per distinguere tra diverse patologie dell’orecchio interno.
In alcuni casi, soprattutto quando il quadro clinico non è tipico o quando si sospetta una causa centrale, possono essere necessari esami strumentali di secondo livello, come la risonanza magnetica dell’encefalo e dell’angolo ponto-cerebellare, o test vestibolari più complessi (prove caloriche, potenziali evocati vestibolari, video-oculografia). Questi esami aiutano a confermare il coinvolgimento periferico, a valutare l’entità del deficit vestibolare e a escludere altre patologie. È importante sottolineare che la diagnosi corretta è il presupposto per una scelta appropriata dei farmaci: trattare tutte le vertigini come “labirintite” con gli stessi medicinali è un approccio superato e potenzialmente rischioso, perché può ritardare l’identificazione di condizioni più gravi o richiedenti terapie specifiche.
Farmaci più utilizzati
Nel trattamento della labirintite/neurite vestibolare si distinguono in genere due grandi categorie di farmaci: i farmaci sintomatici, che mirano a ridurre vertigini, nausea e vomito nella fase acuta, e i farmaci eziologici o di supporto, che cercano di agire sulla causa o di favorire il recupero della funzione vestibolare. Tra i sintomatici rientrano i cosiddetti vestibolosoppressori (per esempio alcuni antistaminici con azione centrale, benzodiazepine, anticolinergici) e gli antiemetici (farmaci contro nausea e vomito). Questi medicinali possono essere somministrati per via orale, intramuscolare o endovenosa, a seconda della gravità del quadro e della capacità del paziente di trattenere i farmaci senza vomitare.
I vestibolosoppressori riducono l’attività del sistema vestibolare e la trasmissione dei segnali di squilibrio al cervello, attenuando così la percezione di vertigine. Gli antiemetici agiscono su recettori specifici a livello centrale o periferico per controllare nausea e vomito. È importante sottolineare che questi farmaci sono utili soprattutto nella fase acuta, quando i sintomi sono molto intensi e invalidanti; un uso prolungato può interferire con i meccanismi di compenso centrale, cioè con la capacità del cervello di adattarsi al deficit vestibolare e ristabilire l’equilibrio. Per questo motivo, di solito il loro impiego viene limitato nel tempo e modulato dal medico in base all’andamento clinico.
Un’altra classe di farmaci spesso discussa nel contesto della neurite vestibolare è quella dei corticosteroidi sistemici. Alcuni studi clinici hanno suggerito che i corticosteroidi possano migliorare il recupero della funzione vestibolare misurata con test strumentali (come le prove caloriche) rispetto al placebo, soprattutto se somministrati precocemente. Tuttavia, le evidenze disponibili indicano che il beneficio sui parametri oggettivi non sempre si traduce in un chiaro vantaggio sugli esiti clinici soggettivi a lungo termine (sensazione di equilibrio, qualità di vita), e la certezza complessiva delle prove è considerata bassa. Di conseguenza, l’uso routinario dei corticosteroidi in tutte le forme di neurite vestibolare non è universalmente raccomandato e la decisione viene presa caso per caso, valutando rischi e benefici individuali.
È importante ricordare che alcuni farmaci un tempo utilizzati per il trattamento sintomatico delle vertigini, come la trimetazidina, non sono più indicati per questa finalità. Le autorità regolatorie hanno infatti stabilito che i medicinali a base di trimetazidina devono essere impiegati solo come terapia aggiuntiva dell’angina pectoris stabile in specifiche condizioni, e non per vertigini o acufeni. Questo esempio sottolinea quanto sia essenziale aggiornare le terapie in base alle evidenze scientifiche più recenti e alle indicazioni ufficiali, evitando l’uso di farmaci per indicazioni non più riconosciute. In alcune situazioni specifiche, come le labirintiti batteriche o le forme associate a infezioni dell’orecchio medio, possono essere necessari antibiotici sistemici o locali, scelti in base al sospetto clinico e alle linee guida, ma si tratta di quadri più rari e potenzialmente più gravi che richiedono una gestione specialistica urgente.
Effetti collaterali e precauzioni
Come tutti i medicinali, anche i farmaci utilizzati per la labirintite possono causare effetti collaterali, che è importante conoscere per un uso consapevole e sicuro. I vestibolosoppressori di tipo antistaminico e anticolinergico possono provocare sonnolenza, riduzione della vigilanza, secchezza delle fauci, visione offuscata, stipsi e, in alcune persone, ritenzione urinaria. Questi effetti sono particolarmente rilevanti negli anziani, nei quali il rischio di cadute e di confusione mentale è maggiore. Le benzodiazepine, talvolta impiegate per controllare vertigini molto intense e ansia associata, possono anch’esse causare sedazione, dipendenza se usate a lungo, alterazioni della memoria e del coordinamento motorio, con aumento del rischio di incidenti domestici o stradali.
Gli antiemetici non sono esenti da rischi: alcuni possono determinare sonnolenza, ipotensione, disturbi extrapiramidali (movimenti involontari, rigidità, tremori) o prolungamento dell’intervallo QT all’elettrocardiogramma, con potenziale rischio aritmico in soggetti predisposti. Per questo motivo, la scelta dell’antiemetico e la durata del trattamento devono tenere conto dell’età del paziente, delle comorbilità (per esempio cardiopatie, disturbi del ritmo, malattie neurologiche) e delle eventuali interazioni con altri farmaci assunti. È fondamentale non superare le dosi raccomandate e segnalare tempestivamente al medico la comparsa di sintomi insoliti, come movimenti anomali, palpitazioni o marcata sonnolenza.
I corticosteroidi sistemici, quando utilizzati, richiedono particolare cautela. Anche se in genere vengono prescritti per periodi limitati nelle forme acute, possono comunque indurre effetti indesiderati come aumento della glicemia (con peggioramento di un diabete preesistente), rialzo pressorio, ritenzione di liquidi, disturbi del sonno, irritabilità o, più raramente, problemi gastrici. In pazienti con fattori di rischio cardiovascolare, osteoporosi, infezioni in atto o storia di ulcera peptica, la valutazione del rapporto rischio/beneficio deve essere particolarmente attenta. L’eventuale sospensione di una terapia corticosteroidea protratta deve essere sempre gestita dal medico, per evitare fenomeni di insufficienza surrenalica da sospensione brusca.
Un’altra precauzione importante riguarda la durata dell’uso dei vestibolosoppressori. Sebbene siano molto utili nella fase iniziale per controllare sintomi altrimenti ingestibili, un impiego prolungato può ostacolare il processo di compenso vestibolare centrale, cioè l’adattamento del cervello al nuovo equilibrio dei segnali provenienti dai due labirinti. Questo può tradursi in una persistenza più lunga della sensazione di instabilità e in un recupero funzionale più lento. Per questo motivo, in genere si tende a ridurre e sospendere gradualmente questi farmaci non appena la fase acuta si attenua, favorendo invece la mobilizzazione precoce e, quando indicato, la riabilitazione vestibolare, che stimola il sistema nervoso a riorganizzarsi e a recuperare l’equilibrio.
Consigli per la gestione della labirintite
La gestione della labirintite non si esaurisce con la prescrizione dei farmaci: comporta anche una serie di misure pratiche che possono aiutare a ridurre il disagio nella fase acuta e a favorire il recupero. Nei primi giorni, quando vertigini, nausea e vomito sono molto intensi, può essere necessario restare a riposo, preferibilmente in un ambiente tranquillo e poco illuminato, evitando movimenti bruschi del capo. È utile mantenere una posizione che riduca al minimo la sensazione di rotazione, spesso sdraiati su un fianco. In questa fase, l’idratazione è fondamentale: se il vomito impedisce di assumere liquidi per bocca, può rendersi necessario un trattamento in ambiente ospedaliero per somministrare fluidi e farmaci per via endovenosa.
Non appena la fase più acuta si attenua, però, è importante riprendere gradualmente i movimenti, sotto controllo medico, per stimolare il compenso vestibolare. Restare immobili a letto per periodi prolungati, se non strettamente necessario, può rallentare il recupero e favorire la persistenza di instabilità. In molti casi lo specialista può consigliare esercizi di riabilitazione vestibolare, che consistono in movimenti controllati di occhi, testa e corpo, studiati per “allenare” il sistema nervoso a gestire il nuovo equilibrio dei segnali vestibolari. Questi esercizi devono essere personalizzati e spiegati da professionisti esperti (fisioterapisti, terapisti della riabilitazione vestibolare), soprattutto quando i sintomi sono importanti o persistenti.
Dal punto di vista della sicurezza, durante e dopo un episodio di labirintite è prudente adottare alcune misure preventive per ridurre il rischio di cadute e incidenti: evitare di alzarsi bruscamente dal letto, utilizzare appoggi stabili quando ci si muove, illuminare bene gli ambienti domestici, rimuovere tappeti o ostacoli che possano favorire inciampi. Finché la sensazione di instabilità è significativa, è sconsigliato guidare veicoli, utilizzare macchinari pericolosi o svolgere attività in quota. Anche il consumo di alcol andrebbe evitato, perché può interferire con il sistema vestibolare e con l’azione di molti farmaci, peggiorando vertigini e sonnolenza.
Infine, è essenziale mantenere un dialogo costante con il medico curante o con lo specialista. La comparsa di nuovi sintomi (per esempio disturbi neurologici, peggioramento improvviso dell’udito, febbre alta, dolore auricolare intenso) deve essere segnalata tempestivamente, perché potrebbe indicare un cambiamento del quadro clinico o la necessità di ulteriori accertamenti. Allo stesso modo, se le vertigini o l’instabilità persistono per settimane o mesi, può essere opportuno rivalutare la diagnosi, ottimizzare la terapia farmacologica e potenziare la riabilitazione vestibolare. Un approccio integrato, che combini farmaci usati in modo mirato e temporaneo con strategie non farmacologiche, rappresenta oggi la modalità più efficace e sicura per affrontare la labirintite e ridurne l’impatto sulla qualità di vita.
In sintesi, ciò che comunemente viene chiamato labirintite comprende diverse forme di vertigine periferica acuta, spesso legate a un’infiammazione o disfunzione del labirinto o del nervo vestibolare. La diagnosi accurata, affidata allo specialista, è fondamentale per distinguere queste condizioni da altre cause di vertigine e per impostare una terapia adeguata. I farmaci più utilizzati hanno soprattutto un ruolo sintomatico nella fase acuta (vestibolosoppressori, antiemetici), mentre l’impiego di corticosteroidi e di altre terapie mirate viene valutato caso per caso alla luce delle evidenze disponibili e delle condizioni del singolo paziente. La conoscenza degli effetti collaterali e delle precauzioni, insieme a misure pratiche e alla riabilitazione vestibolare, consente di affrontare in modo più consapevole e sicuro questo disturbo spesso molto invalidante, riducendo il rischio di complicanze e favorendo un recupero funzionale ottimale.
Per approfondire
PubMed – Corticosteroids for patients with vestibular neuritis Sintesi delle evidenze sull’uso dei corticosteroidi nella neurite vestibolare acuta, utile per comprendere limiti e potenziali benefici di questa terapia.
PubMed – Effectiveness of Corticosteroids in Treating Adults With Acute Vestibular Neuritis Metanalisi che valuta l’impatto dei corticosteroidi sui parametri oggettivi e sugli esiti clinici nei pazienti con vertigine periferica acuta.
PMC – Acute unilateral vestibulopathy and corticosteroid treatment Studio randomizzato controllato che approfondisce gli effetti dei corticosteroidi sul recupero della funzione vestibolare e sui sintomi riferiti dai pazienti.
AIFA – Nota informativa sui medicinali a base di trimetazidina Documento ufficiale che chiarisce le indicazioni attuali della trimetazidina e la sua esclusione dal trattamento di vertigini e acufeni.
