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I giramenti di testa sono un sintomo molto comune e, proprio per questo, possono generare molta preoccupazione. Non sempre, però, indicano una malattia grave: in molti casi sono legati a condizioni benigne, transitorie o a fattori psicologici come l’ansia. Capire quando il disturbo è verosimilmente collegato a uno stato ansioso e quando invece richiede una valutazione medica urgente è fondamentale per gestire al meglio la situazione e ridurre l’allarme.
In questa guida analizzeremo i sintomi che le persone descrivono come “giramenti di testa”, le cause più frequenti, il ruolo dell’ansia e dello stress, e come il medico effettua la diagnosi differenziale rispetto ad altre patologie neurologiche, cardiovascolari o dell’orecchio interno. Vedremo anche quali sono gli approcci di trattamento e di gestione più utilizzati, con un’attenzione particolare alle strategie non farmacologiche e agli interventi psicologici, ricordando sempre che le informazioni fornite non sostituiscono il parere del proprio medico o specialista di riferimento.
Sintomi dei giramenti di testa
Quando una persona riferisce “giramenti di testa”, in realtà può descrivere sensazioni molto diverse tra loro. Alcuni parlano di una vera e propria sensazione di rotazione dell’ambiente circostante, simile a quando si scende da una giostra: in questo caso si parla più propriamente di vertigini. Altri descrivono un senso di leggerezza alla testa, instabilità, “testa vuota” o la percezione di poter svenire da un momento all’altro, che rientrano più nel concetto di presincope o disequilibrio. È importante distinguere questi quadri, perché le cause sottostanti possono essere differenti e richiedere percorsi diagnostici specifici. Il medico, durante l’anamnesi, chiede spesso al paziente di descrivere con parole proprie la sensazione, la durata, i fattori scatenanti e gli eventuali sintomi associati, come nausea, sudorazione, palpitazioni o disturbi visivi.
Dal punto di vista soggettivo, i giramenti di testa legati all’ansia tendono a presentarsi in modo improvviso, spesso in situazioni percepite come stressanti o minacciose, e possono essere accompagnati da una forte sensazione di allarme interno. La persona può avvertire il cuore che batte più forte, un respiro più rapido o superficiale, tensione muscolare, formicolii alle mani o intorno alla bocca, insieme alla paura di perdere il controllo o di svenire. In questi casi, la sensazione di instabilità è spesso fluttuante, non necessariamente legata ai movimenti del capo o ai cambi di posizione, e può migliorare quando l’attenzione viene distolta o quando l’ansia si riduce. Comprendere come l’ansia modifichi la percezione corporea aiuta a interpretare questi sintomi nel loro contesto emotivo e psicologico. perché proviamo ansia e come si manifesta nel corpo
Un altro elemento importante è la durata degli episodi. I giramenti di testa di origine ansiosa possono durare da pochi minuti a diverse decine di minuti, spesso con un andamento a ondate, in parallelo all’andamento dell’ansia stessa. Possono comparire durante un attacco di panico, ma anche in modo più sfumato in periodi di stress cronico, con una sensazione quasi continua di “testa leggera” o di instabilità. Al contrario, alcune forme di vertigine periferica, come quelle dovute a disturbi dell’orecchio interno, hanno spesso episodi più definiti, scatenati da movimenti specifici del capo o da cambi di posizione, e possono essere associati a nistagmo (movimenti involontari degli occhi) e a una marcata difficoltà a mantenere l’equilibrio. Riconoscere questi pattern temporali è utile per orientare il sospetto clinico.
I sintomi associati rappresentano un ulteriore criterio di distinzione. Nei giramenti di testa da ansia, oltre ai segni fisici dell’attivazione del sistema nervoso autonomo (tachicardia, sudorazione, tremori, sensazione di “nodo alla gola”), sono frequenti pensieri catastrofici come “sto per svenire”, “sto avendo un infarto” o “sto impazzendo”. Questi pensieri, a loro volta, alimentano l’ansia e intensificano la percezione del giramento di testa, creando un circolo vizioso. In altre condizioni mediche, invece, possono prevalere sintomi come perdita di forza a un arto, difficoltà a parlare, visione sdoppiata o perdita di coscienza, che richiedono un intervento medico urgente. Per questo motivo, è sempre importante prestare attenzione a eventuali segnali di allarme e non attribuire automaticamente i giramenti di testa all’ansia senza una valutazione adeguata.
Cause comuni dei giramenti di testa
I giramenti di testa possono avere numerose cause, che spaziano da condizioni benigne e transitorie a patologie più serie. Tra le cause più frequenti troviamo i disturbi dell’orecchio interno, come la vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB), la neurite vestibolare o la malattia di Ménière, che alterano il sistema vestibolare responsabile dell’equilibrio. In questi casi, i sintomi sono spesso scatenati da movimenti specifici della testa, possono essere accompagnati da nausea intensa e, talvolta, da acufeni o calo dell’udito. Altre cause comuni includono la pressione arteriosa bassa, soprattutto quando ci si alza bruscamente in piedi (ipotensione ortostatica), l’anemia, alcune aritmie cardiache e l’ipoglicemia, cioè l’abbassamento dei livelli di zucchero nel sangue, che può provocare debolezza, sudorazione fredda e sensazione di svenimento imminente.
Non bisogna dimenticare il ruolo di alcuni farmaci, che possono avere tra gli effetti collaterali i giramenti di testa o le vertigini. Antipertensivi, sedativi, ansiolitici, antidepressivi, ma anche alcuni antibiotici o farmaci per l’epilessia possono interferire con la regolazione della pressione, con il sistema nervoso centrale o con l’orecchio interno, generando instabilità. In questi casi, il sintomo può comparire dopo l’inizio di una nuova terapia o in seguito a un aumento del dosaggio, e tende a migliorare quando il farmaco viene sospeso o sostituito, sempre sotto controllo medico. È importante riferire al proprio curante tutti i medicinali assunti, compresi integratori e prodotti da banco, per permettere una corretta valutazione delle possibili interazioni e degli effetti indesiderati.
Le cause neurologiche e cardiovascolari rappresentano un altro capitolo rilevante. Disturbi del ritmo cardiaco, stenosi delle carotidi, insufficienza vertebro-basilare o eventi ischemici transitori possono manifestarsi con giramenti di testa, talvolta associati a sintomi come visione offuscata, difficoltà a parlare, perdita di forza o di sensibilità a un lato del corpo. In questi casi, la tempestività della diagnosi è fondamentale per prevenire complicanze più gravi. Anche alcune patologie neurologiche degenerative o infiammatorie possono alterare l’equilibrio e la coordinazione, determinando instabilità nella mararca e sensazione di disequilibrio. Per questo motivo, la presenza di sintomi neurologici associati richiede sempre una valutazione specialistica approfondita.
Infine, un capitolo a parte riguarda le cause funzionali e psicogene, tra cui l’ansia, il disturbo di panico e i disturbi somatoformi. In questi casi, non si riscontra una lesione organica evidente, ma il sistema nervoso è iperattivato e la percezione corporea è alterata. L’iperventilazione, tipica degli stati ansiosi, può modificare i livelli di anidride carbonica nel sangue e contribuire alla sensazione di testa leggera, formicolii e instabilità. Anche la tensione muscolare cronica a livello di collo e spalle può accentuare la percezione di disequilibrio. Distinguere tra cause organiche e cause ansiose richiede un’attenta anamnesi, esami mirati e, spesso, un approccio multidisciplinare che coinvolga medico di base, otorinolaringoiatra, neurologo e psichiatra o psicologo. come capire se si tratta di vertigini vere o solo giramenti di testa
Ansia e giramenti di testa
L’ansia è una risposta naturale dell’organismo a situazioni percepite come minacciose, ma quando diventa intensa, frequente o sproporzionata rispetto agli stimoli, può trasformarsi in un disturbo vero e proprio. I giramenti di testa sono uno dei sintomi fisici più comuni associati all’ansia, in particolare nel disturbo d’ansia generalizzata e nel disturbo di panico. Durante un episodio ansioso, il sistema nervoso simpatico si attiva, aumentando la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e la tensione muscolare, mentre il respiro tende a diventare più rapido e superficiale. Questa combinazione di fattori può alterare la perfusione cerebrale e la percezione dell’equilibrio, generando la sensazione di instabilità o di testa leggera, che a sua volta alimenta la paura e l’ansia, creando un circolo vizioso difficile da interrompere senza un intervento mirato.
Un meccanismo particolarmente rilevante è l’iperventilazione, cioè la respirazione troppo rapida o profonda rispetto alle necessità dell’organismo. Quando si iperventila, si elimina una quantità eccessiva di anidride carbonica, con conseguente alcalosi respiratoria, che può causare sintomi come giramenti di testa, formicolii alle estremità, senso di irrealtà e, talvolta, spasmi muscolari. Molte persone interpretano questi segnali come indizio di una grave malattia fisica, aumentando ulteriormente l’ansia. Imparare a riconoscere l’iperventilazione e a regolare il respiro con tecniche di respirazione lenta e diaframmatica può ridurre significativamente i giramenti di testa legati all’ansia e restituire una maggiore sensazione di controllo sul proprio corpo.
Oltre ai meccanismi fisiologici, l’ansia influisce sulla percezione soggettiva dei sintomi. Chi soffre di ansia tende a monitorare costantemente le sensazioni corporee, concentrandosi su ogni minima variazione e interpretandola in chiave catastrofica. Un lieve senso di instabilità, che in altre persone passerebbe inosservato, viene vissuto come segnale di un imminente svenimento o di un problema neurologico grave. Questo fenomeno, noto come ipervigilanza somatica, amplifica la percezione dei giramenti di testa e ne aumenta la frequenza, perché l’attenzione continua sul sintomo lo rende più evidente. Interventi psicologici come la terapia cognitivo-comportamentale aiutano a riconoscere e modificare questi schemi di pensiero, riducendo l’impatto dell’ansia sui sintomi fisici.
È importante sottolineare che, anche quando i giramenti di testa sono principalmente legati all’ansia, non si tratta di sintomi “immaginari” o inventati: la persona li avverte in modo reale e spesso molto intenso. La distinzione tra cause organiche e ansiose non deve portare a minimizzare il disagio, ma a orientare verso il trattamento più adeguato. In molti casi, un approccio integrato che combini educazione sul funzionamento dell’ansia, tecniche di gestione dello stress, eventuale supporto psicoterapeutico e, se necessario, terapia farmacologica prescritta dallo specialista, permette di ridurre in modo significativo sia l’ansia sia i giramenti di testa correlati, migliorando la qualità di vita e la fiducia nelle proprie capacità di affrontare le situazioni quotidiane.
Diagnosi differenziale
La diagnosi differenziale dei giramenti di testa è un passaggio cruciale per escludere condizioni potenzialmente gravi e identificare correttamente i casi in cui l’ansia gioca un ruolo predominante. Il percorso inizia con un’anamnesi dettagliata, in cui il medico raccoglie informazioni sulla modalità di insorgenza dei sintomi, la loro durata, i fattori scatenanti, la presenza di malattie pregresse, l’uso di farmaci e l’eventuale consumo di alcol o sostanze. Vengono indagate anche la storia di disturbi d’ansia, depressione o altri problemi psicologici, poiché la comorbilità tra disturbi psichiatrici e sintomi somatici è frequente. Già da questa prima fase, alcuni elementi possono orientare verso un’origine vestibolare, cardiovascolare, neurologica o psicogena, ma spesso sono necessari esami di approfondimento per confermare il sospetto.
L’esame obiettivo comprende la valutazione dei parametri vitali, della pressione arteriosa in clino e ortostatismo, dell’equilibrio e della coordinazione motoria, oltre all’osservazione di eventuali nistagmi o altri segni neurologici. In base al quadro clinico, il medico può richiedere esami del sangue per escludere anemia, alterazioni elettrolitiche o disfunzioni tiroidee, un elettrocardiogramma per valutare il ritmo cardiaco, oppure esami strumentali come l’ecocolordoppler dei vasi epiaortici, la risonanza magnetica cerebrale o test vestibolari specifici. Quando questi accertamenti risultano negativi o non spiegano la gravità dei sintomi riferiti, si rafforza l’ipotesi di un contributo significativo dell’ansia o di altri fattori psicologici, che andranno esplorati con una valutazione psichiatrica o psicologica mirata.
Un aspetto delicato della diagnosi differenziale è evitare sia l’eccesso di esami inutili, che possono aumentare l’ansia del paziente e comportare costi e rischi non necessari, sia il rischio opposto di attribuire troppo rapidamente i sintomi all’ansia senza aver escluso adeguatamente altre cause. La presenza di segnali di allarme, come perdita di coscienza, deficit neurologici focali, dolore toracico, dispnea importante o improvvisa perdita dell’udito, richiede sempre un inquadramento urgente e approfondito. Al contrario, quando i giramenti di testa compaiono in modo ricorrente in situazioni di stress, sono accompagnati da sintomi tipici dell’ansia e non si associano a segni obiettivi di malattia organica, è più probabile che si tratti di un disturbo d’ansia con manifestazioni somatiche prevalenti.
La collaborazione tra diversi specialisti è spesso la chiave per una diagnosi accurata. Il medico di medicina generale ha un ruolo centrale nel coordinare il percorso, indirizzando il paziente verso l’otorinolaringoiatra, il neurologo o il cardiologo quando necessario, e coinvolgendo lo psichiatra o lo psicologo clinico nei casi in cui l’ansia o altri disturbi emotivi risultino rilevanti. Una comunicazione chiara con il paziente, che spieghi il razionale degli esami proposti e il significato dei risultati, contribuisce a ridurre la preoccupazione e a evitare la ricerca ripetuta di ulteriori accertamenti non necessari. Sapere che i giramenti di testa sono stati valutati in modo completo e che non sono emerse patologie gravi può, di per sé, ridurre l’ansia e la frequenza degli episodi.
In questo contesto, la diagnosi differenziale non si limita a escludere malattie, ma rappresenta anche un’occasione per fornire al paziente informazioni chiare sul funzionamento dell’equilibrio, sul ruolo dell’ansia e sui fattori che possono favorire o attenuare i sintomi. Una spiegazione comprensibile del legame tra sistema vestibolare, circolazione, respirazione e stato emotivo può aiutare la persona a interpretare meglio le proprie sensazioni corporee e a ridurre la tendenza alla catastrofizzazione. Questo passaggio educativo è spesso il ponte tra la fase diagnostica e quella terapeutica, facilitando l’adesione ai percorsi di cura proposti.
Trattamenti e gestione
La gestione dei giramenti di testa dipende strettamente dalla causa sottostante, per cui il primo passo è sempre una valutazione medica accurata. Quando viene identificata una patologia specifica, come un disturbo dell’orecchio interno, un problema cardiovascolare o una condizione metabolica, il trattamento sarà mirato a correggere o controllare quella causa, con farmaci, interventi riabilitativi o, in rari casi, procedure chirurgiche. Nei casi in cui i giramenti di testa siano legati principalmente all’ansia, l’obiettivo diventa ridurre l’attivazione ansiosa e modificare i meccanismi che alimentano il sintomo. È importante sottolineare che non esiste un unico approccio valido per tutti: il piano di trattamento va personalizzato in base alla storia clinica, alla gravità dei sintomi, alle preferenze della persona e alla presenza di eventuali altre patologie concomitanti.
Le strategie non farmacologiche rivestono un ruolo centrale nella gestione dei giramenti di testa da ansia. Le tecniche di respirazione lenta e diaframmatica aiutano a contrastare l’iperventilazione, stabilizzando i livelli di anidride carbonica nel sangue e riducendo la sensazione di testa leggera e formicolii. Gli esercizi di rilassamento muscolare progressivo e le pratiche di mindfulness o meditazione favoriscono una riduzione generale della tensione e una maggiore consapevolezza delle sensazioni corporee, senza giudizio né catastrofizzazione. La terapia cognitivo-comportamentale, in particolare, si è dimostrata efficace nel modificare i pensieri disfunzionali legati ai sintomi fisici, nel ridurre l’ipervigilanza somatica e nel insegnare strategie di coping più adattive di fronte alle situazioni che scatenano l’ansia e i giramenti di testa.
In alcuni casi, soprattutto quando l’ansia è molto intensa o si associa ad attacchi di panico frequenti, lo specialista può valutare l’opportunità di una terapia farmacologica. Farmaci ansiolitici o antidepressivi, scelti e monitorati dal medico, possono contribuire a ridurre l’ansia di base e, di conseguenza, la frequenza e l’intensità dei giramenti di testa correlati. È fondamentale che l’uso di questi farmaci avvenga nell’ambito di un progetto terapeutico chiaro, che includa anche interventi psicologici e strategie di gestione dello stile di vita, e che il paziente sia informato sui possibili effetti collaterali e sulla durata prevista del trattamento. La sospensione improvvisa di alcuni farmaci può a sua volta provocare sintomi come vertigini o instabilità, per cui eventuali modifiche vanno sempre concordate con il curante.
Infine, alcune modifiche dello stile di vita possono avere un impatto significativo sulla riduzione dei giramenti di testa, sia quando sono legati all’ansia sia quando coesistono altre cause. Mantenere un’adeguata idratazione, evitare lunghi periodi a digiuno, limitare il consumo di alcol e caffeina, dormire a sufficienza e praticare regolarmente attività fisica moderata contribuiscono a stabilizzare la pressione arteriosa, migliorare la circolazione e ridurre la vulnerabilità allo stress. Imparare a riconoscere i primi segnali di aumento dell’ansia e intervenire precocemente con tecniche di respirazione o brevi pause di rilassamento può prevenire l’escalation verso episodi più intensi di giramenti di testa. Un rapporto di fiducia con il proprio medico e, se necessario, con uno psicoterapeuta, rappresenta un ulteriore elemento di protezione, perché permette di affrontare i sintomi con maggiore serenità e consapevolezza.
In sintesi, capire se i giramenti di testa sono dovuti all’ansia richiede un’attenta valutazione dei sintomi, del contesto in cui compaiono e degli eventuali fattori di rischio associati. Escludere le principali cause organiche attraverso una diagnosi differenziale accurata è il primo passo per poter attribuire con maggiore sicurezza un ruolo centrale all’ansia. Una volta chiarito il quadro, un approccio integrato che combini educazione, tecniche di gestione dello stress, eventuale psicoterapia e, se indicato, trattamento farmacologico, permette nella maggior parte dei casi di ridurre significativamente il disturbo e di recuperare una buona qualità di vita. Riconoscere il legame tra mente e corpo non significa sminuire i sintomi, ma offrire strumenti più efficaci per comprenderli e gestirli nel tempo.
Per approfondire
Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Portale con schede e approfondimenti su vertigini, disturbi dell’equilibrio e disturbi d’ansia, utile per comprendere il quadro clinico e i percorsi diagnostici raccomandati a livello nazionale.
Ministero della Salute – Sezione dedicata alla salute mentale e ai disturbi d’ansia, con materiali informativi aggiornati per cittadini e professionisti su sintomi, diagnosi e opzioni di trattamento.
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – Schede tecniche e fogli illustrativi ufficiali dei farmaci ansiolitici, antidepressivi e dei medicinali utilizzati per vertigini e disturbi dell’equilibrio, per una consultazione sicura e aggiornata.
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) – Documenti e linee guida internazionali su salute mentale, gestione dello stress e disturbi d’ansia, con particolare attenzione all’integrazione tra interventi psicologici e medici.
National Institute of Mental Health (NIMH) – Approfondimenti scientifici sui disturbi d’ansia, sul disturbo di panico e sui sintomi fisici correlati, inclusi i giramenti di testa, con spiegazioni accessibili e basate sulle evidenze.
