La depressione è un deficit dell’umore e può consistere in una forma sintomatica e in una sindrome psichica, coinvolgendo la sfera emotiva, affettiva, cognitiva, motivazionale, motoria, somatica e comportamentale del paziente affetto.

Qualora i sintomi pervadano la mente e il corpo del soggetto allora si potrà parlare di depressione o crisi depressiva o sindrome depressiva.

La depressione è strettamente correlata alla sfera emotivo-affettiva e dell’umore, spingendo l’individuo a provare dei profondi stati di angoscia, afflizione, sconforto, costernazione e intensi sensi di colpa.

Non dimentichiamo che i depressi parlano poco ma piangono molto!

I presenti tratti emotivi e dell’umore emergono attraverso la mimica facciale e gli atteggiamenti (pallore sul volto segnato dall’angoscia, fronte aggrottata, sguardo fisso nel vuoto, postura rigida, corpo e testa inclinati in avanti o su un lato) che i pazienti depressi lasciano trasparire, e nella stragrande maggioranza dei casi tali stati d’animo sono irragionevoli e infondati.

Pertanto, la depressione è anche responsabile di deficit di natura neurovegetativa, manifestandosi mediante i disturbi somatoformi, e possono trattarsi di: forme algiche transitorie o croniche (dolori toracici, addominali, nevralgie e cefalee), disturbi gastrointestinali, cardiovascolari e respiratori, ed è anche responsabile di deficit cognitivi, rallentando le funzionalità dei processi linguistici, percettivi, sensoriali, del pensiero, attentivi e mnesici.

Quando la depressione si manifesta solo attraverso i sintomi fisici e non psichici, allora può forgiare in una “depressione celata o camuffata”, dato che sono i sintomi a nascondere una depressione di fondo.

I pazienti convivono non solo con il dolore fisico, ma anche con il dolore psichico, provando costantemente profondi sensi di colpa, demoralizzazione, complessi di inferiorità, tendenza all’auto-denuncia e all’auto-critica.

Le crisi depressive si distinguono in:

  • Primarie: endogene (depressione maggiore) ed esogene (depressione distimica);
  • Secondarie: sono di origine organica e causate da: stati di intossicazione alcolica e da sostanze psicotrope, sindrome schizofrenica, disturbi psicotici, disturbi della condotta alimentare e disturbi della personalità.

Tuttavia, la presente patologia provoca una grave menomazione nel normale funzionamento nelle seguenti aree fondamentali della vita quotidiana:

  • integrazione sociale;
  • capacità comunicativa;
  • igiene della persona e della casa;
  • mantenersi economicamente e mantenere la famiglia;
  • capacità di problem solving e decision making;
  • rendimento scolastico;
  • rendimento lavorativo;
  • interessi e hobby;

Nella patologia si attesta la presenza di disfunzioni endocrine e dei neurotrasmettitori serotoninergici, noradrenergici, adrenergici e acetilcolinergici.

La depressione: teorie interpretative

Numerose correnti psicologiche e sociologiche hanno attribuito svariate interpretazioni in merito al concetto di depressione e alla sua manifestazione clinica.

Soffermiamoci su alcune interpretazioni riferite da alcune correnti umanistiche molto note:

  • Corrente comportamentista: la crisi depressiva è causata da demotivazione, calo di autostima, dell’umore, ecc;
  • Corrente psicodinamica: Sigmund Freud (padre della psicoanalisi) asseriva che la depressione fosse scatenata dalla delusione e dalla disperazione dovuta dallo smarrimento dell’oggetto d’amore perduto emozionalmente;
  • Corrente cognitivista: si sofferma sulle rappresentazioni mentali dei depressi. I pazienti riportano pensieri, fantasie e immagini avversi, insistenti e persistenti nel tempo, che assediano la loro mente e il loro comportamento generando un profondo stato di angoscia, ansia, tristezza, avvilimento e scoraggiamento;
  • Corrente sociologica: la crisi depressiva è indice di incapacità di adattamento e di integrazione al contesto sociale in cui si è inseriti.

Epidemiologia

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la depressione colpisce prevalentemente la popolazione femminile dopo i 50 anni di età.

Sotto il 10% della popolazione è affetta dalla patologia, ma oltre il 10% ne ha patito in passato.

L’incidenza di tale sindrome e i suoi sintomi variano lievemente in base alla cultura e allo status sociale di appartenenza.

Eziopatogenesi

I fattori eziologici che favoriscono l’esordio della patologia sono i seguenti:

  • Situazioni di lutto e di separazione (genitoriale e coniugale): possono sfociarsi in depressione distimica o in disturbo indotto da stress post-traumatico;
  • Stato civile: essere vedovo o celibe/nubile può essere motivo di depressione;
  • Post-partum: tante donne italiane avanzano richieste di aiuto e di soccorso a causa della depressione post-partum, che si rivela dopo la prima gravidanza;
  • Menopausa: evento fisiologico ormonale che incide notevolmente a livello neurotrasmettitoriale (serotonina, acetilcolina e noradrenalina) scatenando la crisi depressiva;
  • Assunzione di contraccettivi e terapie ormonali;
  • Disturbo ossessivo-compulsivo, borderline e dipendente di personalità;
  • Dipendenza da sostanze stupefacenti e alcol;
  • Farmacoterapie fondate sull’utilizzo di psicofarmaci;
  • Neoplasie: oltre la metà della popolazione affetta da carcinoma soffre di depressione;
  • Insufficienza tiroidea;
  • Demenza di Alzheimer e Morbo di Parkinson;
  • Predisposizione genetica;
  • Svantaggi socio-culturali;
  • Basso reddito familiare;
  • Mancanza o perdita del lavoro;
  • Disturbi della sessualità: frigidità, vaginismo, calo del desiderio, infertilità;
  • Eventi stressogeni e traumatici;
  • Abusi e violenze fisiche e psicologiche subite in tenera età.

Sintomatologia

I sintomi più diffusi e più frequenti tra i pazienti depressi sono:

  • Ideazione suicidaria e tentativi di suicidio;
  • Anedonia (perdita di interesse e di piacere in qualsiasi attività);
  • Calo del desiderio sessuale;
  • Disfunzioni sessuali;
  • Incremento del sonno REM e decremento del sonno ad onde lente;
  • Acting out e raptus (i depressi covano un’intensa collera);
  • Aumento dell’appetito (iperfagia), alternato a fasi di inappetenza (ipofagia). I depressi mostrano una particolare predilezione verso i dolci e gli ipercalorici;
  • Letargia;
  • Insonnia alternata a fasi di ipersonnia;
  • Angoscia, tristezza e avvilimento persistenti;
  • Deperimento psico-somatico;
  • Problemi digestivi;
  • Xerostomia (bocca secca);
  • Nausea;
  • Vomito;
  • Stipsi;
  • Disfunzioni endocrine ed ormonali;
  • Astenia;
  • Ossessiva tendenza ad auto colpevolizzarsi;
  • Improvvise crisi di pianto;
  • Scarsa autostima;
  • Fobie e ansia;
  • Demotivazione;
  • Paranoia;
  • Ipocondria;
  • Attacchi di panico;
  • Incapacità di decision making;
  • Incapacità di problem solving;
  • Disturbi dell’attenzione;
  • Rallentamento ed inibizione del flusso ideico;
  • Perdita di ogni speranza verso il futuro;
  • Moderata amnesia;
  • Moderata presenza di mutismo;
  • Asocialità;
  • Algie transitorie o croniche (dolori toracici, addominali, nevralgie e cefalee).

Diagnosi

Il DSM IV Tr (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – quarta edizione – text revision) classifica nel seguente modo i criteri diagnostici della depressione maggiore:

  • i pazienti che soffrono di depressione maggiore devono riportare almeno 5 dei sintomi che seguono:
  • anedonia (perdita del piacere e dell’interesse verso qualsiasi attività quotidiana);
  • fame / inappetenza;
  • ipofagia / iperfagia;
  • complessi di inferiorità / auto-critica / demotivazione;
  • insonnia / ipersonnia;
  • abulia (mancanza di volontà);
  • agitazione / inibizione psicomotoria;
  • ideazione suicidaria persistente;
  • astenia / ipotonia;
  • l’umore depresso e l’anedonia devono essere necessariamente presenti;
  • tutti i sintomi sopracitati non soddisfano i criteri diagnostici di un episodio maniacale, ipomaniacale e misto;
  • i sintomi provocano una menomazione nel normale funzionamento sociale, scolastico, familiare, lavorativo e in tante altre aree importanti della vita quotidiana;
  • essi non sono causati dagli effetti fisiologici di sostanze e ne tanto meno dalle condizioni mediche generali;
  • i sintomi non sono motivati dagli eventi luttuosi, dato che essi perdurano per oltre un anno di tempo.

Un test psicodiagnostico molto diffuso e applicato per la formulazione di una diagnosi certa di depressione maggiore è HAMILTON D.

Tale prova diagnostica è in grado di misurare l’entità di tutti i sintomi psichici, fisici, cognitivi, motori, emotivi, affettivi e comportamentali tipici della depressione (che abbiamo sopracitato) e di valutare la loro frequenza, il rischio di recidive e le probabilità di guarigione dalla malattia.

Come nelle tossicodipendenze, anche nella depressione si può parlare di doppia diagnosi. Infatti, ci sono casi clinici di doppia diagnosi, che consiste nella compresenza di sindrome depressiva e malattia neurodegenerativa (demenza), incidendo negativamente entrambe sul piano emotivo e dell’umore, e trattate entrambe con gli antidepressivi per dominare i pensieri negativi e l’umore depresso e afflitto.

Comorbidità

La sindrome depressiva si manifesta in comorbidità con le seguenti psicopatologie:

  • Disturbo da panico (con o senza agorafobia);
  • Disturbo d’ansia generalizzato;
  • Disturbo d’ansia da separazione;
  • Ipocondria;
  • Disturbi psicotici;
  • Disturbi somatoformi;
  • Disturbi della condotta alimentare;
  • Disturbo ossessivo-compulsivo;
  • Disturbi della condotta;
  • Disturbo indotto da stress post-traumatico;
  • Disturbo da deficit di attenzione ed iperattività (ADHD);
  • Disturbi bipolari;
  • Disturbi senso-percettivi;
  • Stati deliranti.

Trattamenti

Prima di procedere con la pianificazione del trattamento terapeutico è necessario valutare e considerare i seguenti elementi, per poter eseguire una anamnesi valida e attendibile.

L’anamnesi prevede la raccolta dei seguenti dati:

  • Storia clinica del paziente (relativa alla salute psico-fisica) passata e attuale;
  • Farmacoterapie a base di psicofarmaci sostenute in passato e nel presente;
  • Eventuali pensieri (o peggio ancora) tentativi di togliersi la vita;
  • Deperimento fisico;
  • Deperimento motorio;
  • Presenza di sintomi cronici;
  • Eventuale anosognosia (inconsapevolezza della patologia);
  • Presenza passata o attuale di tossicomanie;
  • Posizione economica instabile o misera;
  • Casi di depressione nella storia familiare;
  • Presenza di sintomi ansiosi, psicotici e di personalità;
  • Ripercussioni della malattia sulla vita del paziente;
  • Assenza di sostegno emotivo da parte di genitori, amici, parenti e partner.

Una volta eseguita un’accurata valutazione anamnestica e diagnostica, sarà possibile definire il piano terapeutico adatto al paziente in questione.

Il trattamento della sindrome depressiva segue due orientamenti fondamentali:

  • Farmacologico;
  • Psicoterapico.

In casi estremi si può ricorrere anche all’elettroshock (quando la malattia è di gran lunga avanzata e i sintomi diventano ingestibili e insopportabili).

La farmacoterapia può svolgersi in svariati modi, in base ai sintomi e alla storia clinica del paziente, si seguirà una specifica terapia farmacologica con precisi dosaggi e posologie da rispettare.

Si consiglia di rispettare rigorosamente i dosaggi e le posologie dei farmaci prescritti, dato gli innumerevoli effetti indesiderati che essi comportano.

I farmaci antidepressivi prescritti sono:

  • Antidepressivi triciclici (principi attivi: ClomipraminaImipraminaAmitriptilina): sono prescritti non solo nei casi di depressione, ma anche nei disturbi da TIC, disturbi alimentari, disturbi d’ansia, attacchi di panico, ADHD, disturbi somatoformi, disturbi del sonno, ecc;
  • SsRI – Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (principi attivi: ParorexetinaFluoxetinaCitalopramSertralina): agiscono nel trattamento della depressione, ansia generalizzata e disturbo ossessivo-compulsivo. Come effetti collaterali essi procurano vomito, disfunzioni ed inibizioni sessuali, ecc;
  • NaRI – Inibitori della ricaptazione della noradrenalina (principi attivi: ReboxetinaNortriptilina – Atomoxetina): necessari per il trattamento non solo della depressione, ma anche nel trattamento delle fobie e dei disturbi bipolari. Come effetti collaterali essi procurano disturbi del sonno, stitichezza, enuresi, mal di testa, iperidrosi, ecc;
  • NaSSA – Bloccanti noradrenergici e serotoninergici (principio attivo: Mirtazapina);
  • IMAO – Inibitori delle monoamminossidasi – Amminochetone (principio attivo: Bupropione): efficace nella cura dei disturbi d’ansia acuta e cronica e nella depressione endogena. Come effetti collaterali essi procurano disturbi del sonno, mal di testa,ecc;
  • Antidepressivi Atipici (principi attivi: TrazodoneLevosulprideAmisulpride): efficaci nella cura degli attacchi di panico, depressione endogena, ossessioni e compulsioni. Come effetti collaterali essi procurano disturbi del sonno, vomito, mal di testa, capogiri, forte calo della pressione arteriosa, disfunzioni sessuali (“priapismo”: erezione patologica del pene), ecc.

Per quanto concerne l’orientamento psicoterapico, si può ricorrere a svariate tecniche psicoterapiche molto efficienti:

  • Psicoterapia cognitiva – comportamentale;
  • Psicoterapia familiare;
  • Psicoterapia di gruppo;
  • Psicoterapia psicodinamica.
BIBLIOGRAFIA

– A. Siracusano, Manuale di psichiatria, Il pensiero scientifico editore, 2007;

– V. Andreoli, G. B Cassano., R. Rossi, DSM-IV-TR – Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Text revision ICD-10/ICD-9-CM. Classificazione parallela, Elsevier Ed., «Collana: Classificazioni DSM/ICD», 2007;

– American Psychiatric Association, Diagnostic and statistical manual of mental disorders ( DSM IV TR ), APA Washington, 2007.

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