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Stress da emergenza sanitaria per Coronavirus

La ricerca è nata in funzione di questa emergenza sanitaria da coronavirus con la volontà di studiare e valutare quale fosse l’impatto psicologico e psicopatologico sulle persone coinvolte.

È stata condotta tramite questionario autosomministrato con link Google, inviato tramite social network ed applicazioni di messaggistica, che ha inteso analizzare la presenza o meno di una serie di sintomi, e la loro intensità, di più frequente insorgenza a seguito di situazioni traumatiche e/o stressogene di particolare entità, quale quella attuale legata all’attuale emergenza.

Il secondo campo di indagine, innovativo in questi contesti, è stato quello degli stili di coping adottati dalle persone per fronteggiare l’insorgenza dello stress, valutandone, in particolare, la correlazione con la professione.

Abbiamo inoltre analizzato la semantica dell’emergenza, intesa come prevalenza di parole che sono state più significative nel campione identificato.

Dall’analisi degli oltre 4200 questionari pervenuti, i più comuni sintomi di presentazione, relativi ai tre principali cluster clinici indagati (ansia, depressione, dissociazione) sono risultati tutti presenti, con una prevalenza di sintomatologia ansiosa di entità moderata-intensa.

Gli stili di fronteggiamento sono stati nella maggior parte dei casi quelli improntati all’azione ed all’impegno, soprattutto nel gruppo delle professioni sanitarie, molto meno rappresentati quelli di natura religiosa o dissociativa.

In casi percentualmente molto inferiori la natura dei sintomi è stata molto intensa fino a diventare quasi continua ed invalidante, ed in qualche caso si è fatto ricorso all’assunzione frequente di sostanze d’abuso. Raro il riscontro di ideazione particolarmente disturbante.

Parole chiave più frequentemente riportare nel questionario per una analisi semantica.
Stress, trauma, emergenza, coronavirus, sintomi e coping.

Introduzione e considerazioni

Come tutto ciò che non conosciamo e che può avere un impatto negativo sulla nostra salute e sul nostro benessere, il nuovo coronavirus COVID-19 ha creato e sta creando ancora forte stress in tutti coloro che ne sono esposti, sia direttamente che mediaticamente, con inevitabile amplificazione dei sentimenti generati, dal timore alla paura vera e propria, dall’incertezza alla tristezza, accentuati dal fatto che non sappiamo ancora tutto sul virus e sul suo comportamento diffusivo e di azione, anche a causa delle informazioni disponibili a volte contrastanti, nonché su tutte le sue implicazioni e conseguenze possibili, non abbiamo ancora un vaccino, non conosciamo il numero di persone che potrà contagiare.

Tutto questo “non sapere” o “sapere poco” o addirittura “sapere sbagliato” può alterare il senso di controllo in cui normalmente operiamo in condizioni di comfort e può generare un senso di minaccia ed allerta generalizzato e pressochè costante che mette a dura prova la “tenuta psichica” di molti di noi.

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In questo senso la pandemia è anche psicologica, un vero e proprio trauma che ha la forza di rendere instabile l’equilibrio psicofisico degli individui.

Tanti sono i fattori che contribuiscono a tramutare questa emergenza pandemica anche in emergenza psicologia/psichiatrica: l’isolamento, la quarantena, la separazione dai propri cari, la paura del contagio, la solitudine e la noia che sono in grado di esacerbare una sintomatologia preesistente o di slatentizzare disturbi sottosoglia.

In tal modo l’emergenza sanitaria diventa un’emergenza globale che coinvolge l’individuo nel suo più intimo essere, soprattutto a livello psichico emotivo-cognitivo e percettivo-valoriale.

Tra le categorie più colpite c’è senz’altro quella delle professioni della relazione e dell’aiuto, cioè dedite all’assistenza ed al soccorso in ogni ambito, che operano in contesti lavorativi continuamente sottoposti a questo tipo di sollecitazioni che talvolta vanno a determinare l’insorgenza di stati emotivi, semplici o complessi, a diversa insorgenza ed evoluzione temporale, responsabili della diminuzione o addirittura della perdita di un equilibrio interiore indispensabile nella performance lavorativa.

D’altronde, nella stessa concettualizzazione della psicologia dell’emergenza, che spiega come di fronte ad eventi stressanti, traumatici o critici in genere, gli esseri umani reagiscono con variabili individuali che attengono al loro sistema di conoscenze, valori e credenze in base ai quali sviluppano comportamenti più o meno funzionali, il personale di soccorso ed assistenza chiamato ad intervenire è considerato vittima di terzo livello, soltanto dopo le persone che hanno subito direttamente l’evento critico (vittime di primo livello) ed i loro familiari (vittime di secondo livello).

Val la pena precisare che le conseguenze psicologiche derivanti dall’impatto che tali situazioni hanno sugli operatori sono del tutto normali, in realtà sono gli accadimenti ad essere extra-ordinari rispetto a quanto ci aspettiamo di vivere nel quotidiano, che vanno ad alterare due tra i sistemi principali di funzionamento personale:

  1. l’autoregolazione del comportamento ed
  2. il carico allostatico

È proprio in questo intervento di “normalizzazione” la chiave di accesso a tutto il sistema di elaborazione del trauma.

Dal punto di vista strettamente fenomenologico-descrittivo e non rigidamente nosografico descriviamo brevemente di seguito ciò che può insorgere, a livello emotivo, cognitivo, fisico e comportamentale, a seguito di esposizione ad eventi critici, stressanti o traumatici:

  • reazioni immediate da stress, che possono strutturarsi anche come disturbi nosografici.

    Sono comprese in questo ampio gruppo tutte quelle forme di disagio subclinico, sottosoglia ma anche francamente evidenti quali ansia, alterazioni dell’umore (in senso disforico, inteso come nervosismo, tensione, rabbia, pianto, o a sfondo depressivo come tristezza o perdita di piacere nel fare le cose), disturbi del sonno e del ritmo sonno-veglia più in generale (anche dovuto al possibile stravolgimento della regolare turnazione lavorativa), episodi dissociativi (ad iniziale significato psichico difensivo), fino a più rari esordi di natura psicotica;

  • quadri a maggior strutturazione e connotazione clinica, ad esordio rapido o ritardato, come ad esempio il Disturbo dell’Adattamento nel quale i sintomi precedenti si presentano in maniera più intensa ed anche variamente associati a determinare un impairment della normale funzionalità individuale, sia privata che lavorativa. Questo tipo di disturbo, per definizione temporale, può presentarsi entro i 3 mesi dall’esordio sintomatologico e può perdurare fino a 6 mesi dall’esposizione agli eventi critici.
    Come si può capire, le delimitazioni temporali, seppur nosograficamente previste, sono un riferimento che a volte può essere difficile da identificare con sicurezza.
    In questo tipo di disturbo possono comparire anche sentimenti di autosvalutazione, demotivazione, calo di concentrazione ed attenzione, disturbi fisici, ricordi disturbanti;
  • disturbi ad esordio o sviluppo tardivo, in genere favoriti dall’esposizione prolungata a situazioni critiche e/o dovuti a misconoscimenti o franca negazione di sintomi precedenti.

    Si annoverano in questo gruppo tutti i disturbi depressivi (maggiore, ricorrente o persistente, con o senza manifestazioni psicotiche ed a varia connotazione di gravità), i disturbi d’ansia (generalizzata o situazionale, con o senza aspetti fobici, con o senza manifestazioni di panico) i disturbi ossessivo-compulsivi, i disturbi somatoformi, i disturbi psicotici, fino al disturbo da stress post-traumatico e, in estrema ratio, le condotte autolesive o suicidarie.

    Spesso in questi casi si parla di burn-out o sindromi da stress post-traumatico.

Un novero particolare dev’essere attribuito a tutte le possibili condotte di uso ed abuso di sostanze, in particolare l’alcol che in molti casi inizia ad essere assunto a scopo detensivo o ansiolitico, ma che poi, se non si interrompe subito questa dinamica, diventa un pericoloso automedicamento anche a scopo antidepressivo, aprendo pericolosamente, in tal modo, la porta alla dipendenza patologica che può aggravare in comorbidità gli eventuali quadri dianzi descritti.

È di estrema e cruciale importanza valutare queste situazioni nella maniera più autentica ed oggettiva possibile in modo tale da avere una posizione equilibrata che consenta di non preoccuparsene eccessivamente ed immotivatamente ma neanche di sottostimarle o negarle, e tale da riuscire a riconoscersi in un problema ed a far chiedere aiuto specifico.
In tal senso il questionario utilizzato nel condurre il presente studio ha rappresentato uno strumento rapido, snello e facilmente diffusibile per raggiungere un elevato numero di persone in poco tempo.

Materiali e metodi

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Il questionario è stato elaborato sulla base di tre test scientifici e validati, utilizzati sia in ambito clinico che di ricerca:

  • l’HAM-A (Hamilton Anxiety rating Scale),
  • l’ HAM-D (Hamilton Depression rating Scale) e
  • il COPE (Coping Orientation to Problems Experienced).

Abbiamo estrapolato da questi test gli item per noi più significativi per identificare diversi cluster sintomatologici, come quelli per i sintomi ansiosi, depressivi e dissociativi, e alcuni tra i principali stili di coping, funzionali e disfunzionali. Oltre ad indagare i sintomi e gli stati d’animo ci siamo focalizzati anche sull’intensità dei sintomi su vari gradienti di gravità.

Grazie alle domande aperte abbiamo anche cercato di valutare l’eventuale particolare intensità dei sintomi descritti e le ideazioni suicidarie, i pensieri positivi, le modalità di fronteggiamento e l’analisi semantica relativa alle parole che hanno avuto maggiore impatto psicologico sulle persone.

Il questionario, così concettualizzato, è stato stilato tramite specifica applicazione Google che ha generato un link multimediale inviato tramite social networks e sistemi di messaggistica in modo da favorire l’elevata condivisione e la compilazione in forma del tutto anonima, ottenendo un ampio campione campione il più randomizzato possibile.

La struttura ha previsto, dopo qualche informazione generica, compresa la professione e l’eventuale positività al tampone COVID-19, la formulazione di 12 domande a risposta chiusa (con scala da “non presente” a “molto intenso”), suddivise in 4 domande per ogni cluster sintomatologico: ansia, depressione, dissociazione.

Di seguito è stato chiesto di esprimere liberamente (tramite domanda a risposta aperta) eventuali particolari espressioni sintomatologiche e, al contrario, eventuali pensieri ed espressioni positive.

La seconda parte è stata composta dall’analisi delle strategie di fronteggiamento, tramite la formulazione di 10 domande a risposta chiusa (con scala da “mai” a “spesso”).

L’ultima domanda a risposta aperta ha riguardato le parole che hanno avuto un impatto maggiore.

Il campione ottenuto è risultato composto da diverse categorie tra cui sanitari di assistenza territoriale (medici di varia specializzazione, infermieri, soccorritori, assistenti a vario titolo, psicologi), altre professioni afferenti all’ambito sanitario o della salute (odontoiatri, fisioterapisti, biologi, assistenti sociali), studenti, liberi professionisti, appartenenti ad Istituzioni e Forze dell’Ordine.

Risultati

Già durante le varie compilazioni del questionario da parte degli utenti abbiamo notato nei commenti dei social e dai feedback diretti un effetto particolare probabilmente emerso anche dalla così detta “serendipità”: una sorta di effetto scarico emotivo, o, come in diversi hanno affermato, una autoanalisi, un’apertura di consapevolezza su delle riflessioni che prima di allora non erano mai state fatte.

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Potremmo assimilare questo effetto ad una forma di abreazione e di scarico emozionale, di fatto a significato terapeutico molto efficace, probabilmente prodotta dall’esplicare e rendere coscienti le paure più profonde e le emozioni negative correlate al trauma dell’emergenza sanitaria, altrimenti ben difficili da elicitare.

Alla data di redazione del presente lavoro il campione generale ottenuto è composto da circa 4300 persone, di età compresa tra 16 e 80 anni, in grande prevalenza donne (78%), il 95% del quale non è stato sottoposto a test o tampone COVID-19. Solo 25 persone (0,6%) sono risultate positive e su questo campione faremo delle analisi e delle valutazioni a parte.

  • Più dell’80% della sintomatologia riportata è riferibile alla categoria d’ansia, di intensità da lieve a intensa, un po’ meno disturbi del sonno, di concentrazione e fisici (circa il 70%).
  • Più dell’80% riferisce sentimenti di tristezza e nervosismo, più del 70% sentimenti di sfiducia e timore per il futuro, con pensiero prevalente rivolto alla situazione attuale.
  • Più della metà ha espresso la sensazione di irrealtà o di scarsa comprensione di quello che sta succedendo.
  • Solo un 10% ha espresso qualche sintomo come particolarmente intenso o invalidante.

La maggioranza ha espresso preoccupazioni rivolte a sé stessi ma la quasi totalità (più del 95%) ha cercato di impegnarsi in delle strategie efficaci per reagire, dal lavoro ad altre attività, ad esempio sportive casalinghe o creative, dal gioco al disegno alla cucina e così via.

Sono stati espressi molti sentimenti di fiducia e speranza, un po’ meno come ottimismo, qualcuno ha anche mostrato reazioni costruttive percependo questa situazione come occasione di cambiamento, crescita e rivisitazione del proprio sistema di valori e priorità, arrivando a sperimentare sensazioni ed attività mai provate prima.

Un po’ meno è stata preferita la richiesta di aiuto reciproco e lo si è fatto con minor frequenza, una metà del campione ha fatto maggior ricorso alla religione ed una grande percentuale (più del 75%) ha fatto ricorso invece all’ironia ed all’accettazione della situazione.

La quasi totalità ha espresso consapevolezza della gravità della situazione, mentre una percentuale relativamente piccola (meno del 20%) ha fatto ricorso alle sostanze d’abuso e farmaci o al cibo, mangiando più del solito.

Tra le professioni sanitarie di assistenza territoriale (medici, infermieri, psicologi, soccorritori, operatori, assistenti e tecnici), corrispondente a circa un quinto del campione totale, l’ambito sintomatologico più rappresentato è stato quello dell’ansia, della preoccupazione, dei disturbi del sonno, del nervosismo, con sensazioni di impotenza e sfiducia, ed un pensiero prevalente alla preoccupazione della situazione in atto.

L’intensità riportata è stata mediamente di livello moderato-intenso, con qualche espressione di elevata intensità fino a diventare invalidante, o in altri casi addirittura continua e logorante.
Una prima interpretazione potrebbe essere legata alla focalizzata sull’azione, che correla con uno scarso ricorso all’ironia ed alla scarsa condivisione con altre persone, ed un‘elevata concentrazione sul lavoro e su altre attività, quindi una sorta di mantenimento del livello d’azione. Abbiamo notato anche una discreta frequenza di ricorso al cibo.

Questa è una prima analisi qualitativa, della quale ci riserviamo approfondimenti ed ulteriori correlazioni che richiedono più tempo.

Conclusioni

I dati riportati sono in continua evoluzione perché la ricerca è ancora in atto e stiamo ricevendo ancora tanti questionari da diverse tipologie di campioni, per cui ci riserviamo ulteriori future considerazioni.

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Il campione è molto elevato e variegato, redatto in forma anonima quindi senza il condizionamento identificativo, pertanto riteniamo le informazioni dedotte molto attendibili e rappresentative nonostante i possibili e prevedibili bias compilativi ed interpretativi, soprattutto legati alle macroaree identificate (cluster sintomatologici e non singoli sintomi specifici, gruppi omogenei di appartenenza e non singoli specifici ruoli, strategie di fronteggiamento), a vantaggio dell’elevata compliance derivata dall’utilizzare uno strumento snello e rapido.

Abbiamo visto chiaramente che l’emergenza non è delineata solo dall’evento in sé, ma dall’interazione tra conseguenze dannose, assetto sociale e risposta complessiva, nonché, ed in misura assolutamente determinante rispetto a queste ultime, dall’attività di prevenzione che dovrebbe essere la costante di contesti a rischio.

In questo risulta determinante il ruolo della percezione che ogni singolo individuo e/o la comunità o gruppo di appartenenza hanno dell’evento in quanto semplice cronaca fattuale dell’accaduto.

Un ruolo determinante è svolto dalla strategia comunicativa in emergenza, che dev’essere improntata a chiarezza, corretta individuazione dei contesti, adeguate ed univoche linee informative al fine di non ingenerare ulteriori timori e confusione nell’azione derivante da errate interpretazioni e da messaggi contrastanti.

Il momento del bisogno immediato, quale quello dell’emergenza, è un’esperienza di difficoltà connotata da impotenza, perché interrompe una sequenza attesa di eventi e crea un bisogno psicologico e sociale spesso superiore alle risorse effettivamente possedute in quel momento. Per questo risulta fondamentale consentire alle persone di riuscire a proteggersi identificando strategie che facilitino un più diretto contatto con i propri punti di forza.

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Sicuramente emerge chiaro e confermato, come non poteva essere altrimenti, che bisogna intervenire tempestivamente durante l’emergenza ma ancor prima, con un’adeguata formazione e preparazione psicologica, quella che noi chiamiamo “readiness”, soprattutto per le professioni di aiuto, assistenza e soccorso a vario livello (sanitario, Forze dell’Ordine, Protezione Civile, Istituzioni), strutturando ampi e seri programmi di informazione e formazione specifica, e costruendo solide reti di supporto rapidamente attivabili in caso di necessità durante le situazioni critiche.

In definitiva riteniamo ineludibile identificare un percorso articolato di empowerment psicologico che possa sostenere le potenzialità di resilienza e coping, sia individuali che di gruppo, contribuendo a creare una cornice dentro la quale sarà più facile contenere gli inevitabili effetti stessi dell’evento critico.

Ricercatori

Dr. Leano Cetrullo, Psicologo e Criminologo.

Membro della American Psychological Association (APA), della British Psychological Society, della UK Psychological Trauma Society, della European Society for Traumatic Stress Studies e della Associazione Nazionale Criminologi e Criminalisti. Formatore sulla psicologia d’emergenza.

Dr. Massimiliano Mascitelli, Medico Psichiatra.

Terapeuta EMDR, esperto in comunicazione, formazione ed intervento nella psicologia dell’emergenza-urgenza e del soccorso. Referente nazionale istituzionale della formazione per le professioni sanitarie, già responsabile e coordinatore degli interventi di gestione e supporto psicologico in caso di attentati terroristici e di calamità naturali.

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