Come si prendono i batteri nelle vie urinarie?

Cause, sintomi, fattori di rischio e possibili complicanze delle infezioni delle vie urinarie

Le infezioni delle vie urinarie sono tra le infezioni batteriche più comuni nella popolazione generale e possono interessare uretra, vescica, ureteri e reni. Capire come “si prendono” i batteri nelle vie urinarie significa conoscere i meccanismi con cui i germi riescono a entrare e risalire nel tratto urinario, quali situazioni aumentano il rischio e come riconoscere precocemente i sintomi.

Questa guida offre una panoramica completa e basata su fonti autorevoli su modalità di trasmissione, sintomi, diagnosi, fattori di rischio, prevenzione, trattamento e possibili complicanze delle infezioni urinarie. Le informazioni sono di carattere generale e non sostituiscono il parere del medico, che resta il riferimento per valutare il singolo caso e indicare gli esami e le terapie più appropriati.

Modalità di trasmissione

Quando si parla di “come si prendono i batteri nelle vie urinarie” è importante chiarire che, nella maggior parte dei casi, non si tratta di un contagio da fuori, ma di un’infezione causata da batteri già presenti nell’organismo, soprattutto nell’intestino. Il germe più frequentemente coinvolto è l’Escherichia coli, un batterio normalmente residente nel colon, che può migrare dalla zona anale e perineale verso l’uretra e la vescica. Questo meccanismo è definito via endogena: i microrganismi sfruttano la vicinanza anatomica tra area genitale, perineale e sbocco dell’uretra, aderendo alle mucose e risalendo progressivamente fino alla vescica, dove possono moltiplicarsi e dare origine a cistite.

La trasmissione dei batteri alle vie urinarie può essere favorita anche da microtraumi e da modifiche locali legate ai rapporti sessuali. In particolare, nelle donne, la cosiddetta “cistite post-coitale” è legata al fatto che i movimenti durante il rapporto possono spingere i batteri dalla zona perineale verso l’uretra, facilitandone l’ingresso nel tratto urinario. Non si tratta, in senso stretto, di una malattia sessualmente trasmessa come la gonorrea o la clamidia, ma l’attività sessuale può rappresentare un fattore scatenante per infezioni urinarie in persone predisposte. Anche l’uso di alcuni metodi contraccettivi locali, come diaframma e spermicidi, può alterare l’equilibrio della flora vaginale e favorire la colonizzazione batterica delle vie urinarie. Approfondimento su cosa sono i batteri nelle urine

Un’altra modalità importante di ingresso dei batteri nelle vie urinarie è rappresentata dai dispositivi medici, in particolare il catetere vescicale. Il catetere è un tubicino inserito attraverso l’uretra fino alla vescica per drenare l’urina, spesso utilizzato in ospedale o in strutture di lungodegenza. La presenza di un corpo estraneo che attraversa l’uretra crea una via diretta per i germi, che possono risalire lungo la superficie esterna o interna del catetere. Inoltre, il catetere può favorire il ristagno di urina e la formazione di biofilm batterici, strutture protettive che rendono più difficile l’eliminazione dei microrganismi. Per questo le infezioni urinarie associate a catetere sono tra le più frequenti infezioni correlate all’assistenza sanitaria.

In rari casi, i batteri possono raggiungere le vie urinarie per via ematica, cioè attraverso il sangue, partendo da un altro focolaio infettivo nell’organismo. Questo meccanismo è meno comune rispetto alla risalita dall’uretra, ma può verificarsi in persone con infezioni sistemiche gravi o con difese immunitarie molto compromesse. Esistono poi condizioni anatomiche particolari, come reflusso vescico-ureterale (risalita dell’urina dalla vescica verso gli ureteri e i reni) o malformazioni delle vie urinarie, che facilitano la permanenza e la diffusione dei batteri. In sintesi, quindi, i batteri arrivano nelle vie urinarie soprattutto dall’intestino e dall’area perineale, sfruttando fattori meccanici, dispositivi medici e alterazioni del normale flusso urinario.

Sintomi e diagnosi

I sintomi delle infezioni delle vie urinarie dipendono dalla sede principalmente coinvolta e dall’estensione del processo infettivo. Le infezioni “basse”, come cistite (vescica) e uretrite (uretra), si manifestano tipicamente con disturbi urinari locali: bruciore o dolore durante la minzione (disuria), bisogno di urinare spesso (pollachiuria), sensazione di urgenza minzionale anche con poca urina in vescica e talvolta dolore sovrapubico, cioè nella parte bassa dell’addome. L’urina può apparire torbida, avere un odore più intenso del solito o contenere tracce di sangue (ematuria), visibili a occhio nudo o rilevabili solo agli esami di laboratorio. In molti casi la febbre è assente o modesta, limitandosi a una sensazione di malessere generale.

Quando l’infezione risale verso le vie urinarie alte, interessando reni e pelvi renale (pielonefrite), il quadro clinico tende a essere più impegnativo. Possono comparire febbre elevata, brividi, dolore lombare o al fianco, spesso monolaterale, nausea e vomito. In questi casi i sintomi urinari locali possono essere meno evidenti o comunque associati a segni sistemici più marcati. La pielonefrite richiede una valutazione medica tempestiva perché, se non trattata adeguatamente, può evolvere verso complicanze serie come ascessi renali o diffusione dell’infezione al sangue (sepsi). È importante non sottovalutare la comparsa di febbre alta e dolore lombare in presenza di disturbi urinari, soprattutto in persone fragili, anziani e donne in gravidanza. Ulteriori dettagli sui batteri nelle urine e loro significato clinico

La diagnosi di infezione delle vie urinarie si basa su una combinazione di anamnesi (raccolta dei sintomi e della storia clinica), esame obiettivo e indagini di laboratorio. L’esame delle urine (urinalisi) è il primo passo: permette di valutare la presenza di globuli bianchi (leucociti), nitriti (prodotti da alcuni batteri), sangue e altre alterazioni indicative di infezione. L’urinocoltura, cioè la coltura delle urine in laboratorio, consente di identificare il batterio responsabile e di eseguire l’antibiogramma, un test che valuta la sensibilità del germe ai diversi antibiotici. Questo è particolarmente importante nei casi ricorrenti, complicati o in pazienti con fattori di rischio, per impostare una terapia mirata e ridurre il rischio di resistenze.

In alcune situazioni, soprattutto in presenza di infezioni ricorrenti, anomalie anatomiche sospette, calcoli urinari o segni di coinvolgimento renale, il medico può richiedere esami di imaging come ecografia renale e vescicale, urografia o altre indagini radiologiche. Questi esami aiutano a individuare eventuali ostacoli al flusso urinario, malformazioni, reflusso vescico-ureterale o complicanze come ascessi. Nei pazienti portatori di catetere o con gravi comorbidità, la valutazione può essere più articolata e richiedere un inquadramento multidisciplinare. È fondamentale non iniziare o sospendere antibiotici di propria iniziativa: la scelta del farmaco, della durata e della via di somministrazione deve essere sempre affidata al medico, sulla base dei risultati degli esami e delle condizioni generali della persona.

Fattori di rischio

Non tutte le persone hanno la stessa probabilità di sviluppare un’infezione delle vie urinarie: esistono fattori di rischio che aumentano la vulnerabilità ai batteri o facilitano la loro permanenza nel tratto urinario. Il sesso femminile è uno dei principali fattori predisponenti, per motivi anatomici: l’uretra della donna è più corta e più vicina all’ano rispetto a quella maschile, rendendo più facile la risalita dei batteri intestinali verso la vescica. Inoltre, variazioni ormonali legate al ciclo mestruale, alla gravidanza e alla menopausa possono modificare l’equilibrio della flora vaginale e la protezione naturale delle mucose, favorendo la colonizzazione batterica. Anche l’attività sessuale intensa o con nuovi partner può aumentare il rischio di cistiti, soprattutto se associata a lubrificanti o spermicidi che alterano l’ambiente vaginale.

Un altro fattore di rischio importante è rappresentato da tutte le condizioni che determinano ristagno di urina o ostacolo al suo deflusso. L’urina, se eliminata regolarmente, contribuisce a “lavare via” i batteri che occasionalmente entrano nell’uretra; quando invece ristagna, offre ai germi un ambiente favorevole per moltiplicarsi. Negli uomini, l’ipertrofia prostatica benigna (ingrossamento della prostata) può ostacolare lo svuotamento completo della vescica, aumentando il rischio di infezioni. In entrambi i sessi, calcoli urinari, stenosi uretrali, prolassi degli organi pelvici, malformazioni congenite o esiti di interventi chirurgici possono alterare il flusso urinario e predisporre a infezioni ricorrenti. Anche il diabete, soprattutto se mal controllato, rappresenta un fattore di rischio, perché l’eccesso di zuccheri nelle urine e l’alterazione delle difese immunitarie facilitano la crescita batterica.

L’età avanzata e la presenza di comorbidità (più malattie croniche) aumentano ulteriormente la probabilità di infezioni urinarie, in particolare nelle persone istituzionalizzate o non autosufficienti. In questi contesti è frequente l’uso di cateteri vescicali a lungo termine, che rappresentano un importante fattore di rischio per infezioni urinarie associate all’assistenza. Anche una ridotta assunzione di liquidi, la difficoltà a percepire lo stimolo minzionale, l’incontinenza urinaria e la necessità di assistenza per l’igiene personale possono contribuire alla colonizzazione batterica delle vie urinarie. Nelle donne in post-menopausa, la riduzione degli estrogeni può determinare assottigliamento e secchezza delle mucose urogenitali (atrofia vulvo-vaginale), con perdita di parte delle difese locali contro i batteri.

Infine, alcuni comportamenti e abitudini quotidiane possono influire sul rischio di infezioni urinarie. Una scarsa idratazione, il trattenere a lungo l’urina, l’uso di indumenti molto aderenti e poco traspiranti, una igiene intima inadeguata (sia per difetto sia per eccesso, con detergenti aggressivi) possono alterare l’equilibrio della flora batterica locale e favorire la risalita dei germi. Anche l’uso non necessario o prolungato di antibiotici può modificare la flora intestinale e vaginale, selezionando batteri più resistenti e potenzialmente più aggressivi. Riconoscere e, quando possibile, correggere questi fattori di rischio è un passaggio fondamentale nella prevenzione delle infezioni urinarie ricorrenti e nel ridurre la probabilità che i batteri riescano a colonizzare stabilmente le vie urinarie.

Prevenzione e trattamento

La prevenzione delle infezioni delle vie urinarie si basa innanzitutto su abitudini quotidiane che aiutano a ridurre la carica batterica nell’area genitale e a impedire il ristagno di urina. Bere adeguate quantità di acqua durante la giornata favorisce una buona produzione di urina e contribuisce a “lavare” le vie urinarie, ostacolando la permanenza dei batteri. È utile non trattenere a lungo lo stimolo a urinare e svuotare completamente la vescica, soprattutto prima di coricarsi. Nelle donne, urinare dopo i rapporti sessuali può aiutare a eliminare eventuali germi che siano entrati nell’uretra durante l’attività sessuale. Una corretta igiene intima, con detergenti delicati e non aggressivi, evitando lavande interne non necessarie, contribuisce a mantenere l’equilibrio della flora vaginale e perineale, che rappresenta una barriera naturale contro i batteri patogeni.

Altri accorgimenti utili includono l’uso di biancheria intima in fibre naturali e traspiranti, come il cotone, evitando indumenti troppo stretti che favoriscono calore e umidità nella zona genitale. È consigliabile detergere l’area perineale con movimenti che vadano dalla parte anteriore verso quella posteriore, per ridurre il rischio di trascinare batteri intestinali verso l’uretra. Nelle persone che utilizzano cateteri urinari, la prevenzione passa attraverso un uso appropriato del dispositivo (solo quando realmente necessario), una corretta tecnica di inserimento e gestione da parte del personale sanitario e la rimozione il prima possibile. In ambito ospedaliero e nelle strutture di lungodegenza, protocolli specifici mirano a ridurre le infezioni urinarie associate a catetere, limitando la durata del cateterismo e curando l’igiene del sistema di drenaggio.

Per quanto riguarda il trattamento, è importante sottolineare che la scelta della terapia deve essere sempre effettuata dal medico, sulla base dei sintomi, degli esami di laboratorio e delle caratteristiche della persona (età, gravidanza, patologie concomitanti, allergie). Nelle infezioni urinarie batteriche sintomatiche, il cardine del trattamento è rappresentato dagli antibiotici, selezionati in funzione del batterio identificato e dell’antibiogramma, quando disponibile. L’obiettivo è eradicare il germe responsabile, ridurre rapidamente i sintomi e prevenire la risalita dell’infezione verso i reni o la diffusione sistemica. In alcuni casi lievi e non complicati, il medico può impostare una terapia empirica, cioè basata sui batteri più probabili e sui dati locali di sensibilità, in attesa dell’esito dell’urinocoltura.

Accanto alla terapia antibiotica, il trattamento delle infezioni urinarie può includere farmaci sintomatici per alleviare dolore e bruciore, sempre su indicazione medica, e misure di supporto come un’adeguata idratazione. Nei casi ricorrenti, il medico può valutare strategie preventive personalizzate, che possono comprendere modifiche dello stile di vita, eventuale correzione di fattori predisponenti (ad esempio trattamento di un’ipertrofia prostatica o rimozione di calcoli), e, in situazioni selezionate, schemi di profilassi antibiotica o altre misure specifiche. È fondamentale non interrompere la terapia antibiotica prima del tempo indicato, anche se i sintomi migliorano rapidamente, per evitare recidive e ridurre il rischio di selezionare batteri resistenti. L’automedicazione con antibiotici senza controllo medico è da evitare, perché può mascherare i sintomi, complicare la diagnosi e favorire lo sviluppo di resistenze.

Complicanze

Se non riconosciute e trattate in modo adeguato, le infezioni delle vie urinarie possono evolvere verso complicanze di diversa gravità. Una delle principali è la pielonefrite, cioè l’infezione che risale dalla vescica ai reni. Questa condizione può causare danno al tessuto renale, soprattutto se gli episodi sono ripetuti o se il trattamento è tardivo o inadeguato. Nel tempo, infezioni renali ricorrenti possono contribuire a una riduzione della funzione renale, in particolare in persone con altri fattori di rischio come ipertensione, diabete o malattie renali preesistenti. In alcuni casi, l’infezione può portare alla formazione di ascessi renali o perirenali, raccolte di pus che richiedono interventi più complessi, talvolta chirurgici o radiologici, oltre alla terapia antibiotica.

Un’altra complicanza temibile è la sepsi, cioè la diffusione dell’infezione nel sangue con risposta infiammatoria sistemica dell’organismo. Le infezioni urinarie, soprattutto quelle alte o associate a catetere, possono rappresentare un focolaio di partenza per sepsi, in particolare in anziani, persone immunodepresse, pazienti oncologici o con gravi comorbidità. La sepsi è un’emergenza medica che richiede un intervento tempestivo in ambiente ospedaliero, con terapia antibiotica per via endovenosa, supporto delle funzioni vitali e monitoraggio intensivo. Segni come febbre alta, brividi, respiro accelerato, stato confusionale, calo della pressione arteriosa o riduzione della quantità di urina devono indurre a cercare immediatamente assistenza medica.

Le infezioni urinarie ricorrenti rappresentano esse stesse una forma di complicanza, perché possono compromettere la qualità di vita, causare assenze dal lavoro o dalla scuola, generare ansia e limitazioni nelle attività quotidiane e nella vita sessuale. Inoltre, episodi ripetuti di infezione e cicli frequenti di antibiotici aumentano il rischio di selezionare batteri multiresistenti, più difficili da trattare e potenzialmente responsabili di quadri clinici più severi. In questi casi è fondamentale un inquadramento specialistico (ad esempio urologico, nefrologico o ginecologico) per identificare eventuali cause predisponenti correggibili e definire una strategia di prevenzione a lungo termine.

In alcune categorie di pazienti, come le donne in gravidanza, le persone con malformazioni delle vie urinarie, i portatori di catetere o i pazienti sottoposti a procedure urologiche, anche un’infezione urinaria apparentemente lieve può avere conseguenze più serie. Nella gravidanza, ad esempio, le infezioni urinarie non trattate possono aumentare il rischio di parto pretermine o basso peso alla nascita. Nei portatori di catetere, le infezioni possono favorire la formazione di incrostazioni, ostruzioni del catetere e danni alla vescica. Per questo è importante non sottovalutare i sintomi urinari, soprattutto in presenza di fattori di rischio, e rivolgersi al medico per una valutazione tempestiva, al fine di prevenire l’evoluzione verso complicanze più gravi.

In sintesi, i batteri arrivano nelle vie urinarie principalmente dalla flora intestinale e dall’area perineale, risalendo attraverso l’uretra fino alla vescica e, nei casi più severi, ai reni. Fattori anatomici, comportamentali, ormonali e legati a dispositivi medici come il catetere possono facilitare questo processo. Riconoscere precocemente i sintomi, eseguire gli esami appropriati, correggere i fattori di rischio e seguire le indicazioni del medico per prevenzione e trattamento sono passi fondamentali per ridurre l’incidenza delle infezioni urinarie e il rischio di complicanze, proteggendo nel lungo periodo la salute dell’apparato urinario.

Per approfondire

CDC – Urinary Tract Infection Basics Scheda istituzionale in inglese che offre una panoramica chiara su cause, sintomi, fattori di rischio e misure generali di prevenzione delle infezioni delle vie urinarie.

CDC – Catheter-associated Urinary Tract Infection (CAUTI) Basics Approfondimento dedicato alle infezioni urinarie associate a catetere, con spiegazione dei meccanismi di insorgenza e dei principali fattori di rischio in ambito sanitario.

CDC – Clinical Safety: Preventing CAUTIs Documento rivolto agli operatori sanitari che descrive strategie e buone pratiche per ridurre l’uso inappropriato dei cateteri urinari e prevenire le infezioni correlate.

ECDC – Healthcare-associated infections in long-term care facilities Nota dell’Agenzia europea che evidenzia il ruolo delle infezioni urinarie tra le principali infezioni correlate all’assistenza nelle strutture di lungodegenza.

Policlinico Sant’Orsola – Infezione delle vie urinarie Scheda divulgativa in italiano che riassume diagnosi, principi di trattamento e indicazioni pratiche per la prevenzione delle infezioni urinarie.