Quale antibiotico prendere per il catarro?

Uso corretto degli antibiotici nel catarro: cause, rischi e gestione dei sintomi

Chiedersi “quale antibiotico prendere per il catarro” è molto comune, soprattutto durante la stagione dei malanni respiratori. In realtà, nella maggior parte dei casi il catarro è legato a infezioni virali (come raffreddore e influenza) per le quali gli antibiotici non servono e possono addirittura essere dannosi. Capire da cosa dipende il sintomo e quando può esserci un’infezione batterica è fondamentale per usare i farmaci in modo sicuro e appropriato.

Questa guida spiega che cos’è il catarro, quali sono le cause più frequenti, quando il medico può valutare la prescrizione di un antibiotico e quali sono i principali rischi dell’automedicazione. Troverai anche consigli pratici per gestire il catarro senza ricorrere subito agli antibiotici e indicazioni su quando è opportuno rivolgersi al medico o allo specialista in pneumologia.

Cause del catarro

Con il termine “catarro” si indica comunemente un aumento di muco nelle vie respiratorie, spesso associato a tosse, naso chiuso o che cola, sensazione di “peso” al petto o di “mucusità” in gola. Dal punto di vista medico si parla di secrezioni mucose o mucopurulente prodotte dalle mucose di naso, seni paranasali, faringe, laringe e bronchi. Il muco ha una funzione protettiva: intrappola polveri, allergeni e microrganismi, che vengono poi eliminati con il movimento delle ciglia delle cellule respiratorie e con la tosse. Quando l’apparato respiratorio è irritato o infiammato, la produzione di muco aumenta e la sua consistenza può cambiare, diventando più densa e difficile da eliminare.

Le cause più frequenti di catarro sono le infezioni virali delle vie aeree superiori (raffreddore comune, rinofaringite, influenza) e inferiori (bronchite acuta virale). In questi casi il catarro è spesso inizialmente chiaro e fluido, poi può diventare più denso e giallastro per l’aumento di cellule infiammatorie, senza che questo significhi automaticamente “batteri” o necessità di antibiotico. Anche le allergie respiratorie, come la rinite allergica, possono causare muco abbondante, spesso acquoso, associato a starnuti e prurito nasale. In alcune persone il catarro si localizza soprattutto a livello dell’orecchio medio, con sensazione di ovattamento e riduzione dell’udito, situazione che richiede valutazione medica e talvolta strategie specifiche per sciogliere il catarro nelle orecchie, come spiegato in modo dettagliato nelle indicazioni su come trattare il catarro nelle orecchie cosa fare per sciogliere il catarro nelle orecchie.

Altre cause importanti di catarro sono le infezioni batteriche delle vie respiratorie, come sinusiti batteriche, otiti medie acute, alcune forme di bronchite batterica e la polmonite. In questi casi il quadro clinico è in genere più impegnativo: febbre alta persistente, dolore localizzato (ad esempio al volto nella sinusite, al torace nella polmonite), respiro affannoso, peggioramento dello stato generale. Il muco può essere denso, giallo-verde, talvolta maleodorante, ma il colore da solo non basta a distinguere un’infezione virale da una batterica. Per questo è essenziale la valutazione del medico, che integra sintomi, durata, visita obiettiva e, se necessario, esami di approfondimento.

Esistono poi condizioni croniche in cui il catarro è un sintomo ricorrente, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), la bronchite cronica del fumatore, la bronciectasia e alcune malattie rare come la fibrosi cistica. In questi casi la produzione di muco è aumentata in modo stabile e le riacutizzazioni possono essere scatenate da virus o batteri. La gestione è complessa e personalizzata, spesso affidata allo pneumologo, e può includere farmaci inalatori, fisioterapia respiratoria e, in alcune fasi, antibiotici mirati. Anche il reflusso gastroesofageo e alcuni disturbi della deglutizione possono contribuire a una sensazione di catarro in gola, per irritazione cronica della mucosa faringea.

Infine, fattori ambientali e abitudini di vita giocano un ruolo non trascurabile. Il fumo di sigaretta, attivo e passivo, irrita le vie respiratorie e aumenta la produzione di muco, rendendo il catarro più frequente e persistente. L’esposizione a inquinanti atmosferici, polveri, sostanze chimiche sul lavoro (come solventi o fumi industriali) può avere un effetto simile. Anche l’aria troppo secca o troppo fredda, tipica degli ambienti climatizzati o riscaldati in inverno, può favorire irritazione e ipersecrezione mucosa. In tutti questi casi, intervenire sui fattori di rischio (smettere di fumare, migliorare la qualità dell’aria, umidificare gli ambienti) è spesso più efficace e sicuro che ricorrere a farmaci non necessari.

Quando è necessario un antibiotico

La domanda centrale è: in presenza di catarro, quando è davvero necessario un antibiotico? La risposta, secondo le principali raccomandazioni internazionali e nazionali, è che nella maggior parte delle infezioni respiratorie acute dell’adulto e del bambino il catarro è di origine virale e non richiede terapia antibiotica. Raffreddore, influenza, molte faringiti e la maggior parte delle bronchiti acute sono causati da virus: in questi casi l’antibiotico non solo non accelera la guarigione, ma espone a effetti collaterali e contribuisce allo sviluppo di batteri resistenti. Il trattamento è sintomatico (riposo, idratazione, antipiretici, eventuali mucolitici o spray nasali) e il decorso è autolimitante, con miglioramento in pochi giorni.

Il medico può sospettare un’infezione batterica e valutare l’uso di un antibiotico quando il quadro clinico è più grave o prolungato. Alcuni segnali di allarme sono: febbre alta che persiste oltre 3–4 giorni o che ricompare dopo un apparente miglioramento, dolore localizzato intenso (ad esempio al volto, ai denti, all’orecchio, al torace), respiro corto o affannoso, catarro francamente purulento associato a peggioramento dello stato generale, comparsa di sangue nel muco, marcata stanchezza o confusione, soprattutto negli anziani. In presenza di patologie croniche respiratorie o cardiache, o in persone immunodepresse, la soglia per sospettare un’infezione batterica può essere più bassa e la valutazione medica ancora più urgente.

È importante sottolineare che la decisione di prescrivere un antibiotico non si basa solo sul colore del catarro, ma su un insieme di elementi: durata dei sintomi, andamento nel tempo, presenza di febbre, esame obiettivo (auscultazione del torace, ispezione di gola e orecchie, palpazione dei seni paranasali), eventuali esami di laboratorio (come emocromo, PCR) o strumentali (radiografia del torace, ecografia polmonare). In alcune situazioni, il medico può decidere di adottare una strategia di “vigile attesa”, monitorando l’evoluzione dei sintomi per qualche giorno prima di iniziare un antibiotico, soprattutto se il quadro non è chiaramente batterico.

Un altro punto chiave è che la scelta dell’antibiotico, della dose e della durata della terapia deve essere sempre personalizzata e affidata al medico, che tiene conto del tipo di infezione sospettata (sinusite, otite, bronchite batterica, polmonite), dell’età, delle allergie note, delle altre malattie e dei farmaci assunti. Non esiste un “antibiotico per il catarro” valido per tutti: parlare in termini generici di “prendere un antibiotico per il catarro” è fuorviante. Ancora più rischioso è utilizzare antibiotici avanzati da terapie precedenti o consigliati da conoscenti, senza una diagnosi precisa. Questo comportamento aumenta il rischio di fallimento terapeutico, di effetti indesiderati e di selezione di batteri resistenti, che in futuro potrebbero rendere più difficile curare infezioni serie.

Tipi di antibiotici utilizzati

Quando il medico, dopo un’accurata valutazione, ritiene indicato un antibiotico per un’infezione respiratoria batterica associata a catarro (ad esempio una sinusite batterica, una otite media acuta, una bronchite batterica o una polmonite), la scelta del farmaco si basa su linee guida, esperienza clinica e caratteristiche del singolo paziente. In generale, per molte infezioni respiratorie comunitarie non complicate si preferiscono antibiotici cosiddetti “a spettro ristretto”, cioè attivi soprattutto contro i batteri più probabili in quella sede, per ridurre l’impatto sulla flora batterica “buona” e limitare lo sviluppo di resistenze. Questo approccio è in linea con la classificazione AWaRe dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che distingue gli antibiotici in categorie “Access”, “Watch” e “Reserve” in base al loro profilo di utilizzo e al rischio di resistenza.

Tra le classi di antibiotici spesso considerate per le infezioni respiratorie batteriche ci sono, a titolo generale, le penicilline (come l’amoxicillina, eventualmente associata a inibitori delle beta-lattamasi), alcune cefalosporine, i macrolidi e, in situazioni particolari, i fluorochinoloni o altri antibiotici più “potenti” ma anche più delicati in termini di effetti collaterali e rischio di resistenze. La scelta non è intercambiabile: ad esempio, un antibiotico indicato per una sinusite batterica non è necessariamente il più adatto per una polmonite, e viceversa. Inoltre, in presenza di allergie (come l’allergia alle penicilline) o di insufficienza renale o epatica, il medico deve adattare la terapia.

Negli ultimi anni, le istituzioni sanitarie hanno sottolineato la necessità di limitare l’uso di antibiotici ad ampio spettro (spesso appartenenti alla categoria “Watch” o “Reserve” nella classificazione AWaRe) alle situazioni in cui sono realmente necessari, come infezioni gravi, complicate o sostenute da batteri multiresistenti. L’uso eccessivo e non mirato di questi farmaci, anche per disturbi relativamente lievi come un catarro non complicato, contribuisce alla diffusione di batteri resistenti, che possono poi causare infezioni difficili da trattare sia nel singolo paziente sia nella comunità. Per questo motivo, il medico tende a privilegiare, quando possibile, antibiotici di prima scelta con un profilo di sicurezza consolidato e un impatto minore sulla resistenza.

È importante ricordare che, una volta iniziata una terapia antibiotica prescritta dal medico, è fondamentale rispettare scrupolosamente le indicazioni su dose, orari e durata del trattamento. Interrompere l’antibiotico appena ci si sente meglio, ridurre autonomamente le dosi o “mettere da parte” alcune compresse per un uso futuro sono comportamenti scorretti che favoriscono la sopravvivenza dei batteri più resistenti e aumentano il rischio di recidive o complicanze. Allo stesso modo, non bisogna mai condividere antibiotici con altre persone: ciò che è stato prescritto per un determinato quadro clinico e per un certo paziente può essere inappropriato o pericoloso per un altro.

Effetti collaterali e precauzioni

Gli antibiotici, pur essendo farmaci fondamentali per il trattamento di molte infezioni batteriche, non sono privi di rischi. Gli effetti collaterali più comuni riguardano l’apparato gastrointestinale: nausea, vomito, dolori addominali, diarrea. Questi disturbi sono spesso legati all’alterazione della flora batterica intestinale, che svolge un ruolo importante nella digestione e nella difesa immunitaria. In alcuni casi, l’uso di antibiotici può favorire la crescita eccessiva di batteri “cattivi” nell’intestino, come Clostridioides difficile, responsabile di coliti anche gravi, soprattutto in persone anziane o fragili. Per questo motivo, l’uso di antibiotici deve essere sempre ponderato e limitato alle situazioni in cui il beneficio atteso supera chiaramente i rischi.

Un altro gruppo di effetti indesiderati riguarda le reazioni allergiche, che possono variare da manifestazioni lievi (rash cutanei, prurito) a reazioni gravi come l’anafilassi, una condizione potenzialmente letale che richiede intervento medico immediato. Alcune classi di antibiotici possono inoltre dare effetti specifici: ad esempio, i macrolidi possono prolungare l’intervallo QT sull’elettrocardiogramma, aumentando il rischio di aritmie in soggetti predisposti; i fluorochinoloni sono stati associati a problemi tendinei, neurologici e cardiovascolari. Per questo è essenziale informare il medico di tutte le proprie patologie, dei farmaci assunti (inclusi integratori e prodotti da banco) e di eventuali reazioni avverse avute in passato.

Gli antibiotici possono interagire con altri farmaci, modificandone l’efficacia o aumentando il rischio di effetti collaterali. Alcuni antibiotici, ad esempio, possono ridurre l’efficacia di anticoagulanti orali, contraccettivi orali o farmaci per il cuore, oppure aumentare la tossicità di altri medicinali. Anche l’assunzione contemporanea di alcol può essere sconsigliata con alcuni antibiotici, per il rischio di reazioni avverse o di sovraccarico epatico. È quindi importante seguire attentamente le indicazioni riportate nel foglio illustrativo e chiedere chiarimenti al medico o al farmacista in caso di dubbi.

Dal punto di vista della sicurezza a lungo termine, l’uso ripetuto e non necessario di antibiotici contribuisce al fenomeno dell’antibiotico-resistenza, cioè alla capacità dei batteri di sopravvivere e moltiplicarsi nonostante la presenza del farmaco. Questo fenomeno è oggi considerato una delle principali minacce per la salute pubblica a livello globale: infezioni un tempo facilmente curabili possono diventare difficili o impossibili da trattare, con aumento di complicanze, ricoveri e mortalità. Usare un antibiotico “per stare tranquilli” in caso di semplice catarro virale significa, in prospettiva, ridurre le armi a disposizione quando davvero servono, ad esempio in caso di polmonite grave o sepsi.

Consigli per la gestione del catarro

Nella maggior parte dei casi, il catarro associato a infezioni respiratorie virali può essere gestito con misure non antibiotiche, mirate ad alleviare i sintomi e a favorire la naturale guarigione dell’organismo. Il primo pilastro è l’idratazione: bere acqua, tisane o brodi aiuta a fluidificare le secrezioni, rendendo il muco meno denso e più facile da eliminare con la tosse o soffiando il naso. Anche l’umidificazione dell’aria, tramite umidificatori o semplicemente posizionando contenitori d’acqua vicino ai termosifoni, può ridurre l’irritazione delle mucose e la sensazione di “secchezza” che spesso peggiora la tosse. Il riposo adeguato permette al sistema immunitario di lavorare in modo più efficiente.

Per il catarro nasale e dei seni paranasali possono essere utili i lavaggi nasali con soluzioni saline (isotoniche o ipertoniche), che aiutano a rimuovere meccanicamente muco, allergeni e agenti infettivi dalla mucosa. Spray nasali decongestionanti o a base di corticosteroidi possono essere prescritti dal medico in situazioni specifiche, ma non vanno usati a lungo senza controllo, per evitare effetti di rimbalzo o altri problemi locali. Per il catarro bronchiale, alcuni farmaci mucolitici o fluidificanti possono essere indicati per brevi periodi, sempre su consiglio del medico o del farmacista, soprattutto in persone con tosse produttiva fastidiosa ma non complicata.

È importante non sopprimere completamente la tosse produttiva con sedativi della tosse, perché la tosse è un meccanismo di difesa che permette di eliminare il muco dalle vie respiratorie. I sedativi della tosse, quando indicati, sono più adatti alle forme di tosse secca, irritativa e non produttiva, e vanno usati con cautela, soprattutto nei bambini. Anche alcune semplici misure posturali possono aiutare: dormire con la testa leggermente sollevata, evitare di sdraiarsi subito dopo i pasti (soprattutto se si soffre di reflusso), fare respiri profondi e colpi di tosse controllati per favorire l’espettorazione.

Infine, la prevenzione gioca un ruolo fondamentale nel ridurre la frequenza e la gravità degli episodi di catarro. Smettere di fumare è probabilmente l’intervento più efficace per migliorare la salute delle vie respiratorie a lungo termine, riducendo l’infiammazione cronica e la produzione di muco. Le vaccinazioni raccomandate, come il vaccino antinfluenzale annuale e, nei soggetti eleggibili, il vaccino contro lo pneumococco e altri patogeni respiratori, possono prevenire infezioni che spesso si manifestano con tosse e catarro e che, in alcuni casi, richiederebbero antibiotici. L’igiene delle mani, l’aerazione regolare degli ambienti e l’evitare il contatto stretto con persone malate sono altre misure semplici ma efficaci per limitare la diffusione dei virus respiratori.

In sintesi, non esiste un “antibiotico giusto per il catarro” valido per tutti: nella maggior parte dei casi il catarro è legato a infezioni virali o a condizioni non batteriche e non richiede antibiotici. Solo il medico, dopo una valutazione clinica completa, può stabilire se c’è un’infezione batterica che giustifica la prescrizione di un antibiotico, quale molecola scegliere e per quanto tempo assumerla. Usare gli antibiotici solo quando davvero necessari, seguendo scrupolosamente le indicazioni, è fondamentale per proteggere la propria salute e contribuire a contrastare il problema globale dell’antibiotico-resistenza.

Per approfondire

Antibiotici? Usali solo quando necessario – AIFA offre informazioni chiare per cittadini e professionisti su quando gli antibiotici sono davvero utili e perché non vanno usati per infezioni virali come raffreddore e influenza.

Campagna sull’uso consapevole degli antibiotici 2025 – AIFA approfondisce i rischi dell’uso improprio degli antibiotici e l’importanza di affidarsi sempre al giudizio del medico prima di assumerli.

Rapporto AIFA 2025 sugli antibiotici – AIFA presenta dati aggiornati sui consumi di antibiotici in Italia e sul legame tra uso e sviluppo di resistenze batteriche, utili per comprendere il contesto epidemiologico.

Una App a semaforo AIFA per favorire l’uso appropriato degli antibiotici – AIFA descrive la App Firstline, che supporta i medici nella scelta delle terapie antibiotiche e non antibiotiche per le infezioni più comuni.

Senza regole gli Antibiotici non funzionano – AIFA è una campagna informativa che spiega in modo divulgativo perché l’uso non necessario di antibiotici ne riduce l’efficacia e favorisce l’antibiotico-resistenza.