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Chiedersi “quale antibiotico prendere per il raffreddore” è molto comune, soprattutto nei mesi invernali, quando naso che cola, mal di gola e tosse interferiscono con il lavoro, la scuola e la vita quotidiana. Tuttavia, nella grande maggioranza dei casi il raffreddore è causato da virus e non da batteri, e questo cambia completamente il ruolo – spesso nullo – degli antibiotici nel trattamento.
In questo articolo analizziamo in modo chiaro e basato sulle evidenze che cos’è il raffreddore, perché gli antibiotici non sono la cura giusta, in quali rare situazioni il medico può invece considerarli, quali rischi comporta usarli senza indicazione e quali sono le strategie più efficaci e sicure per gestire i sintomi e prevenire complicanze.
Il raffreddore e le sue cause
Con il termine “raffreddore comune” si indica un’infezione acuta delle vie respiratorie superiori (naso, gola, talvolta trachea) caratterizzata da sintomi come naso chiuso o che cola, starnuti, mal di gola, tosse leggera, talvolta lieve febbre, malessere generale e mal di testa. Nella maggior parte dei casi i disturbi iniziano in modo graduale, raggiungono un picco nei primi 2–3 giorni e poi tendono a migliorare spontaneamente nell’arco di 7–10 giorni, anche se la tosse o il naso che cola possono persistere un po’ più a lungo, soprattutto nei bambini e nei fumatori. È una condizione fastidiosa ma, in soggetti sani, generalmente benigna e autolimitante, cioè destinata a risolversi da sola senza bisogno di terapie specifiche contro l’agente causale.
La causa del raffreddore è quasi sempre virale: i principali responsabili sono rinovirus, coronavirus “stagionali” (diversi da quelli che causano forme più gravi come COVID-19), virus parainfluenzali, adenovirus e altri patogeni respiratori. Questi virus si trasmettono facilmente da persona a persona attraverso le goccioline di saliva emesse con tosse, starnuti o anche solo parlando a distanza ravvicinata, ma anche tramite le mani contaminate e le superfici toccate di frequente. Una volta entrati nelle vie respiratorie, i virus infettano le cellule della mucosa nasale e faringea, innescando la risposta infiammatoria che è alla base dei sintomi tipici. Il sistema immunitario, seppur con tempi variabili, è di solito in grado di controllare e eliminare l’infezione senza bisogno di farmaci antivirali specifici.
È importante distinguere il raffreddore da altre infezioni respiratorie come l’influenza o le faringotonsilliti batteriche. L’influenza tende a esordire in modo brusco con febbre alta, dolori muscolari intensi, brividi e marcata spossatezza, mentre il raffreddore ha sintomi più lievi e localizzati soprattutto a naso e gola. Le infezioni batteriche delle vie respiratorie superiori, come alcune forme di sinusite o otite media, possono comparire come complicanza di un raffreddore virale o presentarsi in modo autonomo, ma hanno caratteristiche cliniche diverse (dolore localizzato, febbre persistente, secrezioni purulente, peggioramento dopo un iniziale miglioramento) che richiedono una valutazione medica. Questa distinzione è fondamentale per capire perché gli antibiotici non sono lo strumento giusto per trattare il comune raffreddore.
Un altro aspetto spesso sottovalutato è il ruolo dei fattori individuali e ambientali nel favorire la comparsa del raffreddore. Bambini piccoli, anziani, persone con malattie croniche respiratorie o con difese immunitarie ridotte possono essere più suscettibili alle infezioni virali e presentare episodi più frequenti o prolungati. Anche l’esposizione al fumo di sigaretta, l’aria secca degli ambienti chiusi e affollati, la scarsa aerazione delle stanze e l’assenza di adeguate misure igieniche (come il lavaggio delle mani) aumentano il rischio di contagio. Comprendere che il raffreddore è una malattia virale, influenzata da questi fattori, è il primo passo per abbandonare l’idea che esista un antibiotico “giusto” da prendere per farlo passare più in fretta.
Antibiotici: quando servono?
Gli antibiotici sono farmaci progettati per uccidere o inibire la crescita dei batteri. Non hanno alcuna azione sui virus, che sono strutturalmente e biologicamente diversi dai batteri. Questo significa che, nel caso del raffreddore comune – che è quasi sempre di origine virale – gli antibiotici non sono in grado di eliminare la causa dell’infezione né di abbreviare in modo significativo la durata dei sintomi. Assumerli “per sicurezza” o “per non peggiorare” non solo è inutile, ma può essere dannoso. Le principali agenzie regolatorie e le società scientifiche sottolineano da anni che non esiste un antibiotico indicato per il trattamento del semplice raffreddore e che la terapia deve essere orientata al sollievo dei sintomi e al supporto dell’organismo mentre il sistema immunitario svolge il proprio lavoro.
Quando allora gli antibiotici possono servire? In alcuni casi, un’infezione virale delle vie respiratorie può aprire la strada a una sovrainfezione batterica, cioè all’insediamento di batteri che approfittano della mucosa già infiammata e indebolita. Esempi tipici sono alcune sinusiti batteriche, otiti medie acute, bronchiti batteriche in soggetti con malattie respiratorie croniche o polmoniti batteriche. In queste situazioni, però, non si tratta più di un semplice raffreddore: i sintomi cambiano, spesso compaiono febbre alta persistente, dolore localizzato (ad esempio al volto, alle orecchie, al torace), secrezioni purulente, difficoltà respiratoria o un peggioramento dopo un iniziale miglioramento. Solo il medico, valutando il quadro clinico complessivo e, se necessario, esami di supporto, può stabilire se si è di fronte a una complicanza batterica che richiede un antibiotico e quale molecola sia più appropriata.
È importante sottolineare che la scelta dell’antibiotico non è mai “standard” o basata su consigli generici, ma dipende da numerosi fattori: il tipo di infezione sospettata, i batteri più probabili in quella sede e in quella fascia di età, le condizioni generali del paziente, eventuali allergie note, farmaci assunti, malattie concomitanti e, sempre più spesso, le informazioni locali sulla resistenza agli antibiotici. Per questo motivo l’automedicazione con antibiotici avanzati da precedenti terapie o suggeriti da conoscenti è particolarmente rischiosa: si rischia di usare un farmaco inappropriato, a dosi o per durate sbagliate, senza alcun beneficio reale e con potenziali conseguenze negative.
Nei bambini, la valutazione è ancora più delicata. I più piccoli hanno raffreddori frequenti, soprattutto nei primi anni di vita e in comunità come nidi e scuole materne, ma nella maggior parte dei casi si tratta di infezioni virali che non richiedono antibiotici. Il pediatra può decidere di prescriverli solo in presenza di segni chiari di infezione batterica (ad esempio otite media acuta con dolore intenso e timpano infiammato, sinusite batterica con sintomi prolungati e importanti, sospetta polmonite). Anche negli adulti e negli anziani, la decisione di usare un antibiotico deve sempre passare da una valutazione clinica individuale: non esiste un “antibiotico per il raffreddore” da tenere in casa e assumere ai primi sintomi.
Rischi dell’uso improprio di antibiotici
Usare un antibiotico quando non serve, come nel caso del raffreddore virale non complicato, non è un gesto neutro. Ogni volta che si assume un antibiotico, questo non agisce solo sui batteri eventualmente responsabili di un’infezione, ma anche sulla flora batterica “buona” che popola intestino, pelle, vie respiratorie e altre sedi. Questa alterazione dell’equilibrio microbico può favorire disturbi come diarrea, infezioni da funghi (ad esempio candidosi orale o vaginale), e in alcuni casi più rari ma gravi infezioni intestinali da batteri opportunisti come Clostridioides difficile. Inoltre, gli antibiotici possono causare effetti indesiderati specifici, che variano a seconda della molecola: reazioni allergiche, talvolta severe, problemi renali o epatici, fotosensibilità cutanea, interazioni con altri farmaci. Assumerli senza reale indicazione espone a questi rischi senza offrire alcun beneficio concreto sul raffreddore.
Un altro problema cruciale è l’antibiotico-resistenza, cioè la capacità dei batteri di diventare insensibili all’azione degli antibiotici. Quando un antibiotico viene usato in modo inappropriato o eccessivo, i batteri più sensibili vengono eliminati, mentre quelli che possiedono meccanismi di resistenza sopravvivono e si moltiplicano. Nel tempo, questo processo selettivo porta alla diffusione di ceppi batterici resistenti, contro i quali i farmaci disponibili risultano sempre meno efficaci. L’abuso di antibiotici per malattie virali come raffreddore e influenza è riconosciuto a livello internazionale come uno dei fattori che alimentano questo fenomeno. Anche se il singolo paziente può non percepire immediatamente le conseguenze, l’impatto sulla salute pubblica è enorme: infezioni più difficili da trattare, ricoveri più lunghi, necessità di farmaci di “ultima linea” più costosi e con maggiori effetti collaterali.
Dal punto di vista individuale, l’uso ripetuto e non necessario di antibiotici può rendere più probabile che, in futuro, un’infezione batterica reale non risponda bene alle terapie standard. Ad esempio, chi ha assunto spesso antibiotici per disturbi virali potrebbe sviluppare infezioni da batteri resistenti, che richiedono trattamenti più complessi. Questo vale sia per gli adulti sia per i bambini: esporre i più piccoli a cicli di antibiotici non giustificati può influenzare la composizione del loro microbiota intestinale e aumentare il rischio di resistenze già nelle prime fasi della vita. È quindi fondamentale considerare gli antibiotici come risorse preziose da utilizzare solo quando realmente necessari, non come “scorciatoie” per accorciare i tempi di un raffreddore.
Infine, l’uso improprio di antibiotici contribuisce a creare aspettative sbagliate nei pazienti. Se a ogni raffreddore viene prescritto o richiesto un antibiotico, si rafforza l’idea che questi farmaci siano una sorta di “cura universale” per qualsiasi infezione respiratoria, e che senza di essi non si possa guarire. Questo può portare a pressioni sui medici perché prescrivano antibiotici anche quando non indicati, alimentando un circolo vizioso difficile da spezzare. Un’informazione corretta e condivisa tra cittadini, medici, farmacisti e altri operatori sanitari è essenziale per promuovere un uso responsabile degli antibiotici e proteggere la loro efficacia per le situazioni in cui sono davvero indispensabili.
Alternative agli antibiotici
Se gli antibiotici non sono la risposta al raffreddore, cosa si può fare per stare meglio? La gestione del raffreddore si basa principalmente su misure di supporto e su farmaci sintomatici, cioè mirati ad alleviare i singoli disturbi in attesa che l’organismo risolva spontaneamente l’infezione virale. Il riposo è uno dei pilastri: ridurre le attività, dormire a sufficienza e concedersi qualche giorno di recupero permette al sistema immunitario di funzionare al meglio. Anche l’idratazione è fondamentale: bere acqua, tisane, brodi o altre bevande non alcoliche aiuta a mantenere fluide le secrezioni nasali e bronchiali, facilitandone l’eliminazione, e contrasta la disidratazione che può accompagnare febbre e respirazione più rapida.
Per il controllo dei sintomi possono essere utili alcuni farmaci da banco, da assumere sempre seguendo le indicazioni del foglietto illustrativo e, in caso di dubbi o condizioni particolari (gravidanza, allattamento, malattie croniche, terapia con altri farmaci), dopo aver consultato medico o farmacista. Gli analgesici-antipiretici possono ridurre febbre, mal di testa e dolori muscolari; i decongestionanti nasali, se usati per periodi brevi e alle dosi raccomandate, possono alleviare la sensazione di naso chiuso; le soluzioni saline per lavaggi nasali aiutano a liberare le cavità nasali dalle secrezioni; pastiglie o spray per la gola possono dare sollievo al bruciore e alla difficoltà a deglutire. È importante evitare di combinare più prodotti contenenti lo stesso principio attivo per non superare le dosi massime giornaliere e prestare attenzione alle formulazioni “multisintomo”, che possono contenere diversi farmaci in un’unica compressa o bustina.
Accanto ai farmaci, esistono semplici accorgimenti non farmacologici che possono migliorare il comfort. Mantenere l’aria degli ambienti umidificata, ad esempio con umidificatori o posizionando contenitori d’acqua vicino alle fonti di calore, può ridurre la secchezza delle mucose nasali e della gola. Aerare regolarmente le stanze aiuta a ridurre la concentrazione di virus nell’aria e a migliorare la qualità dell’aria respirata. Evitare il fumo di sigaretta, attivo e passivo, è essenziale: il fumo irrita le vie respiratorie, peggiora tosse e congestione e rallenta i processi di guarigione. Anche l’alimentazione può dare un contributo: pasti leggeri ma nutrienti, ricchi di frutta e verdura, forniscono vitamine e minerali utili al sistema immunitario, pur non esistendo cibi “miracolosi” in grado di far sparire il raffreddore.
Molti rimedi “naturali” o integratori vengono proposti per prevenire o curare il raffreddore, ma le evidenze scientifiche sulla loro efficacia sono spesso limitate o contrastanti. Vitamina C, zinco, echinacea e altri prodotti possono avere, in alcuni studi, mostrato benefici modesti su durata o intensità dei sintomi, ma non sostituiscono le misure di base come riposo, idratazione e gestione sintomatica. Inoltre, anche gli integratori possono avere effetti indesiderati o interazioni con farmaci, soprattutto se assunti ad alte dosi o per periodi prolungati. È quindi prudente discuterne con il medico o il farmacista, soprattutto in presenza di patologie croniche o terapie in corso. In ogni caso, nessuno di questi prodotti giustifica l’uso di antibiotici in assenza di una chiara indicazione clinica.
Consigli per gestire il raffreddore
Gestire in modo efficace e sicuro un raffreddore significa, prima di tutto, riconoscere che si tratta di una malattia virale che tende a risolversi spontaneamente. Un primo consiglio pratico è ascoltare il proprio corpo: se ci si sente molto stanchi, è opportuno ridurre gli impegni, evitare sforzi fisici intensi e concedersi pause durante la giornata. Restare a casa nei primi giorni, soprattutto se si ha febbre o tosse intensa, non solo favorisce il recupero ma riduce il rischio di contagiare colleghi, compagni di scuola o familiari fragili. È utile tenere monitorata la temperatura corporea e l’andamento dei sintomi, annotando eventuali cambiamenti significativi come l’insorgenza di dolore localizzato, difficoltà respiratoria o un peggioramento dopo un iniziale miglioramento, segnali che possono suggerire la necessità di una valutazione medica.
Un altro aspetto importante è l’uso consapevole dei farmaci sintomatici. Prima di assumere qualsiasi medicinale, è bene leggere con attenzione il foglietto illustrativo, verificare le controindicazioni e le possibili interazioni con altri farmaci che si stanno assumendo. In caso di dubbi, il farmacista può offrire un primo orientamento, mentre il medico curante o il pediatra restano i riferimenti principali per situazioni particolari (gravidanza, allattamento, malattie croniche, età molto avanzata o molto giovane). È fondamentale evitare l’autoprescrizione di antibiotici: non vanno mai assunti “per prevenire complicanze” o “perché l’altra volta hanno funzionato”, né vanno utilizzati antibiotici avanzati da precedenti terapie o ottenuti senza una prescrizione valida. Questa prudenza protegge sia la salute individuale sia l’efficacia futura di questi farmaci.
Per ridurre il rischio di trasmettere il raffreddore ad altri, è essenziale adottare semplici misure di igiene respiratoria. Coprire bocca e naso con un fazzoletto quando si tossisce o starnutisce, o in alternativa con l’incavo del gomito, aiuta a limitare la dispersione di goccioline infette nell’aria. I fazzoletti di carta vanno gettati subito dopo l’uso e le mani devono essere lavate accuratamente con acqua e sapone per almeno 20 secondi, soprattutto dopo aver soffiato il naso, tossito, starnutito o toccato superfici potenzialmente contaminate. Quando non è possibile lavarsi le mani, si possono usare soluzioni idroalcoliche, purché applicate in quantità sufficiente e frizionate fino a completa asciugatura. Evitare di toccarsi occhi, naso e bocca con le mani non lavate riduce ulteriormente il rischio di auto-contagio e di diffusione del virus.
Infine, è utile sapere quando è opportuno rivolgersi al medico. Nel caso di un raffreddore semplice in un adulto sano, spesso è sufficiente la gestione domiciliare con le misure descritte, monitorando l’evoluzione dei sintomi. È invece consigliabile contattare il medico se la febbre è alta e persiste oltre alcuni giorni, se compaiono dolore intenso a orecchie, volto o torace, se la respirazione diventa difficoltosa, se le secrezioni nasali o la tosse diventano marcatamente purulente e associate a peggioramento del quadro generale, o se si hanno patologie croniche che possono complicare il decorso (ad esempio malattie cardiache, respiratorie, diabete, immunodeficienze). Nei bambini, nei neonati, nelle donne in gravidanza e negli anziani fragili, la soglia per chiedere un parere medico deve essere ancora più bassa. In tutte queste situazioni, sarà il professionista a valutare se si tratta ancora di un raffreddore virale o se sono presenti segni di complicanza batterica che possano richiedere, tra le altre cose, una terapia antibiotica mirata.
In sintesi, non esiste un antibiotico “giusto” da prendere per il raffreddore: si tratta quasi sempre di un’infezione virale che guarisce spontaneamente con il supporto di misure di cura di sé e, se necessario, di farmaci sintomatici. L’uso improprio di antibiotici in queste situazioni non accelera la guarigione, espone a effetti indesiderati e contribuisce al problema globale dell’antibiotico-resistenza. Riconoscere i segnali di allarme che richiedono una valutazione medica, affidarsi al giudizio del professionista per eventuali terapie e adottare comportamenti responsabili nella gestione dei sintomi e nella prevenzione del contagio sono le strategie più efficaci per affrontare il raffreddore in modo sicuro e consapevole.
Per approfondire
AIFA – Antibiotici: un uso prudente e appropriato unica arma contro le resistenze offre un quadro aggiornato sul perché gli antibiotici non vanno usati per malattie virali come raffreddore e influenza e spiega il legame con l’antibiotico-resistenza.
AIFA – Rapporto 2025 sugli antibiotici analizza i consumi di antibiotici in Italia, evidenziando i picchi invernali e il rischio di uso inappropriato per infezioni respiratorie virali.
AIFA – Antibiotici sì, ma con cautela è una campagna informativa che ricorda in modo chiaro che gli antibiotici agiscono sui batteri e non sui virus del raffreddore, scoraggiandone l’uso senza indicazione medica.
AIFA – Senza regole gli antibiotici non funzionano approfondisce come l’abuso di antibiotici, ad esempio per raffreddori virali, favorisca la comparsa di batteri resistenti e riduca l’efficacia delle cure.
CDC – Manage Common Cold fornisce una panoramica in lingua inglese sulla gestione del raffreddore comune, sottolineando che non esiste una cura specifica e che gli antibiotici non sono utili contro i virus che lo causano.
