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Mettere correttamente le gocce negli occhi sembra un gesto banale, ma in realtà richiede attenzione e una tecnica precisa per essere davvero efficace e ridurre al minimo fastidi, sprechi di farmaco e possibili effetti indesiderati. Una somministrazione scorretta può far defluire il collirio nel naso o sulla guancia, riducendo l’effetto terapeutico e aumentando il rischio di irritazione o sapore amaro in bocca.
Questa guida pratica spiega passo dopo passo come prepararsi, come applicare le gocce oculari, quali errori evitare e cosa fare dopo l’instillazione. Le indicazioni sono generali e non sostituiscono le istruzioni del medico o del foglietto illustrativo del farmaco: in caso di dubbi, bruciore intenso, dolore o peggioramento della vista è sempre necessario rivolgersi a un oculista.
Preparazione prima dell’applicazione
Una corretta applicazione delle gocce oculari inizia sempre da una buona preparazione. Il primo passo fondamentale è l’igiene delle mani: lavarle accuratamente con acqua e sapone per almeno 20 secondi, strofinando bene palmi, dorsi, spazi tra le dita e sotto le unghie. Le mani vanno poi asciugate con un asciugamano pulito o con salviette monouso. Questo semplice gesto riduce in modo significativo il rischio di portare batteri o sporco a contatto con l’occhio, che è una struttura molto delicata e facilmente soggetta a infezioni come congiuntiviti o cheratiti.
Prima di aprire il flacone, è importante controllare l’etichetta del collirio per verificare di avere in mano il prodotto giusto, soprattutto se si usano più gocce diverse durante la giornata (per esempio per glaucoma, allergia o secchezza oculare). Bisogna controllare la data di scadenza e, se si tratta di un flacone multidose già aperto, rispettare il periodo massimo di utilizzo dopo l’apertura indicato nel foglietto illustrativo. Se il liquido appare torbido, scolorito, con particelle in sospensione o se il flacone è danneggiato, il prodotto non va utilizzato e occorre chiedere consiglio al farmacista o al medico. Per chi deve instillare colliri antibiotici o antinfiammatori, può essere utile approfondire anche le istruzioni specifiche su come mettere correttamente un collirio combinato come il Tobradex negli occhi.
Un altro aspetto spesso sottovalutato è la gestione delle lenti a contatto. Molti colliri, soprattutto quelli che contengono conservanti o principi attivi specifici (come alcuni farmaci per il glaucoma), richiedono che le lenti vengano rimosse prima dell’instillazione. Le lenti possono assorbire il farmaco o il conservante, irritare la superficie oculare e alterare la distribuzione del collirio. In generale, salvo diversa indicazione del medico o del foglietto illustrativo, è prudente togliere le lenti a contatto, instillare le gocce e attendere almeno 15–20 minuti prima di reinserirle, per permettere al farmaco di agire e ridurre il rischio di irritazione.
Per alcune persone può essere utile predisporre in anticipo tutto il materiale necessario, in modo da non doversi alzare o distrarre durante l’applicazione. Tenere vicino a sé il flacone di collirio, eventuali fazzoletti o garze sterili, uno specchio e, se necessario, gli occhiali da vista, aiuta a svolgere la procedura con calma e senza fretta. Una buona organizzazione è particolarmente importante per chi deve instillare gocce più volte al giorno o seguire schemi terapeutici complessi.
Infine, è utile preparare l’ambiente e la posizione in cui si effettuerà l’applicazione. Scegliere un luogo ben illuminato, con uno specchio a disposizione, può facilitare molto il gesto, soprattutto per chi è alle prime esperienze o ha una vista ridotta. Tenere a portata di mano fazzoletti puliti o garze sterili per asciugare eventuali gocce in eccesso che scorrono sulla guancia, evitando però di strofinare l’occhio. Se si hanno difficoltà motorie, tremori o problemi di coordinazione, può essere utile chiedere l’aiuto di un familiare o caregiver, che a sua volta dovrà seguire le stesse regole di igiene e preparazione.
Come applicare le gocce oculari
La tecnica di applicazione delle gocce oculari ha alcuni passaggi chiave che permettono al farmaco di raggiungere il sacco congiuntivale, cioè lo spazio tra la palpebra inferiore e il bulbo oculare, dove il collirio può distribuirsi in modo uniforme sulla superficie dell’occhio. Dopo aver lavato le mani e preparato il flacone, ci si mette in posizione seduta o sdraiata, con la testa leggermente inclinata all’indietro. Guardando verso l’alto, si usa un dito (di solito l’indice) per tirare delicatamente verso il basso la palpebra inferiore, creando una piccola “tasca” in cui cadrà la goccia.
Con l’altra mano si tiene il flacone di collirio in posizione verticale, avvicinandolo all’occhio ma senza toccare ciglia, palpebre o la superficie oculare. È fondamentale mantenere il contagocce pulito per evitare contaminazioni: se tocca l’occhio o la pelle, aumenta il rischio di portare batteri nel flacone. Si preme delicatamente il flacone per far uscire il numero prescritto di gocce (spesso una sola per occhio), cercando di farle cadere direttamente nella “tasca” formata dalla palpebra inferiore. Se si ha difficoltà a centrare l’occhio, può aiutare appoggiare il polso della mano che tiene il flacone sulla fronte o sul naso per stabilizzare il movimento, tecnica utile anche quando si devono instillare colliri combinati o specifici per patologie oculari croniche, come spiegato nelle istruzioni pratiche su come applicare correttamente un collirio come il Tobradex negli occhi.
Dopo aver instillato la goccia, non bisogna sbattere le palpebre in modo energico, perché questo favorisce la fuoriuscita del farmaco. È preferibile chiudere delicatamente l’occhio e mantenerlo chiuso per almeno 1–2 minuti. In questo intervallo, una tecnica molto utile è la cosiddetta occlusione del punto lacrimale: con un dito si esercita una leggera pressione sull’angolo interno dell’occhio, vicino al naso, dove si trova il dotto lacrimale. Questo riduce il deflusso del collirio verso il naso e la gola, aumentando la permanenza del farmaco sulla superficie oculare e riducendo l’assorbimento sistemico, che può essere rilevante per alcuni principi attivi (ad esempio nei colliri per il glaucoma).
Per chi ha difficoltà a mantenere ferma la mano o teme di sbagliare mira, possono essere utili alcuni piccoli accorgimenti, come appoggiare il gomito su un tavolo o chiedere a una seconda persona di aiutare a tenere il flacone. In alternativa, si può provare a instillare le gocce da sdraiati, in modo che la testa sia ben stabile e il collirio cada per gravità nella tasca congiuntivale. L’importante è scegliere una modalità che permetta di eseguire il gesto in modo ripetibile e senza ansia.
Se si devono instillare gocce in entrambi gli occhi, si ripete la stessa procedura sull’altro lato, sempre facendo attenzione a non toccare l’occhio con il contagocce. Nel caso in cui si utilizzino più colliri diversi, è importante rispettare un intervallo di alcuni minuti tra un prodotto e l’altro, in genere almeno 5 minuti, per evitare che il secondo collirio lavi via il primo e per ridurre il rischio di interazioni locali. Se tra i farmaci ci sono colliri per il glaucoma o prodotti particolarmente densi (come alcuni gel o sospensioni), l’intervallo consigliato può essere più lungo, secondo le indicazioni del medico o del foglietto illustrativo.
Errori comuni da evitare
Uno degli errori più frequenti nell’applicazione delle gocce oculari è toccare l’occhio o le ciglia con il contagocce. Questo gesto, spesso involontario, può contaminare il flacone con batteri presenti sulla pelle o sulla superficie oculare, aumentando il rischio di infezioni e riducendo la sicurezza del prodotto, soprattutto se si tratta di un collirio da usare per più giorni o settimane. Se il contagocce tocca l’occhio, è consigliabile non continuare a usare il flacone per periodi prolungati e chiedere indicazioni al farmacista o al medico, che valuteranno se sostituirlo.
Un altro errore comune è instillare troppe gocce pensando che una quantità maggiore aumenti l’efficacia del trattamento. In realtà, il sacco congiuntivale può contenere solo un volume limitato di liquido: la parte in eccesso viene eliminata con le lacrime o defluisce nel naso, senza apportare beneficio terapeutico. L’uso eccessivo di collirio può invece causare irritazione, arrossamento, lacrimazione abbondante e, in alcuni casi, aumentare il rischio di effetti indesiderati sistemici, soprattutto con farmaci attivi a livello cardiovascolare o respiratorio. È quindi importante attenersi sempre al dosaggio prescritto e alle indicazioni del foglietto illustrativo.
Molte persone commettono anche l’errore di non rispettare i tempi tra un collirio e l’altro quando devono usare più prodotti. Applicare due colliri a distanza di pochi secondi può far sì che il secondo diluisca o lavi via il primo, riducendone l’efficacia. Inoltre, alcuni colliri hanno consistenze diverse (soluzioni, sospensioni, gel) e devono essere applicati in un ordine preciso, di solito prima le soluzioni più liquide e poi i prodotti più densi, per garantire una distribuzione ottimale. Non rispettare questi accorgimenti può tradursi in un controllo insufficiente della patologia oculare, ad esempio nel caso del glaucoma o delle infiammazioni croniche.
Un ulteriore errore è non rimuovere le lenti a contatto quando richiesto o reinserirle troppo presto dopo l’instillazione. Le lenti possono assorbire il farmaco o i conservanti, alterandone la concentrazione e aumentando il rischio di irritazione, secchezza o reazioni allergiche. Anche conservare male il flacone (ad esempio esponendolo a fonti di calore, luce diretta o non richiudendolo bene) può compromettere la stabilità del prodotto. Infine, è sbagliato interrompere o modificare autonomamente la terapia perché si avverte un lieve bruciore o fastidio: molti colliri possono dare un transitorio pizzicore all’instillazione, ma se il disturbo è intenso o persistente è necessario parlarne con l’oculista, non sospendere da soli il trattamento.
Alcune persone tendono anche a utilizzare colliri “avanzati” da precedenti terapie o prodotti acquistati senza indicazione medica, pensando che siano innocui perché “solo gocce”. In realtà, ogni collirio ha indicazioni precise, possibili controindicazioni e tempi massimi di utilizzo: riutilizzare flaconi vecchi o non più sterili può aumentare il rischio di infezioni o reazioni indesiderate e ritardare la diagnosi corretta del problema oculare.
Cosa fare dopo l’applicazione
Dopo aver instillato le gocce oculari, è importante dedicare qualche minuto a gestire correttamente la fase successiva, per massimizzare l’efficacia del trattamento e ridurre gli effetti indesiderati. Come già accennato, mantenere l’occhio delicatamente chiuso per 1–2 minuti aiuta il collirio a distribuirsi in modo uniforme sulla superficie oculare e a penetrare nei tessuti bersaglio. Durante questo tempo, evitare di strizzare le palpebre o di muovere eccessivamente gli occhi, perché ciò può favorire la fuoriuscita del farmaco.
Se si nota che una parte del collirio è fuoriuscita e scorre sulla guancia, si può tamponare delicatamente la zona con una garza sterile o un fazzoletto pulito, senza strofinare l’occhio. È normale che una piccola quantità di liquido esca, soprattutto se si è instillata più di una goccia, ma non bisogna aggiungerne altre “per compensare”, a meno che non si sia certi che la goccia non sia entrata nell’occhio. In caso di dubbio, è preferibile attendere qualche minuto e, se necessario, ripetere l’applicazione solo una volta, seguendo le indicazioni del medico.
Subito dopo l’instillazione, alcune persone avvertono un leggero bruciore, pizzicore o visione offuscata. Questi sintomi sono spesso transitori e si risolvono in pochi minuti, soprattutto con colliri che contengono conservanti o principi attivi specifici. Durante questo periodo è prudente evitare di guidare, usare macchinari o svolgere attività che richiedono una visione nitida. Se la visione rimane offuscata a lungo, compare dolore intenso, forte arrossamento o gonfiore, è necessario contattare rapidamente un oculista o il medico curante per valutare la situazione.
Per chi utilizza più colliri, dopo aver completato l’applicazione del primo è importante attendere l’intervallo raccomandato (di solito almeno 5 minuti) prima di instillare il successivo. Questo permette al primo farmaco di agire e riduce il rischio che il secondo lo lavi via. Se tra i prodotti ci sono colliri più densi o gel, questi vanno generalmente applicati per ultimi. Infine, dopo aver terminato tutte le applicazioni, il flacone va richiuso bene, conservato secondo le indicazioni (ad esempio a temperatura ambiente o in frigorifero, se richiesto) e si devono nuovamente lavare le mani, soprattutto se si è entrati in contatto con secrezioni oculari.
Nelle ore successive è utile prestare attenzione a eventuali cambiamenti dei sintomi per capire se la terapia sta dando l’effetto desiderato. Annotare orari di somministrazione, eventuali dimenticanze o reazioni fastidiose può aiutare il medico, durante i controlli, a valutare meglio l’andamento del trattamento e a decidere se siano necessari aggiustamenti di dose o di tipo di collirio.
Quando consultare un oculista
Sebbene l’applicazione delle gocce oculari sia un gesto di routine per molte persone, ci sono situazioni in cui è fondamentale consultare un oculista o il medico curante. Se, nonostante una tecnica corretta, si continua ad avere difficoltà a far arrivare le gocce nell’occhio (ad esempio per tremori, problemi di coordinazione o paura di avvicinare il flacone), è opportuno chiedere una dimostrazione pratica al professionista. In ambulatorio l’oculista o l’ortottista possono mostrare la tecnica più adatta al singolo paziente, suggerire posizioni alternative (sdraiato, seduto, con supporto del braccio) e verificare che il farmaco venga effettivamente instillato nel sacco congiuntivale.
È necessario rivolgersi tempestivamente a uno specialista se, dopo l’applicazione del collirio, compaiono dolore oculare intenso, forte arrossamento, gonfiore delle palpebre, secrezioni abbondanti, improvviso calo della vista o visione di lampi e macchie scure. Questi sintomi possono indicare una reazione avversa importante, un’infezione o un peggioramento di una patologia oculare preesistente e richiedono una valutazione urgente. Anche la comparsa di mal di testa forte, nausea, difficoltà respiratoria o palpitazioni dopo l’uso di alcuni colliri (ad esempio per il glaucoma) deve essere segnalata immediatamente al medico.
Un altro motivo per consultare l’oculista è la necessità di modificare la terapia. Non bisogna mai aumentare o ridurre autonomamente il numero di gocce o la frequenza di applicazione solo perché i sintomi sembrano migliorare o peggiorare. Nel caso di malattie croniche come il glaucoma, una sospensione improvvisa del collirio può portare a un rialzo della pressione intraoculare e danneggiare il nervo ottico. Allo stesso modo, prolungare oltre il necessario l’uso di colliri cortisonici o antibiotici può aumentare il rischio di effetti collaterali o resistenze batteriche.
È opportuno chiedere un parere specialistico anche quando, nonostante l’uso regolare del collirio secondo prescrizione, i disturbi oculari non migliorano o tendono a ripresentarsi frequentemente. In questi casi l’oculista può valutare se la diagnosi iniziale sia ancora valida, se sia necessario eseguire esami aggiuntivi o se sia preferibile cambiare tipo di farmaco o forma farmaceutica (ad esempio passare da gocce a gel o pomate).
Infine, è consigliabile programmare controlli periodici con l’oculista per tutte le persone che utilizzano colliri a lungo termine, anche se non compaiono sintomi particolari. Durante la visita, il medico può verificare lo stato della superficie oculare, la pressione intraoculare, l’eventuale presenza di effetti collaterali locali (come secchezza, assottigliamento corneale, alterazioni della congiuntiva) e l’aderenza alla terapia. È anche l’occasione per rivedere insieme la tecnica di instillazione, correggere eventuali errori e aggiornare la prescrizione in base all’evoluzione della patologia e alle esigenze del paziente.
Applicare correttamente le gocce negli occhi è un gesto semplice solo in apparenza: richiede attenzione all’igiene, una tecnica precisa e il rispetto delle indicazioni del medico e del foglietto illustrativo. Preparare l’ambiente, controllare il flacone, creare la “tasca” con la palpebra inferiore, evitare di toccare l’occhio con il contagocce, chiudere delicatamente gli occhi dopo l’instillazione e rispettare gli intervalli tra colliri diversi sono passaggi fondamentali per garantire l’efficacia del trattamento e ridurre i rischi. In caso di dubbi, difficoltà o sintomi anomali, il riferimento rimane sempre l’oculista, che può fornire indicazioni personalizzate e verificare periodicamente lo stato di salute degli occhi.
Per approfondire
Per una descrizione illustrata e aggiornata dei passaggi corretti per mettere le gocce negli occhi, è utile consultare le indicazioni del National Eye Institute (NIH), che offre consigli pratici e facilmente applicabili nella vita quotidiana.
Per chi desidera un approccio più tecnico alla procedura di instillazione del collirio, il manuale di Primary Eye Care dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – Ufficio Regionale Africa descrive in dettaglio i passaggi da seguire e le principali precauzioni.
Le raccomandazioni operative rivolte al personale sanitario sulla corretta instillazione delle gocce oculari sono riportate anche nella Clinical Nursing and Midwifery Procedures Guide dell’OMS, utile per comprendere gli standard internazionali di buona pratica.
Per esempi concreti di avvertenze riportate nei fogli illustrativi dei colliri, il documento dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) su Xalatan mostra come vengano enfatizzati aspetti quali la rimozione delle lenti a contatto e l’evitare un numero eccessivo di gocce.
Chi è interessato alle evidenze scientifiche sull’efficacia di ausili meccanici per l’autosomministrazione del collirio può consultare lo studio indicizzato su PubMed (NIH), che valuta l’utilità di un dispositivo guida nei pazienti con glaucoma e sottolinea l’importanza dell’educazione alla tecnica corretta.
