Mettere le gocce negli occhi sembra un gesto banale, ma una tecnica scorretta può ridurre l’efficacia del collirio e, in alcuni casi, irritare o danneggiare la superficie oculare. Sapere come instillare correttamente le gocce, cosa fare se se ne mette una quantità eccessiva o se si sbaglia occhio, e quando è necessario sciacquare, è fondamentale per usare in sicurezza sia le lacrime artificiali sia i farmaci, inclusi i colliri antibiotici.
In questo articolo vedremo passo per passo come mettere le gocce negli occhi, quali errori evitare, quali rischi comporta un uso scorretto di colliri antibiotici come Tobral e in quali situazioni è opportuno contattare subito l’oculista. Le indicazioni sono di carattere generale e non sostituiscono il parere del medico curante o dello specialista, che resta il riferimento principale per diagnosi e terapia personalizzate.
Come si mettono correttamente le gocce negli occhi
Per instillare correttamente le gocce oculari è importante preparare l’ambiente e il materiale. Prima di tutto, occorre lavare accuratamente le mani con acqua e sapone, asciugandole con un asciugamano pulito per ridurre il rischio di contaminare il flacone o l’occhio. È consigliabile scegliere un luogo ben illuminato e, se possibile, utilizzare uno specchio per controllare meglio i movimenti. Il flacone del collirio va controllato: verificare la data di scadenza, l’integrità del sigillo e che il liquido non presenti cambiamenti di colore, particelle in sospensione o odori anomali. Se si usano lenti a contatto, nella maggior parte dei casi è opportuno rimuoverle prima di mettere le gocce, salvo diversa indicazione del medico o delle istruzioni del prodotto.
La posizione del corpo influisce molto sulla precisione dell’instillazione. Si può stare seduti con la testa leggermente inclinata all’indietro, oppure sdraiati su un letto o un divano, in modo da avere maggiore stabilità. Con una mano si tiene il flacone, mentre con l’altra si tira delicatamente verso il basso la palpebra inferiore, creando una piccola “tasca” (il fornice congiuntivale inferiore) dove cadrà la goccia. È importante guardare verso l’alto per allontanare la cornea dal punto in cui cadrà il liquido, riducendo la sensazione di fastidio e il riflesso di chiusura dell’occhio. Il beccuccio del flacone non deve mai toccare ciglia, palpebre o superficie oculare, per evitare contaminazioni batteriche del collirio e possibili microtraumi.
Una volta posizionata la goccia nella tasca congiuntivale, si rilascia lentamente la palpebra inferiore e si chiude l’occhio per alcuni secondi, senza strizzare con forza. Strizzare troppo può favorire la fuoriuscita del collirio e ridurne l’assorbimento. In molti casi è utile esercitare una leggera pressione con un dito sull’angolo interno dell’occhio (a livello del canto mediale), dove si trova il dotto lacrimale: questo gesto, mantenuto per circa 1 minuto, può ridurre il drenaggio del farmaco verso il naso e aumentare il tempo di contatto con la superficie oculare, migliorando l’efficacia e limitando l’assorbimento sistemico. Se il medico ha prescritto più colliri diversi, è consigliabile attendere alcuni minuti tra uno e l’altro, per evitare che il secondo “dilavi” il primo.
La quantità di collirio da instillare è in genere di una goccia per occhio, salvo diversa indicazione medica. L’occhio umano non è in grado di trattenere volumi molto superiori: l’eccesso tende a fuoriuscire, senza aumentare il beneficio terapeutico. Dopo aver messo la goccia, si può tamponare delicatamente l’eventuale liquido che esce con una garza sterile o un fazzoletto pulito, evitando di strofinare. È bene non toccare il beccuccio del flacone con le mani e richiuderlo subito dopo l’uso, conservandolo secondo le indicazioni del foglietto illustrativo (alcuni colliri vanno tenuti al riparo dalla luce o a determinate temperature). Rispettare i tempi di utilizzo dopo l’apertura è fondamentale: molti prodotti hanno una durata limitata (per esempio 28 giorni), oltre la quale aumenta il rischio di contaminazione microbica.
Un’attenzione particolare va posta ai bambini, alle persone anziane o a chi ha difficoltà motorie o visive. In questi casi può essere necessario l’aiuto di un familiare o di un caregiver, che dovrà a sua volta seguire una tecnica corretta e mantenere la massima igiene. È utile spiegare con calma la procedura, soprattutto ai più piccoli, per ridurre la paura e il riflesso di chiusura delle palpebre. In caso di tremori o difficoltà a centrare l’occhio, si può appoggiare il dorso della mano che tiene il flacone sulla fronte o sulla guancia del paziente, in modo da stabilizzare il gesto. Se nonostante questi accorgimenti l’instillazione risulta molto difficoltosa, è opportuno parlarne con l’oculista, che potrà valutare soluzioni alternative (per esempio formulazioni in gel o unguento, o l’uso di dispositivi ausiliari).
Cosa fare se si mettono troppe gocce o si sbaglia occhio
Può capitare, soprattutto le prime volte che si usa un collirio, di mettere più gocce del necessario nello stesso occhio. Nella maggior parte dei casi, se si tratta di lacrime artificiali o di colliri lubrificanti, l’eccesso viene semplicemente eliminato attraverso il dotto lacrimale o fuoriesce sulla palpebra, senza conseguenze rilevanti. Tuttavia, un volume troppo elevato può causare una sensazione di bruciore, visione offuscata temporanea e lacrimazione abbondante. In queste situazioni, è generalmente sufficiente tamponare delicatamente l’eccesso con una garza sterile o un fazzoletto pulito, evitando di strofinare l’occhio, e attendere qualche minuto affinché il fastidio si riduca spontaneamente. Non è utile aggiungere altre gocce per “compensare”, perché l’occhio ha già raggiunto la sua capacità massima di contenere liquido.
Se invece si è instillata una quantità eccessiva di un collirio medicato (per esempio un antibiotico, un antinfiammatorio o un antiglaucomatoso), è importante mantenere la calma e valutare i sintomi. In assenza di dolore intenso, arrossamento marcato o altri segni allarmanti, si può limitarsi a rimuovere l’eccesso con una garza sterile e monitorare la situazione. In caso di bruciore molto forte, sensazione di corpo estraneo persistente o peggioramento rapido del fastidio, può essere prudente sciacquare l’occhio con soluzione fisiologica sterile o acqua potabile corrente, per ridurre la concentrazione del farmaco sulla superficie oculare. Successivamente è opportuno contattare il medico o l’oculista per riferire l’accaduto e chiedere se sia necessario modificare la terapia o effettuare un controllo.
Un altro errore frequente è instillare il collirio nell’occhio sbagliato, per esempio mettendo un antibiotico in un occhio sano invece che in quello infetto, oppure invertendo i colliri quando se ne usano due diversi (ad esempio uno per la pressione oculare e uno lubrificante). Se si è messa una singola goccia di un collirio generalmente ben tollerato in un occhio sano, spesso non è necessario fare nulla di particolare, se non osservare l’eventuale comparsa di irritazione o reazioni anomale. Se però il prodotto contiene principi attivi potenzialmente irritanti o se l’occhio sano presenta già una certa fragilità (per esempio dopo un intervento chirurgico recente), può essere prudente sciacquare delicatamente con soluzione fisiologica e informare il medico dell’errore.
Quando si sbaglia occhio o si confondono i flaconi, è fondamentale non improvvisare correzioni aumentando le dosi o anticipando le somministrazioni successive. È preferibile annotare con precisione l’orario e il tipo di errore (quale collirio, in quale occhio, in che quantità) e riferirlo al medico o all’oculista, che potrà valutare se modificare lo schema terapeutico o se è sufficiente proseguire come da prescrizione. Per prevenire questi errori, può essere utile etichettare chiaramente i flaconi (ad esempio “occhio destro”, “occhio sinistro”, “mattina”, “sera”) e conservare i colliri in luoghi separati se appartengono a membri diversi della famiglia. In caso di dubbi su possibili effetti sistemici dovuti a un sovradosaggio accidentale, soprattutto in bambini o persone fragili, è sempre consigliabile rivolgersi tempestivamente al medico o al pronto soccorso.
Infine, se dopo aver messo troppe gocce o aver sbagliato occhio compaiono sintomi importanti come dolore intenso, calo della vista, fotofobia marcata (fastidio alla luce), secrezioni abbondanti o gonfiore evidente delle palpebre, non bisogna attendere che il disturbo passi da solo. In queste circostanze è indicato contattare rapidamente un oculista o recarsi in un servizio di emergenza oftalmologica, portando con sé i flaconi dei colliri utilizzati. Fornire al medico tutte le informazioni possibili (nome commerciale, principio attivo, orario dell’errore, quantità approssimativa) aiuta a valutare meglio il rischio e a impostare un eventuale trattamento correttivo.
Quando è necessario sciacquare l’occhio
Non sempre dopo aver messo le gocce è necessario sciacquare l’occhio: anzi, nella maggior parte dei casi, lavare subito via il collirio riduce il tempo di contatto del farmaco con la superficie oculare e ne limita l’efficacia. Tuttavia, esistono situazioni in cui il lavaggio è raccomandato o comunque prudente. Una di queste è l’instillazione accidentale di un prodotto non destinato all’uso oculare, come cosmetici, detergenti, soluzioni per lenti a contatto non adatte all’instillazione diretta o altri liquidi irritanti. In questi casi, è importante sciacquare immediatamente l’occhio con abbondante acqua potabile corrente o, se disponibile, con soluzione fisiologica sterile, mantenendo la palpebra aperta e facendo scorrere il liquido dall’angolo interno verso l’esterno per evitare che il contaminante passi nell’altro occhio.
Un’altra situazione in cui può essere indicato sciacquare è l’uso accidentale di un collirio sbagliato che provoca un bruciore intenso, dolore acuto o una sensazione di forte irritazione subito dopo l’instillazione. Se il fastidio è molto superiore a quello abituale per quel prodotto, o se compaiono rapidamente arrossamento marcato, gonfiore o lacrimazione incontrollabile, il lavaggio con soluzione fisiologica o acqua può aiutare a ridurre la concentrazione del farmaco o della sostanza irritante sulla superficie oculare. È importante, dopo il lavaggio, non applicare altri colliri “a caso” nel tentativo di calmare il disturbo, ma attendere e contattare il medico o l’oculista per un parere, soprattutto se i sintomi non migliorano in breve tempo.
In ambito lavorativo o domestico, l’occhio può essere esposto a sostanze chimiche potenzialmente pericolose (detergenti concentrati, solventi, calce, acidi o basi forti). In questi casi il lavaggio immediato e prolungato è una misura di primo soccorso fondamentale: si raccomanda di sciacquare l’occhio per diversi minuti con acqua corrente, tenendo le palpebre ben aperte, e di recarsi senza ritardo al pronto soccorso, portando con sé il contenitore della sostanza coinvolta. Il medico valuterà l’entità del danno e l’eventuale necessità di terapie specifiche. Anche piccole schegge o corpi estranei (per esempio polvere metallica, frammenti di legno) richiedono attenzione: non bisogna strofinare l’occhio, e il lavaggio può talvolta aiutare a rimuovere particelle superficiali, ma se la sensazione di corpo estraneo persiste è necessario un controllo specialistico.
Per quanto riguarda i colliri prescritti, il lavaggio dell’occhio può essere indicato in caso di reazione allergica o di intolleranza significativa al prodotto, manifestata da prurito intenso, gonfiore delle palpebre, arrossamento diffuso e talvolta comparsa di piccole bolle o vescicole sulla pelle perioculare. In queste circostanze, oltre a sospendere l’uso del collirio (salvo diversa indicazione medica), il lavaggio con soluzione fisiologica può contribuire ad alleviare i sintomi, in attesa di un consulto con l’oculista che valuterà l’eventuale sostituzione del farmaco. È importante non sottovalutare questi segnali, soprattutto se si tratta di colliri contenenti più principi attivi o conservanti potenzialmente sensibilizzanti.
In sintesi, sciacquare l’occhio è utile quando si sospetta un’esposizione a sostanze irritanti o non destinate all’uso oculare, quando un collirio provoca una reazione anomala e intensa, o in caso di sospetta reazione allergica. Non è invece necessario, e anzi può essere controproducente, lavare l’occhio dopo ogni instillazione di colliri prescritti o di lacrime artificiali, se non vi sono sintomi di fastidio marcato. In caso di dubbio, soprattutto se il disturbo è importante o se si è verificato un contatto con sostanze chimiche, è sempre prudente rivolgersi rapidamente a un medico o a un servizio di emergenza, senza affidarsi solo a rimedi casalinghi.
Rischi di un uso scorretto di colliri antibiotici come Tobral
I colliri antibiotici, come quelli a base di tobramicina (ad esempio Tobral), sono farmaci utilizzati per trattare infezioni batteriche dell’occhio, come congiuntiviti o cheratiti di origine batterica. Il loro uso scorretto può comportare diversi rischi, sia per l’occhio sia per l’organismo nel suo complesso. Un primo problema è rappresentato dall’uso senza una reale indicazione: applicare un antibiotico quando l’arrossamento o il fastidio oculare sono dovuti a cause non batteriche (per esempio allergiche, virali o irritative) non solo è inutile, ma può favorire lo sviluppo di resistenze batteriche. I batteri esposti ripetutamente a dosi non ottimali di antibiotico possono selezionare ceppi resistenti, rendendo più difficile il trattamento di future infezioni, anche in altre sedi dell’organismo.
Un altro rischio importante è l’interruzione precoce della terapia. Se il collirio antibiotico viene sospeso non appena i sintomi migliorano, senza completare la durata prescritta dal medico, alcuni batteri possono sopravvivere e riprendere a moltiplicarsi, causando recidive o infezioni più difficili da trattare. Al contrario, prolungare autonomamente il trattamento oltre il tempo indicato può aumentare il rischio di effetti collaterali locali, come irritazione, secchezza oculare, alterazioni della flora batterica “buona” che normalmente abita la superficie dell’occhio e contribuisce a difenderlo. In alcuni casi, un uso prolungato e non controllato di antibiotici topici può favorire la comparsa di infezioni da funghi o da batteri opportunisti resistenti.
L’uso scorretto riguarda anche la tecnica di instillazione e le condizioni igieniche. Toccare il beccuccio del flacone con le dita, con le ciglia o con la superficie oculare può contaminare il collirio con batteri presenti sulla pelle o sull’occhio stesso. Se il flacone contaminato viene poi utilizzato per più giorni, si rischia di reintrodurre nell’occhio microrganismi potenzialmente patogeni, peggiorando l’infezione o causandone una nuova. Inoltre, condividere il collirio antibiotico con altre persone è una pratica da evitare: ogni paziente dovrebbe usare il proprio flacone, per ridurre il rischio di trasmissione di infezioni e di contaminazione crociata.
Dal punto di vista clinico, un uso improprio di colliri antibiotici può mascherare temporaneamente i sintomi di infezioni più gravi, ritardando la diagnosi corretta. Per esempio, alcune forme di cheratite (infiammazione della cornea) richiedono trattamenti specifici e un monitoraggio ravvicinato: l’applicazione non controllata di un antibiotico topico può attenuare parzialmente i sintomi senza risolvere la causa, con il rischio di danni permanenti alla cornea e alla vista. Inoltre, come tutti i farmaci, anche i colliri antibiotici possono causare reazioni allergiche o di ipersensibilità, con prurito, arrossamento, gonfiore delle palpebre e, nei casi più severi, coinvolgimento sistemico. Per questo è fondamentale utilizzare questi prodotti solo su indicazione medica, rispettando dosi, frequenza e durata del trattamento.
Infine, è importante ricordare che i colliri antibiotici non sono un rimedio “universale” per qualsiasi disturbo oculare. Se l’occhio è rosso, dolorante o lacrima, le cause possono essere molteplici e non sempre batteriche. L’automedicazione con antibiotici topici, magari avanzati da una precedente terapia, è una pratica rischiosa che può peggiorare il quadro clinico o ritardare l’accesso a cure adeguate. In presenza di sintomi persistenti o gravi, è sempre preferibile rivolgersi a un oculista, che potrà eseguire un esame completo, eventualmente richiedere esami di laboratorio (come tamponi congiuntivali) e prescrivere il trattamento più appropriato, valutando anche le condizioni generali del paziente e l’eventuale uso concomitante di altri farmaci.
Quando contattare subito l’oculista
Non tutti i disturbi che compaiono dopo l’uso di gocce oculari richiedono un consulto urgente, ma esistono segnali che devono spingere a contattare rapidamente l’oculista o un servizio di emergenza. Uno dei sintomi più importanti è il dolore oculare intenso, soprattutto se insorge improvvisamente, peggiora rapidamente o si associa a calo della vista. Il dolore severo non è tipico delle semplici irritazioni superficiali o delle congiuntiviti lievi e può indicare un coinvolgimento della cornea, dell’interno dell’occhio o un aumento della pressione intraoculare. Anche un’improvvisa visione offuscata, la comparsa di aloni colorati intorno alle luci, la sensazione di “tenda” o “ombra” nel campo visivo sono segnali che meritano una valutazione urgente.
Un altro campanello d’allarme è la presenza di secrezioni dense, giallo-verdi, che incollano le palpebre, soprattutto al risveglio, e che non migliorano dopo alcuni giorni di trattamento con colliri lubrificanti o igiene palpebrale. In questi casi può trattarsi di un’infezione batterica che richiede una terapia mirata, spesso antibiotica, prescritta dal medico. Se la secrezione è associata a forte arrossamento, gonfiore delle palpebre, febbre o malessere generale, è ancora più importante non rimandare la visita. Anche la comparsa di fotofobia marcata (fastidio intenso alla luce), lacrimazione continua e difficoltà ad aprire l’occhio possono indicare un problema più profondo della semplice congiuntivite.
È opportuno contattare subito l’oculista anche in caso di trauma oculare, per esempio dopo un colpo diretto all’occhio, l’ingresso di un corpo estraneo ad alta velocità (schegge, frammenti di metallo, legno) o l’esposizione a sostanze chimiche irritanti o corrosive. In queste situazioni, l’uso di colliri “a caso” non è sufficiente e può addirittura essere controindicato: la priorità è un esame specialistico per valutare l’integrità della cornea, della sclera e delle strutture interne dell’occhio. Se il trauma è recente e i sintomi sono importanti (dolore, calo della vista, sangue nell’occhio, deformazione della pupilla), è consigliabile recarsi direttamente in pronto soccorso, dopo aver eventualmente effettuato un lavaggio abbondante in caso di contatto con sostanze chimiche.
Un consulto urgente è indicato anche quando, durante una terapia con colliri (inclusi antibiotici come Tobral), compaiono segni di possibile reazione allergica o di ipersensibilità: prurito intenso, gonfiore marcato delle palpebre, arrossamento diffuso, comparsa di eruzioni cutanee intorno agli occhi o su altre parti del corpo, difficoltà respiratoria o sensazione di costrizione alla gola. In questi casi è necessario sospendere il farmaco (salvo diversa indicazione medica) e contattare immediatamente un medico; se i sintomi sono gravi o interessano la respirazione, occorre chiamare i servizi di emergenza. Anche un peggioramento rapido dei sintomi nonostante l’uso corretto del collirio prescritto è un motivo valido per anticipare il controllo oculistico.
Infine, è bene ricordare che nei bambini piccoli, nelle persone anziane, nei pazienti immunodepressi o con patologie oculari preesistenti (come glaucoma, pregressi trapianti di cornea, interventi chirurgici recenti) la soglia per contattare l’oculista dovrebbe essere più bassa. In questi gruppi, anche disturbi apparentemente lievi possono evolvere più rapidamente o avere conseguenze più serie. Se dopo aver messo le gocce compaiono sintomi inusuali, se il disturbo persiste per più giorni senza migliorare o se si ha il dubbio di aver usato in modo scorretto un collirio importante (per esempio un antibiotico o un farmaco per il glaucoma), è sempre prudente chiedere un parere professionale, portando con sé tutti i flaconi utilizzati e, se possibile, una lista degli altri farmaci assunti.
Usare correttamente le gocce negli occhi significa combinare una buona tecnica di instillazione, il rispetto delle indicazioni del medico e un’attenzione costante ai segnali che l’occhio invia. Evitare errori come l’uso improprio di colliri antibiotici, il sovradosaggio o il lavaggio non necessario aiuta a preservare la salute oculare e a garantire l’efficacia delle terapie. In presenza di sintomi importanti, improvvisi o in peggioramento, il riferimento resta sempre l’oculista, che può valutare in modo completo la situazione e indicare il percorso più sicuro.
Per approfondire
WHO – Primary Eye Care Training Manual Un manuale tecnico che descrive in dettaglio le procedure di base per la cura oculare primaria, inclusa la corretta instillazione dei colliri.
WHO – Clinical Nursing and Midwifery Procedures Guide Linee guida rivolte al personale sanitario che includono raccomandazioni pratiche sull’uso sicuro delle gocce oculari e sulla prevenzione delle contaminazioni.
WHO – Training course on inpatient management – Module 5 Daily care Documento formativo che sottolinea l’importanza di una tecnica delicata e corretta nell’instillazione dei colliri durante l’assistenza quotidiana al paziente.
Humanitas – Scheda sul carbomer Approfondimento su un principio attivo presente in molte lacrime artificiali, con indicazioni pratiche sull’uso e sulle accortezze, comprese quelle relative alle lenti a contatto.
Humanitas – Secchezza oculare: cause e trattamenti Articolo divulgativo che illustra le principali cause di secchezza oculare e il ruolo delle lacrime artificiali, indicando quando è opportuno rivolgersi al medico.
