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Biancospino

(Crataegus Oxyacantha (L.) Jacq. – Crataegus monogyna Jacq. Crataegus oxyacanthoides Thuill. – Fam. Rosacee)

Il genere Crataegus è da alcuni Autori compreso nel genere Mespilus, perciò Mespilus Oxyacantha Gaertn., Mespilus monogyna Jacq., Mespilus oxyacanthoides Thuill.

Biancospino- Ultimo aggiornamento pagina: 27/02/2018

Indice dei contenuti

  1. Generalità
  2. Componenti principali
  3. Proprietà farmacologiche
  4. Estratti e preparati vari
  5. Preparazioni usuali e Formule
  6. Bibliografia

Generalità

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biancospino

Il C. Oxyacantha ha l'ovario 1-5 loculare a loggie biovulate e tanti stili quante sono le loggie. Frutto con più semi.

Il C. monogyna ha l'ovario con una sola loggia, un solo stilo, un solo seme.

Il C. oxyacanthoides ha l'ovario con due loggie, due stili (raram. 1 o 3), frutto con altrettanti semi.

I fiori dell'Oxyacantha hanno lieve odore che ricorda quello delle mandorle amare. Quelli del Monogyna odore gradevole. Quelli dell'Oxyacanthoides gradevole.

Etimologia – Crataegus, dal greco krataios = forte, da kratos = forza, allusione alla durezza del legno.

Oxyacantha, dal greco oxus = aguzzo e akanqa = spina, per le spine acute. monogyna, dal greco monogenhs = unigenito, per il sol seme.

Nome volgare – Spino bianco, Hawthorn (ingl.).

Habitat – Comune in tutto il bacino mediterraneo, in Europa, nell'Asia Minore. America del Nord, Canada (Ontario e Nuova Scozia), nelle siepi, boscaglie, macchie e boschi radi. Fiorisce in aprile-maggio.

Arboscello spinoso (2-4 m.). La sp. monogyna ha spinosi i rami sterili ed i fertili privi di spine. Fiori bianchi o rosei.

Parti usate – Le sommità fiorite.

La droga è data dai fiori in boccio e dovrebbe essere costituita dai soli corimbi. Di solito, coi fiori. viene raccolto il breve ramo che li porta con qualche foglia e le stipole. Deve essere stata essiccata all'ombra ed avere i fiori chiusi coi petali bianchi. Triturata e bagnata con soluzione di potassa o soda odora di baccalà (trimetilamina)

Componenti principali

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In letteratura si trovano indicati: acido crategico C32H52O4 (l), crategolattone (2), corpo A e corpo C (3), cratego-a- sapogenina e cratego-b-sapogenina ( 4). acido crategolico ( 5) , che secondo Bersin T. e coll. (6) non sono da considerarsi come sostanze pure; per estrazione delle foglie del C. Oxyacantha L. gli stessi AA. hanno isolato composti ben definiti, cioè gli acidi triterpenici pentaciclici acidi ursolico ed oleanolico e b-sitosterina C20H50O + 2 H2O. Successivamente Tschesche e coll. (7) hanno confermato nelle foglie del C. Oxyacantha L. la presenza dell'acdo crategolico (v. sopra), composto triterpenico da essi ottenuto come metilestere C31H50O4 nella quantità del 25-30% dal complesso «acido crategico» delle foglie; l'acido crategolico è stato riconosciuto come derivato della b-amirina. Gli stessi A A, (7) hanno isolato dalle foglie di

C.Oxyacantha due altri acidi triterpenici acido acantolico C30H48O5 e acido neotegolico C30H48O4 (7)

biancospino Figura 1

Il complesso dei composti triterpenici, secondo Schindler (4). giunge nelle foglie sino all'1,3 %, nei fiori sino all'1,4 %.

Sono stati inoltre isolati alcuni composti flavonici: il glicoside flavonolico iperina, un ramnoside della vitexina, quercetina ed altri derivati flavonici non identificati (8, 9, 10), Bersin e coll. (11) nella frazione idrosolubile delle foglie e dei frutti hanno anche trovato un composto cardiotonico, identificato con un 2,3,3',4.4',5,7-eptaossiflavanbioside.

biancospino Figura 2

Altri componenti delle foglie e delle sommità fiorite; acido clorogenico (acido 3-[3,4-diossi-cinnamoil]-1-chinico) e acido caffeico (acido 3,4- diossi-cinnamico) (12), sorbitolo (14), vitamina C (142-254 mg % nelle foglie di C. monogyna, 181 mg % nelle foglie di C. Oxyacantha)

(15), amigdalina 0,15% e olio etereo 0,157% nei fiori (16), amine (trimetilamina nei fiori e amilamina nei fiori e nelle foglie di C. monogyna) (17), colina (75), tannini catechici, pectine (4). E’ stata rilevata l'assenza di composti alcaloidici (1) (18), di chinoni (4) e di glicosidi digitalici (14).

Nei frutti; tannino protocatechico ( 1 ), composti antocianici (4) (11) (12), vitamina B1 nei frutti maturi freschi 0,06 mg %, nei frutti verdi mg 0.13 %, acido ascorbico nei frutti freschi mg 28 % (4), gli acidi tartarico e citrico, zuccheri (glucosio e fruttosio) 35,37% nei frutti essiccati, olio grasso 0,76 % nei frutti freschi ceneri 3,18 % (74).

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biancospino Figura 3

Proprietà farmacologiche ed impiego terapeutico

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Il Biancospino è indubbiamente da considerare fra le droghe che in questi ultimi anni furono più studiate, sia dal lato della sua molto complessa composizione chimica, sia da quello della sua non meno complicata attività farmacologica.

Numerose sono le ricerche eseguite anche recentemente nell'un campo e nell'altro, senza che esse abbiano tuttavia condotto a risultati definitivi e tali da escludere la necessità di ulteriori e più approfondite indagini.

Ogni componente, o per meglio dire, ogni classe di componenti che entra nella composizione del suo fitocomplesso attivo, ha una sua particolare fisionomia farmacologica oltre che chimica, in maniera tale che l'azione ultima dei preparati totali della droga può essere influenzata, oltre che dall'azione specifica di ogni singola sostanza o gruppi di sostanze chimicamente affini, anche dalla variabilità del loro rapporto di associazione, rapporto che può a sua volta subire cospicue variazioni per cause naturali o dei metodi di estrazione o di preparazione impiegati.

Ciò posto, non è difficile comprendere le ragioni che spesso hanno condotto ad una certa contradditorietà nei risultati sperimentali ottenuti dai diversi AA. che si occuparono di questo complesso argomento e il perchè sia sufficiente una qualsiasi variazione del dosaggio impiegato o della via scelta per la somministrazione, per condurre a risultati qualitativamente, oltre che quantitativamente, diversi.

Dal punto di vista clinico, le cognizioni che oggi si posseggono sull'attività dei preparati totali di B., anche se ancora incomplete sotto l'aspetto precedentemente considerato, sono da ritenersi già suffcienti per giungere ad un loro utile e razionale impiego terapeutico.

In questo capitolo noi cercheremo di scegliere e di riassumere i risultatl più significativi, tratti dai molti lavori di cui la letteratura sull'argomento è ricca e di ordinarli in maniera da dare dell'azione farmacologica e dell'impiego terapeutico di questa interessante droga, un quadro quanto più esatto e completo ci sarà possibile.

Attività cardiovascolare

Santenoise e Vidacovitch (19) attribuirono al B. un'azione simpaticolitica. Questi AA. avrebbero osservato la completa scomparsa dei fenomeni legati alla simpaticotomia, dopo somministrazione di preparati di B. e un progressivo aumento del tono vagale.

Martini (20) che studiò l’azione ipotensiva di un estratto fluido di B., conclude che essa sarebbe dovuta ad un effetto vasodilatatore, mentre l'attività cardiaca non verrebbe affatto influenzata. L A. riconosce nel B. anche un'attività sedativa sul sistema nervoso centrale.

Successive ricerche sperimentali condussero l'A. alle seguenti conclusioni: «L'estratto fluido di Biancospino determina una notevole diminuzione della pressione arteriosa. La sua azione è pressochè nulla sul miocardio e si svolge essenzialmente sui vasi che vengono dilatati per azione diretta. La vasodilatazione si manifesta anche in animali a zone vasosensibili inattivate ed a vaghi tagliati.

Durante l'ipotensione da Biancospino non viene alterato il giuoco normale dei riflessi regolatori della pressione del sangue partenti dal senocarotideo.

La notevole durata e la natura dell'ipotensione da Biancospino così posta in luce, l'innocuità del farmaco, la sua azione da lungo tempo nota sul sistema nervoso centrale su cui agisce come blando sedativo, eliminando così la componente emotiva di certe ipertensioni in individui a temperamento eretistico, giustificano l'esperimento clinico-terapeutico nell'uomo che integrando i dati sperimentali potrà trovare in essi indicazioni di una corretta applicazione ».

Becker ( 21) trovò che l'azione del B. si manifesta specialmente intensa sul sistema vasale. L'A. sperimentando sulla rana preparata secondo Trendelenburg, notò un'azione vasocostrittrice. Sul cane e sul coniglio, in vivo,. ottenne con l'impiego di dosi medie, un innalzamento della pressione arteriosa, mentre notò un effetto ipotensivo con l'impiego di dosi piccole ed elevate. L'A. attribuisce l'effetto ipotensivo ottenuto con dosi medie, all'accresciuta attività cardiaca, pur non escludendo l'influenza dell'effetto vasocostrittore periferico notato nella rana preparata secondo Trendelenburg. L'ipotensione, notata con le piccole dosi. viene attribuita dall'A. ad una vasodilatazione splancnica che prevarrebbe, in questo caso, sulla vasocostrizione periferica.

L'ipotensione conseguente alla somministrazione di dosi elevate , sarebbe invece attribuibile ad una riduzione dell'energia della contrazione ventricolare.

Secondo Hildebrandt (22) e Jamson (23) l'infuso preparato con fiori, di B. sarebbe dotato di una buona azione diuretica. La tintura preparata con i frutti invece, sperimentata sui topi, non si sarebbe dimostrata attiva sotto questo aspetto.

Schimert (24) registrò il deflusso coronarico e quello della cava inferiore a mezzo dello stromruhr di Rein e potè studiare così l'effetto cardiaco e vascolare di estratti di B. Questo A. trovò che mentre le dosi elevate hanno un'azione dannosa sul dinamismo cardiaco, azione che si manifesta con un aumento della pressione venosa, con ipotensione arteriosa e rallentamento del polso; le piccole dosi provocano un abbassamento della pressione auricolare destra, determinando un'azione favorevole che ricorda quella della Digitale. L’A. notò inoltre che, mentre nella maggioranza dei casi la pressione arteriosa diminuisce, a volte tali estratti possono agire in senso contrario, aumentandola cioè, allorché è abnormemente bassa come per es. nei casi di shock.

Il Semm (25) ha eseguito estese ricerche farmacologiche con le quali ha studiato in particolare, l’azione di un estratto di B. somministrato per via endovenosa, sul cuore di cavia sana e malata, in respirazione artificiale e naturale, solo od associato a diverse droghe digitaliche. Le conclusioni cui I' A. è giunto possono essere così riassunte: il B. studiato elettrocardiograficamente nella cavia ha dimostrato di possedere un'azione cronotropa fortemente negativa ed un'azione dromotropa pure negativa, sebbene in misura minore. Dosi tossiche di estratto di B. provocano nella cavia, dopo uno stato iniziale di agitazione, un arresto respiratorio mentre l'attività cardiaca continua a permanere a lungo. Praticando la respirazione artificiale, l'arresto cardiaco si può ottenere soltanto con dosi di 3,5 volte superiori a quelle sufficienti per provocare l'arresto respiratorio. In queste condizioni l'arresto cardiaco avviene in completa bradicardia. La via di somministrazione dell'estratto (per os o per via endovenosa) non induce alcuna modificazione qualitativa della sua azione.

Per quanto riguarda il sinergismo di potenziamento esistente fra B. e glucosidi digitalici già notato da Huchard (57) e da Schimert (67), l’A. ha dimostrato elettrocardiograficamente che la Digitalis lanata e il digilanide C, la Convallaria, la g-strofantina, la digitossina e l'Adonis vernalis, danno luogo ad un’azione superiore dal 30 all'80%, specialmente per ciò che riguarda l’azione bradicardizzante, allorché il cuore si trova sotto l’azione del B. Un tale potenziamento d’azione non è però dimostrabile sul cuore di animali a sangue freddo.

L’A. ha infine osservato che nelle cavie affette da polmonite, il cuore aritmico e bradicardico gravemente danneggiato, viene influenzato dal B. in senso dromotropo positivo e regolarizzante.

Più recentemente anche Bersin, Mùller e Schwarz (26) nel corso di un loro studio sulla natura chimica dei principii attivi del B., riferirono di aver isolato una sostanza, probabilmente di natura glicosidica, che hanno poi studiato farmacologicamente. Essi hanno trovato che sul cuore isolato secondo Langendorff e sul cuore in situ di cane, questa sostanza manifesta un’azione dilatatrice delle coronarie e di altri vasi periferici, determinando in essi un aumento del volume della corrente sanguigna.

Schimert e Bloemer (27) che sperimentarono l’azione degli acidi triterpenici (e soprattutto dell’acido ursolico) trovarono che questi non posseggono soltanto una spiccata azione coronariodilatatrice, ma esplicherebbero anche, sebbene in grado minore, un’azione favorevole sulla circolazione cerebrale senza però influenzare l’attività cardiaca.

Alle stesse conclusioni giunge l’Ullsperger (28) il quale avendo studiato anche l’attività dei pigmenti rossi antocianici contenuti nel B. trovò che questi esplicherebbero un’azione tonogena sul muscolo cardiaco. Lo stesso

A. con ricerche successive (29), trovò che le azioni cronotropa e dromotropa negative che si osservano sull’elettrocardiogramma dopo la somministrazione del B. sono attribuibili ai pigmenti del sale rosso cristallizzabile di oxonio (composto antocianico). Tale azione si manifesterebbe specialmente dopo la somministrazione di preparati ottenuti dai frutti, meno con quelli ottenuti dalle foglie, specialmente se raccolte in autunno. I pigmenti flavonici colorati che sono presenti nelle foglie e nei fiori, posseggono quest’azione ma in misura quantitativamente minore. La stessa azione sarebbe posseduta anche dalle antocianine rosse, mentre il flavone giallo sarebbe, sotto questo aspetto, inattivo. L’iniezione in dose tossica di alcuni complessi di questi pigmenti, è seguita dalla stimolazione iniziale dell’attività respiratoria e quindi da paralisi, mentre il cuore continua a sopravvivere per un certo tempo. Nel coniglio si osserverebbe invece l'arresto cardiaco in fase sistolica mentre l’attività respiratoria sarebbe scarsamente influenzata. La stessa attività si osserverebbe anche per somministrazione orale.

I pigmenti del sale rosso di oxonio, sarebbero responsabili secondo l’A. della nota azione sedativa del B.

Dòrner e Kuschke (30) avendo iniettato per via endovenosa negli animali da esperimento, soluzioni alcooliche degli acidi oleanolico, ursolico e crategolico, poterono osservare soltanto effetti tossici, specialmente a carico del polmone, dovuti evidentemente alla precipitazione nel sangue delle suddette sostanze, insolubili in acqua. Gli stessi A A. (31) trovarono successivamente, che gli acidi triterpenici contenuti nel B. posseggono un’attività coronariodilatatrice e che i loro effetti possono essere dannosi soltanto per il polmone.

Schimert (32) ritiene invece che gli acidi oleanolico, ursolico e crategolico non siano tossici per il polmone ma che avendo sperimentato il miscuglio, trovò che questo contiene un acido tossico.

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Dòrner e Kuschke (33) affermano che fra le sostanze contenute nell’estratto di B. quali i pigmenti gialli e rossi, i composti glicosidici, gli acidi triterpenici e le sostanze colinosimili, soltanto i composti glicosidici e le sostanze colinosimili avrebbero un valore terapeutico. L’iniezione endovenosa nei cani, di un estratto alcoolico di B. e degli acidi triterpenici, determina una dilatazione dei vasi coronarici, aumenta l’attività respiratoria e diminuisce il contenuto dell’ossigeno nel sangue. Quando questi acidi vennero iniettati nella vena polmonare, non si verificarono i suddetti effetti ma l’autopsia rivelò che l'azione respiratoria e coronariodilatatrice era dovuta ad un effetto tossico sul tessuto polmonare che si presentava edematoso e con evidenti emorragie.

Hockerts e Miilke (34) al contrario, affermano che gli estratti di B. non recano alcun danno al polmone ma accrescono il flusso coronarico aumentando il rendimento cardiaco. La pressione arteriosa e quella venosa non sarebbero marcatamente influenzate e anche l’elettrocardiogramma non subirebbe variazioni apprezzabili.

L'aumento dell’irrorazione dei vasi coronarici prodotta dalla somministrazione di estratto di B. sarebbe dovuto, secondo gli AA. ad una influenza diretta sulla muscolatura vasale e ad un aumento del volume/minuto. A proposito delle modificazioni prodotti da estratti di Biancospino sull’elettrocardiogramma, recentissime ricerche di Foldi e coll. (35) eseguite su coppie di cani in circolazione crociata, hanno dimostrato che l'estratto di B. iniettato nella circolazione isolata della testa, conduce ad una variazione acuta dell’ECG dell’animale accettore, variazione che si manifesta con spianamento e inversione dell’onda T, depressione del tratto ST, abbreviamento del tratto QT, aritmia o alterazione di direzione.

Le stesse variazioni sono state notate anche nell'ECG del cane donatore. più tardive però che nell’accettore e meno marcate.

Gli AA. hanno notato che tali variazioni dell’ECG sono molto simili a quelle che nelle stesse condizioni si ottengono con preparati di strofanto nel quale sono contenuti principii attivi glicosidici, chimicamente molto diversi da quelli contenuti nel Biancospino.

Molto verosimilmente i diversi risultati ottenuti dagli AA. usando estratti di B. o sostanze da essi isolate, sono dovuti alle diverse condizioni in cui sono stati ottenuti ed impiegati. Lo stesso Kuschke infatti, in collaborazione con Straub (36), trovò successviamente che né un miscuglio acquoso di acidi estratti dal B. né una soluzione di acido ursolico, mostrarono effetti vascolari nei cani dopo iniezione endovenosa. L’iniezione nella vena polmonare avrebbe provocato soltanto un leggero aumento del flusso di sangue in tre su nove casi, ma nessuno stimolo dell'attività respiratoria, né alcun danno ai polmoni.

Ancora Kuschke, in collaborazione con Lubbens (37) trovò anche che estratti totali di B. e gli acidi triterpenolici non furono capaci di evitare l'ipertrofìa cardiaca nel topo, determinata da allenamento al nuoto, né di aumentare la resistenza degli animali a questo esercizio.

Hill e coll. (38) studiando il comportamento della circolazione periferica sotto l'azione dell'eptaossiflavanglicoside, non poterono dimostrare alcun effetto sul cuore e sulla respirazione, attribuibili a questa sostanza.

Kottmeyer (39) studiò le variazioni della pressione arteriosa, della frequenza del polso e del contenuto di acido lattico nel sangue venoso, sotto l'azione degli acidi triterpencarbonici in soggetti normali, durante il compimento di un lavoro che veniva misurato. Egli trovò che l'aumento dell'acido lattico veniva ridotto da pretrattamento orale con 150-200 mgr dei suddetti acidi ottenuti dal B.

Bòhm (40) considerò, sotto vari aspetti, l'attività di estratti totali di

B. e quella di diverse sostanze da essi isolate (flavonoidi) e trovò che sotto l'azione dei flavoni aumenta la capacità lavorativa del preparato di massetere e si osserva un prolungamento del tempo di moto. II flavone III, provoca un risparmio nel consumo di ossigeno ed effetto favorevole sul preparato cuore-polmone in carenza di ossigeno; provoca inoltre dilatazione delle coronarie e agisce favorevolmente sul cuore isolato secondo Langendorff. L'azione ipotensiva sull'irrorazione del cuore e del cervello sarebbe dovuta, secondo questo A., agli acidi triterpencarbonici. Le purine e diverse altre sostanze secondarie avrebbero soltanto una lieve azione analettica, mentre l'aumento dell'energia miocardica dovrebbe essere attribuito ai flavoni ed ai loro prodotti di trasformazione.

Il quadro complessivo della nota azione degli estratti totali di B. sarebbe attribuibile, secondo l'A., alla combinazione delle suddette sostanze attive e secondarie. II Bòhm conferma i dati favorevoli acquisiti dall'esperienza clinica e dimostra che l'azione tonica della droga sul cuore, è osservabile chiaramente soltanto nelle insufficienze cardiache provocate sperimentalmente, mentre l'azione sul cuore dell'animale sano, sarebbe molto più modesta o addirittura negativa.

Secondo Jacobi e coll. (41) gli estratti di B. contengono un principio cardioattivo estraibile con etere etilico da soluzioni acide ma non da quelle alcaline. L'idrolisi del residuo dell'estrazione eterea, con HCI 2/N diminuisce l'attività del principio cardioattivo il quale, molto probabilmente, è di natura glicosidica. Questo principio cardioattivo sperimentato sulla cavia e sul cane, aumenterebbe il flusso coronarico nella misura del 18 % per la durata di 2'-2',5.

Molto recentemente Engelking e Willig (42) studiarono l'azione cardiaca e circolatoria di un componente idrosolubile del B., l'eptaidrossiflavanglicoside, nei cani. Dopo iniezione endoarteriosa gli AA. notarono aumento dell'irrorazione sanguigna in alcuni distretti vascolari dell’arto posteriore, nella coronaria destra e, nella maggior parte dei casi, anche nell'arteria mesenterica superiore, dopo transitoria e leggera diminuzione iniziale.

Nell'arteria safena e nella renale osservarono una diminuzione della irrorazione sanguigna. Tanto dopo iniezione nell'arteria coronaria destra, quanto dopo iniezione endovenosa, comparve un aumento della pressione arteriosa, aumento che gli AA. suppongono essere dovuto ad un effetto inotropo. Variazioni della secrezione urinaria e dell’attività respiratoria attribuibili alla somministrazione della sostanza, non furono notate dagli AA. i quali notarono invece che gli effetti osservati mostravano marcate irregolarità nell'intensità della risposta. Soltanto allorché la sostanza veniva iniettata per via endovenosa, fu possibile osservare una certa relazione fra rintensità e la durata della risposta stessa.

Wezler (43) studiò l'azione di estratti acquosi di B. sul cuore isolato di rana contraentesi spontaneamente e seguendo il metodo delle curve isotoniche di Neurath e WezIer. Le curve ottenute dimostrarono che le dosi elevate abbassano il rendimento cardiaco, che le piccole Io accrescono mentre le medie non vi apportano alcuna significativa variazione.

Il tipo d'azione sarebbe indipendente dal valore della pressione da carico. L'attività viene accresciuta entro i primi 15’ in proporzione alla durata, con un considerevole scarto dei valori singoli.

Esperienze eseguite con o senza parziale legatura dell’atrio, dimostrarono che l'effetto totale dell'estratto di B. e parzialmente dovuto alla sua influenza sui centri atriali e sul sistema di conduzione, mentre la sua influenza diretta sulla fibra muscolare sarebbe soltanto parziale.

Secondo Santenoise e coll. (44) l'azione degli estratti di B. deve essere attribuita oltre alla presenza di sostanze simpaticomimetiche vasodilatatrici e cardiomoderatrici, anche ad un'azione sedativa sul tono simpatico vasocostrittore, azione che varrebbe a spiegare il carattere progressivo e durevole dell'attività degli estratti di foglie e di fiori di B. somministrati per via sottocutanea ed intraperitoneale.

Quest'azione simpaticolitica precedentemente osservata da Santenoise e Vidacovitch (19), venne in seguito confermata dallo stesso Santenoise, in collaborazione con altri AA. (45) coi quali trovò che la somministrazione di B. è seguita da un'importante azione sulla motilità intestinale che si manifesta con ipercinesia, dovuta secondo gli AA. sia ad una diminuzione dell'attività simpatica che ad un leggero aumento del flusso biliare.

Per quanto riguarda il meccanismo d'azione dell’effetto ipotensivo, secondo Combemale e coll. (46) sembrerebbe che questo sia dovuto ad un doppio meccanismo centrale: aumento del tono dell’innervazione frenatrice cardiaca e inibizione riflessa del tono di vasocostrizione. L’ipotensione si manifesterebbe, secondo questi AA. anche nell’animale atropinizzato.

Sajner e Veris (47) che hanno studiato comparativamente le reazioni provocate dal B. sul tono e sulla peristalsi intestinale con quelle dovute all'adrenalina, alla papaverina, al cloruro di bario, all’istamina e agli antistaminici, ottennero risultati che varrebbero a dimostrare che il B. contiene istamina (o sostanze istaminosimili) ciò che sarebbe confermato dalla comparsa di accessi di asma e di fatti spastici, nelle cavie dopo inalazione di infuso di B. Anche le manifestazioni cutanee, simili a quelle determinate dall’istamina, verificatesi nell’uomo dopo iniezione intradermica del preparato, ne sarebbe secondo gli AA., un’ulteriore prova. In .base a questi risultati, i suddetti AA. formularono l’ipotesi che nell’azione ipotensiva del B. entri in gioco anche un'azione istaminica.

Giunti a questo punto potrebbe essere interessante conoscere quali sono le sostanze ritenute attive, contenute nel B. ma, come appare evidente dal capitolo sulla composizione chimica, questa droga risulta estremamente complessa e non sembra che le ricerche sino ad ora note, siano riuscite a stabilire con precisione, quali sono le sostanze cui deve essere attribuita l'attività del B. nei suoi vari aspetti.

Secondo Ullsperger (48) la sostanza fisiologicamente attiva contenuta nel B. e che altri AA. hanno definito acido crategico o crategolattone, si compone almeno di due corpi differenti; un corpo A e un corpo C, ambedue a carattere acido, capaci quindi di reagire con le basi con formazione di sali. Il corpo C sarebbe strettamente legato con un corpo giallo da cui sarebbe difficile separarlo. L'azione cardiaca e, in particolare, l'azione vasodilatatrice coronarica, sarebbe dovuta precisamente a questo corpo giallo. L'acido crategico C che, come l'acido crategico A. appartiene dal punto di vista chimico alla serie dei triterpenoidi del tipo a-amirinico, è stato ulteriormente studiato dall'Ullsperger stesso (49). Questo A. contrariamente a quanto affermò Neugebauer (50) e cioè che l'acido crategico sarebbe privo di azione farmacologica, trova che l'acido crategico C e i suoi sali, sono attivi sulla pressione arteriosa e sulle coronarie. Tale azione potrebbe essere dovuta secondo l'A., all'influenza diretta che l'acido crategico C e i suoi sali, hanno sul trofismo cardiaco, specialmente in relazione con le modificazioni da esso apportate al metabolismo dell'acido lattico. Con queste ricerche l'A. ha potuto inoltre dimostrare che l'acido crategico C ha anche un'azione inibitrice sulla deidrasi; azione questa che venne confermata dall'Ullsperger stesso con successive ricerche (51) sull'attività che i singoli acidi crategici, i loro sali più solubili ed il complesso dell'acido crategico C, manifestano sulla ossidazione degli acidi piruvico, lattico, citrico, succinico e della glicerofosfatasi, in poltiglie di muscolo di rana e di ratto, attività che sarebbe dimostrabile ancora alla diluizione di 1:10.000. L’A. ha inoltre osservato che gli acidi crategici posseggono un’azione inibitrice sulla crescita di alcuni germi (Staph. aureus specialmente) . Questa proprietà appare particolarmente interessante in quanto comune anche ad altri acidi triterpenici. Essa è stata già accertata nell'acido asiatico (Boiteau e Ratsimamanga, 52) e nell'acido b-glicirretico (Benigni ! Franco (55), vedi Liquirizia) ma non è escluso che anche altri acidi triterpenici del tipo a e b-amir

inico, ne siano dotati.

Abbiamo già veduto come l’Ullsperger con ricerche successive (28 c 29) attribuisca l’azione del B. sulla circolazione coronarica e cerebrale ai pigmenti antocianici, l’azione tonica sul miocardio ai pigmenti rossi antocianici e le azioni cronotropa e dromotropa negative osservabili sull’elettrocardiogramma, al sale rosso di oxonio, ai pigmenti flavonici colorati in giallo e alle antocianine rosse. Dorner e Kuschke (31) al contrario, trovano che fra tutti i componenti del B. soltanto i composti glicosidici e le sostanze colinosimili sarebbero dotate di un valore terapeutico. Il Bòhm (10) invece attribuisce l’azione della droga ai flavonoidi e agli acidi triterpencarbonici mentre Jacobi e coll. (41) l’attribuiscono ad un principio attivo di natura glicosidica. Seel (54) trovò che l’azione del B. sarebbe dovuta agli acidi carbossilici ( oleanolico, ursolico e crategolico) e a diverse antocianine e flavoni, le quali sostanze esplicherebbero tutte la stessa azione della tintura di B. allorché vengano impiegate nell'insuificienza coronarica e miocardica. Engelking e Willig (42) infine, hanno dimostrato l'attività cardiaca e circolatoria dell’eptaossiflavanglicoside.

Com'è facile constatare dunque, molte sono le sostanze contenute nel B. che i diversi AA. hanno trovate attive: acidi crategici, pigmenti rossi antocianici, sale rosso di oxonio, pigmenti flavonici gialli, antocianine rosse, composti glicosidici, sostanze colinosimili, flavonoidi, eptaossiflavanglicoside, sostanze tutte, queste, che oltre ad una loro particolare fisionomia chimica, sono dotate anche di loro particolari caratteristiche farmacologiche e terapeutiche. Ci sembra quindi logico ritenere che l'attività farmacologica e terapeutica del B. derivi non da una sola sostanza o da un limitato gruppo di sostanze chimicamente affini, ma da tutte le sostanze ricordate, la cui associazione vale a caratterizzare terapeuticamente il fitocomplesso attivo della droga.

Azione terapeutica

Le indicazioni terapeutiche del B. derivano logicamente, dalle proprietà farmacologiche della droga in toto e dei suoi principii attivi, lo studio delle quali proprietà ha però seguito e non preceduto le applicazioni terapeutiche. Come in moltissimi altri casi quindi, anche il B. fu introdotto in terapia molto prima che l’indagine farmacologica glie ne fornisse le basi sperimentali.

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Le sue proprietà terapeutiche erano note fin dall'antichità, ma fra le osservazioni cliniche meno recenti, noi ci limiteremo a riassumere quelle che riteniamo più significative, rese note verso la fine del secolo scorso e nei primi anni del nostro secolo, per giungere poi a quelle più recenti e recentissime, eseguite in questi ultimi anni.

Lo Jenning (55) riconobbe al B. la proprietà di moderare l’attività cardiaca, di diminuire la velocità delle pulsazioni e di ristabilire l’equilibrio fra la pressione arteriosa e l'energia delle pulsazioni cardiache.

Clement (56) considerò il B. come un rimedio sovrano nella terapia dell'angina pectoris e lo Huchard (57) lo ritenne utile in tutti i disturbi funzionali e nelle malattie organiche del cuore, casi nei quali contribuirebbe anche a mantenere l'azione cardiotonica ottenuta con qualche dose di Digitale. Interessante notare che fu forse questa la prima osservazione sul sinergismo esistente fra i preparati di Biancospino e quelli di Digitale, sinergismo che venne successivamente confermato da altri AA. quali il Semm (25) come abbiamo già veduto, lo Schimert (67), il Loewenstein

(68) e il Binder (73) come vedremo in seguito.

Il Reilly (58) lo considerò utile in alcune nevrosi cardiache e particolarmente indicato come blando cardiotonico nei casi di debolezza cardiaca e negli stati di eccitabilità con marcata aritmia, casi nei quali la Digitale è di solito mal tollerata.

Il Ledere (59) trovò che il B. regolarizza l'attività cardiaca, abbassa la pressione arteriosa e diminuisce l'eccitabilità del sistema nervoso. Egli ottenne buoni risultati terapeutici nelle turbe congestizie della menopausa e negli arteriosclerotici, il cui eretismo cardiaco espone questi malati ad una emotività eccessiva. In essi, questo A. osservò inoltre diminuzione della pressione arteriosa e dell'eretismo cardiovascolare, con conseguente diminuzione o scomparsa della dispnea, dell’insonnia, della cefalea e delle sensazioni di angoscia e di vertigine.

Renon (60) confermò l'azione sedativa cardiaca notata dagli AA. precedentemente citati e afferma di aver ottenuto buoni risultati terapeutici

usando correntemente il B. nel trattamento dell’ipertensione arteriosa dei neuroartritici.

Ritter (61) considera il B. un rimedio ad azione cardiovascolare molto utile nelle forme precoci di insufficienza cardiaca dell'età matura. Egli ritiene anche che l'azione del B. sul sistema vasale sia superiore a quella della Digitale.

Il Mattausch (62) avendo sperimentato l’estratto di B. ottenuto dalla pianta fresca, sia dai fiori che dai semi, giunge alla conclusione che tale estratto esplica veramente un’azione favorevole sulle lesioni miocardiche, nelle affezioni coronariche e nei casi di stenocardia, in cui non esistano gravi disturbi da scompenso. Dati questi che concordano e confermano quelli precedentemente ottenuti da Seel (63).

Il Plichet (64) trovò invece, analogamente ad altri AA. (Martini, ecc.) che il B. non possiede alcuna azione terapeutica nei casi di insufficienza cardiaca. Trova invece che dimostra di possedere una certa attività nella ipertensione arteriosa a dosi sufficientemente elevate. Ciò nonostante, l’A. ritiene che il B. rappresenti un importante mezzo sussidiario della terapia digitalica in singoli casi morbosi.

Gram (65) trova trascurabile l’azione cardiotonica del B. ma notevole quella ipotensiva, fatto questo confermato anche da Rouqués (66) il quale trovò utile la somministrazione della tintura di B. alla dose di 120 gocce tre volte pro die, nella terapia dell’ipertensione arteriosa.

Lo Schimert (67) afferma, in base ai risultati di sue ricerche sperimentali, che il B. esercita un’azione tonica sul miocardio e, contemporaneamente, un’azione dilatatrice sui vasi del cuore. Secondo l’A. questa droga troverebbe quindi la sua principale indicazione nel trattamento delle forme di insufficienza cardiaca, specialmente nello stato iniziale e in assenza di fenomeni da stasi e di edemi. Il B. avrebbe inoltre la proprietà di sensibilizzare il muscolo cardiaco all’azione della Digitale e per ciò riuscirebbe utile l’associazione con prodotti digitalici, in quei casi in cui l’uso di questi sia giudicato opportuno.

Il Loewenstein (68) sperimentò l’azione di un preparato di B. somministrato endovena una o due volte al giorno. L’A. afferma di non aver osservato effetti collaterali, ottenne invece l’effetto tonico sul cuore, sulla circolazione e risultati favorevoli nell’angina pectoris. Analogamente ad altri AA. precedentemente citati, trovò che i preparati di B. associati coi glucosidi digitalici, ne aumentano l’attività e permettono una riduzione del loro dosaggio.

Il Seel (54) che eseguì uno studio clinico e farmacologico esteso a 220 pazienti, trovò che il B. e i suoi derivati, accrescono il flusso delle coronarie e per ciò regolano la circolazione generale. Egli li ritiene, sotto questo aspetto, superiori alla Digitale, poiché favorendo l’assimilazione dello zucchero del sangue, accentuano il metabolismo del glicogeno nel cuore ed evitano l’ipoossiemia.

Analogamente, Herfort e Liertzer (69) avendo trattato 50 pazienti, hanno anzitutto notata la favorevole azione della droga sull’irrorazione sanguigna delle coronarie, azione che si esprimeva con la normalizzazione del tratto S-T dell’elettrocardiogramma, mentre l’azione tonica sul miocardio si manifestava con la scomparsa degli edemi cardiaci in atto. L’azione sedativa, ripetutamente osservata, la scomparsa delle cefalgie e dei disturbi del sonno, dovrebbero essere attribuibili, secondo gli AA. alla migliorata irrorazione cerebrale osservata anche sperimentalmente. A questo proposito occorre ricordare che Grandpierre e Lemaire (70) riferirono precedentemente, che l'iniezione di estratti di B. provoca alcune modificazioni delle onde cerebrali e che questa constatazione indusse gli AA. a ritenere che il B. potrebbe essere considerato come una sostanza avente una certa azione sul funzionamento dei centri superiori. i

Fasshauer (71) sperimentando l’attività di un preparato di B. su 100 casi clinici (comprendenti pazienti affetti da disturbi da cuore senile, da vizi mitralici e da sclerosi delle coronarie) ha osservato una netta attività vasale e coronarica, nonché un’azione tonica generale.

Secondo Czickeli (72) i preparati di B. eserciterebbero un’azione tonica nei casi di leggera debolezza cardiaca e agirebbero favorevolmente nei casi di lieve aritmia.

I risultati ottenuti da Binder (73) trattando 120 pazienti con tintura di B. sola od associata a Digitale, hanno, infine dimostrato che i casi, trattati con l’associazione Digitale-B. hanno avuto un’evoluzione migliore di quelli trattati con la sola Digitale. I risultati migliori sono stati ottenuti tuttavia, nei soggetti con preinsufiicienza cardiaca, senza ipertensione né difetti valvolari, vale a dire nei pazienti che, pur presentando segni soggettivi di imperfetto compenso circolatorio, non presentavano tuttavia alcun segno soggettivo di scompenso. Buoni risultati sono stati riscontrati dalI’A. anche nei casi di cuore senile e di angina pectoris, nei quali ultimi il B. avrebbe reso più rare e meno gravi le crisi anginose.

Da tutto ciò si può concludere, riassumendo brevemente, che il B. può trovare un utile impiego terapeutico, come regolatore cardio-vascolare, come vasodilatatore generale e in particolare delle coronarie, utile quindi nella terapia dell’angina pectoris, come modificatore del trofismo cardiaco. e come ipotensivo. Dubbia é la sua azione cardiotonica o per lo meno limitata a casi particolari (preinsufficienza cardiaca, cuore senile), accertata invece la sua azione potenziatrice dell'azione della Digitale e delle droghe digitaliche. Interessante anche la sua azione sedativa che si manifesta specialmente nell’eretismo cardiaco e vascolare degli arteriosclerotici, casi nei quali vale a diminuirne anche l’eccessiva emotività e lo stato ipertensivo.

II Biancospino, secondo Scholten (76). può avere un huon impiego terapeutico non tanto per il suo contenuto di sostanze particolarmente attive, quanto per l’azione combinata di tutti i suoi componenti.

Estratti e preparati vari

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a) Estratto fluido per tintura (g 1 = XLVlll gtt).

Dosi: g 0,6-1.2 pro die-

b) Estratto fluido per sciroppo (g 1 = XLll gtt).

Dosi: come sopra.

c) Estratto molle acquoso (una parte = 5 p. di droga).

Dosi: g 0,12-0,25 pro die.

d) Estratto secco idroalcoolico (una parte = 7 p. circa di droga).

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Dosi: g 0,09-0.2 pro die.

e) Estratto secco iniettabile.

Dosi: g 0.05-0,1 pro dose.

f) Tintura al 20 % di droga.

Dosi: g 3-6 pro die.

Preparazioni usuali e formule galeniche

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Tintura

Estratto fluido biancospino per tintura………………………. ' g 20

Alcool di 60°…………………………………………………………….. g 80

(da XX a XL gtt pro dose, tre volte pro die)

Sciroppo

Estratto fluido biancospino per sciroppo…………………….. g… 5

Sciroppo semplice F. U……………………………………………. g 95

(a cucchiaini)

Pozione sedativa

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Estratto fluido biancospino per sciroppo ……………………. g… 1,5

Estratto fluido passiflora per sciroppo………………………… g… 1,5

Estratto fluido valeriana per sciroppo………………………… g… 8

Estratto fluido menta alcool-idrosolubile…………………… g 2

Sciroppo semplice F. U……………………………………………. g 200

(un cucchiaio in un po' d’acqua)

Gocce cardiotoniche

Tintura di adonide

Tintura di biancospino…………………………………………… aa g 10,0

(3 volte al giorno nell’intervallo tra i pasti, 30 gocce in un poco d’acqua)

BIBLIOGRAFIA

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