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Echinacea

(Echinacea angustifolia Moench. – Fam. Composite)

Echinacea- Ultimo aggiornamento pagina: 27/02/2018

Indice dei contenuti

  1. Generalità
  2. Componenti principali
  3. Proprietà farmacologiche
  4. Estratti e preparati vari
  5. Preparazioni usuali e Formule
  6. Bibliografia

Generalità

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echinacea

Etimologia Il nome linneano di questa pianta è Rudbeckia angustifolia dedicata a Ol. Rudbeck, botanico svedese del XVII sec. nome anche di una varietà della Rudbeckia laciniata L. Il genere Moench lo denominò Echinacea, dal greco ecinos = riccio, per i semi che hanno, alla sommità, un margine membranoso con 4 denti. Secondo altri, perchè le piante sono scabre.

La specie affine Echinacea purpurea Moench, (sin, Rudbeckia purpurea L, – Echinacea serotina DC, – Rudbeckia hispida Hoffm.) è detta purpurea, per i flosculi rossi o rosei.

angustifolia – per le foglie strette. Nella purpurea sono ovali-acuminate, coi piccioli rossastri.

Nome volgare Cone-flower.

Habitat America del Nord, Messico, Louisiana, Florida.

Pianta erbacea, vivace.

Parti usate Tutta la pianta.

Componenti principali

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Olio etereo 1,5 % (1) [anche 0,04% (2)] nelle radici fresche, 1,25% nelle radici secche (1), 0,05-0,1% nelle foglie fresche (3), 0,18 % nelle foglie secche (4), 0,28 % nei fiori (3). L'olio essenziale contiene, come principale componente, un idrocarburo sesquiterpenico alifatico insaturo di formula C15H28 (1).

Resina (1,9% nelle radici), contenente gli acidi oleico, linoleico, cerotico e palmitico e tre fitosterine (5).

Stoll e coll. (6) hanno recentemente isolato un glicoside, echinacoside, C35H46O20, che si trova in proporzioni pari all'1 % nelle radici. Questa sostanza è un glicoside composto di etanol-pirocatechina (aglucone) e degli zuccheri l-ramnosio (1 mol.) e d-glucosio (2 mol.), del quale ultimo la molecola unita all'aglucone è esterificata con una molecola di acido caffeico (6).

Dalle radici dell'Echinacea angustifolia Jacobson (7) ha ottenuto un estratto pentanico consistente nel 4 % di un olio giallo, dotato di intense proprietà insetticide. Per distillazione di questo olio lo stesso A. ha isolato un idrocarburo, probabilmente identico al composto C15H28 segnalato da Woods (1). Dalla frazione neutra del residuo della distillazione è stata pure preparata, nelle proporzioni di g 0,0004 % delle radici essiccate, una sostanza cristallina, C16H25NO, che è stata denominata echinaceina. Questa sostanza, tossica per gli insetti, sarebbe l'isobutilamide di un acido insaturo (7) e potrebbe essere identica alla neoerculina, isolata da Crombie

echinacea Figura 1

(8) dallo Zantoxhylum clava-herculis L. ed identificata Con la N-isobutil-dodeca-2,6,8,10-tetraenamide avente al seguente formula:

echinacea Figura 1

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a

Nelle radici secche dell'Echinacea angustifolia sono stati trovati inoltre: betaina 0,1 %, inulina, glucosio, levulosio, un acido C9H10O5, identificabile verosimilmente con un acido triossifenilpropionico (5), ceneri 7,8 % (5).

L'echinacina, saggiata farmacologicamente da diversi AA. (10) (11)

(12) (13) (14) (15) (16) è un estratto di Echinacea purpurea Moench. Poco si conosce dei componenti attivi di questa droga, come pure di quelli dell'Echinacea pallida Nutt., pure usata in terapia.

Nell'E. purpurea Moench., oltre ad olio essenziale, sono stati messi in evidenza tannino, inulina, glucosio, levulosio, tracce di un glicoside non identificato, acido ascorbico, acidi grassi saturi, (stearico, miristico e palmitico) ed insaturi (linolenico e linolico), i fermenti catalasi, ossidasi e perossidasi ed un fattore di crescita identificato con un'ammina, appartenente al gruppo della betaina e corrispondente ad un trimetilderivato della glicocolla (17) (18).

Nelle foglie, nei fusti, nelle infiorescenze e nelle radici dell’Echinacea purpurea Moench., Gentry H. S. e coll. (19) hanno escluso la presenza di flavonoidi, di alcaloidi e di tannini.

Nelle radici seccate all'aria dell’Echinacea purpurea Moench., Heyl e Staley (2) hanno trovato 10,18% di acqua, 15,6% di pentosano e 5,3 % di proteine, 6,93 % di ceneri ed inoltre saccarosio, altri zuccheri e resina. Schindler (4) ha segnalato i seguenti valori percentuali per l’olio essenziale delle diverse parti dell'E. purpurea:

echinacea Figura 3

Neugebauer (3) ha rilevato le notevoli differenze nel contenuto di olio essenziale delle diverse parti della pianta e delle diverse specie di Echinacea, come risulta dai dati della tabella seguente:

echinacea Figura 4

Nelle foglie fresche dell'E. purpurea Moench, Gunther, Heeger e Rosenthal (9) hanno trovato mg 47% di vitamina C (equivalenti a mg 214%, calcolati nella droga secca).

Proprietà farmacologiche ed impiego terapeutico

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Il compito di redigere un capitolo sull'Echinacea è reso particolarmente difficile dal fatto che in terapia vengono impiegate indifferentemente diverse specie di questa pianta: angustifolia, purpurea e pallida, principalmente.

Esse inoltre, sono ancora imperfettamente note specialmente per quanto riguarda la composizione chimica il cui studio risulta ancora incompleto e poco approfondito. La specie che trova più frequente impiego in terapia, sembra essere l’angustifolia, ma se la sua composizione chimica è stata un po' più studiata di quella delle altre, pur senza giungere alla identificazione del principio attivo, scarse sono le cognizioni farmacologiche sino ad ora acquisite. Sulla purpurea al contrario, chimicamente anche meno studiata, sono state eseguite un maggior numero di ricerche farmacologiche ed è quindi più nota delle altre sotto questo aspetto.

E’ generalmente ammesso che tutte le suddette varietà di Echinacea, si prestano alle stesse applicazioni terapeutiche, il che ci autorizza a ritenere che anche la loro composizione e le loro proprietà farmacologiche, se non uguali, siano almeno molto simili. Per cui, anche se questo capitolo è dedicato alla Echinacea angustifolia, crediamo di poter integrare la conoscenza di questa con quanto è noto sulla purpurea e sulla pallida, al fine di offrire un quadro più completo sul meccanismo con cui si ritiene che queste droghe esplichino la loro azione farmacologica.

L’Echinacea era nota agli indiani d'America i quali la usavano per curare ogni specie di piaghe e di ferite, non escluse quelle provocate dal morso dei serpenti. E' presumibile che gli indiani del Nebraska, del Missouri e i Sioux, impiegassero l'E. angustifolia perchè più comune delle'altre specie, nelle regioni da essi abitate. E' più probabile invece che l’E. purpurea venisse usata dagli indiani della Virginia, regione questa in cui non vegetano altre specie di questa pianta.

Le prime notizie sull'introduzione dell'Echinacea nella medicina pratica si debbono a J. U. Lloyd (20) mentre la droga usata anche più tardi, dai medici americani, venne precedentemente identificata da G. C. Lloyd (21) (fratello di J. U. Lloyd), come E. angustifolia.

Lo Schindler (22) nota che nel Nordamerica vengono impiegate in terapia diverse specie di Echinacea ma soprattutto l’E. angustifolia e l’E. pallida, più raramente l'E. purpurea. Stranamente, le denominazioni relative alle diverse specie, verrebbero spesso considerate, secondo lo Schindler, come sinonimi ma l'HAB. (Farmacopea omeopatica tedesca), come anche l'americana, ne fanno una netta distinzione e considerano officinale soltanto l'E. angustifolia, la quale però, nella pratica, viene spesso scambiata con la pallida, botanicamente molto simile.

L'Echinacea venne raccomandata fin dai primi anni del nostro secolo nella terapia delle infezioni localizzate e generali (piaghe e ferite infette, foruncoli, febbri infettive e settiche) per le sue proprietà di aumentare la resistenza dei tessuti e dell'organismo alle infezioni (23).

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Dallo Stimson (24) venne preconizzata anche come droga ad azione analgesica e afrodisiaca ma tali azioni non vennero confermate dai risultati delle successive ricerche farmacologiche.

II meccanismo con cui l'Echinacea agisce nel trattamento delle infezioni generali e localizzate non è stato ancora definitivamente chiarito, ma gli AA. sono concordi nell’ammettere che questa droga, pur non possedendo un’azione inibitrice diretta sullo sviluppo degli agenti infettivi, è capace di agire favorevolmente nelle malattie da essi provocate e ciò sia nel caso in cui i suoi preparati vengano somministrati per via endovenosa, che nel caso in cui vengano impiegati per applicazione locale [Albus e Hering (25), Fischer (26), Kriebisch (27), Sussenguth (28)].

E’ stato osservato che nel trattamento di ferite purulente e in altri casi di infezioni cutanee, l'applicazione locale di preparati di Echinacea, conduce ad una più rapida rigenerazione dei tessuti [Albus e Hering (25), Koch (29), Ufer (30), Giesbert (31)].

Il Busing (32), in considerazione dell'importanza che viene attribuita al grado di polimerizzazione degli acidi jaluronici sulla viscosità dei liquidi tessutali e quindi sulla maggior o minor facilità e rapidità di diffusione degli agenti infettivi nei tessuti, ha voluto provare se l'Echinacea ha il potere di inibire le proprietà di depolimerizzazione della jaluronidasi e quindi di garantire la stabilità degli acidi jaluronici altamente polimerizzati anche in presenza della stessa jaluronidasi attiva.

I risultati delle prove eseguite dal Busing hanno infatti dimostrato che l'Echinacina (estratto standardizzato di Echinacea purpurea) è dotata veramente di tale proprietà e che quindi anche questa può essere annoverata fra quelle che contribuiscono ad aumentare le difese dell'organismo dall'aggressione degli agenti infettivi. Successivamente lo stesso Busing trovò che i componenti dell'Echinacea sono in grado di aumentare in modo durevole e intenso, dopo una diminuzione iniziale e transitoria, il tasso di properdina, sieroproteina questa che, com'è noto, è presente nel sangue come costituente fondamentale del sistema properdinico (complemento e joni Mg) ed è capace di uccidere in vitro, batteri e protozoi, o di inattivare i virus, di lisare gli eritrociti anormali e di aumentare la resistenza degli animali alle infezioni.

Ad analoghe conclusioni sono pervenuti Koch e Haase (33), i quali sperimentando su ratti e valendosi del «test» di «spreading-test» da essi opportunamente modificato, sono giunti alla determinazione quantitativa delle sostanze che attivano o inibiscono la jaluronidasi. Gli AA. hanno così potuto confermare che l'Echinacina contiene un principio antijaluronidasico in misura tale che cc 0,04 di Echinacina su 2 U. Schering di Kinetina, corrispondono all'effetto di 1 mg di cortisone e che l'Echinacina alla concentrazione di 7:1 è capace di inibire completamente l'azione jaluronidasica.

Lo stesso Koch in collaborazione con Uebel (34) trovò che per trattamento del tessuto sottocutaneo con Echinacina, è possibile arrestare, localizzandola, un'infezione prodotta da streptococchi, laddove il trattamento con formaldeide, non modifica il decorso dell'infezione che evolve determinando una polisierosite muco-purulenta che conduce rapidamente a morte gli animali.

L'effetto inibente dell'Echinacina potrebbe essere dovuto, secondo gli AA., a due differenti meccanismi d'azione; ad un'azione inibitrice diretta sulla jaluronidasi nel senso precedentemente descritto e ad un'azione indiretta sul sistema acido jaluronico-jaluronidasi, secondaria ad un aumento particolarmente notevole dei fibroblasti, dovuto all'Echinacina.

Dopo l'avvento dei nuovi chemioterapici e degli antibiotici, il valore terapeutico attribuito in passato a quelle sostanze che stimolando le naturali difese dell'organismo, agiscono aspecificamente contro i germi patogeni, subì una notevole riduzione, ma nuova importanza esse acquisirono allorché ci si rese conto che la resistenza che assumevano i germi di fronte all'azione delle suddette nuove sostanze, poteva essere più o meno completamente annullata soltanto mediante l'azione associata di stimoli aspecifici [Siggelkow (35), Undeutsch (36), Jung (37), Herrmann (38), Reploh e Chemnitz (39)].

I risultati di esperienze cliniche condotte da diversi AA. [Haase (40), Hauberrisser (41), Philippart (42), Roseler (43) sull'aumento di resistenza dell’organismo, determinato dall'Echinacina e i favorevoli risultati ottenuti nel trattamento dell'artrite cronica primaria da Meixner (44), della spondilartrite anchilosante da Volhard (45), come pure i risultati di altre ricerche di terapia sperimentale, hanno fatto pensare a Koch e Uebel (46) che nel meccanismo d'azione dei principi attivi dell'Echinacea, possa interferire anche un fattore «stressante» nel senso di Selye, attivo quindi sul sistema ipofiso-corticosurrenalico. In base a questi presupposti gli AA. istituirono una serie di ricerche con lo scopo di studiare le eventuali modificazioni istochimiche (reazioni plasmali, ricerca dell'acido ascorbico e degli esteri colesterinici) citate dal Tonutti (47) nei suoi lavori sulle trasformazioni progressive e regressive che avvengono nella corteccia surrenalica sotto l'influenza della Echinacina. Essi poterono così constatare che 60 ore dopo una sola somministrazione endovenosa di 1 cc di una soluzione diluita di Echinacina, si osserva nella sostanza corticosurrenalica di cavia, una diminuzione di acido ascorbico, un debole aumento degli esteri colesterinici e un aumento di acetilfosfatide (o pla-smogeno, secondo Feulgen), sostanza che si trova associata a molti fosfatidi e che il Tonutti (48) ha trovato soltanto nella parte esterna della zona fascicolata.

La diffusione di queste modificazioni nella sostanza corticosurrenalica è netta soprattutto nelle zone fascicolata e reticolata e ciò anche in base all'aumentato numero, statisticamente significativo, delle mitosi.

echinacea Figura 5

Tali modificazioni progressive si possono ottenere con dosaggi relativamente bassi, ma anche dosi 30 volte superiori, non conducono a variazioni distruttive nelle surrenali, nè ad alcun’altra azione tossica secondaria, negli animali.

Gli stessi AA. (49) successivamente studiarono le modificazioni della resistenza locale dei tessuti nei casi di infezione da streptococchi, sotto l'azione dell'Echinacina e del cortisone. Essi notarono che contrariamente a quanto avviene col cortisone, l'applicazione cutanea preventiva di Echinacina ostacola la diffusione delle infezioni sperimentali da streptococchi, i quali rimangono localizzati o incapsulati nel punto in cui è avvenuta l'infezione (vedi schema 2).

echinacea Figura 6

L'azione locale dell'Echinacina, per quanto riguarda le proprietà stimolanti sulla formazione dei fibroblasti, sarebbe paragonabile, secondo gli AA. a quella del desossicorticosterone e dell'ormone somatotropo del lobo anteriore dell'ipofisi.

Uebel e Koch (50) continuando le loro indagini sul meccanismo di azione dell'Echinacea, hanno poi comunicato i risultati di nuove ricerche sull'attività locale e generale di questa droga. Per quanto riguarda l'attività locale gli AA. hanno notato che negli interstizi fra i frammenti di moltoprene imbevuti di Echinacina e trapiantati sottocute, si manifesta una più abbondante formazione di sostanze PAS-positive e la comparsa di formazioni fibrose più numerose in confronto dei controlli nei quali vennero praticati innesti di moltoprene secco, imbevuto di soluzione fisiologica e di cortisone.

Analoga azione è stata ottenuta somministrando Echinacina endovena. Anche in questo caso gli AA. notarono che intorno a batuffoli di cotone imbevuti di Echinacina e inseriti sottocute, la formazione del tessuto granuloso aumentava nelle proporzioni del 35 % in confronto dei controlli. Anche l’arresto della formazione di granulazioni determinato dal cortisone, sarebbe evitato con la somministrazione endovenosa di Echinacina.

Mediante determinazioni elettroforetiche su carta gli AA. hanno potuto inoltre stabilire che alla somministrazione endovenosa di Echinacina nei topi, seguiva un aumento delle globuline che raggiungeva i valori massimi (del 20 % per l'a1-globulina, del 36 % per l’a2-globulina e del 28 % per la g-globulina) dopo 4 ore dall’iniezione, valori che diminuivano quindi progressivamente per tornare alla norma dopo 24 ore.

I risultati di una serie di ricerche pubblicati fra il 1955 e il 1956 da Tunnerhoff e Schwabe (51) confermano quelli ottenuti dagli AA. precedenti, per quanto riguarda l’attività locale della Echinacina.

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Essi dimostrano infatti che sotto l’influenza di enzimi leucocitici, trapianti di fibrina omolaga ed eterolaga, vengono trasformati, dopo la scissione in aminoacidi, in componenti della sostanza fondamentale del tessuto connettivo. Anche secondo questi AA., la trasformazione di questa sostanza in tessuto connettivo sarebbe stimolata, dalla Echinacina, la quale conterrebbe un fattore di accrescimento del gruppo della betaina

Nei trapianti di fibrina-Echinacina, in confronto con quelli di fibrina pura, i processi di riparazione dei tessuti, risultano notevolmente accelerati e l’infiltrazione leucocitica appare in essa meno marcata. Giovani fibrociti compaiono più rapidamente e in maggior quantità che nei trapianti d fibrina pura e questa differenza di rapidità nella formazione di tessuto sembra essere dovuta all’azione antijaluronidasica della Echinacina. Gli AA. presumono inoltre che questa eserciti un’azione protettiva sui mucopolisaccaridi mesenchimali prodotti dai fibrociti.

Questi mucopolisaccaridi si trovano in forte quantità nei trapianti di fibrina-Echinacina, mentre nei trapianti di fibrina pura se ne riscontrerebbe istochimicamente una quantità limitatissima.

La demolizione enzimatica della fibrina fornisce il materaile fondamentale per la sintesi del tessuto connettivo: i mucopolisaccaridi vengono trasformati in tessuto connettivo dai fibroblasti giovani, la cui formazione è, a sua volta, stimolata dall’Echinacina.

A conclusioni pressocchè analoghe giunge il Kuhn (52) il quale trovò che l’Echinacina attiva il processo di ricostruzione rigenerativo mediante la stimolazione della differenziazione dei fibrociti dai fibroblasti e delle cellule epidermiche fortemente attive, dallo strato germinativo.

Korting e Born (53) sperimentando su topi infettati con trypanosoma rhodesiense, hanno trovato che l’azione etiotropa del Neosalvarsan poteva essere esaltata o diminuita a seconda che il chemioterapico veniva fatto agire isolatamente oppure in associazione con la jaluronidasl, con l’Echinacina oppure con la jaluronidasl e l’Echinacina. In presenza di Echinacina gli AA. hanno notato un ritardo di assorbimento del deposito sottocutaneo di Neosalvarsan e quindi una sua minore attività generale.

Nello studio del meccanismo d'azione dell'Echinacea non si mancò di considerare l’esistenza di una sua eventuale attività antibiotica.

Stoll, Renz e Brack (54) esaminando il potere antibiotico dei prodotti di scissione dell’Echinacoside, notarono che l'acido caffeico è dotato praticamente, della stessa azione del glicoside integro sugli stafilococchi, allorché venga fatto agire in piastra alla stessa concentrazione molecolare. Gli AA. ne dedussero che tale attività batteriostatica dell’echinacoside e del suo aglicone, acido caffeico, può giustificare l’azione cicatrizzante della Echinacea, e cosi pure quella di molte altre piante contenenti acido caffeico.

Occorre notare però che l’azione batteriostatica dell’acido caffeico, già notata da Mazzetti, Passerini, Donatelli e Terni (55) e da Cavoli e Terni (56) si manifesta in vitro ma viene ostacolata, dalla presenza di siero, di sangue e, parzialmente, anche da proteine e da peptoni. E’ quindi logico presumere che essa non si manifesti in vivo e che perciò non possa essere annoverata fra quei fattori atti a facilitare la cicatrizzazione e i processi riparativi dei tessuti di cui si è precedentemente detto.

Riassumendo possiamo dunque dire che nello studio farmacologico dell’Echinacea dobbiamo considerare un’azione locale e un’azione generale.

L'azione locale si manifesta con una inibizione della jaluronidasi da cui deriva la stabilizzazione degli acidi jaluronici che vengono così sottratti all’azione depolimerizzante dell’enzima. Ne consegue un ritardo dell’assorbimento delle sostanze iniettate nei tessuti, una diminuita possibilità di diffusione dei germi infettanti che tendono perciò a localizzarsi nel punto in cui è avvenuta l’infezione e, infine, un accumulo di mucopolisaccaridi (acidi glucoronici in particolare e di altre sostanze PAS-positive) atti a fornire il materiale istoplastico che verrà utilizzato nel corso dei processi riparativi e rigenerativi dei tessuti.

L’azione generale si manifesta con uno stimolo aspecifico delle reazioni difensive e quindi con un aumento della resistenza dell'organismo alla aggressione dei germi patogeni. Questi inoltre verrebbero sensibilizzati all'azione dei chemioterapici e degli antibiotici ed anche la loro eventuale aumentata resistenza a questi farmaci, verrebbe ad essere più o meno completamente annullata.

Fra i fattori che intervengono nel determinismo di questa attività, gli AA. annoverano, oltre l’azione «stressante» nel senso di Selye, con riflessi quindi sul sistema ipofiso-cortico-surrenalico, anche un aumento delle varie frazioni globuliniche e del tasso di properdina.

Non è ancora noto quale o quali principi attivi, fra quelli contenuti nella droga, siano i responsabili delle suddette attività e da ciò deriva il fatto che alcuni interessanti aspetti della loro azione non siano stati ancora sufficientemente chiariti e approfonditi. Resta quindi aperto un vasto campo all’indagine chimica, farmacologica e chimico-biologica, il cui scopo dovrà essere prima di tutto, quello di giungere all’isolamento e alla identificazione chimica del, o dei principi attivi e quindi lo studio dell'intimo meccanismo con cui essi agiscono come inibitori jaluronidasici, come stimolanti dei processi rigenerativi dei tessuti e come stimolanti aspecifici delle reazioni difensive organiche.

Per quanto riguarda le applicazioni terapeutiche dell’Echinacea, occorre dire che attualmente esse sono limitatissime. I suoi estratti vengono raramente impiegati esternamente come tali o sotto forma di pomate, nella terapia di ferite di difficile guarigione, delle ulcere, dei foruncoli, delle diverse infezioni cutanee, dei geloni ecc. [Sussenguth (28)]. Disponendo però di più adatti preparati per uso locale e generale, il suo impiego potrebbe essere notevolmente esteso a più utili e più interessanti applicazioni locali e generali.

Per uso locale, l'associazione con farmaci antibiotici e chemioterapici, potrebbe condurre allo stabilirsi di un utile sinergismo d’azione basato sui seguenti fattori: azione combinata di farmaci ad azione specifica e aspecifica sui germi patogeni. Azione ostacolante la diffusione dei germi e ritardante l'assorbimento delle sostanze associate, in maniera tale che esse permangano più a lungo nel punto in cui sono state applicate ed in più elevata concentrazione. Aumento dell'attività dei chemioterapici e degli antibiotici nei casi di maggior resistenza naturale o acquisita dei germi ai suddetti farmaci. Azione cicatrizzante e favorente la rigenerazione dei tessuti (formazione di granulazioni e di neoepitelio). Localmente inoltre i preparati di Echinacea potrebbero essere impiegati come mezzi ritardanti l'assorbimento di farmaci dai quali si desideri ottenere un'azione più graduale e prolungata.

Per uso orale o parenterale (endovenosa in particolare) i preparati di Echinacea presentano gli stessi vantaggi, per quanto riguarda le loro capacità difensive dell'organismo e riduzione della resistenza dei germi infettanti all'azione dei farmaci che su essi agiscono specificamente.

Per la loro azione ACTH-simile i preparati di Echinacea possono essere impiegati, soli od associati ad altri farmaci, in tutti i casi in cui si renda necessario stimolare l'attività corticosurrenalica (reumatismo, reumartritismo, alcune forme di asma ecc.).

Estratti e preparati vari

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a) Estratto fluido (g 1 = LV gtt).

Dosi: g 0.5-1 pro dose.

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b) Estratto molle idroalcoolico (1 parte = 12 p. circa di droga).

Dosi: g 0,05-0,1 pro dose.

Preparazioni usuali e formule galeniche

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Tintura

Estratto fluido echinacea……………… ……………………….. g 20

Alcool di 70°…………………………………………………………… g 80

(g 2.5-5 pro dose)

Pomata

Tintura echinacea……………………………………………………… g 5

Lanolina g45

(per applicazioni esterne come cicatrizzante)

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Pomata

Estratto molle echinacea ……………………………………….. g 1

Ossido di zinco……………………………………………………….. g 4

Balsamo del Perù…………………………………………………… g 2

Glicerina…………………………………………………………………. g 5

Lanolina

Vaselina………………….. ………………………………………… ana g 10

(per applicazioni esterne come cicatrizzante)

BIBLIOGRAFIA

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