Miracolo a Bari: salvata la vista a bimba di 10 anni

Approccio neurochirurgico mininvasivo multidisciplinare al Policlinico di Bari salva la vista a una bambina di 10 anni.

Una bambina di 10 anni arriva in pronto soccorso con la vista offuscata e gli occhi quasi immobili. Nel giro di poche ore i medici del Policlinico di Bari capiscono che non si tratta di un semplice problema oftalmologico: c’è una grave complicanza neurologica in corso, il rischio è quello di una cecità irreversibile. Grazie a un intervento combinato e a un protocollo innovativo, oggi la piccola ha recuperato completamente la vista, senza protesi né esiti permanenti. (buonasera24.it, bari.corriere.it, agi.it)

Bari, salvata la vista a una bimba di 10 anni: il caso che racconta la forza del lavoro di squadra

La storia comincia al pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Giovanni XXIII di Bari, dove la bambina si presenta con marcato offuscamento visivo e paralisi dei muscoli oculari: non riesce a muovere gli occhi, e la capacità di vedere si sta rapidamente riducendo. (buonasera24.it, bari.corriere.it, agi.it)

Gli esami urgenti – tra cui TAC e risonanza – rivelano un quadro inatteso: una mastoidite all’orecchio destro, cioè un’infezione a carico dell’osso dietro l’orecchio, si è complicata con una trombosi venosa cerebrale estesa fino al seno cavernoso, una struttura vascolare delicatissima alla base del cranio, a strettissimo contatto con i nervi che controllano la motilità oculare e la vista. (buonasera24.it, bari.corriere.it, agi.it)

In pratica, un’infezione dell’orecchio, in genere gestibile con terapia antibiotica se riconosciuta in tempo, ha imboccato una delle evoluzioni più pericolose: la formazione di un trombo nei seni venosi cerebrali, con ipertensione intracranica e compressione sui nervi ottici. È questa combinazione a mettere seriamente in discussione il futuro visivo della bambina. (buonasera24.it, agi.it)

Di fronte alla complessità del quadro, scatta immediatamente la gestione multidisciplinare: vengono coinvolti i medici della Neurologia pediatrica del Giovanni XXIII e le équipe di Neurochirurgia e Otorinolaringoiatria del Policlinico di Bari. (buonasera24.it, bari.corriere.it, agi.it) A coordinare gli interventi sono, tra gli altri, il professor Francesco Signorelli, direttore della Neurochirurgia, e il professor Nicola Quaranta, responsabile dell’area otorinolaringoiatrica. (buonasera24.it, bari.corriere.it)

L’intervento combinato: drenaggio dell’infezione e controllo della pressione intracranica

Dopo una valutazione collegiale, i team decidono di non perdere tempo e optano per un intervento chirurgico combinato, mirato a colpire contemporaneamente le due cause principali del rischio di cecità: l’infezione e l’eccesso di pressione all’interno del cranio. (buonasera24.it, bari.corriere.it, agi.it)

  • Gli otorinolaringoiatri eseguono un drenaggio trans-timpanico, una procedura mininvasiva che consente di eliminare il focolaio infettivo dell’orecchio e favorire il deflusso dei fluidi, riducendo la carica batterica e il rischio di ulteriori estensioni della trombosi. (buonasera24.it, agi.it)
  • In parallelo, la Neurochirurgia posiziona una derivazione spinale esterna, un sistema che permette di drenare il liquido cerebrospinale e abbassare in modo controllato la pressione intracranica, alleggerendo così la compressione sui nervi ottici e sulle strutture neurologiche coinvolte nella motilità oculare. (buonasera24.it, bari.corriere.it, agi.it)

Secondo quanto spiegato dal professor Signorelli, si tratta di un approccio mirato e mininvasivo, scelto con un obiettivo preciso: evitare l’impianto di protesi definitive di derivazione (come gli shunt permanenti), particolarmente problematiche in età pediatrica, perché la crescita del bambino può rendere necessarie revisioni e sostituzioni ripetute nel tempo. (buonasera24.it, bari.corriere.it, agi.it)

La procedura, pur tecnicamente complessa, viene eseguita senza complicanze. Il lavoro delle tre équipe – neurologia pediatrica, otorinolaringoiatria, neurochirurgia – è perfettamente coordinato, con monitoraggio costante dei parametri neurologici e visivi nelle ore successive all’intervento. (buonasera24.it, bari.corriere.it)

Il decorso: pressioni in calo, occhi di nuovo in movimento, vista recuperata

Nei 20 giorni successivi viene applicato uno specifico protocollo di gestione dell’ipertensione intracranica cronica, sviluppato congiuntamente da Neurologia pediatrica e Neurochirurgia del Policlinico di Bari. (buonasera24.it, agi.it)

I controlli seriati mostrano una progressiva normalizzazione delle pressioni intracraniche e, parallelamente, una graduale regressione della paralisi oculare: giorno dopo giorno, gli occhi della bambina tornano a muoversi, la vista si nitidisce, i segni di sofferenza dei nervi ottici si riducono. (buonasera24.it, bari.corriere.it, agi.it)

Dopo circa tre settimane, la derivazione spinale esterna può essere rimossa in sicurezza, segno che l’equilibrio del sistema è stato ristabilito senza bisogno di dispositivi permanenti. (buonasera24.it, bari.corriere.it) La piccola viene dimessa e torna a casa.

Al controllo a sei mesi, la risonanza evidenzia una quasi completa risoluzione della trombosi venosa cerebrale, mentre la valutazione funzionale conferma la piena restitutio ad integrum: la bambina ha recuperato totalmente la vista, senza deficit residui né nella motilità oculare né nella capacità visiva. (buonasera24.it, bari.corriere.it, agi.it)

Un esito che, in un contesto del genere, non era affatto scontato. Le trombosi dei seni venosi cerebrali in età pediatrica possono lasciare esiti neurologici e visivi importanti; in questo caso la diagnosi rapida, l’intervento tempestivo sul focolaio infettivo e la gestione attiva della pressione intracranica hanno fatto la differenza. (agi.it)

Un modello di cura multidisciplinare che fa scuola

Il direttore generale del Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce, sottolinea come questo caso non sia solo una storia a lieto fine, ma anche una conferma della vocazione altamente specialistica e pediatric-oriented dell’ospedale. (buonasera24.it, bari.corriere.it, agi.it)

Nel 2025 al Policlinico sono state eseguite oltre 70 procedure neurochirurgiche pediatriche, circa la metà delle quali per tumori cerebrali, gestite in stretta integrazione con l’oncologia pediatrica. (buonasera24.it, bari.corriere.it) Dati che delineano un centro in cui la neurochirurgia per l’età evolutiva non è l’eccezione, ma pratica consolidata.

Il caso della bambina di 10 anni mette in luce alcuni punti chiave del modello barese, in linea con le migliori pratiche internazionali nella gestione delle emergenze neurovascolari pediatriche:

  • Centralità del team multidisciplinare: neurologi pediatrici, neurochirurghi, otorinolaringoiatri, anestesisti e neuroradiologi coinvolti fin dall’inizio del percorso. (buonasera24.it, bari.corriere.it, agi.it)
  • Approccio mininvasivo e personalizzato: scelte chirurgiche pensate per ridurre al minimo l’aggressività sul bambino e limitare la necessità di reinterventi nel lungo periodo. (buonasera24.it, bari.corriere.it, agi.it)
  • Protocolli condivisi per il monitoraggio dell’ipertensione intracranica e delle complicanze trombotiche, con controlli clinici e strumentali ravvicinati. (buonasera24.it, agi.it)
  • Integrazione tra ospedale pediatrico e Policlinico universitario, che consente di unire la vocazione pediatrica pura con le tecnologie e le competenze di un grande centro universitario.

In uno scenario sanitario in cui spesso si parla di mobilità passiva e di famiglie costrette a spostarsi verso i grandi centri del Nord, la vicenda di Bari mostra come, anche nel Mezzogiorno, possano svilupparsi poli di eccellenza capaci di offrire cure ad alta complessità ai pazienti più piccoli.

Mastoidite, trombosi e vista: perché la diagnosi precoce è cruciale

Il caso della bambina non è solo una storia di sanità di eccellenza, ma anche un promemoria di salute pubblica. La mastoidite, oggi più rara grazie agli antibiotici, resta una possibile complicanza delle otiti medie, soprattutto se non trattate tempestivamente o se resistenti alle terapie standard. (agi.it)

In alcuni casi, l’infiammazione può propagarsi ai seni venosi cerebrali, favorendo la formazione di trombi. Quando la trombosi interessa il seno cavernoso, i sintomi possono includere:

  • forte mal di testa
  • febbre e segni infettivi
  • offuscamento della vista
  • difficoltà a muovere uno o entrambi gli occhi
  • gonfiore palpebrale e dolore orbitario

Si tratta di una emergenza neurovascolare che richiede un riconoscimento rapido e il coinvolgimento di centri in grado di gestire sia l’infezione sia le complicanze neurologiche e vascolari. (agi.it)

La storia di questa bambina dimostra come, quando percorso diagnostico e terapeutico sono rapidi e coordinati, anche situazioni potenzialmente devastanti possano evolvere verso una guarigione completa.


Fonti principali:
– La Gazzetta del Mezzogiorno (cronaca sanitaria sul caso del Policlinico di Bari)
– Buonasera24, “Salvata la vista a una bambina di 10 anni” (buonasera24.it)
– Corriere di Bari, “Bimba di 10 anni rischia di perdere la vista, salvata dopo un intervento delicato a Bari” (bari.corriere.it)
– AGI, “Recupera la vista bimba di 10 anni con paralisi oculare operata a Bari” (agi.it)
– LaPresse, “Intervento salva vista su una bimba di 10 anni a Bari” (lapresse.it)