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Durante il digiuno intermittente uno dei dubbi più frequenti riguarda cosa si possa assumere nelle ore in cui non si mangia senza “rompere” il digiuno. La risposta non è sempre univoca, perché dipende dal tipo di protocollo seguito (digiuno a giorni alterni, time-restricted feeding, 16:8, 5:2, ecc.) e dall’obiettivo principale (perdita di peso, miglioramento metabolico, chetosi, benessere intestinale). Tuttavia, esistono principi condivisi che aiutano a orientarsi in modo pratico e sicuro.
In generale, la maggior parte dei protocolli di digiuno intermittente si concentra sulla restrizione calorica nelle ore di digiuno, più che su un’astensione assoluta da qualsiasi sostanza. Questo significa che alcune bevande e prodotti a contenuto calorico nullo o molto basso possono essere compatibili con il digiuno, mentre altri, anche se “piccoli sgarri”, possono annullare parte dei benefici metabolici. Nelle sezioni seguenti analizziamo nel dettaglio bevande, dolcificanti, gomme, integratori e farmaci, con un’attenzione particolare agli errori più comuni.
Bevande consentite e da evitare
Le bevande rappresentano il primo grande capitolo di ciò che si può assumere durante le ore di digiuno. Il cardine è distinguere tra bevande prive di energia (cioè senza calorie o con un apporto trascurabile) e bevande che apportano zuccheri, grassi o proteine. L’acqua, naturale o frizzante, è sempre consentita e anzi raccomandata per mantenere una buona idratazione, che aiuta a ridurre la sensazione di fame e a prevenire mal di testa o cali di pressione. Anche tè e tisane non zuccherate, così come il caffè nero senza zucchero né latte, sono generalmente considerati compatibili con il digiuno nella maggior parte dei protocolli clinici e di ricerca.
Più controverso è il tema delle bevande “zero” o “diet”, come le bibite light con dolcificanti non calorici. Dal punto di vista energetico, non forniscono calorie significative e quindi non interrompono il digiuno in senso stretto. Tuttavia, in alcune persone possono stimolare il desiderio di dolce, influenzare l’appetito o la risposta insulinica in modo indiretto. Per chi utilizza il digiuno intermittente soprattutto per migliorare il rapporto con il cibo e ridurre la dipendenza dal gusto dolce, limitarne l’uso può essere una scelta prudente, pur non essendo obbligatoria in tutti i protocolli. Per un quadro più ampio sulle regole pratiche del digiuno intermittente può essere utile approfondire le indicazioni generali su cosa assumere durante il digiuno intermittente.
Le bevande che interrompono chiaramente il digiuno sono invece quelle che contengono zuccheri, latte, creme, alcol o quantità significative di nutrienti. Rientrano in questa categoria succhi di frutta, latte e bevande vegetali zuccherate, cappuccino, caffè latte, frullati, smoothie, bevande energetiche zuccherate, alcolici e cocktail. Anche un “semplice” cucchiaino di zucchero nel caffè o nel tè fornisce energia sufficiente a rompere il digiuno dal punto di vista metabolico, soprattutto se ripetuto più volte nella finestra di astensione dal cibo. Chi punta a mantenere la chetosi o a massimizzare la sensibilità insulinica dovrebbe quindi evitarli nelle ore di digiuno.
Un capitolo a parte riguarda le bevande con piccole quantità di grassi, come il caffè con un goccio di latte o con aggiunta di oli o burro (es. “bulletproof coffee”). Alcuni approcci “flessibili” al digiuno intermittente li considerano accettabili se l’apporto calorico resta molto basso, ma dal punto di vista rigoroso qualsiasi apporto energetico può interferire con alcuni adattamenti metabolici del digiuno, in particolare con l’autofagia. Per chi è all’inizio, una regola pratica è: nelle ore di digiuno preferire acqua, tè, tisane e caffè nero non zuccherati; eventuali varianti andrebbero valutate con il proprio medico o nutrizionista in base agli obiettivi e alle condizioni di salute.
Dolcificanti, gomme da masticare e integratori
Dolcificanti e gomme da masticare sollevano spesso dubbi perché, pur avendo poche o nessuna caloria, possono influenzare il gusto, l’appetito e in alcuni casi la risposta ormonale. I dolcificanti non nutritivi (come aspartame, sucralosio, stevia purificata, acesulfame K, ecc.) in genere non apportano energia significativa e quindi non “rompono” il digiuno in senso calorico. Tuttavia, alcune evidenze suggeriscono che in soggetti sensibili possano modulare la secrezione di insulina o alterare il microbiota intestinale. Per questo molti protocolli di digiuno “pulito” consigliano di limitarli nelle ore di digiuno, soprattutto se l’obiettivo è migliorare la sensibilità insulinica e ridurre il craving per il dolce.
Le gomme da masticare senza zucchero contengono spesso polioli (come xilitolo, sorbitolo, mannitolo), che hanno un apporto calorico inferiore allo zucchero ma non nullo. Una singola gomma ha in genere un contenuto energetico molto basso e difficilmente compromette il digiuno dal punto di vista calorico, ma un consumo ripetuto nell’arco della giornata può sommare calorie non trascurabili. Inoltre, la masticazione continua stimola la secrezione di saliva e può attivare meccanismi digestivi anticipatori, aumentando la sensazione di fame in alcune persone. Per chi fatica a controllare l’appetito, è spesso più utile limitare l’uso di gomme anche se “senza zucchero”. Un approfondimento utile riguarda in generale cosa si può assumere durante il digiuno intermittente senza comprometterne gli effetti.
Gli integratori meritano una valutazione distinta. Integratori di vitamine e minerali in forma pura, senza zuccheri aggiunti, oli o eccipienti calorici significativi, in teoria non interrompono il digiuno dal punto di vista energetico. Tuttavia, alcuni micronutrienti (per esempio vitamine liposolubili come A, D, E, K) vengono spesso formulati in oli o capsule molli che contengono grassi, quindi calorie. Altri integratori, come quelli a base di aminoacidi, proteine in polvere, barrette “proteiche” o “energetiche”, forniscono nutrienti che attivano chiaramente i processi metabolici post-prandiali e quindi rompono il digiuno. È importante leggere con attenzione le etichette e, in caso di dubbi, assumere gli integratori durante la finestra di alimentazione.
Un discorso a parte riguarda gli integratori “per il digiuno”, come alcune barrette o prodotti a bassissimo contenuto calorico studiati per mantenere la chetosi o una risposta glicemica simile al digiuno. Alcuni studi suggeriscono che, in contesti controllati, piccole quantità di alimenti specificamente formulati possano non alterare in modo sostanziale alcuni marcatori metabolici del digiuno. Tuttavia, si tratta di protocolli sperimentali e non di indicazioni generalizzabili a tutti. Per la pratica quotidiana, soprattutto senza supervisione specialistica, è più prudente considerare qualsiasi alimento solido o integratore calorico come interruttore del digiuno, e concentrare l’assunzione di questi prodotti nella finestra in cui è consentito mangiare.
In aggiunta, è utile considerare che alcuni integratori contengono sostanze stimolanti, come la caffeina o altri estratti vegetali, che pur non apportando molte calorie possono influenzare sonno, frequenza cardiaca e percezione della fame. Inserire questi prodotti in modo non ponderato durante le ore di digiuno può rendere più difficile ascoltare i segnali del corpo e valutare correttamente la propria tolleranza al digiuno stesso. Un uso consapevole degli integratori, limitato a reali necessità e concordato con un professionista, aiuta a mantenere il digiuno più semplice e sostenibile nel tempo.
Farmaci cronici: come gestirli nelle finestre di digiuno
Chi segue una terapia farmacologica cronica si chiede spesso se i farmaci possano interrompere il digiuno e come gestirne l’assunzione nelle ore di astensione dal cibo. Dal punto di vista calorico, la maggior parte delle compresse o capsule ha un contenuto energetico trascurabile e non incide in modo significativo sul bilancio calorico del digiuno. Tuttavia, la priorità assoluta è la sicurezza della terapia: i farmaci prescritti non vanno mai sospesi, ridotti o spostati di orario senza il parere del medico curante, anche se si sta seguendo un protocollo di digiuno intermittente. In molti casi è possibile adattare gli orari di assunzione alla finestra di alimentazione, ma questo va valutato individualmente.
Alcuni medicinali devono essere assunti a stomaco pieno per ridurre il rischio di effetti collaterali gastrointestinali o per migliorarne l’assorbimento. In questi casi, è spesso consigliabile programmarne l’assunzione durante la finestra in cui si mangia, anche se ciò richiede di modificare leggermente gli orari del digiuno. Altri farmaci, invece, devono essere assunti a stomaco vuoto o in orari molto specifici (per esempio al mattino presto), e possono quindi cadere all’interno della finestra di digiuno: in tali situazioni, il contenuto calorico minimo della compressa è generalmente considerato compatibile con il digiuno, ma è fondamentale che il medico sia informato del regime alimentare seguito per valutare eventuali rischi o interazioni.
Particolare attenzione va posta ai farmaci che influenzano la glicemia, come quelli utilizzati nel diabete. Il digiuno intermittente può modificare la risposta glicemica e insulinica, aumentando il rischio di ipoglicemie se la terapia non viene adeguata. Per questo motivo, chi assume farmaci ipoglicemizzanti orali o insulina non dovrebbe iniziare un protocollo di digiuno intermittente senza una valutazione specialistica. In alcuni casi, il medico può consigliare di concentrare i farmaci nella finestra di alimentazione o di modificare dosaggi e orari; in altri, può sconsigliare del tutto il digiuno. Anche alcuni antipertensivi, diuretici o farmaci psichiatrici richiedono cautela, perché il digiuno può influenzare pressione, equilibrio idro-elettrolitico e stato mentale.
Infine, è importante ricordare che alcuni farmaci vengono assunti in forme liquide, sciroppi o sospensioni che contengono zuccheri o altri eccipienti calorici. In questi casi, l’apporto energetico può essere più rilevante rispetto a una compressa. Se il farmaco è essenziale e non esistono alternative solide, la priorità resta comunque la terapia, accettando che il digiuno possa essere meno “puro” dal punto di vista metabolico. In ogni caso, la gestione dei farmaci in relazione al digiuno intermittente deve essere sempre personalizzata e supervisionata da un professionista sanitario, evitando il fai-da-te.
Errori comuni che annullano i benefici metabolici
Molte persone iniziano il digiuno intermittente con entusiasmo, ma commettono errori apparentemente piccoli che, ripetuti nel tempo, possono ridurre o annullare i benefici metabolici attesi. Uno degli errori più frequenti è sottovalutare le “calorie liquide”: aggiungere zucchero al caffè, bere succhi di frutta, latte o bevande vegetali durante la finestra di digiuno, consumare tisane già zuccherate o bevande energetiche. Anche se si tratta di quantità modeste, l’apporto calorico e di zuccheri è sufficiente a interrompere i processi tipici del digiuno, come l’aumento dell’ossidazione dei grassi e, in alcuni casi, l’attivazione di vie di autofagia cellulare.
Un altro errore comune è l’uso eccessivo di snack “light” o “senza zucchero” nelle ore di digiuno, come caramelle senza zucchero, gomme da masticare in grandi quantità, bevande dietetiche continue. Pur non fornendo molte calorie, questi prodotti mantengono costantemente stimolato il gusto per il dolce, possono aumentare il desiderio di cibo e, in alcune persone, portare a compensare con eccessi nella finestra di alimentazione. Inoltre, un consumo elevato di polioli può causare disturbi gastrointestinali (gonfiore, diarrea), rendendo più difficile proseguire il digiuno nel lungo periodo. Un approccio più efficace è usare questi prodotti con moderazione, privilegiando acqua, tè e caffè non zuccherati.
Molti sottovalutano anche l’importanza di cosa si mangia nella finestra di alimentazione. Concentrarsi solo sugli orari e non sulla qualità degli alimenti porta spesso a compensare con pasti molto ricchi di zuccheri semplici, grassi saturi e cibi ultra-processati. Questo può annullare gran parte dei benefici metabolici del digiuno, come il miglioramento della sensibilità insulinica, del profilo lipidico e dell’infiammazione di basso grado. Per ottenere risultati duraturi, è fondamentale che i pasti siano bilanciati, con un adeguato apporto di proteine, fibre, grassi di buona qualità e carboidrati complessi, e che il digiuno intermittente si inserisca in uno stile di vita complessivamente sano.
Infine, un errore spesso trascurato è ignorare i segnali del corpo e forzare il digiuno nonostante sintomi importanti come vertigini, svenimenti, palpitazioni, forte irritabilità o cali marcati di concentrazione. Il digiuno intermittente non è adatto a tutti e può richiedere adattamenti individuali. Prolungare eccessivamente la finestra di digiuno, ridurre troppo le calorie totali o combinare il digiuno con allenamenti molto intensi senza adeguata supervisione può essere controproducente. In presenza di patologie croniche, gravidanza, allattamento, disturbi del comportamento alimentare o terapie complesse, è indispensabile confrontarsi con il medico prima di intraprendere o modificare un protocollo di digiuno.
In sintesi, ciò che si può assumere durante le ore di digiuno senza interrompere il digiuno intermittente dipende soprattutto dal contenuto calorico e dal contesto clinico individuale. Acqua, tè, tisane e caffè non zuccherati sono generalmente compatibili con la maggior parte dei protocolli, mentre zuccheri, latte, succhi, alcol e alimenti solidi interrompono il digiuno dal punto di vista metabolico. Dolcificanti, gomme e integratori richiedono una valutazione più sfumata, tenendo conto non solo delle calorie ma anche degli effetti su appetito, glicemia e aderenza al percorso. I farmaci cronici non vanno mai modificati senza parere medico, e la loro gestione va integrata con il regime di digiuno in modo personalizzato. Evitare gli errori più comuni e mantenere un dialogo aperto con i professionisti della salute permette di sfruttare al meglio i potenziali benefici del digiuno intermittente in sicurezza.
Per approfondire
Nature Communications presenta uno studio clinico di 6 mesi sul digiuno intermittente in adulti sovrappeso, utile per comprendere come vengono gestite nella pratica le bevande a basso contenuto energetico durante le ore di digiuno.
Current Developments in Nutrition (PMC) descrive una ricerca su barrette a basso contenuto calorico abbinate a caffè o tè, offrendo spunti su come alcuni alimenti specifici possano mantenere risposte metaboliche simili al digiuno.
Foods – Intermittent Fasting: Myths, Fakes and Truth è una revisione narrativa recente che chiarisce miti e realtà sul digiuno intermittente, inclusa la questione delle bevande prive di energia durante la finestra di digiuno.
The BMJ propone una metanalisi di studi randomizzati sulle diverse strategie di digiuno intermittente, utile per valutare gli effetti su peso corporeo e rischio cardiometabolico e per capire come sono strutturati i protocolli di ricerca.
