Che infezioni cura l’azitromicina?

Azitromicina: indicazioni terapeutiche, infezioni trattabili, effetti collaterali e corretto uso dell’antibiotico macrolide

L’azitromicina è un antibiotico molto utilizzato in ambito sia territoriale sia ospedaliero per il trattamento di numerose infezioni batteriche delle vie respiratorie, della pelle e dei tessuti molli, nonché di alcune infezioni a trasmissione sessuale. Molte persone la conoscono con il nome commerciale più diffuso o come “antibiotico per la gola” o “per i bronchi”, ma in realtà il suo spettro d’azione e le sue indicazioni sono più ampi e richiedono sempre una valutazione medica accurata. Comprendere quali infezioni può curare, come funziona e quali sono i possibili effetti collaterali è fondamentale per un uso corretto e responsabile, in un’epoca in cui la resistenza agli antibiotici rappresenta un problema di salute pubblica globale.

Questa guida offre una panoramica completa e aggiornata sull’azitromicina, con un linguaggio accessibile ma scientificamente rigoroso, pensata sia per i pazienti che desiderano informarsi meglio sulla terapia prescritta, sia per i professionisti sanitari in cerca di un riepilogo sintetico ma strutturato. Verranno analizzate le principali infezioni trattabili, le caratteristiche farmacologiche essenziali, gli effetti indesiderati più comuni e i consigli pratici per un uso sicuro. Le informazioni fornite non sostituiscono in alcun modo il parere del medico o del farmacista, ma vogliono essere un supporto alla comprensione delle decisioni terapeutiche.

Cos’è l’azitromicina

L’azitromicina è un antibiotico appartenente alla classe dei macrolidi, una famiglia di farmaci che agiscono inibendo la sintesi proteica dei batteri, bloccandone la crescita e la capacità di moltiplicarsi. Tecnicamente si definisce un antibiotico “batteriostatico”, anche se a concentrazioni elevate può avere un effetto battericida contro alcuni microrganismi sensibili. Dal punto di vista chimico è un derivato dell’eritromicina, ma è stato strutturalmente modificato per migliorare la stabilità in ambiente acido, la penetrazione nei tessuti e l’emivita, cioè il tempo che il farmaco impiega per dimezzare la propria concentrazione nel sangue. Queste caratteristiche spiegano perché spesso l’azitromicina si somministra in cicli di pochi giorni, con una sola dose al giorno, semplificando molto l’aderenza alla terapia rispetto ad altri antibiotici.

Una peculiarità dell’azitromicina è la sua capacità di concentrarsi in modo marcato all’interno dei tessuti e delle cellule, in particolare nei fagociti (cellule del sistema immunitario che “inglobano” i batteri) e nelle sedi di infiammazione. Questo significa che, pur avendo livelli plasmatici relativamente bassi, il farmaco raggiunge concentrazioni elevate proprio dove è più necessario, mantenendo un effetto prolungato anche dopo la fine del trattamento. L’azitromicina è attiva contro numerosi batteri Gram-positivi e Gram-negativi, oltre che contro alcuni patogeni cosiddetti “atipici”, come Mycoplasma, Chlamydia e Legionella, spesso coinvolti nelle infezioni respiratorie non tipiche. Tuttavia, non è efficace contro tutti i batteri e non rappresenta un antibiotico “universale”, motivo per cui la scelta deve essere sempre guidata dal medico, eventualmente sulla base di esami colturali e antibiogramma. Per altre infezioni gravi, come alcune forme di sepsi o meningite, possono essere necessari antibiotici di altre classi, ad esempio le cefalosporine di terza generazione come la cefotaxima.

L’azitromicina è disponibile in diverse formulazioni farmaceutiche, tra cui compresse, capsule, sospensione orale e, in ambito ospedaliero, soluzione per infusione endovenosa. Questa varietà consente di adattare la via di somministrazione alle esigenze del paziente, per esempio facilitando l’uso nei bambini o nei soggetti con difficoltà a deglutire. In ambito territoriale, la forma più utilizzata è quella orale, spesso in confezioni che prevedono cicli brevi di tre o cinque giorni. È importante sottolineare che, pur essendo un farmaco di largo impiego, l’azitromicina è soggetta a prescrizione medica e non dovrebbe mai essere assunta di propria iniziativa, né conservata e riutilizzata per infezioni future senza una nuova valutazione clinica.

Dal punto di vista della sicurezza, l’azitromicina è generalmente ben tollerata, ma come tutti gli antibiotici può causare effetti indesiderati e interagire con altri farmaci. Inoltre, l’uso inappropriato o eccessivo contribuisce allo sviluppo di resistenze batteriche, riducendo l’efficacia non solo per il singolo paziente ma per l’intera comunità. Per questo motivo, le linee guida internazionali raccomandano di riservare l’azitromicina alle situazioni in cui è realmente indicata, evitando il ricorso automatico all’antibiotico per infezioni verosimilmente virali, come molte forme di raffreddore o influenza. Comprendere cosa sia l’azitromicina e come agisca è il primo passo per un uso consapevole e responsabile di questo importante strumento terapeutico.

Infezioni trattabili

L’azitromicina viene impiegata nel trattamento di numerose infezioni batteriche, in particolare a carico dell’apparato respiratorio superiore e inferiore. Tra le indicazioni più comuni rientrano la faringite e la tonsillite batterica, soprattutto quando sono causate da Streptococcus pyogenes e quando non è possibile utilizzare gli antibiotici di prima scelta, come le penicilline, per allergia o intolleranza. È inoltre spesso prescritta nelle otiti medie acute, soprattutto in età pediatrica, e nelle sinusiti batteriche, quando il quadro clinico e la durata dei sintomi fanno sospettare un’eziologia batterica piuttosto che virale. Nell’ambito delle infezioni delle basse vie respiratorie, l’azitromicina trova impiego nella bronchite acuta batterica, nelle riacutizzazioni di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e in alcune forme di polmonite acquisita in comunità, in particolare quando si sospetta il coinvolgimento di patogeni “atipici” come Mycoplasma pneumoniae o Chlamydophila pneumoniae.

Un altro ambito importante di utilizzo dell’azitromicina è rappresentato dalle infezioni a trasmissione sessuale. Il farmaco è infatti attivo contro Chlamydia trachomatis, uno dei patogeni più frequenti nelle uretriti e cerviciti non gonococciche, e può essere impiegato, secondo le linee guida, nel trattamento di queste infezioni, spesso con schemi terapeutici semplificati che favoriscono l’aderenza. L’azitromicina può essere utilizzata anche in alcune forme di infezione da Neisseria gonorrhoeae in associazione ad altri antibiotici, in base ai pattern locali di resistenza. Inoltre, trova impiego nel trattamento di alcune infezioni genitali e anali da Mycoplasma genitalium, sebbene in questo ambito la crescente resistenza del batterio richieda un’attenta valutazione delle linee guida aggiornate e, quando possibile, l’esecuzione di test di sensibilità. In tutti questi casi, la gestione deve essere sempre affidata al medico, che valuterà anche la necessità di trattare i partner sessuali e di eseguire controlli a distanza.

L’azitromicina è inoltre indicata per alcune infezioni della pelle e dei tessuti molli, come impetigine, erisipela e cellulite di lieve-moderata entità, soprattutto quando sono coinvolti streptococchi o stafilococchi sensibili e quando altri antibiotici non sono adatti o non tollerati. In ambito specialistico, può essere utilizzata anche per il trattamento di alcune infezioni causate da micobatteri non tubercolari, ad esempio Mycobacterium avium complex, spesso in associazione con altri farmaci antimicobatterici, in particolare nei pazienti immunodepressi. In questi contesti, la gestione terapeutica è complessa e richiede protocolli specifici, per cui l’azitromicina non va mai assunta senza uno stretto controllo specialistico. Per infezioni sistemiche gravi o meningiti batteriche, invece, si ricorre di norma ad antibiotici diversi, come le cefalosporine di terza generazione, tra cui la cefotaxima iniettabile, che presentano uno spettro e una penetrazione nel sistema nervoso centrale più adeguati.

È fondamentale sottolineare che non tutte le infezioni delle vie respiratorie, urinarie o cutanee richiedono l’uso di azitromicina o di altri antibiotici. Molte forme sono di origine virale o autolimitante e tendono a risolversi spontaneamente con il solo supporto di sintomatici e misure generali, come idratazione e riposo. L’uso inappropriato dell’azitromicina in questi casi non solo non porta beneficio, ma aumenta il rischio di effetti collaterali e contribuisce alla selezione di ceppi batterici resistenti. Per questo motivo, la decisione di iniziare una terapia antibiotica dovrebbe sempre basarsi su una valutazione clinica accurata, eventualmente supportata da esami di laboratorio (tamponi, colture, marcatori infiammatori) e da linee guida aggiornate, evitando l’autoprescrizione o il riutilizzo di confezioni avanzate da precedenti terapie.

Effetti collaterali comuni

Come tutti i farmaci, anche l’azitromicina può causare effetti collaterali, sebbene non si manifestino in tutti i pazienti e siano spesso di intensità lieve o moderata. Gli effetti indesiderati più frequenti interessano l’apparato gastrointestinale e comprendono nausea, vomito, dolore addominale crampiforme e diarrea. Questi sintomi sono legati sia all’irritazione diretta della mucosa gastrica, sia all’alterazione della flora batterica intestinale, che può verificarsi durante la terapia antibiotica. In molti casi, i disturbi gastrointestinali sono transitori e migliorano spontaneamente, ma è importante segnalarli al medico se risultano particolarmente intensi o persistenti, soprattutto in soggetti fragili, anziani o con patologie croniche, nei quali la disidratazione conseguente a vomito e diarrea può rappresentare un rischio concreto.

Un altro gruppo di effetti collaterali riguarda le reazioni di ipersensibilità, cioè le reazioni allergiche al farmaco. Queste possono manifestarsi con eruzioni cutanee, prurito, orticaria e, più raramente, con quadri più gravi come l’angioedema (gonfiore improvviso di labbra, palpebre, volto o vie aeree) o la reazione anafilattica, che rappresenta un’emergenza medica. Sebbene tali eventi siano rari, è fondamentale riconoscerne precocemente i segni: comparsa improvvisa di difficoltà respiratoria, senso di costrizione alla gola, vertigini, calo della pressione, gonfiore del viso o della lingua richiedono l’interruzione immediata del farmaco e il ricorso urgente alle cure mediche. Chi ha già manifestato una reazione allergica grave a un macrolide dovrebbe informare sempre il medico prima di assumere nuovamente antibiotici della stessa classe, in modo da valutare alternative terapeutiche più sicure.

L’azitromicina può inoltre influenzare la funzione del fegato, organo deputato al metabolismo di molti farmaci. In rari casi sono state descritte alterazioni degli esami di funzionalità epatica (aumento delle transaminasi, della fosfatasi alcalina o della bilirubina) e, molto più raramente, quadri di epatite colestatica o danno epatico grave. I pazienti con malattia epatica preesistente dovrebbero essere trattati con particolare cautela e monitorati secondo le indicazioni del medico. Segni come ittero (colorazione gialla della pelle e degli occhi), urine scure, prurito diffuso o dolore nella parte superiore destra dell’addome devono essere prontamente riferiti, poiché possono indicare un coinvolgimento epatico significativo. Anche se tali eventi sono poco frequenti, la consapevolezza dei possibili sintomi di allarme aiuta a intervenire tempestivamente.

Un aspetto di crescente attenzione riguarda gli effetti dell’azitromicina sul ritmo cardiaco. Alcuni macrolidi, tra cui l’azitromicina, possono prolungare l’intervallo QT all’elettrocardiogramma, aumentando il rischio di aritmie ventricolari potenzialmente gravi, come la torsione di punta, soprattutto in pazienti predisposti. Il rischio è maggiore in presenza di fattori come preesistenti cardiopatie, squilibri elettrolitici (ipokaliemia, ipomagnesemia), uso concomitante di altri farmaci che prolungano il QT o dosi elevate. Per questo motivo, nei soggetti con storia di aritmie, scompenso cardiaco o sindrome del QT lungo congenito, l’uso dell’azitromicina deve essere valutato con particolare prudenza, e talvolta si preferiscono antibiotici alternativi. In caso di palpitazioni, capogiri improvvisi, sincopi o sensazione di battito cardiaco irregolare durante la terapia, è opportuno contattare immediatamente il medico o il servizio di emergenza.

Consigli per l’uso

Per massimizzare l’efficacia dell’azitromicina e ridurre il rischio di effetti indesiderati o resistenze batteriche, è fondamentale seguire scrupolosamente le indicazioni del medico e del foglio illustrativo. L’antibiotico va assunto alla dose, all’orario e per la durata prescritti, evitando di interrompere la terapia appena ci si sente meglio. La tendenza a sospendere il farmaco non appena i sintomi migliorano è molto diffusa, ma può favorire la sopravvivenza dei batteri più resistenti e la ricomparsa dell’infezione, talvolta in forma più difficile da trattare. In genere, l’azitromicina si assume una volta al giorno, con o senza cibo a seconda della formulazione, ma è consigliabile mantenere orari il più possibile regolari per garantire livelli plasmatici costanti. In caso di dubbio su come e quando assumere il farmaco, è sempre preferibile chiedere chiarimenti al medico o al farmacista.

Se si dimentica una dose di azitromicina, la regola generale è assumerla appena ci si ricorda, a meno che non sia quasi ora della dose successiva; in tal caso, è meglio saltare la dose dimenticata e proseguire con lo schema abituale, senza raddoppiare la quantità per “recuperare”. L’assunzione di dosi eccessive non aumenta l’efficacia, ma può incrementare il rischio di effetti collaterali, in particolare gastrointestinali e cardiaci. È importante inoltre informare il medico di tutti i farmaci, integratori o prodotti erboristici che si stanno assumendo, poiché alcune associazioni possono modificare l’effetto dell’azitromicina o aumentare il rischio di reazioni avverse. Questo vale soprattutto per i farmaci che influenzano il ritmo cardiaco, gli anticoagulanti orali e altri antibiotici o antifungini sistemici, con cui possono verificarsi interazioni clinicamente rilevanti.

Un altro consiglio essenziale riguarda l’uso responsabile degli antibiotici in generale. L’azitromicina non deve essere utilizzata per trattare infezioni virali come raffreddore comune, influenza stagionale o la maggior parte delle faringiti di origine virale, poiché in questi casi non solo è inefficace, ma contribuisce alla selezione di batteri resistenti. È quindi importante non richiedere “a tutti i costi” un antibiotico al medico e accettare, quando indicato, un approccio di sola terapia sintomatica e osservazione. Allo stesso modo, non bisogna mai assumere antibiotici avanzati da precedenti terapie o consigliati da conoscenti, né condividerli con altre persone. Ogni infezione ha caratteristiche proprie e richiede una valutazione individuale, che può portare alla scelta di farmaci diversi, come ad esempio una cefalosporina di terza generazione iniettabile in caso di infezioni gravi, quale la cefotaxima, piuttosto che l’azitromicina.

Infine, durante il trattamento con azitromicina è utile prestare attenzione ad alcuni segnali che potrebbero indicare la necessità di un nuovo contatto medico. Il mancato miglioramento dei sintomi dopo alcuni giorni di terapia, il peggioramento del quadro clinico, la comparsa di febbre elevata, difficoltà respiratoria, dolore toracico, rash cutanei estesi, ittero o disturbi del ritmo cardiaco sono tutti motivi per rivolgersi tempestivamente al curante o al pronto soccorso, a seconda della gravità. Nei bambini, nei soggetti anziani e nei pazienti con patologie croniche, la soglia di attenzione deve essere ancora più alta. Conservare il farmaco secondo le indicazioni, non utilizzarlo oltre la data di scadenza e smaltire correttamente le confezioni non più necessarie tramite le farmacie o i punti di raccolta dedicati contribuisce a un uso più sicuro e sostenibile degli antibiotici.

Domande frequenti sull’azitromicina

Una delle domande più frequenti riguarda la rapidità d’azione dell’azitromicina: “Quanto tempo ci mette a fare effetto?”. In genere, i primi miglioramenti dei sintomi si osservano entro 48–72 ore dall’inizio della terapia, soprattutto nelle infezioni respiratorie non complicate. Tuttavia, la risposta può variare in base al tipo di infezione, alla gravità del quadro clinico, allo stato immunitario del paziente e alla sensibilità del batterio al farmaco. È importante non aspettarsi una risoluzione immediata e non considerare il trattamento inefficace se dopo un solo giorno non si nota un cambiamento significativo. D’altro canto, se dopo alcuni giorni non si osserva alcun miglioramento o se i sintomi peggiorano, è opportuno contattare il medico per rivalutare la diagnosi, verificare l’aderenza alla terapia o considerare la possibilità di un batterio resistente o di una diversa causa non infettiva.

Un altro dubbio comune riguarda l’assunzione di azitromicina in gravidanza e allattamento. Le evidenze disponibili suggeriscono che l’azitromicina può essere utilizzata in gravidanza quando il beneficio atteso per la madre supera i potenziali rischi per il feto, ma la decisione deve essere sempre presa dal medico caso per caso, valutando alternative terapeutiche e gravità dell’infezione. Durante l’allattamento, piccole quantità di farmaco possono passare nel latte materno; in molti casi l’azitromicina è considerata compatibile con l’allattamento, ma è comunque necessario un confronto con il pediatra e il ginecologo, soprattutto nei neonati prematuri o con patologie concomitanti. In ogni caso, l’autoprescrizione è da evitare rigorosamente in queste fasi delicate della vita, e qualsiasi sintomo insolito nel lattante (diarrea, irritabilità, rash cutanei) va segnalato tempestivamente.

Molti pazienti chiedono anche se sia possibile assumere alcol durante la terapia con azitromicina. Non esiste una controindicazione assoluta all’assunzione di modeste quantità di alcol, ma è generalmente consigliabile limitarne il consumo. L’alcol, infatti, può aumentare il rischio di irritazione gastrica e interferire con la capacità dell’organismo di combattere l’infezione, oltre a potenziare eventuali effetti collaterali come vertigini o senso di stanchezza. Nei pazienti con malattia epatica o che assumono altri farmaci potenzialmente epatotossici, la prudenza deve essere ancora maggiore, poiché sia l’azitromicina sia l’alcol vengono metabolizzati dal fegato. In questi casi, è opportuno discutere con il medico l’opportunità di astenersi completamente dall’alcol per tutta la durata del trattamento e, se necessario, anche oltre.

Infine, è frequente il timore che l’azitromicina “indebolisca” il sistema immunitario o che l’uso ripetuto di antibiotici renda l’organismo “dipendente”. In realtà, l’azitromicina non sopprime direttamente le difese immunitarie, ma agisce sui batteri responsabili dell’infezione. Tuttavia, l’uso inappropriato e ripetuto di antibiotici può alterare in modo significativo il microbiota intestinale e di altre sedi, con possibili ripercussioni sul benessere generale e sul rischio di infezioni opportunistiche, come la diarrea da Clostridioides difficile. Inoltre, l’abuso di antibiotici favorisce la selezione di ceppi batterici resistenti, rendendo più difficile trattare future infezioni, sia nel singolo individuo sia nella popolazione. Per questo motivo, è fondamentale utilizzare l’azitromicina solo quando realmente indicata e sempre sotto controllo medico, inserendola in una strategia complessiva di uso prudente degli antibiotici.

In sintesi, l’azitromicina è un antibiotico macrolide di grande utilità clinica, efficace nel trattamento di numerose infezioni batteriche delle vie respiratorie, della cute, dei tessuti molli e di alcune infezioni a trasmissione sessuale. Le sue caratteristiche farmacocinetiche consentono schemi terapeutici brevi e comodi, ma non ne fanno un farmaco “innocuo” o utilizzabile senza criterio. Conoscere le principali indicazioni, i limiti, gli effetti collaterali e le modalità corrette di assunzione aiuta pazienti e professionisti a impiegarla in modo responsabile, riducendo il rischio di resistenze e massimizzando i benefici. In caso di dubbi, sintomi insoliti o mancato miglioramento, il riferimento rimane sempre il medico curante, che può rivalutare la situazione clinica e, se necessario, modificare l’approccio terapeutico.

Per approfondire

Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) Schede tecniche, RCP e aggiornamenti di sicurezza sui medicinali a base di azitromicina, utili per verificare indicazioni, controindicazioni e avvertenze più recenti.

Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) Informazioni regolatorie e documenti di valutazione sull’azitromicina e sugli antibiotici macrolidi, con particolare attenzione a sicurezza, farmacovigilanza e resistenze.

Istituto Superiore di Sanità (ISS) Approfondimenti su antibiotico-resistenza, uso appropriato degli antibiotici e documenti educativi rivolti a cittadini e professionisti sanitari.

Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Linee guida e rapporti internazionali sull’uso prudente degli antibiotici e sulla gestione delle infezioni respiratorie e sessualmente trasmesse.

Centers for Disease Control and Prevention (CDC) Schede informative e raccomandazioni cliniche aggiornate sulle infezioni trattabili con azitromicina, incluse le malattie sessualmente trasmesse e le polmoniti comunitarie.