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Quando si parla di “collirio antinfiammatorio”, non esiste un solo prodotto con un nome commerciale univoco: si tratta di una categoria di farmaci oftalmici che comprende diverse molecole e formulazioni, ognuna con caratteristiche, indicazioni e profili di sicurezza specifici. I colliri antinfiammatori hanno l’obiettivo di ridurre i segni e i sintomi dell’infiammazione oculare, come arrossamento, dolore, fotofobia e sensazione di corpo estraneo, agendo su mediatori e vie molecolari dell’infiammazione a livello della superficie oculare e dei tessuti più profondi.
Questi medicinali possono essere impiegati in numerosi contesti clinici: dalla gestione dell’infiammazione post-operatoria o post-traumatica, ad alcune forme di congiuntivite, fino al controllo di malattie infiammatorie croniche della superficie oculare. È importante comprendere che il collirio antinfiammatorio non è un “sostituto universale” di altri trattamenti (ad esempio antibiotici o antistaminici) e non agisce sulle cause infettive; inoltre, in molte situazioni la prescrizione e il monitoraggio medico sono essenziali, in particolare quando si usano corticosteroidi, per via dei possibili effetti indesiderati oculari e sistemici.
Cosa sono i colliri antinfiammatori
I colliri antinfiammatori sono preparazioni sterili per uso oftalmico, formulate come soluzioni, sospensioni o emulsioni, che riducono la risposta infiammatoria dell’occhio. L’infiammazione oculare è una reazione complessa della superficie (congiuntiva, cornea) e dei tessuti intraoculari a stimoli lesivi, infettivi o allergici: si manifesta con arrossamento, edema, dolore, lacrimazione, prurito e talvolta calo della vista. Agendo sui mediatori della cascata infiammatoria, i colliri riducono prostaglandine, leucotrieni e citochine responsabili dei sintomi. È utile distinguerli da altre classi di colliri: gli antibiotici mirano ai batteri, gli antivirali ai virus, gli antistaminici modulano la risposta allergica; gli antinfiammatori, invece, attenuano la reazione flogistica indipendentemente dalla causa, ma non sostituiscono terapie etiologiche quando necessarie.
In termini farmacologici, le principali famiglie sono i FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei) e i corticosteroidi. I FANS topici (es. diclofenac, ketorolac, nepafenac, bromfenac) inibiscono la cicloossigenasi (COX), riducendo la sintesi di prostaglandine, utili per dolore e infiammazione, soprattutto nel post-operatorio e in alcune condizioni della superficie oculare. I corticosteroidi (es. dexametasone, prednisolone, fluorometolone, loteprednolo) hanno un’azione più ampia sull’asse infiammatorio, risultano spesso più potenti ma richiedono monitoraggio per potenziali effetti collaterali come l’aumento della pressione intraoculare. In specifici quadri cronici immuno-mediati della superficie oculare si impiegano anche immunomodulatori topici, come la ciclosporina, con obiettivi di controllo a lungo termine della risposta infiammatoria. Per comprendere come sono strutturate le schede farmaco (principio attivo, indicazioni, avvertenze) può essere utile vedere un esempio in altra area terapeutica, come la scheda di Miclast
La forma farmaceutica influisce su efficacia e tollerabilità. Le soluzioni sono omogenee e spesso ben tollerate; le sospensioni richiedono un’accurata agitazione prima dell’uso per disperdere uniformemente il principio attivo; le emulsioni possono migliorare la permanenza del farmaco sulla superficie oculare. Il pH, l’osmolarità e la presenza di agenti veicolanti o viscosizzanti (come carbossimetilcellulosa o acido ialuronico) modulano l’aderenza alla superficie, la biodisponibilità e il comfort. Alcuni FANS sono formulati come profarmaci (ad esempio nepafenac), pensati per penetrare meglio e attivarsi in situ; tra i corticosteroidi, molecole come il loteprednolo sono progettate per essere metabolicamente inattivate rapidamente dopo aver esercitato l’effetto, con l’obiettivo di ottimizzare il profilo beneficio-rischio. Anche la presenza o meno di conservanti (come il cloruro di benzalconio) è rilevante: i colliri monodose senza conservanti sono preferibili in terapie prolungate o in pazienti con occhio secco e superficie oculare compromessa.

Un uso corretto è determinante per efficacia e sicurezza. La tecnica di instillazione prevede di lavarsi le mani, evitare il contatto del beccuccio con l’occhio o le palpebre, instillare la goccia nel fornice congiuntivale e praticare l’occlusione del punto lacrimale (pressione delicata all’angolo interno dell’occhio per 1–2 minuti) per ridurre l’assorbimento sistemico. In caso di più colliri, è bene distanziare le somministrazioni di almeno 5–10 minuti, usando per ultimi i gel o unguenti. Le lenti a contatto morbide vanno rimosse prima dell’instillazione, soprattutto in presenza di conservanti, e reinserite dopo un intervallo di sicurezza indicato dal foglietto illustrativo. Il ricorso ai corticosteroidi richiede una chiara indicazione clinica e, se protratto, il controllo della pressione intraoculare; l’interruzione improvvisa dopo terapie prolungate può essere evitata scalando la dose secondo indicazione medica. Per un esempio pratico di come è riportato un foglio illustrativo e le relative avvertenze su Torrinomedica (sebbene in un ambito non oftalmico), è possibile consultare la pagina di Borocaina Gola
La sicurezza dei colliri antinfiammatori dipende dal principio attivo, dalla durata della terapia e dalla suscettibilità del paziente. I FANS topici possono causare bruciore transitorio all’instillazione, irritazione, talvolta cheratite puntata; raramente, in condizioni predisponenti, è stata descritta ritardata cicatrizzazione corneale. I corticosteroidi, specie se usati ad alte dosi o per periodi prolungati, possono aumentare la pressione intraoculare, favorire la comparsa di cataratta sottocapsulare posteriore e mascherare o aggravare infezioni oculari (batteriche, virali come l’herpes simplex, o micotiche). Questi rischi non controindicano il loro impiego quando necessario, ma richiedono prudenza, diagnosi corretta e follow-up, soprattutto in pazienti con glaucoma, diabete, patologie corneali, in età pediatrica o in gravidanza/allattamento. L’equilibrio tra beneficio e rischio è ottimizzato scegliendo la molecola appropriata, la minima dose efficace e la durata più breve possibile compatibile con il controllo dell’infiammazione, oltre a una educazione accurata del paziente sull’uso del farmaco e sui segni di allarme che richiedono rivalutazione clinica.
Principali usi dei colliri antinfiammatori
Nell’ambito post-operatorio, in particolare dopo chirurgia della cataratta e altre procedure del segmento anteriore, i colliri antinfiammatori sono impiegati per contenere la flogosi, il dolore e la fotofobia. I FANS topici contribuiscono a ridurre la risposta prostaglandinica e il discomfort, mentre i corticosteroidi accelerano il controllo dell’infiammazione della camera anteriore e della superficie oculare. La durata del trattamento e lo schema di riduzione progressiva dipendono dal tipo di intervento e dall’andamento clinico.
Nelle patologie della superficie oculare, come congiuntivite allergica stagionale o perenne e forme vernal/atopiche, gli antinfiammatori topici aiutano a ridurre prurito, arrossamento ed edema. I FANS hanno prevalentemente un effetto sintomatico; i corticosteroidi si riservano alle riacutizzazioni più marcate e per periodi brevi, mentre nelle forme croniche possono essere associati immunomodulatori (ad esempio ciclosporina) per il controllo a lungo termine. In quadri di occhio secco infiammatorio o disfunzione delle ghiandole di Meibomio, brevi cicli di steroide possono essere utilizzati per riattivazioni, all’interno di un piano terapeutico più ampio.
In selezionate condizioni del segmento anteriore, come uveite anteriore non infettiva, episclerite o alcune cheratiti immuno-mediate, i corticosteroidi topici rientrano in protocolli specialistici e possono essere associati a terapie causali o sistemiche. Dopo traumi minori del segmento anteriore o manovre strumentali, i FANS topici possono contribuire al controllo del dolore; l’impiego di steroidi richiede una valutazione attenta per escludere lesioni corneali o rischio infettivo.
Al di fuori di questi scenari, l’uso empirico non è raccomandato: i colliri antinfiammatori non sostituiscono le terapie etiologiche e risultano controindicati in molte infezioni attive della superficie oculare, in particolare nelle cheratiti da herpes simplex. La scelta della molecola, della posologia e della durata deve considerare le caratteristiche del paziente, le comorbilità e l’eventuale associazione con altre terapie topiche.
Nomi commerciali più comuni
I colliri antinfiammatori sono disponibili in diverse formulazioni e con vari principi attivi. Ecco alcuni dei nomi commerciali più diffusi:
- Oftalar: contiene pranoprofen, un FANS utilizzato per trattare infiammazioni oculari non infettive.
- Yellox: a base di bromfenac, indicato per il trattamento dell’infiammazione post-operatoria dopo interventi di cataratta.
- Fluaton: contiene fluorometolone, un corticosteroide impiegato nelle infiammazioni del segmento anteriore dell’occhio.
- Dicloftil: a base di diclofenac, utilizzato per stati infiammatori non infettivi del segmento anteriore dell’occhio, in particolare dopo interventi di cataratta.
È fondamentale consultare un medico o un farmacista prima di utilizzare questi farmaci, per assicurarsi che siano appropriati per la propria condizione e per ricevere indicazioni sul corretto utilizzo.
Effetti collaterali e precauzioni
Come tutti i farmaci, anche i colliri antinfiammatori possono causare effetti collaterali. Gli effetti indesiderati più comuni includono:
- Irritazione oculare: sensazione di bruciore, prurito, arrossamento o dolore all’instillazione.
- Reazioni allergiche: gonfiore delle palpebre, lacrimazione eccessiva o secrezioni oculari.
- Alterazioni della vista: visione offuscata temporanea dopo l’applicazione.
In rari casi, l’uso prolungato di corticosteroidi può aumentare la pressione intraoculare, con rischio di glaucoma, o favorire lo sviluppo di cataratta. È quindi consigliabile utilizzare questi farmaci sotto stretta supervisione medica e per periodi limitati.
Prima di iniziare un trattamento con colliri antinfiammatori, informare il medico di eventuali allergie note, altre condizioni oculari preesistenti o l’uso di lenti a contatto. In alcuni casi, potrebbe essere necessario sospendere l’uso delle lenti durante il trattamento.
Quando consultare un medico
È importante rivolgersi a un medico oculista nei seguenti casi:
- Se i sintomi oculari persistono o peggiorano nonostante l’uso del collirio.
- In presenza di dolore oculare intenso, perdita improvvisa della vista o sensibilità alla luce.
- Se si manifestano reazioni allergiche gravi, come gonfiore del viso o difficoltà respiratorie.
- Prima di iniziare un nuovo trattamento, soprattutto se si stanno già assumendo altri farmaci o si soffre di condizioni mediche preesistenti.
Una valutazione medica tempestiva può prevenire complicazioni e garantire un trattamento adeguato alla specifica condizione oculare.
In sintesi, i colliri antinfiammatori sono strumenti efficaci nel trattamento di diverse condizioni oculari infiammatorie. Tuttavia, è essenziale utilizzarli con cautela, seguendo le indicazioni mediche e prestando attenzione a eventuali effetti collaterali. La consultazione con un professionista sanitario è fondamentale per garantire un uso sicuro e appropriato di questi farmaci.
Per approfondire
Oftalar: effetti collaterali e controindicazioni – Torrinomedica
Dettagli sugli effetti collaterali e le controindicazioni del collirio Oftalar.
Bromfenac – Wikipedia
Informazioni sul bromfenac, principio attivo del collirio Yellox.
Dicloftil – Foglio illustrativo, effetti collaterali, dosaggio | Foglietti illustrativi
Informazioni sul collirio Dicloftil, a base di diclofenac.
