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Domandarsi cosa succede se si prendono due compresse di Fexallegra è molto comune, soprattutto nei periodi di forte allergia in cui i sintomi sembrano non dare tregua. È importante però distinguere tra un’assunzione occasionale leggermente superiore alla dose prescritta e un vero e proprio sovradosaggio, che può comportare rischi e richiede maggiore attenzione. Conoscere il funzionamento del farmaco, i possibili effetti indesiderati e i segnali da non sottovalutare aiuta a gestire la situazione con maggiore consapevolezza.
In questo articolo analizziamo in modo chiaro e basato sulle evidenze cosa si sa sulla sicurezza della fexofenadina (principio attivo di Fexallegra), quali effetti può dare un’assunzione eccessiva, quali sintomi monitorare e quando è opportuno contattare il medico o rivolgersi al pronto soccorso. Non verranno fornite indicazioni personalizzate su dosaggi o terapie: per qualsiasi dubbio specifico è sempre necessario confrontarsi con il proprio medico o farmacista.
Cos’è Fexallegra
Fexallegra è un medicinale a base di fexofenadina, un antistaminico di seconda generazione utilizzato per il trattamento dei sintomi di rinite allergica (raffreddore da fieno, allergia ai pollini, acari, peli di animali) e, in alcune formulazioni, dell’orticaria cronica spontanea. Gli antistaminici agiscono bloccando i recettori dell’istamina H1: l’istamina è una sostanza rilasciata dall’organismo in risposta all’allergene e responsabile di sintomi come starnuti, prurito nasale, naso che cola, occhi rossi e pruriginosi, pomfi cutanei. La fexofenadina è considerata un antistaminico “non sedativo” o “poco sedativo”, perché attraversa in misura limitata la barriera emato-encefalica e tende a dare meno sonnolenza rispetto agli antistaminici di prima generazione.
Ogni confezione di Fexallegra contiene compresse con un dosaggio definito di fexofenadina (espresso in milligrammi), e il foglio illustrativo specifica in modo preciso quante compresse assumere e con quale frequenza in base all’indicazione (rinite allergica o orticaria) e all’età del paziente. La dose raccomandata è stata stabilita negli studi clinici per garantire un buon equilibrio tra efficacia nel controllo dei sintomi e sicurezza. Assumere più compresse di quelle previste non significa necessariamente ottenere un sollievo maggiore, e può invece aumentare il rischio di effetti indesiderati. Per questo è fondamentale attenersi sempre alle indicazioni riportate nel foglietto o fornite dal medico.
La fexofenadina viene assorbita a livello intestinale e raggiunge il picco di concentrazione nel sangue in poche ore, con una durata d’azione che copre generalmente l’arco della giornata (a seconda del dosaggio). Viene eliminata principalmente per via fecale e in parte per via renale. Questo profilo farmacocinetico contribuisce alla sua buona maneggevolezza, ma non esclude la possibilità di sovradosaggio se si assumono quantità molto superiori a quelle consigliate o se si associa il farmaco ad altre sostanze che ne modificano l’eliminazione. È quindi importante informare sempre il medico di tutti i medicinali e integratori che si stanno assumendo.
Rispetto ad altri antistaminici, la fexofenadina è stata studiata anche per il suo profilo di sicurezza cardiovascolare, in particolare per quanto riguarda l’effetto sull’intervallo QT dell’elettrocardiogramma (un parametro che, se alterato, può predisporre ad alcune aritmie). Studi clinici hanno mostrato che anche a dosi superiori a quelle abituali non si osservano aumenti dose-dipendenti dell’intervallo QTc né particolari aritmie rispetto al placebo, suggerendo un ampio margine di sicurezza sul cuore. Ciò non significa però che il farmaco sia privo di rischi in caso di uso scorretto o eccessivo, soprattutto in presenza di altre patologie o terapie concomitanti. Per approfondire altri esempi di effetti indesiderati di farmaci su diversi organi, si può consultare un approfondimento sugli effetti collaterali di alcuni medicinali.
Effetti del sovradosaggio
Quando si parla di “prendere due Fexallegra” è essenziale chiarire cosa si intende: assumere due compresse contemporaneamente può significare raddoppiare la dose giornaliera raccomandata, ma l’entità del sovradosaggio dipende dal dosaggio di ciascuna compressa e dalle indicazioni specifiche del foglietto illustrativo. In generale, gli studi clinici sulla fexofenadina hanno mostrato che anche dosi significativamente superiori a quelle usuali sono state ben tollerate in soggetti sani, senza gravi effetti sul cuore o sul ritmo cardiaco. Tuttavia, questi dati derivano da condizioni controllate, con pazienti selezionati e monitorati, e non possono essere automaticamente estesi a tutte le persone, soprattutto se anziane, con malattie croniche o in terapia con altri farmaci.
Gli effetti del sovradosaggio di fexofenadina descritti in letteratura e nei fogli illustrativi includono principalmente sintomi a carico del sistema nervoso centrale e dell’apparato gastrointestinale. Possono comparire sonnolenza marcata (pur essendo un antistaminico poco sedativo a dosi normali), capogiri, mal di testa, sensazione di stanchezza o debolezza generale. A livello digestivo, alcune persone possono avvertire nausea, dolore addominale o vomito. In genere, questi sintomi tendono a essere autolimitanti, ma la loro intensità può variare in base alla quantità assunta, al peso corporeo, alla funzionalità renale ed epatica e alla presenza di altre condizioni cliniche.
Un altro aspetto da considerare è che il sovradosaggio può potenziare gli effetti indesiderati già noti del farmaco, come palpitazioni, nervosismo, secchezza delle fauci o disturbi del sonno, sebbene questi non siano tra i più frequenti con la fexofenadina. In soggetti predisposti o in caso di assunzione contemporanea di altri medicinali che agiscono sul cuore o sul sistema nervoso centrale, un eccesso di antistaminico potrebbe teoricamente aumentare il rischio di reazioni avverse più importanti. Per questo motivo, anche se gli studi indicano un buon margine di sicurezza, non è corretto considerare “innocuo” l’uso di dosi superiori a quelle raccomandate.
È importante sottolineare che, in caso di sovradosaggio significativo (ad esempio ingestione accidentale di numerose compresse, soprattutto nei bambini), la gestione deve essere affidata a personale sanitario, che valuterà la necessità di monitoraggio, trattamenti di supporto o osservazione in ambiente ospedaliero. Non esiste un antidoto specifico per la fexofenadina: il trattamento è sintomatico e di supporto, mirato a mantenere le funzioni vitali e a gestire eventuali complicanze. In ogni caso, non bisogna mai tentare manovre “fai da te” come indurre il vomito senza indicazione medica, perché potrebbero essere inutili o addirittura dannose.
In sintesi, gli effetti di un sovradosaggio di Fexallegra dipendono da molte variabili individuali e dalla quantità effettivamente assunta. Anche se il farmaco presenta un ampio margine di sicurezza, un’assunzione superiore alle dosi raccomandate non dovrebbe mai essere considerata banale o priva di conseguenze. Un uso consapevole e responsabile, associato al rispetto delle indicazioni del medico e del foglietto illustrativo, rappresenta la strategia più efficace per beneficiare dell’effetto antistaminico riducendo al minimo i rischi.
Sintomi da monitorare
Se si è assunta una dose di Fexallegra superiore a quella prevista (ad esempio due compresse invece di una, o una compressa in più rispetto allo schema indicato dal medico), è utile prestare attenzione a una serie di sintomi da monitorare nelle ore successive. Il primo gruppo di segnali riguarda il sistema nervoso centrale: sonnolenza inusuale o eccessiva, difficoltà di concentrazione, sensazione di “testa leggera”, capogiri, mal di testa intenso o persistente. Anche se la fexofenadina è generalmente poco sedativa, un dosaggio più alto può accentuare questi effetti, soprattutto in persone sensibili, anziani o in chi assume altri farmaci che deprimono il sistema nervoso centrale (come alcuni ansiolitici o sedativi).
Un secondo gruppo di sintomi riguarda l’apparato gastrointestinale. Dopo un sovradosaggio possono comparire nausea, fastidio o dolore allo stomaco, vomito, talvolta diarrea. Questi disturbi, se lievi e transitori, non indicano necessariamente un danno grave, ma vanno osservati nel tempo: se diventano intensi, se impediscono di bere a sufficienza o se si accompagnano a segni di disidratazione (bocca molto secca, riduzione della quantità di urine, sensazione di forte debolezza), è opportuno contattare il medico o la guardia medica per una valutazione. Nei bambini, la comparsa di vomito ripetuto dopo ingestione accidentale di più compresse richiede particolare attenzione.
È inoltre importante monitorare eventuali sintomi cardiocircolatori, anche se gli studi disponibili indicano un buon profilo di sicurezza della fexofenadina sul cuore. Palpitazioni (sensazione di battito cardiaco accelerato o irregolare), dolore toracico, mancanza di fiato a riposo o con sforzi minimi, sensazione di svenimento imminente o svenimento vero e proprio sono segnali che non vanno mai sottovalutati, indipendentemente dal farmaco assunto. In presenza di questi sintomi, soprattutto se insorgono poco dopo un sovradosaggio o in persone con cardiopatie note, è indicato rivolgersi con urgenza al pronto soccorso.
Infine, vanno sempre tenuti sotto controllo eventuali segni di reazione allergica o ipersensibilità al farmaco stesso, che possono teoricamente comparire anche indipendentemente dalla dose. Comparsa di orticaria diffusa, gonfiore di labbra, lingua o volto, difficoltà a respirare, senso di costrizione alla gola, calo improvviso della pressione sono sintomi compatibili con una reazione allergica grave (anafilassi) e richiedono immediato intervento medico di emergenza. Anche se tali reazioni sono rare, è fondamentale riconoscerle tempestivamente. In generale, se dopo aver preso due Fexallegra ci si sente “diversi dal solito” in modo marcato, è prudente chiedere un parere sanitario, soprattutto se i sintomi peggiorano o non tendono a migliorare nel giro di poche ore.
Quando contattare un medico
Non ogni assunzione accidentale di una compressa in più richiede automaticamente il ricorso al pronto soccorso, ma è importante sapere quando è necessario contattare un medico o un servizio di emergenza. In linea generale, se una persona adulta in buone condizioni di salute assume una dose leggermente superiore a quella raccomandata (ad esempio due compresse in un’unica giornata invece di una), senza sviluppare sintomi significativi, può essere sufficiente monitorare la situazione e informare il proprio medico curante, soprattutto se l’episodio si ripete o se si assumono altri farmaci. Tuttavia, in presenza di sintomi anche moderati ma persistenti (sonnolenza marcata, capogiri, nausea intensa), è consigliabile contattare il medico o la guardia medica per un parere.
È invece opportuno rivolgersi rapidamente a un medico (medico di famiglia, guardia medica o, nei casi più seri, pronto soccorso) se il sovradosaggio è stato importante, ad esempio ingestione di numerose compresse, soprattutto se avvenuta in un bambino, in un anziano fragile o in una persona con malattie croniche (cardiache, renali, epatiche). In questi casi, anche in assenza di sintomi immediati, il medico può ritenere opportuno un periodo di osservazione, alcuni esami di controllo o un monitoraggio dei parametri vitali, perché gli effetti potrebbero manifestarsi con un certo ritardo.
Ci sono poi situazioni in cui non bisogna esitare a chiamare il 118 / numero di emergenza o recarsi direttamente al pronto soccorso: comparsa di difficoltà respiratoria, gonfiore del volto o della gola, orticaria diffusa, dolore toracico, palpitazioni importanti, perdita di coscienza, confusione mentale, forte agitazione o comportamento insolito. Questi segni possono indicare una reazione grave o una complicanza che richiede intervento immediato, indipendentemente dal fatto che la fexofenadina sia di per sé considerata relativamente sicura. In caso di dubbio, è sempre preferibile un eccesso di prudenza.
Un altro elemento da considerare è la presenza di altre terapie. Se chi ha assunto due Fexallegra prende anche altri farmaci che possono interagire con la fexofenadina o che agiscono sul cuore, sul sistema nervoso centrale o sulla pressione arteriosa, è particolarmente importante informare il medico, che valuterà il rischio complessivo. Lo stesso vale per chi ha una storia di aritmie, prolungamento dell’intervallo QT, scompenso cardiaco, insufficienza renale o epatica: anche se gli studi clinici mostrano un buon margine di sicurezza, la valutazione individuale spetta sempre al curante, che conosce la storia clinica del paziente.
Consigli per l’uso corretto
Per ridurre al minimo il rischio di sovradosaggio e di assunzioni errate, è fondamentale seguire alcuni consigli pratici per l’uso corretto di Fexallegra. In primo luogo, è essenziale leggere con attenzione il foglietto illustrativo prima di iniziare la terapia, soffermandosi in particolare sulla sezione relativa alla posologia (dose e frequenza di assunzione) e sulle avvertenze. La dose raccomandata varia in base all’età, all’indicazione (rinite allergica o orticaria) e alla formulazione: non bisogna mai modificare autonomamente la quantità o la frequenza delle compresse nella speranza di ottenere un effetto più rapido o più intenso sui sintomi allergici.
Un errore frequente è quello di assumere una seconda compressa perché “la prima non ha fatto effetto subito”. Va ricordato che la fexofenadina, come altri antistaminici, ha un tempo di insorgenza d’azione che può richiedere alcune ore, e il massimo beneficio sui sintomi può essere percepito dopo un uso regolare per alcuni giorni, soprattutto nelle allergie stagionali. Se i sintomi rimangono mal controllati nonostante l’assunzione corretta del farmaco, la soluzione non è aumentare da soli la dose, ma consultare il medico per valutare un eventuale aggiustamento terapeutico, l’associazione con altri trattamenti (ad esempio spray nasali corticosteroidei) o la necessità di indagini allergologiche più approfondite.
Per evitare di “dimenticare” se si è già presa la compressa e rischiare così di assumerne due, può essere utile adottare alcune strategie organizzative: assumere il farmaco sempre alla stessa ora, utilizzare un portapillole settimanale, segnare l’assunzione su un calendario o su un’app dedicata. In caso di dubbio (“non ricordo se l’ho presa”), è generalmente più prudente evitare di ripetere la dose e chiedere consiglio al medico o al farmacista, piuttosto che rischiare un sovradosaggio. È inoltre importante conservare il medicinale fuori dalla portata dei bambini, in un luogo sicuro, per prevenire ingestione accidentale di più compresse.
Infine, è bene informare sempre il medico di tutti i farmaci, integratori e prodotti da banco che si stanno assumendo, compresi quelli a base di erbe o acquistati senza ricetta. Alcune sostanze possono interferire con l’assorbimento o l’eliminazione della fexofenadina, modificandone i livelli nel sangue. Il medico o il farmacista possono fornire indicazioni su eventuali interazioni note e su come distanziare le assunzioni. In caso di effetti indesiderati ricorrenti o di dubbio sulla tollerabilità del farmaco, è opportuno rivalutare insieme allo specialista la terapia antistaminica più adatta, piuttosto che modificare in autonomia dosi e tempi di assunzione.
In sintesi, prendere due Fexallegra in modo occasionale può non comportare necessariamente conseguenze gravi in un adulto sano, ma rappresenta comunque un uso non corretto del farmaco e può aumentare il rischio di effetti indesiderati come sonnolenza, capogiri o disturbi gastrointestinali. La fexofenadina ha dimostrato un buon margine di sicurezza anche a dosi elevate in studi clinici controllati, ma ciò non autorizza a superare le dosi raccomandate nella pratica quotidiana, soprattutto in presenza di altre patologie o terapie concomitanti. In caso di sovradosaggio significativo, comparsa di sintomi importanti o coinvolgimento di bambini, anziani o persone fragili, è fondamentale contattare tempestivamente un medico o un servizio di emergenza. La prevenzione del sovradosaggio passa attraverso una corretta informazione, il rispetto scrupoloso delle indicazioni del foglietto illustrativo e del medico, e una gestione attenta dei farmaci in casa.
Per approfondire
PubMed – Cardiovascular safety of fexofenadine HCl Studio clinico che analizza il profilo di sicurezza cardiovascolare della fexofenadina anche a dosi superiori a quelle abituali, utile per comprendere il margine di sicurezza del farmaco in caso di esposizioni elevate.
