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Quando si parla di “piaghe” ci si riferisce in genere a lesioni della pelle che faticano a guarire, come le piaghe da decubito o le ulcere cutanee croniche. Sono problemi frequenti soprattutto nelle persone anziane, allettate o con malattie croniche, e possono avere un impatto importante sulla qualità di vita, sul dolore e sul rischio di infezioni. Per questo è fondamentale capire che cosa sono, da cosa dipendono e quali figure sanitarie se ne occupano.
La domanda “come si chiama il medico che cura le piaghe?” ha in realtà una risposta complessa: non esiste un solo specialista, ma un vero e proprio team multidisciplinare che lavora insieme per prevenire, valutare e trattare queste lesioni. In questo articolo vedremo che cosa si intende per piaga, quali sono le cause e i fattori di rischio, quali specialisti possono essere coinvolti e quali sono i principi generali dei trattamenti oggi disponibili.
Cos’è una piaga?
Nel linguaggio comune il termine “piaga” indica una ferita aperta, spesso dolorosa, che non tende a chiudersi spontaneamente o che si riapre facilmente. In medicina si preferiscono termini più specifici, come “lesione da pressione” (piaga da decubito), “ulcera cutanea” o “ulcera cronica”. Una lesione da pressione è un danno localizzato della pelle e dei tessuti sottostanti causato da una pressione prolungata, spesso in persone costrette a letto o in carrozzina. Le ulcere cutanee croniche, invece, sono ferite che non guariscono nei tempi normali (in genere oltre 4–6 settimane), spesso legate a problemi di circolazione o ad altre malattie.
Le piaghe possono interessare solo gli strati superficiali della pelle oppure estendersi in profondità fino al muscolo, al tendine e, nei casi più gravi, all’osso. Per questo si parla di “stadi” o “gradi” delle lesioni da pressione, che vanno dalle forme iniziali con semplice arrossamento persistente fino alle forme avanzate con perdita di tessuto e cavità profonde. La localizzazione più frequente delle piaghe da decubito è sulle zone dove l’osso sporge e la pelle è più compressa contro il letto o la sedia: sacro, talloni, anche, caviglie, gomiti, spalle, occipite.
Oltre alle lesioni da pressione esistono altri tipi di piaghe, come le ulcere venose (legate a insufficienza venosa cronica), le ulcere arteriose (dovute a scarso afflusso di sangue per malattia delle arterie), le ulcere diabetiche del piede e le ulcere miste. In tutti i casi, però, il denominatore comune è un’alterazione della normale capacità della pelle di rigenerarsi e chiudere la ferita. Questo può dipendere sia da fattori locali (pressione, sfregamento, infezione) sia da condizioni generali della persona (malnutrizione, malattie croniche, ridotta mobilità).
È importante sottolineare che una piaga non è solo un problema “di pelle”: rappresenta spesso il segnale di una fragilità generale dell’organismo e di un equilibrio compromesso tra richieste di guarigione e risorse disponibili. Per questo la valutazione non si limita all’aspetto della ferita, ma comprende lo stato nutrizionale, la circolazione, il controllo del dolore, la presenza di infezioni, la capacità di movimento e il contesto assistenziale (domicilio, RSA, ospedale). Una gestione efficace delle piaghe richiede quindi un approccio globale alla persona, non solo alla lesione visibile.
Quali sono le cause delle piaghe?
Le cause delle piaghe sono molteplici e spesso si combinano tra loro. Nel caso delle lesioni da pressione, il meccanismo principale è la compressione prolungata tra una superficie rigida (letto, carrozzina) e una prominenza ossea. Questa pressione ostacola il flusso di sangue ai tessuti, che non ricevono ossigeno e nutrienti a sufficienza: se la situazione persiste, le cellule vanno incontro a sofferenza e morte, con conseguente rottura della pelle. A questo si possono aggiungere forze di “taglio” (quando il corpo scivola sul materasso) e sfregamento, che danneggiano ulteriormente i tessuti.
Un altro fattore importante è l’umidità prolungata della pelle, dovuta per esempio a sudorazione eccessiva, incontinenza urinaria o fecale, medicazioni non adeguate. La pelle macerata diventa più fragile e più facilmente lesionabile. Anche la temperatura locale elevata, tipica delle zone coperte e poco ventilate, può contribuire a danneggiare i tessuti. Nelle ulcere venose, invece, la causa principale è il ristagno di sangue nelle vene delle gambe, che aumenta la pressione nei capillari e favorisce la fuoriuscita di liquidi e sostanze infiammatorie nei tessuti, rendendo la pelle più vulnerabile e rallentando la guarigione.
Le ulcere arteriose sono legate a un ridotto afflusso di sangue arterioso, spesso per aterosclerosi (indurimento e restringimento delle arterie). In questo caso la pelle e i tessuti ricevono troppo poco ossigeno, soprattutto alle estremità (piedi, dita), e basta un piccolo trauma o una scarpa stretta per innescare una piaga che fatica a chiudersi. Nel piede diabetico, oltre ai problemi di circolazione, gioca un ruolo fondamentale la neuropatia diabetica: la perdita di sensibilità fa sì che il paziente non percepisca dolore o sfregamenti, continuando a camminare su una zona già danneggiata.
Esistono poi fattori di rischio generali che aumentano la probabilità di sviluppare piaghe, indipendentemente dal tipo specifico. Tra questi rientrano l’età avanzata, la magrezza estrema o, al contrario, l’obesità, la malnutrizione proteico-calorica, la disidratazione, il fumo di sigaretta, alcune terapie farmacologiche (per esempio cortisonici a lungo termine), le malattie croniche come insufficienza cardiaca, insufficienza renale, malattie neurologiche che riducono la mobilità o la sensibilità. Anche un’assistenza inadeguata, con scarsa mobilizzazione, letti o carrozzine non idonei e poca attenzione all’igiene, rappresenta un fattore di rischio rilevante.
Quali specialisti trattano le piaghe?
Alla domanda “come si chiama il medico che cura le piaghe?” la risposta più corretta è che non esiste un unico specialista, ma un’équipe multidisciplinare. Il primo riferimento, soprattutto sul territorio, è spesso il medico di medicina generale, che conosce la storia clinica della persona, valuta la comparsa di una piaga, imposta i primi interventi e indirizza, se necessario, a specialisti o a centri dedicati alle ferite difficili. Accanto al medico di base, un ruolo centrale è svolto dagli infermieri, in particolare gli infermieri di famiglia e comunità o gli infermieri specializzati in wound care (cura delle ferite), che si occupano delle medicazioni, del monitoraggio e dell’educazione del paziente e dei caregiver.
Tra gli specialisti, il dermatologo è spesso coinvolto nella valutazione delle lesioni cutanee, nella diagnosi differenziale tra diversi tipi di ulcere e nella scelta di trattamenti locali specifici. Il geriatra è una figura chiave quando le piaghe compaiono in persone anziane e fragili, perché può inquadrare la situazione nel contesto delle altre patologie, della funzionalità globale e dei bisogni assistenziali. Il chirurgo vascolare è fondamentale nella gestione delle ulcere venose e arteriose, valutando la circolazione e, se indicato, proponendo interventi per migliorare il flusso sanguigno.
Nel caso del piede diabetico, il diabetologo e il podologo lavorano insieme per prevenire e trattare le piaghe, controllando la glicemia, valutando la neuropatia e la vasculopatia, e intervenendo su calzature, appoggi plantari e cura del piede. Il fisiatra e il fisioterapista sono importanti per migliorare la mobilità, ridurre i tempi di immobilità a letto o in carrozzina e insegnare posture e trasferimenti che riducano la pressione sulle zone a rischio. Quando sono presenti infezioni importanti, può essere necessario il coinvolgimento dell’infettivologo per impostare una terapia antibiotica mirata.
Nei casi più complessi, soprattutto quando le piaghe sono profonde, estese o recidivanti, possono essere coinvolti anche il chirurgo plastico e il chirurgo generale per procedure di debridement chirurgico (rimozione del tessuto necrotico) o per interventi ricostruttivi con lembi cutanei. In molti ospedali e in alcune strutture territoriali esistono ambulatori o centri per la cura delle ferite difficili, dove lavora un team dedicato che integra competenze mediche, infermieristiche, riabilitative e nutrizionali. Questo approccio integrato è oggi considerato lo standard per ottenere i migliori risultati possibili nella gestione delle piaghe.
Trattamenti comuni per le piaghe
I trattamenti delle piaghe si basano su alcuni principi generali che valgono per la maggior parte delle lesioni, indipendentemente dalla causa specifica. Il primo obiettivo è ridurre o eliminare la causa che ha provocato la piaga: nelle lesioni da pressione significa “scaricare” la zona, cioè diminuire la pressione con cambi posturali frequenti, materassi e cuscini antidecubito, posizionamenti corretti a letto e in carrozzina. Nelle ulcere venose è fondamentale il trattamento compressivo (bendaggi elastici o calze adeguate) per migliorare il ritorno venoso, mentre nelle ulcere arteriose e nel piede diabetico è essenziale valutare e, se possibile, migliorare la circolazione.
Un secondo pilastro del trattamento è la gestione locale della ferita. Questo comprende la detersione (pulizia) regolare con soluzioni appropriate, il debridement, cioè la rimozione del tessuto morto o infetto che ostacola la guarigione, e la scelta di medicazioni adeguate allo stadio e alle caratteristiche della piaga. Oggi esistono numerose medicazioni “avanzate” (idrocolloidi, idrogel, schiume poliuretaniche, alginati, medicazioni con argento o altri agenti antimicrobici) che aiutano a mantenere un ambiente umido controllato, favorendo la rigenerazione dei tessuti e riducendo il rischio di infezione. La scelta della medicazione più adatta spetta al team curante, in base alla valutazione clinica.
La prevenzione e il trattamento delle infezioni rappresentano un altro aspetto cruciale. Non tutte le piaghe colonizzate da batteri sono infette, ma quando compaiono segni di infezione locale (aumento del dolore, arrossamento, calore, secrezione purulenta, cattivo odore) o sistemica (febbre, malessere generale), è necessario intervenire tempestivamente. Oltre alla pulizia accurata e alle medicazioni con proprietà antimicrobiche, in alcuni casi può essere indicata una terapia antibiotica sistemica, scelta dal medico in base al quadro clinico e, se possibile, all’esito di esami colturali. L’obiettivo è evitare l’estensione dell’infezione ai tessuti profondi e al sangue (sepsi), una complicanza potenzialmente grave.
Infine, un trattamento efficace delle piaghe non può prescindere dalla gestione del dolore, dal supporto nutrizionale e dall’educazione del paziente e dei caregiver. Il dolore va valutato regolarmente e trattato con farmaci adeguati, perché interferisce con il sonno, la mobilità e la collaborazione alle cure. Un apporto sufficiente di proteine, calorie, vitamine e minerali è indispensabile per la guarigione dei tessuti: in caso di malnutrizione può essere utile il supporto di un nutrizionista o di un dietista. L’educazione riguarda la cura quotidiana della pelle, il riconoscimento precoce dei segni di allarme, l’importanza dei cambi posturali e dell’uso corretto degli ausili, con l’obiettivo di prevenire nuove piaghe e migliorare l’autonomia possibile.
In sintesi, le “piaghe” sono lesioni cutanee spesso complesse, che richiedono una valutazione attenta e un percorso di cura strutturato. Non esiste un unico “medico delle piaghe”: la gestione efficace passa attraverso il lavoro coordinato di medico di base, infermieri, specialisti (dermatologo, geriatra, chirurgo vascolare, diabetologo, fisiatra, infettivologo, chirurgo plastico) e figure riabilitative e nutrizionali. Prevenzione, scarico della pressione, medicazioni adeguate, controllo delle infezioni e attenzione allo stato generale della persona sono i cardini di un trattamento moderno e basato sulle evidenze, con l’obiettivo non solo di far guarire la ferita, ma anche di ridurre il rischio di recidive e migliorare la qualità di vita.
Per approfondire
Linee guida AIUC per la prevenzione e il trattamento delle lesioni da pressione (SNLG) offrono raccomandazioni aggiornate su definizione, fattori di rischio, prevenzione e gestione delle piaghe da decubito nei diversi contesti assistenziali.
Corretta prevenzione, gestione diagnostica e terapeutica delle infezioni della cute e tessuti molli in ambito territoriale descrive buone pratiche per riconoscere e trattare le complicanze infettive delle ferite cutanee, con particolare attenzione alla presa in carico sul territorio.
Linee guida nazionali sulle lesioni da pressione – ISS sono utili anche a professionisti e caregiver per comprendere l’importanza dell’approccio multidisciplinare e delle strategie di prevenzione nelle persone a rischio di piaghe.
Buona pratica ISS sulle infezioni dei tessuti molli approfondisce il ruolo delle diverse figure professionali coinvolte nella gestione delle ferite difficili e sottolinea la necessità di percorsi strutturati di cura.
