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La tiroidite di Hashimoto è una patologia autoimmune che rappresenta la causa più comune di ipotiroidismo nelle aree con sufficiente apporto di iodio. Questa condizione colpisce prevalentemente le donne e può manifestarsi a qualsiasi età, sebbene sia più frequente in età adulta. La malattia è caratterizzata da un’infiammazione cronica della ghiandola tiroidea, che porta a una progressiva distruzione del tessuto tiroideo e a una conseguente riduzione della produzione di ormoni tiroidei. Una diagnosi precoce e un trattamento adeguato sono fondamentali per prevenire le complicanze associate all’ipotiroidismo.
Definizione di tiroidite di Hashimoto
La tiroidite di Hashimoto, nota anche come tiroidite linfocitaria cronica, è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca erroneamente la ghiandola tiroidea. Questo attacco provoca un’infiammazione cronica che può portare a una riduzione della funzione tiroidea, risultando in ipotiroidismo. La condizione è spesso asintomatica nelle fasi iniziali, rendendo la diagnosi precoce una sfida clinica. Con il progredire della malattia, la distruzione del tessuto tiroideo può diventare significativa, compromettendo la capacità della ghiandola di produrre ormoni essenziali per il metabolismo corporeo.
La tiroidite di Hashimoto è la causa più comune di ipotiroidismo nelle aree con adeguato apporto di iodio. La prevalenza della malattia è maggiore nelle donne rispetto agli uomini, con un rapporto di circa 7:1. Sebbene possa manifestarsi a qualsiasi età, è più frequente tra i 30 e i 50 anni. La predisposizione genetica gioca un ruolo significativo nello sviluppo della malattia, con una maggiore incidenza in individui con una storia familiare di disturbi tiroidei o altre malattie autoimmuni.
Dal punto di vista istologico, la ghiandola tiroidea presenta un’infiltrazione linfocitaria diffusa, con formazione di centri germinativi e atrofia dei follicoli tiroidei. Questi cambiamenti strutturali contribuiscono alla progressiva perdita della funzione tiroidea. La presenza di anticorpi anti-tireoperossidasi (anti-TPO) e anti-tireoglobulina nel siero è un marker diagnostico caratteristico della malattia. Tuttavia, la sola presenza di questi anticorpi non è sufficiente per confermare la diagnosi, che richiede una valutazione clinica e laboratoristica completa.
La gestione della tiroidite di Hashimoto si concentra sul monitoraggio della funzione tiroidea e sull’inizio della terapia sostitutiva con levotiroxina quando indicato. Un trattamento tempestivo può prevenire le complicanze associate all’ipotiroidismo, migliorando la qualità di vita del paziente. È essenziale un follow-up regolare per adattare la terapia alle esigenze individuali e monitorare l’evoluzione della malattia. L’educazione del paziente riguardo alla natura cronica della condizione e all’importanza dell’aderenza terapeutica è fondamentale per il successo del trattamento.

Cause e fattori predisponenti
La tiroidite di Hashimoto è una malattia multifattoriale in cui interagiscono predisposizione genetica e fattori ambientali. La predisposizione genetica è evidenziata dalla maggiore incidenza della malattia in individui con una storia familiare di disturbi tiroidei o altre malattie autoimmuni. Studi hanno identificato specifici alleli del complesso maggiore di istocompatibilità (HLA) associati a un aumentato rischio di sviluppare la malattia. Tuttavia, la presenza di questi alleli non è determinante, suggerendo che altri fattori contribuiscono all’insorgenza della patologia.
Tra i fattori ambientali, la carenza di iodio è stata storicamente associata a un aumento del rischio di sviluppare malattie tiroidee. Tuttavia, in Italia, grazie al programma nazionale di iodoprofilassi introdotto dalla Legge n. 55/2005, l’apporto di iodio nella popolazione è migliorato significativamente, riducendo l’incidenza di patologie legate alla carenza iodica. Altri fattori ambientali includono l’esposizione a radiazioni ionizzanti, infezioni virali e l’assunzione di alcuni farmaci che possono influenzare la funzione tiroidea. L’interazione tra questi fattori ambientali e la predisposizione genetica determina la suscettibilità individuale alla malattia.
Il sesso femminile è un fattore di rischio significativo per la tiroidite di Hashimoto, con una prevalenza significativamente maggiore nelle donne rispetto agli uomini. Le fluttuazioni ormonali durante la gravidanza, il parto e la menopausa possono influenzare la risposta immunitaria e contribuire all’insorgenza della malattia. Inoltre, le donne con altre malattie autoimmuni, come il lupus eritematoso sistemico o l’artrite reumatoide, hanno un rischio aumentato di sviluppare la tiroidite di Hashimoto. Questo suggerisce un’interconnessione tra diverse condizioni autoimmuni e la possibilità di una predisposizione comune.
L’età rappresenta un ulteriore fattore predisponente, con un aumento dell’incidenza della malattia nelle persone di età superiore ai 30 anni. Sebbene la tiroidite di Hashimoto possa manifestarsi a qualsiasi età, è più comune negli adulti di mezza età. La presenza di altre malattie autoimmuni, come il diabete mellito di tipo 1 o la celiachia, aumenta il rischio di sviluppare la tiroidite di Hashimoto. Questo sottolinea l’importanza di un approccio integrato nella gestione dei pazienti con malattie autoimmuni multiple.
Sintomi iniziali
Nelle fasi iniziali, la tiroidite di Hashimoto può essere asintomatica o presentare sintomi lievi e non specifici, rendendo la diagnosi precoce una sfida clinica. I pazienti possono riferire affaticamento, aumento di peso inspiegabile, intolleranza al freddo e pelle secca. Questi sintomi sono spesso attribuiti ad altre condizioni o allo stile di vita, ritardando la ricerca di assistenza medica. Con il progredire della malattia, l’ipotiroidismo diventa più evidente, con sintomi più pronunciati e specifici.
Altri sintomi iniziali possono includere stipsi, depressione, perdita di capelli e debolezza muscolare. Le donne possono sperimentare irregolarità mestruali o menorragia. In alcuni casi, la ghiandola tiroidea può ingrossarsi, formando un gozzo, che può essere visibile o palpabile. Questo ingrossamento può causare una sensazione di pressione o disagio nella regione del collo.
La progressione della malattia porta a una riduzione significativa della produzione di ormoni tiroidei, con conseguente rallentamento delle funzioni corporee. I pazienti possono sviluppare bradicardia, ipotermia e, nei casi più gravi, mixedema. Il riconoscimento tempestivo dei sintomi iniziali è cruciale per avviare un trattamento adeguato e prevenire complicanze. Un’adeguata educazione del paziente riguardo ai segni e sintomi della malattia può facilitare una diagnosi precoce e migliorare gli esiti clinici.
È importante sottolineare che la presentazione clinica può variare significativamente tra i pazienti. Alcuni possono manifestare sintomi evidenti, mentre altri possono rimanere asintomatici per anni. Pertanto, una valutazione clinica completa, inclusa l’anamnesi dettagliata e l’esame obiettivo, è essenziale per identificare i pazienti a rischio e indirizzarli verso ulteriori indagini diagnostiche. La collaborazione tra medico e paziente è fondamentale per una gestione efficace della malattia.
Diagnosi endocrinologica
La diagnosi della tiroidite di Hashimoto si basa su una combinazione di valutazione clinica, esami di laboratorio e tecniche di imaging. L’endocrinologo inizia con un’anamnesi dettagliata e un esame obiettivo, focalizzandosi su sintomi come affaticamento, intolleranza al freddo e aumento di peso, oltre alla palpazione della tiroide per rilevare eventuali ingrossamenti o noduli. (fasda.it)
Gli esami di laboratorio sono fondamentali per confermare la diagnosi. Il dosaggio del TSH (ormone tireostimolante) e degli ormoni tiroidei liberi (FT3 e FT4) permette di valutare la funzionalità tiroidea. Nella tiroidite di Hashimoto, è comune riscontrare un aumento del TSH associato a una riduzione dei livelli di FT3 e FT4, indicando ipotiroidismo. Inoltre, la presenza di anticorpi anti-tireoperossidasi (anti-TPO) e anti-tireoglobulina (anti-Tg) nel sangue conferma l’origine autoimmune della malattia.
L’ecografia tiroidea è un altro strumento diagnostico utile. Questa tecnica di imaging può rivelare un’ecostruttura tiroidea ipoecogena e disomogenea, caratteristiche tipiche della tiroidite di Hashimoto. L’ecografia è particolarmente indicata in presenza di noduli palpabili o per monitorare l’evoluzione della malattia. (msdmanuals.com)
In casi selezionati, quando la diagnosi non è chiara o si sospettano altre patologie concomitanti, può essere indicata una biopsia tiroidea mediante agoaspirato. Questo esame consente di analizzare il tessuto tiroideo e confermare la presenza di infiltrazione linfocitaria, tipica della tiroidite di Hashimoto. Tuttavia, la biopsia è raramente necessaria e viene riservata a situazioni specifiche.
Trattamenti disponibili
Il trattamento principale per la tiroidite di Hashimoto è la terapia ormonale sostitutiva con levotiroxina, un analogo sintetico dell’ormone tiroideo T4. L’obiettivo è normalizzare i livelli di TSH e alleviare i sintomi dell’ipotiroidismo. La dose iniziale di levotiroxina varia in base a fattori come età, peso corporeo e gravità dell’ipotiroidismo, e viene successivamente aggiustata in base ai risultati dei test di laboratorio e alla risposta clinica del paziente.
Nei pazienti con ipotiroidismo subclinico, caratterizzato da livelli elevati di TSH ma ormoni tiroidei liberi nella norma, la decisione di iniziare la terapia sostitutiva dipende da vari fattori, tra cui la presenza di sintomi, età e condizioni cardiovascolari. In alcuni casi, può essere appropriato monitorare periodicamente la funzione tiroidea senza iniziare immediatamente il trattamento. (it.wikipedia.org)
È fondamentale monitorare regolarmente i livelli di TSH e degli ormoni tiroidei per assicurare l’efficacia della terapia e prevenire complicanze. Il monitoraggio periodico consente di adattare la dose di levotiroxina alle esigenze individuali del paziente, garantendo un controllo ottimale della malattia.
In presenza di gozzo significativo o noduli tiroidei, può essere necessario un approccio terapeutico più aggressivo, che include dosi più elevate di levotiroxina per sopprimere il TSH e ridurre le dimensioni del gozzo. In rari casi, quando il gozzo causa sintomi compressivi o vi è sospetto di malignità, può essere indicato l’intervento chirurgico.
Per approfondire
Manuale MSD: Panoramica completa sulla tiroidite di Hashimoto, inclusi sintomi, diagnosi e trattamento.
Humanitas: Informazioni dettagliate sulla tiroidite di Hashimoto, con focus su cause e fattori di rischio.
My Personal Trainer: Articolo informativo sulle cause, sintomi e trattamenti della tiroidite di Hashimoto.
Nurse24: Approfondimento sui segni e sintomi della tiroidite di Hashimoto, utile per professionisti sanitari.
Wikipedia: Voce enciclopedica sulla tiroidite di Hashimoto, con informazioni su epidemiologia, patogenesi e clinica.
