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Il reflusso laringofaringeo è una condizione fastidiosa che può compromettere voce, respirazione e qualità del sonno, e spesso viene confuso con il “classico” bruciore di stomaco. Molte persone cercano soluzioni naturali per ridurre i sintomi, migliorare la qualità di vita e, quando possibile, limitare l’uso di farmaci. È però fondamentale sapere quali strategie non farmacologiche hanno un minimo di supporto scientifico e quali, invece, si basano solo su tradizione o testimonianze aneddotiche.
In questa guida vengono illustrati i sintomi più comuni del reflusso laringofaringeo, i principali rimedi naturali e le modifiche dello stile di vita che possono aiutare a controllarlo, con particolare attenzione alla dieta, alla postura, agli esercizi respiratori e alle tecniche di rilassamento. Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono il parere del medico o dello specialista: in presenza di disturbi persistenti o segnali di allarme è sempre necessario un inquadramento clinico personalizzato.
Sintomi del reflusso laringofaringeo
Il reflusso laringofaringeo (LPR) è dovuto alla risalita di contenuto gastrico – non solo acido, ma anche enzimi come la pepsina e, talvolta, bile – fino alla gola e alla laringe. A differenza del reflusso gastroesofageo tipico, che si manifesta soprattutto con bruciore retrosternale e rigurgito acido, il LPR colpisce le strutture delle vie aeree superiori e può dare sintomi “atipici”. Tra i disturbi più frequenti rientrano bruciore e dolore alla gola, voce rauca o affaticata, tosse secca cronica, sensazione di muco in gola e bisogno di schiarirsi la voce di continuo. Molti pazienti riferiscono anche una sensazione di “nodo” o corpo estraneo in gola (bolo faringeo), che può essere molto fastidiosa pur non essendo legata a un’ostruzione reale.
Questi sintomi tendono a peggiorare in alcune situazioni: dopo pasti abbondanti o molto grassi, quando ci si sdraia subito dopo aver mangiato, durante la notte o al risveglio, oppure dopo aver parlato a lungo o aver usato intensamente la voce (per esempio insegnanti, cantanti, operatori di call center). In alcuni casi si associano disturbi respiratori come tosse notturna, crisi di broncospasmo in soggetti predisposti, peggioramento di asma o riniti croniche. Non è raro che il reflusso laringofaringeo venga inizialmente scambiato per una faringite recidivante, una laringite cronica o un’allergia respiratoria, ritardando così la diagnosi corretta.
Dal punto di vista clinico, il sospetto di LPR nasce dall’associazione tra questi sintomi e alcuni fattori di rischio: sovrappeso o obesità, abitudini alimentari disordinate, consumo frequente di alcol e fumo di sigaretta, stress elevato, uso di farmaci che possono ridurre il tono dello sfintere esofageo inferiore. Tuttavia, la sola sintomatologia non è sufficiente per una diagnosi definitiva, perché disturbi simili possono comparire anche in altre condizioni (per esempio infezioni, allergie, patologie delle corde vocali, malattie tiroidee). Per questo, nelle forme persistenti o recidivanti, è importante una valutazione specialistica, in genere otorinolaringoiatrica, con laringoscopia a fibre ottiche per visualizzare direttamente laringe e faringe.
Un altro aspetto da considerare è l’impatto del reflusso laringofaringeo sulla qualità di vita. La raucedine cronica può limitare la capacità di parlare in pubblico o svolgere attività lavorative che richiedono un uso intenso della voce; la tosse secca notturna e il bruciore alla gola disturbano il sonno, con conseguente stanchezza diurna e difficoltà di concentrazione. Alcune persone sviluppano ansia legata alla sensazione di corpo estraneo in gola o alla paura che i sintomi nascondano una malattia più grave. In questo contesto, i rimedi naturali e le modifiche dello stile di vita possono avere un ruolo importante non solo nel ridurre il reflusso, ma anche nel restituire al paziente una maggiore percezione di controllo sulla propria condizione.
Rimedi naturali e dieta consigliata
Quando si parla di “curare” il reflusso laringofaringeo in modo naturale, è più corretto pensare a una gestione globale che combina dieta, stile di vita e, se necessario, terapie prescritte dal medico. Le evidenze più interessanti riguardano l’alimentazione: diversi studi suggeriscono che una dieta a basso contenuto di grassi e zuccheri a rapido assorbimento, ricca di proteine e prevalentemente basata su alimenti vegetali, può ridurre in modo significativo i sintomi in molti pazienti con LPR. In particolare, un pattern alimentare “plant-based” (centrato su verdura, frutta non acida, legumi, cereali integrali, frutta secca in quantità controllata) e con un profilo tendenzialmente alcalino sembra associarsi a un miglioramento della sensazione di bruciore alla gola, della raucedine e della tosse cronica in una parte dei soggetti.
Oltre alla composizione dei pasti, contano molto le modalità con cui si mangia. Pasti abbondanti e ricchi di grassi aumentano la pressione nello stomaco e favoriscono la risalita del contenuto gastrico verso l’esofago e la gola; per questo è preferibile suddividere l’apporto calorico in 3 pasti principali e 1–2 spuntini leggeri, evitando di arrivare a tavola con una fame eccessiva. È consigliabile cenare almeno 2–3 ore prima di coricarsi, per dare il tempo allo stomaco di svuotarsi parzialmente, e limitare gli spuntini notturni. Anche la velocità con cui si mangia ha un ruolo: masticare lentamente, sedersi in posizione eretta e dedicare tempo al pasto riduce l’ingestione di aria e la sensazione di gonfiore addominale, che possono peggiorare il reflusso.
Per quanto riguarda i singoli alimenti, le prove scientifiche sono meno solide e non consentono di stilare liste universali valide per tutti. In generale, molti pazienti riferiscono un peggioramento dei sintomi con cibi fritti, insaccati, formaggi molto grassi, dolci ricchi di zuccheri semplici, cioccolato, bevande gassate, alcolici e, in alcuni casi, caffè e tè molto forti. Anche agrumi, pomodoro, salse piccanti e spezie irritanti possono aumentare il bruciore in gola in soggetti sensibili. Più che eliminare in modo rigido intere categorie, può essere utile un approccio graduale: ridurre per alcune settimane i cibi sospetti, osservare l’andamento dei sintomi e reintrodurli eventualmente in piccole quantità, per capire quali sono i veri “trigger” individuali.
Tra i rimedi naturali spesso citati rientrano tisane emollienti (per esempio a base di malva, altea, liquirizia deglicirrizinata), gel di aloe vera, preparati a base di alginati di origine vegetale e prodotti che formano una sorta di “barriera” meccanica contro il reflusso. Alcuni di questi possono dare sollievo locale alla mucosa irritata o ridurre la percezione di bruciore, ma les evidenze scientifiche specifiche sul reflusso laringofaringeo sono ancora limitate. È importante ricordare che “naturale” non significa automaticamente “sicuro”: anche le piante medicinali possono avere effetti collaterali o interagire con farmaci in uso. Prima di assumere integratori o prodotti erboristici, soprattutto in presenza di altre patologie o terapie croniche, è prudente confrontarsi con il medico o il farmacista.
Esercizi e tecniche di rilassamento
Lo stress psicofisico è un fattore che può peggiorare il reflusso laringofaringeo in diversi modi. Da un lato, aumenta la tensione muscolare a livello del collo, delle spalle e del diaframma, influenzando la dinamica respiratoria e la pressione addominale; dall’altro, può modificare abitudini alimentari e comportamentali (pasti irregolari, consumo maggiore di alcol, fumo, sonno disturbato) che favoriscono il reflusso. Per questo, le tecniche di rilassamento e gli esercizi respiratori rappresentano un complemento importante ai cambiamenti dietetici. Anche se gli studi specifici su LPR sono ancora pochi, alcune ricerche sulla malattia da reflusso gastroesofageo indicano che la respirazione diaframmatica può contribuire a ridurre la frequenza degli episodi di reflusso e a migliorare la percezione dei sintomi.
La respirazione diaframmatica consiste nel coinvolgere attivamente il diaframma – il principale muscolo respiratorio – durante l’inspirazione, facendo espandere l’addome piuttosto che sollevare il torace. In pratica, si può iniziare sdraiandosi supini con le ginocchia piegate, una mano sul petto e una sull’addome: inspirando lentamente dal naso, si cerca di far sollevare soprattutto la mano sull’addome, mantenendo il torace relativamente fermo; l’espirazione avviene in modo lento e controllato, preferibilmente dalla bocca socchiusa. Ripetere questo schema per alcuni minuti, una o due volte al giorno, può aiutare a ridurre la tensione muscolare, migliorare la coordinazione respiratoria e, nel tempo, diminuire la pressione intra-addominale che favorisce il reflusso.
Oltre alla respirazione diaframmatica, possono essere utili tecniche di rilassamento globale come il training autogeno, la meditazione mindfulness, lo yoga dolce o il rilassamento muscolare progressivo. Questi approcci mirano a ridurre l’attivazione del sistema nervoso simpatico (quello dello “stress”) e a favorire una maggiore consapevolezza del corpo e del respiro. In molte persone con reflusso laringofaringeo, la sensazione di nodo in gola e la paura di non riuscire a respirare bene possono alimentare un circolo vizioso di ansia e ipervigilanza sui sintomi: imparare a riconoscere e modulare queste reazioni può attenuare la percezione del disturbo, anche se non elimina la causa meccanica del reflusso.
La postura gioca un ruolo non trascurabile. Mantenere a lungo una posizione incurvata in avanti, per esempio davanti al computer o sullo smartphone, aumenta la pressione sull’addome e può favorire la risalita del contenuto gastrico. È utile fare pause regolari durante il lavoro sedentario, alzarsi, camminare qualche minuto e praticare semplici esercizi di allungamento per il collo, le spalle e la colonna dorsale. Anche la posizione durante il sonno è importante: dormire con il busto leggermente sollevato (per esempio con un rialzo del materasso o del letto, non solo con più cuscini sotto la testa) può ridurre gli episodi di reflusso notturno. Nei soggetti in sovrappeso, la perdita di peso graduale e sostenibile è una delle misure non farmacologiche con maggior supporto di efficacia nella riduzione del reflusso in generale.
In alcuni casi può essere utile il supporto di figure specializzate, come il fisioterapista o il logopedista, per impostare programmi personalizzati di esercizi respiratori, vocali e posturali. Un lavoro mirato su muscoli del collo, del cingolo scapolare e del diaframma può contribuire a ridurre la tensione cronica, migliorare la proiezione della voce e diminuire gli sforzi vocali che aggravano l’irritazione laringea. L’integrazione tra esercizi fisici, tecniche di rilassamento e modifiche dello stile di vita rende l’approccio al reflusso laringofaringeo più completo e potenzialmente più efficace nel lungo periodo.
Quando consultare un medico
I rimedi naturali e le modifiche dello stile di vita possono offrire un aiuto concreto nella gestione del reflusso laringofaringeo, ma non sostituiscono la valutazione medica, soprattutto in presenza di determinati segnali. È opportuno consultare il medico di base o lo specialista (in genere otorinolaringoiatra o gastroenterologo) se i sintomi persistono per più di alcune settimane nonostante i cambiamenti dietetici e comportamentali, oppure se tendono a peggiorare nel tempo. Una raucedine che dura oltre 2–3 settimane, una tosse secca cronica senza causa apparente, la sensazione costante di corpo estraneo in gola o la necessità continua di schiarirsi la voce meritano sempre un approfondimento, anche per escludere altre patologie.
Esistono poi veri e propri “campanelli d’allarme” che richiedono una valutazione tempestiva: difficoltà a deglutire (disfagia) con sensazione che il cibo si blocchi, dolore alla deglutizione, perdita di peso non intenzionale, sangue nella saliva o nel catarro, dolore toracico atipico, respiro affannoso o rumoroso, comparsa di noduli palpabili nel collo. In questi casi, il medico potrà indicare esami mirati, come la laringoscopia a fibre ottiche per visualizzare direttamente laringe e faringe, la gastroscopia per valutare esofago e stomaco, o indagini funzionali del reflusso (per esempio pH-impedenziometria) quando necessario.
Un altro motivo per rivolgersi al medico è la presenza di patologie concomitanti che possono essere influenzate dal reflusso laringofaringeo o viceversa, come asma, bronchite cronica, rinosinusite cronica, disturbi del sonno (per esempio apnee notturne), malattie cardiovascolari o metaboliche. In questi contesti, la gestione del reflusso deve essere integrata in un piano terapeutico più ampio, per evitare interazioni tra farmaci, sovrapposizioni di sintomi e rischi non necessari. Il medico potrà valutare se associare ai cambiamenti di stile di vita una terapia farmacologica (per esempio inibitori di pompa protonica o altri farmaci anti-reflusso) e per quanto tempo, monitorando la risposta nel tempo.
Infine, è importante avere aspettative realistiche sui rimedi naturali. Anche quando dieta, postura, esercizi respiratori e tecniche di rilassamento sono applicati con costanza, il miglioramento può richiedere settimane o mesi e non sempre è completo. In alcuni casi, soprattutto se il reflusso è legato a fattori anatomici (per esempio ernia iatale significativa) o a una marcata alterazione della funzione degli sfinteri esofagei, gli interventi non farmacologici da soli non sono sufficienti. Il confronto con il medico permette di capire quali obiettivi sono raggiungibili, come integrare in sicurezza approcci naturali e terapie convenzionali e quando è necessario rivalutare la strategia terapeutica.
In sintesi, il reflusso laringofaringeo è una condizione complessa che richiede un approccio globale: riconoscere precocemente i sintomi, intervenire su dieta e stile di vita, utilizzare in modo mirato esercizi respiratori e tecniche di rilassamento può ridurre in modo significativo il disturbo in molti casi. Tuttavia, i rimedi naturali non sostituiscono la diagnosi e il monitoraggio medico, soprattutto in presenza di sintomi persistenti o segnali di allarme. Un dialogo aperto con il proprio medico o specialista consente di costruire un percorso personalizzato, in cui le strategie non farmacologiche si integrano con eventuali terapie farmacologiche, con l’obiettivo di proteggere le vie aeree superiori, migliorare la qualità di vita e prevenire complicanze a lungo termine.
Per approfondire
Effectiveness of Diet and Lifestyle Changes for the Treatment of Laryngopharyngeal Reflux Disease: studio prospettico – Descrive l’impatto di una dieta standardizzata a basso contenuto di grassi e zuccheri a rapido rilascio, associata a modifiche dello stile di vita, sui sintomi e sui segni laringei del reflusso laringofaringeo.
Is Diet Sufficient as Laryngopharyngeal Reflux Treatment? Studio osservazionale cross-over – Analizza se una dieta prevalentemente vegetale, alcalina e povera di grassi e zuccheri semplici possa, da sola, migliorare in modo significativo i sintomi del reflusso laringofaringeo.
Dietary modification for laryngopharyngeal reflux: revisione sistematica – Valuta le prove disponibili sulle modifiche dietetiche nel LPR, evidenziando benefici potenziali ma anche i limiti metodologici degli studi finora pubblicati.
Management of gastroesophageal reflux disease: lifestyle modification and alternative approaches – Fornisce una panoramica sulle misure di stile di vita nella malattia da reflusso gastroesofageo, utile per comprendere quali interventi non farmacologici hanno il supporto più solido.
Are Lifestyle Measures Effective in Patients With Gastroesophageal Reflux Disease? Revisione basata sulle evidenze – Esamina l’efficacia delle principali misure comportamentali nel reflusso, con particolare attenzione a perdita di peso ed elevazione del capo del letto.
