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Quando si parla di “supposte per andare in bagno” ci si riferisce in genere alle supposte lassative, cioè farmaci in forma solida da inserire nel retto per facilitare l’evacuazione. Molte persone conoscono solo il nome commerciale di uno o due prodotti, ma in realtà esistono diversi tipi di supposte, con principi attivi e meccanismi d’azione differenti, indicati in situazioni specifiche e con precauzioni da rispettare.
Capire come si chiamano le principali supposte per l’evacuazione, come funzionano e quando è opportuno usarle aiuta a evitare abusi, false aspettative e rischi per la salute. Le informazioni che seguono hanno carattere generale, non sostituiscono il parere del medico o del farmacista e non servono a scegliere da soli un farmaco: in caso di stitichezza persistente, dolore, sangue nelle feci o altri sintomi preoccupanti è sempre necessaria una valutazione professionale.
Tipi di supposte per l’evacuazione
Le supposte per andare in bagno sono farmaci lassativi formulati per uso rettale. Dal punto di vista pratico, si possono raggruppare in tre grandi categorie: supposte a base di glicerina (o glicerolo), supposte stimolanti a base di principi attivi come il bisacodile e supposte con altri componenti ad azione locale (per esempio alcuni derivati tensioattivi o combinazioni con emollienti). Le supposte alla glicerina sono tra le più utilizzate: la glicerina richiama acqua nelle feci e lubrifica il passaggio, favorendo un’evacuazione più morbida e meno dolorosa, soprattutto in caso di feci dure nel retto.
Le supposte stimolanti, spesso a base di bisacodile, appartengono alla categoria dei lassativi “stimolanti” o “di contatto”: agiscono irritando in modo controllato la mucosa del retto e del colon distale, aumentando la motilità intestinale e inducendo lo stimolo a defecare. Esistono poi supposte che associano un’azione emolliente (ammorbidiscono le feci) a una lieve azione stimolante, e prodotti rettali che non sono supposte ma microclismi o clisteri, spesso confusi con le supposte ma diversi per forma e modalità d’uso. In parallelo, per la stipsi si usano anche lassativi orali, come le gocce lassative a base di sodio picosolfato, di cui esistono guide specifiche su quante gocce assumere in base alle indicazioni del medico, come spiegato negli approfondimenti dedicati alle gocce lassative per facilitare l’evacuazione.
Un’altra distinzione importante riguarda l’età: molte supposte sono formulate in dosaggi diversi per adulti e per bambini, e non è corretto “adattare” una supposta per adulti tagliandola o spezzandola senza indicazione medica. In ambito pediatrico, per esempio, sono spesso preferite supposte di glicerina a dosaggi specifici per lattanti e bambini, mentre i lassativi stimolanti rettali vengono usati con maggiore cautela e solo su indicazione del pediatra. Negli adulti, invece, la scelta tra glicerina, bisacodile o altre formulazioni dipende dal tipo di stipsi, dalla presenza di patologie concomitanti e da eventuali terapie in corso.
È utile ricordare che esistono anche farmaci rettali non lassativi, come le supposte antinfiammatorie (per esempio a base di cortisonici o mesalazina) usate in alcune malattie infiammatorie intestinali, o le supposte analgesiche e antispastiche per disturbi proctologici. Questi prodotti non servono a “far andare in bagno” e non devono essere confusi con le supposte lassative. In ogni caso, il nome commerciale del farmaco è meno importante della conoscenza del principio attivo e della sua classe: è su questo che si basa la valutazione del medico o del farmacista per capire se un determinato tipo di supposta è adatto o meno alla situazione specifica.
Come funzionano le supposte
Il meccanismo d’azione delle supposte lassative dipende dal tipo di principio attivo, ma in generale si basa su due effetti principali: richiamo di acqua nelle feci e stimolo locale del retto. Le supposte alla glicerina agiscono soprattutto come lassativi osmotici locali: la glicerina trattiene acqua nel lume intestinale, ammorbidendo le feci e aumentando leggermente il loro volume. Questo effetto, unito alla lubrificazione della mucosa, facilita il passaggio delle feci attraverso il canale anale, riducendo lo sforzo e il dolore, per esempio in presenza di ragadi anali o emorroidi non complicate.
Le supposte stimolanti, come quelle a base di bisacodile, agiscono invece principalmente sulla motilità intestinale. Il principio attivo viene liberato a contatto con la mucosa del retto e del colon distale, dove stimola le terminazioni nervose della parete intestinale. Questo stimolo induce contrazioni (peristalsi) più intense e coordinate, che spingono le feci verso l’esterno e provocano il bisogno urgente di evacuare. L’azione è relativamente rapida: molte persone riferiscono un effetto nell’arco di minuti o di poche decine di minuti, anche se i tempi possono variare in base alla sensibilità individuale e alla quantità di feci presenti nel retto.
Un aspetto importante è che le supposte agiscono soprattutto sul tratto terminale dell’intestino, quindi sono particolarmente utili quando il problema principale è la difficoltà a espellere feci già formate e dure nel retto (cosiddetta “fecaloma” iniziale o stipsi distale). Se invece la stitichezza è legata a un rallentato transito di tutto il colon, o a cause funzionali più complesse, una supposta può dare solo un sollievo parziale e temporaneo, senza risolvere il problema di fondo. Per questo, nelle linee guida sulla gestione della stipsi, le forme rettali sono considerate un’opzione da usare in modo mirato, spesso in associazione a interventi su dieta, idratazione e, se necessario, lassativi orali.
Dal punto di vista farmacologico, le supposte hanno il vantaggio di limitare l’assorbimento sistemico del principio attivo rispetto alle formulazioni orali, riducendo in teoria il rischio di effetti collaterali generali (per esempio alterazioni elettrolitiche). Tuttavia, questo non significa che siano prive di rischi: un uso troppo frequente o prolungato di lassativi stimolanti, anche per via rettale, può alterare la normale motilità intestinale, favorire la dipendenza dal lassativo e, in casi estremi, contribuire a squilibri idro-elettrolitici. Per questo motivo, l’impiego delle supposte lassative dovrebbe essere limitato alla stipsi occasionale o a situazioni particolari, seguendo sempre le indicazioni riportate nel foglietto illustrativo e i consigli del medico.
Quando usare le supposte
Le supposte per andare in bagno sono generalmente indicate per il trattamento della stitichezza occasionale, soprattutto quando il problema principale è la difficoltà a espellere feci dure e compatte dal retto. Possono essere utili, per esempio, dopo alcuni giorni senza evacuazione, quando si avverte lo stimolo ma l’evacuazione è dolorosa o incompleta, oppure in persone allettate o con ridotta mobilità, per le quali la posizione sul water e lo sforzo espulsivo risultano particolarmente difficili. In alcuni casi, le supposte vengono utilizzate anche nella preparazione a esami diagnostici del tratto distale (come la rettoscopia), secondo protocolli stabiliti dal medico.
Prima di ricorrere alle supposte, tuttavia, le raccomandazioni internazionali e nazionali sulla gestione della stipsi sottolineano l’importanza di intervenire su dieta, idratazione e stile di vita: aumentare l’apporto di fibre (frutta, verdura, cereali integrali), bere a sufficienza, praticare attività fisica regolare e rispettare lo stimolo fisiologico alla defecazione sono misure di base che spesso migliorano la situazione senza bisogno di farmaci. Quando queste strategie non bastano, il medico può consigliare un lassativo orale o rettale, scegliendo il tipo più adatto in base alla causa della stipsi, all’età, alle patologie associate e ai farmaci assunti.
Le supposte non dovrebbero essere usate come rimedio quotidiano o di lunga durata per “regolarizzare l’intestino”. Se la stitichezza dura da più di poche settimane, se si associa a dolore addominale intenso, dimagrimento non spiegato, sangue nelle feci, febbre o alterazioni importanti dell’alvo (alternanza stipsi-diarrea, cambiamento improvviso della forma delle feci), è necessario rivolgersi al medico per escludere cause organiche più serie. In queste situazioni, l’uso ripetuto di supposte può mascherare i sintomi senza affrontare il problema di base e ritardare una diagnosi importante.
Ci sono poi condizioni in cui l’uso delle supposte richiede particolare cautela o una valutazione specialistica: gravidanza e allattamento, età molto avanzata, malattie cardiache o renali, diabete, disturbi elettrolitici, malattie infiammatorie intestinali, ragadi anali o prolasso rettale. In questi casi, la scelta del tipo di lassativo (orale o rettale) e della sua durata deve essere personalizzata, e l’automedicazione è sconsigliata. Anche nei bambini, l’uso di supposte dovrebbe sempre avvenire su indicazione del pediatra, che valuterà se siano preferibili altre strategie (modifiche dietetiche, lassativi orali osmotici, programmi di riabilitazione dell’alvo) prima di ricorrere a stimoli rettali ripetuti.
Effetti collaterali delle supposte
Come tutti i farmaci, anche le supposte per andare in bagno possono causare effetti collaterali. I più comuni sono di tipo locale: bruciore, irritazione o prurito anale, sensazione di urgenza evacuativa molto intensa, crampi addominali e, talvolta, piccole perdite di muco o di sangue, soprattutto se la mucosa anale è già fragile (per esempio in presenza di emorroidi o ragadi). Questi disturbi sono in genere transitori e si risolvono sospendendo il farmaco, ma se diventano frequenti o severi è opportuno parlarne con il medico o il farmacista per valutare un cambio di prodotto o di strategia terapeutica.
Le supposte stimolanti, in particolare, possono provocare crampi addominali più marcati e un bisogno impellente di andare in bagno, che può risultare fastidioso o imbarazzante se non si è in un contesto adeguato. In alcune persone, soprattutto se sensibili o se il dosaggio è elevato rispetto alle necessità, possono comparire episodi di diarrea, con conseguente rischio di disidratazione e perdita di sali minerali. Anche se l’assorbimento sistemico dei principi attivi rettali è in genere limitato, un uso eccessivo o prolungato può contribuire, nel tempo, a squilibri elettrolitici (per esempio alterazioni del potassio nel sangue), con possibili ripercussioni su cuore e muscoli.
Un altro rischio, meno immediato ma importante, è la cosiddetta “dipendenza da lassativi”: l’intestino, abituato a ricevere uno stimolo farmacologico frequente, può diventare meno reattivo agli stimoli fisiologici, rendendo sempre più difficile evacuare senza l’aiuto del farmaco. Questo fenomeno è descritto soprattutto per i lassativi stimolanti, sia orali sia rettali, e rappresenta uno dei motivi per cui le linee guida raccomandano di limitarne l’uso a periodi brevi e a indicazioni precise. In presenza di stipsi cronica, è preferibile impostare con il medico un piano di gestione a lungo termine che includa modifiche dello stile di vita, eventuali lassativi osmotici o di massa e, solo se necessario, l’uso mirato di stimolanti.
Infine, è importante considerare le controindicazioni: lesupposte lassative non devono essere usate in caso di sospetta occlusione intestinale, addome acuto (dolore improvviso e intenso, addome rigido), sanguinamento rettale non diagnosticato, malattie infiammatorie intestinali in fase attiva (come colite ulcerosa o morbo di Crohn con interessamento del retto), gravi ragadi o prolasso rettale, allergia nota ai componenti del farmaco. In tutte queste situazioni, l’introduzione di una supposta può peggiorare il quadro clinico o ritardare interventi più appropriati. Per questo, la comparsa di sintomi insoliti o allarmanti durante l’uso di supposte deve spingere a sospendere il farmaco e a consultare rapidamente un medico.
In sintesi, le supposte per andare in bagno sono strumenti utili, ma non innocui né “neutri”: vanno usate con buon senso, per periodi limitati e sempre all’interno di una strategia più ampia di gestione della stipsi, che privilegi, quando possibile, interventi non farmacologici e lassativi con un profilo di sicurezza più favorevole per l’uso cronico. Leggere attentamente il foglietto illustrativo, rispettare le dosi e la durata consigliate e confrontarsi con il medico o il farmacista in caso di dubbi sono passi fondamentali per ridurre il rischio di effetti indesiderati.
Le supposte lassative rappresentano quindi una delle opzioni disponibili per affrontare i problemi di evacuazione, in particolare quando la difficoltà è localizzata al tratto terminale dell’intestino e si tratta di stipsi occasionale. Conoscere i diversi tipi di supposte, il loro meccanismo d’azione, le indicazioni e i possibili effetti collaterali aiuta a usarle in modo più consapevole e sicuro. Tuttavia, la gestione della stitichezza non può basarsi solo su questi prodotti: è essenziale intervenire su alimentazione, idratazione, attività fisica e, se necessario, valutare con il medico l’impiego di altri lassativi o di terapie mirate alla causa del disturbo.
Per approfondire
AIFA – Nota 90: uso appropriato dei lassativi – Documento istituzionale che riassume le raccomandazioni sull’impiego corretto dei lassativi, utile per capire in quali situazioni è indicato un trattamento continuativo e quando invece limitarne l’uso.
AIFA – Nota 90: gestione della stipsi indotta da oppioidi – Approfondisce il ruolo dei lassativi, inclusi quelli stimolanti, nella stipsi legata ai farmaci oppioidi, sottolineando l’importanza di un approccio globale che includa anche misure non farmacologiche.
