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Le infezioni delle vie urinarie sono tra le infezioni batteriche più frequenti nella popolazione generale, soprattutto nelle donne, ma possono interessare anche uomini, bambini, anziani e persone con altre patologie. Capire come riconoscerle, quali sono le cause più comuni e quali trattamenti sono indicati è fondamentale per evitare complicanze e ridurre il rischio di recidive.
Questa guida offre una panoramica completa e basata sulle evidenze su sintomi, cause, terapie farmacologiche e misure di prevenzione delle infezioni urinarie. Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono il parere del medico, che resta il riferimento per la diagnosi e la scelta del trattamento più appropriato in base alla situazione clinica individuale.
Sintomi delle infezioni urinarie
Con il termine “infezioni delle vie urinarie” (IVU) si indicano le infezioni che possono interessare uretra, vescica, ureteri e reni. I sintomi variano a seconda del tratto coinvolto e della gravità. Nelle forme che interessano le vie urinarie inferiori, come la cistite (infezione della vescica) o l’uretrite (infezione dell’uretra), i disturbi tipici sono bruciore o dolore durante la minzione, bisogno di urinare spesso con emissione di piccole quantità di urina, sensazione di peso o fastidio sovrapubico e talvolta urina torbida o maleodorante. In alcuni casi può comparire anche ematuria, cioè presenza di sangue nelle urine, visibile a occhio nudo o rilevabile solo agli esami di laboratorio.
Quando l’infezione risale verso le vie urinarie superiori e coinvolge i reni (pielonefrite), il quadro clinico tende a essere più impegnativo. Possono comparire febbre alta, brividi, dolore lombare o al fianco, nausea e vomito, sensazione di malessere generale. Questi sintomi indicano una forma più seria che richiede una valutazione medica tempestiva, perché il rischio di complicanze, come la diffusione dell’infezione al sangue (urosepsi), è maggiore. È importante non sottovalutare la comparsa di febbre associata a disturbi urinari, soprattutto in persone fragili, anziani, donne in gravidanza o pazienti con difese immunitarie ridotte. Per chi desidera approfondire anche il ruolo dell’idratazione e della scelta delle bevande, può essere utile una lettura dedicata su quale acqua bere in caso di infezione delle vie urinarie.
Non tutte le infezioni urinarie si presentano però in modo “classico”. Negli anziani, ad esempio, i sintomi possono essere sfumati o atipici: talvolta prevalgono confusione, peggioramento improvviso delle capacità funzionali, cadute o peggioramento di malattie croniche preesistenti, mentre i disturbi urinari possono essere poco evidenti. Nei bambini piccoli, soprattutto nei lattanti, l’infezione urinaria può manifestarsi con febbre senza una causa apparente, irritabilità, scarso appetito, vomito o scarso accrescimento. In queste fasce di età è fondamentale che i genitori e i caregiver siano attenti a segnali generici di malessere e si rivolgano al pediatra o al medico di fiducia in caso di dubbi.
Un aspetto importante è distinguere tra infezione urinaria vera e propria e semplice “batteriuria asintomatica”, cioè la presenza di batteri nelle urine senza sintomi. Quest’ultima condizione è relativamente frequente, soprattutto negli anziani e in chi porta cateteri vescicali, e nella maggior parte dei casi non richiede trattamento antibiotico, salvo situazioni particolari come la gravidanza o alcune procedure urologiche programmate. Trattare con antibiotici una batteriuria asintomatica quando non necessario può favorire lo sviluppo di resistenze batteriche e non apporta benefici clinici. Per questo motivo, la presenza di sintomi riferibili alle vie urinarie resta un elemento chiave per orientare la diagnosi e la gestione.
Cause delle infezioni urinarie
La causa più frequente delle infezioni delle vie urinarie è di natura batterica. Nella maggior parte dei casi, il microrganismo responsabile è Escherichia coli, un batterio normalmente presente nell’intestino, che può risalire dall’area perineale attraverso l’uretra fino alla vescica. Altri batteri intestinali, come Klebsiella, Proteus o Enterococcus, possono essere coinvolti, soprattutto in contesti ospedalieri o in persone con fattori di rischio specifici. Più raramente, le IVU possono essere causate da altri microrganismi, come funghi (ad esempio Candida) o, in casi particolari, da virus, ma queste forme sono meno comuni e spesso associate a condizioni di immunodepressione o a terapie invasive.
La maggiore frequenza delle infezioni urinarie nelle donne è legata in gran parte a fattori anatomici: l’uretra femminile è più corta e più vicina all’ano rispetto a quella maschile, il che facilita la risalita dei batteri intestinali verso la vescica. I rapporti sessuali rappresentano un ulteriore fattore predisponente, perché possono favorire la migrazione dei batteri verso l’uretra; per questo motivo alcune donne riferiscono episodi di cistite ricorrente in relazione all’attività sessuale. Anche l’uso di alcuni metodi contraccettivi, come diaframmi o spermicidi, può alterare l’equilibrio della flora vaginale e aumentare il rischio di infezioni urinarie.
Esistono poi numerosi fattori di rischio generali che possono favorire l’insorgenza di IVU o complicarne l’andamento. Tra questi rientrano il diabete mellito, che può alterare le difese immunitarie e favorire la crescita batterica nelle urine, le malformazioni ostruenti delle vie urinarie, i calcoli renali o vescicali, l’ipertrofia prostatica nell’uomo, che ostacola il completo svuotamento della vescica, e l’uso prolungato di cateteri vescicali. Anche condizioni che riducono le difese immunitarie, come alcune terapie farmacologiche (ad esempio chemioterapici o immunosoppressori) o malattie croniche, aumentano la suscettibilità alle infezioni.
Un capitolo a parte riguarda le infezioni urinarie in gravidanza. I cambiamenti ormonali e meccanici che si verificano durante la gestazione favoriscono il ristagno di urina e la risalita dei batteri verso le vie urinarie superiori, aumentando il rischio di pielonefrite. Inoltre, la presenza di batteri nelle urine in gravidanza, anche in assenza di sintomi, è considerata una condizione da trattare, perché associata a un maggior rischio di complicanze materne e fetali. Per questo motivo, nelle donne in gravidanza vengono spesso eseguiti controlli periodici delle urine. Infine, anche abitudini quotidiane come scarsa idratazione, trattenere a lungo la pipì, indossare indumenti troppo stretti o sintetici e una scorretta igiene intima possono contribuire a creare un ambiente favorevole alla proliferazione batterica.
Trattamenti farmacologici
Il cardine del trattamento delle infezioni delle vie urinarie di origine batterica è rappresentato dagli antibiotici. La scelta del farmaco, della via di somministrazione (orale o endovenosa) e della durata della terapia dipende da diversi fattori: sede dell’infezione (vie inferiori o superiori), gravità dei sintomi, presenza di febbre o segni sistemici, condizioni generali del paziente, eventuali comorbilità (come diabete, insufficienza renale, gravidanza), storia di infezioni urinarie ricorrenti e possibili allergie ai farmaci. Nelle forme non complicate di cistite in donne giovani e sane, spesso è sufficiente una terapia antibiotica orale di breve durata, mentre nelle pielonefriti o nelle infezioni complicate può essere necessario un trattamento più prolungato, talvolta in ambiente ospedaliero.
Un principio fondamentale delle linee guida è l’importanza di eseguire, quando indicato, un esame colturale delle urine (urinocoltura) prima di iniziare l’antibiotico, soprattutto nei casi di infezione complicata, recidivante, in gravidanza o quando si sospetta un batterio resistente. L’urinocoltura permette di identificare il microrganismo responsabile e di eseguire un antibiogramma, cioè un test di sensibilità agli antibiotici, che guida la scelta del farmaco più efficace. In alcune situazioni, il medico può iniziare una terapia “empirica”, basata sui batteri più probabili e sui dati locali di resistenza, per poi eventualmente modificarla quando saranno disponibili i risultati dell’urinocoltura.
Oltre agli antibiotici, il trattamento delle infezioni urinarie può includere farmaci sintomatici, come analgesici o antinfiammatori, per alleviare dolore e bruciore, sempre sotto controllo medico, soprattutto in presenza di altre patologie o terapie concomitanti. In alcuni casi selezionati, il medico può valutare l’uso di farmaci che agiscono sulla muscolatura vescicale o su altri meccanismi, ma queste scelte sono sempre individualizzate. È essenziale non assumere antibiotici di propria iniziativa, utilizzare farmaci avanzati da precedenti terapie o interrompere il trattamento prima del tempo prescritto, perché ciò può favorire la persistenza dell’infezione, le recidive e lo sviluppo di batteri resistenti.
Un tema rilevante è la gestione delle infezioni urinarie ricorrenti, definite in genere come tre o più episodi in un anno o due o più episodi in sei mesi. In questi casi, il medico può valutare strategie specifiche, che possono includere, a seconda delle linee guida e del profilo di rischio, cicli di antibiotici mirati, terapie post-coitali nelle donne con cistiti correlate ai rapporti sessuali, oppure, in casi selezionati, schemi di profilassi antibiotica a basso dosaggio per periodi limitati. Tuttavia, l’uso prolungato di antibiotici a scopo preventivo richiede un’attenta valutazione dei benefici e dei rischi, in particolare per quanto riguarda l’antibiotico-resistenza, e deve sempre essere accompagnato da interventi non farmacologici e da un’accurata ricerca e correzione dei fattori predisponenti.
Rimedi naturali e prevenzione
Accanto ai trattamenti farmacologici prescritti dal medico, esistono misure di supporto e abitudini quotidiane che possono contribuire sia ad alleviare i sintomi nelle fasi acute, sia a ridurre il rischio di nuove infezioni. Una delle strategie più importanti è mantenere una buona idratazione: bere acqua in quantità adeguata favorisce la produzione di urina e aiuta a “lavare” le vie urinarie, riducendo la concentrazione di batteri nella vescica. Non esiste una quantità di liquidi valida per tutti, ma in assenza di controindicazioni mediche (ad esempio insufficienza cardiaca o renale) è generalmente consigliabile distribuire l’assunzione di acqua durante la giornata, evitando lunghi periodi senza bere.
Un’altra abitudine utile è non trattenere a lungo la minzione: svuotare regolarmente la vescica, e farlo completamente, riduce il tempo di permanenza dei batteri nelle vie urinarie. È particolarmente consigliato urinare dopo i rapporti sessuali, soprattutto nelle donne soggette a cistiti post-coitali, per favorire l’eliminazione di eventuali batteri che possono essere stati spinti verso l’uretra. Anche la cura dell’igiene intima è importante: è preferibile utilizzare detergenti delicati, non aggressivi, ed evitare lavaggi troppo frequenti o l’uso di prodotti irritanti che possono alterare l’equilibrio della flora vaginale e della mucosa uretrale, rendendole più vulnerabili alle infezioni.
L’abbigliamento può avere un ruolo non trascurabile nella prevenzione. Indumenti troppo stretti, soprattutto nella zona pelvica, e biancheria intima sintetica possono favorire un ambiente caldo-umido che facilita la proliferazione batterica. È generalmente preferibile scegliere biancheria in cotone e abiti non eccessivamente aderenti, che permettano una buona traspirazione. Anche alcune abitudini quotidiane, come cambiare rapidamente il costume da bagno bagnato dopo il mare o la piscina, possono contribuire a ridurre il rischio di irritazioni e infezioni. Per chi desidera approfondire in modo specifico il ruolo dell’idratazione, può essere utile informarsi su come scegliere l’acqua più adatta in caso di infezioni urinarie, tema trattato in modo più dettagliato in risorse dedicate.
Per quanto riguarda i cosiddetti “rimedi naturali”, come integratori a base di mirtillo rosso (cranberry), D-mannosio, probiotici o estratti vegetali, le evidenze scientifiche sono eterogenee e spesso non definitive. Alcuni studi suggeriscono un possibile beneficio nella riduzione delle recidive in sottogruppi di pazienti, ma questi prodotti non sostituiscono in alcun modo la terapia antibiotica quando è necessaria e dovrebbero essere utilizzati solo dopo aver discusso con il medico o il farmacista, soprattutto in presenza di altre terapie o patologie. È importante diffidare di promesse di “cura naturale definitiva” e ricordare che anche i prodotti di origine vegetale possono avere effetti collaterali o interazioni con i farmaci.
Un ulteriore aspetto della prevenzione riguarda l’adozione di uno stile di vita complessivamente sano, che includa un’alimentazione equilibrata, il controllo del peso corporeo e la gestione di eventuali malattie croniche, come il diabete, che possono predisporre alle infezioni. Mantenere un buon equilibrio della flora intestinale e vaginale, ad esempio attraverso scelte alimentari adeguate e un uso prudente degli antibiotici, contribuisce a ridurre la probabilità che i batteri patogeni prendano il sopravvento. In presenza di episodi ricorrenti, la prevenzione dovrebbe essere sempre pianificata insieme al medico, valutando caso per caso quali misure siano più adatte e realistiche da mantenere nel tempo.
Quando consultare un medico
Rivolgersi al medico è sempre consigliabile quando compaiono sintomi suggestivi di infezione urinaria, soprattutto se è il primo episodio, se i disturbi sono intensi o se non migliorano in pochi giorni. Il medico di medicina generale, il pediatra o lo specialista (ad esempio l’urologo o il nefrologo) valuteranno la storia clinica, i fattori di rischio, l’eventuale presenza di altre malattie e, se necessario, prescriveranno esami come l’analisi delle urine, l’urinocoltura o indagini di secondo livello (ecografia, esami del sangue) per escludere complicanze o anomalie anatomiche. È importante non iniziare antibiotici “fai da te” prima della visita, perché questo può alterare i risultati degli esami e rendere più difficile una diagnosi corretta.
Esistono però situazioni in cui è opportuno cercare assistenza medica con maggiore urgenza, anche in pronto soccorso. Tra i segnali di allarme rientrano febbre alta (in genere superiore a 38–38,5 °C) associata a brividi, dolore lombare o al fianco, nausea e vomito, sensazione di forte malessere generale, stato confusionale, calo della pressione o tachicardia. Questi sintomi possono indicare una pielonefrite o una possibile diffusione sistemica dell’infezione (urosepsi), condizioni che richiedono una valutazione rapida e, talvolta, un ricovero ospedaliero per terapia antibiotica endovenosa e monitoraggio. Anche la presenza di sangue visibile nelle urine, soprattutto se associata a dolore o difficoltà a urinare, merita un inquadramento medico tempestivo.
Particolare attenzione va riservata ad alcune categorie di persone considerate più fragili o a rischio di complicanze. Le donne in gravidanza dovrebbero consultare il medico ai primi sintomi di infezione urinaria, perché anche forme apparentemente lievi possono evolvere più facilmente verso la pielonefrite e avere ripercussioni sulla gravidanza. Nei bambini, soprattutto sotto i due anni, la febbre senza causa apparente può essere espressione di un’infezione urinaria e richiede una valutazione pediatrica per decidere se eseguire esami delle urine e impostare un eventuale trattamento. Negli anziani, la comparsa improvvisa di confusione, sonnolenza, cadute o peggioramento di malattie croniche, anche in assenza di sintomi urinari evidenti, dovrebbe indurre a considerare anche la possibilità di un’infezione, tra le altre cause possibili.
Infine, è consigliabile rivolgersi allo specialista quando le infezioni urinarie tendono a ripresentarsi frequentemente, quando non rispondono alle terapie standard, quando sono associate a calcoli, malformazioni delle vie urinarie o altre patologie urologiche, oppure quando si sospetta un coinvolgimento della prostata nell’uomo. In questi casi, l’urologo o il nefrologo possono proporre approfondimenti diagnostici mirati e strategie terapeutiche personalizzate, che includono sia interventi farmacologici sia modifiche dello stile di vita. Un dialogo aperto con il medico, condivisione dei sintomi e delle preoccupazioni e aderenza alle indicazioni terapeutiche sono elementi chiave per una gestione efficace e per ridurre il rischio di complicanze e recidive.
In presenza di dubbi sull’interpretazione dei sintomi, soprattutto quando si hanno già altre patologie o si assumono molti farmaci, è preferibile non rimandare il confronto con un professionista sanitario. Anche un consulto volto semplicemente a chiarire se sia necessario eseguire esami o iniziare una terapia può aiutare a evitare sia trattamenti inutili sia sottovalutazioni di quadri potenzialmente seri. La tempestività nel rivolgersi al medico contribuisce a limitare la durata dei disturbi, a prevenire danni a carico dei reni e a ridurre il rischio che l’infezione si complichi o si ripresenti nel tempo.
In sintesi, le infezioni delle vie urinarie sono condizioni molto comuni ma eterogenee, che vanno dalle forme lievi e non complicate alle infezioni più serie che coinvolgono i reni e possono dare complicanze sistemiche. Riconoscere precocemente i sintomi, conoscere i principali fattori di rischio, affidarsi a una diagnosi corretta e seguire con attenzione le terapie prescritte, associandole a misure di prevenzione e a uno stile di vita adeguato, permette nella maggior parte dei casi una risoluzione completa e riduce il rischio di recidive. L’uso responsabile degli antibiotici, guidato dal medico e supportato dagli esami quando indicato, è fondamentale non solo per la salute del singolo, ma anche per contrastare il problema crescente dell’antibiotico-resistenza.
Per approfondire
Ministero della Salute – Infezioni delle vie urinarie offre una panoramica istituzionale sulle diverse forme di IVU, sui fattori di rischio e sulle possibili complicanze, utile per inquadrare il problema nel contesto nazionale.
Ministero della Salute – Linee guida su batteri multiresistenti approfondisce le strategie di prevenzione e controllo dei batteri resistenti, tema strettamente collegato all’uso appropriato degli antibiotici anche nelle infezioni urinarie.
WHO – Target product profiles for oral therapy of urinary tract infections descrive le caratteristiche desiderabili per nuovi farmaci orali contro le IVU, evidenziando l’esigenza di terapie efficaci in un contesto di crescente resistenza.
WHO – Urinary Tract Infections in Infants and Children analizza epidemiologia, fattori di rischio e gestione delle infezioni urinarie in età pediatrica, sottolineando che sono una causa frequente di febbre nei bambini.
PubMed – Recommendations on the diagnosis and treatment of urinary tract infection presenta un documento di consenso internazionale con definizioni, criteri diagnostici e principi di trattamento delle IVU, inclusa la distinzione tra batteriuria asintomatica e infezione sintomatica.
