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“Togliere un’infezione” non significa solo far sparire un sintomo fastidioso, ma individuare il microrganismo responsabile (batterio, virus, fungo, parassita), capire quanto è estesa l’infezione e scegliere la terapia più adatta. Per questo non esiste un rimedio unico valido per tutte le infezioni e il fai‑da‑te può essere rischioso, soprattutto se coinvolge antibiotici assunti senza indicazione medica.
Questa guida offre una panoramica sui sintomi più comuni delle infezioni, su come vengono diagnosticate, sul ruolo (e sui limiti) degli antibiotici e sulle principali misure di prevenzione e igiene. Le informazioni sono generali e non sostituiscono il parere del medico o dello specialista in infettivologia, che resta il riferimento per valutare i singoli casi e impostare il trattamento più appropriato.
Sintomi delle infezioni comuni
Le infezioni possono interessare praticamente ogni distretto del corpo e per questo i sintomi sono molto variabili. Esistono però alcuni segnali generali che spesso accompagnano molte infezioni: febbre, brividi, malessere diffuso, stanchezza marcata, dolori muscolari e articolari, mal di testa. La febbre è una risposta di difesa dell’organismo e non è di per sé una malattia: indica che il sistema immunitario sta reagendo a un’aggressione, ma non permette di capire da sola se la causa è un virus, un batterio o altro. Anche l’assenza di febbre non esclude un’infezione, soprattutto in anziani, persone immunodepresse o in alcune forme localizzate.
Accanto ai sintomi generali, compaiono spesso segni più specifici legati alla sede colpita. Nelle infezioni respiratorie (raffreddore, influenza, bronchiti, polmoniti) sono frequenti tosse, mal di gola, naso chiuso o che cola, dolore toracico, respiro affannoso. Le infezioni urinarie possono dare bruciore a urinare, bisogno di urinare spesso, dolore sovrapubico o ai fianchi, urine torbide o maleodoranti. Le infezioni gastrointestinali si manifestano con nausea, vomito, diarrea, crampi addominali, talvolta febbre. Le infezioni cutanee causano arrossamento, calore, gonfiore, dolore locale, talvolta secrezioni di pus o croste. Anche le infezioni intime possono dare prurito, bruciore, perdite anomale o cattivo odore, e richiedono una valutazione specifica per capire se si ha un’infezione intima e di che tipo.
È importante ricordare che gli stessi sintomi possono essere causati da agenti diversi. Una faringite, per esempio, può essere virale o batterica; una diarrea può dipendere da virus, batteri, parassiti o anche da cause non infettive (farmaci, intolleranze, malattie infiammatorie intestinali). Per questo non è possibile stabilire con certezza la causa solo sulla base di ciò che si sente o si vede. Inoltre, alcuni sintomi possono essere attenuati da farmaci da banco (antipiretici, antidolorifici) senza che l’infezione sia realmente risolta, con il rischio di ritardare la diagnosi.
Ci sono poi segnali di allarme che richiedono un contatto rapido con il medico o il ricorso al pronto soccorso: febbre molto alta che non risponde ai farmaci o che dura diversi giorni, difficoltà respiratoria, dolore toracico, stato confusionale, rigidità del collo, eruzioni cutanee diffuse associate a febbre, dolore intenso e improvviso in una parte del corpo, riduzione importante della diuresi, peggioramento rapido delle condizioni generali. Nei bambini molto piccoli, negli anziani fragili, nelle donne in gravidanza e nelle persone con malattie croniche o difese immunitarie ridotte, la soglia per chiedere aiuto medico deve essere ancora più bassa, perché le infezioni possono evolvere più rapidamente.
Diagnosi e test
Per “togliere” un’infezione in modo efficace e sicuro è fondamentale prima di tutto capire di che tipo di infezione si tratta. La diagnosi inizia sempre dall’anamnesi, cioè dalla raccolta delle informazioni sulla storia clinica del paziente: quando sono iniziati i sintomi, come si sono evoluti, se ci sono stati contatti con persone malate, viaggi recenti, esposizioni particolari (acqua o cibi a rischio, animali, punture di insetti), eventuali malattie croniche o farmaci in uso. A questa fase segue l’esame obiettivo, in cui il medico osserva e visita il paziente, valuta i parametri vitali (temperatura, frequenza cardiaca, respirazione, pressione) e ispeziona le aree interessate.
In base al sospetto clinico, possono essere richiesti esami di laboratorio generali, come emocromo, indici di infiammazione (per esempio PCR, VES), funzionalità renale ed epatica, elettroliti. Questi test non identificano direttamente il microrganismo, ma aiutano a capire se è in corso una risposta infiammatoria importante, se ci sono complicanze o se alcuni organi sono coinvolti. Per individuare l’agente causale servono invece esami più specifici: tamponi (faringeo, nasale, vaginale, uretrale, rettale, cutaneo), esami colturali di urine, feci, espettorato, sangue o altri liquidi biologici, test antigenici o molecolari (come i test PCR) per alcuni virus e batteri. In alcuni casi sono utili anche esami di imaging (radiografia del torace, ecografia, TAC) per valutare l’estensione dell’infezione o la presenza di raccolte di pus.
La scelta dei test non è standard per tutti, ma dipende dalla situazione clinica. Non sempre è necessario eseguire esami complessi: molte infezioni virali delle vie respiratorie, per esempio, vengono gestite sulla base del quadro clinico senza ricorrere a test specifici, se non in contesti particolari (fragilità, ricovero, epidemie). Al contrario, in caso di sospetta infezione batterica grave, di infezioni ricorrenti o di mancata risposta alle terapie, gli accertamenti microbiologici diventano fondamentali per guidare la scelta del trattamento più appropriato e mirato.
È importante sottolineare che l’autodiagnosi basata su internet o sull’esperienza di amici e familiari è inaffidabile e potenzialmente pericolosa. Sintomi simili possono nascondere condizioni molto diverse per gravità e trattamento, e l’uso di farmaci “a tentativi”, in particolare antibiotici avanzati da precedenti terapie, può mascherare i segni dell’infezione senza eliminarla, favorire la selezione di batteri resistenti e rendere più difficile il lavoro del medico. Per questo, in presenza di sintomi sospetti o persistenti, è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico di fiducia, che valuterà se e quali esami siano necessari.
Trattamenti antibiotici
Gli antibiotici sono farmaci che agiscono contro i batteri, interferendo con la loro capacità di crescere e moltiplicarsi o distruggendoli direttamente. Non hanno effetto sui virus (come quelli del raffreddore o dell’influenza), sui funghi o sui parassiti, per i quali esistono altre classi di farmaci specifici (antivirali, antifungini, antiparassitari). Parlare di “antibiotico” in generale è riduttivo: esistono molte famiglie diverse (per esempio penicilline, cefalosporine, fluorochinoloni, macrolidi, ecc.), ognuna con uno spettro d’azione particolare, modalità di somministrazione e profilo di effetti indesiderati. Molecole come la ciprofloxacina (principio attivo di medicinali quali Ciproxin) appartengono alla classe dei fluorochinoloni e vengono utilizzate in indicazioni ben precise, stabilite dalle linee guida e dalle schede tecniche.
La decisione di iniziare un antibiotico spetta al medico, che valuta se l’infezione è verosimilmente batterica, quanto è grave, quali batteri sono più probabili in quella sede e in quel contesto, e quali caratteristiche ha il paziente (età, allergie, funzionalità renale ed epatica, altre terapie in corso). Quando possibile, l’antibiotico viene scelto sulla base di un esame colturale con antibiogramma, che indica a quali farmaci il batterio è sensibile o resistente. In molte situazioni, però, è necessario iniziare una terapia “empirica”, cioè basata sulle probabilità epidemiologiche e sull’esperienza clinica, per poi eventualmente aggiustarla quando arrivano i risultati degli esami.
È fondamentale comprendere che l’antibiotico non è un “antidolorifico potente” né un “antipiretico più forte”: non serve a far passare subito febbre e dolore, ma a eliminare il batterio responsabile. I sintomi possono migliorare dopo qualche giorno, ma questo non significa che l’infezione sia completamente risolta. Per questo è essenziale rispettare la durata della terapia indicata dal medico, anche se ci si sente meglio prima, e non interrompere il farmaco di propria iniziativa. Allo stesso modo, non bisogna modificare dosi o orari senza concordarlo con il curante, perché concentrazioni troppo basse nel sangue possono favorire la sopravvivenza dei batteri più resistenti.
L’uso scorretto degli antibiotici comporta diversi rischi: effetti indesiderati (disturbi gastrointestinali, reazioni allergiche, alterazioni della flora batterica intestinale e vaginale, problemi a carico di tendini, fegato o reni a seconda della molecola), interazioni con altri farmaci e, soprattutto, sviluppo di antibiotico‑resistenza. I batteri esposti in modo inappropriato agli antibiotici possono selezionare varianti capaci di sopravvivere al trattamento, rendendo le infezioni future più difficili da curare. Per questo le campagne istituzionali insistono sul fatto che gli antibiotici vanno usati solo quando realmente necessari, su prescrizione medica, e mai per automedicazione o per infezioni chiaramente virali.
Prevenzione e igiene
La strategia più efficace per “togliere” le infezioni dalla propria vita non è cercare il farmaco miracoloso, ma ridurre al minimo le possibilità di contagio e di sviluppo delle malattie infettive. Le misure di prevenzione e igiene sono semplici nella teoria, ma richiedono costanza nella pratica quotidiana. Il lavaggio accurato delle mani con acqua e sapone, per almeno 40–60 secondi, è uno dei gesti più importanti: va effettuato prima di mangiare o preparare cibo, dopo essere stati in bagno, dopo aver cambiato pannolini, dopo aver tossito o starnutito nelle mani, dopo aver toccato rifiuti o superfici potenzialmente contaminate, al rientro a casa dopo aver usato mezzi pubblici o frequentato luoghi affollati. Quando acqua e sapone non sono disponibili, possono essere utili soluzioni idroalcoliche, purché usate correttamente.
L’igiene respiratoria è un altro pilastro: coprire bocca e naso con il gomito piegato o con un fazzoletto quando si tossisce o starnutisce, gettare subito i fazzoletti usati, evitare di toccarsi occhi, naso e bocca con le mani non lavate. In presenza di sintomi respiratori, è opportuno limitare i contatti stretti con persone fragili (anziani, immunodepressi, neonati) e, se indicato dalle autorità sanitarie o dal medico, utilizzare mascherine in ambienti chiusi o affollati. Anche la ventilazione regolare degli ambienti interni contribuisce a ridurre la concentrazione di particelle potenzialmente infettive nell’aria.
La sicurezza alimentare gioca un ruolo importante nella prevenzione delle infezioni gastrointestinali: lavare accuratamente frutta e verdura, cuocere bene carne, pesce e uova, evitare il consumo di latte non pastorizzato o prodotti crudi di origine incerta, conservare gli alimenti alla giusta temperatura, non ricongelare cibi scongelati, prestare attenzione alla data di scadenza. In viaggio, soprattutto in Paesi con standard igienici diversi, può essere prudente evitare acqua del rubinetto non trattata, ghiaccio di origine sconosciuta e cibi di bancarelle non affidabili.
Un capitolo fondamentale della prevenzione è rappresentato dalle vaccinazioni, che proteggono da numerose infezioni potenzialmente gravi (per esempio influenza, polmonite da pneumococco, meningiti, epatiti virali, morbillo, rosolia, pertosse, HPV, a seconda dell’età e delle condizioni individuali). I vaccini non “indeboliscono” il sistema immunitario, ma lo allenano a riconoscere in anticipo determinati agenti patogeni, riducendo il rischio di malattia o le sue forme più severe. Seguire il calendario vaccinale raccomandato e confrontarsi con il proprio medico o con i servizi vaccinali territoriali permette di costruire una protezione adeguata nel tempo.
Infine, la prevenzione delle infezioni passa anche attraverso stili di vita che sostengono il sistema immunitario: alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, sonno sufficiente, gestione dello stress, astensione dal fumo e consumo moderato di alcol. In ambito sanitario, l’adozione rigorosa di protocolli di infection prevention and control (igiene delle mani, uso appropriato dei dispositivi di protezione individuale, sterilizzazione degli strumenti, gestione corretta di cateteri e accessi venosi) è essenziale per ridurre le infezioni correlate all’assistenza, che rappresentano un problema rilevante per la sicurezza dei pazienti e degli operatori.
In sintesi, non esiste un modo unico e rapido per “togliere l’infezione”: ogni quadro clinico richiede una valutazione accurata per identificare la causa, scegliere gli esami necessari e impostare il trattamento più adeguato, che può includere o meno un antibiotico. Riconoscere i sintomi, evitare l’automedicazione, usare i farmaci in modo responsabile e adottare misure costanti di prevenzione e igiene sono i passi chiave per ridurre il peso delle infezioni sulla salute individuale e collettiva. In caso di dubbi o di sintomi persistenti o gravi, il riferimento resta sempre il medico, unico in grado di integrare le informazioni cliniche e decidere il percorso più sicuro.
Per approfondire
WHO – Basic IPC and primary care offre una panoramica aggiornata sulle misure essenziali di prevenzione e controllo delle infezioni nei contesti di assistenza primaria, sottolineando l’importanza di servizi igienico‑sanitari adeguati e di pratiche standardizzate per ridurre le infezioni correlate all’assistenza.
WHO – Infection prevention and control – Key areas of work descrive le principali aree di lavoro globali sulla prevenzione delle infezioni, dall’igiene delle mani alla sicurezza delle iniezioni, evidenziando il legame stretto tra buone pratiche di controllo delle infezioni e contrasto alla resistenza antimicrobica.
WHO – Infection prevention and control – Overview riassume l’approccio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità alla prevenzione e controllo delle infezioni, con indicazioni generali utili per comprendere perché queste misure siano centrali per la sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari.
AIFA – Poche regole ma importanti, altrimenti “non funzionano” illustra le raccomandazioni dell’Agenzia Italiana del Farmaco sull’uso corretto degli antibiotici, spiegando perché non vadano impiegati per infezioni virali e perché sia essenziale rispettare dosi e durata delle terapie prescritte.
AIFA – Senza regole gli Antibiotici non funzionano è una campagna informativa che mette in evidenza i rischi dell’uso eccessivo e improprio degli antibiotici e il ruolo di ciascuno, cittadini e professionisti sanitari, nel prevenire l’antibiotico‑resistenza attraverso comportamenti responsabili.
