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Chi convive con il morbo di Parkinson si pone spesso molte domande sull’alimentazione quotidiana, soprattutto quando si tratta di cibi “piacevoli” come la cioccolata. Il timore è che possano peggiorare i sintomi, interferire con i farmaci o favorire aumento di peso e altre complicanze. Allo stesso tempo, il cioccolato è spesso associato a momenti di gratificazione e benessere emotivo, che hanno un ruolo importante nella qualità di vita.
In questo articolo analizziamo in modo equilibrato e basato sulle evidenze ciò che si sa oggi sul rapporto tra cioccolata e morbo di Parkinson: le proprietà del cacao, i possibili effetti sui sintomi, le attenzioni da avere e come inserirla, se lo si desidera, in un’alimentazione complessivamente sana. Non si tratta di indicazioni personalizzate, ma di informazioni generali che vanno sempre discusse con il neurologo o con il dietista di riferimento.
Proprietà della cioccolata
La cioccolata è un alimento complesso, ottenuto dalla lavorazione delle fave di cacao, a cui vengono aggiunti in proporzioni variabili zuccheri, grassi (spesso burro di cacao, talvolta altri grassi vegetali), latte in polvere e aromi. Dal punto di vista nutrizionale, il cioccolato fornisce energia concentrata, soprattutto sotto forma di grassi e carboidrati semplici, oltre a piccole quantità di proteine. Il cacao contiene inoltre sostanze bioattive come flavonoidi (un tipo di polifenoli antiossidanti), metilxantine (caffeina e teobromina), minerali (magnesio, ferro, potassio) e tracce di altre molecole che possono influenzare il sistema nervoso centrale.
Non tutti i tipi di cioccolato sono uguali: il cioccolato fondente, con una percentuale di cacao più elevata, contiene in genere più flavonoidi e meno zuccheri rispetto al cioccolato al latte, mentre il cioccolato bianco, privo di pasta di cacao, è sostanzialmente una combinazione di burro di cacao, zucchero e latte, con un contenuto trascurabile di polifenoli. Questo significa che, a parità di quantità, il profilo nutrizionale e l’impatto metabolico possono essere molto diversi. Anche la forma di consumo (tavoletta, crema spalmabile, cioccolatini ripieni, bevande al cacao) modifica notevolmente il contenuto di zuccheri e grassi, e quindi le calorie totali, aspetto importante soprattutto per chi deve controllare il peso o la glicemia. Per chi desidera valutare meglio l’apporto energetico di piccoli dolci a base di cioccolato, può essere utile approfondire, ad esempio, quante calorie contiene un singolo cioccolatino industriale come illustrato nella pagina sulle calorie di un cioccolatino Kinder e di prodotti simili.
Dal punto di vista delle sostanze attive, i flavonoidi del cacao sono stati studiati per i loro potenziali effetti antiossidanti e antinfiammatori. In modelli sperimentali, queste molecole sembrano contribuire a proteggere le cellule nervose dallo stress ossidativo, un processo che viene chiamato in causa in molte malattie neurodegenerative, incluso il morbo di Parkinson. Tuttavia, il passaggio dai dati di laboratorio alla pratica clinica è complesso: la quantità di flavonoidi effettivamente assorbita, la loro trasformazione nell’organismo e l’effetto reale sul cervello umano dipendono da molti fattori, tra cui la dose, la durata del consumo e le caratteristiche individuali.
Le metilxantine presenti nel cacao, in particolare caffeina e teobromina, hanno un’azione stimolante sul sistema nervoso centrale e cardiovascolare. In quantità moderate possono contribuire a una lieve sensazione di vigilanza e migliorare l’umore, ma in soggetti sensibili o se assunte in eccesso possono favorire insonnia, palpitazioni o aumentare l’ansia. Per chi ha il Parkinson, che spesso presenta già disturbi del sonno, ipotensione ortostatica o alterazioni del ritmo cardiaco, questi aspetti vanno considerati con attenzione. Infine, non va dimenticato il ruolo psicologico: il cioccolato è spesso associato a gratificazione e conforto emotivo, elementi che possono avere un impatto positivo sul benessere globale, purché inseriti in un contesto di moderazione.
Effetti sul Parkinson
Quando si parla di morbo di Parkinson, è importante ricordare che si tratta di una malattia neurodegenerativa caratterizzata principalmente da sintomi motori (tremore a riposo, rigidità, lentezza dei movimenti, instabilità posturale) e da numerosi sintomi non motori (disturbi del sonno, stipsi, affaticabilità, alterazioni dell’umore, dolore, disturbi cognitivi). Le terapie farmacologiche, in particolare quelle a base di levodopa e altri farmaci dopaminergici, rappresentano il cardine del trattamento e non devono essere sostituite da rimedi “naturali” o alimentari. In questo contesto, la domanda “la cioccolata fa bene o fa male al Parkinson?” richiede una risposta prudente e sfumata.
Alcuni studi osservazionali hanno rilevato che le persone con Parkinson tendono a consumare più cioccolato rispetto ai soggetti senza la malattia. Questo dato, però, non dimostra che il cioccolato abbia un effetto terapeutico: potrebbe riflettere, ad esempio, un tentativo spontaneo di alleviare sintomi come l’ansia, la depressione o la fatica, oppure semplicemente una preferenza alimentare. Gli studi di questo tipo non permettono di stabilire un rapporto di causa-effetto, ma solo un’associazione. Inoltre, non è stato osservato un aumento analogo nel consumo di altri dolci, suggerendo che il richiamo possa essere legato a componenti specifiche del cacao piuttosto che allo zucchero in sé.
Esistono anche piccoli studi clinici che hanno valutato l’effetto di bevande a base di cacao ricco in flavonoidi su alcuni sintomi non motori del Parkinson, come la fatica e la faticabilità. In generale, questi studi suggeriscono che un consumo controllato di cacao ad alto contenuto di flavonoidi è ben tollerato e potrebbe avere un modesto beneficio su alcuni parametri, ma si tratta di ricerche preliminari, condotte su numeri limitati di pazienti e per periodi brevi. Non sono quindi sufficienti per raccomandare il cacao o la cioccolata come trattamento specifico del Parkinson, né per modificare le terapie standard.
Un altro aspetto da considerare è l’effetto complessivo della dieta sul decorso della malattia. Le evidenze più solide indicano che uno stile alimentare di tipo mediterraneo, ricco di frutta, verdura, legumi, cereali integrali, pesce e olio extravergine d’oliva, è associato a un minor rischio di sviluppare il Parkinson e, nelle persone che già ne sono affette, a un miglior controllo di alcuni sintomi, come la stipsi. In questo quadro, la cioccolata può eventualmente trovare spazio come piccolo piacere occasionale, ma non rappresenta un elemento centrale né un fattore determinante nel controllo della malattia.
Consigli di consumo
Per una persona con morbo di Parkinson che desidera consumare cioccolata, la parola chiave è moderazione. Non esistono linee guida ufficiali che vietino in modo assoluto il cioccolato, ma è importante inserirlo in un piano alimentare equilibrato, tenendo conto del fabbisogno calorico, del peso corporeo, dell’eventuale presenza di diabete o prediabete e di altri fattori di rischio cardiovascolare. In generale, piccole porzioni di cioccolato, preferibilmente fondente con una buona percentuale di cacao, consumate saltuariamente, sono più compatibili con un’alimentazione sana rispetto a grandi quantità di prodotti dolciari ricchi di zuccheri e grassi saturi.
La scelta del tipo di cioccolato è rilevante: il cioccolato fondente con almeno il 70% di cacao tende ad avere un contenuto più elevato di flavonoidi e meno zuccheri rispetto al cioccolato al latte, pur rimanendo un alimento calorico. Il cioccolato bianco, privo di pasta di cacao, offre sostanzialmente solo zuccheri e grassi, senza i potenziali benefici legati ai polifenoli del cacao, e quindi è meno interessante dal punto di vista nutrizionale. Anche la forma di consumo conta: una piccola quantità di tavoletta fondente è generalmente preferibile rispetto a creme spalmabili o dolci confezionati che combinano cioccolato con oli vegetali, farine raffinate e zuccheri aggiunti in grandi quantità.
Un altro elemento da valutare è il momento della giornata in cui si consuma la cioccolata. Poiché il cacao contiene caffeina e teobromina, per chi soffre di insonnia o di risvegli notturni può essere prudente evitare il consumo serale o notturno, preferendo eventualmente le ore del mattino o del primo pomeriggio. Inoltre, nelle persone che assumono levodopa, è buona norma seguire le indicazioni del neurologo o del dietista sul rapporto tra pasti e farmaco: in alcuni casi si consiglia di assumere la levodopa lontano dai pasti ricchi di proteine, ma il cioccolato, che contiene poche proteine, di solito non rappresenta un problema specifico da questo punto di vista, salvo diversa indicazione del curante.
Infine, è importante prestare attenzione ai segnali del proprio corpo e alle eventuali modifiche del comportamento alimentare. Alcuni farmaci dopaminergici possono, in rari casi, favorire comportamenti impulsivi, inclusa l’iperfagia o il consumo compulsivo di dolci. Se una persona con Parkinson nota un desiderio incontrollato di cioccolato o di altri alimenti, con difficoltà a limitarsi e conseguenze su peso, glicemia o benessere generale, è fondamentale parlarne con il neurologo. In questi casi, il problema non è il singolo alimento, ma il comportamento nel suo complesso, che può richiedere una revisione della terapia o un supporto psicologico e nutrizionale.
Alternative dolci
Per molte persone con Parkinson, il desiderio di qualcosa di dolce è legato non solo al gusto, ma anche a momenti di conforto e socialità. Tuttavia, un consumo eccessivo di zuccheri semplici e grassi saturi può favorire aumento di peso, peggioramento del controllo glicemico e aumento del rischio cardiovascolare, aspetti particolarmente rilevanti in una malattia cronica che spesso si associa all’invecchiamento. Per questo motivo, può essere utile individuare alternative dolci con un profilo nutrizionale più favorevole, che permettano di soddisfare il palato senza sovraccaricare l’organismo.
La frutta fresca rappresenta una delle opzioni migliori: apporta zuccheri naturali insieme a fibre, vitamine, minerali e antiossidanti. Una porzione di frutta di stagione può sostituire spesso uno snack dolce confezionato, contribuendo anche a migliorare la funzionalità intestinale, un aspetto importante per chi soffre di stipsi, sintomo frequente nel Parkinson. Anche la frutta secca a guscio (noci, mandorle, nocciole) può essere una buona scelta, se consumata in piccole quantità, perché fornisce grassi insaturi “buoni”, proteine e micronutrienti, con un effetto più favorevole sulla sazietà rispetto ai dolci tradizionali.
Un’altra alternativa interessante è rappresentata da yogurt bianco naturale (meglio se senza zuccheri aggiunti), eventualmente arricchito con frutta fresca a pezzi o una piccola quantità di cacao amaro in polvere. In questo modo si ottiene uno spuntino cremoso, con un buon contenuto di proteine e calcio, e un apporto di zuccheri più controllato rispetto a molti dessert industriali. Anche i dolci fatti in casa possono essere modulati in chiave più salutare, riducendo la quantità di zucchero, utilizzando farine integrali, oli vegetali ricchi di grassi insaturi e aggiungendo frutta o frutta secca per aumentare il contenuto di fibre e micronutrienti.
Per chi ama in modo particolare il gusto del cioccolato, una strategia può essere quella di utilizzare piccole quantità di cacao amaro in ricette semplici, come una crema di ricotta magra e cacao, o un porridge di avena con cacao e frutta, in modo da godere dell’aroma del cacao limitando al contempo zuccheri e grassi aggiunti. In tutti i casi, è utile confrontarsi con un dietista esperto in nutrizione clinica, che possa adattare le scelte alimentari alle esigenze specifiche della persona, tenendo conto di peso, comorbilità (come diabete, ipertensione, dislipidemia) e preferenze personali, così da mantenere il piacere del cibo all’interno di un quadro di sicurezza e salute.
In sintesi, chi ha il morbo di Parkinson può in genere consumare cioccolata, ma con buon senso e moderazione, inserendola in un’alimentazione complessivamente equilibrata e in accordo con le indicazioni del proprio team curante. Il cioccolato, soprattutto fondente, contiene sostanze potenzialmente interessanti come i flavonoidi, ma le evidenze disponibili non giustificano il suo utilizzo come trattamento della malattia, né come sostituto delle terapie farmacologiche. Prestare attenzione alla quantità, al tipo di prodotto, al momento del consumo e all’eventuale presenza di comportamenti alimentari compulsivi permette di godere di questo alimento in sicurezza, privilegiando comunque uno stile di vita di tipo mediterraneo e alternative dolci più favorevoli dal punto di vista nutrizionale.
Per approfondire
Chocolate consumption is increased in Parkinson’s disease – PubMed Studio osservazionale che descrive un consumo più elevato di cioccolato nelle persone con Parkinson rispetto ai controlli, utile per comprendere le possibili associazioni ma non le cause.
Flavonoid-rich pure cocoa and fatigue in Parkinson’s – PubMed Trial clinico di fattibilità che valuta una bevanda a base di cacao ricco in flavonoidi su fatica e tollerabilità nei pazienti con Parkinson.
Dietary flavonoids and Parkinson disease: a systematic review – PubMed Revisione sistematica che sintetizza le evidenze sul ruolo dei flavonoidi alimentari, incluso il cacao, nel rischio e nella gestione del Parkinson.
Mediterranean diet adherence and prodromal Parkinson’s disease – PubMed Studio di coorte che collega una maggiore aderenza alla dieta mediterranea a una minore probabilità di malattia di Parkinson prodromica.
Mediterranean Diet Adherence in People With Parkinson’s Disease – PubMed Studio pilota interventistico che mostra come aumentare l’aderenza alla dieta mediterranea possa migliorare la stipsi e modificare il microbiota intestinale nei pazienti con Parkinson.
