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L’occhio secco è un disturbo molto comune che può manifestarsi con bruciore, sensazione di sabbia negli occhi, arrossamento, fastidio alla luce e vista fluttuante, soprattutto a fine giornata o dopo molte ore davanti agli schermi. Anche se spesso viene sottovalutato, la secchezza oculare può incidere in modo significativo sulla qualità di vita, rendendo difficoltose attività quotidiane come leggere, guidare o lavorare al computer.
Capire come evitare l’occhio secco significa intervenire su più fronti: riconoscere le cause, modificare alcune abitudini, usare correttamente rimedi naturali e prodotti farmacologici, curare alimentazione e idratazione e sapere quando è il momento di rivolgersi a un oculista. Questa guida offre una panoramica completa e basata sulle evidenze disponibili, con indicazioni generali utili sia per chi soffre già di secchezza oculare, sia per chi desidera prevenirla nel lungo periodo.
Cause dell’occhio secco
L’occhio secco, o disfunzione del film lacrimale, è una condizione in cui la superficie oculare non è adeguatamente lubrificata. Questo può dipendere da una ridotta produzione di lacrime (forma iposecretiva) oppure da una eccessiva evaporazione delle lacrime (forma evaporativa), o da una combinazione di entrambe. Il film lacrimale è composto da tre strati principali: uno strato lipidico (grasso) più esterno, uno acquoso intermedio e uno mucoso più interno, a contatto con la cornea. Un’alterazione di uno solo di questi strati può compromettere la stabilità del film lacrimale, favorendo secchezza, microlesioni della superficie oculare e sintomi irritativi.
Tra le cause più frequenti di occhio secco rientrano i fattori ambientali, come aria condizionata o riscaldamento molto forti, ambienti secchi e ventilati, esposizione prolungata a vento e fumo di sigaretta (anche passivo). Anche l’uso intenso di schermi (computer, tablet, smartphone) riduce la frequenza dell’ammiccamento, cioè il numero di volte in cui sbattiamo le palpebre, favorendo l’evaporazione delle lacrime. In molti casi, chi lavora in ufficio o in smart working in ambienti chiusi e climatizzati, o chi guida a lungo con l’aria diretta sul viso, può sviluppare o peggiorare i sintomi di secchezza oculare proprio per la combinazione di questi fattori.
Un altro gruppo importante di cause riguarda i cambiamenti ormonali e l’età. La secchezza oculare è più frequente nelle donne, soprattutto in menopausa, per la riduzione degli estrogeni che influisce sulla produzione e sulla qualità delle lacrime. Anche l’invecchiamento in generale comporta una fisiologica diminuzione della secrezione lacrimale e una maggiore fragilità della superficie oculare. Alcune malattie sistemiche, come le malattie autoimmuni (per esempio la sindrome di Sjögren, l’artrite reumatoide o il lupus), possono danneggiare le ghiandole lacrimali e salivari, causando secchezza di occhi e bocca in modo cronico e spesso severo.
Numerosi farmaci possono contribuire alla comparsa di occhio secco o peggiorarne i sintomi. Tra questi rientrano alcuni antidepressivi, antistaminici, diuretici, beta-bloccanti, farmaci per il Parkinson, contraccettivi orali e terapie ormonali, oltre a colliri contenenti conservanti usati per lunghi periodi, come alcuni prodotti per il glaucoma. Anche l’uso prolungato di lenti a contatto, soprattutto se non gestito correttamente (scarsa igiene, tempi di porto eccessivi, lenti non adatte), può alterare il film lacrimale e irritare la superficie oculare. Infine, interventi chirurgici oculari, come la chirurgia refrattiva (LASIK, PRK) o la chirurgia della cataratta, possono temporaneamente modificare la sensibilità corneale e la produzione lacrimale, favorendo la secchezza nei mesi successivi all’operazione.
Rimedi naturali e farmaci
Per ridurre i sintomi dell’occhio secco e prevenirne l’aggravamento è spesso utile combinare misure non farmacologiche e prodotti specifici. Tra i rimedi naturali più semplici rientrano gli impacchi caldi sulle palpebre, che aiutano a fluidificare il sebo prodotto dalle ghiandole di Meibomio (situate nel margine palpebrale) e a migliorare la componente lipidica del film lacrimale, riducendo l’evaporazione. Gli impacchi vanno applicati con garze o mascherine specifiche tiepide, non bollenti, per alcuni minuti, seguiti da un delicato massaggio palpebrale. Anche l’abitudine di sbattere volontariamente le palpebre più spesso, soprattutto durante l’uso di schermi, contribuisce a distribuire meglio le lacrime sulla superficie dell’occhio.
Un altro rimedio non farmacologico consiste nell’uso di umidificatori ambientali, soprattutto in inverno o in ambienti climatizzati, per mantenere un livello di umidità adeguato e ridurre l’evaporazione del film lacrimale. È utile anche evitare che l’aria condizionata o il ventilatore siano diretti verso il viso, così come proteggere gli occhi all’aperto con occhiali da sole avvolgenti, che riducono l’esposizione a vento, polvere e raggi UV. In alcuni casi, l’applicazione di impacchi freddi può dare sollievo temporaneo in presenza di arrossamento e bruciore, ma non sostituisce gli altri interventi mirati alla qualità delle lacrime. È importante ricordare che i rimedi naturali possono alleviare i sintomi lievi, ma non sempre sono sufficienti nelle forme moderate o gravi.
Tra i prodotti farmacologici più utilizzati per l’occhio secco ci sono le lacrime artificiali, disponibili in numerose formulazioni. Possono contenere sostanze lubrificanti come acido ialuronico, carbossimetilcellulosa, idrossipropilmetilcellulosa, polivinilalcol o altri polimeri che aumentano la viscosità e la permanenza del prodotto sulla superficie oculare. Esistono colliri in flacone multidose con conservanti e monodose senza conservanti: questi ultimi sono spesso preferibili in caso di uso frequente o prolungato, o in persone con occhi particolarmente sensibili. Alcune formulazioni sono specifiche per la disfunzione delle ghiandole di Meibomio e contengono componenti lipidiche per rinforzare lo strato esterno del film lacrimale.
Nelle forme più severe o quando l’occhio secco è legato a malattie infiammatorie o autoimmuni, l’oculista può valutare l’uso di colliri antinfiammatori (per esempio a base di corticosteroidi per brevi periodi) o di farmaci immunomodulanti topici, che agiscono riducendo l’infiammazione cronica della superficie oculare e delle ghiandole lacrimali. In alcuni casi selezionati si possono utilizzare dispositivi come i punctal plugs, piccoli tappi inseriti nei puntini lacrimali per ridurre il deflusso delle lacrime e aumentarne la permanenza sull’occhio. È fondamentale che qualsiasi terapia farmacologica sia prescritta e monitorata da uno specialista, evitando l’automedicazione prolungata con colliri vasocostrittori o cortisonici senza controllo, che possono peggiorare la situazione o causare effetti collaterali importanti.
Consigli per la prevenzione
Prevenire l’occhio secco significa intervenire in modo sistematico sulle abitudini quotidiane che possono danneggiare il film lacrimale. Un primo passo è ridurre l’esposizione a fumo di sigaretta, polveri e inquinanti: il fumo, anche passivo, irrita la superficie oculare e altera la qualità delle lacrime, favorendo infiammazione e instabilità del film lacrimale. È utile evitare di fumare in ambienti chiusi e in auto, soprattutto con i finestrini chiusi, e preferire spazi ben ventilati. Anche la scelta di prodotti per la pulizia della casa meno irritanti e l’uso moderato di spray profumati o deodoranti in ambienti ristretti può contribuire a ridurre l’irritazione oculare.
Un altro aspetto cruciale è la gestione del tempo davanti agli schermi. Quando si lavora al computer o si usa a lungo lo smartphone, la frequenza dell’ammiccamento si riduce drasticamente, portando a una maggiore evaporazione delle lacrime. Una strategia semplice è la cosiddetta regola “20-20-20”: ogni 20 minuti, distogliere lo sguardo dallo schermo per almeno 20 secondi, fissando un oggetto a circa 20 piedi (6 metri) di distanza. Durante queste pause è utile sbattere volontariamente le palpebre alcune volte in modo completo, per ristabilire il film lacrimale. Anche regolare la luminosità e il contrasto dello schermo, mantenere una distanza adeguata e posizionare il monitor leggermente più in basso rispetto alla linea degli occhi può ridurre l’affaticamento visivo e la secchezza.
La cura dell’igiene palpebrale è un altro pilastro della prevenzione, soprattutto in presenza di blefarite o disfunzione delle ghiandole di Meibomio. Una pulizia quotidiana delicata del margine palpebrale, con salviette specifiche o soluzioni consigliate dal medico, aiuta a rimuovere secrezioni, crosticine e residui di trucco che possono ostruire le ghiandole e peggiorare la qualità dello strato lipidico delle lacrime. È importante struccare accuratamente gli occhi ogni sera, evitando prodotti troppo aggressivi o contenenti sostanze irritanti. Chi utilizza lenti a contatto dovrebbe rispettare scrupolosamente le indicazioni di uso e sostituzione, non superare i tempi di porto consigliati e sospenderne l’uso in caso di sintomi marcati di secchezza o irritazione.
Infine, la prevenzione passa anche attraverso una buona igiene del sonno e la gestione dello stress. Dormire un numero sufficiente di ore e in ambienti non troppo secchi o ventilati (per esempio evitando ventilatori puntati direttamente sul viso) favorisce il recupero della superficie oculare durante la notte. Alcune persone dormono con le palpebre non completamente chiuse (lagoftalmo notturno), condizione che può accentuare la secchezza: in questi casi è particolarmente importante parlarne con l’oculista, che potrà suggerire misure specifiche come l’uso di gel lubrificanti notturni o protezioni palpebrali. Ridurre lo stress con tecniche di rilassamento, attività fisica regolare e pause durante il lavoro può contribuire indirettamente a migliorare la percezione dei sintomi e la qualità di vita complessiva.
Alimentazione e idratazione
L’alimentazione gioca un ruolo significativo nel mantenimento di una buona salute oculare e nella prevenzione dell’occhio secco. Una dieta equilibrata, ricca di frutta, verdura e grassi “buoni”, fornisce vitamine e antiossidanti che proteggono i tessuti oculari dallo stress ossidativo e sostengono il corretto funzionamento delle ghiandole lacrimali e di Meibomio. In particolare, le vitamine A, C ed E, insieme a carotenoidi come luteina e zeaxantina, contribuiscono al benessere della retina e della superficie oculare. Alimenti come carote, zucca, verdure a foglia verde scuro (spinaci, cavolo riccio), peperoni, agrumi e frutti di bosco sono ottime fonti di questi nutrienti.
Un ruolo centrale è svolto dagli acidi grassi omega-3, presenti in pesci grassi (salmone, sgombro, sardine), semi di lino, semi di chia e noci. Gli omega-3 hanno proprietà antinfiammatorie e possono contribuire a migliorare la qualità dello strato lipidico del film lacrimale, riducendo l’evaporazione delle lacrime e i sintomi di secchezza. Alcuni studi suggeriscono che un adeguato apporto di omega-3 possa essere utile soprattutto nelle forme di occhio secco associate a disfunzione delle ghiandole di Meibomio. Prima di assumere integratori specifici è comunque opportuno confrontarsi con il medico, soprattutto in presenza di terapie anticoagulanti o di patologie croniche, per valutare dosaggi e possibili interazioni.
La corretta idratazione è un altro elemento chiave: bere a sufficienza durante la giornata aiuta a mantenere un buon equilibrio dei liquidi corporei, incluse le lacrime. Non esiste una quantità uguale per tutti, ma in generale è consigliabile distribuire l’assunzione di acqua nell’arco della giornata, aumentando l’apporto in caso di attività fisica, clima caldo o ambienti molto secchi. Anche il consumo di frutta e verdura ricche di acqua (come cetrioli, anguria, melone, arance) contribuisce all’idratazione complessiva. Al contrario, un eccesso di bevande alcoliche e un consumo molto elevato di caffeina possono favorire la disidratazione e, indirettamente, peggiorare la secchezza oculare in soggetti predisposti.
È utile prestare attenzione anche a abitudini alimentari meno salutari che possono favorire infiammazione sistemica e peggiorare condizioni croniche associate all’occhio secco, come diabete, obesità e malattie cardiovascolari. Un’alimentazione ricca di zuccheri semplici, grassi saturi e cibi ultra-processati può contribuire a uno stato infiammatorio di basso grado che, nel tempo, può riflettersi anche sulla salute oculare. Integrare la dieta con spezie e alimenti dalle proprietà antinfiammatorie, come curcuma, zenzero, olio extravergine d’oliva e frutta secca non salata, può essere un supporto aggiuntivo, sempre all’interno di un quadro alimentare complessivamente equilibrato. In presenza di patologie specifiche o di sintomi importanti, è consigliabile confrontarsi con il medico o con un nutrizionista per un piano personalizzato.
Quando consultare un oculista
Anche se molti casi di occhio secco sono lievi e migliorano con semplici accorgimenti, è fondamentale sapere quando rivolgersi a un oculista. È opportuno richiedere una valutazione specialistica se i sintomi di secchezza, bruciore, sensazione di corpo estraneo o vista offuscata persistono per più di qualche settimana nonostante l’adozione di misure preventive e l’uso di lacrime artificiali da banco. Un campanello d’allarme è la necessità di instillare colliri lubrificanti molto frequentemente durante il giorno per riuscire a svolgere le normali attività, segno che potrebbe esserci una forma più severa o una causa sottostante che richiede un inquadramento più approfondito.
È particolarmente importante consultare l’oculista in presenza di dolore oculare intenso, arrossamento marcato, fotofobia (fastidio accentuato alla luce), secrezioni anomale, improvvisa riduzione della vista o sensazione di avere un corpo estraneo che non scompare. Questi sintomi possono indicare complicanze come abrasioni corneali, ulcere, infezioni o altre patologie oculari che richiedono un intervento tempestivo. Anche chi ha subito da poco un intervento chirurgico agli occhi, come chirurgia refrattiva o della cataratta, e nota una secchezza particolarmente fastidiosa o un peggioramento della vista, dovrebbe sottoporsi a un controllo per valutare la situazione e modulare la terapia post-operatoria.
Le persone con malattie sistemiche croniche, in particolare malattie autoimmuni (sindrome di Sjögren, artrite reumatoide, lupus), diabete o patologie tiroidee, dovrebbero programmare controlli oculistici regolari, anche in assenza di sintomi importanti. In questi casi, l’occhio secco può essere uno dei primi segni di coinvolgimento oculare e, se riconosciuto precocemente, può essere gestito in modo più efficace, riducendo il rischio di danni permanenti alla superficie corneale. È utile informare l’oculista di tutte le terapie in corso, inclusi farmaci sistemici e colliri, per valutare eventuali contributi alla secchezza oculare e, se necessario, concordare con il medico curante possibili alternative.
Infine, è consigliabile rivolgersi a uno specialista se l’occhio secco incide in modo significativo sulla qualità di vita, limitando attività come lettura, lavoro al computer, guida notturna o sport. L’oculista può eseguire esami specifici, come la valutazione del tempo di rottura del film lacrimale (BUT), il test di Schirmer per misurare la produzione lacrimale, la colorazione con coloranti vitali per evidenziare eventuali danni della superficie oculare e l’osservazione delle ghiandole di Meibomio. In base ai risultati, potrà proporre un piano terapeutico personalizzato, che può includere lacrime artificiali mirate, trattamenti per le palpebre, farmaci topici o sistemici e, nei casi più complessi, l’invio a un reumatologo o ad altri specialisti per la gestione integrata della patologia di base.
In sintesi, evitare l’occhio secco richiede un approccio globale che combini la riduzione dei fattori di rischio ambientali e comportamentali, l’adozione di buone abitudini davanti agli schermi, la cura dell’igiene palpebrale, un’alimentazione equilibrata e una corretta idratazione. L’uso appropriato di lacrime artificiali e, quando necessario, di terapie prescritte dall’oculista permette di controllare i sintomi e prevenire complicanze sulla superficie oculare. Riconoscere precocemente i segnali di allarme e non sottovalutare il disturbo è fondamentale per intervenire in tempo e preservare il benessere visivo nel lungo periodo.
Per approfondire
National Eye Institute (NIH) – Scheda completa sul dry eye con spiegazione delle cause, dei sintomi e delle principali strategie di gestione e prevenzione.
Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) – Pagina dedicata alla promozione della salute oculare e all’importanza della prevenzione e dei controlli regolari.
Humanitas – Approfondimento clinico sulla secchezza oculare con descrizione dei sintomi, delle possibili cause e delle opzioni di trattamento.
