Se hai un abbonamento attivo ACCEDI QUI
Mettere correttamente il collirio per il glaucoma è un gesto quotidiano fondamentale per proteggere la vista e rallentare la progressione della malattia. Il glaucoma, infatti, è caratterizzato da un danno progressivo del nervo ottico spesso associato a un aumento della pressione intraoculare, e i colliri rappresentano nella maggior parte dei casi il trattamento di prima scelta. Tuttavia, molti pazienti non ricevono istruzioni dettagliate sulla tecnica di instillazione, sul dosaggio e sulle precauzioni, con il rischio di ridurre l’efficacia della terapia o di aumentare gli effetti indesiderati.
Questa guida pratica spiega, in modo chiaro ma rigoroso, come prepararsi alla somministrazione, come applicare il collirio per il glaucoma passo dopo passo, quali errori evitare e quali segnali monitorare nel tempo. Le informazioni sono pensate sia per chi ha appena ricevuto la diagnosi e inizia una terapia con colliri antiglaucomatosi (come i betabloccanti o altri principi attivi), sia per chi è già in trattamento da anni ma desidera verificare di eseguire correttamente la procedura. Non sostituisce il parere dell’oculista, ma può aiutare a dialogare meglio con il proprio specialista e a seguire con maggiore consapevolezza il piano terapeutico.
Importanza del collirio nel trattamento del glaucoma
Nel glaucoma cronico ad angolo aperto, la forma più frequente, il collirio rappresenta il cardine del trattamento perché consente di ridurre la pressione intraoculare in modo continuativo, limitando il danno al nervo ottico. I principi attivi contenuti nei colliri antiglaucomatosi agiscono diminuendo la produzione di umor acqueo o facilitandone il deflusso, con un effetto diretto sul principale fattore di rischio modificabile della malattia: la pressione interna dell’occhio. A differenza delle compresse per via orale, i colliri agiscono localmente, riducendo in genere l’esposizione sistemica, anche se una parte del farmaco può comunque passare nel circolo sanguigno. Per questo è essenziale che il paziente comprenda che la regolarità nell’uso del collirio è tanto importante quanto la scelta del farmaco stesso.
Molti pazienti, soprattutto nelle fasi iniziali del glaucoma, non percepiscono sintomi evidenti e possono sottovalutare l’importanza di applicare il collirio ogni giorno agli orari prescritti. Il danno glaucomatoso, però, è silenzioso e irreversibile: una volta persa, la funzione visiva non può essere recuperata. L’uso corretto e costante del collirio, inclusi farmaci come il timololo contenuto in prodotti di marca come Timoptol, è quindi una strategia preventiva fondamentale per rallentare la progressione della malattia e preservare il campo visivo nel lungo periodo.
Un altro aspetto cruciale è la tecnica di instillazione: se il collirio non viene applicato correttamente, una parte significativa della goccia può fuoriuscire dall’occhio o drenare rapidamente nel dotto nasolacrimale, riducendo la quantità di farmaco che raggiunge i tessuti oculari bersaglio. Questo non solo diminuisce l’efficacia terapeutica, ma può aumentare l’assorbimento sistemico, con possibili effetti indesiderati a livello cardiovascolare o respiratorio, soprattutto per alcuni principi attivi. Imparare una tecnica corretta, quindi, non è un dettaglio formale, ma un elemento essenziale della terapia.
Infine, il collirio per il glaucoma va considerato come parte di un percorso di cura globale che comprende controlli oculistici periodici, esami del campo visivo, misurazione della pressione intraoculare e valutazione dello stato del nervo ottico. La collaborazione tra paziente, oculista e, quando necessario, medico di medicina generale è fondamentale per adattare nel tempo il tipo di collirio, il numero di somministrazioni giornaliere e l’eventuale associazione con altri trattamenti, come il laser o la chirurgia filtrante, in base all’andamento della malattia e alla tollerabilità individuale.
Preparazione e dosaggio
Prima di mettere il collirio per il glaucoma è importante prepararsi correttamente, in modo da ridurre il rischio di contaminazione del flacone e garantire che la goccia arrivi dove deve agire. La prima regola è lavare accuratamente le mani con acqua e sapone, asciugandole con un asciugamano pulito. Successivamente, è utile scegliere un ambiente ben illuminato e, se possibile, uno specchio per controllare meglio il gesto. Il flacone deve essere controllato per verificare la data di scadenza e l’eventuale presenza di alterazioni del liquido (cambiamenti di colore, presenza di particelle, torbidità), che vanno segnalate al farmacista o all’oculista prima dell’uso.
Il dosaggio del collirio per il glaucoma viene stabilito dall’oculista in base al tipo di farmaco, alla gravità della malattia, alla pressione intraoculare di partenza e alla risposta individuale. In genere, per molti colliri antiglaucomatosi è sufficiente una goccia per occhio alla volta indicata, perché l’occhio non è in grado di trattenere volumi maggiori: instillare due o più gocce consecutive non aumenta l’efficacia, ma favorisce lo spreco di farmaco e il drenaggio verso il naso, con maggior rischio di effetti sistemici. È importante attenersi scrupolosamente allo schema prescritto e non modificare autonomamente la frequenza delle instillazioni, anche se la vista sembra “normale” o la pressione è risultata buona all’ultimo controllo.
Quando si utilizzano più colliri diversi, ad esempio una combinazione di betabloccanti e prostaglandine o altri principi attivi, è fondamentale rispettare un intervallo di almeno 5–10 minuti tra un prodotto e l’altro, per evitare che il secondo collirio lavi via il primo. L’ordine di somministrazione va concordato con l’oculista, che può indicare quale farmaco applicare per primo in base alle caratteristiche specifiche. In alcuni casi, il medico può associare al collirio antiglaucomatoso altri prodotti oculari, come lacrime artificiali o colliri antibiotici o antinfiammatori; anche in queste situazioni è importante seguire con precisione le indicazioni ricevute, analogamente a quanto avviene per altri colliri terapeutici utilizzati in oftalmologia.
Se si dimentica una dose, la regola generale è applicare il collirio appena ci si ricorda, a meno che non sia quasi ora della dose successiva: in quel caso, è preferibile saltare la dose dimenticata e proseguire con lo schema abituale, senza raddoppiare le gocce. Le dimenticanze frequenti vanno comunicate all’oculista, perché possono compromettere il controllo della pressione intraoculare; in alcuni casi, il medico può valutare l’uso di formulazioni a somministrazione meno frequente o proporre strategie per migliorare l’aderenza, come l’associazione con la routine quotidiana (ad esempio, sempre dopo la colazione e prima di coricarsi).
In aggiunta, è utile verificare periodicamente con il farmacista o con l’oculista la corretta modalità di utilizzo del flacone, soprattutto quando si passa da una marca all’altra o da un sistema di erogazione a un altro (multidose, monodose, flaconi senza conservanti). Alcuni dispositivi richiedono una leggera pressione, altri una compressione più decisa, e conoscere queste differenze aiuta a evitare sprechi di prodotto o difficoltà nell’erogazione della goccia. Anche la gestione delle scorte è importante: avere sempre un flacone di riserva, quando consigliato, riduce il rischio di interruzioni improvvise della terapia in caso di smarrimento o rottura del contenitore.
Tecnica di applicazione
La tecnica di applicazione del collirio per il glaucoma è un passaggio chiave per assicurare che il farmaco raggiunga la superficie oculare in modo efficace e sicuro. Dopo aver lavato le mani e preparato il flacone, il paziente dovrebbe assumere una posizione comoda, seduto o sdraiato, con il capo leggermente reclinato all’indietro. Con una mano si tiene il flacone tra pollice e indice, mentre con l’altra si abbassa delicatamente la palpebra inferiore, creando una piccola tasca congiuntivale. Lo sguardo va rivolto verso l’alto per allontanare la cornea dal punto di caduta della goccia, riducendo il fastidio. È fondamentale evitare che il beccuccio del flacone tocchi l’occhio, le ciglia o la pelle, per prevenire contaminazioni batteriche del collirio.
Una volta posizionata la goccia nella tasca congiuntivale, si consiglia di chiudere lentamente l’occhio senza strizzare le palpebre, per non espellere il liquido. Un passaggio spesso trascurato ma molto importante è la compressione del canto interno dell’occhio (angolo vicino al naso) con un dito, per circa 1–2 minuti: questa manovra, chiamata occlusione del dotto nasolacrimale, riduce il drenaggio del collirio verso il naso e la gola, aumentando la permanenza del farmaco sulla superficie oculare e diminuendo l’assorbimento sistemico. Durante questo tempo è bene mantenere gli occhi chiusi e respirare normalmente, evitando di toccare o strofinare le palpebre.
Se una parte della goccia fuoriesce dall’occhio e scivola sulla guancia, è sufficiente tamponare delicatamente con una garza o un fazzoletto pulito, senza sfregare. Non è necessario aggiungere immediatamente un’altra goccia, a meno che non si abbia la certezza che la prima non sia entrata affatto nell’occhio. Per i pazienti con difficoltà motorie, tremori o problemi di coordinazione, può essere utile farsi aiutare da un familiare o utilizzare dispositivi di supporto per l’instillazione, disponibili in alcune farmacie o consigliati dall’oculista. Anche chi porta lenti a contatto deve seguire indicazioni specifiche: spesso è richiesto rimuoverle prima dell’instillazione e attendere un certo intervallo prima di reinserirle, soprattutto in presenza di conservanti come il benzalconio cloruro.
È importante sviluppare una routine stabile: applicare il collirio sempre negli stessi orari e seguendo gli stessi passaggi aiuta a ridurre gli errori e a migliorare l’aderenza alla terapia. In caso di difficoltà persistenti, come paura di avvicinare il flacone all’occhio, scarsa manualità o dubbi sulla corretta esecuzione, è consigliabile chiedere all’oculista o all’ortottista di mostrare la tecnica durante la visita, magari facendola ripetere al paziente per verificare che tutti i passaggi siano stati compresi. Una buona educazione terapeutica è parte integrante della cura del glaucoma e può fare la differenza nel mantenimento della funzione visiva nel lungo periodo.
Per chi deve instillare il collirio in entrambi gli occhi, è utile seguire sempre lo stesso ordine (prima un occhio, poi l’altro) e ripetere con calma gli stessi gesti, evitando di toccare il beccuccio tra un’occhio e l’altro. Se si utilizzano flaconcini monodose, è bene ricordare che, salvo diversa indicazione, il contenuto è destinato a un solo utilizzo e non va conservato aperto per le instillazioni successive. Prendersi qualche minuto in più per eseguire la procedura con attenzione riduce il rischio di errori e contribuisce a rendere il trattamento più efficace e sicuro nel tempo.
Effetti collaterali e precauzioni
Come tutti i farmaci, anche i colliri per il glaucoma possono causare effetti collaterali, locali o sistemici. A livello oculare, i disturbi più frequenti includono bruciore oculare transitorio, sensazione di corpo estraneo, arrossamento congiuntivale, lacrimazione aumentata o, al contrario, secchezza oculare. Alcuni principi attivi possono modificare l’aspetto dell’occhio, ad esempio scurendo l’iride o aumentando la crescita delle ciglia, mentre altri possono causare visione offuscata temporanea subito dopo l’instillazione. Questi sintomi, se lievi e di breve durata, sono spesso tollerabili, ma se diventano intensi o persistenti devono essere riferiti all’oculista, che valuterà l’eventuale sostituzione del farmaco o l’aggiunta di trattamenti di supporto, come lacrime artificiali senza conservanti.
Gli effetti sistemici dipendono dal tipo di principio attivo e dalla quantità di farmaco che raggiunge il circolo sanguigno. Ad esempio, i betabloccanti topici possono influenzare la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa, o peggiorare sintomi respiratori in soggetti con asma o broncopneumopatia cronica ostruttiva. Per questo motivo è essenziale informare l’oculista di tutte le patologie concomitanti e dei farmaci assunti per via sistemica, in modo da valutare il profilo di sicurezza complessivo. L’occlusione del dotto nasolacrimale dopo l’instillazione, come descritto nella tecnica di applicazione, è una misura semplice ma molto efficace per ridurre l’assorbimento sistemico e quindi il rischio di effetti indesiderati generali.
Altre precauzioni riguardano l’uso del collirio in gravidanza, allattamento, età pediatrica o in pazienti molto anziani e fragili. In queste situazioni, la scelta del farmaco e il monitoraggio devono essere particolarmente attenti, e ogni modifica della terapia va concordata con lo specialista. È importante non sospendere improvvisamente il collirio per il glaucoma senza averne parlato con l’oculista, anche in presenza di effetti collaterali: una sospensione brusca può determinare un rialzo della pressione intraoculare con possibili conseguenze sul nervo ottico. In caso di reazioni allergiche evidenti, come gonfiore marcato delle palpebre, prurito intenso, arrossamento diffuso o difficoltà respiratoria, è necessario contattare immediatamente il medico o il pronto soccorso.
La corretta conservazione del collirio è un ulteriore elemento di sicurezza: il flacone va tenuto ben chiuso, lontano da fonti di calore e luce diretta, e non deve essere utilizzato oltre la data di scadenza o oltre il periodo indicato dopo l’apertura (spesso 28–30 giorni, ma è necessario verificare il foglietto illustrativo). Non bisogna mai condividere il collirio con altre persone, anche se affette da glaucoma, per evitare contaminazioni e usi impropri. Infine, è utile portare con sé un elenco aggiornato dei colliri utilizzati, con i relativi principi attivi, da mostrare ai diversi medici curanti, così da prevenire interazioni o duplicazioni terapeutiche non volute.
Un’attenzione particolare va riservata anche alla presenza di conservanti all’interno del collirio, che in alcuni soggetti possono contribuire a irritazione cronica oculare o a peggioramento di una preesistente sindrome dell’occhio secco. In questi casi, l’oculista può valutare l’opportunità di passare a formulazioni prive di conservanti o a sistemi di erogazione che ne riducono l’esposizione. Segnalare tempestivamente qualsiasi cambiamento nella sensazione di comfort oculare permette di intervenire precocemente, adattando la terapia e riducendo il rischio che i disturbi portino a una ridotta aderenza al trattamento.
Monitoraggio dell’efficacia
Il trattamento del glaucoma con colliri non si esaurisce nel semplice gesto quotidiano di instillare le gocce: è indispensabile un monitoraggio regolare dell’efficacia, che avviene principalmente attraverso i controlli oculistici periodici. Durante queste visite, l’oculista misura la pressione intraoculare, valuta l’aspetto del nervo ottico con l’oftalmoscopia o con esami di imaging (come l’OCT) e controlla il campo visivo mediante perimetria computerizzata. L’obiettivo non è solo raggiungere un certo valore di pressione, ma mantenere nel tempo un livello considerato “target” per quel singolo paziente, in base allo stadio della malattia e ai fattori di rischio individuali. Se, nonostante l’uso regolare del collirio, la pressione rimane troppo alta o il campo visivo continua a peggiorare, il medico può decidere di modificare la terapia.
Il paziente ha un ruolo attivo nel monitoraggio dell’efficacia, perché è il primo a poter notare eventuali cambiamenti nella qualità visiva quotidiana. Anche se il glaucoma spesso non dà sintomi nelle fasi iniziali, è importante prestare attenzione a segnali come la comparsa di aree di visione sfumata, difficoltà a vedere lateralmente, aumento della sensibilità all’abbagliamento o peggioramento della visione notturna. Questi sintomi non sono specifici e possono dipendere da altre condizioni oculari, ma vanno comunque riferiti all’oculista, che li interpreterà nel contesto degli esami strumentali. Tenere un piccolo diario dei sintomi, delle eventuali dimenticanze di dosi e degli orari di somministrazione può aiutare a ricostruire un quadro più preciso durante la visita.
Un altro aspetto del monitoraggio riguarda la tollerabilità a lungo termine del collirio. Alcuni pazienti possono sviluppare nel tempo irritazione cronica, allergie ai conservanti o alterazioni della superficie oculare che rendono difficile proseguire con la stessa formulazione. In questi casi, l’oculista può proporre il passaggio a colliri senza conservanti, a monodose o a principi attivi diversi, cercando il miglior equilibrio tra efficacia nel controllo della pressione e comfort d’uso. È importante non minimizzare i disturbi oculari cronici, perché una scarsa tollerabilità può portare a ridurre spontaneamente la frequenza delle instillazioni o a sospendere il trattamento, compromettendo il controllo del glaucoma.
Infine, il monitoraggio dell’efficacia comprende anche la valutazione dell’aderenza terapeutica, cioè quanto il paziente riesce a seguire nel tempo le indicazioni ricevute. L’oculista può porre domande specifiche sulla routine quotidiana, sugli orari di somministrazione, sulle eventuali difficoltà pratiche o sugli effetti collaterali percepiti. In alcuni casi, soprattutto nei pazienti anziani o con deficit cognitivi, può essere utile coinvolgere familiari o caregiver nella gestione del collirio, spiegando loro l’importanza della regolarità e della corretta tecnica di applicazione. Un buon dialogo tra paziente e medico, basato sulla fiducia e sulla condivisione delle informazioni, è essenziale per adattare nel tempo la terapia e mantenere il più possibile la funzione visiva.
In sintesi, mettere correttamente il collirio per il glaucoma significa molto più che far cadere una goccia nell’occhio: richiede consapevolezza dell’importanza del trattamento, preparazione adeguata, tecnica di applicazione accurata, attenzione agli effetti collaterali e partecipazione attiva al monitoraggio dell’efficacia. Seguendo le indicazioni dell’oculista, chiedendo chiarimenti in caso di dubbi e mantenendo una routine regolare, è possibile contribuire in modo significativo a rallentare la progressione del glaucoma e a preservare la qualità della vista nel lungo periodo. Questa guida offre una base informativa generale, ma ogni decisione terapeutica deve sempre essere personalizzata e discussa con il proprio specialista di fiducia.
Per approfondire
Ministero della Salute – Schede informative e aggiornamenti ufficiali sulle malattie oculari, inclusi il glaucoma e le principali opzioni terapeutiche, utili per pazienti e professionisti.
Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Approfondimenti epidemiologici e documenti tecnico-scientifici sul glaucoma e sulla prevenzione della cecità, con particolare attenzione al contesto italiano.
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – Banca dati dei farmaci con schede tecniche e fogli illustrativi aggiornati dei colliri antiglaucomatosi, utile per verificare indicazioni, controindicazioni ed effetti indesiderati.
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) – Informazioni globali sulla salute oculare, linee guida e documenti di strategia per la prevenzione delle malattie oculari croniche come il glaucoma.
American Academy of Ophthalmology – Linee guida cliniche e materiali educativi sul glaucoma e sulla gestione con colliri, rivolti a oculisti ma utili anche per pazienti che desiderano approfondire aspetti tecnici.
