Come si lubrifica l’occhio?

Lubrificazione oculare, secchezza dell’occhio e uso corretto di lacrime artificiali

La lubrificazione dell’occhio è fondamentale per vedere bene, proteggere la superficie oculare e mantenere il comfort durante tutta la giornata. Quando il film lacrimale non è sufficiente o è di scarsa qualità, compaiono sintomi come bruciore, sensazione di sabbia negli occhi, arrossamento e affaticamento visivo, spesso riassunti con il termine “secchezza oculare” o “occhio secco”.

Capire come si lubrifica l’occhio significa conoscere le cause che possono alterare la produzione di lacrime, i prodotti disponibili per sostituirle o integrarle (come le lacrime artificiali) e le corrette tecniche di applicazione. È altrettanto importante sapere quali abitudini quotidiane possono peggiorare o migliorare la situazione e riconoscere i segnali che richiedono una valutazione da parte dell’oculista.

Cause di secchezza oculare

La secchezza oculare è una condizione in cui il film lacrimale, cioè lo strato sottile di liquido che ricopre la superficie dell’occhio, è quantitativamente insufficiente o qualitativamente alterato. Il film lacrimale è composto da tre strati principali: uno lipidico (grasso) più esterno, che riduce l’evaporazione; uno acquoso intermedio, ricco di acqua e sostanze nutritive; e uno mucoso interno, che permette alle lacrime di aderire alla cornea. Qualsiasi alterazione di questi strati può portare a una lubrificazione inadeguata, con conseguente irritazione, bruciore e sensazione di corpo estraneo.

Tra le cause più comuni di secchezza oculare vi sono i fattori ambientali: aria condizionata, riscaldamento intenso, ambienti molto secchi o polverosi, vento, fumo di sigaretta e inquinamento atmosferico. Anche l’uso prolungato di schermi (computer, smartphone, tablet) riduce la frequenza dell’ammiccamento, cioè il battito delle palpebre, favorendo l’evaporazione delle lacrime. Questo fenomeno è spesso alla base della cosiddetta “sindrome da visione al computer”, in cui secchezza e affaticamento visivo si associano a mal di testa e difficoltà di concentrazione. Per alcuni pazienti, questi sintomi si accompagnano anche a occhi arrossati e che bruciano, che possono essere confusi con allergia o congiuntivite, come descritto negli approfondimenti su occhi rossi e che bruciano.

Un ruolo importante è svolto anche dai cambiamenti ormonali, in particolare nelle donne. La secchezza oculare è più frequente in gravidanza, durante l’allattamento e soprattutto in menopausa, quando la riduzione degli estrogeni può influenzare la produzione lacrimale e la qualità del film lipidico. Alcuni farmaci di uso comune, come antistaminici, antidepressivi, ansiolitici, diuretici e alcuni farmaci per l’ipertensione, possono ridurre la secrezione lacrimale come effetto collaterale. Anche l’uso prolungato di colliri con conservanti, soprattutto se contenenti sostanze potenzialmente irritanti, può danneggiare nel tempo la superficie oculare e peggiorare la secchezza.

Esistono poi cause legate a patologie oculari o sistemiche. Le malattie delle ghiandole di Meibomio (le ghiandole delle palpebre che producono la componente lipidica delle lacrime) possono determinare un film lacrimale instabile e facilmente evaporabile. Patologie autoimmuni come la sindrome di Sjögren, l’artrite reumatoide o il lupus eritematoso sistemico possono ridurre in modo marcato la produzione di lacrime e saliva, dando luogo a una secchezza importante e persistente. Anche interventi di chirurgia oculare (per esempio la chirurgia refrattiva con laser) e l’uso prolungato di lenti a contatto possono alterare temporaneamente o stabilmente la lubrificazione dell’occhio.

Infine, l’età avanzata rappresenta di per sé un fattore di rischio: con il passare degli anni, le ghiandole lacrimali tendono a produrre meno lacrime e la qualità del film lacrimale può peggiorare. In molti anziani la secchezza oculare è sottovalutata o attribuita semplicemente “all’età”, ma può incidere in modo significativo sulla qualità di vita, rendendo difficoltosa la lettura, la guida notturna o l’uso del computer. Per questo è importante non banalizzare i sintomi e parlarne con il medico o con l’oculista, soprattutto se compaiono improvvisamente o peggiorano nel tempo.

Prodotti per la lubrificazione

Quando la produzione naturale di lacrime non è sufficiente o il film lacrimale è instabile, il primo approccio consiste spesso nell’utilizzo di prodotti lubrificanti, comunemente chiamati “lacrime artificiali”. Si tratta di colliri formulati per imitare, per quanto possibile, la composizione e le proprietà delle lacrime naturali, con l’obiettivo di idratare la superficie oculare, ridurre l’attrito tra palpebra e cornea e alleviare sintomi come bruciore, prurito e sensazione di sabbia negli occhi. Le lacrime artificiali non curano la causa di fondo, ma migliorano il comfort e proteggono i tessuti oculari da microlesioni.

Le lacrime artificiali sono disponibili in diverse formulazioni: gocce liquide, gel e unguenti. Le gocce sono generalmente più fluide, ben tollerate e adatte all’uso durante il giorno, anche più volte, perché non alterano in modo significativo la visione. I gel hanno una consistenza più densa e rimangono più a lungo sulla superficie oculare, offrendo una lubrificazione prolungata, ma possono offuscare temporaneamente la vista subito dopo l’instillazione. Gli unguenti, ancora più densi, sono spesso consigliati per l’uso serale o notturno, quando l’occhio tende a seccarsi durante il sonno, ma non sono pratici durante le attività quotidiane che richiedono una visione nitida.

Molti colliri lubrificanti contengono sostanze come l’acido ialuronico, noto per la sua capacità di trattenere grandi quantità di acqua e di aderire alla superficie oculare, prolungando l’effetto idratante. Altri possono includere polimeri come carbossimetilcellulosa, idrossipropilmetilcellulosa o polivinilalcol, che aumentano la viscosità e la stabilità del film lacrimale. Esistono formulazioni specifiche per la disfunzione delle ghiandole di Meibomio, che mirano a ripristinare la componente lipidica delle lacrime, riducendo l’evaporazione. La scelta del prodotto più adatto dipende dal tipo e dalla gravità della secchezza, dalla presenza di altre patologie oculari e dalle esigenze di vita quotidiana.

Un aspetto importante riguarda la presenza o meno di conservanti. I flaconi multidose tradizionali spesso contengono conservanti per evitare la contaminazione batterica, ma alcune di queste sostanze, se usate frequentemente e a lungo termine, possono irritare la superficie oculare e peggiorare la secchezza. Per chi necessita di instillazioni frequenti o ha occhi particolarmente sensibili, sono spesso preferibili le formulazioni senza conservanti, disponibili in flaconcini monodose o in flaconi multidose con sistemi di filtraggio sterili. È fondamentale leggere attentamente il foglietto illustrativo e, in caso di dubbi, chiedere consiglio al medico o al farmacista, evitando il fai-da-te prolungato con colliri non specificamente lubrificanti, come quelli vasocostrittori usati per “sbiancare” l’occhio.

Oltre alle lacrime artificiali, in alcuni casi l’oculista può valutare l’uso di dispositivi o trattamenti aggiuntivi, come tappi lacrimali (plug) inseriti nei puntini lacrimali per ridurre il drenaggio delle lacrime, o terapie mirate per le ghiandole di Meibomio (impacchi caldi, massaggi palpebrali, trattamenti ambulatoriali specifici). Questi interventi non sostituiscono i lubrificanti, ma possono potenziarne l’efficacia agendo sulle cause della secchezza. È importante ricordare che ogni terapia deve essere personalizzata e prescritta dallo specialista, soprattutto quando i sintomi sono intensi, persistenti o associati ad altre malattie oculari o sistemiche.

Tecniche di applicazione

Per ottenere il massimo beneficio dai prodotti lubrificanti è essenziale applicarli correttamente, rispettando alcune semplici norme igieniche. Prima di instillare qualsiasi collirio, è fondamentale lavare accuratamente le mani con acqua e sapone, asciugandole con un asciugamano pulito. Questo riduce il rischio di portare batteri o altre impurità a contatto con l’occhio o con il beccuccio del flacone. È bene controllare la data di scadenza del prodotto e, nel caso di flaconcini monodose, non riutilizzarli oltre il tempo indicato dal produttore, anche se contengono ancora liquido.

La tecnica di instillazione più comune prevede di inclinare leggermente la testa all’indietro, guardare verso l’alto e con una mano abbassare delicatamente la palpebra inferiore, creando una piccola tasca. Con l’altra mano si tiene il flacone o il flaconcino, facendo attenzione a non toccare con il beccuccio né l’occhio né le ciglia, per evitare contaminazioni. Si lascia cadere una goccia nella tasca con un movimento deciso ma delicato, quindi si chiude lentamente l’occhio per alcuni secondi, evitando di strizzare con forza le palpebre, per non espellere subito il collirio. Questa tecnica è valida anche per molti altri colliri, inclusi quelli usati in caso di occhi rossi e che bruciano, che possono essere dovuti a secchezza, allergia o congiuntivite, come spiegato negli approfondimenti dedicati agli occhi rossi e che bruciano.

Dopo aver instillato la goccia, può essere utile tenere l’occhio chiuso per 1–2 minuti e, se indicato dal medico, esercitare una leggera pressione con un dito sull’angolo interno dell’occhio (vicino al naso), dove si trovano i puntini lacrimali. Questo accorgimento riduce il drenaggio del collirio verso il naso e la gola, aumentando il tempo di contatto con la superficie oculare e limitando l’assorbimento sistemico del farmaco, quando presente. Se si devono usare più colliri diversi, è consigliabile attendere alcuni minuti tra uno e l’altro, per evitare che il secondo “diluisca” o lavi via il primo.

Per i gel e gli unguenti lubrificanti, la tecnica è simile ma richiede qualche attenzione in più. Gli unguenti, in particolare, vengono solitamente applicati all’interno della palpebra inferiore, spremendo una piccola quantità di prodotto lungo il margine, quindi chiudendo l’occhio e muovendolo delicatamente per distribuire l’unguento sulla superficie. È normale che la visione risulti offuscata per alcuni minuti dopo l’applicazione; per questo motivo, è preferibile usarli la sera prima di coricarsi o in momenti in cui non è necessario guidare o svolgere attività che richiedono una visione nitida. In ogni caso, è importante attenersi alle indicazioni riportate nel foglietto illustrativo o fornite dall’oculista.

Chi porta lenti a contatto deve prestare particolare attenzione. Non tutti i colliri lubrificanti sono compatibili con le lenti, soprattutto se contengono determinati conservanti o se hanno una viscosità elevata. In molti casi è necessario rimuovere le lenti prima di instillare il collirio e attendere un certo intervallo di tempo prima di reinserirle. Esistono anche lacrime artificiali specifiche per lenti a contatto, ma la scelta va sempre condivisa con l’oculista o il contattologo. Un uso scorretto dei colliri, soprattutto se associato a lenti portate per troppe ore o non adeguatamente pulite, può aumentare il rischio di irritazioni e infezioni.

Consigli per la prevenzione

La prevenzione della secchezza oculare passa innanzitutto attraverso la modifica di alcune abitudini quotidiane e l’attenzione all’ambiente in cui si vive e si lavora. Uno dei fattori più importanti è l’uso prolungato di schermi: quando si fissa a lungo un monitor, la frequenza dell’ammiccamento si riduce, favorendo l’evaporazione delle lacrime. È utile adottare la regola “20-20-20”: ogni 20 minuti, distogliere lo sguardo dallo schermo per almeno 20 secondi, guardando un punto distante circa 20 piedi (6 metri). Durante queste pause, si può approfittare per sbattere volontariamente le palpebre alcune volte, aiutando a ridistribuire il film lacrimale.

Anche il microclima degli ambienti interni ha un ruolo cruciale. Il riscaldamento invernale e l’aria condizionata estiva tendono a seccare l’aria, aumentando l’evaporazione delle lacrime. L’uso di umidificatori, la ventilazione regolare dei locali e il posizionamento delle postazioni di lavoro lontano da getti diretti di aria calda o fredda possono ridurre significativamente i sintomi. È consigliabile evitare il fumo di sigaretta, sia attivo sia passivo, perché le sostanze irritanti contenute nel fumo danneggiano la superficie oculare e alterano la stabilità del film lacrimale. All’aperto, l’uso di occhiali da sole avvolgenti, con adeguato filtro UV, protegge gli occhi da vento, polvere e radiazioni ultraviolette, che possono contribuire alla secchezza e all’irritazione.

L’idratazione generale dell’organismo è un altro pilastro della prevenzione. Bere una quantità adeguata di acqua durante la giornata aiuta a mantenere un buon equilibrio dei liquidi corporei, inclusa la produzione di lacrime. Una dieta equilibrata, ricca di frutta, verdura e acidi grassi omega-3 (presenti per esempio nel pesce azzurro, nelle noci e nei semi di lino), può contribuire alla salute delle ghiandole lacrimali e delle ghiandole di Meibomio. Alcune persone traggono beneficio dall’uso regolare di impacchi caldi sulle palpebre e da una delicata igiene palpebrale, che aiutano a mantenere fluido il secreto lipidico e a prevenire l’ostruzione delle ghiandole.

Per chi porta lenti a contatto, la prevenzione passa anche attraverso una gestione corretta delle lenti stesse: rispettare i tempi di utilizzo consigliati, evitare di superare le ore di porto giornaliere, non dormire con le lenti (se non espressamente previsto dal tipo di lente), pulirle e conservarle secondo le indicazioni del produttore e del professionista che le ha prescritte. In presenza di sintomi di secchezza, può essere necessario ridurre il tempo di porto o valutare, con l’oculista, il passaggio a lenti con materiali più traspiranti o a lenti giornaliere. È importante non ignorare segnali come bruciore persistente, arrossamento o visione offuscata, che possono indicare non solo secchezza ma anche complicanze più serie.

Infine, è bene ricordare che l’automedicazione con colliri non specificamente lubrificanti, soprattutto se contenenti vasocostrittori (prodotti che “sbiancano” l’occhio restringendo i vasi sanguigni), può dare un sollievo solo apparente e temporaneo, mascherando il problema di fondo e, a lungo termine, peggiorando la situazione. L’uso di lacrime artificiali come supporto quotidiano può essere utile, ma se i sintomi persistono o peggiorano è sempre opportuno un inquadramento medico, per escludere patologie più complesse o la necessità di trattamenti mirati.

Quando consultare un oculista

Non tutte le forme di secchezza oculare richiedono un intervento specialistico immediato, ma è importante riconoscere i segnali che indicano la necessità di una valutazione da parte dell’oculista. Se i sintomi di secchezza (bruciore, prurito, sensazione di sabbia, arrossamento, fotofobia, affaticamento visivo) persistono per più settimane nonostante l’uso corretto di lacrime artificiali e l’adozione di misure preventive ambientali e comportamentali, è consigliabile programmare una visita. L’oculista potrà eseguire test specifici, come il test di Schirmer per valutare la quantità di lacrime prodotte o l’esame del film lacrimale con coloranti, per analizzarne la qualità.

È opportuno rivolgersi tempestivamente allo specialista se la secchezza oculare si associa a dolore intenso, calo improvviso o progressivo della vista, secrezioni dense o purulente, marcato arrossamento di uno o entrambi gli occhi, o se si ha la sensazione di avere un corpo estraneo che non si riesce a rimuovere. Questi segni possono indicare complicanze come abrasioni corneali, infezioni o infiammazioni più profonde, che richiedono trattamenti specifici. Anche in presenza di traumi oculari, esposizione a sostanze chimiche o corpi estranei, è fondamentale non limitarsi all’uso di colliri lubrificanti ma cercare subito assistenza medica.

Un altro campanello d’allarme è la presenza di secchezza oculare associata ad altri sintomi sistemici, come secchezza della bocca, dolori articolari, stanchezza marcata, febbricola, rash cutanei o fenomeni di Raynaud (dita che diventano bianche o blu al freddo). In questi casi, la secchezza oculare può essere la spia di una malattia autoimmune, come la sindrome di Sjögren o altre patologie reumatologiche. L’oculista, in collaborazione con il medico di medicina generale o il reumatologo, può contribuire alla diagnosi precoce e alla gestione integrata di queste condizioni, che richiedono un approccio multidisciplinare.

Chi porta lenti a contatto dovrebbe consultare l’oculista se nota un peggioramento improvviso del comfort, con bruciore, lacrimazione riflessa, fotofobia o visione offuscata che non migliorano rimuovendo le lenti e usando lacrime artificiali. In alcuni casi può essere necessario sospendere temporaneamente l’uso delle lenti, modificare il tipo di lente o il regime di porto, o trattare eventuali complicanze come cheratiti o congiuntiviti. È importante non insistere nel portare le lenti in presenza di dolore o arrossamento marcato, perché questo può aumentare il rischio di danni permanenti alla cornea.

Infine, è buona pratica programmare controlli oculistici periodici, soprattutto dopo i 40–50 anni, anche in assenza di sintomi evidenti. La secchezza oculare può svilupparsi gradualmente e non essere subito riconosciuta dal paziente, ma l’oculista può individuarne i segni precoci e consigliare misure preventive o trattamenti mirati. Una valutazione specialistica è particolarmente importante per chi assume farmaci che possono ridurre la produzione lacrimale, per chi ha già patologie oculari (come glaucoma o pregresse chirurgie) o per chi soffre di malattie sistemiche che possono coinvolgere gli occhi.

In sintesi, lubrificare correttamente l’occhio significa prendersi cura del film lacrimale e della superficie oculare attraverso una combinazione di misure: riconoscere e, quando possibile, correggere le cause ambientali e comportamentali di secchezza; utilizzare in modo appropriato prodotti lubrificanti (lacrime artificiali in gocce, gel o unguenti), applicandoli con tecniche corrette e rispettando le norme igieniche; adottare strategie preventive nella vita quotidiana, dall’uso consapevole degli schermi alla protezione dagli agenti esterni; e sapere quando è il momento di rivolgersi all’oculista per un inquadramento più approfondito. Un approccio consapevole e guidato da informazioni affidabili permette di migliorare il comfort visivo e di proteggere la salute degli occhi nel lungo periodo.

Per approfondire

Ministero della Salute – Linee guida pubblicità medicinali OTC e SOP – Documento istituzionale utile per contestualizzare l’uso responsabile dei colliri da banco, compresi quelli lubrificanti, e comprendere i limiti della comunicazione promozionale rispetto alle reali indicazioni terapeutiche.

Humanitas – Secchezza oculare – Scheda sintomatologica che descrive cause, sintomi e principali rimedi per l’occhio secco, con particolare attenzione al ruolo delle lacrime artificiali e alle modifiche dello stile di vita.

Humanitas – Come proteggere gli occhi in estate – Articolo divulgativo che approfondisce l’impatto di sole, vento, sabbia e cloro sulla superficie oculare e fornisce consigli pratici su lubrificazione, uso di colliri a base di acido ialuronico e protezione con occhiali da sole.

Humanitas – Idratazione: fondamentale anche per gli occhi – Approfondimento che spiega il legame tra idratazione sistemica, produzione di lacrime e rischio di sindrome dell’occhio secco, con indicazioni su abitudini quotidiane utili a mantenere gli occhi ben lubrificati.

Humanitas – Oculista – Scheda dedicata alla figura dell’oculista, che illustra competenze, ambiti di intervento e situazioni in cui è opportuno programmare una visita specialistica per disturbi come la secchezza oculare.