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La sensazione che “tiri l’occhio” o che la palpebra sobbalzi e si irrigidisca è un disturbo molto comune, che può spaventare ma che nella maggior parte dei casi è benigno e temporaneo. Spesso si tratta di piccoli spasmi muscolari o di una tensione oculare legata a stanchezza visiva, stress, uso prolungato di schermi o secchezza dell’occhio. Tuttavia, quando questo sintomo si ripete spesso, dura a lungo o si associa ad altri disturbi visivi, è importante non sottovalutarlo e capire se possa essere il segnale di una condizione oculare o generale che merita una valutazione specialistica.
In questa guida analizzeremo in modo chiaro e strutturato le principali cause della tensione oculare, come viene posta la diagnosi e quali test possono essere consigliati dall’oculista, i trattamenti e i rimedi più efficaci, le strategie di prevenzione e le situazioni in cui è opportuno rivolgersi rapidamente a uno specialista. L’obiettivo è fornire informazioni affidabili e basate sulle evidenze, utili sia a chi sperimenta occasionalmente questo disturbo, sia a chi convive da tempo con una fastidiosa sensazione di “occhio che tira”. Le indicazioni sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico o dell’oculista di fiducia.
Cause della tensione oculare
Quando una persona riferisce che “gli tira l’occhio”, spesso descrive una combinazione di sensazioni: senso di peso o rigidità della palpebra, piccoli tremori o scatti involontari, bruciore, secchezza, difficoltà a mantenere lo sguardo fisso a lungo. Una delle cause più frequenti è l’affaticamento visivo, noto anche come astenopia: si verifica quando gli occhi vengono sottoposti a uno sforzo prolungato, ad esempio leggendo a distanza troppo ravvicinata, lavorando molte ore al computer o concentrandosi su schermi luminosi senza pause. In queste condizioni i muscoli oculari che regolano la messa a fuoco e i movimenti degli occhi lavorano in modo continuo, accumulando tensione e provocando fastidio, mal di testa e sensazione di occhio “stanco” o “tirato”. Anche una correzione visiva inadeguata, come occhiali non aggiornati o l’assenza di lenti quando sarebbero necessarie, può amplificare questo fenomeno.
Un’altra causa molto comune di tensione oculare è la secchezza dell’occhio, o sindrome dell’occhio secco. Il film lacrimale, che normalmente lubrifica e protegge la superficie oculare, può diventare insufficiente o di scarsa qualità per vari motivi: riduzione della produzione di lacrime con l’età, squilibri ormonali, uso prolungato di lenti a contatto, ambienti con aria condizionata o riscaldamento intenso, fumo di sigaretta, alcune terapie farmacologiche. Quando l’occhio è secco, la superficie corneale si irrita e invia segnali di fastidio al cervello, percepiti come bruciore, corpo estraneo, fotofobia e talvolta come una tensione diffusa intorno all’occhio. In questi casi, la persona tende a strizzare le palpebre per cercare sollievo, ma questo può aumentare ulteriormente la sensazione di “tiraggio” e affaticamento.
Non bisogna dimenticare il ruolo delle palpebre e delle strutture perioculari. Infiammazioni croniche del margine palpebrale, come la blefarite, possono causare arrossamento, prurito, crosticine e sensazione di pesantezza o tensione intorno all’occhio. La blefarite è spesso legata a un’alterazione delle ghiandole di Meibomio, che producono la componente lipidica del film lacrimale: quando queste ghiandole sono ostruite o funzionano male, si associa frequentemente anche occhio secco, creando un circolo vizioso di irritazione e fastidio. In presenza di blefarite cronica, la persona può avvertire l’occhio “stanco” già al mattino, con palpebre gonfie e appiccicose, e notare un peggioramento dei sintomi nel corso della giornata, soprattutto in ambienti secchi o davanti agli schermi.
Esistono poi cause meno frequenti ma clinicamente rilevanti di tensione oculare, che richiedono particolare attenzione. Tra queste rientrano l’aumento della pressione intraoculare, come nel glaucoma, alcune forme di uveite (infiammazione interna dell’occhio), infezioni corneali o congiuntivali, traumi oculari recenti, ma anche disturbi neurologici che coinvolgono i nervi o i muscoli facciali. In questi casi, la sensazione di “occhio che tira” può associarsi a dolore vero e proprio, calo della vista, aloni colorati intorno alle luci, forte arrossamento, nausea o mal di testa intenso. Anche lo stress psico-fisico, la mancanza di sonno e l’eccesso di caffeina possono scatenare mioclonie palpebrali (piccoli tremori della palpebra) percepite come tensione o scatti fastidiosi. Per questo è importante valutare il sintomo nel suo insieme, considerando la durata, la frequenza, i fattori scatenanti e gli eventuali segni di allarme.
Diagnosi e test consigliati
La diagnosi delle cause di tensione oculare inizia sempre da un’accurata raccolta della storia clinica, o anamnesi. L’oculista chiederà da quanto tempo è presente la sensazione di “occhio che tira”, se è monolaterale o bilaterale, se compare in momenti specifici della giornata o in relazione ad attività particolari, come l’uso del computer, la lettura o la guida notturna. È importante riferire eventuali sintomi associati, come bruciore, prurito, lacrimazione, fotofobia, visione offuscata, mal di testa, nausea o dolore oculare vero e proprio. Il medico indagherà anche su eventuali patologie generali (diabete, malattie autoimmuni, disturbi tiroidei), sull’uso di farmaci sistemici o colliri, sulla presenza di allergie e sull’eventuale utilizzo di lenti a contatto, elementi che possono orientare verso una diagnosi piuttosto che un’altra.
Dopo l’anamnesi, si procede con l’esame obiettivo oculare. La valutazione comprende l’ispezione delle palpebre, delle ciglia e del margine palpebrale, alla ricerca di segni di infiammazione, croste, secrezioni o anomalie delle ghiandole di Meibomio. Si esamina poi la congiuntiva e la cornea con la lampada a fessura, uno strumento che permette di osservare con grande dettaglio le strutture anteriori dell’occhio, evidenziando eventuali segni di secchezza, microlesioni, infezioni o corpi estranei. La misurazione dell’acuità visiva, con e senza correzione, consente di verificare se una miopia, ipermetropia, astigmatismo o presbiopia non corretti possano contribuire all’affaticamento visivo e alla sensazione di tensione oculare, suggerendo un aggiornamento della prescrizione degli occhiali o delle lenti a contatto.
Un passaggio fondamentale, soprattutto quando la tensione oculare è accompagnata da dolore, aloni colorati, cefalea o calo visivo, è la misurazione della pressione intraoculare mediante tonometria. Valori elevati possono suggerire la presenza di glaucoma o di altre condizioni che richiedono un approfondimento. In alcuni casi, l’oculista può richiedere esami aggiuntivi come la pachimetria corneale (misurazione dello spessore della cornea), la gonioscopia (valutazione dell’angolo irido-corneale), la tomografia a coerenza ottica (OCT) del nervo ottico o della macula, o ancora esami del campo visivo per individuare eventuali danni funzionali. Questi test non sono necessari in tutti i pazienti, ma vengono selezionati in base al sospetto clinico e alla presenza di fattori di rischio individuali.
Quando si sospetta una sindrome dell’occhio secco, oltre all’osservazione diretta del film lacrimale, possono essere eseguiti test specifici come il test di Schirmer, che misura la quantità di lacrime prodotte, o la valutazione del tempo di rottura del film lacrimale (BUT, Break-Up Time), che indica la stabilità della componente lacrimale sulla superficie oculare. In presenza di blefarite o disfunzione delle ghiandole di Meibomio, l’oculista può valutare la qualità della secrezione lipidica e l’eventuale ostruzione delle ghiandole, programmando un trattamento mirato. In rari casi, se si sospettano malattie sistemiche autoimmuni o endocrinologiche, possono essere richiesti esami del sangue o consulenze con altri specialisti, come il reumatologo o l’endocrinologo, per inquadrare correttamente il problema e impostare una gestione integrata della tensione oculare.
Trattamenti e rimedi efficaci
Il trattamento della tensione oculare dipende strettamente dalla causa sottostante, per cui è fondamentale una valutazione specialistica prima di intraprendere terapie prolungate. Nei casi in cui la sintomatologia sia legata principalmente ad affaticamento visivo da schermi o lettura prolungata, le prime misure consistono nella modifica delle abitudini quotidiane: applicare la regola del 20-20-20 (ogni 20 minuti distogliere lo sguardo dallo schermo per almeno 20 secondi guardando a 20 piedi, cioè circa 6 metri), regolare la luminosità e il contrasto dei dispositivi, mantenere una distanza adeguata e una postura corretta. Spesso è utile verificare la necessità di occhiali specifici per il lavoro al computer o per la lettura, in modo da ridurre lo sforzo di messa a fuoco e la contrazione prolungata dei muscoli ciliari, che contribuisce alla sensazione di occhio “tirato”.
Quando la tensione oculare è correlata alla sindrome dell’occhio secco, il cardine del trattamento è rappresentato dai sostituti lacrimali, cioè colliri lubrificanti che aiutano a ripristinare un film lacrimale più stabile e confortevole. Esistono diverse formulazioni, con viscosità e componenti differenti (acido ialuronico, lipidi, polimeri idrofili), che l’oculista può consigliare in base alla gravità e al tipo di secchezza. In alcuni casi si associano gel o unguenti per la notte, soprattutto se i sintomi sono più intensi al risveglio. È importante anche intervenire sui fattori ambientali: evitare l’aria diretta di ventilatori o condizionatori, umidificare gli ambienti, ridurre il fumo di sigaretta e fare pause frequenti durante le attività che richiedono fissazione prolungata. In presenza di forme più severe o di origine infiammatoria, il medico può valutare l’uso di colliri specifici, sempre sotto controllo specialistico.
Se la causa principale è una blefarite o una disfunzione delle ghiandole di Meibomio, il trattamento si concentra sull’igiene palpebrale quotidiana e sulla normalizzazione della secrezione lipidica. Vengono spesso consigliate impacchi caldi sulle palpebre, seguiti da un delicato massaggio del margine palpebrale per favorire lo sblocco delle ghiandole, e la pulizia con salviette o soluzioni specifiche per rimuovere croste e secrezioni. In alcuni casi, l’oculista può prescrivere cicli di colliri o pomate antibiotiche o antinfiammatorie, oppure trattamenti ambulatoriali mirati alle ghiandole di Meibomio. Una gestione corretta della blefarite non solo riduce arrossamento e prurito, ma migliora anche la qualità del film lacrimale, contribuendo a diminuire la sensazione di tensione e affaticamento oculare che molti pazienti riferiscono in presenza di questa condizione cronica.
Per le forme di tensione oculare associate a patologie più complesse, come il glaucoma, le uveiti o altre malattie infiammatorie o infettive dell’occhio, il trattamento è necessariamente personalizzato e gestito dallo specialista, spesso con farmaci specifici (colliri ipotensivi, antinfiammatori, antibiotici, antivirali) e controlli periodici. È essenziale non utilizzare colliri decongestionanti o cortisonici di propria iniziativa, perché possono mascherare i sintomi, peggiorare alcune condizioni o causare effetti collaterali importanti, come l’aumento della pressione intraoculare o il rischio di infezioni. Anche i rimedi “naturali” o i colliri da banco vanno impiegati con prudenza e sempre dopo aver escluso patologie serie. In parallelo, la gestione dello stress, il sonno adeguato, una corretta idratazione e uno stile di vita equilibrato possono contribuire a ridurre la frequenza degli episodi di “occhio che tira”, soprattutto quando sono legati a mioclonie palpebrali o a tensione muscolare generale.
Prevenzione della tensione oculare
Prevenire la sensazione di tensione oculare significa, prima di tutto, ridurre i fattori che sovraccaricano gli occhi nella vita quotidiana. In un’epoca in cui molte attività lavorative e ricreative si svolgono davanti a schermi, è fondamentale adottare buone abitudini di igiene visiva. Mantenere una distanza adeguata dal monitor (in genere 50–70 cm), posizionarlo leggermente al di sotto del livello degli occhi, regolare luminosità e contrasto per evitare abbagliamenti e riflessi, utilizzare caratteri sufficientemente grandi e un’illuminazione ambientale uniforme sono accorgimenti semplici ma efficaci. Alternare il lavoro al computer con brevi pause, durante le quali si guarda lontano o si chiudono gli occhi per qualche secondo, aiuta a rilassare i muscoli oculari e a ridurre l’evaporazione del film lacrimale, spesso compromesso dalla riduzione dell’ammiccamento spontaneo quando si è molto concentrati.
Un altro pilastro della prevenzione riguarda la cura della superficie oculare e delle palpebre. Chi tende a soffrire di secchezza oculare può trarre beneficio dall’uso regolare, su indicazione medica, di lacrime artificiali, soprattutto in ambienti climatizzati o durante attività prolungate di lettura o lavoro digitale. È utile evitare l’esposizione diretta a correnti d’aria, come quelle di ventilatori o finestrini aperti in auto, che accelerano l’evaporazione delle lacrime. L’uso di occhiali da sole con adeguata protezione UV, oltre a proteggere dai raggi ultravioletti, riduce l’esposizione al vento e alla luce intensa, che possono accentuare il fastidio e la sensazione di occhio “tirato”. Per chi utilizza lenti a contatto, è importante rispettare scrupolosamente i tempi di utilizzo e le modalità di manutenzione consigliate, evitando di prolungarne l’uso oltre il limite indicato o di dormire con le lenti se non espressamente previsto.
La prevenzione della tensione oculare passa anche attraverso la cura delle palpebre e del margine ciliare, soprattutto nei soggetti predisposti a blefarite o disfunzione delle ghiandole di Meibomio. Una routine quotidiana di igiene palpebrale, con detergenti specifici o salviette oftalmiche, può ridurre l’accumulo di secrezioni e batteri, migliorando la qualità del film lacrimale e diminuendo il rischio di irritazione cronica. È consigliabile rimuovere sempre accuratamente il trucco degli occhi prima di dormire, evitando prodotti troppo aggressivi o non testati per l’uso perioculare. In presenza di sintomi ricorrenti, come palpebre arrossate, prurito, sensazione di sabbia negli occhi al risveglio, è opportuno parlarne con l’oculista per impostare una strategia preventiva personalizzata, che può includere cicli periodici di trattamenti specifici.
Infine, non va sottovalutato il ruolo dello stile di vita generale nella prevenzione della tensione oculare. Un sonno di qualità e in quantità sufficiente permette ai muscoli oculari e alle strutture perioculari di recuperare dallo sforzo della giornata, riducendo la probabilità di mioclonie palpebrali e di sensazione di occhio stanco. Limitare il consumo di caffeina e di altre sostanze stimolanti, soprattutto nelle ore serali, può contribuire a diminuire gli spasmi muscolari involontari che molti descrivono come “occhio che balla” o “che tira”. Una dieta equilibrata, ricca di acidi grassi omega-3, vitamine antiossidanti e un’adeguata idratazione, supporta la salute della superficie oculare e del film lacrimale. Integrare questi accorgimenti con controlli oculistici periodici, anche in assenza di sintomi importanti, consente di individuare precocemente eventuali problemi e di intervenire prima che la tensione oculare diventi un disturbo cronico e invalidante.
Quando consultare un oculista
La maggior parte degli episodi di “occhio che tira” è transitoria e si risolve spontaneamente con il riposo e qualche semplice accorgimento, ma esistono situazioni in cui è prudente consultare un oculista senza attendere troppo. Se la sensazione di tensione oculare persiste per più di qualche giorno nonostante il riposo visivo, o se tende a ripresentarsi frequentemente interferendo con le attività quotidiane, è opportuno programmare una visita specialistica. Lo stesso vale quando il disturbo è monolaterale e sempre dallo stesso lato, oppure quando si associa a sintomi come bruciore intenso, secrezioni, palpebre gonfie o arrossate, che possono suggerire la presenza di un’infiammazione o di un’infezione oculare. In questi casi, un esame completo permette di escludere patologie significative e di impostare un trattamento mirato, evitando l’uso improprio di colliri da banco che potrebbero peggiorare la situazione.
Esistono poi veri e propri segnali di allarme che richiedono una valutazione oculistica urgente o, in alcuni casi, un accesso al pronto soccorso. Tra questi rientrano il dolore oculare intenso, improvviso o in rapido peggioramento, la comparsa di visione offuscata o di un calo visivo marcato, la percezione di aloni colorati intorno alle luci, la presenza di nausea e vomito associati al dolore oculare, o un arrossamento molto marcato dell’occhio. Questi sintomi possono essere indicativi, ad esempio, di un attacco acuto di glaucoma, di un’uveite severa o di altre condizioni che, se non trattate tempestivamente, possono compromettere in modo permanente la funzione visiva. Anche dopo un trauma oculare, anche se apparentemente lieve, è consigliabile una valutazione specialistica per escludere leioni interne non immediatamente evidenti.
Un’altra situazione in cui è importante rivolgersi all’oculista è la comparsa di tensione oculare in persone con fattori di rischio specifici, come familiarità per glaucoma, malattie autoimmuni, diabete, ipertensione arteriosa o disturbi tiroidei. In questi pazienti, anche sintomi apparentemente banali possono rappresentare il primo segnale di un coinvolgimento oculare di una patologia sistemica, che richiede un inquadramento globale e una collaborazione tra diversi specialisti. Allo stesso modo, chi utilizza lenti a contatto e avverte improvvisamente dolore, fotofobia, lacrimazione intensa o sensazione di corpo estraneo, dovrebbe sospendere immediatamente l’uso delle lenti e farsi visitare, per escludere cheratiti o altre complicanze potenzialmente serie.
Infine, è bene ricordare che una visita oculistica periodica è raccomandata anche in assenza di sintomi, soprattutto dopo i 40 anni o in presenza di fattori di rischio. Un controllo regolare consente di monitorare la pressione intraoculare, lo stato del nervo ottico, la qualità del film lacrimale e la salute delle palpebre, individuando precocemente condizioni che potrebbero manifestarsi, in una fase iniziale, solo con una vaga sensazione di affaticamento o tensione oculare. Rivolgersi al proprio oculista di fiducia non solo quando il disturbo diventa insopportabile, ma anche in un’ottica preventiva, è un investimento importante per la salute visiva a lungo termine e permette di affrontare con maggiore serenità quei fastidi, come l’“occhio che tira”, che spesso generano ansia e preoccupazione.
In sintesi, la sensazione che “tiri l’occhio” è un disturbo frequente e nella maggior parte dei casi benigno, spesso legato ad affaticamento visivo, secchezza oculare o piccole infiammazioni palpebrali. Tuttavia, quando il sintomo è persistente, si associa a dolore, calo visivo o altri segnali di allarme, è fondamentale non sottovalutarlo e rivolgersi a un oculista per una valutazione completa. Adottare buone abitudini di igiene visiva, prendersi cura della superficie oculare e delle palpebre, gestire lo stress e sottoporsi a controlli periodici sono strategie efficaci per prevenire e ridurre la tensione oculare, proteggendo nel tempo la salute degli occhi e la qualità della visione.
Per approfondire
Ministero della Salute Portale istituzionale con schede aggiornate su salute degli occhi, prevenzione delle malattie oculari e consigli di igiene visiva utili per comprendere meglio le cause della tensione oculare.
Istituto Superiore di Sanità (ISS) Offre documenti tecnici e materiali divulgativi su occhio secco, uso dei videoterminali e rischi per la vista, con indicazioni basate sulle evidenze scientifiche più recenti.
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) Fornisce informazioni ufficiali sui colliri e sui farmaci oftalmici, incluse indicazioni, controindicazioni ed effetti indesiderati, utili per un uso consapevole delle terapie oculari.
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Contiene linee guida e rapporti internazionali sulla salute visiva, sulla prevenzione dei disturbi oculari e sull’impatto dell’uso prolungato degli schermi sulla vista.
American Academy of Ophthalmology Sito di una grande società scientifica oftalmologica con articoli divulgativi e approfondimenti clinici su affaticamento visivo, occhio secco, blefarite e altre cause di tensione oculare.
