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Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) appartiene alla categoria dei disturbi d’ansia.

I pazienti riportano pensieri, impulsi, atti, immagini e condotte ricorrenti, insistenti e persistenti nel tempo, che assediano la mente e il comportamento umano generando un profondo stato di angoscia, ansia, tristezza, avvilimento e scoraggiamento (i pazienti si sentono disarmati di fronte a tali vissuti e incapaci nel dominarli e controllarli).

I soggetti si sentono forzati a provare tali stati di angoscia, infatti, un noto filosofo e psichiatra tedesco Karl Jaspers (1883-1968) usava il termine: “coazione”, ossia, costrizione nel mettere in atto azioni involontarie e nel pensare e provare impulsi inaccettabili.

Il disturbo ossessivo-compulsivo è un disturbo “nascosto”, celato dai pazienti stessi.

Dopo il 1910 venne per la prima volta descritta tale psicopatologia, ed inserita nei manuali scientifici di neuropsichiatria e di psicopatologia generale.

Le ossessioni consistono in pensieri, impulsi e immagini assidue, vissuti dal soggetto come inappropriati e difficili da neutralizzare. Nell’epoca medievale venivano distinti le ossessioni (essere tormentati dai demoni al di fuori di noi) dalle possessioni (essere tormentati dai demoni presenti dentro di noi).

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Le compulsioni, invece, consistono in atti pratici (pulire tutta la casa più volte al dì tutti i gg) e/o mentali (pregare e contare) ricorrenti, eseguiti “volontariamente” dai pazienti, allo scopo di ridurre gli stati emotivi negativi.

Le ossessioni e le compulsioni possono rivelarsi o singolarmente o contemporaneamente. Nell’80% dei casi si manifestano contemporaneamente, generando un malessere significativo e inficiando negativamente sul normale funzionamento sociale, familiare, lavorativo e in tante altre aree importanti della vita quotidiana.

Tipi di disturbo ossessivo-compulsivo

I tipi di disturbo ossessivo-compulsivo più diffusi sono:

  • Lentezza ossessiva primaria: consiste nell’eseguire tutte le attività con lentezza, con meticolosità e con pignoleria;
  • Ossessioni da contaminazione associati a rituali di pulizia: diffusissimo tra le donne che si preoccupano eccessivamente dell’igiene della casa e della persona, soffrendo di rupofobia (paura dello sporco) e bacillofobia (paura dei batteri), lavando e rilavando se stessi e la propria casa più e più volte al dì;
  • Ossessioni dubitative associate a rituali di controllo: consiste nel timore di non aver eseguito correttamente tutte le mansioni quotidiane. Tali ossessioni si tramutano in preoccupazioni esistenziali;
  • Ossessioni di precisione e di simmetria con rituali di ordine: diffusissimo tra gli uomini, maniaci dell’ordine, della perfezione e della precisione. Solitamente tali ossessioni sono scatenati dai traumi perinatali e dal disturbo schizotipico di personalità.

Epidemiologia

Il disturbo ossessivo-compulsivo colpisce entrambi i sessi, anche se i maschi vengono colpiti precocemente rispetto alle femmine, con un’incidenza di 2:1 per i maschi pari al 3%. L’età di esordio precoce si aggira tra gli 11 e i 16 anni.

L’età di richiesta di aiuto si aggira tra i 25 e i 30 anni, anche se solitamente il disturbo ossessivo-compulsivo viene diagnosticato dopo i 30 anni di età.

Qualora tale psicopatologia fosse associato ai disturbi ansiosi e depressivi, allora il disturbo ossessivo-compulsivo viene diagnosticato anche attorno ai 20 anni di età.

Cause e fattori scatenanti

Allo stato attuale non sono ben note le cause del disturbo ossessivo-compulsivo, anche se si ipotizza che alla base di tale patologia ci sia una forte componente genetica.

Alcune correnti di pensiero hanno espresso delle ipotesi teoriche circa le cause che possano favorire l’esordio di tale disturbo, e sono i seguenti:

  • Psicoanalisi: conflitto intrapsichico risalente dalla fase anale (terza fase dello sviluppo psicosessuale freudiano);
  • Cibernetica: il disturbo ossessivo-compulsivo è causato dalla disfunzione dei processi eccitatori ed inibitori;
  • Neurocomportamentismo: il disturbo ossessivo-compulsivo dipende dai deficit cerebrali, in particolare dei gangli basali.

Questi ultimi due approcci hanno ottenuto molti riscontri positivi relativamente alla localizzazione cerebrale e ai processi eccitatori ed inibitori implicati nella pianificazione motoria. Infatti, i soggetti riportano deficit delle capacità visuo-spaziali e delle funzioni esecutive.

Pertanto, oltre ai supposti eziologici sopracitati, non va affatto ignorato il contesto socio familiare in cui si è inseriti. Esiste una moltitudine di fattori scatenanti il disturbo ossessivo-compulsivo, che hanno a che fare con il contesto di appartenenza.

Citiamone alcuni:

  • Tensioni intrafamiliari;
  • Situazioni traumatiche e stressogene;
  • Dipendenza dalle droghe e alcolismo;
  • Genitori affetti da disturbi psichici;
  • Genitori inflessibili e rigidi.

Diagnosi del disturbo ossessivo-compulsivo

I criteri diagnostici secondo il DSM IV (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – quarta edizione – ) sono i seguenti:

  • ossessioni e compulsioni;
  • aver riconosciuto almeno una volta che le proprie ossessioni e compulsioni siano esagerati;
  • le ossessioni e le compulsioni generano un profondo disagio familiare, sociale, lavorativo e in tante altre aree importanti;
  • nel caso il paziente riportasse un altro disturbo dell’Asse I, il contenuto delle ossessioni e delle compulsioni vanno al di là di tale disturbo;
  • tali disturbi non dipendono dagli effetti fisiologici di una sostanza, e ne tanto meno da una condizione medica generale.

Identificare il disturbo ossessivo-compulsivo è molto difficile, ma esistono degli indizi comportamentali e ideativi che costituiscono degli input diagnostici, come: riportare immagini ossessive (persistenti pensieri sessuali); impulsi ossessivi (spinte a compiere gesti estremi come omicidio, suicidio, usare linguaggio volgare e osceno); comportamenti compulsivi (manie dell’ordine, della precisione, della pulizia, ecc) e atti compulsivi (contare e pregare assiduamente).

Sia i bambini che gli adulti affetti da tali disturbi sono consapevoli delle loro disfunzioni neuropsicologiche e, i sintomi provati non sono affatto considerati come irrazionali.

Fattori predittivi

I fattori predittivi specifici che facilitano la prognosi delle sindromi ossessive – compulsive sono:

  • Reagire positivamente alla farmacoterapia;
  • Essere inseriti in un contesto familiare sereno, privo di tensioni;
  • Essere motivati nel seguire un trattamento comportamentale e farmacologico;
  • Assenza di ereditarietà familiare;
  • Assenza di disturbi della personalità, della condotta e di tutti i deficit appartenenti all’Asse I del DSM IV.

Comorbilità

Il disturbo ossessivo-compulsivo può coesistere con numerose psicopatologie. Elenchiamole:

  • Disturbo da dimorfismo corporeo (o dismorfofobia): preoccupazione (o paura) ossessiva per il corpo;
  • Tossicodipendenza;
  • Disturbi della condotta alimentare;
  • Disturbo depressivo maggiore e ipomania;
  • Bipolarismo, disturbi d’ansia e fobie sociali: diffusi tra i pazienti maschili;
  • Disturbi della condotta.

Visione psicodinamica del disturbo ossessivo-compulsivo

I meccanismi difensivi attivati dai pazienti ossessivi-compulsivi sono i seguenti:

  • Formazione reattiva: mutamento nel contrario, ossia, rendere positivo un desiderio o un impulso negativo rimosso;
  • Isolamento: staccare il pensiero dagli altri pensieri che invadono la mente dell’individuo;
  • Annullamento retroattivo: essere convinti che i pensieri, le idee, gli impulsi, gli atti non fossero mai esistiti e mai stati eseguiti, convertendoli in idee, pensieri ed atti di senso opposto (da negativi a positivi).

Il soggetto ossessivo-compulsivo vive costantemente un forte conflitto interiore, che gli procura ansia, angoscia, tristezza e depressione, e cerca in tutti i modi possibili e immaginabili di fare resistenza, di essere forte e in gamba nel sopprimere e dominare tali oppressioni.

Tra l’altro, egli convive quotidianamente con la difficoltà, o meglio con “l’incapacità” di smettere di avere gli stessi pensieri, di provare gli stessi impulsi e di commettere azioni ripetitive ogni giorno e più volte al giorno, sentendosi costretto a vivere un vero e proprio tormento psicologico.

Terapia

Attualmente la terapia del disturbo ossessivo-compulsivo più adeguata è la farmacoterapia associata alla psicoterapia o cognitivo-comportamentale oppure familiare. L’associazione tra le due terapie è efficace nei casi di lieve o moderato disturbo ossessivo-compulsivo.

I farmaci somministrati in questi casi sono gli antidepressivi inibitori selettivi della serotonina (SsRI). La risposta ai farmaci è progressiva e lenta, e gli effetti emergono dopo 6 mesi di trattamento. I medicinali producono benefici nel 60-80% dei casi, ma la guarigione dal disturbo avviene solo parzialmente, e alcuni sintomi residui tendono a persistere.

In caso di farmaco resistenza si interviene chirurgicamente mediante la stimolazione magnetica transcranica, e i risultati di tale operazione sono visibili solo dopo più di un anno di trattamento. Più della metà dei pazienti operati ha riportato notevoli progressi.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è efficace nel 90% dei casi, e prevede l’esposizione a situazioni emotivamente coinvolgenti che accelerano la risposta del paziente, per poi intervenire a sua volta con le tecniche miorilassanti.

Inoltre, è indispensabile l’intervento della figura dello psicologo nella prognosi, nella diagnosi e nella psicoterapia. Il monitoraggio non va affatto escluso, ma è necessario per valutare i progressi o i regressi della terapia, il ruolo della famiglia, lo stato socio-emotivo-psicologico del paziente e il suo modo di convivere con la patologia.

Per concludere, si consiglia durante le terapie di evitare le circostanze e le situazioni tese, traumatiche e stressogene sia intrafamiliari che sociali; si consiglia di continuare (al termine della terapia) ad attuare le tecniche di rilassamento acquisite e (se è possibile!) continuare ad assumere i farmaci, secondo i dosaggi prescritti dal neuropsichiatra.

BIBLIOGRAFIA
  1. Marcelli D., Psicopatologia del bambino, Masson, Milano, 2013;
  2. A. Siracusano, Manuale di psichiatria, Il pensiero scientifico editore, 2007;
  3. V. Andreoli., G. B Cassano., R. Rossi, DSM-IV-TR – Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Text revision ICD-10/ICD-9-CM. Classificazione parallela, Elsevier Ed., «Collana: Classificazioni DSM/ICD», 2007.

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