Chi soffre di artrosi ha diritto all’invalidità civile?

Artrosi: definizione clinica, requisiti INPS per invalidità civile, iter di domanda e benefici riconosciuti

“Chi soffre di artrosi ha diritto all’invalidità civile?” è una domanda frequente, perché l’artrosi non è solo “usura delle articolazioni”: è una condizione cronica che può compromettere la capacità di camminare, vestirsi, afferrare gli oggetti o mantenere a lungo la posizione seduta o in piedi. In Italia il riconoscimento dell’invalidità civile si basa sul grado di riduzione della capacità lavorativa o, per chi non lavora, sulla difficoltà a svolgere le attività quotidiane. Questo grado viene stimato da apposite commissioni medico‑legali che valutano documentazione clinica, esami, trattamenti in corso e impatto funzionale.

Per orientarsi è utile distinguere l’inquadramento medico (cos’è l’artrosi, quali articolazioni coinvolge, come evolve) dagli aspetti amministrativi (requisiti, procedure e benefici). Questa guida, pensata per pazienti, caregiver e professionisti sanitari, parte dalle basi cliniche dell’artrosi per comprendere perché, in certi casi, possa tradursi in una riduzione stabile della funzionalità e quindi in un possibile riconoscimento di invalidità civile. Nelle sezioni successive verranno affrontati i criteri, la documentazione necessaria e i vantaggi previsti dalla normativa.

Cos'è l'artrosi

L’artrosi (o osteoartrosi) è una malattia degenerativa delle articolazioni sinoviali caratterizzata da perdita progressiva della cartilagine articolare, rimodellamento dell’osso subcondrale, formazione di osteofiti e, non di rado, una lieve sinovite reattiva. A differenza delle artriti infiammatorie, in cui il processo primario è auto‑infiammatorio, nell’artrosi il motore della malattia è biomeccanico e metabolico: microtraumi ripetuti, sovraccarico, alterazioni dell’allineamento e del tono muscolare, insieme a fattori sistemici come l’obesità o la sindrome metabolica. Il dolore è tipicamente “meccanico”: peggiora con l’uso, migliora con il riposo, e la rigidità mattutina è breve (di solito inferiore a 30 minuti). Nel tempo, la combinazione di dolore, limitazione dell’ampiezza di movimento e debolezza muscolare può ridurre la capacità di svolgere molte attività della vita quotidiana e, nei casi avanzati, incidere sulle mansioni lavorative.

Le sedi più colpite sono ginocchio (gonartrosi), anca (coxartrosi), mani (interfalangee e trapezio‑metacarpale), colonna cervicale e lombare, e alluce (rizoartrosi e alluce rigido). I segni clinici includono crepitii, dolore evocato al carico o alla mobilizzazione, tumefazione ossea per osteofiti e riduzione del range articolare; nelle mani sono frequenti i noduli di Heberden e di Bouchard. È una condizione molto comune con l’avanzare dell’età e più frequente nelle donne dopo la menopausa. È importante non confondere l’artrosi con le artriti infiammatorie: condividono il termine “artr-” ma hanno cause, decorso e trattamenti differenti; per chi volesse approfondire un esempio specifico di patologia infiammatoria e relativi aspetti previdenziali, è disponibile un’analisi dedicata alla pensione di invalidità nell'artrite reumatoide

La diagnosi è in primo luogo clinica, basata su anamnesi e esame obiettivo: dolore con il carico, rigidità breve, limitazioni funzionali e segni di osteofitosi. Gli esami strumentali aiutano a confermare e stadiare: la radiografia in carico mostra la riduzione della rima articolare, gli osteofiti marginali, la sclerosi subcondrale e, talvolta, geodi; nelle mani, le alterazioni delle interfalangee distali/prossimali sono spesso caratteristiche. La risonanza magnetica può evidenziare edema dell’osso subcondrale, lesioni cartilaginee e meniscali (al ginocchio), mentre l’ecografia documenta versamento o sinovite lieve e guida eventualmente infiltrazioni. Per valutare la severità strutturale si usa frequentemente la classificazione di Kellgren‑Lawrence; l’impatto clinico e funzionale si stima con scale validate come WOMAC (dolore, rigidità e funzione per anca/ginocchio) o con questionari specifici per mano e piede, utili anche per monitorare l’efficacia degli interventi terapeutici.

2025-09-27_23:54

I fattori di rischio includono età, sesso femminile, obesità, lavori manuali ripetitivi o con carichi, attività sportive ad alto impatto o pregressi traumi articolari (lesioni meniscali, legamentose, fratture intra‑articolari), alterazioni dell’asse (varo/valgo al ginocchio), ipermobilità o displasia (nell’anca), e componente familiare. Condizioni metaboliche come diabete e sindrome metabolica sono associate a un fenotipo più doloroso. Il dolore artrosico, oltre alla componente nocicettiva periferica, può essere amplificato da meccanismi di sensibilizzazione centrale, con iperalgesia diffusa e risposta sproporzionata allo stimolo: per questo, in alcuni pazienti, il dolore riferito supera ciò che ci si aspetterebbe dall’immagine radiografica. Ai fini della valutazione funzionale, è cruciale definire come il dolore e la rigidità limitino il cammino (distanza percorribile, necessità di ausili), la prensione fine, la salita/discesa scale, la capacità di mantenere posture prolungate e la qualità del sonno.

Il trattamento è multimodale e personalizzato. I pilastri non farmacologici comprendono educazione terapeutica, esercizio mirato (rinforzo, mobilizzazione, equilibrio), riduzione ponderale in caso di sovrappeso, terapia occupazionale ed eventuale uso di ortesi/plantari o ausili per la deambulazione. Sul piano farmacologico si impiegano analgesici e anti‑infiammatori, privilegiando formulazioni topiche quando possibile; i FANS orali si usano a dose minima efficace e per il minor tempo necessario, considerando profilo gastro‑renale e cardiovascolare. Le infiltrazioni intra‑articolari (corticosteroide o acido ialuronico, selezionando indicazione e timing) possono offrire beneficio a breve‑medio termine. Nei casi avanzati e refrattari, la chirurgia protesica all’anca o al ginocchio ripristina funzione e riduce il dolore, con indicazioni valutate dallo specialista. Non esistono al momento terapie farmacologiche consolidate in grado di arrestare definitivamente la progressione strutturale nella popolazione generale: l’obiettivo è controllare i sintomi, mantenere autonomia e prevenire disabilità. Proprio la perdita di autonomia nelle attività fondamentali e strumentali della vita quotidiana, quando documentata e stabile, è l’elemento che, nelle sedi competenti, può concorrere alla valutazione del diritto all’invalidità civile.

Requisiti per l'invalidità civile

Per ottenere il riconoscimento dell'invalidità civile in Italia, è necessario soddisfare determinati requisiti. Innanzitutto, il richiedente deve essere residente in Italia e affetto da una patologia che comprometta significativamente la capacità lavorativa o le attività quotidiane. Nel caso dell'artrosi, la gravità della condizione e l'impatto sulla funzionalità determinano l'ammissibilità all'invalidità civile.

La valutazione dell'invalidità si basa su una percentuale che riflette la riduzione permanente della capacità lavorativa. La soglia minima per il riconoscimento dell'invalidità civile è fissata al 34%, corrispondente a una riduzione di almeno un terzo della capacità lavorativa. Tuttavia, per accedere a specifici benefici, come l'assegno mensile, è necessario un grado di invalidità pari o superiore al 74%.

È importante sottolineare che l'artrosi non è automaticamente inclusa tra le patologie che danno diritto all'invalidità civile. Solo le forme gravi di artrosi, che compromettono significativamente la funzionalità articolare e la qualità della vita, possono essere considerate per il riconoscimento dell'invalidità. Ad esempio, l'artrosi polidistrettuale, la spondiloartrosi, l'artrosi avanzata dell'anca o del ginocchio e l'artrosi delle mani possono causare limitazioni tali da giustificare una valutazione di invalidità.

Inoltre, la valutazione dell'invalidità tiene conto delle limitazioni funzionali causate dalla patologia. La perdita di cartilagine articolare, le deformità articolari, la presenza di osteofiti e l'infiammazione cronica sono fattori che influenzano la determinazione del grado di invalidità. Pertanto, una documentazione medica dettagliata e aggiornata è essenziale per supportare la richiesta di riconoscimento dell'invalidità civile.

Procedure per richiedere l'invalidità

Il processo per richiedere l'invalidità civile inizia con la raccolta di una documentazione medica completa che attesti la presenza e la gravità dell'artrosi. È fondamentale ottenere un certificato medico introduttivo dal proprio medico di famiglia o da uno specialista, che descriva dettagliatamente la patologia e le sue implicazioni funzionali.

Una volta in possesso del certificato medico, il richiedente deve presentare la domanda all'INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale). La domanda può essere inoltrata telematicamente attraverso il sito web dell'INPS, utilizzando le proprie credenziali di accesso. In alternativa, è possibile rivolgersi a un patronato o all'Ufficio invalidi civili dell'ASL di competenza per ricevere assistenza nella compilazione e nell'invio della domanda.

Dopo la presentazione della domanda, l'INPS convoca il richiedente per una visita medica di accertamento. Durante questa visita, una commissione medica valuta la documentazione presentata e le condizioni cliniche del paziente per determinare il grado di invalidità. È importante presentarsi alla visita con tutta la documentazione medica disponibile, inclusi esami diagnostici, referti specialistici e qualsiasi altro documento che possa supportare la richiesta.

Al termine della valutazione, l'INPS comunica l'esito al richiedente. Se l'invalidità viene riconosciuta, l'INPS specifica la percentuale di invalidità attribuita e i benefici correlati. In caso di esito negativo o di riconoscimento di una percentuale inferiore alle aspettative, è possibile presentare ricorso entro 60 giorni dalla notifica, fornendo ulteriori evidenze mediche o richiedendo una nuova valutazione.

Vantaggi dell'invalidità civile per chi soffre di artrosi

Il riconoscimento dell'invalidità civile per chi soffre di artrosi comporta diversi benefici, che variano in base al grado di invalidità attribuito. Per coloro che ottengono una percentuale di invalidità pari o superiore al 34%, è possibile accedere a protesi e ausili gratuiti, nonché a prestazioni di carattere socio-assistenziale.

Con un grado di invalidità del 46% o superiore, il soggetto ha diritto all'iscrizione negli elenchi provinciali del lavoro per il collocamento mirato, facilitando l'accesso a opportunità lavorative adeguate alle proprie capacità residue. Inoltre, con un'invalidità pari o superiore al 51%, è possibile usufruire di congedi straordinari per cure mediche, fino a un massimo di 30 giorni all'anno, previa autorizzazione medica.

Per chi raggiunge una percentuale di invalidità del 67% o superiore, sono previste ulteriori agevolazioni, come l'esenzione parziale o totale dal pagamento del ticket sanitario per prestazioni mediche, diagnostiche e terapeutiche. Inoltre, possono essere concesse agevolazioni per l'accesso a graduatorie di case popolari e riduzioni sul canone telefonico, in base al reddito.

Infine, per coloro che ottengono un riconoscimento di invalidità pari o superiore al 74%, è previsto l'assegno mensile di assistenza, subordinato a specifici requisiti di reddito personale. In caso di invalidità totale (100%), il soggetto ha diritto alla pensione di inabilità e, se non autosufficiente, all'indennità di accompagnamento, indipendentemente dal reddito e dall'età.

In conclusione, l'artrosi può comportare limitazioni significative nella vita quotidiana e lavorativa. Il riconoscimento dell'invalidità civile offre supporto e agevolazioni per migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da questa patologia. È fondamentale seguire attentamente le procedure previste e presentare una documentazione medica completa per ottenere i benefici spettanti.

Per approfondire

Artrosi e punteggio invalidità: ecco tutte le informazioni – Un articolo che fornisce dettagli sui criteri di valutazione dell'invalidità per l'artrosi e le procedure per richiederla.